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Vecchio 28-03-2013, 10.13.49   #1
CVC
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Il potere delle folle

Gustave Le Bon scriveva che 'l'azione inconscia delle folle, sostituendosi all'attività cosciente degli individui, è una delle caratteristiche del nostro tempo'. Si era nel 1895, agli albori delle grandi guerre. Le Bon ipotizzava che alla base del comportamento delle masse ci fossero fenomeni come l'annullarsi della personalità cosciente, il formarsi di 'un'anima collettiva' che dirige i pensieri ed i sentimenti degli individui che la compongono nella medesima direzione, la prevalenza delle impressioni e delle suggestioni sulla razionalità, l'azione impulsiva e l'incapacità di ragionare o disporre di opinioni proprie.
Estremizzando queste conclusioni, si può supporre che un qualsiasi parlamento - formando una folla psicologica con le conseguenti caratteristiche di perdita della personalità cosciente, orientarsi delle idee e sentimenti in un'unica direzione, prevalenza delle pulsioni sul ragionamento – costituisca un organo incapace di prendere delle decisioni razionali.
Si intuisce che la visione politica di Le Bon, date le premesse, fosse ben poco democratica.
Del resto Benito Mussolini ne fece il suo maestro.
Ora, parlando di democrazia, una delle sue caratteristiche è l'elezione del popolo dei suoi rappresentanti. Rappresentanti che agiscono in base ad un mandato e che, nella continuazione e approvazione dello stesso, sono sempre vincolati al giudizio popolare che si esprime attraverso il voto. Quindi, anche tenendo per buona l'ipotesi di Le Bon, che un parlamento possa formare una folla psicologica con le conseguenti manifestazioni citate sopra, si può comunque supporre che tale comportamento pulsionale collettivo sia perlomeno filtrato da una serie di organi burocratici e amministrativi che tenderebbero, se non altro, a renderlo meno irrazionale.
Ma, venendo ai giorni nostri, se si verificasse l'ipotesi che qualcuno sta animatamente paventando di delegare, tramite internet, al popolo, ossia alla folla priva di un qualsiasi filtro razionale-burocratico, il potere legislativo ed esecutivo, che ne sarebbe degli stati? Sarebbero governati da una massa pulsionale che decide in base a suggestioni e simboli inconsci archetipici e puramente irrazionali? O forse quell'istrione di Le Bon non è da prendere troppo sul serio?
Ai posteri.....

Ultima modifica di CVC : 29-03-2013 alle ore 07.59.07.
CVC is offline  
Vecchio 29-03-2013, 22.59.34   #2
paul11
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Riferimento: Il potere delle folle

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Gustave Le Bon scriveva che 'l'azione inconscia delle folle, sostituendosi all'attività cosciente degli individui, è una delle caratteristiche del nostro tempo'. Si era nel 1895, agli albori delle grandi guerre. Le Bon ipotizzava che alla base del comportamento delle masse ci fossero fenomeni come l'annullarsi della personalità cosciente, il formarsi di 'un'anima collettiva' che dirige i pensieri ed i sentimenti degli individui che la compongono nella medesima direzione, la prevalenza delle impressioni e delle suggestioni sulla razionalità, l'azione impulsiva e l'incapacità di ragionare o disporre di opinioni proprie.
Estremizzando queste conclusioni, si può supporre che un qualsiasi parlamento - formando una folla psicologica con le conseguenti caratteristiche di perdita della personalità cosciente, orientarsi delle idee e sentimenti in un'unica direzione, prevalenza delle pulsioni sul ragionamento – costituisca un organo incapace di prendere delle decisioni razionali.
Si intuisce che la visione politica di Le Bon, date le premesse, fosse ben poco democratica.
Del resto Benito Mussolini ne fece il suo maestro.
Ora, parlando di democrazia, una delle sue caratteristiche è l'elezione del popolo dei suoi rappresentanti. Rappresentanti che agiscono in base ad un mandato e che, nella continuazione e approvazione dello stesso, sono sempre vincolati al giudizio popolare che si esprime attraverso il voto. Quindi, anche tenendo per buona l'ipotesi di Le Bon, che un parlamento possa formare una folla psicologica con le conseguenti manifestazioni citate sopra, si può comunque supporre che tale comportamento pulsionale collettivo sia perlomeno filtrato da una serie di organi burocratici e amministrativi che tenderebbero, se non altro, a renderlo meno irrazionale.
Ma, venendo ai giorni nostri, se si verificasse l'ipotesi che qualcuno sta animatamente paventando di delegare, tramite internet, al popolo, ossia alla folla priva di un qualsiasi filtro razionale-burocratico, il potere legislativo ed esecutivo, che ne sarebbe degli stati? Sarebbero governati da una massa pulsionale che decide in base a suggestioni e simboli inconsci archetipici e puramente irrazionali? O forse quell'istrione di Le Bon non è da prendere troppo sul serio?
Ai posteri.....

Ciao CVC.
Ma cos' è lo stato e cosa sono gli ordinamenti se non il prodotto storico di pensiero e azione umana. Non sono degli immutabili.
Fra le èlite culturl-politiche che in nome del popolo si autogratificano nel potere politico ed economico, e il popolo ignorante ed emotivo che "abbocca" al populismo e alle demagogie , chi ha più colpe e chi ha più giustificazioni?

Chi ha veramente cercato l'emancipazione del popolo, una crescita, e chi ne ha plagiato le forme emotive per assecondare i propri scopi facendo leve della emotività simboliche della massa e della folla?

Sono domande retoriche ,almeno per me, perchè alla fine hanno vinto interessi personali e di associazioni autoreferenziali e autogratificate nel potere.

Fin quando coloro che si ritengono più intelligenti e acculturati utilizzeranno le proprie qualità per circuire gli "ignoranti" avranno colpe: e la giustificazione di un popolo è la propria ignoranza e la colpa è la sopportazione di queste ineffabili èlite che hanno usato la forza della massa e della folla come il lupo travestito da pastore mena per i pascoli le pecore belanti. Ma nessuno o troppo pochi hanno cercato di emancipare le pecore affinchè sparisse il lupo.

In questa fase attuale politica italiana è interessante capire la democrazia diretta, rappresentativa e il partitismo o movimentismo "personalistico".
La storia italiana ha insegnato che il movimento fascista nasce dalla costola della sinistra storica socialista nel primo dopoguerra ,dopo il trasformismo politico dell'ìanteguerra e l'incapacità nel dopoguerra di dare scopi ai movimenti pre fascisti come l'arditismo.
Con il movimento dell'"uomo qualunque" , nel centralismo democratico,vediamo che le novità nascono nel declino istituzionale allorchè la società politica perde capacità di dialogo con la società civile, in quanto incapace di rappresentare le istanze , le problematiche economico sociali del popolo.

paul11 is offline  
Vecchio 31-03-2013, 18.15.24   #3
CVC
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Riferimento: Il potere delle folle

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Originalmente inviato da paul11

Fin quando coloro che si ritengono più intelligenti e acculturati utilizzeranno le proprie qualità per circuire gli "ignoranti" avranno colpe: e la giustificazione di un popolo è la propria ignoranza e la colpa è la sopportazione di queste ineffabili èlite che hanno usato la forza della massa e della folla come il lupo travestito da pastore mena per i pascoli le pecore belanti. Ma nessuno o troppo pochi hanno cercato di emancipare le pecore affinchè sparisse il lupo.



E' proprio questo il punto. Seguendo le teorie di Le Bon le folle psicologiche o folle organizzate non seguono la razionalità ma si lasciano sedurre da un "meneur de feules" che riesce a far sorgere impressioni e suggestioni nel loro spirito. Non sono inclini al ragionamento ma si lasciano trasportare all'azione da un qualche predicatore energico, si mostrano indifferenti verso una giustizia astratta e teorica e propense invece ad obbedire a chi fornisce direttive perentorie.
"Gli uomini non si governano seguendo i dettami della ragion pura" spiega Le Bon.
L'andamento delle ultime lezioni politiche, secondo me, fa un certo effetto se considerato alla luce delle idee di Le Bon. Non si può certo definire una cima chi con nient'altro che una retorica perentoria ed energica ha raccolto tanto consenso. Pensiamo a cosa ha fatto Hitler(con ciò non intendo paragonare questo a quello): un giorno salta in piedi sù di un tavolo di una birreria, si mette a sbraitare le sue strampalate idee politiche, si accorge con sorpresa dell'effetto magnetico della sua oratoria e da lì comincia l'escalation del terzo reich.

Io credo che per emancipare le pecore dal lupo bisogni procedere pecora per pecora, perchè la cultura non è un fenomeno di massa ma una questione personale. Io diffiderei di chi parla al branco con l'intento di persuadere la massa. Perchè qualcuno possa apprendere qualcosa deve uscire dall'identità della massa ed entrare nei panni dell'individuo. Credo che il "conosci te stesso"
socratico sia diametralmente opposto al parlare alle masse. Il parlare di Socrate era volto ad esortare l'individuo a ricercare la verità dentro se stesso. Il parlare alle folle per convincere la massa mi sembra invece protagorismo, dove ciò che conta non è la verità ma persuadere.
Perchè per Protagora la verità poteva essere qualsiasi cosa tanto quanto il suo contrario.

Ultima modifica di CVC : 31-03-2013 alle ore 18.47.24.
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Vecchio 02-04-2013, 00.08.18   #4
paul11
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Originalmente inviato da CVC
..., si mostrano indifferenti verso una giustizia astratta e teorica e propense invece ad obbedire a chi fornisce direttive perentorie.

A mio parere invece la folla è succube di simbolismi "astratti", ma relazionati a cose reali( ad esempio un' identità nazionalistica legata alla possibilità di"stare meglio") perchè in essi deve trovare una identificazione di "branco". Il linguaggio deve essere povero, poche parole che girano sempre attorno ai simboli.

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Originalmente inviato da CVC
L'andamento delle ultime lezioni politiche, secondo me, fa un certo effetto se considerato alla luce delle idee di Le Bon. Non si può certo definire una cima chi con nient'altro che una retorica perentoria ed energica ha raccolto tanto consenso.

Invece dò una interpretazione diversa alle ultime elezioni.
Il popolo si sta schierando sugli interessi personali concreti. La crisi economica cambia il "tipo" di consenso politico: non è più tempo di promesse.
E' sparito il centralismo che è sempre stato vincente, dividendo l'Italia in quattro schieramenti chiari per chi lo vuol capire. I privilegiati da questa situazione che possono solo perdere; i "vecchi" inteso come spoglie ideologiche svuotate di contenuti portanti e "ammucchiata" di storici partiti,privo di propositività; una generazione giovanile che paga su di sè soprattutto la crisi, e infine gli astenuti , schede bianche ,ecc. che non sopportano più le rappresentanze.
Ci vedo poco Le Bon, e molti interessi che soprattutto ora "i mass media" stanno di nuovo "conformizzando" . Devono conservare i vecchi schemi su cui si sono nutriti....ma era prevedibile.Ora è interessante capire le prossime "mosse" sui contenuti istituzionali, sapendo che c'è il "fiato sul collo" dell'Europa che "scandisce il tempo del mercato"....e intanto Cipro...


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Originalmente inviato da CVC
Io credo che per emancipare le pecore dal lupo bisogni procedere pecora per pecora, perchè la cultura non è un fenomeno di massa ma una questione personale. Io diffiderei di chi parla al branco con l'intento di persuadere la massa. Perchè qualcuno possa apprendere qualcosa deve uscire dall'identità della massa ed entrare nei panni dell'individuo. Credo che il "conosci te stesso"
socratico sia diametralmente opposto al parlare alle masse. Il parlare di Socrate era volto ad esortare l'individuo a ricercare la verità dentro se stesso. Il parlare alle folle per convincere la massa mi sembra invece protagorismo, dove ciò che conta non è la verità ma persuadere.
Perchè per Protagora la verità poteva essere qualsiasi cosa tanto quanto il suo contrario.

Innanzitutto Le Bon aveva interesse che il popolo belasse così giustificava le élite.
La filosofia di Socrate è un pò diversa dalla scienza e filosofia politica: i contesti sono diversi. Il filosofo può permettersi di parlare al singolo, il politico deve pensare al bene pubblico.Cambia quindi il tipo di comunicazione: dal singolo alle masse. Metaforicamente potrei dire che un conto è economicamente produrre fuori-serie e un conto produrre in- serie per consumi di massa.
E' certamente vero che l'emancipazione di un popolo passa per la crescita dei singoli individui e sta ai singoli non fermarsi alla retorica politica, bensì indagando anche filosoficamente....


Ultima modifica di paul11 : 02-04-2013 alle ore 09.47.17.
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Vecchio 02-04-2013, 13.30.38   #5
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A mio parere invece la folla è succube di simbolismi "astratti", ma relazionati a cose reali( ad esempio un' identità nazionalistica legata alla possibilità di"stare meglio") perchè in essi deve trovare una identificazione di "branco". Il linguaggio deve essere povero, poche parole che girano sempre attorno ai simboli.
Io credo esista anche un altro fattore che influenza le folle: il mostrarsi convinti. Chi si mostra convinto di un qualcosa ha un ascendente sull'anima della massa, che ben poco si preoccupa di mettere in discussione l'oggetto di tale convinzione, quel che conta è seguire il carisma del leader.



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Invece dò una interpretazione diversa alle ultime elezioni.
Il popolo si sta schierando sugli interessi personali concreti. La crisi economica cambia il "tipo" di consenso politico: non è più tempo di promesse.
E' sparito il centralismo che è sempre stato vincente, dividendo l'Italia in quattro schieramenti chiari per chi lo vuol capire. I privilegiati da questa situazione che possono solo perdere; i "vecchi" inteso come spoglie ideologiche svuotate di contenuti portanti e "ammucchiata" di storici partiti,privo di propositività; una generazione giovanile che paga su di sè soprattutto la crisi, e infine gli astenuti , schede bianche ,ecc. che non sopportano più le rappresentanze.
Ci vedo poco Le Bon, e molti interessi che soprattutto ora "i mass media" stanno di nuovo "conformizzando" . Devono conservare i vecchi schemi su cui si sono nutriti....ma era prevedibile.Ora è interessante capire le prossime "mosse" sui contenuti istituzionali, sapendo che c'è il "fiato sul collo" dell'Europa che "scandisce il tempo del mercato"....e intanto Cipro...
Condivido la vena di positività che è venuta dal voler rompere i ponti con la vecchia politica fatta di spartizione di potere, ma c'è qualcosa che non è cambiato: il partito politico costruito sulla personalità di un solo uomo.



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Innanzitutto Le Bon aveva interesse che il popolo belasse così giustificava le élite.
La filosofia di Socrate è un pò diversa dalla scienza e filosofia politica: i contesti sono diversi. Il filosofo può permettersi di parlare al singolo, il politico deve pensare al bene pubblico.Cambia quindi il tipo di comunicazione: dal singolo alle masse. Metaforicamente potrei dire che un conto è economicamente produrre fuori-serie e un conto produrre in- serie per consumi di massa.
E' certamente vero che l'emancipazione di un popolo passa per la crescita dei singoli individui e sta ai singoli non fermarsi alla retorica politica, bensì indagando anche filosoficamente....

Un politico deve pensare al bene pubblico e comunicare alle masse, siamo d'accordo. Ma la coscienza su cui occorre lavorare è quella del singolo, perchè è l'unica capace di apprendere intelligentemente e di avere capacità critica ed autocritica. Io credo che tanti individui con una buona coscienza personale (opinioni proprie, capacità critica) formano un buon popolo, ma non si può costruire un buon popolo partendo dalla sua coscienza collettiva, perchè è una coscienza irrazionale ed impulsiva, incapace di attività critica.
Ma visto che si è paventata l'idea di delegare alle masse il potere esecutivo facendo votare direttamente le leggi su internet scavalcando il parlamento, io mi chiedo: la massa è in grado di decidere le leggi giuste per lo stato?
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Vecchio 02-04-2013, 18.25.24   #6
paul11
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Io credo esista anche un altro fattore che influenza le folle: il mostrarsi convinti. Chi si mostra convinto di un qualcosa ha un ascendente sull'anima della massa, che ben poco si preoccupa di mettere in discussione l'oggetto di tale convinzione, quel che conta è seguire il carisma del leader.?

Condivido. Ho vissuto esperienze assembleari dove il leader contava a prescindere da ciò che diceva. Ma per esperienza so anche che se c'è un contraddittorio assembleare la "folla" comincia ad essere "incerta".

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Originalmente inviato da CVC
Condivido la vena di positività che è venuta dal voler rompere i ponti con la vecchia politica fatta di spartizione di potere, ma c'è qualcosa che non è cambiato: il partito politico costruito sulla personalità di un solo uomo..

Anche quì mi trovo d'accordo con te. Sono i valori che dovrebbero essere "portanti" e come divengono realtà: cioè pensiero ed azione.


Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Un politico deve pensare al bene pubblico e comunicare alle masse, siamo d'accordo. Ma la coscienza su cui occorre lavorare è quella del singolo, perchè è l'unica capace di apprendere intelligentemente e di avere capacità critica ed autocritica. Io credo che tanti individui con una buona coscienza personale (opinioni proprie, capacità critica) formano un buon popolo, ma non si può costruire un buon popolo partendo dalla sua coscienza collettiva, perchè è una coscienza irrazionale ed impulsiva, incapace di attività critica.
Ma visto che si è paventata l'idea di delegare alle masse il potere esecutivo facendo votare direttamente le leggi su internet scavalcando il parlamento, io mi chiedo: la massa è in grado di decidere le leggi giuste per lo stato?

Sono d'accordo sul fatto che siano i singoli soprattutto a dover "crescere" culturalmente. Anche perchè diffido dalle morali che "scendono" dal potere o dalle èlite, "puzzano" di dittatura. Quindi l'anticorpo contro il virus del populismo e della demagogia è l'esercizio critico grazie al supporto culturale. Bobbio scrisse " politica e cultura" , distinguendo la cultura che viene dal potere (minculpop, ad esempio)dalla libera cultura che si forma nella società civile: rimane fondamentale questa distinzione.

Se la massa possa decidere le leggi "giuste" è un discorso di metodo e di contenuti. Di metodo perchè il voto dovrebbe essere scelta individuale e quindi segreto. Il rischio del voto palese è l'"acclamazione", perchè i partiti come molte , se non tutte, le organizzazioni umane tendono alla cooptazione. Cioè le cariche più alte cercano affiliati "consenzienti" e non "dissidenti".
Ma il fondamento della libertà è l'esercizio individuale critico e argomentativo.
Cioè la vera democrazia è qunto meno il potere rappresentativo che si mette in duscussione e non che "occupa" il potere.

Qiuindi il voto diretto tipico delal democrazia "diretta" appunto, può essere una soluzione per determinati tipi di leggi (ad esempio, il referendum propositivo in Svizzera è tipico della democrazia diretta). Ma per leggi istituzionali , forse è ancora giusta la democrazia rappresentativa e quindi il potere di delega.

Quello che mi auspico è abituare le persone a "seguire" il mondo in cui vivamo, quindi , magari inizialmente con un pò di prudenza, ma le persone devono imparare a decidere e predersi le responsabilità, a prendersi cura del proprio destino e della comunità in cui vive.

Non è facile il governo da parte delle persone oneste intellettualmente che credono nel bene pubblico e quindi si sentono al servizio del "demos".
Il popolo deve imparare a esercitare il suo potere di controllo e di decisione. Solo così avviene il "salto" dalla sudditanza alla cittadinanza.

paul11 is offline  

 



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