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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 26-04-2014, 21.22.26   #1
sgiombo
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Data registrazione: 26-11-2008
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Come e Perché (E’ possibile conoscere il “come” e/o il “perché” delle cose?)

E’ possibile (attraverso la scienza e/o la filosofia e/o la religione) comprendere la realtà, ovvero conoscere il “come” e/o il “perché” delle cose?

Se consideriamo per comprensione la risposta alla domanda “perché?” intesa nel senso di “a quale scopo?”, mi sembra evidente che la domanda ha senso solo ed unicamente per “cose” che siano volute deliberatamente (e magari liberoarbitrariamente) da soggetti coscienti di azione in grado per l’ appunto di proporsi finalità (l’ uomo ed eventualmente -qualora esistano- Dio e/o altri soggetti di pensiero cosciente e di azione intenzionale, naturali -per esempio altri animali dotati di intelligenza “more humano” su altri pianeti nell’ universo- oppure preternaturali -per esempio angeli e varie altre entità spirituali).
Lo scopo che costituirebbe (e costituisce nei casi reali, come certamente molte delle azioni umane) la risposta alla domanda “perché?” in questo senso intesa sarebbe comunque inevitabilmente limitato solo a parte della realtà, quella appunto determinata dalle azioni finalizzate dei soggetti di azione intenzionale cosciente: anche ammettendo l’ esistenza di Dio, questa non spiegherebbe finalisticamente la totalità del reale (comprendente Dio stesso, per definizione incondizionato e increato e dunque non costituente lo scopo dell’ azione di alcun agente -trasformatore o creatore- cosciente intenzionale).
Dunque una spiegazione del perché finalisticamente inteso di tutte le cose, del’ “tutto” ovvero dell’ universo, non può aversi nemmeno da parte della religione (anche ammesso che ve ne sia una veritiera); né men che meno da parte della filosofia e della scienza che parimenti non possono spiegare l’ esistenza degli autori delle scelte finalistiche in grado di essere eventualmente spiegate che non siano realizzati da altri agenti a loro volta inspiegati (per quanto si proceda in un regresso all' infinito).

Se consideriamo la spiegazione intesa come “perché?” nel senso di “per quale o quali cause?” credo che sia la religione, sia la scienza, sia la filosofia potrebbero ugualmente fornircene per parte della realtà e non per il tutto (non per l’ universo nel suo insieme integrale).
Infatti qualsiasi spiegazione di fatti in termini causali non potrebbe che presupporre un quadro complessivo caratterizzato dal divenire ordinato secondo modalità o leggi universali e costanti e non causato da alcunché, trattandosi del tutto, di cui si potrebbe casomai avere una conoscenza del “come” è o diviene e non del “perché” inteso in senso causale dal momento che oltre ad esso (all’ explanadum”: il “tutto”) per definizione non esisterebbe alcunché di reale in grado di fungerne da “explanans”.
Nell’ ambito della totalità del reale, se questo diviene ordinatamente seconde regolarità o leggi universali e costanti (meccanicistiche-deterministiche oppure probabilistiche-statistiche che esse siano) esiste comunque la possibilità di dare spiegazioni causali di “parti limitate” della realtà stessa (per lo meno scientifiche): spiegazioni causali sono in questo caso le circostanze concrete di fatto e le leggi generali del divenire da cui sono almeno in linea di principio deducibili i fatti da spiegare (fatti singoli in caso di divenire ordinato di tipo meccanicistico-statistico o proporzioni nelle diverse possibili alternative in numeri sufficientemente numerosi di casi qualora divenga ordinatamente in modo probabilistico-statistico), tale deduzione costituendone per l’ appunto la spiegazione.

Per il tutto, “l’ universo” resta possibile unicamente una spiegazione in termini di conoscenza di “come” è e diviene.
In particolare la scienza dà una spiegazione razionale tendenzialmente crescente in estensione e profondità della natura materiale.
Però innanzitutto la natura materiale non esaurisce la totalità del reale, che include anche elementi mentali a mio parere non riducibili a fatti materiali come può essere il funzionamento del cervello (nel senso in cui ritengo invece perfettamente riducibile alla materia in generale la vita o materia vivente).
E inoltre la spiegazione razionale in termini di ”come?” che la scienza dà dell’ universo materiale necessita di talune condizioni non dimostrabili essere vere né essere false, prima fra tutte il divenire naturale ordinato secondo modalità universali e costanti.
sgiombo is offline  
Vecchio 28-04-2014, 10.22.10   #2
CVC
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Messaggi: 747
Riferimento: Come e Perché (E’ possibile conoscere il “come” e/o il “perché” delle cose?)

Io credo che l'uomo sia innatamente pragmatico e che non si chieda il come e il perchè delle cose per il puro gusto di saperlo. Credo che ci sia un fine dietro al sapere. Conoscere vuol dire dominare, e nell'analizzare l'essere-uomo dobbiamo sempre tener presente ciò che è attivo in lui, la sua parte irrazionale che sempre è latente nella ragione. Ed è anzi proprio questo il compito più importante della ragione: trovare un compromesso fra volontà ed istinto.
Quindi direi, un conto è la conoscenza e un altro è l'effetto della conoscenza, una è sophia l'altra è phronesis
La conoscenza, il come è il perchè delle cose, è quindi un mezzo per un fine. E il fine è mettere in pace l'animo scosso dai sommovimenti tellurici della sua natura animale, intesa come gradino inferiore della scala evolutiva. E rivendicata, secondo me spesso a vanvera, dalle pretese psicoanalitiche (o perlomeno di alcuni psicanalisti) di pensare che per rendere l'uomo felice basti liberarlo dai suoi freni inibitori.
Mi pare che oggi si stiano raccogliendo non pochi frutti insani di questa coltivazione psicanalitica e pseudoscientifica
In definitiva credo non bisogni considerare solo il come e il perchè, ma anche l'effetto che questo come e perchè produce.
Perchè, una cosa questa che penso non si debba negare, l'uomo è animale e uomo, uomo e dio, angelo e diavolo, e la serie delle dicotomie si può estendere a piacere. Non si tratta quindi di essere o animale o uomo, o uomo o dio..., ma di prendere coscienza del conflitto di cui noi siamo il campo di battaglia.
E ora mi rendo conto che volendo andare oltre al come e al perchè, ho finito per indicare io stesso un come ed un perchè.
CVC is offline  
Vecchio 28-04-2014, 11.37.41   #3
Davide M.
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Messaggi: 193
Riferimento: Come e Perché (E’ possibile conoscere il “come” e/o il “perché” delle cose?)

Citazione:
Originalmente inviato da sgiombo
E’ possibile (attraverso la scienza e/o la filosofia e/o la religione) comprendere la realtà, ovvero conoscere il “come” e/o il “perché” delle cose?

Se consideriamo per comprensione la risposta alla domanda “perché?” intesa nel senso di “a quale scopo?”, mi sembra evidente che la domanda ha senso solo ed unicamente per “cose” che siano volute deliberatamente (e magari liberoarbitrariamente) da soggetti coscienti di azione in grado per l’ appunto di proporsi finalità (l’ uomo ed eventualmente -qualora esistano- Dio e/o altri soggetti di pensiero cosciente e di azione intenzionale, naturali -per esempio altri animali dotati di intelligenza “more humano” su altri pianeti nell’ universo- oppure preternaturali -per esempio angeli e varie altre entità spirituali).
Lo scopo che costituirebbe (e costituisce nei casi reali, come certamente molte delle azioni umane) la risposta alla domanda “perché?” in questo senso intesa sarebbe comunque inevitabilmente limitato solo a parte della realtà, quella appunto determinata dalle azioni finalizzate dei soggetti di azione intenzionale cosciente: anche ammettendo l’ esistenza di Dio, questa non spiegherebbe finalisticamente la totalità del reale (comprendente Dio stesso, per definizione incondizionato e increato e dunque non costituente lo scopo dell’ azione di alcun agente -trasformatore o creatore- cosciente intenzionale).
Dunque una spiegazione del perché finalisticamente inteso di tutte le cose, del’ “tutto” ovvero dell’ universo, non può aversi nemmeno da parte della religione (anche ammesso che ve ne sia una veritiera); né men che meno da parte della filosofia e della scienza che parimenti non possono spiegare l’ esistenza degli autori delle scelte finalistiche in grado di essere eventualmente spiegate che non siano realizzati da altri agenti a loro volta inspiegati (per quanto si proceda in un regresso all' infinito).

Se consideriamo la spiegazione intesa come “perché?” nel senso di “per quale o quali cause?” credo che sia la religione, sia la scienza, sia la filosofia potrebbero ugualmente fornircene per parte della realtà e non per il tutto (non per l’ universo nel suo insieme integrale).
Infatti qualsiasi spiegazione di fatti in termini causali non potrebbe che presupporre un quadro complessivo caratterizzato dal divenire ordinato secondo modalità o leggi universali e costanti e non causato da alcunché, trattandosi del tutto, di cui si potrebbe casomai avere una conoscenza del “come” è o diviene e non del “perché” inteso in senso causale dal momento che oltre ad esso (all’ explanadum”: il “tutto”) per definizione non esisterebbe alcunché di reale in grado di fungerne da “explanans”.
Nell’ ambito della totalità del reale, se questo diviene ordinatamente seconde regolarità o leggi universali e costanti (meccanicistiche-deterministiche oppure probabilistiche-statistiche che esse siano) esiste comunque la possibilità di dare spiegazioni causali di “parti limitate” della realtà stessa (per lo meno scientifiche): spiegazioni causali sono in questo caso le circostanze concrete di fatto e le leggi generali del divenire da cui sono almeno in linea di principio deducibili i fatti da spiegare (fatti singoli in caso di divenire ordinato di tipo meccanicistico-statistico o proporzioni nelle diverse possibili alternative in numeri sufficientemente numerosi di casi qualora divenga ordinatamente in modo probabilistico-statistico), tale deduzione costituendone per l’ appunto la spiegazione.

Per il tutto, “l’ universo” resta possibile unicamente una spiegazione in termini di conoscenza di “come” è e diviene.
In particolare la scienza dà una spiegazione razionale tendenzialmente crescente in estensione e profondità della natura materiale.
Però innanzitutto la natura materiale non esaurisce la totalità del reale, che include anche elementi mentali a mio parere non riducibili a fatti materiali come può essere il funzionamento del cervello (nel senso in cui ritengo invece perfettamente riducibile alla materia in generale la vita o materia vivente).
E inoltre la spiegazione razionale in termini di ”come?” che la scienza dà dell’ universo materiale necessita di talune condizioni non dimostrabili essere vere né essere false,

prima fra tutte il divenire naturale ordinato secondo modalità universali e costanti.

La filosofia è nata proprio per dare una spiegazione razionale del come e del perché dell'universo. Non a caso i primi filosofi furono dei fisici, da physis. Io penso che la scienza per essere tale debba mostrare; quando invece pretende anche di dimostrare finisce inevitabilmente per diventare teologia. Infatti le religioni invece pretendono di fare entrambe le cose, cioè pretendono sia di mostrare il perché delle cose, si di dimostrare il come.
Per esempio il cristianesimo pone una causa materiale a fondamento dell'universo, Dio, e poi spiega anche il perché il verbo si sia dovuto incarnare, cioè per redimere il peccato del mondo. Per me la filosofia ha dimostrato nel corso della storia dell'uomo, che coincide anche con la storia della filosofia, non dico di dare una spiegazione al come e al perché delle cose, ma almeno di avere gli strumenti per farlo.
Davide M. is offline  
Vecchio 28-04-2014, 21.37.00   #4
sgiombo
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Riferimento: Come e Perché (E’ possibile conoscere il “come” e/o il “perché” delle cose?)

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
La conoscenza, il come è il perchè delle cose, è quindi un mezzo per un fine. E il fine è mettere in pace l'animo scosso dai sommovimenti tellurici della sua natura animale, intesa come gradino inferiore della scala evolutiva. E rivendicata, secondo me spesso a vanvera, dalle pretese psicoanalitiche (o perlomeno di alcuni psicanalisti) di pensare che per rendere l'uomo felice basti liberarlo dai suoi freni inibitori.
Mi pare che oggi si stiano raccogliendo non pochi frutti insani di questa coltivazione psicanalitica e pseudoscientifica

Perfettamente d' accordo (anzi, per parte mia sarei anche stato ancor meno "tenero" verso la psicoanalisi).
sgiombo is offline  

 



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