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Vecchio 10-02-2013, 08.59.09   #1
CVC
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Macrocosmo, microcosmo e mondo umano

La scienza studia l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo. Entrambi hanno una caratteristica: non rientrano nella percezione umana se non con uno sforzo d'astrazione.
Sono seduto ed intorno a me è tutto fermo, eppure so che tutto sta ruotando intorno all'asse della terra ed all'orbita solare. Guardo il mio corpo e lo vedo fermo e tranquillo, eppure dentro di me c'è un sistema immunitario che è costantemente al lavoro per proteggere il mio stato di salute.
I greci studiavano la cosmologia credendo di vivere in un mondo che non esiste, con volte celesti in cui sono incastonate le stelle ed i pianeti e dove queste volte girano intorno alla terra immobile.
La fisica di Aristotele era completamente basata sull'intuizione, se si getta un sasso nel vuoto esso raggiunge il suolo, si pensava, perchè il suolo è il suo luogo naturale e quindi ne è attratto. Allo stesso modo il fuoco sale verso l'alto per raggiungere il suo luogo naturale.
Lo studio parallelo del macro e del micro ha portato la scienza a filosofie scientifiche in contrasto fra loro. Nel macrocosmo la relatività ha rilevato un qualcosa di immutabile, la velocità della luce, trovando in tale teoria un sistema per misurare le distanze fra i gli oggetti nello spazio in modo non dipendente dalla percezione dell'osservatore. Viceversa nello studio del microcosmo il principio di indeterminazione pone l'osservazione dell'uomo come fattore determinante della conoscienza.
In mezzo a questi due mondi ci sta l'uomo, che fra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo vive nella sua finitezza. Finitezza data dalla sua percezione. La percezione viene dai sensi ed i sensi hanno un orizzonte limitato. Limitato è il nostro campo visivo, il nostro udito, il nostro tatto, ecc.
Di contro, altro elemento fondamentale nella conoscenza, c'è la ragione che si sviluppa in generalizzazioni che a sua volta producono altre generalizzazioni, e queste altre ancora in uno sviluppo che è praticamente potenzialmente infinito.
Ciò mi fa pensare che il trait d'union fra l'umano, con il suo mondo finito e la sua limitata percezione, e ciò che è illimitato (illimitatamente grande o piccolo) è proprio la ragione. Solo tramite la ragione possiamo giungere ad avere comprensione del mondo che oltrepassa la nostra limitata sensibilità e che mostra di avere leggi e forze che regolano l'andamento degli eventi.
Non si procede nella scienza se non grazie all'astrazione che valica i limiti che all'intuizione sono posti dal fatto di dipendere dalla limitatezza dei sensi. Ciononostante la scienza è empirica, giunge a conclusione testando ciò che si mostra ai sensi.
Grazie alla ragione l'uomo può uscire dai confini dei limiti della percezione esplorando l'infinito (infinitamente grande o infinitamente piccolo), ma poi rientra nei ranghi ricacciatovi dalla necessità dei propri sensi.
Riuscirà mai l'uomo a decretare in maniera definitiva la superiorità della ragione sui sensi, comprendendo che quest'ultimi, per quanto indispensabili, non sono che dei mezzi per dispiegare la forza della ragione?
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Vecchio 10-02-2013, 20.28.42   #2
green&grey pocket
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per me è il contrario cvc, riusciranno i nostri sensi a interessarsi dei nostri sensi stessi e non di qualche astrusa formula matematica tipo il nucleare che devasta la vita e i sensi......

preferisco il sole sulla pelle a qualsiasi astrattezza della ragione (come erratamente la chiami tu, poichè in realtà è l'intelletto di cui parli, non a caso sotto la ragione, che invece considera anche i sensi)
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Vecchio 11-02-2013, 08.26.49   #3
CVC
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Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
per me è il contrario cvc, riusciranno i nostri sensi a interessarsi dei nostri sensi stessi e non di qualche astrusa formula matematica tipo il nucleare che devasta la vita e i sensi......

preferisco il sole sulla pelle a qualsiasi astrattezza della ragione (come erratamente la chiami tu, poichè in realtà è l'intelletto di cui parli, non a caso sotto la ragione, che invece considera anche i sensi)
Per come la intendo io l'intelletto è la facoltà di pensare, la ragione è la facoltà di pensare correttamente.
Se i sensi fossero più importanti della ragione allora l'uomo non sarebbe superiore agli animali, anzi ci sono animali che hanno sensi più sviluppati dell'uomo.
Se la cosa più desiderabile per l'uomo è la felicità, essa non può venire dai sensi. Altrimenti come dice Eraclito, anche le bestie sarebbero felici una volta che hanno riempito il ventre.
Solo la ragione può dare un significato alla vita, perchè l'importante non è vivere ma come si vive.
Come ho detto se è vero come è vero che la scienza è empirica, ossia subordina le sue affermazioni alle verifiche empiriche, d'altra parte i sensi sono solo l'incipit, è la ragione che con le sue successive generalizzazioni conduce lungo un percorso.
Le formule matematiche sono astruse quando non sono corrette. Senza applicare la matematica Galileo non avrebbe costruito il cannocchiale e non avrebbe potuto constatare che il comportamento del cosmo contraddice quanto suggeriscono i nostri sensi. I nostri sensi ci suggeriscono che la terra è ferma perchè la percepiscono così. La ragione ci viene in soccorso dimostrandoci che non è così.

Ultima modifica di CVC : 11-02-2013 alle ore 10.16.07.
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Vecchio 11-02-2013, 17.22.43   #4
and1972rea
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Riferimento: Macrocosmo, microcosmo e mondo umano

Argomento cruciale questo , e, a parer mio, essenziale alla comprensione dell'universo , come spesso mi e' capitato di accennare nei miei interventi in questo forum.
L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo sono due estremi non conciliabili fra loro ,se non nel paradosso ,dalla scienza contemporanea , ed in mezzo ai quali l'Uomo non puo' che perdersi.
La mia idea e' che microcosmo e macrocosmo consistano in una nostra interpretazione fenomenica del Tutto, un'apparenza pura che mostra la propria inconsistenza reale nell'incapacita' da parte della logica e della razionalita' umana di conciliarne gli estremi; ove vi e' paradosso , vi e' indizio chiaro che la nostra visione del Tutto e' realmente e razionalmente inesatta; io propenderei, quindi, per l'ipotesi che il Tutto debba essere in se' stesso coerentemente ed immediatamente relazionato in ogni sua apparente “parte”, e' una visione parmenidea del Tutto la mia, che cozza contro il senso comune delle percezioni fenomeniche, ma che e' l'unica a poter mantenere in se' stessa una coerenza razionale. Pensiamo per un momento alle analogie che legano gli enti geometrici nella nostra testa alla loro sovrapponibilita' dimensionale rispetto ai fenomeni reali, noteremo che alcune proprieta' rimangono invariate fra idea e realta' , altre variano non appena associamo a quegli enti una dimensione misurabile. Un cerchio avra' sempre una circonferenza di pigreco volte il proprio diametro ,sia che si trovi in analogia al reale sia che rimanga nella nostra testa priva di proporzioni dimensionali, ma se lo dimensionassimo fisicamente ad unita' dimensionali finite, e soltanto se lo dimensionassimo, scopriremo che nel reale , per esempio, il rapporto fra la sua area e la sua circonferenza crescera' al crescere delle dimensioni del diametro , e che questo avra' ripercussioni fisiche e reali tangibili, che distinguono i cerchi reali dall'entita' monolitica adimensionale che abbiamo in testa; fin qui parrebbe ineluttabile l'inferenza logica che una certa dimensionalita' del nostro universo sia oggettivamente innegabile per descrivere l'universo reale, una casa di 1000 m2 tratterra' piu' energia della stessa identica casa di dimensioni piu' piccole, il fatto e' reale e tangibile, e sembrerebbe oggettivo che la differenza fra le due case debba essere ricondotta ad una misura finita nascosta fra le piccole pieghe del reale; purtroppo , pero', un secolo addietro, un brillante omino con i baffi scosse queste nostre confortanti certezze, e dimostro' che le dimensioni fisiche in se' stesse non hanno un valore assoluto per tutti coloro che osservano e vivono la realta'; curiosamente, gli oggetti lontanissimi da noi ( cioe' tutto l'universo … ...) , e , quindi, in forte allontanamento da noi a velocita' quasi luminali, hanno dimensioni reali nei nostri confronti reali del tutto relativamente sproporzionate rispetto a quelle che ci aspetteremmo se fossero fermi a pochi metri da noi. Io non mi stupirei che enormi ammassi di galassie all'orizzonte del nostro visibile fossero realmente piccolissime nei nostri confronti, e viceversa, a tal punto che esse stesse per noi ,e noi per loro, potrebbero considerarsi come unita' fondamentali della nostra dimensionalita' reale. In questo curioso universo , tutto sarebbe relazionato immediatamente con tutto il resto al di la' di ogni apparente distanza e dimensione fisica, l'infinitamente grande fuori di noi non sarebbe altro che l'infinitamente piccolo dentro di noi, e questo per ciascuna apparente regione di spazio reale dell'universo. Il Tutto perderebbe i confini davvero paradossali e incomprensibili dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande, e si relazionerebbe in se' stesso senza alcuna mediazione spaziale e dimensionale.
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Vecchio 11-02-2013, 23.37.18   #5
CVC
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Citazione:
Originalmente inviato da and1972rea
Argomento cruciale questo , e, a parer mio, essenziale alla comprensione dell'universo , come spesso mi e' capitato di accennare nei miei interventi in questo forum.
L'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo sono due estremi non conciliabili fra loro ,se non nel paradosso ,dalla scienza contemporanea , ed in mezzo ai quali l'Uomo non puo' che perdersi.
La mia idea e' che microcosmo e macrocosmo consistano in una nostra interpretazione fenomenica del Tutto, un'apparenza pura che mostra la propria inconsistenza reale nell'incapacita' da parte della logica e della razionalita' umana di conciliarne gli estremi; ove vi e' paradosso , vi e' indizio chiaro che la nostra visione del Tutto e' realmente e razionalmente inesatta; io propenderei, quindi, per l'ipotesi che il Tutto debba essere in se' stesso coerentemente ed immediatamente relazionato in ogni sua apparente “parte”, e' una visione parmenidea del Tutto la mia, che cozza contro il senso comune delle percezioni fenomeniche, ma che e' l'unica a poter mantenere in se' stessa una coerenza razionale. Pensiamo per un momento alle analogie che legano gli enti geometrici nella nostra testa alla loro sovrapponibilita' dimensionale rispetto ai fenomeni reali, noteremo che alcune proprieta' rimangono invariate fra idea e realta' , altre variano non appena associamo a quegli enti una dimensione misurabile. Un cerchio avra' sempre una circonferenza di pigreco volte il proprio diametro ,sia che si trovi in analogia al reale sia che rimanga nella nostra testa priva di proporzioni dimensionali, ma se lo dimensionassimo fisicamente ad unita' dimensionali finite, e soltanto se lo dimensionassimo, scopriremo che nel reale , per esempio, il rapporto fra la sua area e la sua circonferenza crescera' al crescere delle dimensioni del diametro , e che questo avra' ripercussioni fisiche e reali tangibili, che distinguono i cerchi reali dall'entita' monolitica adimensionale che abbiamo in testa; fin qui parrebbe ineluttabile l'inferenza logica che una certa dimensionalita' del nostro universo sia oggettivamente innegabile per descrivere l'universo reale, una casa di 1000 m2 tratterra' piu' energia della stessa identica casa di dimensioni piu' piccole, il fatto e' reale e tangibile, e sembrerebbe oggettivo che la differenza fra le due case debba essere ricondotta ad una misura finita nascosta fra le piccole pieghe del reale; purtroppo , pero', un secolo addietro, un brillante omino con i baffi scosse queste nostre confortanti certezze, e dimostro' che le dimensioni fisiche in se' stesse non hanno un valore assoluto per tutti coloro che osservano e vivono la realta'; curiosamente, gli oggetti lontanissimi da noi ( cioe' tutto l'universo … ...) , e , quindi, in forte allontanamento da noi a velocita' quasi luminali, hanno dimensioni reali nei nostri confronti reali del tutto relativamente sproporzionate rispetto a quelle che ci aspetteremmo se fossero fermi a pochi metri da noi. Io non mi stupirei che enormi ammassi di galassie all'orizzonte del nostro visibile fossero realmente piccolissime nei nostri confronti, e viceversa, a tal punto che esse stesse per noi ,e noi per loro, potrebbero considerarsi come unita' fondamentali della nostra dimensionalita' reale. In questo curioso universo , tutto sarebbe relazionato immediatamente con tutto il resto al di la' di ogni apparente distanza e dimensione fisica, l'infinitamente grande fuori di noi non sarebbe altro che l'infinitamente piccolo dentro di noi, e questo per ciascuna apparente regione di spazio reale dell'universo. Il Tutto perderebbe i confini davvero paradossali e incomprensibili dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande, e si relazionerebbe in se' stesso senza alcuna mediazione spaziale e dimensionale.
Il problema è che la visione umana non arriva mai a concepire il tutto, è la nostra limitatezza che ci impone di separare il macrocosmo dal microcosmo. Questo perchè la nostra visione del mondo è profondamente condizionata dal nostro orizzonte sensoriale, in altre parole i sensi ci ingannano.
I sensi ci permettono di percepire, ma la nostra è una percezione funzionale ai nostri bisogni.
Per percepire il tutto occorrerebbe una percezione libera dalle necessarie contingenze legate alla nostra sopravvivenza. Voglio dire, i nostri sensi sono limitati e ci ingannano, ma è grazie a loro che esistiamo. Per concepire il tutto occorrerebbe una indipendenza dai sensi che non possiamo avere.
Possiamo arrivarci, come Parmenide, con l'astrazione, ma la necessità ci riporta poi nel contraddittorio orizzonte umano. Per questo mi viene da pensare che deve esserci un motivo per cui siamo dotati di una ragione. Abbiamo la capacità di astrarci dai sensi, tale facoltà ci ha reso i padroni della terra, ma nel concreto non siamo mai completamente liberi dai sensi.
Ci sono, credo, due prospettive. La prima è quella di considerare la ragione semplicemente come una forma di adattamento, la seconda è quella di vedere la ragione come uno scopo da conseguire.
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Vecchio 13-02-2013, 00.35.50   #6
green&grey pocket
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l'errore è considerare la ragione come una manifestazione della scienza.

purtroppo ci risiamo sia per te cvc, che per andrea (che delira di fisica non s in base a quali studi a quali dati) siete vittime dell'eredità nichilista del nostro tempo.(la scienza come fine dell'umano).

intelletto deriva da intelligere cioè la capacità di collegare di capire i collegamenti inteni alle cose, quindi non è un semplice pensare.

evito di parlare della scienza tout court perchè lo sto già facendo sul thread di uomo e tecnica,

andiamo a parlare di scienza, perchè anche se sembra strano mi interessa.

il tuo punto di vista cvc è che microcosmo e macrocosmo non sono ancora intellegibili per via (per colpa) del nostro essere legati comunque a una visione
troppo umana, sensoriale..
per andrea invece è solo una questione di tempo perchè il micro e il macro si presentino a noi proprio ad una dimensione umana.(???)

però cvc non ti spieghi poi tanto, voglio dire che il micro e il macro oggi siano piuttosto ben costruiti non è forse una conquista dell'intelletto già oggi consolidata????

perchè vagheggi che vi sarà una conquista...quando questa conquista è già stata fatta....(e proprio in nome dell'astrattezza a cui alludi!!)??

non sono forse i sensi già banditi???

ad andrea invece dico solo che il micro e il macro sono oggi di difficile coincidenza, ma siamo a buon punto tipo il 9o%.

ma il tutto si spiega per via della forza del micro!! non del macro come disperatamente einstein studiava.

quindi che l'universo sia fondamentalmente vuoto è oggi cosa molto ben risaputa....altro che dimensioni stellari a grandezza d'uomo.

là fuori c'è sempre più gelo e antiumanità per così dire.

cosa vi porta a preferire una bella giornata di sole a questi siderali ghiacci???

MAH!!
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Vecchio 13-02-2013, 09.28.42   #7
CVC
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Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
l'e
purtroppo ci risiamo
Mi pare curioso il tuo atteggiamento: da un lato inviti continuamente alla cautela riguardo all'espressione dei concetti, dall'altro non mostri nessuna cautela nel giudicare i tuoi interlocutori come tu avessi capito tutto di tutti. Ma la prudenza non dovrebbe essere una sola da applicare in ogni caso? Prima ancora di entrare nel merito di quel che si dice credo ci sia un preliminare: come lo si dice.
Essere saggi, cosa cui qui tutti aspirano checchè se ne dica, non richiede solo di sapere ma anche di avere l'atteggiamento giusto. Non è da saggio mostrarsi sprezzanti nei confronti delle idee di altri quando, inevitabilmente, se ci si scambiano pareri si finisce con non l'essere d'accordo su qualche cosa. Abbiamo tutti delle idee che possono integrarsi o meno fra loro, se si integrano bene, altrimenti pazienza. Non è da saggio il tono sprezzante nei confronti delle idee di chi, dato che a queste ci si accosta, in qualche modo suscita il proprio interesse. Perchè stare qui a discutere con gente di cui non si ha una degna considerazione. Per insegnare? E' un buon maestro colui che sdegna i suoi allievi? Si possono avere pure dei gran bei concetti, ma se reazione al confronto è il disprezzo, di certo la filosofia non è stata utile.

Citazione:
però cvc non ti spieghi poi tanto, voglio dire che il micro e il macro oggi siano piuttosto ben costruiti non è forse una conquista dell'intelletto già oggi consolidata????

perchè vagheggi che vi sarà una conquista...quando questa conquista è già stata fatta....(e proprio in nome dell'astrattezza a cui alludi!!)??

non sono forse i sensi già banditi???
Come possono i sensi essere banditi se la scienza è appunto empirica, ossia testata dall'esperienza la quale fa riferimento ai sensi?
Ciò che penso è che il metodo empirico che ha mostrato di avere un così grande successo, è stato applicato in tutti i campi tranne uno: la morale.
Perchè esiste una scienza economica, una scienza, psicologica, una scienza sociologica, e non esiste una scienza morale?
A dire il vero si parla di scienza morale in ambito religioso, ma occore farlo in ambito non religioso, perchè se si accostano morale e religione inevitabilmente si finiscere col dipendere da dogmi che nulla hanno a che fare con la scienza.
Occorre, a mio pare, rivendicare l'indipendenza della morale dalla religione in modo che possa essere studiata in modo scientifico.
Faccio un esempio: la scienza ha scoperto che la causa delle azioni violente è la mancanza di empatia. Questo è un dato scientifico appunto, ma per renderlo utile all'uomo occorre rivestirlo di valore morale. Abbiamo scoperto che la ragione dei comportamenti lesivi dell'uomo verso l'uomo è la mancanza di empatia, ma non risolviamo niente se non giungiamo ad una motivazione morale che scoraggi il comportamento non empatico.
Il rapporto fra macrocosmo, microcosmo e mondo umano è questa: che nel mondo umano esiste una misura che non può essere ne infinitamente grande ne infinitamente piccola: è la morale.
Una cosa giusta non può essere più giusta di quello che è: l'essere giusta è la sua misura.
E' un errore, un grave fraintendimento quando diciamo che una cosa è più giusta di un'altra, che una cosa è più onesta di un'altra. Gli attributi morali hanno una loro misura che non si accresce ne decresce, il micro ed il macro riguardano il mondo sensoriale.


Citazione:
cosa vi porta a preferire una bella giornata di sole a questi siderali ghiacci???
I gusti son gusti: chi preferisce il sole e le spiagge al mare, chi preferisce i freddi climi invernali
Citazione:
MAH!!

Scrivi tutto in minuscolo tranne il MAH!!.....boh!
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Vecchio 13-02-2013, 16.51.25   #8
and1972rea
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Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket

ad andrea invece dico solo che il micro e il macro sono oggi di difficile coincidenza, ma siamo a buon punto tipo il 9o%.

ma il tutto si spiega per via della forza del micro!! non del macro come disperatamente einstein studiava.

quindi che l'universo sia fondamentalmente vuoto è oggi cosa molto ben risaputa....altro che dimensioni stellari a grandezza d'uomo.

là fuori c'è sempre più gelo e antiumanità per così dire.

cosa vi porta a preferire una bella giornata di sole a questi siderali ghiacci???

MAH!!
...quando dici che siamo a buon punto tipo il 90% ,dai per scontato di conoscere molto bene la scala al 100% delle unita', cosa che non e' , evidentemente ,affatto vera; quale viaggiatore assennato, nel percorrere un itinerario con destinazione ignota, ad un certo punto affermerebbe di aver coperto il 90% del tragitto???...oggi e' cosa molto ben risaputa, invece, che l'universo e' fondamentalmente non vuoto, ed anzi, e' ancor piu' risaputo che il vuoto , di per se', da un secolo a questa parte non riveste piu' alcun significato fisico. Consiglierei di tralasciare, per un momento, i vecchi sudati e sgualciti eserciziari di meccanica razionale o di chimica fisica, e di dedicarsi un pochino a sviluppare dei ragionamenti autonomi...per quanto possano apparire azzardati ed eretici...
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Vecchio 13-02-2013, 21.42.25   #9
green&grey pocket
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va bene messaggio ricevuto, non piace a nessuno il mio modo di pormi!
cambierò!

dicevamo che il teorico va poi controllato dal pratico cioè dal sensoriale.
è vero, ma partendo dal teorico, e quindi da una astrazione.
l'ipotizzare l'esistenza dell'elettrone non è forse data da calcoli matematici?
ecco credo che il codice del micro e del macro sia la matematica.

la morale è una questione molto ampia e discutibile, parto dal punto vista di test fisico.
per esempio sapevi che hanno inventato un macchinario che controllando i pixel illuminati dal bio-cervello consente di stabilre con altissime percentuali se una persona mente? già questo spezza in 2 la storia.
già ora le neuroscienze stanno aprendo scenari alla morale che indichi, lo condividi come discorso?

saluti e scusate per i miei ex-toni.
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Vecchio 15-02-2013, 07.18.53   #10
gyta
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Citazione:
La mia idea e' che microcosmo e macrocosmo consistano in una nostra interpretazione fenomenica del Tutto, un'apparenza pura che mostra la propria inconsistenza reale nell'incapacita' da parte della logica e della razionalita' umana di conciliarne gli estremi; ove vi e' paradosso , vi e' indizio chiaro che la nostra visione del Tutto e' realmente e razionalmente inesatta; io propenderei, quindi, per l'ipotesi che il Tutto debba essere in se' stesso coerentemente ed immediatamente relazionato in ogni sua apparente “parte” [..]

non mi stupirei che enormi ammassi di galassie all'orizzonte del nostro visibile fossero realmente piccolissime nei nostri confronti, e viceversa, a tal punto che esse stesse per noi ,e noi per loro, potrebbero considerarsi come unita' fondamentali della nostra dimensionalita' reale. In questo curioso universo , tutto sarebbe relazionato immediatamente con tutto il resto al di la' di ogni apparente distanza e dimensione fisica, l'infinitamente grande fuori di noi non sarebbe altro che l'infinitamente piccolo dentro di noi, e questo per ciascuna apparente regione di spazio reale dell'universo. Il Tutto perderebbe i confini davvero paradossali e incomprensibili dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande, e si relazionerebbe in se' stesso senza alcuna mediazione spaziale e dimensionale.
(And1972rea)

Ambiziosa questa tua sintesi.. porta una ventata di respiro..
Intuitivamente perfetta..

Citazione:
Come ho detto se è vero come è vero che la scienza è empirica, ossia subordina le sue affermazioni alle verifiche empiriche, d'altra parte i sensi sono solo l'incipit, è la ragione che con le sue successive generalizzazioni conduce lungo un percorso.
(cvc)
La medesima ragione che giunge all’intuizione ben sintetizzata nella citazione precedente di Andrea..
è però probabile che tale verifica empirica implichi in questo caso un differente significato e luogo di verifica..

Citazione:
Ci sono, credo, due prospettive. La prima è quella di considerare la ragione semplicemente come una forma di adattamento, la seconda è quella di vedere la ragione come uno scopo da conseguire.
(cvc)

La ragione parte come uno scopo da conseguire (maturità umana),
passa attraverso l’apparente funzionalità di adattamento (utilizzo pratico della ragione) per giungere ci si augura
alla scoperta comprensione della luce dell’intelletto come identità dell’essere (e non mero senso estensivo i cinque)

Citazione:
Consiglierei di tralasciare, per un momento, i vecchi sudati e sgualciti eserciziari di meccanica razionale o di chimica fisica, e di dedicarsi un pochino a sviluppare dei ragionamenti autonomi...per quanto possano apparire azzardati ed eretici...
(And1972rea)

Colgo e sottoscrivo..



Ps:
Citazione:
Faccio un esempio: la scienza ha scoperto che la causa delle azioni violente è la mancanza di empatia. Questo è un dato scientifico appunto, ma per renderlo utile all'uomo occorre rivestirlo di valore morale. Abbiamo scoperto che la ragione dei comportamenti lesivi dell'uomo verso l'uomo è la mancanza di empatia, ma non risolviamo niente se non giungiamo ad una motivazione morale che scoraggi il comportamento non empatico.
(cvc)
Non credo proprio che la violenza abbia come scatenante la mancanza di empatia..
La violenza è risposta ad un conflitto interiore non compreso, è un tentativo di proiettare al di fuori di sé quei limiti che non conosciamo, non comprendiamo e non rispettiamo in noi.
L’empatia non è che quel grado di conoscenza interiore portato inderogabilmente all’esterno.
gyta is offline  

 



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