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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 03-02-2015, 01.42.29   #1
zacksin
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 27-01-2015
Messaggi: 3
Question Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Questa tesi, molto probabilmente infondata e puro diletto intellettuale, mi sembra molto interessante. Sono un ragazzo giovane, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano persone più sagge di me di tutto ciò. Accetto ovviamente critiche e quant'altro, scrivo semplicemente per un confronto.

La probabilità che proprio il nostro spermatozoo subentri nella cellula uovo di nostra madre generandoci dipende da molti fattori: 1)l'incontro tra tutti i miliardi di persone esistenti tra i nostri genitori, e a sua volta l'infatuazione tra tutti gli avi precedenti 2) un uomo eiacula un sacco di volte nella propria vita producendo trilioni di spermatozoi. Anche la donna produce 100mila cellule uovo nella propria vita. Di conseguenza è incredibile pensare che il nostro seme non sia stato rigettato dopo uno sfogo sessuale da parte di nostro padre. Il discorso va ampliato anche agli avi perché hanno generato proprio i nostri genitori e tutta la stirpe, condizione necessaria affinché esista proprio il nostro spermatozoo.
Ergo la possibilità di nascere si appresta a 10^-280mln(dato trovato online).
Considerando che il numero di atomi nell'universo conosciuto si aggira intorno a 10^80, quanto diamine è elevata la probabilità di non nascere? Io mi rifiuto di credere di essere nato nonostante una probabilità così irrisoria. Praticamente è impossibile che tra tutti quelli spermatozoi ed incroci sia nato io.
Una posizione diversa a letto, una eiaculata in più prima di concepirmi, un minuto dopo a fare sesso a causa di una chiamata e potevo essere superato da un altro spermatozoo(considerando che una eiaculata equivale a 80mln di spermatozoi)? Non voglio credere di essere stato così fortunato da essere nato! È praticamente impossibile che io sia qua a ragionare: è molto più probabile seguendo questo teoria comune che io non fossi mai nato.
E se invece non dipendesse soltanto dallo spermatozoo? Se dipendesse veramente da un'anima che si trova in un "iper uranio" e poi si deposita in un contenitore antropico(il feto)? Senza dubbio sarebbe più facile credere che io sia ontologicamente presente perché in quanto anima sarei dovuta entrare in un corpo prima o poi. Senza dubbio è più probabile e più concepibile dell'altra teoria. Pensiamoci bene. Se nostro padre o qualche antenato prima di lui avesse ingravidato una donna in un contesto anche leggermente diverso, con una visione classica di creazione dell'ego, noi non saremmo nati. Davvero siamo stati così fortunati da esserci contro probabilità di ordine praticamente infinitesimale? A questo punto mi risulta più facile credere che non dipenda dal mio spermatozoo(magari per un aspetto estetico sì, ma non dal punto di vista dello spirito vitale... Sarebbe più ragionevole pensare che dipenda da altro).

Metafisica pura. Anche se è contro l'opinione scientifica comunemente accettata(e sicuramente esatta), la mia tesi è più che ragionevole.
zacksin is offline  
Vecchio 04-02-2015, 19.32.34   #2
Garbino
Garbino Vento di Tempesta
 
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Data registrazione: 13-05-2014
Messaggi: 147
Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

X Zacksin,

intanto benvenuto nel sito giovane ospite.
Il ragionamento matematico non fa una piega. In effetti le possibilità che accadesse che proprio noi nascessimo sono infinitesimali. Tanto piccole che non è solo fortuna, quando lo è perché è anche vero che a volte si farebbe meglio a non nascere, ma molto di più.

Nascere con una discreta sanità e livello energetico che permettano e garantiscano una vita con pochi affanni fisici e per di più in un ambiente abbastanza sano, è di sicuro un miracolo.

Ma questo è e basta. Non c' è bisogno di farsi venire dubbi amletici sul perché siamo nati noi e non qualcun altro. Questo è.

Teorizzare che le scarse probabilità di nascere si debbano tradurre in un 'non è possibile che avvenga così' ed è molto più logico ritenere che esista un' anima non ha nessuna comprovazione logica se non la nostra libertà di pensarlo.

Ci vogliono prove esperienziali e non così aleatorie per poter definire un qualcosa logico. Infatti il tuo ragionamento più che filosofico è teologico.

Io sto con Heidegger, anche se Heidegger intendeva qualcosa di un po' diverso. L' importante è esserci, per tutto il presente che potremo condividere con questo mondo, e poi non ci saremo più. Non c' è niente che sussista a noi stessi, tutto si disperderà nell' oblio dell' eterno presente.

Vivi Zacksin. Vivi al meglio che puoi. Ciò che resterà di noi è soltanto il ricordo in chi ci ha conosciuto ed ha attraversato la nostra strada.
Questo, caro Zacksin, è l' unico Paradiso in cui è possibile vivere.

Garbino Vento di Tempesta.
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Vecchio 04-02-2015, 21.36.48   #3
maral
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Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Mi associo al benvenuto nel forum.
Purtroppo Zacksinm, come spiega Richard Feynman, la probabilità di un evento non ha senso logico valutata a posteriori, dopo che l'evento è accaduto. La probabilità implica una previsione da verificare secondo un metodo convenuto, tu sei già accaduto e sei quello che sei (proprio come questo universo), quindi non ha senso chiedersi che probabilità avrebbe avuto il tuo accadere, ci sei (e questo universo in cui ci sei c'è), non ha senso chiedersi come mai invece non ci sei e quale probabilità avrebbe avuto il tuo non esserci.
Diverso sarebbe predire ad esempio che avrai un figlio, con un certo carattere e certi tratti somatici, in tal caso si può parlare di probabilità verificabile, ma non, dopo che l'hai avuto chiedersi quante probabilità c'erano che nascesse proprio quel figlio, l'evento è già successo, ogni considerazione sulla sua probabilità non lo riguarda più, perché è inevitabile che uno specifico qualcosa accada sempre e tanto più sarà specificatamente considerato in potenza tanto più sarà difficile prevederlo a priori se esso è casuale.
Il problema che il tuo discorso propriamente sottende è invece quello del rapporto tra casualità, causalità e volontà, ove solo la casualità implica un concetto probabilistico, laddove la volontà implicherebbe un soggetto-anima che vuole. Ma queste sono tutte assunzioni a priori e come tali indiscutibili, non confrontabili sulla base di valutazioni strettamente logiche e oggettive che vadano oltre i propri modi di sentire e a quanto i contesti in cui siamo vissuti e viviamo ci inducono a credere.
maral is offline  
Vecchio 04-02-2015, 23.36.09   #4
jolly666
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Data registrazione: 23-11-2014
Messaggi: 168
Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Ciao Zackflin, tu scrivi è possibile che sia nato proprio io, nell'infinito numero di circostanze possibili?? La risposta è sì, o tu o un altra persona che poteva nascere da tuo padre al posto tuo, potrebbe essere qui a scrivere ma com'è possibile proprio io e non un altro, si nel numero infinito di probabilità c'è sempre quella piccola percentuale che permette di nascere, cioè tra miliardi di miliardi dispermatozoi, ggenererà nno 2 figli in media, ma per quanto piccolo questa media c'è è esistente, quindi qualcuno deve nascere per forsa..si sei stato fortunato, anche se questo sarebbe da discutere se la vita è una fortuna, cmq per quanto riguarda l'anima, quella potrebbe esistere sia dopo che prima la nascita e dico potrebbero, ma il punto è, aveva e avrà le nostre capacità corporee quest'anima, magari ne avrà altre ma se non possiede la memoria corporea ciò il ricordare gli eventi così da far nascere tempo e spazio, sarebbe come inesistente. .prova a pensare se non avresti memoria, non puoi fare relazioni perché non esiste prima e dopo, non esiste qua o la, non esiste niente senza memoria, anche da vivi saremmo inesistenti. .
jolly666 is offline  
Vecchio 04-02-2015, 23.45.36   #5
zacksin
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 27-01-2015
Messaggi: 3
Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Vi ringrazio entrambi per la risposta e per il benvenuto. Molto interessante il discorso circa l'aspetto probabilistico a posteriori, non vi nego che anch'io ci avevo pensato. È ovvio che io potrei essere stato tanto fortunato che proprio la mia probabilità sia risultata vincente, però, in ogni caso, non è nemmeno detto che esistiamo solo a causa di due gameti che si uniscono... Siccome stiamo analizzando elementi non dimostrabili empiricamente, una tesi vale l'altra. Non possiamo stabilire se esista "un'anima"(che poi in concreto sarebbe la nostra vita stessa) prima di nascere come pensavano gli antichi, oppure che l'anima non esiste e siamo frutto della fortuna del caso. Adesso, io non voglio minimamente alludere al fatto che stia dicendo il vero, ho detto che è una teoria ragionevole(in fin dei conti nemmeno io credo al concetto di anima). Non credo si possa dare per certo alcunché su questo tema; o forse erro e voi due siete pienamente convinti che dipenda soltanto dall'incontro dei due gameti?
Nei limiti del regolamento, si possono scrivere considerazioni e risposte senza problemi, vero? Grazie a tutti per la considerazione.
zacksin is offline  
Vecchio 05-02-2015, 11.07.39   #6
nikelise
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Messaggi: 198
Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Citazione:
Originalmente inviato da zacksin
Vi ringrazio entrambi per la risposta e per il benvenuto. Molto interessante il discorso circa l'aspetto probabilistico a posteriori, non vi nego che anch'io ci avevo pensato. È ovvio che io potrei essere stato tanto fortunato che proprio la mia probabilità sia risultata vincente, però, in ogni caso, non è nemmeno detto che esistiamo solo a causa di due gameti che si uniscono... Siccome stiamo analizzando elementi non dimostrabili empiricamente, una tesi vale l'altra. Non possiamo stabilire se esista "un'anima"(che poi in concreto sarebbe la nostra vita stessa) prima di nascere come pensavano gli antichi, oppure che l'anima non esiste e siamo frutto della fortuna del caso. Adesso, io non voglio minimamente alludere al fatto che stia dicendo il vero, ho detto che è una teoria ragionevole(in fin dei conti nemmeno io credo al concetto di anima). Non credo si possa dare per certo alcunché su questo tema; o forse erro e voi due siete pienamente convinti che dipenda soltanto dall'incontro dei due gameti?
Nei limiti del regolamento, si possono scrivere considerazioni e risposte senza problemi, vero? Grazie a tutti per la considerazione.
Invero questo importante argomento : preesistenza dell'anima e suo inserimento nel ciclo delle nascite/modificazioni che e' la base da sempre delle migliori e piu' profonde dottrine di ogni tempo ,non sta correttamente in questa sezione laddove la filosofia venga restrittivamente intesa come miglior sviluppo della logica .
Andrebbe invece collocato nella sezione spiritualita' che e' quella sezione che consente di attingere ad altre e piu' profonde attitudini umane quali l'intuizione intellettuale , l'inconscio , il Sé ecc.
Il tuo argomento che fa leva sulla probabilita' e' solo uno dei molti argomenti che fondano la teoria della preesistenza dell'anima e secondo logica , viene immediatamente confutato e ridotto a nulla con il ragionamento abbastanza scontato che se un'evento si e' verificato non ha senso parlare di probabilita' trattandosi ormai di una certezza ( questa e' alla fine la critica al tuo ragionamento ) .
Al contrario il mistero e' ancora li' ed e' il mistero dei misteri ed e' il fondamento di un senso che ha la vita...... al di la' degli sforzi di vedere solo nella realta' che vivi e nel vivere vitam ogni ragione di autoaffermazione di se' .
E' evidente che la logica in questo campo non consente passi avanti .
nikelise is offline  
Vecchio 05-02-2015, 11.08.59   #7
Davide M.
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Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Assolutamente la nostra nascita non è frutto del caso, guardiamoci intorno, il mondo, la natura, l'universo, è tutto così perfetto, necessario, logico. Noi siamo nati in questa perfezione, siamo effettualità. Per chi ci crede, la porta non esisterebbe se non esistesse il concetto di porta, l'essere è sempre l'essere del pensiero, e il pensiero è sempre il pensiero dell'essere. Non posso pensare ciò che non è, non c'è niente che non possa pensare. Anche noi eravamo un concetto, un'idea, assolutamente indeterminata, nella mente dei nostri genitori, nella mente di Dio, che è tutto, l'assoluto, ciò che non ha nulla fuori di sé. Noi siamo una parte di questo tutto, necessariamente, pertanto anche la nostra nascita, la nostra vita, è necessità immanente, non trascendente l'assoluto, sarebbe una contraddizione. Questa necessità immanente è anche infinita attività, movimento, divenire; nella sua assoluta indeterminatezza l'idea di essere e l'idea di nulla sono uguali, il non essere, assoluta negatività, deve necessariamente negarsi. Quindi venire all'essere, diventare qualcosa, divenire. Noi eravamo un'idea, la quale si è negata, per una Ragione, che essendo tale non è un caso, e quindi siamo nati, siamo venuti al mondo, esistiamo, cioè l'idea che eravamo è uscita fuori di sé. È tutto così logico.
Davide M. is offline  
Vecchio 05-02-2015, 16.29.53   #8
nikelise
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Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Citazione:
Originalmente inviato da Garbino
Io sto con Heidegger, anche se Heidegger intendeva qualcosa di un po' diverso. L' importante è esserci, per tutto il presente che potremo condividere con questo mondo, e poi non ci saremo più. Non c' è niente che sussista a noi stessi, tutto si disperderà nell' oblio dell' eterno presente.


Garbino Vento di Tempesta.
Come si conciliano concetti opposti come oblio ed eterno presente ?
Non capisco : o non hai intimamente fiducia nell'eterno presente e lo consideri un oblio o ci credi ed allora non puoi parlare di oblio .
Mi spieghi ?
GRAZIE
nikelise is offline  
Vecchio 06-02-2015, 15.14.27   #9
Garbino
Garbino Vento di Tempesta
 
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Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

X Nikelise

Garbino viene interpellato e risponde, sempre. Anzi invito chiunque a contattarmi nel caso che venga chiamato in causa perché di sicuro la cosa mi è sfuggita e non ho assolutamente problemi a mettermi in gioco ammettendo anche i miei errori se me lo si dimostra. Anche perché capire i propri errori significa, quasi sempre, crescere.

Ti ringrazio per avermi rivolto la domanda sulla contraddizione che a tuo avviso si viene a creare tra eterno presente e oblio. E ti ringrazio perché mi permette di argomentare su quello che ho espresso e che capisco che possa sembrare contraddittorio.

La parola oblio ha come significato il dimenticare, e nel pensiero comune lo si collega alla funzione tempo.

In un eterno presente, dove non sia prevista la funzione tempo, lo scorrere è rappresentato dal movimento dei corpi celesti e per la vita dal nascere, divenire e poi morire.

In altre parole si tratta di un rovesciamento della prospettiva. E in questo rovesciamento l' oblio diviene il presente stesso dove tutto continuamente si muove, si crea, si distrugge e si dissolve.

Questo non vuol dire che precludo l' uso della funzione tempo, che invece trovo molto utile per l' organizzazione della vita sociale, ma pongo in evidenza che essa esiste soltanto per l' uomo ed è lui che l' ha creata per darsi un punto di riferimento che lo rassicurasse.

La vita ama la menzogna perché la vita ama la vita. Questo uno dei concetti espressi da Nietzsche con cui costantemente è necessario fare riferimento per uscire dal circolo vizioso dell' importanza della verità.

Spero di essere riuscito a risolvere il tuo dubbio, altrimenti sono sempre qui.

Garbino Vento di Tempesta.
Garbino is offline  
Vecchio 07-02-2015, 19.46.45   #10
nikelise
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Riferimento: Riflessioni sulla propria nascita e sull'anima

Citazione:
Originalmente inviato da Garbino
X Nikelise

Garbino viene interpellato e risponde, sempre. Anzi invito chiunque a contattarmi nel caso che venga chiamato in causa perché di sicuro la cosa mi è sfuggita e non ho assolutamente problemi a mettermi in gioco ammettendo anche i miei errori se me lo si dimostra. Anche perché capire i propri errori significa, quasi sempre, crescere.

Ti ringrazio per avermi rivolto la domanda sulla contraddizione che a tuo avviso si viene a creare tra eterno presente e oblio. E ti ringrazio perché mi permette di argomentare su quello che ho espresso e che capisco che possa sembrare contraddittorio.

La parola oblio ha come significato il dimenticare, e nel pensiero comune lo si collega alla funzione tempo.

In un eterno presente, dove non sia prevista la funzione tempo, lo scorrere è rappresentato dal movimento dei corpi celesti e per la vita dal nascere, divenire e poi morire.

In altre parole si tratta di un rovesciamento della prospettiva. E in questo rovesciamento l' oblio diviene il presente stesso dove tutto continuamente si muove, si crea, si distrugge e si dissolve.

Questo non vuol dire che precludo l' uso della funzione tempo, che invece trovo molto utile per l' organizzazione della vita sociale, ma pongo in evidenza che essa esiste soltanto per l' uomo ed è lui che l' ha creata per darsi un punto di riferimento che lo rassicurasse.

La vita ama la menzogna perché la vita ama la vita. Questo uno dei concetti espressi da Nietzsche con cui costantemente è necessario fare riferimento per uscire dal circolo vizioso dell' importanza della verità.

Spero di essere riuscito a risolvere il tuo dubbio, altrimenti sono sempre qui.

Garbino Vento di Tempesta.
Grazie per la cortese risposta nonostante la libecciata sia una delle esperienze peggiori per chi ami navigare come me .
Non ho bn capito .
Se l'eterno presente prescinde dal tempo ed e' una dimensione che ci riguarda , nostra , nascita , vita e morte sarebbero una mera illusione , perche sempre compresenti . In tal caso perche' l'oblio ? Nietsche voleva evitare proprio il rimpianto dell'oblio per un vivere l'attimo sempre da leone e non da.....
Personalmente questa tua frase :
''Vivi Zacksin. Vivi al meglio che puoi. Ciò che resterà di noi è soltanto il ricordo in chi ci ha conosciuto ed ha attraversato la nostra strada.
Questo, caro Zacksin, è l' unico Paradiso in cui è possibile vivere.''

mi ha richiamato alla memoria i sepolcri del Foscolo , la corrispondenza d'amorosi sensi che darebbe significato alla vita e la vittoria sulla morte ma in Foscolo l'eterno presente non era uno scenario neppure rappresentabile .

Invece un'altra cosa mi preme: questo paradosso dell'oblio e dell'eterno presente se dal punto di vista filosofico appare una contarddizione ( ancora lo e' per me ) al contrario dal punto di vista psicologico non lo e' affatto .
Nel pensare psicologico conta quello che si sente , che si percepisce , che emerge dal profondo ed e' reale anche solo per quest'effetto che produce .
Se tu associ oblio ad eterno presente una ragione tua , intimissima , c'e' e quella conta ed ha la sua piu' alta dignita' al di la' della logica di non contraddizione di cui il nostro inconscio si fa un baffo .
Per me e' moooolto piu' interessasnte questo aspetto che quello della sua contraddittorieta' o meno filosofica .
Che ne pensi ?
nikelise is offline  

 



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