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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 26-03-2013, 05.30.12   #1
Tempo2011
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La vittoria dell'effimero.

Avrei dovuto iniziare questo thread qualche tempo fa, poiché gli esempi che porto hanno già qualche mese; ma come paragone, per lanciare il topic, lo ritengo ancora valido.
Di fatto, sono rimasto stupefatto di quanto spazio televisivo e radiofonico sia stato riservato all'attrice Mariangela Melato, al momento della sua morte, paragonandolo con lo spazio dedicato alla scienziata Rita Levi Montalcini. Nella pratica, il primo è stato il doppio di quello dedicato alla scienziata che, a opinione comune, è stata una delle più grandi menti italiane che l'hanno portata al premio Nobel.
Per continuare a essere sincero, devo dire che l'avvenimento non mi ha sorpreso fino in fondo, poiché da tantissimi anni rimango incuriosito su come la gente dedichi alle cose frivole ed effimere, più interesse, dedizione e partecipazione di quanto in realtà si meriterebbero, data la loro volatilità nel tempo.
E questo maggior valore di attributo, è riscontrabile anche sotto il profilo economico, poiché vediamo che un ragazzo di venti anni, solo perché sa dare quattro calci a un pallone o usa bene una mazza da golf, perché gli vengano riconosciuti ingaggi milionari; mentre una scienziata come la Montalcini si è dovuta accontentare di un modico stipendio per tutta la vita. In pratica, non esiste paragone su come sono trattati sotto un profilo economico, morale e di notorietà: attori del Cinema, del Calcio, Pugilato, Nuoto, Vela, Golf, Tennis ecc. e scienziati di alto rango e premi Nobel. Che cosa vi fa venire in mente questa propensione verso l’effimero che risulta sempre vittorioso su quel mondo che invece permette di progredire a tutta l’umanità? Avete un'opinione in proposito?
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Vecchio 26-03-2013, 09.59.32   #2
La_viandante
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Se lo spazio della comunicazine massmediatica è tutto occupato da queste "armi di distrazione di massa" come si fa a trovare spazi di discussione sulle cose importanti, come si esercita il senso critico sulle questioni fondamentali della vita del paese, come si raggiunge un grado sufficiente di informazione per operare le giuste scelte al momento del voto ad esempio? Semplice .. non si fa. E' un totalitarimo di tipo diverso, la coercizione non è effettuata con la forza, ma con distrazione, spettacolo, divertimento, argomenti leggeri, rissa anche perché no, attrae molto anche quella ma non suscita riflessione, anche il dolore stesso spettacolarizzato in tv minimizza le sofferenze reali della gente, inibisce l'empatia, ma l'importante è anche riempire di notizie, servizi, informazioni, impedendo che quelle davvero importanti possano imporsi all'attenzione generale. Ed è un modo come un altro per censurare, senza che se ne abbia però la consapevolezza. Attraverso questo agenda-setting si impongono argomenti di poco conto su cui la gente discute e si eliminano spazi di reale discussione pubblica almeno dai media in linea con quanto detto dalla Arendt copio da qui

https://filosofiaenuovisentieri.word...tica-pubblica/

«[...]Non a caso Hannah Arendt definisce il totalitarismo come la distruzione dell’idea di spazio pubblico, […] è proprio l’eclissi di questo spazio pubblico che priva gli uomini della possibilità di un confronto dialogico sui principi normativi della vita pubblica»


Ultima modifica di La_viandante : 26-03-2013 alle ore 13.08.25.
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Vecchio 26-03-2013, 13.58.38   #3
gyta
______
 
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Potrei riportare parola per parola la risposta di Viandante,
con l’unica aggiunta sulla Melato abbastanza distante
dal ruolo di ‘distrazione effimera’, fagocitata suo malgrado
entro la melma autistica caratteristica del mezzo televisivo.
La tua domanda Tempo2011 è lecita e limpida ma dare spazio
all’intelligenza significherebbe stimolare alla riflessione, col rischio
che magari ci si accorge che l’intelligenza può appartenere ad ognuno.
Ed allora come lo si può ancora manipolare un elettorato che si fa domande?
Come imporre un’economia che riduce alla fame i più? Come pubblicizzare prodotti
che valgono nulla e che fanno chiudere le piccole industrie, quando non recano violenza dall’altra parte del mondo?
Come le metti a zittire persone che comprendono che il sapere non è potere di acquisizione ma normale passione di vita?
Non sono sufficienti gli adolescenti e i laureandi? Vogliamo degli adulti capaci di credere che pensare sia potere?
Che volere sia potere? E quando poi lo credono per davvero, chi li ferma?
L'esercito ce lo abbiamo già tutto qui al Tav!
Meglio mantenere le barricate, da una parte il sapere, dall’altra la realtà quotidiana: che mai s’incontrino!
Da ridere? Da piangere..

Eppure anche le formiche nel loro piccolo s’incaxxano prima o poi. Speriamo prima.

Ma se persino fra gli spiritualdotti la passione da che mondo è mondo è bandita!
Perché dovremmo stupirci se è tutto più bello muto?
Avete mai visto il film “invasion”.. beh, non che sia poi tanto distante
dall’imperativo silente attraverso il quale ci alimentiamo dalla nascita:
godi (se puoi) ma non fare troppo rumore e se soffri fallo in silenzio, per favore. Amen.
La realtà? Quella cosa che sta al di qua dello schermo
alla quale non dovresti mai abbassare il volume né poter cambiare canale.

Tutto deve essere istituzionalizzato, burocratizzato, anche la rivolta. Amen.

Levi Montalcini? E' già tanto se l'hanno ricordata!
Tanto per convincere che tutto sommato la televisione è pur sempre informazione per davvero!!!
Anzi, talvolta pure cultura!

Anche se ancora ho le idee un po' confuse
su ciò che intendano con cultura.. E voi?..

p.s:

E ti domandi come mai non pagare chi usa l’intelligenza non per fini industriali?
gyta is offline  
Vecchio 26-03-2013, 21.57.48   #4
Tempo2011
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
La_viandante

Se lo spazio della comunicazione massmediatica è tutto occupato da queste "armi di distrazione di massa" come si fa a trovare spazi di discussione sulle cose importanti, come si esercita il senso critico sulle questioni fondamentali della vita del paese, come si raggiunge un grado sufficiente di informazione per operare le giuste scelte al momento del voto ad esempio? Semplice .. non si fa. E' un totalitarismo di tipo diverso, la coercizione non è effettuata con la forza, ma con distrazione, spettacolo, divertimento, argomenti leggeri, rissa anche perché no, attrae molto anche quella ma non suscita riflessione, anche il dolore stesso spettacolarizzato in tv minimizza le sofferenze reali della gente, inibisce l'empatia, ma l'importante è anche riempire di notizie, servizi, informazioni, impedendo che quelle davvero importanti possano imporsi all'attenzione generale. Ed è un modo come un altro per censurare, senza che se ne abbia però la consapevolezza. Attraverso questo agenda-setting si impongono argomenti di poco conto su cui la gente discute e si eliminano spazi di reale discussione pubblica almeno dai media in linea con quanto detto dalla Arendt copio da qui

https://filosofiaenuovisentieri.word...tica-pubblica/

«[...]Non a caso Hannah Arendt definisce il totalitarismo come la distruzione dell’idea di spazio pubblico, […] è proprio l’eclissi di questo spazio pubblico che priva gli uomini della possibilità di un confronto dialogico sui principi normativi della vita pubblica»
Le riflessioni tue e di gyta, simili, secondo me sono validissime se le impostiamo sotto il profilo della strumentalizzazione del fenomeno. Ovvero: poiché è evidente che da sempre l'effimero attragga la grande massa del popolo, allora lo sfrutto per ottenere quello che voglio, sia esso un guadagno monetario, sia un progetto politico sul sociale riguardante il potere. Vi è da ricordare che questo è sempre avvenuto fin dai tempi antichi, altrimenti ora non si avrebbe quella meraviglia chiamata Colosseo, dove si ubriacava il popolo con spettacolari giochi, addirittura imitando battaglie navali per distrarlo da altri tipi di giochi che intessevano gli imperatori di turno. Allora, come ripeto, fin qui sono d'accordo con voi, ma il profondo desiderio per il gioco, per lo spettacolo, la favola ecc., dove si può essere protagonisti o spettatori, è una realtà ineludibile. Perciò, è questo che dovremmo analizzare: il popolo ama più la Melato che la Montalcini, preferisce interessarsi più a Francesco Totti che, a qualunque altro scienziato che lavora per l’umanità nel silenzio del suo laboratorio, senza chiedere stipendi impossibili. Secondo me vi deve essere un significato profondo su questa scelta. Profondo e inconscio.
Addirittura, riguardo al dominio degli uomini, Anche Freud, in Totem &Tabù, ne parla a p. 133. Leggiamo che cosa afferma.
Citazione:

- L'animismo è un sistema di pensiero; esso non si limita a fornire spiegazioni di un fenomeno singolo, ma consente di vedere in una certa prospettiva l'intero universo come complesso unico.
Sarebbe errato credere che gli uomini fossero stati indotti a creare il loro primo sistema cosmico per pura tendenza speculativa. In questo tentativo deve aver avuto la sua parte l'esigenza pratica di controllare il mondo.
Perciò non ci stupiremmo nell'apprendere che, parallelamente al sistema animistico, procedesse un sistema riguardante il modo di governare gli uomini, gli animali e gli oggetti, o, piuttosto, i loro spiriti.
Tale sistema, conosciuto come - stregoneria o magia. - è denominato da S. Reinch < la strategia dell'animismo. > Io preferisco, con Hubert e Mauss, considerarlo la sua (tecnica). -
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Vecchio 27-03-2013, 07.33.23   #5
QantonioQ
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Che la gente, la massa, dedichi il suo tempo al lavoro e poi alle cose effimere è una verità che già gli antichi filosofi conoscevano bene. Consigliavano a tutti di seguire la via stretta della verità.
I grandi, i filosofi, i geni, spesso sono “inattuali” (per usare un termine di Nietzsche), ossia possono essere apprezzati e capiti dalle generazioni successive alla loro.
L’effimero secondo me attrae la grande massa del popolo allo stesso modo del vino. Chi è stanco dopo un lavoro di 12 o più ore preferisce distrarsi al circo, allo spettacolo della lotta dei leoni, piuttosto che mettersi a studiare Eraclito, Platone o la Montalcini.
Dunque è una questione di lavoro che logora tutte le facoltà dell’uomo, dal lavoro comandato dello schiavo e di quello medio dell’operaio e dell’impiegato.
Da quando nell’epoca moderna gli imprenditori (il capitalismo – si dice) hanno ridotto il lavoro a “forza-lavoro”, il bisogno di filosofi, matematici e poeti è stato messo nel cassetto. Ora si tratta di aprire quel cassetto e far studiare i grandi pensatori a tutti (nelle istituzioni dell’educazione scolastica). Si può obiettare che questo già si fa (si insegna il greco, il latino, la filosofia, la matematica). Evidentemente occorre una riforma dell’educazione, anche civica. Occorre far sì, formando i giovani, che essi comprendano che una cosa è il tifo, un’altra il calcio. Che da un lato c’è l’ignoranza e la volgarità, dall’altra la civiltà. Ma la civiltà, una nuova civiltà non viene sulla base di buoni propositi. Occorre che qualcosa come il divino accada come evento che illumini tutti – come accadde con l’incarnazione di Gesù Cristo (potrebbe essere il ritorno, la parusia). Non dico che nel frattempo non ci resta che attendere passivamente, ma andandogli incontro elaborare quel linguaggio nuovo che può richiamare la gente all’autenticità. Ciò ad ogni livello: politico, culturale, economico, dei mass media, ecc.
QantonioQ is offline  
Vecchio 27-03-2013, 11.51.16   #6
nexus6
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
Che cosa vi fa venire in mente questa propensione verso l’effimero che risulta sempre vittorioso su quel mondo che invece permette di progredire a tutta l’umanità? Avete un'opinione in proposito?
Beh, la prima cosa che mi fa venire in mente è che non sia poi così tanto effimero per il “popolo”, il quale da un lato anela alla libertà ed alla scelta, ma dall'altra ne ha tremenda paura e dunque delega il proprio potere ad altri. Dovrei dire: ne abbiamo, poiché anche noi ne facciamo parte. Nulla di ciò che è umano mi è alieno, disse un tale.

Si tratta di simboli e rituali, a cui tutti in qualche misura partecipiamo in quanto esseri umani, Totti è il gladiatore dei nostri giorni, fa emozionare, la gente si identifica, un passaggio spettacolare, un goal, pubblico in delirio, gesti teatrali di esultanza! Orgasmo! Ma certo che c'è un significato profondo ed inconscio. E' una rappresentazione quasi mitologica, c'è teatro, c'è senso di comunità, c'è liberazione di energia, di istinti e pulsioni. Magari, per un attimo, anch'io ho mandato quella palla in rete, ho fatto qualcosa di importante, di potente ed esultano con me tutti quanti, per un effimero attimo. E sfascio pure qualcosa, insulto qualcuno, sfogo l'energia rabbiosa, per poi tornare ordinatamente a casa, in silenzio, sennò disturbo i condomini. Anche se c'è la fame nel mondo ed una trentina di sanguinose guerre in corso. Anche se giovani e meno giovani non trovano il lavoro.

Abbiamo rapporti emotivi con i nostri attori preferiti, sicuramente più di quanto potremmo mai averne con un topo di laboratorio, per quanto faccia “progredire” l'umanità. Abbiamo dentro di noi anche tanti personaggi stupidi, “caciaroni”, insensibili, bambini chiassosi che si emozionano più per un clown, che per un professore di filosofia. Davvero non trovo strano, dunque, la maggiore attenzione data alla morte di un'attrice, piuttosto che a quella di una scienziata. Ammetto che sarei stato sorpreso del contrario. Il ricercatore è solitario, non aspira né anela in cuor suo al riconoscimento, allo stipendio e se potesse ne farebbe pure a meno, come di fatto quasi accade... anche lui fa parte a suo modo del teatro, ha un altro ruolo tuttavia e mette a frutto le proprie nevrosi in altro modo.

Cosa ha fatto, per me, la Montalcini? Chi è? Cosa mi ha dato emotivamente? Ho esultato per lei? Ho pianto con lei? Che cosa ha smosso in me, a parte l'ironia per gli abiti da mummia? O qualche pensiero razionale sul maschilismo millenario che ha privato l'umanità del contributo femminile? O qualche riflessione sulle sue scoperte che magari, un giorno, potrebbero salvarmi la vita?

E' inoltre molto meno disturbante, più comodo e facile, emozionarsi per il fatto che il nuovo Papa abbia incredibilmente! pagato l'albergo, piuttosto che dalla scoperta del bosone di Higgs o dal teatro nel teatro pirandelliano.
Sì, magari quest'ultimo potrebbe farmi rendere conto che recito una parte indossando anch'io una maschera, ma volete mettere la sensazione roboante del goal? O le emozioni versate di fronte ad un film strappalacrime?
...
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Vecchio 27-03-2013, 12.34.32   #7
naruto
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Riferimento: La vittoria dell'effimero.

Io credo che per dare una risposta giusta a tale quesito,si debba evidenziare il fatto che ragione e stati emotivi siano strettamente correlati.Più precisamente è lo stato fisiologico emotivo,scaturente dalla percezione di una realtà esterna,a determinare una condotta di pensiero e infine l'azione.Prendiamo ad esempio la finale dei mondiali di calcio e la scoperta del bosone di Higgs e per ipotesi collochiamo i due eventi nello stesso giorno e alla stessa ora,entrambi trasmessi in tv.La domanda è molto sempliceerchè la quasi totalità degli ascoltatori starà guardando la finale dei mondiali,con un totale disinteresse per la scoperta del bosone?? Perchè la partita,per natura,è più entusiasmante per chi non ha mai ragionato e capito emozionalmente la straordinaria complessità della natura,e l'inspiegabile mistero che si cela dietro essa.Ciò è ricollegabile (secondo me) a qualcosa di fisicamente concreto a livello cerebrale(essendo uno strenuo sostenitore del meccanicismo).Mi spiegoiù volte ho provato a discutere sulla straordinarietà della natura (e tutto ciò che ne può scaturire) con dei miei amici.Razionalmente i miei interlocutori mi seguivano e alla fin fine riconoscevano la veridicità dei discorsi.Poi,come se avessimo parlato della ricetta di una torta al cioccolato e arancio,si rimettevano a discutere o a far altro,come se l'argomento non li avesse minimamente toccati da un punto di vista emotivo.A conferma che siffatti discorsi non li abbiano quantomeno incuriositi,posso assicurarvi che non hanno mai voluto approfondirli di loro sponte né ne hanno più riparlato.Ora ammetto che ho scarse conoscenze in neurofisiologia,ma ho cercato di spiegare a me stesso che una tale indifferenza verso argomenti così interessanti e degni,sia dovuta a una qualche "carenza" a livello cerebrale che non permette loro una risposta emotiva concreta a tali concetti.Appare più che evidente che la parola carenza in realtà non designa una carenza vera e propria,in quanto designa una condizione comune e normale alla quasi totalità del mondo.Perchè noi siamo qui a dedicare tempo alla filosofia,a scambiare opinioni e a spremerci le meningi? Perchè la filosofia ci emoziona,e scommetto che chiunque in questo forum nella sua vita abbia provato almeno una volta la meraviglia filosofica (che è uno stato emotivo) .Senza la spinta di essa è sicuro che anche noi preferiremmo una partita di calcio a un importante scoperta scientifica,pur sapendo razionalmente l'assoluto divario che separa i due eventi.Riprendendo ora il discorso sulla vittoria dell'effimero io credo che la conclusione più adatta a tutto il mio discorso sia questa:è dunque la scarsa capacità di emozionarsi(o meravigliarsi),e quindi capire realmente l'importanza di eventi scientifici o concetti filosofici ad essere alla base della predominanza dell'effimero(così come lo stiamo intendendo ora).Ciò perchè mentre le emozioni che ti regala una partita di calcio sono comuni a tutti e agiscono in modo diretto su di noi,la meraviglia e la curiosità si raggiungono attraverso processi indiretti,quali alti livelli di introspezione e in generale,pensando.Quest'ultima è una facoltà non comune ed estranea alla quasi totalità,ma al contempo è alla base delle nostre preferenze atipiche(il bosone rispetto alla partita di calcio).Il ruolo delle emozioni,e la capacità di provare certi tipi di emozioni,sono dunque essenziali,a mio avviso,per spiegare la vittoria dell'effimero.

A onor del vero ho estremizzato un pò Chiunque in questo forum non resterebbe impassibile se si perdesse la finale dei mondiali,ma è un estremizzazione legittima in quanto utile per spiegare il principio alla base.
naruto is offline  
Vecchio 28-03-2013, 09.41.05   #8
Eretiko
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Visto che è stata menzionata la Montalcini, nello specifico penso che ciò rispecchia la mentalità anti-scientifica degli italiani (basta riflettere su alcune affermazioni irriguardose fatte nei confronti della Montalcini stessa).
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Vecchio 28-03-2013, 10.23.49   #9
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Originalmente inviato da Tempo2011
il popolo ama più la Melato che la Montalcini, preferisce interessarsi più a Francesco Totti che, a qualunque altro scienziato che lavora per l’umanità nel silenzio del suo laboratorio, senza chiedere stipendi impossibili.
Sport, gioco, spettacolo, cinema e mettiamoci pure, a questo punto, la danza, il canto, la poesia... sarebbero effimeri, frivoli, “volatili nel tempo”? Sono il trastullo delle masse becere ed ignoranti, del popolo? Secondo quale criterio? Secondo quale idea di società? Eppure sono bisogni umani da diverse migliaia di anni; esistevano nell'antica Grecia gare di tragedia che potremmo assimilare ai nostri premi Oscar, durante le quali i “registi” ricevevano onore e gloria.

Le narrazioni hanno una funzione terapeutica e, come sostiene Umberto Eco, danno forma al disordine dell'esperienza e questa “è la ragione per cui gli uomini dagli inizi dell'umanità raccontano storie.” (Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani)

Sorprendersi, come è capitato in passato anche a me, del fatto che il povero “popolo” preferisca un attore ad uno scienziato che lavora per l'umanità, da un lato manifesta una pretesa di superiorità morale, dall'altro un lamento infantile del tipo “perché non è tutto come vorrei io? Perché gli altri non si comportano come me?”

Forse Freud, visto l'hai citato, avrebbe intravisto un po' di narcisismo o un desiderio di controllo onnipotente. Il quale potrebbe portare a distorsioni, tipo quelle del simpatico Naruto che razionalizza la faccenda ipotizzando un deficit cerebrale nelle persone che non si emozionano per il bosone di Higgs (come facciamo "noi"), ma impazziscono per Totti. Alla radice, questi atteggiamenti sono proprio quelli che hanno dato origine ai totalitarismi più pericolosi: alcuni sono biologicamente superiori ad altri, alle masse, a certi gruppi sociali, i quali dunque vanno guidati, dominati e, se è il caso, mandati pure al macello. Poiché la loro vita vale un po' meno, così come i loro trastulli volatili nel tempo. Ho estremizzato solo per mostrare come un apparentemente innocuo pensiero possa nascondere la stessa violenza di un liberatorio insulto allo stadio. O banalmente lo stesso senso di comunità, un "noi" ed un "loro". E per mostrare come, in fondo, nulla di ciò che è umano ci è poi così estraneo.

Ognuno si salva come può, Tempo2011, c'è chi si scatena allo stadio e chi, invece, si accapiglia in un forum con persone sconosciute. Mi pare siano due facce della stessa medaglia.

Termino il mio effimero passaggio.


Ultima modifica di nexus6 : 28-03-2013 alle ore 12.21.51.
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Vecchio 28-03-2013, 11.20.03   #10
arsenio
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Re: La vittoria dell'effimero.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
Rita Levi Montalcini. Nella pratica, il primo è stato il doppio di quello dedicato alla scienziata che, a opinione comune, è stata una delle più grandi menti italiane che l'hanno portata al premio Nobel.
Per continuare a essere sincero, devo dire che l'avvenimento non mi ha sorpreso fino in fondo, poiché da tantissimi anni rimango incuriosito su come la gente dedichi alle cose frivole ed effimere, più interesse, dedizione e partecipazione di quanto in realtà si meriterebbero, data la loro volatilità nel tempo.

Che cosa vi fa venire in mente questa propensione verso l’effimero che risulta sempre vittorioso su quel mondo che invece permette di progredire a tutta l’umanità? Avete un'opinione in proposito?


Il disprezzo verso la cultura

Il nostro non è un Paese per intellettuali.
La scienziata Levi Montalcini ebbe insulti di ogni tipo quando entrò a Palazzo Madama, soprattutto da certe fonti politiche.
Il comico Grillo, nel 2001, parlando del suo Nobel la definì “vecchia putt. ...” e dopo la querela patteggiò per 4000 euro.
Quando andò a votare, centenaria, si ebbe altri buoni “apprezzamenti”, e con gran dignità disse che rifiutava qualsiasi gentilezza e avrebbe fatto come gli altri la lunga fila.

Accomunata ad altri intellettuali di fama internazionale, invidiatici da altri Paesi.
Tutti i migliori studiosi e saggisti sarebbero “intelletti miserabili” o “cattivi maestri”, come sono definiti dalla società sia laica che clericale:
Eco, Giorello, Boncinelli, Odifreddi, Bodei, Borgna, Serra,Augias, Scalfari, Sartori, Cacciari, Vattimo, Veca.

In quanto al declino culturale, le motivazioni vanno cercate in un processo storico: fascismo, “boom economico del dopoguerra, scuola rigorosamente classista degli anni '50 – '60, fenomeno del ' 68 ( il “6 politico”) e sempre più grave decadenza dell'istruzione, di chi decide, di chi insegna, ecc. fino ai nostri giorni.
Senza addentrarci nel più ampio quadro della decadenza occidentale, di cui l'Italia attualmente è il più emblematico esempio

Non è estranea al nostro discorso la “cultura di massa”, omologante,consumistica, che abbiamo importato con gran ritardo dagli Stati Uniti. Già negli anni '40 erano diffusi certi saggi famosi, come “Dialettica dell'illuminismo” della Scuola di Francoforte e via via saggi di sociologi americani ancor oggi attuali e da citare.
Sono noti a tutti, attraverso la saggistica attuale ( per esempio la “società liquida” di Bauman) lo stato della cultura, anche a seguito della diffusione della rete, la perdita di saperi tradizionali, la lettura inesistente, o di libri spazzatura promossi dalla TV,l'analfabetismo di ritorno di laureati, di leader e manager additati come esempi imitabili,ecc.

Certi termini come “omologazione”, “assuefazione consumistica”, società effimera delle veline e calciatori, film “panettoni” e “romanzi di plastica” ai primi posti in classifica, sono di dominio pubblico;
l'assorbimento passivo di modelli indotti dal contesto culturale, il ruolo delle famiglie, responsabili di certe scelte, di certe figure portatrici di quelli che oggi sono considerati “valori”, la mancanza di spirito critico, di riflessione assunti come “normalità”, se non come nuovo augurabile aspetto della cultura.

Bondi: “gl' intellettuali a me fanno schifo”

Brunetta: “con la cultura non ci si fa un panino”

Tremonti: “con un sonetto non si ripara un rubinetto”
.
ecc

Ben rappresentano la spaventosa povertà etica, estetica, culturale
che ci affligge.


arsenio
arsenio is offline  

 



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