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Vecchio 26-01-2014, 20.03.06   #1
maral
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Perché l'irrazionalità della paura di morire?

Tutto muore prima o poi attorno a noi e vedendo ogni altro morire siamo sicuri che anche noi moriremo, scompariremo nel nulla proprio come ogni altro scompare e questa paura ci convince a credere che sia possibile evitare di non essere più un giorno, questo non essere più è inconcepibile e terrificante.
Razionalmente non dovremmo temere la morte, come dice Epicuro quando noi ci siamo la nostra morte non c'è e quando c'è la nostra morte noi non ci siamo e come dice Wittgenstein : "la morte non è un evento della vita: noi non viviamo per sperimentare la morte e in questo senso la vita non ha fine". Ma basta questa razionalità a convincerci di non aver paura? A me sa di no. Perché non basta? Qual è l'insuperabile causa irrazionale che ci spinge ad averne comunque paura?
http://www.ted.com/talks/lang/it/ste...t_death.htm l
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Vecchio 26-01-2014, 23.29.46   #2
Koirè
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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Originalmente inviato da maral
Tutto muore prima o poi attorno a noi e vedendo ogni altro morire siamo sicuri che anche noi moriremo, scompariremo nel nulla proprio come ogni altro scompare e questa paura ci convince a credere che sia possibile evitare di non essere più un giorno, questo non essere più è inconcepibile e terrificante.
Razionalmente non dovremmo temere la morte, come dice Epicuro quando noi ci siamo la nostra morte non c'è e quando c'è la nostra morte noi non ci siamo e come dice Wittgenstein : "la morte non è un evento della vita: noi non viviamo per sperimentare la morte e in questo senso la vita non ha fine". Ma basta questa razionalità a convincerci di non aver paura? A me sa di no. Perché non basta? Qual è l'insuperabile causa irrazionale che ci spinge ad averne comunque paura?
http://www.ted.com/talks/lang/it/ste...t_death.htm l
Ti dirò...sinceramente non ho paura della morte se è una "scelta"o una cosa che una malattia ti mette davanti,perchè avrei il tempo di sistemare alcune cose,dire addio....La mia paura è morire in un incidente..quando meno lo aspetti...questo è terrificante x chi resta..Secondo me(parere personalissimo e intimo)..la morte è un attimo di pace e sollievo prima di passare oltre.Ecco il mio pensiero.
UN SALUTO A TUTTI.
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Vecchio 27-01-2014, 01.12.58   #3
paul11
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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Originalmente inviato da maral
Tutto muore prima o poi attorno a noi e vedendo ogni altro morire siamo sicuri che anche noi moriremo, scompariremo nel nulla proprio come ogni altro scompare e questa paura ci convince a credere che sia possibile evitare di non essere più un giorno, questo non essere più è inconcepibile e terrificante.
Razionalmente non dovremmo temere la morte, come dice Epicuro quando noi ci siamo la nostra morte non c'è e quando c'è la nostra morte noi non ci siamo e come dice Wittgenstein : "la morte non è un evento della vita: noi non viviamo per sperimentare la morte e in questo senso la vita non ha fine". Ma basta questa razionalità a convincerci di non aver paura? A me sa di no. Perché non basta? Qual è l'insuperabile causa irrazionale che ci spinge ad averne comunque paura?
http://www.ted.com/talks/lang/it/ste...t_death.htm l



La paura deriva da un istinto di sopravvivenza, tolto l'istinto il rischio è chi ci possa piacere morire o detto in modo più consono, alla prima crisi esistenziale ci togliamo la vita.

Irrazionalità e razionalità: la morte è irrazionale in quanto non è un modello rappresentabile per un non credente.
La razionalità è la modalità che ci permette in qualche modo di controllare e gestire i fenomeni nel mondo. Il sapere , la conoscenza sono potere.
Ma noi conosciamo il segreto o mistero della vita? E come potremmo allora parlare della morte? Ciò che noi non controlliamo è da sempre per gli uomini terrore.

La mia risposta "secca" è che l'Universo e noi abbiamo un finalismo.

Se esistono in qualche modo delle regole anche nella materia, se in qualche modo abbiamo una proprietà di intelligere, cioè la possibilità di leggere il mondo e i fenomeni e non solo di capirli e rappresentarli , ma di potere tecnologicamente modificare il corso degli eventi.

Diversamente questa proprietà umana, cioè l'intelligenza diventa una maledizione ,in quanto la consapevolezza ci pone in una relazione temporale, siamo esseri che si narrano cioè ci rappresentiamo in una storia con un passato un presente e un futuro ed è questa rappresentazione che non è solo il vivere nell'attimo e solo nel momento,che danno un significato alla vita(certamente anche su cosa si potrebbe intendere significato nella vita ci sarebbero varie argomentazioni).
Allora sarebbe stato meglio essere un lichene attaccato ad una roccia od un animale inconsapevole che vive solo per quel momento.

La risposta sulla vita e sulla morte passa su come noi risolviamo il problema di come e perchè sia comparso il genere umano( e ridico subito che il darwinismo che rispetto mi convince sull'adattamento, ma non sui salti delle specie) e del perchè l'essere umano abbia la facoltà dell'intelligenza.
Trovo più convincente la spiegazione religiosa ( se mi è concesso più razionale a dispetto di molti) che non quella scientifica,dove esiste una presunzione alla rovescia, cioè il fatto di spiegare ciò che non è spiegabile ,essendoci insoluti "buchi" conoscitivi: troverei semplicemente più consono al non credente la "sospensione di giudizio" che lo porrebbe però nella irrazionale paura della morte.Ed è infatti ciò che accade.
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Vecchio 27-01-2014, 13.37.43   #4
maral
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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Originalmente inviato da Koirè
Ti dirò...sinceramente non ho paura della morte se è una "scelta"o una cosa che una malattia ti mette davanti,perchè avrei il tempo di sistemare alcune cose,dire addio....La mia paura è morire in un incidente..quando meno lo aspetti...questo è terrificante x chi resta..Secondo me(parere personalissimo e intimo)..la morte è un attimo di pace e sollievo prima di passare oltre.Ecco il mio pensiero.
UN SALUTO A TUTTI.
Bella questa idea di dover sistemare le cose prima di andarsene e per non turbare troppo chi resta. Ancora una volta si riconosce che la morte è un fatto che riguarda solo i sopravvissuti ai quali non è opportuno lasciare i nostri debiti, come se poi ci si potesse sentire ancora in colpa.
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Vecchio 28-01-2014, 11.38.54   #5
maral
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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La paura deriva da un istinto di sopravvivenza, tolto l'istinto il rischio è chi ci possa piacere morire o detto in modo più consono, alla prima crisi esistenziale ci togliamo la vita.

...
La mia risposta "secca" è che l'Universo e noi abbiamo un finalismo.

...

Forse se la paura è il risultato di un istinto di sopravvivenza, il finalismo è il risultato della paura, ciò che permette di tollerarla ignorando le parole di Sileno al re Mida che interrogato su cosa fosse meglio per l'uomo rispose non essere mai nato o almeno, essendo nato, morire il prima possibile.
La consapevolezza che non trova senso al proprio esistere (non necessariamente religioso) non può che auspicare di non esserci, essere come un lichene attaccato a una roccia per non concepir paura. E allora la morte che l'istinto di sopravvivenza vorrebbe negare si propone come l'unica vera soluzione: non essere mai, o almeno non essere più, o almeno essere per qualcosa di altro che si ripropone sempre come un orizzonte che ci oltrepassa.


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Vecchio 28-01-2014, 18.30.53   #6
paul11
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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Forse se la paura è il risultato di un istinto di sopravvivenza, il finalismo è il risultato della paura, ciò che permette di tollerarla ignorando le parole di Sileno al re Mida che interrogato su cosa fosse meglio per l'uomo rispose non essere mai nato o almeno, essendo nato, morire il prima possibile.
La consapevolezza che non trova senso al proprio esistere (non necessariamente religioso) non può che auspicare di non esserci, essere come un lichene attaccato a una roccia per non concepir paura. E allora la morte che l'istinto di sopravvivenza vorrebbe negare si propone come l'unica vera soluzione: non essere mai, o almeno non essere più, o almeno essere per qualcosa di altro che si ripropone sempre come un orizzonte che ci oltrepassa.



E vivremmo per morire? Non mi convince perchè avrebbe senso la morte come liberazione e nulla la vita,anzi una prigione. Solo scoprendo un significato per la vita allora la morte diventa una fase di questa e potrebbe essere accettata.
Il rischio sarebbe quello di "Aspettando Godot" di Beckett, non vivere aspettando che arrivi prima o poi la morte e accorgersi troppo tardi che abbiamo sprecato la vita.

Ultima modifica di paul11 : 28-01-2014 alle ore 21.47.51.
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Vecchio 30-01-2014, 05.52.47   #7
gyta
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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come dice Wittgenstein : "la morte non è un evento della vita: noi non viviamo per sperimentare la morte e in questo senso la vita non ha fine". Ma basta questa razionalità a convincerci di non aver paura? A me sa di no. Perché non basta? Qual è l'insuperabile causa irrazionale che ci spinge ad averne comunque paura?

La causa non è irrazionale ma molto logica..
C’è un solo sentimento che ci dona la capacità di superare per davvero il credere
che la morte sia la fine della nostra realtà interiore ed è l’amare.

Chiunque abbia sperimentato anche nel piccolo l’esperienza dell’amore
rammenta l’esperienza di una dimensione differente,
solo in quella dimensione le cose che ordinariamente rappresentano per la nostra mente la realtà
vengono intese sotto una luce completamente differente, dove l’apparenza risulta essere il colore lontano
di una differente dimensione di percezione e di coscienza.

La causa logica è che nella dimensione cosiddetta ordinaria (o per essere più precisi: nella coscienza mentale condizionata)
la morte non è apparenza ma realtà della fine della coscienza di essere.
Non essendo dei giocattoli è logico non accettare l’idea di una sorta di tempo d’uso.

Quando qualcosa cozza contro la nostra esigenza interiore di autentica comprensione
non può venire per l’appunto intesa né accettata.

La paura della morte ci rammenta ad ogni istante una verità che solo la ricerca interiore ci potrà consegnare,
quella di sentire nella pelle che la nostra esistenza deve avere un senso..
sino a quando questo senso non sarà realizzato nell’esperienza
non avremo nessuna risposta coscienziale capace di sconfiggere un senso mai (ri)trovato.

L’intelletto, la consapevolezza mentale, ci indica il percorso ma sarà attraverso l’esperienza nella coscienza che accediamo
alla dimensione capace di donarci la risposta risolutiva, nella mutazione coscienziale.

C’è da augurarsi di giungere ognuno di noi a poter sperimentare nel profondo e per davvero
quella coscienza capace di sciogliere le prigioni del pensiero condizionato,
liberando la nostra capacità intuitiva sino alla realizzazione di quella coscienza mistica
in grado di restituirci – finalmente in pace- al nostro volto originario.

O perlomeno il giungere a quella fiducia mentale
capace di fare della nostra dipartita quando avverrà
il gesto estremo di un atto di dono all’universo intero.
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Vecchio 30-01-2014, 13.16.38   #8
CVC
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Riferimento: Esiste qualcosa al di fuori dell'io?

Per quanto mi autoconvinca di essere un dio, sono anch'io, come tutti, mortale.
Ciò che ci accomuna è il dover ritornare al nulla da dove siamo venuti.
Ma, forse, il nulla è per noi tale solo perchè non abbiamo occhi per vedere oltre, così come il quadrato di flatlandia non aveva occhi per vedere il cubo e gli altri solidi.
CVC is offline  
Vecchio 30-01-2014, 13.48.44   #9
maral
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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E vivremmo per morire? Non mi convince perchè avrebbe senso la morte come liberazione e nulla la vita,anzi una prigione. Solo scoprendo un significato per la vita allora la morte diventa una fase di questa e potrebbe essere accettata.
Il rischio sarebbe quello di "Aspettando Godot" di Beckett, non vivere aspettando che arrivi prima o poi la morte e accorgersi troppo tardi che abbiamo sprecato la vita.
No, non viviamo per morire, ma viviamo nell'attesa di un senso che ci racchiuda e quindi ci concluda, l'attesa di una risposta definitiva all'interrogativo che ci pone l'esistere. Godot prima o poi arriverà e ci porterà questa risposta, ma Godot non arriva, non può arrivare perché quando arriverà noi non saremo lì ad aspettarlo e l'unica risposta alla domanda resta la domanda stessa che ogni volta per ogni risposta che si illude di trovare si ripete ancora.
In fondo forse ciò che più temiamo della morte è proprio il suo poter concludere la domanda con un'ultima definitiva risposta oltre la quale neint'altro si può dire né udire.
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Vecchio 30-01-2014, 14.15.58   #10
maral
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Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

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Originalmente inviato da gyta
La causa non è irrazionale ma molto logica..
C’è un solo sentimento che ci dona la capacità di superare per davvero il credere che la morte sia la fine della nostra realtà interiore ed è l’amare.

Chiunque abbia sperimentato anche nel piccolo l’esperienza dell’amore
rammenta l’esperienza di una dimensione differente,
solo in quella dimensione le cose che ordinariamente rappresentano per la nostra mente la realtà vengono intese sotto una luce completamente differente, dove l’apparenza risulta essere il colore lontano di una differente dimensione di percezione e di coscienza.

L'amare dunque richiede una dimensione interiore intima, una dimensione piena che non ha bisogno dell'altro per riempirsi ulteriormente, ma che, in virtù della sua traboccante pienezza, desidera l'altro per donare. L'interiorità è di pertinenza dell'io, è la casa e il corpo che l'io sente suoi e in cui può restare, circondato da un mondo esterno di cui ha necessariamente bisogno, ma in cui vede il suo possibile morire ove morire significa totale alienazione, perdita di se stessi, quel se stessi che è dato dall'autocoscienza in atto. Ma oltre il bisogno di permanere nella propria interiorità, di custodire e difendere la propria casa, il proprio avere, l'io scopre nell'altro che gli resiste e lo minaccia nella sua interiorità, la possibilità di essere oggetto del dono di questa stessa interiorità piena. L'amore desidera gli stessi altri in cui l'io teme di morire perdendosi, necessità di trovare nel mondo chi accolga in dono la propria egoistica interiorità che fino a quel momento poteva solo godere di se stessa, del proprio accapparrare e conservare.
Amore e morte sono certamente legati, ma diversi e la diversità è appunto nel duplice significato dell'altro: colui che minaccia la mia interiorità salvo soddisfarla per ciò che mi manca e di cui ho bisogno o colui al quale questa interiorità può finalmente e liberamente donare la sua esorbitante pienezza intima.
maral is offline  

 



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