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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 28-03-2013, 20.55.40   #1
jeangene
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Question Heidegger: il velo dell' Essere

Riporto uno spezzone del riassunto su Heidegger tratto da Filosofico.net:

Heidegger, come suo solito, scava all'interno delle parole per riportare in superficie significati nascosti; la parola su cui egli compie ora tale operazione è la parola greca alhqeia ("verità"); essa, letteralmente, è costituita dall' a privativa e dal verbo lanqanw ("nascondere"), cosicchè la verità è ciò che non sta nascosto. Nell'interpretazione heideggeriana, l' alhqeia è il non-nascondimento dell'essere; ma non nel senso che sta all'uomo rimuovere il velo che occulta la verità (cioè l'essere), come invece era per Schopenhauer. Al contrario, è l'essere stesso che si disvela: e non è un caso che l'ontologo per eccellenza, Parmenide, nel suo ipotetico viaggio narrato nel testo " Peri fusewV " incontrava diverse divinità (simboleggianti l'essere) che si toglievano da sole il velo che le copriva, senza che fosse il filosofo a compiere tale operazione. Con l'ontologia, dunque, la verità non è più concepita in funzione del soggetto, come invece avveniva con la metafisica: al contrario, il nuovo attore del processo non è più l'uomo, ma l'essere stesso, che si manifesta disvelandosi. La storia dell'essere, dice Heidegger, si articola in diverse tappe, ciascuna delle quali è caratterizzata da un modo particolare di manifestarsi dell'essere: ad ogni epoca storica corrisponde una particolare manifestazione dell'essere. Sorge però spontaneo un quesito: se l'essere è ciò che è, ovvero se l'essere è sempre quello, allora che senso ha parlare di una "storia" dell'essere? A questo punto Heidegger compie un nuovo scavo nelle parole: il termine "epoca" deriva dal greco epoch , con il quale gli scettici designavano la sospensione di giudizio sul mondo; Husserl stesso aveva impiegato tale termine per indicare l'atto con cui poneva il mondo "tra parentesi". Ogni epoca, secondo Heidegger, è una sospensione della manifestazione dell'essere; ciò significa che il manifestarsi dell'essere come alhqeia implica che esso si disveli ma anche che sia un venir fuori da un nascondimento che fa parte della natura stessa dell'essere; in altri termini, quest'ultimo presenta nella sua natura sia il disvelamento sia il nascondimento, cosicchè in ogni epoca l'essere è disvelato ma, al contempo, resta in qualche misura nascosto. E i diversi equilibri, in continua trasformazione, che si instaurano nell'essere tra il venir fuori e lo stare nascosto rappresentano le epoche storiche. Ne consegue che ogni epoca è diversa dalle altre perché in ogni epoca l'essere si manifesta diversamente, rimanendo in sospeso ( epoch ) tra l'uscir fuori e il restar nascosto. Ma ogni epoca, dice Heidegger, si manifesta anche come pensiero: il filosofo tedesco, da un certo momento in poi, abbandona il termine "filosofia", intriso di concezioni metafisiche accumulatesi nei secoli, e sceglie il termine "pensiero", più rispettoso nei confronti dell'essere. In questa fase della riflessione heideggeriana, successiva alla "svolta", l'uomo non è più l'attore della conoscenza, ma assume un atteggiamento collaborativo con l'essere. L'uomo deve infatti mettersi " in ascolto dell'essere " , quasi come se in attesa di una rivelazione improvvisa, e allora con l'espressione "pensiero dell'essere" si designano, contemporaneamente, l'attività con cui l'uomo riflette sull'essere sia l'attività con cui l'essere riflette su se stesso. L'uomo non è più il protagonista (come invece era in "Essere e tempo"), ma è il collaboratore dell'essere; o, per usare un'espressione heideggeriana divenuta celebre, l'uomo è il " pastore dell'essere ".

Davvero si può pensare che non spetta all’ uomo rimuovere il velo che occulta l’ Essere, ma che è l’ Essere stesso a disvelarsi? E questo cosa significa?
jeangene is offline  
Vecchio 29-03-2013, 23.24.46   #2
paul11
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Messaggi: 899
Riferimento: Heidegger: il velo dell' Essere

Citazione:
Originalmente inviato da jeangene
Davvero si può pensare che non spetta all’ uomo rimuovere il velo che occulta l’ Essere, ma che è l’ Essere stesso a disvelarsi? E questo cosa significa?

Appunto da Essere e Tempo: chi si muove e chi rimane fermo?
Se L'Essere fosse un immutabile allora il processo gnoseologico è umano e quindi l' uomo si storicizza. Se è l'Essere a "muoversi" nel tempo che cosa lo fa disvelare dal suo nascondimento se non ancora l'uomo che cerca di carpirne le forme dietro il velo.
Le epoche rappresentano questi tentativi di modellazione della realtà da parte dell'uomo nella sua funzione gnoseologica di narrare una verità e alla fine di viverci e di pro-gettarci come dice Heidegger.

Con quale processo l'Essere "decide" come soggetto di disvelarsi o meno.
La nostra ontologia umana ,cioè "siamo nel mondo", esistiamo diventerebbe, non facciamo nulla poichè è inutile anche pensare e aspettiamo , se abbiamo fortuna, che l'Essere di tanto in tanto si mostri a noi? E quale sarebbe la nostra relazione con l'Essere, come possiamo capire come e quando si mostra a noi se diveniamo passivi al volere dell'Essere?

Forse siamo Destino, in quanto tutto è già stato scritto? E da chi, come, con quale libertà, perchè ci è stata data la qualità di pensare?

paul11 is offline  
Vecchio 30-03-2013, 10.05.17   #3
maral
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Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Heidegger: il velo dell' Essere

Davvero si può pensare che non spetta all’ uomo rimuovere il velo che occulta l’ Essere, ma che è l’ Essere stesso a disvelarsi? E questo cosa significa?
Ancora in questa domanda si sente la separazione tra l'uomo e l'Essere, come se l'Essere fosse un ente puro oggetto di conoscenza davanti all'Uomo ente soggetto che lo studia da una certa distanza e per studiarlo si colloca fuori dall'Essere, dunque paradossalmente non è.
Ovviamente l'uomo, la sua coscienza, gli svelamenti e i nascondimenti che questa coscienza attua per manifestare l'Essere, la volontà di attuarli sono sempre compresi nell'Essere stesso e pure la finzione della separazione, la finzione di un soggetto che ha davanti a sé quel super oggetto alieno e misterioso che lo attrae e lo allontana è nell'Essere stesso, l'apparire della storia attraverso la coscienza che cerca di dare sensi e significati a questa storia è nell'Essere, nelle sue apparizioni.
E' dunque all'Essere che va ascritta la necessità di apparire che è un apparire a se stesso, ma che, per poter apparire deve manifestarsi come essente (essente nella dualità unita io-mondo in cui l'io si pone all'ascolto -ha cura- del mondo e il mondo all'ascolto -ha cura- dell'io), ma proprio perché è solo come essente che l'essere può apparire, nel momento stesso in cui l'essente appare l'Essere nella sua integrità si nasconde e ogni darsi implica sempre un ritrarsi ed è proprio in questo continuo darsi e ritrarsi che appare la narrazione di noi stessi e del mondo tra la memoria di ciò che è già apparso ed ora è compiuto e l'aspettativa di ciò che dall'ombra emerge per compiersi e compiendosi manifestarsi nella sua compiuta essenza che ancora rimanda a un altro compiersi per essere manifestato.
Soggetto e oggetto non sono che le maschere per la messa in scena delle continue rappresentazioni in una narrazione che è l'Essere stesso a mettere a ogni istante in scena, affinché ciò che sempre è via via appaia.
Un saluto
maral is offline  
Vecchio 30-03-2013, 18.45.25   #4
jeangene
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Messaggi: 335
Riferimento: Heidegger: il velo dell' Essere

Mille grazie a entrambi, le voste risposte mi sono state d' auito per una migliore comprensione di questo concetto.

jeangene is offline  

 



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