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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 22-04-2013, 16.35.59   #1
boh
Nullologo
 
Data registrazione: 16-04-2013
Messaggi: 26
Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

Semplicemente il fatto di essere in vita attesta automaticamente il fatto che è una faccenda di nostra competenza? quando magari, soprattutto forti delle leggi morali, si dice che è peccato togliersela perché non ce la siamo dati noi? (e appunto: se non ce la siamo dati noi che motivo abbiamo di credere che ci riguardi?)
E ancora: qual è il modo migliore per dimostrare a noi stessi che ci curiamo della vita? Facendo del bene? sopravvivendo? vivendo nel miglior modo possibile? evitando dispiaceri agli altri e a se stessi? Ma ancora una volta: sono questi atti che dimostrano inequivocabilmente che è una faccenda di nostra competenza?
Non è magari che la vita sta al di fuori (e quella sicuramente non ci riguarda), mentre siamo noi che ci stiamo dentro come un qualcosa in cui siamo immersi?

Come sempre non ho scopo personale / di proselitismo (giustamente vietato) / simili, né ho mai in mente domande specifiche. Non è un monologo, quindi non chiedetemi qual è la domanda! anzi, ribattere sollevando altre domande mi sta pure bene.
boh is offline  
Vecchio 23-04-2013, 12.40.52   #2
acquario69
Moderatore
 
L'avatar di acquario69
 
Data registrazione: 10-04-2006
Messaggi: 1,444
Riferimento: Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

Citazione:
Originalmente inviato da boh
Semplicemente il fatto di essere in vita attesta automaticamente il fatto che è una faccenda di nostra competenza? quando magari, soprattutto forti delle leggi morali, si dice che è peccato togliersela perché non ce la siamo dati noi? (e appunto: se non ce la siamo dati noi che motivo abbiamo di credere che ci riguardi?)
E ancora: qual è il modo migliore per dimostrare a noi stessi che ci curiamo della vita? Facendo del bene? sopravvivendo? vivendo nel miglior modo possibile? evitando dispiaceri agli altri e a se stessi? Ma ancora una volta: sono questi atti che dimostrano inequivocabilmente che è una faccenda di nostra competenza?
Non è magari che la vita sta al di fuori (e quella sicuramente non ci riguarda), mentre siamo noi che ci stiamo dentro come un qualcosa in cui siamo immersi?

Come sempre non ho scopo personale / di proselitismo (giustamente vietato) / simili, né ho mai in mente domande specifiche. Non è un monologo, quindi non chiedetemi qual è la domanda! anzi, ribattere sollevando altre domande mi sta pure bene.



Citazione:
Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

"La morte infatti quando sarà presente non ci darà dolore, ed è quindi sciocco lasciare che la morte ci porti dolore mentre l'attendiamo. Quindi il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte non ci siamo più noi. La morte quindi è nulla, per i vivi come per i morti: perché per i vivi essa non c'è ancora, mentre per quanto riguarda i morti, sono essi stessi a non esserci."

..e' curioso (secondo me) che infatti i vivi poi piangono i morti...non sara' che appunto siano i vivi che piangono solo per loro stessi ?!
acquario69 is offline  
Vecchio 23-04-2013, 15.03.07   #3
paul11
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

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Originalmente inviato da boh
Semplicemente il fatto di essere in vita attesta automaticamente il fatto che è una faccenda di nostra competenza? quando magari, soprattutto forti delle leggi morali, si dice che è peccato togliersela perché non ce la siamo dati noi? (e appunto: se non ce la siamo dati noi che motivo abbiamo di credere che ci riguardi?)
E ancora: qual è il modo migliore per dimostrare a noi stessi che ci curiamo della vita? Facendo del bene? sopravvivendo? vivendo nel miglior modo possibile? evitando dispiaceri agli altri e a se stessi? Ma ancora una volta: sono questi atti che dimostrano inequivocabilmente che è una faccenda di nostra competenza?
Non è magari che la vita sta al di fuori (e quella sicuramente non ci riguarda), mentre siamo noi che ci stiamo dentro come un qualcosa in cui siamo immersi?

Come sempre non ho scopo personale / di proselitismo (giustamente vietato) / simili, né ho mai in mente domande specifiche. Non è un monologo, quindi non chiedetemi qual è la domanda! anzi, ribattere sollevando altre domande mi sta pure bene.

Sì la vita è di nostra competenza, semplicemente perchè è nostra e non di altri.Potrebbe essere dei genitori? Direi che siamo in patria potestà la definirei "in comodato d'uso " o "prestito gratuito" fino alla maggiore età(intendo legale) ma anche di crescita di"comprendonio" e quindi di responsabilità.

Siamo liberi di togliercela:chi lo impedisce il suicidio lo stato che magari applica la pena di morte?

Ci curiamo della vita prima sopravvivendo, cioè parlo di Dio, ma solo se se ho"stomaco è pieno", cioè prima esistono esigenze materiali per poter biologicamente avere una continuità di esistenza.

Il fatto che o non sappiamo o teorizziamo chi potrebbe essere l'artefice del Tutto, non nega l'esistenza dell'essere ontologicamente: "ciò che è , è", cioè esisti ora, adesso. E' da quell'esistere che poi "nasce" il resto.

Ci riguarda anche perchè proviamo gioia e dolore, felicità e sofferenza, negli eventi che ci accompagnano nel mondo o nella nostra intima riflessione: e sempre perchè esisti.

La parte morale è legata alle convenzioni della società in cui viviamo e al suo modello . Ciò che è bene e male è all'interno dei limiti delle convenzioni sociali(usi, costumi, tradizioni,consuetudini,ecc) che descrivono i comportamenti attinenti o "disallineati". In assoluto sono solo credenze (come tutto del resto) e non verità, e in quanto tali mutano con i modelli sociali e culturali dei popoli e della loro storia. Noi ne siamo "immersi"e quindi anche condizionati, ma con dei gradi di libertà.

In realtà noi ci "accomodiamo" all'interno del conformismo sociale, costruendo degli equilibri relazionali(con genitori, parenti, amici, sul lavoro, a scuola,ecc), diversamente o viviamo da depressi o facciamo"scelte di vita".

paul11 is offline  
Vecchio 23-04-2013, 23.18.25   #4
maral
Moderatore
 
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Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

Citazione:
Originalmente inviato da boh
Semplicemente il fatto di essere in vita attesta automaticamente il fatto che è una faccenda di nostra competenza? quando magari, soprattutto forti delle leggi morali, si dice che è peccato togliersela perché non ce la siamo dati noi? (e appunto: se non ce la siamo dati noi che motivo abbiamo di credere che ci riguardi?)
E ancora: qual è il modo migliore per dimostrare a noi stessi che ci curiamo della vita? Facendo del bene? sopravvivendo? vivendo nel miglior modo possibile? evitando dispiaceri agli altri e a se stessi? Ma ancora una volta: sono questi atti che dimostrano inequivocabilmente che è una faccenda di nostra competenza?
Non è magari che la vita sta al di fuori (e quella sicuramente non ci riguarda), mentre siamo noi che ci stiamo dentro come un qualcosa in cui siamo immersi?

Come sempre non ho scopo personale / di proselitismo (giustamente vietato) / simili, né ho mai in mente domande specifiche. Non è un monologo, quindi non chiedetemi qual è la domanda! anzi, ribattere sollevando altre domande mi sta pure bene.

La vita ci riguarda perché noi siamo la vita che viviamo e nient'altro che questo, dunque ci riguarda in sommo grado e proprio per come la viviamo essa ci esprime. Non c'è né ci sarà mai un solo istante in cui la vita cessi di di rappresentarci. Quando moriremo, semplicemente, proprio come dicevano gli epicurei noi non ci saremo, per questo la morte non ci riguarda per nulla, ma nella vita ci siamo eccome! In ogni istante ci siamo!
Qual'è il modo migliore per dimostrare a noi stessi che ci curiamo della nostra vita?
Assaporandone la felicità e per gustare la felicità occorre avere cura di noi stessi attraverso la cura del mondo in cui esistiamo, cura del valore specifico di ogni essente, rendersi capaci di riconoscere questo valore per apprezzarlo, studiare continuamente il modo più appropriato per sentire questo valore. Aver cura della vita significa aver cura del mondo in ogni aspetto che da esso ci viene offerto senza volerlo dominare o distruggere a vantaggio di quelle illusioni di potenza che chiamiamo piacere. Aver cura della vita significa agire assai più che fare. In fondo ogni vita è intrinsecamente etica, ossia un percorso preciso di felicità che attende solo di essere riconosciuto per venire realizzato.
maral is offline  
Vecchio 29-04-2013, 09.43.36   #5
mareudniet
Ospite
 
Data registrazione: 30-11-2012
Messaggi: 9
Riferimento: Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

la frase di epicuro inserita nel quadro della sua filosofia piu completa non dice di vivere ogni istante come se fosse ultimo , gli epicurei non erano dei crapuloni goderecci che avevani il piacere come fondamento ontologico bensi delle persone che cercavano un modo di vivere nascosto in un epoca di grandi cambiamenti storici in cui era venuta meno la sicurezza delle citta stato quindi se e vero che la morte non ci rigurda ma la vita si perche ci siamo forse il discorso e come ci siamo ma su questo punto a foilosofia abbonda di prensatori
mareudniet is offline  
Vecchio 18-06-2013, 08.26.56   #6
civile
Ospite
 
Data registrazione: 02-02-2012
Messaggi: 4
Riferimento: Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

il poter assaporare con i sensi l'emozione vivere é di nostra competenza...é tutto quello che abbiamo,anche se dirigiamo l'orchestra vita solo in parte,del resto siamo automatici.La morte é off limits per i viventi,ci turba l'idea della fine,ci turba la perdita degli affetti....ma in fin dei conti cosa muore?solo una piccolissima parte della nostra coscenza e il nostro corpo.L'essere umano per il 95% si reincarna,nuovo corpo,nuova mente vergine con gli istinti di sempre,sparisce l'io vecchio insieme al suo vecchio hardware.Una nuova mente vergine che si formerà con l'educazione e il bagaglio morale che ne deriverà rinascerà,quel 95% rimane costantemente in vita in nuovi corpi.Siamo un esperienza,dobbiamo viverla nei nostri limiti con distacco e comprensione.Non innamoriamoci di noi stessi,siamo solo piccole illusioni...dimentichiamoci e viviamo l'esperienza...
civile is offline  
Vecchio 14-08-2013, 12.39.56   #7
Parva
Ospite
 
Data registrazione: 12-08-2013
Messaggi: 33
Riferimento: Gli epicurei dicevano che la morte non ci riguarda. Ma perché la vita invece sì?

Citazione:
Originalmente inviato da boh
Semplicemente il fatto di essere in vita attesta automaticamente il fatto che è una faccenda di nostra competenza? quando magari, soprattutto forti delle leggi morali, si dice che è peccato togliersela perché non ce la siamo dati noi? (e appunto: se non ce la siamo dati noi che motivo abbiamo di credere che ci riguardi?)
E ancora: qual è il modo migliore per dimostrare a noi stessi che ci curiamo della vita? Facendo del bene? sopravvivendo? vivendo nel miglior modo possibile? evitando dispiaceri agli altri e a se stessi? Ma ancora una volta: sono questi atti che dimostrano inequivocabilmente che è una faccenda di nostra competenza?
Non è magari che la vita sta al di fuori (e quella sicuramente non ci riguarda), mentre siamo noi che ci stiamo dentro come un qualcosa in cui siamo immersi?

Le prediche sulla vita giustamente le rifiuti. Penso che ognuno dovrebbe avere il diritto di accettarla o rifiutarla, e se avessimo compassione degli altri, anzichè un'arida etica disanimata, consentiremmo agli infelici di morire in modo indolore e assistito.
Mi sembra che come tutti tu abbia uno spettatore che ti guarda, e cerchi di capire cosa dovresti fare per dimostrare che ti curi della vita.
Forse dovresti eliminare lo spettatore per poter sentire cosa vorresti farne tu della tua vita, aldifuori da etiche apprese.

Gli epicurei, che pure erano simpatici, dicevano cavolate. Volevano convincersi e convincere che la morte non faccia paura, un po' come fa la religione, però lì devi essere stato obbediente.

Il fatto è che la morte fa paura alla mente condizionata, se si esce da quella la morte non fa più paura.
I Sacri Misteri cercavano di far giungere le persone a questa consapevolezza, ma per acquisirla bisogna cominciare a smontare la mente pseudoragionante che ci chiude nello scafandro.
Parva is offline  

 



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