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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 10-02-2014, 12.42.31   #31
green&grey pocket
Ospite abituale
 
Data registrazione: 12-01-2013
Messaggi: 331
Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

la paura non è irrazionale è evolutisticamente parlando uno strumento di protezione dell'io (inteso come costruzione filosofica).
L'irrazionalità sta invece nel domandarsi della morte stessa come concetto.
Questo conduce alla filosofia, alla teologia, alla psicologia.
Severino docet.
green&grey pocket is offline  
Vecchio 11-02-2014, 16.50.11   #32
Mymind
Ospite
 
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Data registrazione: 20-08-2013
Messaggi: 67
Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Mi viene in mente l'ultima frase sussurrata da Wittgenstein in punto di morte: "Dite a tutti che ho avuto una vita meravigliosa".
Sono d'accordo, la percezione della raggiunta pienezza della propria vita vissuta rende possibile incontrare la morte senza terrore, rende pure desiderabile il suo presentarsi (perché è giusto e bello che una vita giunga al suo perfetto compimento). la morte, il muro d'ombra di cui nulla possiamo sapere se non per come vediamo gli altri morire trovo che sia propriamente la dimensione dell'infinitamente altro.
Mi richiamo qui al pensiero di Levinas per il quale l'incontro con l'altro (con il suo volto e la sua parola significante) è ciò che trascende verso l'infinito il traboccante godimento egoistico dell'esistenza- frattura nell'indifferenza dell'esserci- e in questa trascendenza il bisogno che spinge ad afferrare e trattenere si tramuta in desiderio che attira verso un assolutamente ignoto. Penso allora che forse occorra aver sentito l'altro in questo modo, con tutta la responsabilità verso la sua trascendenza, per essere pronti a morire, ove morire non significa finire riassorbiti dall' essere, ma partecipare dell'infinito che l'altro (l'assolutamente altro del volto della morte) conduce serenamente verso di noi senza volerci ghermire, come mai noi vivendo ghermimmo gli altri che si mostrarono nel loro indifeso bisogno di cui ci facemmo carico. Morire significa allora rompere l'isolamento per aprirsi definitivamente a quell'infinito che nessuna totalità, nemmeno quella di tutto l'essere, può racchiudere e tenere in pugno. Morire non è quindi svelamento, ma partecipazione profonda all'infinito di cui ogni esistente per ogni altro esistente è segno, partecipazione troppo profonda e grande perché il cuore di un io possa reggervi. Il morire non ha misura: è la gioia infinita di una vita meravigliosamente vissuta.

Per quanto riguarda il corpo credo che gyta dica giustamente che esso esprima la modalità sensoriale dell'esistenza che riguarda sia il rapporto con se stessi che il rapporto con gli altri. Il corpo siamo noi vivendo la dimensione sensoriale del bisogno frustrato o soddisfatto e del desiderio da cui siamo attratti, esso invece ci appartiene quando è la dimensione concettuale dell'io che coscientemente si progetta a dominare


Citazione:
Morire significa allora rompere l'isolamento per aprirsi definitivamente a quell'infinito che nessuna totalità, nemmeno quella di tutto l'essere, può racchiudere e tenere in pugno. Morire non è quindi svelamento, ma partecipazione profonda all'infinito di cui ogni esistente per ogni altro esistente è segno, partecipazione troppo profonda e grande perché il cuore di un io possa reggervi.

Ti quoto completamente e la frase di Wittgenstein calza a pennello, non mi sento di aggiungere altro, abbiamo idee molto simili a proposito, è stato un piacere
Mymind is offline  
Vecchio 11-02-2014, 19.45.50   #33
baylham
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-01-2010
Messaggi: 89
Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

La morte è simile allo stato prima della nascita.
Non mi sembra che i viventi trascorrano la maggior parte della vita quotidiana in stato di disperazione o angoscia per la paura di morire. L’invecchiamento porta ad accogliere la morte come una liberazione. Eco ha descritto molto bene questo stato nel capitolo finale del Il nome della rosa.
La paura di morire è razionale, è un istinto biologico di conservazione, un’innovazione casuale nel corso dell’evoluzione. Senza questo istinto probabilmente non esisterebbero organismi biologici molto complessi e strutturati.
Alla paura di morire tuttavia affiancherei la ricerca della felicità, la gioia di vivere, come istinto ancora più potente e vitale per l'uomo.
baylham is offline  
Vecchio 13-02-2014, 15.20.32   #34
maral
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L'avatar di maral
 
Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Perché l'irrazionalità della paura di morire?

Citazione:
Originalmente inviato da baylham
La morte è simile allo stato prima della nascita.
Non mi sembra che i viventi trascorrano la maggior parte della vita quotidiana in stato di disperazione o angoscia per la paura di morire. L’invecchiamento porta ad accogliere la morte come una liberazione. Eco ha descritto molto bene questo stato nel capitolo finale del Il nome della rosa.
La paura di morire è razionale, è un istinto biologico di conservazione, un’innovazione casuale nel corso dell’evoluzione. Senza questo istinto probabilmente non esisterebbero organismi biologici molto complessi e strutturati.
Alla paura di morire tuttavia affiancherei la ricerca della felicità, la gioia di vivere, come istinto ancora più potente e vitale per l'uomo.
Dire che la morte è simile allo stato prima della nascita non risolve granché, poiché nulla sappiamo del prima della nascita né del dopo la morte con la differenza che dalla nascita ci si allontana, mentre alla morte ci si avvicina e questo è il grosso problema.
Non so se esista una vera e propria finalità a costruire organismi biologici strutturati in modo più complesso, bisognerebbe comunque intendersi su cosa sia la complessità, come venga riconosciuta come tale.
E' vero comunque che di solito vivendo alla morte non ci si pensa ci si può certo pensare anche in termini liberatori quando si è afflitti dal dolore che è una sorte di anticipo, perché anche il dolore ci consegna all'alienazione, ma è un'alienazione in cui l'io resta, suo malgrado presente e sente tutta la frustrazione della sua volontà ed è di questa frustrazione che vorrebbe liberarsi. Oppure ci si può pensare in termini di raggiunto compimento del proprio senso esistenziale e allora l'incontro con la morte può certo essere gioia.
maral is offline  

 



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