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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 09-03-2014, 19.46.07   #1
green&grey pocket
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Rapporti tra fenomeno e verità. (la contradizione c in Severino)

La contraddizione C.

Ciao maral apro qui discussione che mi sembra interessante.

Nel PS faccio una domanda anche a chi non si interessa in maniera tecnica della questione.

(da una audiolezione su youtube presso il san raffaele)

una mio brevissimo resoconto (dando per scontati tutti i riferimenti che i concetti esprimono)
Nell'apodittico e concreto di husserl l'incontrovertibile viene accettata solo nella totalità dell'essente.
L'apparizione degli essenti non include il concreto cioè il tutto. In esso rientra l'aporetico.
L'apparizione sta nella totalità, ma la totalità ci disillude perchè non viene raggiunta.
Ma così fa notare Severino la contraddizione segue il destino e cioè nel fatto che di nuovo implicitamente nega che l'essente dunque sia.

Severino propone dunque un uscita dall'episteme che non mantiene la promessa del pdnc.

Si Maral, Severino non è parmenideo: l'ho sentito dire spesso, ma è un errore grosso come una casa.

Credo che sempre nella lezione della legna e del fuoco (su youtube) lo spieghi bene: per Parmenide esiste l'essere che è la luce e gli enti che sono i colori, così tutto il pensiero greco e la fenomenologia.

Con l'eccezione di Heidegger che effettivamente nella sua oscillazione di significato vede negli enti lo stesso essere.

Cioè negli enti vi è l'essere. La totalità è dunque per Severino totalmente diversa da Hegel, mi fidavo troppo di un utente sul it.filosofio.moderato.

in effetti la considerazione è corretta, il fatto che non mi torna è come allora le intuizioni abbiano senso nel sistema Severiniano, temo che queste diventino impersonificazioni come enti come nel caso del tempo e dello spazio.
E' anche un problema scientifico perchè lo spazio e il tempo non sono enti determinati dal PDNC bensì da formalizzazioni che escludono il PDNC.
Non riesco a capire come faccia a uscire dall'episteme predicandolo come PDNC e di fatto contraddicendolo sia perchè lo ha predicato, sia perchè la formula esclude la verità della sua postulazione.
Rimane invece il problema dell'apparizione perchè siceramente lo intuisco come vero.
Il problema sta ovviamente nell'assurdo che noi si viva nell'aporia.

Non sono affatto con Severino sia chiaro, io sono ancora con Hegel. Ma il problema permane a livello della logica della verità (chiamiamola così).


PS.

Mi chiedo se qualcuno di voi mi sa dare qualche idea sparsa sui rapporti fenomenologia (anche nella semplice idea di oggetto) e verità (anche di stampo religioso e/o orientale) anche non irrelata a Severino che comunque pone la problematica in maniera assasi filosofica.

grazie.

Il mio contributo è semplice: se io vivo questa realtà e non un altra allora vi è un senso una direzione a qualche verità.(mi interessa però che non sia aporetica cioè come step successivo al blocco della modernità che si chiama appunto infelicemente post-moderno, ma che appunto sta ad indicare la necessità ad un ritorno ad un positivismo critico per così dire, non ingenuo).

In questo senso per me la domanda di Severino è solo una delle domande non necessariamebte la più interessante.
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Vecchio 09-03-2014, 22.52.53   #2
maral
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Riferimento: Rapporti tra fenomeno e verità. (la contradizione c in Severino)

Scusami se per il momento mi limito a una risposta un po' frettolosa che vorrebbe fissare alcuni punti, ci sarà comunque certo modo di tornare sulle tue considerazioni più approfonditamente.
Allora, Severino pone il principio di non contraddizione come concetto astratto immediato e il fenomeno come concreta immediatezza dell'ente, il rapporto dialettico tra questi due aspetti è rappresentato dalla contraddizione c che continuamente si ripete senza mai risolversi (a differenza di ogni altra contraddizione che si dimostra tolta fin dall'inizio considerando l'ente nella sua interezza). La contraddizione C rappresenta il divario tra la posizione logica olistica di tipo hegeliano e il concreto apparire sempre parziale dell'ente, è una sorta di motore che sostiene l'infinito sopraggiungere e oltrepassare degli enti nei cerchi dell'apparire.
Il processo dialettico a cui Severino fa costante riferimento è esattamente quello hegeliano in cui il significato dell'ente è il risultato di tutte le sue antitesi che via via si pongono (dunque il contraddire per Hegel come per Severino è il solo modo per dire la verità), ma mentre per Hegel il processo dialettico giunge a compimento, per Severino esso non arriva mai a compimento, non si risolve mai in una totalità esaustiva, è un percorso che non ha mai termine proprio perché la contraddizione c non è mai tolta (ossia il suo toglimento consiste nel suo stesso riproporsi). Ma c'è ancora un aspetto più importante che differenzia Severino da Hegel ed è il fatto che mentre per Hegel il percorso dialettico olistico è una continua progressione che permette di arrivare a una completa espressione dell'ente partendo da un punto iniziale spurio, per Severino questo è assurdo e la posizione iniziale è invece proprio la completezza dell'ente il cui percorso dialettico muove da questa completezza per tornarvi seguendo i modi di un infinito apparire. Ed è proprio l'apparire di questo infinito apparire che Severino chiama la Gloria. La Gloria è la stessa Terra Isolata che noi abitiamo, solo che nella Terra Isolata ogni apparire appare come un continuo emergere e svanire nel nulla, mentre nella Gloria esso appare in tutta la sua infinitezza.
Per quanto riguarda la distanza di Severino da Parmenide essa è fondamentale: Parmenide, dice Severino, estrae l'essere come concetto astratto dagli enti, ma l'essere preso così in astratto, separato dagli enti nega gli enti stessi come effettivamente esistenti (in quanto ne nega la differenza che li distingue), dunque l'essere parmenideo nega ciò da cui è stato estratto e in cui ha radice, dunque si riduce a niente e questo niente è ciò che Parmenide chiama essere, una sorta di guscio concettuale del tutto vuoto. Per questo motivo trovo improprio considerare Severino parmenideo, mentre è certo molto hegeliano pur con le fondamentali differenze che ho indicato.

maral is offline  
Vecchio 12-03-2014, 19.58.29   #3
SinceroPan
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Riferimento: Rapporti tra fenomeno e verità. (la contradizione c in Severino)

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La contraddizione C.


Nell'apodittico e concreto di husserl l'incontrovertibile viene accettata solo nella totalità dell'essente.
L'apparizione degli essenti non include il concreto cioè il tutto. In esso rientra l'aporetico.
L'apparizione sta nella totalità, ma la totalità ci disillude perchè non viene raggiunta.
Ma così fa notare Severino la contraddizione segue il destino e cioè nel fatto che di nuovo implicitamente nega che l'essente dunque sia.


Con l'eccezione di Heidegger che effettivamente nella sua oscillazione di significato vede negli enti lo stesso essere.

Rimane invece il problema dell'apparizione perchè siceramente lo intuisco come vero.
Il problema sta ovviamente nell'assurdo che noi si viva nell'aporia.

.

sollecitazioni anche x Maral od altri esperti di Severino...

premetto che ho poche conoscenze quindi userò linguaggio terra a terra..


about Heidegger : sto ascoltando Volontà e Destino su CD.. e Severino dice esplicitamente : il mio concetto di Nichilismo è diverso da H. perchè per me il Nichilismo è la credenza che qualunque ente, mela, pensiero, emozione, evento, colore, ecc... sia Nulla.. mentre x H. (che eredita pensiero di Husserl nella Crisi della Scienza Europea) il Nichilismo è pensare che la Luce dell'Essere/Pensiero che Illumina i Colori/Enti sia Nulla.. cioè dice S. che quello di H. è una Forma PArticolare del più Radicale Nichilismo che lui contesta come Follia..


about Contraddizione C : in pratica se uso linguaggio comune mi sembra che dica => il Vero Tutto non è la Totalità di Tutti gli Enti che Appaiono Ora.. perchè questa è solo Una Parte del Vero Tutto.. che è la Totalità di Tutte queste Totalità Parziali (una x Ogni Istante).. e siccome il Processo di Apparizione degli Istanti (cioè il Tempo che lui chiama Illusorio) è OO allora il Vero Tutto Non Apparirà Mai.. cioè a differenza di Hegel che pensava che prima o poi si arriva all'Idea Assoluta per lui Non Apparirà Mai il Vero Tutto eppure in Contraddizione Appare l'Idea che Non Apparirà Mai.. o meglio Apparirebbe nell' OO in Atto (direbbe Cantor differenziandosi dagli Infiniti Potenziali di Leibniz/Newton) che però è Irragiungibile per la Parte (cioè x Noi) ma Eppure Già da Sempre e Per Sempre Esistente perchè Eterno..

Piero Angela tradurrebbe in TV : Severino pensa che ci siano OO Universi Paralleli Eternamente Esistenti (il Tutto dei Tutti Parziali) ed in Ogni Istante Ci Appare 1 di questi OO..

E' questa OO Successione di Apparizioni che Genera OO Contraddizioni (la Mela T0 è Diversa dalla Mela T1 anche se la Crediamo Uguale) che Colmano OO la OO Mancanza...

il Tempo è Illusione nel senso che è Qualcosa di Diverso da quel che Crediamo è Logicamente Accettabile anche se Sensorialmente In-Credibile... lui dice : le Cose Non si Nullificano ma semplicemente Escono dall'InVisibile e poi Ritornano nell' InVisibile (dove l'Invisibile Non è il Nulla).. in questo modo S. logicamente (forse) riesce a mostrare l'Eternità degli Enti..


Questo discorso fin qui mi quadrerebbe abbastanza anche a me che son profano.. anche se potrei obiettare che noi uomini usiamo concetti e parole come Tutto e OO (fondamenti della Contraddiz C) senza Capirli Veramente.. son come pesci che ci sgusciamo dalle mani ogni volta che crediamo di averli presi...


ma sorry a mio parere il problema della Nullità riemerge nell Io = Pensiero che Osserva i Fotogrammi del Film 1 ad 1.. ed a mio parere nn basta dire che anche il Pensiero è un Ente quindi Anch'esso è Eterno come i Colori.. il Pensiero/Occhio T0 è Diverso dal Pensiero/Occhio T1 ed Entrambi sono Eterni mi direbbe S... ma la mia Obiezione è : Io SENTO il Pensiero che Scorre.. e se lo Sento vuol dire che c'è un Super-Io Assoluto che Osserva i 2 Io in T0 e T1.. ma allora se ho pututo scrivere questa frase vuol dire che c'è un Super-Super-Io che Osserva il Super-Io.. e così via in OO Regressio..
solo così la mia mente riuscirebbe ad Escludere il Nulla nell'Io che Scorre..
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Vecchio 12-03-2014, 23.51.20   #4
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ma sorry a mio parere il problema della Nullità riemerge nell Io = Pensiero che Osserva i Fotogrammi del Film 1 ad 1.. ed a mio parere nn basta dire che anche il Pensiero è un Ente quindi Anch'esso è Eterno come i Colori.. il Pensiero/Occhio T0 è Diverso dal Pensiero/Occhio T1 ed Entrambi sono Eterni mi direbbe S... ma la mia Obiezione è : Io SENTO il Pensiero che Scorre.. e se lo Sento vuol dire che c'è un Super-Io Assoluto che Osserva i 2 Io in T0 e T1.. ma allora se ho pututo scrivere questa frase vuol dire che c'è un Super-Super-Io che Osserva il Super-Io.. e così via in OO Regressio..
solo così la mia mente riuscirebbe ad Escludere il Nulla nell'Io che Scorre..

Infatti! se mettiamo al posto di Super-io, che è un invenzione freudiana, (e che complica non poco il panorama del Logos), la Ragione hegeliana, possiamo dedurre per inferenza (come per kant, come per peirce, come per leibniz) che esiste una totalità all'"infinito".
C'è di più, io la totalità la sentivo già da bambino, una sorta di intuizione innata, che non sono mai riuscito a scavalcare. quindi sono sicuro che severino sbaglia.(e anche se mi sbaglissi dal mio punto di vista non si esce)
Penso che l'ho trovata in tutti i pensatori occidentali, tranne in questa ferrea argomentazione di severino.

La cosa strana è che questa logica dialettica che lui usa, e che non è formale, è figlia di quella fenomenologia del totale che è costretto tramite parricidio a negare.

Non è una questione logica, perchè sennò basterebbe dire che il principio di contradizione è una invenzione strutturale.(già dimostrato dalla matematica di metà 900, quindi dopo cantor, che sembra il limite storico che severino accetta o capisce).

Che il pensiero sia un essente a me pare un errore evidente, che il tempo sia un essente anche.

Il pensiero perchè è chiaramente proprio dialetticamente all'interno del linguaggio, e il tempo perchè einstein ha dimostrato che non esiste.
(per severino il tempo non è un illsione quello era stata una mia considerazione, abbiamo appurato che per lui è un essente!)

rimane il problema tutto all'interno della dialettica del problema esistenza non esistenza.

Mi sembra che Severino abbia introdotto un aporia dialettica che difficilmente posso ignorare, da hegeliano, da peirciano, da leibniziano, da kantiano.

purtroppo devo prima leggere nietzsche, poi pierce...e già ne riparliamo se continuo come gli ultimi anni, tra un paio d'anni.
vedo tante conferenze però...magari salta fuori qualcosa.

green&grey pocket is offline  
Vecchio 13-03-2014, 10.03.08   #5
SinceroPan
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Originalmente inviato da green&grey pocket


1)
Infatti! esiste una totalità all'"infinito".

2)
Non è una questione logica, perchè sennò basterebbe dire che il principio di contradizione è una invenzione strutturale.(già dimostrato dalla matematica di metà 900, quindi dopo cantor, che sembra il limite storico che severino accetta o capisce).

3)
Che il pensiero sia un essente a me pare un errore evidente, che il tempo sia un essente anche.

4)
Il pensiero perchè è chiaramente proprio dialetticamente all'interno del linguaggio, e il tempo perchè einstein ha dimostrato che non esiste.






1)
anch'io ho questa intuizione.. credo che sia lo spazio che il tempo (entro cui si Manifesta tutto : pensieri, emozioni, cose, colori, energia) siano OO.. ed l' OO degli OO include sia lo spazio/empo sia ciò che appare dentro lo spazio tempo..
Jaspers (che S. cita su you tube) dice : nel momento in cui penso (o credo di poter pensare ??) il Tutto allora Pongo l'Io che lo Pensa al di FUORI di quel Tutto (e che quindi Non è Più il Vero Tutto).. questo tipo di Aporie io me lo son tradotto così : Io Posso Pensare CHE CI Sia un Impensabile Ma Non Posso Pensare SE e COME Esso Sia..

2)
Severino dice che PDNC Non è Invenzione (cioè Postulato Accettato x Abitudine) ma è AUTO-Fondante grazie ad Elenchos : in pratica Elenchos è una Applicazione RiFlessiva del PDNC al PDNC Stesso => SE io NEGO il PDNC allora A=Non-A.. dopodichè prendo il Verbo/Relazione NEGO e posso dire che NEGO=AFFERMO.. quindi posso Ri-Scrivere la Proposizione iniziale come AFFERMO il PDNC.. le possibili obiezioni a questo ragionamento possono essere : S. tratta il Verbo/Relazione (il NEGO) come un Ente mentre esso è solo un Verbo.. e si ritorna al punto : anche il Pensiero x S. è un Ente mentre (forse) per Noi è un Occhio che Vede (alla Heidegger) oppure un Occhio che Crea (alla Fitch).. questa Aaporia (simile alla precedente osservazione di Jaspers) è così detta da Wittgenstein : l'Occhio è All'Interno del Suo Stesso Campo Visivo..

3) e 4)
sul pensiero = essente ho già detto sopra.. sul tempo = essente non credo che Eistein abbia potuto dimostrare che Non Esiste.. per quel che ne so Einstein (come tutti noi) Non è Riuscito a dire COSA è quindi ha detto COME è/funziona.. il Tempo è un Mistero per tutti..



PS: con Super-Io nn pensavo a Freud.. ma a Fitch.. od ad alcune Filosofie Orientali di cui nn so niente ma so che alcune ipotizzano roba simile..

PS: leggere tomi come fai te è necessario ma : è troppo lungo ; col dialogo accorci tempi e crei relazioni sintesi parallelismi confutazioni che a pensarle da solo ci metti 4 vite..

.
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Vecchio 13-03-2014, 14.43.54   #6
maral
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Originalmente inviato da SinceroPan
ma sorry a mio parere il problema della Nullità riemerge nell Io = Pensiero che Osserva i Fotogrammi del Film 1 ad 1.. ed a mio parere nn basta dire che anche il Pensiero è un Ente quindi Anch'esso è Eterno come i Colori.. il Pensiero/Occhio T0 è Diverso dal Pensiero/Occhio T1 ed Entrambi sono Eterni mi direbbe S... ma la mia Obiezione è : Io SENTO il Pensiero che Scorre.. e se lo Sento vuol dire che c'è un Super-Io Assoluto che Osserva i 2 Io in T0 e T1.. ma allora se ho pututo scrivere questa frase vuol dire che c'è un Super-Super-Io che Osserva il Super-Io.. e così via in OO Regressio..
solo così la mia mente riuscirebbe ad Escludere il Nulla nell'Io che Scorre..
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Che il pensiero sia un essente a me pare un errore evidente, che il tempo sia un essente anche.


Se però il pensiero e il tempo non sono essenti di che parliamo quando parliamo di pensiero e di tempo? Se il pensiero e il tempo appaiono in qualche modo dovranno pur essere, dunque essere essenti, altrimenti essi sarebbero assolutamente inconcepibili, sarebbero niente (unica alternativa all'essente).
Severino considera ad esempio nei suoi scritti la concezione di Einstein sul tempo che fu contraddetta in un dialogo epistolare da Popper. Einstein (peraltro riprendendo la concezione spazializzata del tempo già implicita nella fisica newtoniana) sosteneva che il tempo fosse una successione di istanti statici e lo scorrere del tempo fosse lo scorrere nel pensiero dell'osservatore di tali istanti. Al che, fa notare Severino, Popper ebbe gioco facile a muovere ad Einstein l'obiezione che se è nella mente dell' osservatore che il tempo scorre, pur tuttavia nell'osservatore il tempo scorre e la sua mente è davvero in movimento temporale. Ossia se il mondo di fuori è la successione statica di fotogrammi istantanei, l'osservatore è la macchina di proiezione che deve pur essere in moto affinché il film scorra e il tempo che nel mondo è illusione nell'osservatore è realtà. Severino denota che l'errore di Einstein sta nel separare il mondo dall'osservatore che invece è sempre nel mondo, in termini più generali sta nel separare l'apparire (il mondo) dall'apparire dell'apparire (coscienza di un mondo) che è immediatamente implicito in ogni apparire. Questo nesso è fondamentale per Severino: l'apparire appare e appare pure l'apparire dell'apparire e a questo punto la regressione cessa e il cerchio si chiude, poiché in tal modo l'apparire appare nell'apparire originario del mondo.
Ma riprenderei ancora una volta il percorso di Severino per tentare di meglio chiarire questi aspetti. Come abbiamo visto esso si muove alla luce della relazione semantica fondamentale (RSF) per cui l'ente è dato dalla totalità infinita del suo contraddittorio (parafrasando Hegel solo contraddicendosi si può dire la verità). L'ente è dunque un infinito, ma è un infinito di ordine inferiore rispetto al destino che riguarda tutti gli enti, è un modo di essere del Destino, ove Destino in termini severiniani è verità stabile che via via appare. il Destino si differisce però dall'episteme che invece è la verità che l'ente cerca per ripararsi dal divenire. Il Destino di per sé nega infatti assolutamente il divenire e lo rivela come un continuo emergere e tramontare nel campo delle infinite relazioni che tra gli enti si determinano fenomenologicamente.
Il movimento è quindi un infinito movimento dialettico tra le posizioni antitetiche del'immediato logico totalizzante e dell'immediato fenomenologico in cui la totalità non può mai apparire come tale. Il legame di sintesi tra questi 2 momenti antitetici che si richiamano l'un l'altro a mezo del loro contraddirsi è appunto il Destino, ossia la verità incontrovertibile e ontologica dell'ente per come è, alla luce della logica del principio di non contraddizione e della fenomenologia di un apparire che costantemente lo nega.
Qualsiasi ente partecipa di tale realtà ontologica, qualsiasi ente è in tal senso continua contraddizione, toglimento della contraddizione in sintesi a posteriori e riproposizione della contraddizione, è dunque continuo e infinito movimento dialettico (la Gloria) che è a sua volta momento del Destino che lega originariamente e per sempre tutti gli enti (la Gioia della Gloria).
Il Destino è quindi il percorso dialettico di una tautologia in cui vivono 2 momenti che separatamente presi appaiono tra loro in radicale e ineliminabile contraddizione, ma che, essendo una tautologia non si è mai in realtà allontanata da se stessa. Qualsiasi ente è questa tautologia che procede a continue sintesi a posteriori come nella dialettica hegeliana, ma che ritornano sempre verso quella tautologia a priori che non cessa mai di essere e che è insieme momento originario e finale (e non può non esserlo, altrimenti ogni partenza, proprio alla luce della RSF, sarebbe una falsa partenza fin dall'inizio).
Mi sembra allora che il pensiero sia l'ente che esprime il continuo realizzarsi cosciente delle sintesi a posteriori alla luce dell'eterna unità tautologica originaria, mentre il tempo è l'ente che segna il succedersi di queste sintesi nel loro continuo infinito ritorno a quella medesima unità tautologica dalla quale, alla luce della sola logica del pnc, non ci si è mai minimamente scostati.
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Vecchio 17-03-2014, 18.51.09   #7
SinceroPan
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Al che, fa notare Severino, Popper ebbe gioco facile a muovere ad Einstein l'obiezione che se è nella mente dell' osservatore che il tempo scorre, pur tuttavia nell'osservatore il tempo scorre e la sua mente è davvero in movimento temporale. Ossia se il mondo di fuori è la successione statica di fotogrammi istantanei, l'osservatore è la macchina di proiezione che deve pur essere in moto affinché il film scorra e il tempo che nel mondo è illusione nell'osservatore è realtà. Severino denota che l'errore di Einstein sta nel separare il mondo dall'osservatore che invece è sempre nel mondo, in termini più generali sta nel separare l'apparire (il mondo) dall'apparire dell'apparire (coscienza di un mondo) che è immediatamente implicito in ogni apparire. Questo nesso è fondamentale per Severino: l'apparire appare e appare pure l'apparire dell'apparire e a questo punto la regressione cessa e il cerchio si chiude, poiché in tal modo l'apparire appare nell'apparire originario del mondo.



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premetto che nn ci capisco molto del linguaggio super tecnico.. se hai voglia provar a rispo traducendo x filosofi autodidatti e part time come me.. stile Piero Angela

dunque : che Io SENTA Scorrere anche nel Buio (alla Kant) e quindi DENTRO di me il Tempo sia Reale anche se Fuori fosse (condizionale) Illusorio.. questo lo capisco e lo condivido...

poi fai un secondo passaggio e parli dell' Apparire dell'Apparire che tradotto in semplicese mi sembra : non solo c'è la Coscienza che Vede Scorrere l'Esterno.. ma c'è pure l'Auto-Coscienza che che Sente Scorrere Sè Stessa all'Interno cioè è RI-Flessiva da cui ne discende che Anche nel Medesimo Istante NON è 1 MA è 2 Parti in Relazione (secondo me).. questo lo capisco e lo condivido indipendentemente dal linguaggio severiniano (ammesso e nn concesso abbi capito sin qui)...

ma poi arriva il Punto che non mi quadra quando dici che il Cerchio Si Chiude e la Regressione di Io Superiori che Guardano Io Inferiori all' OO si Interromperebbe !!! .. a me sembra che sorry nn si chiude : sono un pò come i Trans-Finiti di Cantor che sono Sopra gli Infiniti Potenziali ed a primo acchito ti sembra di aver trovato il Principio.. ma poi dato che ci sono OO Trans-Finiti anche il Cantor ha solo genialmente spostato il problema su livelli superiori.. ovvero : se il Tempo è Auto-Coscienza allora unica soluzione mi sembrano OO AutoCoscienze (che a questo punto potremmo chiamarli pure Enti Riflessivi Gerarchizzati (alla Russell che Severino aggira in modo a me oscuro).. nn riesco a capire il Cerchio si Chiude ??

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Vecchio 17-03-2014, 22.36.58   #8
maral
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ma poi arriva il Punto che non mi quadra quando dici che il Cerchio Si Chiude e la Regressione di Io Superiori che Guardano Io Inferiori all' OO si Interromperebbe !!! .. a me sembra che sorry nn si chiude : sono un pò come i Trans-Finiti di Cantor che sono Sopra gli Infiniti Potenziali ed a primo acchito ti sembra di aver trovato il Principio.. ma poi dato che ci sono OO Trans-Finiti anche il Cantor ha solo genialmente spostato il problema su livelli superiori.. ovvero : se il Tempo è Auto-Coscienza allora unica soluzione mi sembrano OO AutoCoscienze (che a questo punto potremmo chiamarli pure Enti Riflessivi Gerarchizzati (alla Russell che Severino aggira in modo a me oscuro).. nn riesco a capire il Cerchio si Chiude ??
Il problema infatti è del tutto analogo a quello del paradosso di Russell la cui soluzione a mezzo della teoria dei tipi, come per l'insiemistica di Cantor fa appello alla logica formale (che Hegel chiamerebbe logica dell'intelletto) e dunque porta a una regressione all'infinito da cui non si esce se non vietando di trattare l'autoreferenzialità (dunque la coscienza che è fenomeno autoreferenziale per eccellenza).
Qual è il peccato originale della logica formale secondo la logica dialettica? Quello di non considerare la relazione semantica fondamentale (la relazione negativa tra ogni determinazione e la totalità del suo contraddittorio) in nome di quel principio di astrazione che definisce gli insiemi come estensione di elementi assolutamente omogenei in rapporto a una proprietà intensiva definita, rispetto alla quale tutti gli elementi di un insieme devono essere perfettamente equivalenti (l'insieme di tutte le cose rosse è completamente definito sulla base dell'omogeneità astratta di tutte le cose che godono della proprietà di essere rosse). Cosa fa Severino per risolvere il paradosso? Attacca proprio questa omogeneità per cui la classe di tutti gli insiemi normali appartiene a se stessa come elemento eterogeneo di questa classe, ossia come elemento non normale della classe di tutti gli insiemi normali a cui resta legata proprio in quanto li definisce per contraddizione. La classe di tutti gli insiemi normali comprende quindi tutti gli insiemi normali omogenei più se stessa in quanto indispensabile contraddizione che definisce per negazione la loro omogeneità. Dunque non vi è più necessità di regressione gerarchica all'infinito per ordini o per tipi con divieti di relazioni di appartenenza altrimenti a ogni passaggio la contraddizione si ripete.
Allo stesso modo per Severino possiamo considerare l' apparire dell'apparire (coscienza delle cose) insieme all'apparire dell' apparire dell'apparire(coscienza della coscienza delle cose o autocoscienza) e fermarci qui, senza necessità di introdurre una ulteriore super coscienza dell'autocoscienza e poi una super super coscienza della super coscienza dell'autocoscienza e così via all'infinito, in quanto l'autocoscienza già comprende se stessa come elemento eterogeneo delle coscienze delle cose che ne sono l'estensione. Ossia l'io (inteso come coscienza di se stesso) comprende insieme la coscienza di se stesso (dunque l'io stesso) (CS) e la coscienza di ogni altra cosa (CC) ove CS e CC tra loro si contrappongono restando insieme correlate proprio in virtù del loro contrapporsi.
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Vecchio 19-03-2014, 10.13.14   #9
SinceroPan
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La classe di tutti gli insiemi normali comprende quindi tutti gli insiemi normali omogenei più se stessa (che è NON-normale !!) in quanto indispensabile contraddizione che definisce per negazione la loro omogeneità. Dunque non vi è più necessità di regressione gerarchica all'infinito per ordini o per tipi con divieti di relazioni di appartenenza altrimenti a ogni passaggio la contraddizione si ripete.

Allo stesso modo per Severino possiamo considerare l' apparire dell'apparire (coscienza delle cose) insieme all'apparire dell' apparire dell'apparire(coscienza della coscienza delle cose o autocoscienza) e fermarci qui

Ossia l'io (inteso come coscienza di se stesso) comprende insieme la coscienza di se stesso (dunque l'io stesso) (CS) e la coscienza di ogni altra cosa (CC) ove CS e CC tra loro si contrappongono restando insieme correlate proprio in virtù del loro contrapporsi.



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innanzitutto grazie x la spiegazione.. provo a tradurre in semplicese quello che dice Severino : l' Insieme Padre include Non SoloTutti i "Figli Senza Figli" (i Normali) MA ANCHE Sè Stesso che ha la DOPPIA Natura di Padre e Figlio cioè è Non-Normale.. io banalmente direi : c'è un Insieme che ci stà Ancor Più Sopra ed è l'Insieme degli Insiemi Punto e Basta (cioè la Distinzione Normali Anormali è la Proprietà che Differenzia gli Elementi all'Interno di questo nuovo insieme).. ma poi mi dovrei inventare qual cos altro di ancora più grande e così via.. logicamente nn mi quadra molto la soluzione Severino (è anche di Hegel ?)..

a me sembra più convincente la frase di Jaspers : quando Io Pensa Tutto si pone fuori dal Tutto che Non è Più Tutto.. ma nn sò cos'è.. come diceva Vitiello In PRincipio c'era il DUE mi sembra più facile da capire.. oppure la Genesi che dice lo Spirito di Dio Aleggiava sulle Acque dell'Indifferenziato e disse Luce (l'Essere di Heidegger).. dal chè Luce / Colori son almeno 2..

mi sembra che le demo di Severino, così come quelle dei suoi oppositori che lo prendono talvolta in giro.. assomiglino alle dispute sulla Prova Ontologica di Sant Anselmo.. c'è chi dice che è Logicamente Incontrovertibile e quindi dice che tutto è ora chiaro.. e c'è chi si diverte a dire che è un sofismo e ne trova i buchi (es. il Perfettissimo puoi Dire di Averlo Pensato ma Non Puoi Averlo Pensato perchè tu 6 imperfetto finito)... un logico di nome Lolli dice che il Nesso di Necessità Logica è quel mistero per cui Dati alcuni Postulati fa sì che Tutti Credano alle Conclusioni Senza Bisogno di andar a Verificare nei Fatti la Verità.. cmq a me diverte pensarci sù a ste cose labirintiche..

ultima cosa : scrivi qua e là che Hegel dice : non si può dir la Verità senza Contra-ddirsi.. mi sembra un punto chiave : Hegel (e Severino) usano la parola CONTRADDIRSI per dire A NON-E' NON-A cioè non è gli OO Altri Enti del Tutto (che a sua volta è OO nello Spazio e nel Tempo).. ma a me l'uso di questa parola alla H. nn mi quadra : CONTRADDIRSI per me e per la logica formale è AUTO-NEGARSI (A=NON-A) mentre H. dice che CONTRADDIRSI è AFFERMARE la PROPRIA INDIVIDUALITA' (A=A) rispetto al RESIDUO UNIVERSALE CONCRETO (A Diverso NON-A)... ma ciò NON VIOLA il PDNC quindi NON E' CONTRADDIRSI ..

che PDNC sia PDI è Ovvio.. ma H. ed S. mi sembra che molto sottilmente dicano un'altra cosa e cioè che PDC = PDI..


se ho capito male altri tuoi ragguagli mi son graditi.. il fatto che tu conosca le tesi di Severino per me è cosa molto interessante...
ciao e grazie


PS: scusa se nn mi faccio i fatti miei.. ma voi siete filosofi a tempo pieno a cui piace dialogare in rete o siete amateurs come me ?
SinceroPan is offline  
Vecchio 19-03-2014, 14.18.27   #10
maral
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Riferimento: Rapporti tra fenomeno e verità. (la contradizione c in Severino)

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Originalmente inviato da SinceroPan

ultima cosa : scrivi qua e là che Hegel dice : non si può dir la Verità senza Contra-ddirsi.. mi sembra un punto chiave : Hegel (e Severino) usano la parola CONTRADDIRSI per dire A NON-E' NON-A cioè non è gli OO Altri Enti del Tutto (che a sua volta è OO nello Spazio e nel Tempo).. ma a me l'uso di questa parola alla H. nn mi quadra : CONTRADDIRSI per me e per la logica formale è AUTO-NEGARSI (A=NON-A) mentre H. dice che CONTRADDIRSI è AFFERMARE la PROPRIA INDIVIDUALITA' (A=A) rispetto al RESIDUO UNIVERSALE CONCRETO (A Diverso NON-A)... ma ciò NON VIOLA il PDNC quindi NON E' CONTRADDIRSI ..

che PDNC sia PDI è Ovvio.. ma H. ed S. mi sembra che molto sottilmente dicano un'altra cosa e cioè che PDC = PDI..
Allora, innanzitutto Severino usa la relazione semantica che sta alla base della dialettica hegeliana per risolvere il paradosso di Russell e contestare la teoria dei tipi, mentre Hegel non può farlo in quanto Russell che ha evidenziato questo paradosso ai tempi di Hegel doveva ancora nascere e la teoria dei tipi era ancora ben lontana.
Per quanto riguarda la contraddizione e il contraddirsi occorre dire che mentre la prima è impossibile (ossia è in ogni caso priva di alcun significato), contraddirsi è sempre possibile, anzi è alla base della dialettica hegeliana per la quale solo contraddicendosi si può dire la verità, senza per questo ritenere vera la contraddizione (il p.n.c. vale in tutto e per tutto pure per la logica dialettica che non è come le logiche paraconsistenti che vorrebbero indebolirlo). Contraddirsi significa che ogni significato implica la sua negazione come negata e che appunto solo la totalità delle negazioni negate danno luogo al significato completo, quindi vero.
Questo non significa che l'ente è la sua contraddizione (ossia che A è NON A, il colore verde è il colore non verde) che sarebbe impossibile e assolutamente privo di significato, ma che l'ente è la negazioni di tutto ciò che lo contraddice (A non è NON A per come fenomenologicamente si manifesta, dunque il colore verde non è il colore rosso, non è il colore blu, non è il colore giallo ecc. ecc.). Ma questo significa anche che A, per essere quello che veramente è, deve essere relazionato alla totalità fenomenologica di tutto il suo contraddittorio, nulla escluso, ossia che devono apparire come negati tutti i colori e le sfumature di colore che non sono il colore verde per esprimere compiutamente il significato vero del colore verde. Dunque possiamo dire che il colore verde è la classe - sintesi che comprende se stessa e tutti i colori non verdi in reciproca antitesi.

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PS: scusa se nn mi faccio i fatti miei.. ma voi siete filosofi a tempo pieno a cui piace dialogare in rete o siete amateurs come me ?
No, non sono filosofo a tempo pieno, anche se sono appassionato di filosofia.
Ciao

Ultima modifica di maral : 19-03-2014 alle ore 14.36.02.
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