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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 28-03-2013, 14.27.04   #11
Giorgiosan
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

La vedo dal punto di vista della coscienza.

C'è una evoluzione delle coscienze individuali, morale e intellettuale; non può mai accadere un allineamento sulle stesse posizioni. Ognuna si trova ad un livello evolutivo diverso qualunque sia quella che consideriamo evoluzione.

Le posizioni più evolute sono relativamente sole e non possono pretendere né di essere capite né di essere imitate.
Più una coscienza si dilata più si rende conto dell'effimero, del banale, dell'infantilismo delle altre coscienze.

Lo sdegno e la lamentatio non mi paiono gli atteggiamenti più maturi, o tempora, o mores!, come se ognuno non fosse passato, più o meno velocemente, da quegli stadi che ora si disprezzano ... forse per sentirsi una spanna più sù.

Le coscienze evolute se sono tali dovrebbero mostrare comprensione, tolleranza, coscienza che l'altro, molte volte, non può fare meglio.

Ho sentito degli "intellettuali" qualche volta disquisire su trasmissioni popolari televisive che mostravano di conoscere molto bene ... e ne ho viste alcune così irresistibilmente strappalacrime che, se in compagnia, bisognava fingere il moscerino nell'occhio

Se fossimo umili e se lo fossero gli "intellettuali", penso che il mondo andrebbe un po' meglio...

(Secondo me).


Buona Pasqua Nexus era tempo che ti facessi "vedere" , buona Pasqua a tutti ed a ognuno.

Ultima modifica di Giorgiosan : 28-03-2013 alle ore 23.03.19.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 28-03-2013, 20.14.03   #12
freedom
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Se fossimo umili e se lo fossero gli "intellettuali", penso che il mondo andrebbe un po' meglio.
Condivido pienamente. E' imbarazzante la spocchia con la quale le persone affermano ciò che ritengono verità assolute...........e che spesso sono baggianate.

E se l'intellettuale cade nella stessa trappola allora che intellettuale è? Forse uno che capisce le cose ma che, praticamente, non sa come porvi rimedio.

E' tuttavia vero che l'ignorante superbo è ancor più imbarazzante.
Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
buona Pasqua a tutti ed a ognuno.
Eccola la risposta alla cultura dell'effimero: LA PASQUA!

L'effimero vince perchè fa gioco alle classi dominanti e perchè le classi inferiori (tra le quali risiedo) non chiedono che alienare il proprio pensiero, dimenticarsi della profondità dello Spirito e degli ideali di quest'ultimo che, in qualche modo, premono nel cuore di ciascuno di noi. L'effimero vince perchè non crediamo più a nulla che non sia vantaggio personale immediato. Che non sia godimento dei sensi o della mente. A qualunque prezzo.

Questo accade perchè ci si sente i padroni del mondo autorizzati a prendere tutto senza dare niente. Si esclude in maniera assoluta che esista una intelligenza che governa l'universo, si pensa che la propria coscienza è bene che taccia e non disturbi il manovratore.

Penso che se si avesse una prospettiva più aperta sul mondo, ci si interrogasse onestamente ed umilmente sul destino di ogni persona, si considerasse che, a ben guardare, il soddisfacimento dei nostri appetiti carnali e mentali non dà quella pace e gioia che sembra promettere..........c'è anche caso che si cerchi qualcosina in più e l'effimero venga sconfitto. O almeno non vinca così facilmente.

BUONA PASQUA!
freedom is offline  
Vecchio 29-03-2013, 05.57.52   #13
gyta
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
Il disprezzo verso la cultura

Il nostro non è un Paese per intellettuali.
(Arsenio)

Non è questione di intellettuali ma di tutta un’impostazione mentale
risultato di un conflitto profondo nella mente umana
fra il potere di essere e il compromesso di appartenenza.
Il discorso è lungo.. In una cultura millenaria fondamentalmente patriarcale
lo sviluppo dell’essere (dell’identità) avviene secondo prevalenza di funzione,
manca la controparte, la gestazione interiore, essere per essere.

Citazione:
Ciò perchè mentre le emozioni che ti regala una partita di calcio sono comuni a tutti e agiscono in modo diretto su di noi,la meraviglia e la curiosità si raggiungono attraverso processi indiretti,quali alti livelli di introspezione e in generale,pensando.
(Naruto)
E se fosse solo frutto di una manipolazione millenaria di una mente nella maggior parte dei casi messa a tacere assieme alle sue domande e la sua curiosità intorno alla vita? Nei bambini la curiosità è interesse volto alla comprensione di come funziona il mondo, le emozioni, le cose.. poi velocemente si è catapultati in un ambiente dove non sono le cose in se stesse che contano ma la loro funzione in base ad una finalità ben precisa, finalità data dal sociale e dal costume, funzione come mercificazione, mercificazione che diviene valore, bene come utile non alla mente ed alle esigenze umane ma alla realtà miope del possesso, l’essere diventa l’avere, possesso come acquisizione, l’acquisire subentra come modello di sicurezza tangibile, spodesta la mente come processo di conoscenza e pone centrale la proprietà.

Tanto che in un’analisi più particolareggiata al di sotto della maschera che suscita emozione ci si incontra con una realtà ben differente dall’apparenza solidale, spesso quell’enfasi emozionale non è scaturita dalla bravura dei giocatori nel loro gioco al pallone ma da ciò che al di sotto rappresentano in ambito sociale. Rappresentano chi del lavoro ne ha fatto un gioco. O dovrei dire viceversa. Rappresentano il mondo perduto del gioco, il nostro potenziale, il gioco di squadra mirato all’azione collettiva, tangibile, realmente tangibile, non più delegato. Il frutto è lì davanti ai loro occhi che rimbalza a forma di pallone. Cosa attira, realmente..? il gloriarsi di una patria vincente alla quale anch’io appartengo? Di una squadra alla quale poter appartenere? Poter dire io sono perché loro ci sono.. li sto proprio vedendo! Tante sfaccettature apre questo discorso.. Abbiamo bisogno di essere, di essere autenticati, tramite quando occorre.. Abbiamo bisogno di sapere nella pelle in tutti i modi possibili, che siamo. Che siamo vivi, che siamo. Allora apparteniamo, ci identifichiamo, ma bisogna che qualcuno ci seduca mostrando il cuore della sua vita, quello palpitante però.

Citazione:

Sport, gioco, spettacolo, cinema e mettiamoci pure, a questo punto, la danza, il canto, la poesia... sarebbero effimeri, frivoli, “volatili nel tempo”? Sono il trastullo delle masse becere ed ignoranti, del popolo? Secondo quale criterio? Secondo quale idea di società?

Beh, la prima cosa che mi fa venire in mente è che non sia poi così tanto effimero per il “popolo”, il quale da un lato anela alla libertà ed alla scelta, ma dall'altra ne ha tremenda paura e dunque delega il proprio potere ad altri. Dovrei dire: ne abbiamo, poiché anche noi ne facciamo parte. Nulla di ciò che è umano mi è alieno, disse un tale.

Si tratta di simboli e rituali, a cui tutti in qualche misura partecipiamo in quanto esseri umani, Totti è il gladiatore dei nostri giorni, fa emozionare, la gente si identifica, un passaggio spettacolare, un goal, pubblico in delirio, gesti teatrali di esultanza! Orgasmo! Ma certo che c'è un significato profondo ed inconscio. E' una rappresentazione quasi mitologica, c'è teatro, c'è senso di comunità, c'è liberazione di energia, di istinti e pulsioni.
(Nexus6)

Quel modo di sentirsi assieme, di vincere o perdere assieme, di identificarsi ovvero di ricercare, di necessitare di uno specchio che ci restituisca la nostra immagine o perlomeno parte della nostra immagine estrapolandone il ruolo archetipo e consegnandocelo come senso e conferma di senso della nostra energia più profonda (che emerge sotto forma di emozione) è comunque da un certo punto di vista, condizionato dall’essere convogliato obbligatoriamente attraverso il filtro del tipo di ambiente e di cultura, ovvero sociale, entro il quale si nasce si cresce e si vive. La ricerca di quel benessere interiore, sorta di orgasmo pret a porter e di ricerca di crescita attraverso l’emulazione, seppure simulata (e non mi riferisco solo ai ragazzi ma anche e principalmente agli adulti) è necessità e urgenza di giungere a toccare in noi quella particolare corda capace di farci risuonare il più interamente possibile, entro un senso che sia se non esistenziale perlomeno sociale. Ma il come, la maschera rappresentativa che riveste l’archetipo, risponde ad imperativi storici sociali di una cultura ben definita attraverso la definizione del concetto di funzione. La scelta allora fra le maschere di rappresentazione è fra quelle che, seppure nel profondo rispettano le figure base degli archetipi, la società di turno trova utile secondo ciò che (ahimè, purtroppo.. filosoficamente e culturalmente..) ha assodato socialmente funzionali.

La conoscenza scientifica ha la capacità, di fare risuonare in noi quell’infinitezza intangibile eppure sconvolgente, quel senso di vertigine profondo, ugualmente e più della rappresentazione stereotipata della morte, miliardi di volte superiore alla stereotipata passione abbozzata fra amanti sullo schermo, quanto la rappresentazione dionisiaca come funzione sacrale nel teatro greco.. Ma nell’antica grecia la rappresentazione teatrale aveva funzione primaria nel sociale era la realizzazione che univa ogni uomo nel sociale attraverso il sentimento di comunione fortemente estatica col divino che animava e liberava ogni percezione di finitezza nell’uomo rompendo gli argini alla trascendenza.

Considerato utile socialmente poiché capace di unire la società attraverso l’esperienza spirituale che maturava negli individui attraverso la moralità la coesione solidale, forza in tempo di pace che di guerra. L’iniziale ispirazione a Dioniso che abbracciava sino agli estremi della profondità dei sentimenti umani e delle urgenze interiori del senso della vita e della morte, delle passioni veniva vissuto come atto creativo e travolgente, mutante e non passivo. Chi assisteva e partecipava entrava mano a mano a sperimentare la creatività e la passione dell’essere. Ora, se il nostro mondo sociale fosse man mano un po’ meno settoriale quella unificazione di ciò che concorre all’emersione nell’uomo della sua interezza potenziale potrebbe risolutamente manifestarsi sino a mutare l’oggetto scienza in soggetto di specchio e scoperta, non poi troppo differentemente dall’arte non solo contemplata ma vissuta attraverso più sensi possibili, non solo la vista; essere, fare parte attiva della scoperta, non solo da distanza indagatrice, ma arte, un’arte priva di confini, dove l’individuo è centrale, uno scoprire e scoprirsi che è creazione.
L’ispirazione del gioco del bambino consolidato potenziato nel continuo di un sorprendersi che è scoperta e scoprirsi. Scienza come arte del caos e del suo (apparente) opposto. Arte come linguaggio dei sensi e dei sentimenti.

Se l’ ”Altro” il mistero sperimentato, esperito, indossava nell’antica grecia la maschera di Dioniso, il linguaggio della sensibilità della scienza è il suo volto futurista. Solo da scardinare limiti imposti e visioni consunte, verso una collaborazione sempre più vicina fra artisti di differenti discipline. E’ d’altronde vero che questa visione delle cose dove l’essere, la creatività, il coinvolgimento attivo sono centrali ha necessità di una maturazione nei tempi.. Non credo possiamo pensare e passare da una base fondamentalmente di alienazione al sociale ed alla vita scissa spesso in anfratti ad una esplosione sensoriale e solidale dell’esperienza sociale e del mondo inteso come scoperta del mondo.. come esperienza mistica..

Un tempo ora lontano per alcuni l’idea di volare era un sogno.. nato come anelito folle divino.. Esistono ricercatori ‘quadrati’, matematici ‘autistici’ ma anche quelli folli.. di cui alcuni molto ragionevoli.. L’idea, le più ambiziose idee, non è spinta dalla funzione utilitaristica che tanto sembra imbevere i richiesti, ordinari, fini “sociali” ma il puro inutile, ciò che erroneamente chiamiamo “inutile”, ciò che spezza i confini dell’anima umana. Bene, quell’inutilità cerchiamo e ci necessita più di ogni altra cosa al mondo.. [essere].

Ma -parafrasando un commento credo di Confucio ad un’immagine dell’i ching- la solidarietà basata sulla comunione di interessi non è e non sarà mai la vera forza solidale poiché destinata a durare sino a quando quegli interessi e quei gusti non cessino; la vera solidarietà come forza invincibile nasce da aspirazioni di mete comuni a tutta l’umanità dove la giustizia, la rettitudine e la costanza sono i reali fondamenti dell’aiuto reciproco, non aspirazioni personalistiche ma quelle fondate sulla luce della ragione dove il bene più alto quello dell’intelligenza profonda ha da essere destato.

In tale luce ci si accorge facilmente del perché comunioni proiettate all’esterno ed usate per saggiare un bene di pronto uso non siano in realtà mai in grado di giungere a diventare dei punti di forza di aggregazione né una reale fonte di benessere capace di innalzare l’uomo alla sua interezza più profonda quella, come dicevo prima, capace di spezzare definitivamente i confini dell’anima umana, della solitudine esistenziale.
gyta is offline  
Vecchio 29-03-2013, 11.57.38   #14
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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L'età dell'oro...

"A Beethoven e Sinatra
preferisco l'insalata
a Vivaldi l'uva passa
che mi dà più caloriiee!"
(Bandiera Bianca di un inossidabile Battiato)

Penso che la categoria dell'effimero sia davvero tanto relativa ed anche nell'uva passa sia riposto l'intimo segreto dell'uomo. Non credo ci siano emozioni di differente qualità, alcune più superficiali, mentre altre arrivano alla radice dell'essere. Alcune più palpitanti, altre meramente televisive ed effimere. Il bosone ed il pallone. Questa distinzione, secondo me, nasconde (ripeto) almeno tanta violenza quanto quel “disprezzo verso la cultura” di cui parla Arsenio. Sono due facce della stessa medaglia, è un dialogo tra sordi: si risponde al disprezzo verso la cultura con altrettanta alienazione, nonostante sembra sia condita da pensieri molto colti e razionali.
Qual è la differenza in fondo?
Nessuna, ognuno è seduto sul proprio trespolo senza alcuna volontà di comprendere l'uomo ed il singolo, le proprie piccole o grandi passioni, la propria vita. Anche quella fatta dalle bollette, dall'innamoramento per l'attore di turno e dalla vacanza pagata a fatica. E dalla pay-tv.

Senza moralizzare la domenica allo stadio e tutto il resto.

Si pontifica da un empireo che davvero, questo sì, sa di morte, poiché l'uomo, quello reale, ne è davvero molto distante. Ma va bene anche questo, se di questo si ha bisogno.

Citazione:
Originalmente inviato da gyta
Un tempo ora lontano per alcuni l’idea di volare era un sogno.. nato come anelito folle divino.. Esistono ricercatori ‘quadrati’, matematici ‘autistici’ ma anche quelli folli.. di cui alcuni molto ragionevoli.. L’idea, le più ambiziose idee, non è spinta dalla funzione utilitaristica che tanto sembra imbevere i richiesti, ordinari, fini “sociali” ma il puro inutile, ciò che erroneamente chiamiamo “inutile”, ciò che spezza i confini dell’anima umana. Bene, quell’inutilità cerchiamo e ci necessita più di ogni altra cosa al mondo.. [essere].


Un saluto e buone feste.



P.S.
Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Buona Pasqua Nexus era tempo che ti facessi "vedere"
Ritornando sul forum ho trasgredito ad una promessa fatta a me stesso tanto tempo fa; questo è stato, dunque, solo un breve ed effimero passaggio. Una parte di me prova una certa nostalgia per ciò che una volta era (personalmente) il forum, come comunità, intendo. Ai miei occhi, per la mia storia, sembra ora una piana dispersa e triste. Ripeto: è solo una mia proiezione. Ho incontrato e mi sono scontrato, ho sofferto, sono a mio modo cambiato. Ne conosco a fondo le dinamiche, dopo averle sperimentate sulla mia pelle. Le positive e quelle pericolose.
Quello di tutti è proprio un breve ed effimero passaggio, nel quale vorremmo lasciare un qualcosa di solido e permanente che sopravviva alle nostre vite. Osserviamo i nostri simili con più compassione, dunque, poiché i loro desideri sono anche i nostri. Ognuno fa il possibile per raggiungerli o almeno per non finire troppo lontano, con i mezzi a propria disposizione e difendendosi come può dai propri fantasmi.

Ciao a tutti e buona vita.

Ultima modifica di nexus6 : 29-03-2013 alle ore 13.50.47.
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Vecchio 29-03-2013, 15.16.31   #15
arsenio
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Re: Riferimento: La vittoria dell'effimero.

[quote=gyta]Non è questione di intellettuali ma di tutta un’impostazione mentale
risultato di un conflitto profondo nella mente umana
fra il potere di essere e il compromesso di appartenenza.
Il discorso è lungo.. In una cultura millenaria fondamentalmente patriarcale
lo sviluppo dell’essere (dell’identità) avviene secondo prevalenza di funzione,
manca la controparte, la gestazione interiore, essere per essere.


Una cultura patriarcale maschile si fonda perlopiù sull'appartenenza gregaria, sulle funzioni del “fare”, dell'avere, apparire, competere soprattutto, anche per quanto riguarda la conoscenza.
Si contrappone a quella dell'”essere”, di genere femminile, la cui identità si sostiene piuttosto sulla relazione, introspezione, mondo del sentimento e delle emozioni, dell'intuizione, di una maggior sensibilità ricettiva verso l'ambiente umano. Informazione, erudizione maschile, ecc. certo potrebbero acquistare maggior spessore arricchendosi del “femminile”. E' un tema collaterale a quello qui presentato, che non mi lascia indifferente.

arsenio
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Vecchio 29-03-2013, 21.43.39   #16
Tempo2011
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
QantonioQ

Che la gente, la massa, dedichi il suo tempo al lavoro e poi alle cose effimere è una verità che già gli antichi filosofi conoscevano bene. Consigliavano a tutti di seguire la via stretta della verità.
I grandi, i filosofi, i geni, spesso sono “inattuali” (per usare un termine di Nietzsche), ossia possono essere apprezzati e capiti dalle generazioni successive alla loro.
L’effimero secondo me attrae la grande massa del popolo allo stesso modo del vino. Chi è stanco dopo un lavoro di 12 o più ore preferisce distrarsi al circo, allo spettacolo della lotta dei leoni, piuttosto che mettersi a studiare Eraclito, Platone o la Montalcini.
Dunque è una questione di lavoro che logora tutte le facoltà dell’uomo, dal lavoro comandato dello schiavo e di quello medio dell’operaio e dell’impiegato.
L'effimero, impostato in questo modo, ha una sua logica; anche dio al settimo giorno si riposò. Mentre, a quanto sembra, quello che ha attirato la mia attenzione e quella degli altri, è il significato profondo che diamo a questo "riposo", al punto da innalzarlo su di un altare come un feticcio. Infatti, la maggior parte di quei protagonisti che lo porgono in coppe traboccanti di inutilità, ubriacando le folle, sono a loro volta innalzati sugli altari come moderni dei.
Citazione:
Da quando nell'epoca moderna gli imprenditori (il capitalismo – si dice) hanno ridotto il lavoro a “forza-lavoro”, il bisogno di filosofi, matematici e poeti è stato messo nel cassetto. Ora si tratta di aprire quel cassetto e far studiare i grandi pensatori a tutti (nelle istituzioni dell’educazione scolastica). Si può obiettare che questo già si fa (si insegna il greco, il latino, la filosofia, la matematica). Evidentemente occorre una riforma dell’educazione, anche civica. Occorre far sì, formando i giovani, che essi comprendano che una cosa è il tifo, un’altra il calcio. Che da un lato c’è l’ignoranza e la volgarità, dall'altra la civiltà. Ma la civiltà, una nuova civiltà non viene sulla base di buoni propositi. Occorre che qualcosa come il divino accada come evento che illumini tutti – come accadde con l’incarnazione di Gesù Cristo (potrebbe essere il ritorno, la parusia). Non dico che nel frattempo non ci resta che attendere passivamente, ma andandogli incontro elaborare quel linguaggio nuovo che può richiamare la gente all'autenticità. Ciò ad ogni livello: politico, culturale, economico, dei mass media, ecc.
In questo secondo periodo il pensiero cambia. Allora, potremmo affermare che l'effimero ha un maggior vantaggio la dove la cultura è più rarefatta? Ovvero: se l'effimero serve per il ristoro dell'uomo, come un buon bicchiere di vino a fine pasto, è proprio necessario innalzarlo al di sopra di tutto e di tutti: anche della Montalcini?

Ultima modifica di Tempo2011 : 30-03-2013 alle ore 11.15.14.
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Vecchio 29-03-2013, 21.59.52   #17
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
nexus6

Beh, la prima cosa che mi fa venire in mente è che non sia poi così tanto effimero per il “popolo”, il quale da un lato anela alla libertà ed alla scelta, ma dall'altra ne ha tremenda paura e dunque delega il proprio potere ad altri. Dovrei dire: ne abbiamo, poiché anche noi ne facciamo parte. Nulla di ciò che è umano mi è alieno, disse un tale.

Si tratta di simboli e rituali, a cui tutti in qualche misura partecipiamo in quanto esseri umani, Totti è il gladiatore dei nostri giorni, fa emozionare, la gente si identifica, un passaggio spettacolare, un goal, pubblico in delirio, gesti teatrali di esultanza! Orgasmo! Ma certo che c'è un significato profondo ed inconscio. E' una rappresentazione quasi mitologica, c'è teatro, c'è senso di comunità, c'è liberazione di energia, di istinti e pulsioni. Magari, per un attimo, anch'io ho mandato quella palla in rete, ho fatto qualcosa di importante, di potente ed esultano con me tutti quanti, per un effimero attimo. E sfascio pure qualcosa, insulto qualcuno, sfogo l'energia rabbiosa, per poi tornare ordinatamente a casa, in silenzio, sennò disturbo i condomini. Anche se c'è la fame nel mondo ed una trentina di sanguinose guerre in corso. Anche se giovani e meno giovani non trovano il lavoro.

Abbiamo rapporti emotivi con i nostri attori preferiti, sicuramente più di quanto potremmo mai averne con un topo di laboratorio, per quanto faccia “progredire” l'umanità. Abbiamo dentro di noi anche tanti personaggi stupidi, “caciaroni”, insensibili, bambini chiassosi che si emozionano più per un clown, che per un professore di filosofia. Davvero non trovo strano, dunque, la maggiore attenzione data alla morte di un'attrice, piuttosto che a quella di una scienziata. Ammetto che sarei stato sorpreso del contrario. Il ricercatore è solitario, non aspira né anela in cuor suo al riconoscimento, allo stipendio e se potesse ne farebbe pure a meno, come di fatto quasi accade... anche lui fa parte a suo modo del teatro, ha un altro ruolo tuttavia e mette a frutto le proprie nevrosi in altro modo.

Cosa ha fatto, per me, la Montalcini? Chi è? Cosa mi ha dato emotivamente? Ho esultato per lei? Ho pianto con lei? Che cosa ha smosso in me, a parte l'ironia per gli abiti da mummia? O qualche pensiero razionale sul maschilismo millenario che ha privato l'umanità del contributo femminile? O qualche riflessione sulle sue scoperte che magari, un giorno, potrebbero salvarmi la vita?

E' inoltre molto meno disturbante, più comodo e facile, emozionarsi per il fatto che il nuovo Papa abbia incredibilmente! pagato l'albergo, piuttosto che dalla scoperta del bosone di Higgs o dal teatro nel teatro pirandelliano.
Sì, magari quest'ultimo potrebbe farmi rendere conto che recito una parte indossando anch'io una maschera, ma volete mettere la sensazione roboante del goal? O le emozioni versate di fronte ad un film strappalacrime?
Per riassumere il tuo pensiero, potremmo affermare che nell'uomo prevalgono più gli istinti, le emozioni, l'irrazionale, le passioni e l'improvvisazione che non il razionale? Diamo più ascolto a quello che ci comunica la pancia che non la mente? Come ho affermato nel precedente post, io condivido il fatto di pensare all'effimero come a un buon bicchiere di vino, ma gli altari come li spieghiamo se non con una scelta di campo ben precisa?
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Vecchio 29-03-2013, 22.35.55   #18
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
naruto

Io credo che per dare una risposta giusta a tale quesito,si debba evidenziare il fatto che ragione e stati emotivi siano strettamente correlati.Più precisamente è lo stato fisiologico emotivo,scaturente dalla percezione di una realtà esterna,a determinare una condotta di pensiero e infine l'azione.Prendiamo ad esempio la finale dei mondiali di calcio e la scoperta del bosone di Higgs e per ipotesi collochiamo i due eventi nello stesso giorno e alla stessa ora,entrambi trasmessi in TV. La domanda è molto semplice: perché la quasi totalità degli ascoltatori starà guardando la finale dei mondiali,con un totale disinteresse per la scoperta del bosone?? Perché la partita,per natura,è più entusiasmante per chi non ha mai ragionato e capito emozionalmente la straordinaria complessità della natura,e l'inspiegabile mistero che si cela dietro essa.Ciò è ricollegabile (secondo me) a qualcosa di fisicamente concreto a livello cerebrale(essendo uno strenuo sostenitore del meccanicismo).Mi spiegoiù volte ho provato a discutere sulla straordinarietà della natura (e tutto ciò che ne può scaturire) con dei miei amici.Razionalmente i miei interlocutori mi seguivano e alla fin fine riconoscevano la veridicità dei discorsi.Poi,come se avessimo parlato della ricetta di una torta al cioccolato e arancio,si rimettevano a discutere o a far altro,come se l'argomento non li avesse minimamente toccati da un punto di vista emotivo. A conferma che siffatti discorsi non li abbiano quantomeno incuriositi, posso assicurarvi che non hanno mai voluto approfondirli di loro spontanea volontà né ne hanno più riparlato. Ora ammetto che ho scarse conoscenze in neurofisiologia, ma ho cercato di spiegare a me stesso che una tale indifferenza verso argomenti così interessanti e degni, sia dovuta a una qualche "carenza" a livello cerebrale che non permette loro una risposta emotiva concreta a tali concetti. Appare più che evidente che la parola carenza in realtà non designa una carenza vera e propria, in quanto designa una condizione comune e normale alla quasi totalità del mondo. Perché noi siamo qui a dedicare tempo alla filosofia,a scambiare opinioni e a spremerci le meningi? Perché la filosofia ci emoziona e scommetto che chiunque in questo forum, nella sua vita, abbia provato almeno una volta la meraviglia filosofica (che è uno stato emotivo). Senza la spinta di essa è sicuro che anche noi preferiremmo una partita di calcio a un importante scoperta scientifica,pur sapendo razionalmente l'assoluto divario che separa i due eventi.
Non che voglia sigillare il tuo punto di vista come quello definitivo, per carità, ma leggendo la citazione sotto riportata, togliendo la parte religiosa e introducendovi l'effimero, potrebbe essere calzante, giacché vi sono alcuni che ne possono fare a meno mentre altri, addirittura, lo mitizzano?
Citazione:
Io non posso concepire un Dio che ricompensa e punisce le sue creature e che esercita una volontà simile a quella che noi sperimentiamo su noi stessi. Né so immaginarmi e desiderare un individuo che sopravviva alla propria morte fisica: lasciate che di tali idee si nutrano, per paura o per egoismo, le anime fiacche. A me basta il mistero dell’eternità della vita, la coscienza e il presentimento della mirabile struttura del mondo in cui viviamo, insieme con lo sforzo incessante per comprendere una particella, per piccola che sia, della Ragione che si manifesta nella natura.

Albert Einstein
Citazione:
Riprendendo ora il discorso sulla vittoria dell'effimero io credo che la conclusione più adatta a tutto il mio discorso sia questa:è dunque la scarsa capacità di emozionarsi(o meravigliarsi),e quindi capire realmente l'importanza di eventi scientifici o concetti filosofici ad essere alla base della predominanza dell'effimero(così come lo stiamo intendendo ora). Ciò perché mentre le emozioni che ti regala una partita di calcio sono comuni a tutti e agiscono in modo diretto su di noi, la meraviglia e la curiosità si raggiungono attraverso processi indiretti, quali alti livelli di introspezione e in generale, pensando.
Quest'ultima è una facoltà non comune ed estranea alla quasi totalità,ma al contempo è alla base delle nostre preferenze atipiche(il bosone rispetto alla partita di calcio).Il ruolo delle emozioni e la capacità di provare certi tipi di emozioni, sono dunque essenziali,a mio avviso,per spiegare la vittoria dell'effimero.

A onor del vero ho estremizzato un pò Chiunque in questo forum non resterebbe impassibile se si perdesse la finale dei mondiali,ma è un estremizzazione legittima in quanto utile per spiegare il principio alla base.
Secondo me, più che l'incapacità a emozionarsi, vi è la pregiudiziale del comprendere. Ovvero: il mio grado di esperienza di vita vissuta e culturale, mi permettono di comprendere solo alcune o moltissime cose. Allora ecco che quelle che comprendo mi faranno emozionare, facendo rimanere fuori dalla porta tutto il resto. Mentre, in contrapposizione, ecco che avremo qualcuno che afferma: "A me basta il mistero dell’eternità della vita, la coscienza e il presentimento della mirabile struttura del mondo in cui viviamo, insieme con lo sforzo incessante per comprendere una particella, per piccola che sia, della Ragione che si manifesta nella natura." In ogni modo, chissà se anche Einstein non si bevesse un buon bicchiere di vino lasciandosi andare a qualche pausa di effimero?
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Vecchio 29-03-2013, 23.10.54   #19
Tempo2011
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Citazione:
nexus6

Sport, gioco, spettacolo, cinema e mettiamoci pure, a questo punto, la danza, il canto, la poesia... sarebbero effimeri, frivoli, “volatili nel tempo”? Sono il trastullo delle masse becere ed ignoranti, del popolo? Secondo quale criterio? Secondo quale idea di società? Eppure sono bisogni umani da diverse migliaia di anni; esistevano nell'antica Grecia gare di tragedia che potremmo assimilare ai nostri premi Oscar, durante le quali i “registi” ricevevano onore e gloria.
Credo che accomunare nell'effimero la danza e il canto (ti riferisci al classico), lo ritengo contraddittorio, proprio perché sono arti che durando nel tempo. Per non parlare poi della poesia che è considerata all'unanimità il punto più alto che l'uomo possa raggiungere. Se effimero significa che dura soltanto un giorno, come puoi inserire nel contesto queste arti?

Citazione:
Le narrazioni hanno una funzione terapeutica e, come sostiene Umberto Eco, danno forma al disordine dell'esperienza e questa “è la ragione per cui gli uomini dagli inizi dell'umanità raccontano storie.” (Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani)

Sorprendersi, come è capitato in passato anche a me, del fatto che il povero “popolo” preferisca un attore ad uno scienziato che lavora per l'umanità, da un lato manifesta una pretesa di superiorità morale, dall'altro un lamento infantile del tipo “perché non è tutto come vorrei io? Perché gli altri non si comportano come me?”

Forse Freud, visto l'hai citato, avrebbe intravisto un po' di narcisismo o un desiderio di controllo onnipotente. Il quale potrebbe portare a distorsioni, tipo quelle del simpatico Naruto che razionalizza la faccenda ipotizzando un deficit cerebrale nelle persone che non si emozionano per il bosone di Higgs (come facciamo "noi"), ma impazziscono per Totti. Alla radice, questi atteggiamenti sono proprio quelli che hanno dato origine ai totalitarismi più pericolosi: alcuni sono biologicamente superiori ad altri, alle masse, a certi gruppi sociali, i quali dunque vanno guidati, dominati e, se è il caso, mandati pure al macello. Poiché la loro vita vale un po' meno, così come i loro trastulli volatili nel tempo. Ho estremizzato solo per mostrare come un apparentemente innocuo pensiero possa nascondere la stessa violenza di un liberatorio insulto allo stadio. O banalmente lo stesso senso di comunità, un "noi" ed un "loro". E per mostrare come, in fondo, nulla di ciò che è umano ci è poi così estraneo.

Ognuno si salva come può, Tempo2011, c'è chi si scatena allo stadio e chi, invece, si accapiglia in un forum con persone sconosciute. Mi pare siano due facce della stessa medaglia.

Termino il mio effimero passaggio.


Prima di terminare definitivamente questo effimero passaggio, almeno dammi la possibilità di risponderti. Allora, per prima cosa sono contento che tu sia riapparso in questo forum per rispondere a un mio thread e che, a quanto sembra, da un certo periodo in qua sia diventato piatto e non ti stimola più. In effetti, anch'io, avendolo seguito da uditore per molto tempo, ho notato il cambiamento; però non ho compreso quali siano stati i motivi. In ogni modo, ti voglio precisare che ho postato questo tema, solo perché mi incuriosiva sotto un profilo della comprensione umana, giacché il sottoscritto è un amante dell'effimero, anche se non alzo negli altari nessuno...nemmeno Totti. Mentre lo farei volentieri con la bella Illary. Ha ha ha ha.
Specificato ciò, ho trovato quest'ultimo tuo intervento poco produttivo per la comprensione del problema sollevato. Di fatto, affermare che ognuno fa quel che gli pare è lapalissiano e, quindi, super scontato. Hai fatto terminare il tuo intervento a vino e tarallucci. Mentre, se ti fermassi ancora un po', sia te che io potremmo cambiare parere o condividerne qualche altro differente, dal nostro.
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Vecchio 29-03-2013, 23.33.24   #20
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Riferimento: Re: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
arsenio

Il disprezzo verso la cultura

Il nostro non è un Paese per intellettuali.
La scienziata Levi Montalcini ebbe insulti di ogni tipo quando entrò a Palazzo Madama, soprattutto da certe fonti politiche.
Il comico Grillo, nel 2001, parlando del suo Nobel la definì “vecchia putt. ...” e dopo la querela patteggiò per 4000 euro.
Quando andò a votare, centenaria, si ebbe altri buoni “apprezzamenti”, e con gran dignità disse che rifiutava qualsiasi gentilezza e avrebbe fatto come gli altri la lunga fila.

Accomunata ad altri intellettuali di fama internazionale, invidiatici da altri Paesi.
Tutti i migliori studiosi e saggisti sarebbero “intelletti miserabili” o “cattivi maestri”, come sono definiti dalla società sia laica che clericale:
Eco, Giorello, Boncinelli, Odifreddi, Bodei, Borgna, Serra,Augias, Scalfari, Sartori, Cacciari, Vattimo, Veca.

In quanto al declino culturale, le motivazioni vanno cercate in un processo storico: fascismo, “boom economico del dopoguerra, scuola rigorosamente classista degli anni '50 – '60, fenomeno del ' 68 ( il “6 politico”) e sempre più grave decadenza dell'istruzione, di chi decide, di chi insegna, ecc. fino ai nostri giorni.
Senza addentrarci nel più ampio quadro della decadenza occidentale, di cui l'Italia attualmente è il più emblematico esempio

Non è estranea al nostro discorso la “cultura di massa”, omologante,consumistica, che abbiamo importato con gran ritardo dagli Stati Uniti. Già negli anni '40 erano diffusi certi saggi famosi, come “Dialettica dell'illuminismo” della Scuola di Francoforte e via via saggi di sociologi americani ancor oggi attuali e da citare.
Sono noti a tutti, attraverso la saggistica attuale ( per esempio la “società liquida” di Bauman) lo stato della cultura, anche a seguito della diffusione della rete, la perdita di saperi tradizionali, la lettura inesistente, o di libri spazzatura promossi dalla TV,l'analfabetismo di ritorno di laureati, di leader e manager additati come esempi imitabili,ecc.

Certi termini come “omologazione”, “assuefazione consumistica”, società effimera delle veline e calciatori, film “panettoni” e “romanzi di plastica” ai primi posti in classifica, sono di dominio pubblico;
l'assorbimento passivo di modelli indotti dal contesto culturale, il ruolo delle famiglie, responsabili di certe scelte, di certe figure portatrici di quelli che oggi sono considerati “valori”, la mancanza di spirito critico, di riflessione assunti come “normalità”, se non come nuovo augurabile aspetto della cultura.

Bondi: “gl' intellettuali a me fanno schifo”

Brunetta: “con la cultura non ci si fa un panino”

Tremonti: “con un sonetto non si ripara un rubinetto”
.
ecc

Ben rappresentano la spaventosa povertà etica, estetica, culturale
che ci affligge.


arsenio
Degli episodi che hai citato, non ne ero informato, altrimenti non avrei sostenuto quel cretino di Grillo alle ultime elezioni. Infatti, apostrofare come putt......a una vecchia scienziata come la Montalcini, soltanto un cretino come lui poteva farlo. Peccato che di questo episodio non l'abbia saputo prima.
In ogni modo, da quello che ho letto, secondo te il problema è solo e soltanto culturale, e su questo potrei essere d'accordo; però io non lo circoscriverei solo all'Italia, perché, a quanto sembra, l’effimero primeggia, in tutto il mondo. Allora possiamo affermare che, con l'apertura di tutte le frontiere, abbiamo scoperto che l'effimero globalizzato è esistito da sempre, perché è l'ignoranza di massa che è esistita da sempre? Nella pratica, chi possiede la cultura sono sempre quei quattro gatti che fanno il bello e il cattivo tempo... anche nell'effimero?

Ultima modifica di Tempo2011 : 30-03-2013 alle ore 11.20.33.
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