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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 11-10-2012, 12.45.30   #11
acquario69
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Data registrazione: 10-04-2006
Messaggi: 1,444
Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Citazione:
Originalmente inviato da Oltre
Come ben sappiamo, siamo tutti destinati a morire, non a caso ci si chiede spesso quale sia il senso della vita. Avendo chiaro questo, ogni azione sembra inutile, tutto ciò che facciamo è a vuoto, anche le emozioni positive che proviamo lasciano il tempo che trovano, il tempo avanza continuamente e porta via con sè tutto quanto.
Nell'arco di poche generazione non resterà nulla di noi, neanche il ricordo o un posto al cimitero.
In questo mondo regnato dal caos, quasi tutto ci sfugge e non possiamo avere il controllo di quasi la totalità delle situazioni.

Voi come vi rapportate con tutto ciò? Cercate di mettere dell'ordine nel caos che ci circonda? Se sì come?

Non trovate insopportabile il fatto che siamo solo di passaggio e che il nostro esser di passaggio non ha nessuna rilevanza? Se sì come affrontate questo pensiero?

Io, anche nelle piccole cose, non riesco a vivere senza cognizione di causa, devo sempre aver ben chiaro un contesto ampio, prima di muovermi al suo interno. Per questo sono molto metodico, programmo quasi tutto, tento di lasciare il meno possibile al caso, faccio tutto con criterio e secondo logica. Non riesco a vivere in modo casuale, alla giornata, prendendo tutto per come viene, senza cercare di indirizzare come a me piace. Sono schiavo dell'organizzazione, schematizzo e non so cosa voglia dire agire instintivamente, mi sento perso se non sto al mio ordine e mi butto nel caos, privo del mio contestualizzare e avere ben chiaro ad ampio raggio quale sia il mio mondo.

Non sopporto che tutto quello che vivo sia totalmente inutile, cosa imparo a fare se poi dimenticherò in un colpo solo tutto quanto quando morirò? Cosa lotto a fare per provare belle emozioni se di esse posso goderne solo in quegli attimi del raggiungimento? Ed allora reagisco a questo, scrivendo, appuntando tutti i miei pensieri, per lasciare in eredità la parte più importante di me, il frutto della mia mente, affinchè io possa sopravvivere per sempre grazie a ciò che ho scritto e che resterà disponibile in questo mondo anche dopo la mia morte in forma scritta. Non mi interessa neanche di diventare famoso e che gli altri possano leggere quanto da me pensato, quanto io abbia imparato vivendo questi miei anni su questo pianeta, ma solo avere la consapevolezza che la parte più importante di me non andrà via con me, come io di certo dovrò fare.

Spero interessi a qualcuno quanto scritto, che ne abbiate voglia di discutere e di non aver sbagliato sezione Questo forum è pieno di gente riflessiva e profonda, magari qualcuno si ritrova anch'esso in quanto detto in quest'apertura di topic, o ne è estremamente critico a riguardo.

Attendo vostre opinioni, nella speranza di poterne trarre qualcosa di interessante dai vostri interventi e considerazioni sulla discussione.


io penso che l'angoscia nasca unicamente dal fatto di pensare che la vita abbia un inizio e una fine,percependo la realta nei limiti circoscritti consentiti dai nostri sensi,appunto limitati...
ma chi ci dice che non possano esistere altre dimensioni,anche se impossibili solo ad immaginare..abbiamo dato una definizione tridimensionale della nostra realta,siamo riusciti comunque ad intuirne una a quattro,forse a qualcuno e' capitato addirittura di sentirne altre; di solito queste persone vengono prese per pazze o piu semplicemente vengono relegate ai margini,poiche potrebbero scardinare i "valori precostituiti" unicamente per il mantenimento dello status quo.
la storia in questo senso ci dovrebbe insegnare a dubitare infatti,ma qui ci si addentrerebbe in un altro discorso ad ogni modo collegato..
se posso consigliarti,ti vorrei invitare a una lettura di un libro che secondo me potrebbe aiutarti ad aprirti a nuove considerazioni e a porti delle domande che forse sono inerenti in qualche modo a quelle che tu (e tutti noi) ci poniamo da sempre...il libro in questione e' flatlandia.

acquario69 is offline  
Vecchio 11-10-2012, 17.28.19   #12
marco cossu
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 30-01-2008
Messaggi: 92
Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Ciao Oltre, dal tuo discorso sembra che tu sia preda di una profonda chiusura nei confronti del mondo che ti circonda ma hai mai pensato che io e te siamo la stessa cosa? E non parlo di esseri umani eh..sarebbe troppo facile cadere nell'inganno di uniformarsi a qualche gruppo per poi sentire nuovamente la paura della morte e la desolazione di lasciare gli individui da cui dipende la tua serenità.

Saluti, Marco.
marco cossu is offline  
Vecchio 16-11-2012, 11.43.52   #13
Oltre
Ospite
 
Data registrazione: 20-02-2012
Messaggi: 8
Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Citazione:
Originalmente inviato da baol
sono interessanti gli spunti dati ma non si capisce quale sia la prerogativa della ragione, men che meno come possa essa coniugata con i sentimenti.
ma immagino sarà per un altro thread.

anche per me l'assillo della morte non ha senso in quanto una volta morti non esistono assilli sensoriali.
la domanda è se noi intravediamo caos una volta accertata la morte.
io non credo nel momento stesso in cui noi tutti pensiamo di avere un io, in realtà stiama dando per assodato qualcosa di assai complesso, e proprio perchè cum-pleko deduciamo che esiste una concatenazione.
ma il mestiere della filosofia è quello di dubitare, ovvero di mettere in krisis i suoi concetti.
per questo possiamo anche ripartire da kant(il vertice di questa krisis).

più interessante è se l'utente Oltre sa spiegarsi a partire da queste premesse filosofiche perchè gli è necessario ordinare tramite uno scritto e non semplicemente vivere.
Un sintomo che la filosofia capisce molto bene.
Ciao, provo a spiegare meglio quel che ha scaturito il tuo interesse.

Io ritengo che scrivere sia la (mia) conseguenza al vivere, per mettere ordine.

Prima di tutto, se non si vive, se non si fanno esperienze, se non si ha modo di osservare diversi contesti e tante persone, non si avrebbero neanche molti spunti di cui poter scrivere, le proprie riflessioni sarebberro dunque più povere, oltre che principalmente le proprie sensazioni personali non gradevoli. Vivere dunque è palesemente alla base, ma io le dò un supporto, che mi da ordine, attraverso la scrittura.

Solo vivere, resta fine a se stesso, una volta arrivata inevitabilmente morte, dunque non mi basta. Non sopporto il fatto, che tutto ciò che io abbia vissuto, imparato e specialmente e conseguentemente pensato, scompaia completamente con me.
L'unica soluzione a questo punto trovata è quella di scrivere, "archiviando" quello che non voglio finisca in quell'attimo in cui è stato vissuto, traendone un qualcosa. Qui trovo l'ordine a cui mi riferivo, sarà un eccesso di metodicismo, ma lo trovo incline alla mia natura e mi fa stare meglio, annullando quel mio senso di disorientamento, che proverei nel vivere avvolto dal caos e basta, con tutto che procede e nulla che resta.

Per esser più preciso e pratico, con "scrivere", in concreto intendo al momento solo e semplicemente annotare quelli che siano i miei pensieri che trovo e reputo più interessanti. Conservando, a mio modo di vedere, le mie idee migliori, quel che ha prodotto con il ragionamento il mio cervello nella mia esperienza di vita. Più in là miro a riunirle, scrivendone dei libri, per lasciare, anche dopo la mia morte, una parte di me al mondo, la più importante, il frutto della mia mente (che in caso contrario lascerebbe il tempo che trova).
Solo così mi sembra tutto un pò meno inutile..
Oltre is offline  
Vecchio 16-11-2012, 12.02.01   #14
Oltre
Ospite
 
Data registrazione: 20-02-2012
Messaggi: 8
Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Ma credo che il senso della vita stia nel viverla...gustarne ogni istante...operando anche perchè ogni istante sia per il possibile felice o, almeno, favorevole! Imparando dai momenti non favorevoli....a rendere quelli futuri piu' favorevol!

Giustamente occorre preparare e prepararsi ...ma non troppo...per sommi capi: sono piu' importanti le strategie che i singoli fatti e gli eventi.

Infatti è improbabile che accada tutto come previsto...anzi molto poco accadrà come previsto...se non sei frate indovino.

Il volersi proiettare per forza in un improbabile futuro (nessuno leggerà ciò' che scrivi...se non sei almeno Josè Saramango!) mi pare psicotico: cerca di allentare!

Dovresi valutare se non sia meglio impiegare il tuo tempo a fare cose per l'oggi o per il domani al massimo, piuttosto che per dopo morto...

A meno che tu non sia centenario direi che non hai nessuna necessità di predisporti alla morte e pensare al ricordo che i tuoi epigoni avranno di te: di certo il ricordo svanirà presto e vivranno la loro vita ...come è diritto di ciascuno!

Forse riprenderò questo discorso, ma al momento mi auguro che nessuno dei nostri colleghi del sito persegua i tuoi comportamenti e pensamenti
Spero che anche tu trovi piu' festose occasioni del vivere!

...chi vuol esser lieto, sia! del doman non c'è certezza!
(così ad orecchio!)

Purtroppo, sembra, tu una certezza ce l'hai...quella peggiore!

Ma io penso che tutto il gusto stia nel viaggio ...non nella conclusione!
Poichè la conclusione è inevitabile è meglio non pensarci oltre che inutile.
Ciao, io condivido tutto quel che tu hai qui scritto, ma ritengo che tu abbia estremizzato il mio concetto, o meglio lo abbia commentato senza conoscerne altre constatazioni con le quali io lo amplio e affianco (il che era inevitabile non avendone ad inizio topic mai fatto menzione).

Sì, io reputo che l'unica certezza nella vita sia la morte, ma questo credo sia un dato oggettivo. Dunque, siccome ho come una necessità a dover prima delimitare lo spazio più ampio possibile, prima di muovermi al suo interno, non posso che considerare la morte. Da qui tutto tutto quanto scritto nel primo post.

Confermato questo, bisogna aggiungere che fortunati di aver ricevuto il dono della vita, ci conviene sicuramente sfruttarlo, vivendola al meglio, il che coincide con la maniera a noi maggiormente incline. Conoscendo noi stessi, innanzi tutto, e rapportandoci alla vita in considerazione di ciò.

Quel che bisogna fare in vita secondo me è la continua ricerca di un proprio miglioramento, ricercandolo attraverso un piacere di farlo che è possibile da trovare godendo l'attimo, gustandosi ogni singolo momento. Sentendosi leggeri. Nel vivere così, senza alcuna ossessione per quale sarà il futuro (programmando sì ma solo nel brevissimo tempo) vedendo di cogliere tutto il meglio da ogni singolo attimo del presente, io affianco però questo voler mettere ordine, che non va in contrapposizione, ed occupa solo un pò di tempo a tutto il resto riguardante il godersi la vita.
Oltre is offline  
Vecchio 16-11-2012, 12.13.43   #15
Oltre
Ospite
 
Data registrazione: 20-02-2012
Messaggi: 8
Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Citazione:
Originalmente inviato da bobgo
Caro Oltre, hai descritto molto chiaramente la situazione.
Ritengo di poterla comprendere perché, magari con modalità diverse, la sperimento anch’io.
Vorrei perciò dire alcune mie considerazioni, certo non conclusive, ma che potrebbero forse aprire uno spiraglio.

Secondo me, di fronte a una problematica come questa si dovrebbe innanzitutto valutare cosa vorremmo in alternativa a questa realtà.
Il caos e la morte ci creano angoscia, ma sarebbe davvero meglio se non ci fossero, ferme restando le altre caratteristiche del nostro mondo?

Vediamo, se non ci fosse il caos, che vita sarebbe?
Beh, sarebbe certamente ordinata. Direi di più… tremendamente ordinata! Al punto, che tutto si svolgerebbe con tale regolarità da escludere ogni nostra responsabilità: in quanto non saremmo più liberi! Il prezzo dell’assenza del caos sarebbe la nostra Libertà.
Perché non vi sarebbero più possibilità ma soltanto necessità.

E se non morissimo mai?
Allora potremmo stare finalmente tranquilli, niente più angoscia di smettere di esserci.
Ci saremmo però in che modo?
Svuotati! Perché la nostra Libertà sarebbe vuoto esercizio senza valore esistenziale.
Quel valore che solo la morte è in grado di dare.

Ciò che in sostanza viene perduto, nell’ipotesi di assenza del caos o della morte, è la libertà che coincide con il nostro essere “esistenza possibile”.
Libertà che compare nell’istante della decisione, quando scegliamo per l’eternità. Mettendo tutti noi stessi in quella decisione, perché è lì, in quella scelta, che noi siamo veramente.

Quando se no?

Di fronte al caos ineluttabile, così come alla morte inevitabile, il sangue si ghiaccia, ma è proprio allora che possiamo forse cogliere la situazione-limite.
Che ci fa domandare a noi stessi: Se così è, cosa conta davvero per me?

Dalla nostra profondità può allora nascere lo slancio che afferma cosa ha “veramente” valore.
E quello noi siamo.
Sinceramente non ci avevo mai pensato a considerare ed immaginare un'alternativa. Altrettanto sinceramente lo trovo poco utile(si può arrivare al cosa abbiamo realmente valore ugualmente), preferendo basandomi su quella che è la realtà effettiva, analizzarla attentamente decidendo di conseguenza come affrontarla e vivere dentro di essa. Non per questo non trovo ugualmente il tuo suggerimento estremamente interessante.

Senza caos e morte, per com'è l'essere umano ritengo diventi tutto molto peggio. Già per qual'è la nostra effettiva natura, ritengo addirittura vi sia troppo ordinato, in questo mondo che evolutosi civilmente, immettendo al suo interno disciplina ed appunto ordine per la sana convivenza tra esseri umani, ne ha in buona parte limitato molti dei suoi istinti (prezzo da pagare però necessario se non si vuole un caos che sfociando nell'anarchia non ci distinguerebbe poi troppo dagli animali).
Anche l'immortalità rendenderebbe tutto noioso, con molte probabilità, quasi tutti, ad un certo punto chiederebbero ad un certo punto di morire.

Anche se devo dire che un'altra cosa che mi dispiace immensamente, relativa alla morte (che comunque non mi fa per nulla paura, ma la considero come una certezza consolidata, un evento naturale di cui siam tutti consapevoli) è quello di non poter sapere e non poter venir a conoscenza di tutti i fatti eclatanti ed importanti (per dirla meglio che andranno a finire sui libri di storia) che accadranno nel futuro.
Oltre is offline  
Vecchio 16-11-2012, 12.23.26   #16
Oltre
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Messaggi: 8
Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Citazione:
Originalmente inviato da marco cossu
Ciao Oltre, dal tuo discorso sembra che tu sia preda di una profonda chiusura nei confronti del mondo che ti circonda ma hai mai pensato che io e te siamo la stessa cosa? E non parlo di esseri umani eh..sarebbe troppo facile cadere nell'inganno di uniformarsi a qualche gruppo per poi sentire nuovamente la paura della morte e la desolazione di lasciare gli individui da cui dipende la tua serenità.

Saluti, Marco.
Non credo di esser vittima di una chiusura nei confronti del mondo.
Il primo post l'ho scritto in un momento di sconforto (comunque non grave, ma sono quelli i momenti migliore per ragionare) quindi potrebbe benissimo anche aver dato questa impressione.
Forse non ho capito pienamente quel che intendi con il tuo post, ma ti posso dire come io ritenga di non aver paura nè della morte nè di dover dire addio agli individui a me cari. Ma solo di trovare parte della mia serenità anche attraverso la constatazione dell'inevitabilità della morte e di non voler lasciare tutto fine a se stesso, rendendo almeno leggermente meno "inutile", come effettivamente è, la vita stessa (cosa della quale ne prendo coscienza, senza disperarmene e vivendola in modo calmo e tranquillo, maggiormente idoneo al mio essere, evitandone disagi e ricercandone aspetti che mi fanno star sempre meglio)
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Vecchio 10-02-2014, 12.58.49   #17
ballales
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Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

mi trovo molto d ' accordo in quello che dici non si può vivere una vita a caso .ma tu dici che non vale la pena vivere perchè poi si muore e si perde tutto. comunque non e detto che le tue conoscenze sopravivano oltre la tua morte. la morte deve esistere per una semplice ragione di spazio se tutti fossimo immortali il pianeta diventerebbe sovraffolato .prova a pensare non dico nel paradiso ma almeno che le tue idee la tua vita le tue memorie riescano ad attraversare il mistero della morte .
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Vecchio 11-02-2014, 08.20.06   #18
Angelo Cannata
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Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Anni fa vidi un'intervista ad Alberto Moravia, il quale, a colui che gli chiedeva che senso ha la vita, rispose, più o meno, così: "Con tutti i mali che la vita ha, ci mancherebbe solo di aggiungere anche quest'altro, che essa abbia un senso". Questa risposta mi ha fatto notare che è possibile fare autocritica. Cioè, se il mio cervello desidera una risposta, a mio parere esso non merita alcuna fiducia, né quanto alla domanda, né quanto alla risposta. Non ci è possibile controllare i nostri cervelli senza usare essi stessi, e quando controllato e controllore coincidono, mi sembra ovvio che non possono meritare nessuna fiducia. Dunque, sono consapevole che anche ciò che ho scritto adesso non merita alcuna fiducia: l'ho scritto solo perché mi sembra che a quest'azione mi abbiano condotto il mio DNA e tutte le condizioni che mi hanno portato ad essere in quest'attimo quello che sono.
Ciò significa che, quando mi interrogo sul senso della vita, devo sospettare che il mio cervello non mi stia guidando al meglio; questo non vieta l'atto di riflettere, ma almeno aiuta a farlo con un po' di modestia, di umiltà. In questo momento per me è questo il senso della vita: guardare il suo scorrere e interagire con esso. Fra un attimo forse la penserò già diversamente, e non mi dispiace, perché so che il mio pensare non è chissà cosa, è solo un arto del mio corpo, come le braccia o le gambe; e a volte le gambe vanno da sole e neanche sai dove e perché ti stanno portando in quella direzione. Anche questo non mi dispiace, anche se a volte queste gambe mi portano in posti in cui non si sta bene; ma non posso lamentarmi, né con esse, né con me stesso, né con il posto. È andata così, la prossima volta proverò qualche direzione diversa.
Angelo Cannata is offline  
Vecchio 14-02-2014, 13.20.52   #19
AnimaB.
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Riferimento: Il vostro rapporto con il caos e la certezza della morte

Io l'unica risposta logica che mi so dare è che esista una anima, che fa esperienza... in questo caso un esperienza estrema, come quella di morire. Ma già il fatto che abbiamo paura di sparire nel nulla significa che dentro noi c'è qualcosa di immortale che sa che questo non è possibile. Io parlo di spiritualità e non di religione.
AnimaB. is offline  

 



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