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Vecchio 26-12-2011, 11.35.20   #1
arsenio
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genetica del peccato originale

Genetica del peccato originale

Propongo due saggi che ho apprezzare , anche perché suggeriti da rubriche televisive di valore culturale:
Christian de Duve,( biologo evolutivo): “Genetica del peccato originale” - il peso del passato sul futuro della vita.

L'ipotesi, che certo non assumo come incontrovertibile,ma solo stimolo per riflessioni, è che “colpevole” è la selezione naturale. Ha privilegiato nei geni dei nostri progenitori tratti immediatamente favorevoli alla loro sopravvivenza e riproduzione secondo il loro tempo e ambiente, e non in vista di un futuro. La selezione vede solo l'immediato. Per esempio vengono eluse prudenza, responsabilità, saggezza e le conseguenze risultano tardive per essere selezionate. Da cui non si fanno sacrifici per il futuro ma per vantaggi immediati.
Per l'autore il peccato originale è un difetto nei geni da selezione naturale. Immaginarono tale mito stupefacente collegato alla nostalgia per un paradiso perduto. Per non disperarsi inventarono la redenzione che salva l'umanità. Mito che ispira ancora le credenze e speranze nel comportamento di buona parte dell'umanità. “Colpa” non risalente a un' Eva e serpente, ma solo soluzione naturale, cieca, insensibile, priva di preveggenza e responsabilità. Possibile redenzione dal peccato originale genetico è agire contro la selezione naturale. Meno romantica della Genesi, la proposta è reale. Non ci si deve appellare a un ipotetico redentore che sfugge al controllo, vanno conferiti all'umanità il potere e la responsabilità di cancellare la tara originaria e conseguenze. Noi animali umani siamo gli unici a non essere schiavi totali della selezione naturale, per un cervello superiore che ci fa riflettere sul futuro e ragionare, decidere, prevedere conseguenze.


Analogie trovo nel saggio “Neuropsicologia dell'esperienza religiosa” di Franco Fabbro, filosofo, teologo, neurologo. S'interessa alle irrazionalità mistiche di sciamanesimo, induismo, buddismo, islamismo, ebraismo, cristianesimo, a fenomeni che sono in qualche modo in relazione, come l'epilessia e la religiosità, ecc. Collega la religione all'innamorarsi, per vantaggi genetici, dovuti alla presenza di “droghe” naturali nel cervello. Il fine fu assicurare fedeltà all'altro genitore per allevare almeno per il tempo critico un figlio. E' la teoria anche dell'antropologa Helen Fisher. La religione è un prodotto indiretto dei meccanismi irrazionali per selezione, e l'innamoramento e la fede presentano analogie simili a intossicazioni da droghe, da cui l'origine delle esperienze spirituali: misticismi e innamoramento all'origine sono neurochimici. La genetica molecolare spiega la spiritualità con il gene VMAT ( dopamina, noradrenalina, serotonina). Amore e spiritualismi avrebbero lo stesso fondamento.
Il cervello è un microcosmo del macrocosmo universo, nell'ottica di processi filo – onto – genetici. Il cervello come rappresentazione che riproduce il luogo dove un individuo vive. Da cui “tutto ciò che il nostro apparato conoscitivo ci comunica sulla realtà esteriore corrisponde a qualcosa di reale”. Per salto evolutivo si dovrebbe arrivare a considerare l'universo non “creato” apposta per il dominio dell'uomo padrone assoluto, ma dove collaborare con cura e devozione a nostro vantaggio.



Ho riportato tali recenti saggi perché sto notando un diffuso “peccato originale”. In ogni discorso di filosofia, di scienza proposto alla fine emerge la superstizione, l'anelito a divinità o “realtà” sottese, ad artefici assoluti di tutto. Si tralasciano gli enormi progressi delle neuroscienze, che hanno riveduto situazioni che erano già appannaggio delle scienze umane,di cui ora si trova l'origine nel cervello, il grande protagonista del terzo millennio, anche grazie a strumentazioni sempre più perfette. Si finisce sempre per deviare nel mito, nella superstizione, negli idealismi e spiritualismi vari, talora con incredibili contaminazioni di scientismi, cure alternative e ideologie new age, fisica “fai da te” interpretata in modo bislacco od oscuro, spesso riportando spezzoni inaffidabili tratti da Internet, ecc. ecc. Tradendosi, se si vantano mai possedute conoscenze filosofiche o scientifiche, con un lessico alquanto “folkloristico”, non trovando per ora altra definizione più adatta.
Quindi si potrebbe concludere che per retaggi genetici è difficile se non impossibile, sbarazzarsi di miti e leggende, eludendo un'autentica mentalità scientifica che non esclude affatto tutto ciò che esula da un freddezza algoritmica, ma sa discernere ciò che può risultare vantaggioso all'uomo su questa terra e quali siano i fondamenti privilegiati dalla scienza , senza perdersi in divagazioni oziose, ossessive, inutili,che non portano in nessun luogo e che sono state discusse migliaia di volte con maggior competenza di noi e molto più compiutamente sviscerate. Già nel medioevo si irrideva a chi disputava sul numero di angeli che poteva danzare su di un capocchia di spillo. L'uomo continua a nascondere la testa sotto la sabbia,teme di pensare nel profondo, ha sempre bisogno di arrovellarsi e spegnersi l'intelletto in assolutismi fuori dal mondo terreno, cosa sta dietro la “realtà”, chi abita l'empireo, senza vedere … la pozzanghera in cui cade, per rimandare al noto episodio di Talete. Con neo spiritualismi e idealismi vari, stando al gioco delle strumentalizzazioni di potere delle religioni, le cui gerarchie perlomeno sono consapevoli di divulgare menzogne ( sono certe loro azioni che si prendono gioco di chi crede a paradiso e pene) per puri scopi di dominio,potere,interessi economici. Per la mentalità scientifica nemmeno una congettura verificata è “assoluta”. Lo stesso concetto di “verità” per la scienza significa accordo di un consesso di scienziati competenti e affidabili, senza appelli ideologici.
La scienza è discutibile, revisionabile, in divenire, in attesa di ulteriori scoperte che annullino,completino,adattino, adeguino precedenti percorsi e conclusioni.
L'”ideologia”, abito mentale comodo e diffuso anche in ambito etico, può consistere in un pensiero distorto, idee che travisano o mascherano, volutamente o meno, la realtà delle cose a favore di interessi determinati. Alla luce di un neo-illuminismo scientifico e tecnologico, più che a un augurabile diffuso pensiero critico e illuminato, conoscendo la resistenza nei confronti di fallacie specie se manca un retroterra di studio e documentazioni, oltre la predisposizione di un' apertura a certi problemi complessi e inquietanti, considerata la tendenza ad affidarsi a spiriti e affini, a volte nonostante il titolo sviante, a parer mio il nome più consono per certi residui forum di discussione sarebbe “neo-spiritualismi e religioni”.

Grazie
saluti
arsenio
arsenio is offline  
Vecchio 26-12-2011, 20.59.34   #2
Alexis Honlon
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Riferimento: genetica del peccato originale

Ho letto con interesse questo post, e i due testi che hai proposto, e concordo in parte con le considerazioni finali. Ma andiamo con ordine.

Personalmente non sono d' accordo completamente con i due autori che citi, ed in senso lato non sono d' accordo con le interpretazioni evoluzionistiche che vorrebbero spiegare religione, amore ecc. attraverso l' evoluzione darwiniana.

Cerchiamo di capirci: non intendo negare il valore dell' evoluzione darwiniana, non lo penso neppure lontanamente. Non provengo da studi scientifici, e quindi prendo atto del fatto che la comunità scientifica ritenga la teoria darwiniana la migliore a nostra disposizione.

D' altronde sono per un dio impersonale ed emanazionista (come ho scritto e parlato meglio nel post sul testo Hawkins); che non ci sia nessun fine ultimo, per me non fa nè caldo nè freddo, e prendo atto.

Ciò non di meno, credo che tali interpretazioni non siano del tutto corrette. Quello che voglio dire è che personalmente credo che la risposta a questa domanda sia, di fatto, un' altra domanda. Ma andiamo con ordine.

In senso lato, alla domanda "perchè la religione?", o meglio, "qual' è la funzione che la religione assolve a livello evolutivo?" si risponde come segue: "perchè adatta l' ambiente". Allora segue la domanda: "perchè adatta l' ambiente?", o meglio, "qual' è la funzione nell' adattare l' ambiente?"

Cerco di spiegarmi meglio: nell' essenziale credo che nell' evoluzione naturale... - Mettiamola così: tutti gli animali si adattano all' ambiente, pure noi, che ovviamente non facciamo differenza. Questo è essenzialmente quello che si chiama "evoluzione naturale". Noi come esseri umani, a differenza di molti altri animali, ci siamo adatti all' ambiente in maniera curiosa: sviluppando la capacità di adattare l' ambiente. Questa è quella che possiamo chiamare "evoluzione culturale" (o per meglio dire, questa è la sua origine)

Se la differenza fra natura e cultura non regge (pretenderebbe significare che la cultura non è naturale), regge però la differenza fra evoluzione culturale e naturale. In pratica è la differenza che c'è fra la mia mano, che ho ottenuto per via naturale, e quello che ci faccio, che è culturale.

Per evitare confusione, definisco "cultura" e "prodotto culturale" qualsiasi cosa che si ottenga per evoluzione naturale. Quindi la forchetta è un prodotto culturale, come una ricetta, una chiesa, la religione ecc.

Fatte queste chiarificazioni, rispiego quanto sostengo: ciò che permette l' evoluzione culturale, è stato ottenuto per evoluzione naturale, e lì rimane a tutt' ora (intendo dire che quello che permette l' evoluzione culturale è codificato nei geni della nostra specie). I motivi evolutivi sono palesi: le possibilità di sopravvivere del gene salgo, almeno potenzialmente, di parecchio, dato che in linea di principio può adattare l' ambiente a sè, e non sè all' ambiente (qui vorrei dire alcune cose, ma tralascio per motivi di spazio e per non divagare - intendo comunque dire che le potenzialità evolutive dell' evoluzione culturale sono per gran parte comparse in maniera tutt' altro che lusinghiera).

In tal senso, però, proprio qui ci distacchiamo, pur rimanendone collegati fermamente, dall' evoluzione naturale, e andiamo a quella culturale. Come dicevo prima, mentre l' evoluzione naturale adatta il gene all' ambiente, quella culturale l' ambiente al gene. Ed ecco perchè per me la religione non può essere completamente analizzata nell' ottica dell' evoluzione naturale ma in quella dell' evoluzione culturale. In pratica per comprendere la religione ci si dovrebbe chiedere non "come la comparsa della religione abbia adattato me all' ambiente" ma "come la comparsa della religione abbia adattato l' ambiente a me?".

Ciò non di meno, ammetto io stesso (per forza d'altronde della mia stessa posizione) che alcune parti del fenomeno (difficili per me dire quali) siano codificate a livello di evoluzione naturale. Ma queste non sono sufficienti per una comprensione del fenomeno; più propriamente sarebbero necessari ma non sufficienti.

Ovviamente la tesi secondo cui potremo, almeno in linea di principio, risolvere il peccato originale attraverso l' evoluzione culturale è vera; ma non so fino a che punto riusciremo a risolvere: in fondo, se un' asteroide ci cadesse sopra la testa, e fosse di dimenzioni neanche troppo grosse, probabilmente faremo la fine (supposta) dei dinosauri.

Ah, a proposito: il rapporto fra evoluzione naturale e culurale è da me pensato così. L' evoluzione naturale mette a disposizione quello che permette quella culturale, poi si modularizza con quello che abbiamo a disposizione da quella naturale. Ad es., nel caso della scrittura, non abbiamo un modulo che faccia appositamente questo, sono più aree del cervello che vengono modularizzate per fare ciò.

Spero di aver dato un prospetto abbastanza completo di quello che intendo dire. Chiedo venia per eventuale poca chiarezza o eccessiva lunghezza. Vale la pena anche far notare che non sono molto capace ad esprimermi.

Saluti e nella speranza che quanto detto ti interessi,

alexis honlon
Alexis Honlon is offline  
Vecchio 27-12-2011, 15.23.45   #3
arsenio
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Riferimento: genetica del peccato originale

Citazione:
Originalmente inviato da Alexis Honlon
Ho letto con interesse questo post, e i due testi che hai proposto, e concordo in parte con le considerazioni finali. Ma andiamo con ordine.


alexis honlon



Gentile alexis benvenuto al forum. Cominciamo con la contrapposizione tra natura e cultura. Termini non univoci, ma densi di significati, connotazioni, accezioni secondo disciplina, ecc. Senza avventurasi in complessità per ora inutili e qui contestualizzando i termini, diciamo che la cultura contrassegna solo l'uomo. In un senso antropologico sono tutte le acquisizioni mentali avvenute nel tempo, al di là degli istinti animaleschi innati. Ad esempio l'istinto sessuale che contrassegna l'animalità ( siamo anche noi, animali ma acculturati) via via nel tempo si è associato all'erotismo: tutti quei comportamenti e allusioni che per noi rende un rapporto con una donna ben più di un impulso finalizzato alla procreazione ( tra parentesi, ti dico che oggi si nota una regressione, appunto culturale, per cui l'uomo del rapporto considera solo la “genitalità”, specie il maschio è degradato tanto da considerare la femmina solo una guaina da infilare il suo organo per un rapido sfogo ( de -culturazione?) le vesti soprattutto femminili son diventate uno strumento allusivo che dà loro un senso non solo di copertura strumentale, ma finalizzato anche alla seduzione. Si può dire che anche negli animali il piumaggio, i colori hanno una funzione di riconoscimento ma non è aggiunta sovrastruttura culturale. Per semplificare ancora,diremmo che l'ereditarietà è “natura”, l'ambiente è cultura, La grande scoperta delle neuroscienze è stata che le due cose hanno influenza interdipendente reciproca, quindi è un altro dualismo che tramonta, dopo la rex estensa ( materia) e res cogitans ( pensiero) di origine cartesiana. I neuroscienziati individuano tutto nell'organo “cervello”, anche se sfugge come si contatta con l'aspetto mentale che ha sempre sede nel sistema nervoso centrale. Cervello natura, mente cultura.
In quanto alla religione intesa come effetto collaterale parassita, è teoria che prende piede. Non stupisce perché certi oggetti di studio della filosofia, dell'educazione, delle scienze umane, 8ora della teologia?) Sono ormai campo delle neuroscienze e dei suoi strumenti che riescono a visualizzare le attività del cervello. Chi avrebbe supposto forse meno di dieci anni fa l'esistenza dei neuroni “specchio” che spiegano inequivocabilmente l'empatia, oggetto allora esclusivo delle scienze sociali, educative, ecc.? Oppure della neurogenesi ( plasticità cerebrale in atto finché si vive) che modifica il cervello proprio per effetti della cultura esperita ( es . La parola terapeutica equiparata ai farmaci) e potrei continuare. Chi vivrà tanto a lungo sono certo che vedrà cose impensabili. Si sta studiando anche la coscienza e la possibilità di estenderla agli animali, sia pure in forma meno evoluta, che ancora sarebbe a favore dell'evoluzione.
Ora ti propongo la sintesi di un saggio di Richard Dawkins ( da non confondere con il quasi omonimo astrofisico Stephan Hawkins)

Religione: fenomeno evoluzionistico?

L'ipotesi che la religione pure rientri nella selezione darwiniana è il tema di “Le origini della religione” capitolo in “L'illusione di Dio”, ultimo saggio di Richard Dawkins. Lo stesso di “L'orologiaio cieco” di qualche anno fa. Biologo evoluzionista che qualcuno scambia per l'omonimo astrofisico Stephen. Premessa sbagliata che induce in equivoco per capire il suo indirizzo di ricerca di biologo evoluzionista.

L'ipotesi che R. Dawkins persegue con rigore, senza lasciarsi sviare da altri percorsi, è scoprire come anche lo scopo della religione risalga a un'economia evoluzionista. Cosa in contrasto con tale pratica che spreca e dissipa, mentre la natura punisce ogni dispendio superfluo. Già la coda del pavone serve al successo genetico del conquistare le femmine.
Anche la religione è adattativa? Ma come mai se fa perdere tempo, consuma energie, mette a repentaglio la vita, torturò chi non abiurava, innalzava cattedrali che divoravano secoli di lavoro, provocò uccisi e uccisori, mortificazioni, ecc.
Si deve partire da geni individuali, da selezione di gruppo ( fenotipo esteso)? Perché viene massimizzata la sopravvivenza di geni per questo comportamento? Giovò a qualcosa remota e non per noi e i nostri geni?
Per esempio gli aborigeni abilissimi nell'ambiente eppure con la testa piena di ossessioni distruttive connesse al flusso mestruale e alla stregoneria. A che serve? Protegge da stress? E' placebo? Ma quando è essa stessa causa di stress, es. un morboso senso di colpa del cattolico. Tuttavia per confermare il darwinismo occorre una decisiva teoria finalistica e non pretesti secondari, neurologici, politici, ecc. Sono credenze con evidenza false e le suggestioni non sono talmente efficaci da poterla giustificare in tal senso.
Come la “consolazione”si può tradurre in finalismo darwiniano? Anche per chi afferma che verosimilmente fu inventata da preti o governanti cinici ( es. fu compenso per gli schiavi negri) Ma perché fa subire gli sfruttamenti? Ogni ipotesi finisce per mostrare punti deboli e facili da disconfermare.
Allora si deve supporre che fu il “prodotto indiretto”di qualcos'altro. Ad es. Un'obbedienza autorevole e utile per creare “bambini creduloni” che seguono vantaggiosi insegnamenti, e per accidente vi rientrano sciocchezze di tale tipo:
“uomo che nasce da madre vergine,risuscita morti, lui stesso risorge e ascende al cielo. Legge i pensieri di tutto il mondo, ci vede e punisce dopo morti. Pane e vino benedetti da un prete maschio diventano corpo e sangue dell'”uomo senza padre”. Che ne pensa un antropologo?
Quindi la religione sarebbe un “prodotto indiretto disfunzionale” in dotto con il favore di un'ingenuità dualistica ( oggi superata) tra mente e materia, e conseguente predisposizione al creazionismo.


Riporto una sintesi ma consiglio la lettura completa di tale affascinante saggio scritto con rigorosa chiarezza, e che pure testimonia come procede un'ipotesi – teoria scientifica senza validare digressioni non finalizzate all'ipotesi centrale che guida e sostiene la teoria.

Saluti
arsenio
arsenio is offline  
Vecchio 27-12-2011, 18.55.00   #4
Alexis Honlon
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Riferimento: genetica del peccato originale

Sono molto d' accordo con quanto hai scritto, Arsenio. Due soli punti, di cui uno non ho capito cosa intendi dire, l' altro ancora invece di natura diversa:

quando dici "Per semplificare ancora,diremmo che l'ereditarietà è “natura”, l'ambiente è cultura"

Genericamente, nella teoria dei sistemi, l'ambiente è tutto ciò che non è il sistema. E' piuttosto evidente perciò che non capisco l' affermazione. Cosa intendi dire?

Comunque, ritengo ancora valida la mia proposta: ragionaniamo in termini di adattamento dell'ambiente; ma il problema potrebbe essere nell' adattamento dell' ambiente?
Alexis Honlon is offline  
Vecchio 07-01-2012, 17.39.41   #5
Giorgiosan
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Riferimento: genetica del peccato originale

Questa la posizione della miglior teologia. Se si parla del peccato originale sarebbe meglio aggiornarsi ...sul peccato originale altrimenti, per quanto riguarda la teologia, si esercitano critiche anacronistiche:

....viene affermato il carattere universale della situazione di disordine dovuta all’esperienza del male che l’uomo fa sin dalla sua comparsa sulla terra con le sue libere scelte, influenzate dalle forze del male, e si prolunga e si intensifica nel corso del tempo con l’apporto di ogni essere umano. L’appartenenza alla condizione umana rende partecipi di questa situazione di disordine che non corrisponde al disegno di Dio e viene sanata da Cristo in forza dell’universalità della salvezza. In ordine a ciò non è alla responsabilità di una coppia che la situazione di peccato va attribuita, ma piuttosto al fatto di essere uomini, liberi e protagonisti di scelte in cui ci si rende autonomi da Dio.
Diventa non rilevante la derivazione da un'unica o da più coppie.
(Cf. Atti del Convegno della Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, 6 dicembre 2007)


Fatta questa precisazione è evidente che ognuno cercherà di "descrivere, traducendolo nel suo specifico linguaggio, " il peccato originale ".
Così il biologo o il neurobiologo o il genetista cercheranno o troveranno o ipotizzeranno il sostrato biologico, neurologico, genetico che, senza dubbio alcuno, sottostà al fenomeno morale e a quel particolare contenuto della morale cristiana.

L'ingenuità o l'immaturità scientifica e culturale potranno poi fare operare una riduzione alla loro unica disciplina e credere o dare a credere che la questione sia esaustivamente risolta.

Credo si possa fare questa semplice profezia: quando quegli incauti scienziati saranno scomparsi (da vari millenni) ancora permarrà del tutto aperta la questione....con nuove aquisizioni, nuove teorie, nuove argomentazioni.

In fondo è un conflitto ideologico che si riveste di argomentazioni scientifiche...anche poco digerite.

Ultima modifica di Giorgiosan : 08-01-2012 alle ore 01.39.58.
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Vecchio 17-01-2012, 15.58.02   #6
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Riferimento: genetica del peccato originale

A proposito del saggio citato nel primo post “Neuropsicologia dell'esperienza religiosa” di Franco Fabbro, vi segnalo che alcuni brani sono stati pubblicati su Riflessioni.it nella sezione "Testi per Riflettere",
questa la pagina Neuropsicologia dell’esperienza religiosa - Brani
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Vecchio 22-01-2012, 14.21.03   #7
Giorgiosan
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Riferimento: genetica del peccato originale

Christian de Duve, è stato premiato col Nobel nel 1974 (medicina e fisiologia). E’membro della Pontificia Accademia delle Scienze
Ctrl +clic per aprire il collegamento.
https://docs.google.com/viewer?a=v&q...7-XAOGxpDeyE0g


Riporto alcune frasi di de Duve che trovo interessanti:

“In un certo senso, questo è ciò che le Chiese hanno sempre tentato di fare*. L’invenzione del mito del peccato originale, con la necessità,di redenzione a esso associata, potrebbe rappresentare la prima presa di coscienza da parte dell’umanità dei difetti di comportamento fondamentali iscritti nella nostra natura e del bisogno di correggerli. In particolare il messaggio cristiano d’amore, di pace, di tolleranza e di perdono è esattamente ciò di cui il nostro mondo sconvolto ha bisogno”.
*(Hanno sempre tentato di salvare in qualche modo l’umanità dai pericoli che C. de Duve ritiene essa corra).

Nello stesso documento è riportato anche un'altra considerazione del nostro: (le Chiese) “non si sono sottratte al ‘peccato originale’ che pesa sull’insieme del genere umano”.


Perché trovo interessanti queste affermazioni:
-perché è assente dal suo pensiero la religio-fobia, per così dire,
e questo è segno di equilibrio e maturità intellettuale
-perché non fa alcuna apologia della Chiese riconoscendone le colpe e le responsabilità storiche.

Su un piano diverso ma altrettanto interessante il già citato "Neuripsicologia dell'esperienza religiosa" che come il libro di de Duve potrebbe insegnare, al di là dei contenuti, come un unico oggetto possa venir riflettuto e svolto in varie "dimensioni" senza che l'una contraddica l'altra e viceversa.

Ultima modifica di Giorgiosan : 23-01-2012 alle ore 08.34.08.
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Vecchio 23-01-2012, 11.46.39   #8
CVC
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Riferimento: genetica del peccato originale

Forse il peccato originale non è che un paradigma che serve da presupposto morale per l'individuo.
Se un individuo avesse la coscienza immacolata al momento della sua nascita, la succesiva esistenza non potrebbe far altro che peggiorare quella sua immacolatezza. Dato che non si può migliorare ciò che è puro per essenza, tutto ciò che potrebbe fare un tale individuo sarebbe o conservare (impresa che appare ardua) o guastare la propria immacolatezza.
Il peccato originale potrebbe quindi essere inteso come uno sprone per fare uno sforzo per raggiungere una più alta spiritualità, intesa come candore dell'anima, come pace con la propria coscienza.
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Vecchio 24-01-2012, 10.23.40   #9
Giorgiosan
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Riferimento: genetica del peccato originale

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Forse il peccato originale non è che un paradigma che serve da presupposto morale per l'individuo.
Se un individuo avesse la coscienza immacolata al momento della sua nascita, la succesiva esistenza non potrebbe far altro che peggiorare quella sua immacolatezza. Dato che non si può migliorare ciò che è puro per essenza, tutto ciò che potrebbe fare un tale individuo sarebbe o conservare (impresa che appare ardua) o guastare la propria immacolatezza.
Il peccato originale potrebbe quindi essere inteso come uno sprone per fare uno sforzo per raggiungere una più alta spiritualità, intesa come candore dell'anima, come pace con la propria coscienza.

Notevole, per profondità, questa riflessione morale . Non sarebbe dispiaciuta neppure ai più raffinati scolastici.

A latere: se consideriamo, inoltre, l'ecosistema, incluso naturalmente l'ambiente umano, ci si rende come l'equilibrio sia estremamente fragile e delicato.
Ogni errore commesso dagli esseri umani, anche individualmente, si ripercuote inevitabilmente sull'intero sistema e lo modifica, spesso in senso peggiorativo.
L'ambiente culturale umano, in tutte le sue articolazioni, da quelle interpersonali a quelle sociali, politiche, educative, morali, ecc. può essere ancor più facilmente "inquinabile".
Oggi abbiamo di questo maggior contezza.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 24-01-2012, 13.44.45   #10
leibnick1
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Riferimento: genetica del peccato originale

Ma le cose non sono così semplici... Le conoscenze note sull'evoluzione vengono, in realtà, da due fonti principali: la paleontologia e la biologia molecolare. Bisogna riconoscere che i dati che fornisce la prima mostrano tutt'altro che un processo continuo e progressivo di adattamento all'ambiente, come la teoria della selezione darwiniana classica presupporrebbe. I dati che ci fornisce la seconda mostrano poi la straordinaria eccezionalità delle mutazioni "favorevoli", ossia più adattative, e la permanenza di un enorme quantità di informazione genetica inutile oppure maladattativa nel genoma di ogni specie. Tutto, insomma, lascia supporre che i processi evolutivi "naturali" siano di gran lunga meno finalistici di quanto le teorie classiche lascino presumere. La stessa "barriera" di specie è una forma di semplificazione tassonomica, più che un dato scontato di realtà. Dunque, la prima critica che muovo alla cosiddetta "genetica" del peccato originale è la seguente: non esistono elementi sufficienti a poter affermare che ogni carattere vincente (ossia che si afferma largamente in una specie vivente) corrisponda ad un effettivo beneficio adattativo. Le specie viventi sono, in generale, molto più stabili, dal pdv genetico molecolare, di quanto la teoria della selezione naturale permetterebbe. L'evoluzione biomolecolare tende a ripresentare, nel tempo, "pacchetti informativi" simili, anche dopo che per milioni di anni la concatenazione delle specie li ha perduti. Per esempio l'occhio dei mammiferi, assai simile a quello del polpo. Nè è possibile considerare i geni come unità informatiche al pari di un software, in quanto i meccanismi di soppressione e di enhancement possono modificarne drasticamente l'espressione nel corso della vita dello stesso individuo. L'informazione genica, inoltre, è sempre mediata da altre strutture informatiche, cellulari ed extracellulari, che ne modificano la rilevanza, l'intensità e persino la funzione. Infine anche l'ambiente extracellulare e quello esterno al soggetto interferisce plasticamente con l'apparato genetico.
Ora veniamo alla seconda critica. Il concetto di evoluzione "culturale" non ha alcuna sostanza scientifica e ci rimanda, semplicemente, a concezioni metafisiche che non trovano riscontro in alcuna possibile ricerca degna di questo nome. Penso a Gioacchino da Fiore, per esempio, e ai suoi, più o meno consapevoli seguaci in epoca positiva. Solo quando sarà possibile "prevedere" una trasformazione culturale in funzione di una teoria antropologica e sperimentarne la verificazione in un contesto controllato: solo allora si potrà cominciare a parlare di "evoluzione" culturale.
Ma, per ora, ci dobbiamo accontentare di fare gli storiografi e ripiegare, assai più modestamente, su di una storia delle idee, dei costumi e delle società.
Terza critica. Il peccato originale è descritto attraverso una rappresentazione mitologica e, come ogni espressione del mito, necessita di interpretazioni. Necessita, cioè, di un adattamento al "sentimento" del tempo in cui l'interpretazione è proposta. Ma, senza una preventiva "assimilazione" al contesto nel quale è descritto (ossia un testo sacro), sarà sempre e comunque flatus vocis.
Al modo stesso in cui, del resto, l'interpretazione della elettrodinamica quantistica in chiave politica o sociologica rimane un puro esercizio intellettuale, del tutto sterile: semplice ginnastica mentale, come i sudoku.
Il peccato originale non può essere ricercato in una costellazione di tratti caratteriali, comportamenti sociali o intenzioni adattative: non più di quanto le proprietà di un elettrone possano essere descritte o spiegate in termini giuridici. Cioè in ogni modo che ci possa venire in mente e, dunque, in nessuno.
Il peccato originale è una descrizione della relazione dell'uomo con Dio, riguarda la libertà umana inerente a questa relazione, si riferisce alla Fede e a nient'altro: ci rimanda alla sussistenza di un'impronta divina nell'uomo e ci indica una spiegazione della difficoltà umana a giustificare la Fede come forma effettiva di sapienza e conoscenza.
Ogni altra lettura, scusatemi, è impropria. C'è persino chi vi ha letto un'origine aliena della coscienza, ispirandosi ad una vigilanza ufologica...
leibnick1 is offline  

 



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