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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 22-03-2015, 21.04.31   #1
Blank
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L'ennesime riflessioni sul solito quesito esistenziale

Abbiamo un fine?

Immaginando un essere umano privo di qualsivoglia senso, possiamo certamente affermare che non vive, è incosciente. la mia è una conclusione inaccettabile, tormentosa e purtroppo indiscutibile. La vita è il risultato delle nostre esperienze, una definizione che dissolve ogni senso maggiore associato alla nostra esistenza. Siamo parassiti di un organismo incomprensibile chiamato universo, nutriamo la nostra mente di esso e delle sue infinitesimali risultanti, esistiamo per soddisfare i nostri sensi e continuare la nostra eredità genetica, rilegati nei confini della nostra fisicità, destinati a una continua ricerca inappagabile di un origine e di una fine, che tormento. Ogni passo marcato dalla scienza rende inevitabile la visione di un mondo nefasto, il mondo da cui la nostra coscienza, la nostra capacità di astrazione, ci ha allontanato proteggendoci dall'autoannientamento psicologico e preservando così la continuità della specie.
Valori, legami, sentimenti, matematica, chimica, fisica, psicologia, filosofia sono un futile tentativo di dare alla nostra esistenza una ragione più ampia e non calare nella sistematicità di azioni scritte fin dai nostri geni.
Siamo fantasmi che improvvisano su un palcoscenico privo di pubblico, una esecuzione fine a se stessa.
Pensare questo porterebbe me stesso a trascendere da tutto ciò che sono diventato e dalla società stessa, tuttavia non riesco ad adattarmi a tale pensiero, e continuo così a illudermi e a scadere nella banalità e nell'inutilità di pensieri filosofici come questo.
Perché amare, comprendere, vivere, se poi siamo destinati alla morte? Mi sembra sempre di più che l'uomo rappresenti un l'imperfezione, un elemento che mai ci sarebbe dovuto essere e di cui la mancanza non scaturirebbe alcuna conclusione in un ecosistema impeccabile quale l'universo.

Pensieri di un ragazzo di 16 anni.
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Vecchio 23-03-2015, 17.46.24   #2
Galvan 1224
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Riferimento: L'ennesime riflessioni sul solito quesito esistenziale

Benvenuto,

non avessi dichiarato l’età non crederei che un ragazzo, perché tale sei a quell’età, possegga tale proprietà di linguaggio e sintesi.

Naturalmente, come più o meno si fa tutti, si pesca qui e là, quando non si incolli proprio, ma indubbiamente servono delle qualità per ottener un prodotto valido e non mi interessa saper in che grado, o nessuno, ciò ti possa riguardare.

Non contesto la tua dichiarazione anagrafica (anch’io ho dichiarato d’esser prossimo alla pensione… ma con i requisiti man mano in aumento potrebbe esserci uno scarto anche di cinque anni in chi si figuri la mia età…) ma considero se il contenuto dei tuoi pensieri e deduzioni sia coerente con quella.


Valori, legami, sentimenti, matematica, chimica, fisica, psicologia, filosofia sono un futile tentativo di dare alla nostra esistenza una ragione più ampia e non calare nella sistematicità di azioni scritte fin dai nostri geni.

Quanto ne sai di tali discipline scientifiche per parlarne giudicandole futili, e tuttavia ritenerle valide per supportare il tuo assunto della sistematicità dell’agire?


Pensare questo porterebbe me stesso a trascendere da tutto ciò che sono diventato e dalla società stessa, tuttavia non riesco ad adattarmi a tale pensiero, e continuo così a illudermi e a scadere nella banalità e nell'inutilità di pensieri filosofici come questo.

Correttamente dovresti dire: Aderire a questo pensare (farlo mio, diventar tutt’uno) porterebbe… visto che già lo pensi…

A meno tu non abbia avuto un tipo di vita decisamente “al limite”, tutto ciò che uno è diventato, alla tua età, è ben poco, come è ancora poco quel che puoi conoscere della società in cui vivi.

Nel mio caso: frequento questo forum dove si affrontano temi filosofici, storici, economici e d’ogni sorta rispetto ai quali raramente ho la capacità, che vien dallo studio, di poter dir qualcosa di mio, così ascolto –leggo- chi conosce più di me.
Con l’età, volenti o nolenti, si diventa qualcosa, ma solo lo studio fa acquisir competenza (per chi l’apprezzi, ovviamente) e anche per quello ci vuol tempo.

Ma il punto che non mi convince del tuo porti è quando proclami:

Perché amare, comprendere, vivere, se poi siamo destinati alla morte?

che mi fa riandar a quei miei verdi anni… e ripenso al Leopardi, che pur nella deformità che man mano avanzava dava vita alle sue immortali poesie.
Pur se quello è il destino di tutti (e della sua Silvia) viveva e creava, amava o anelava all’esser amato.
Un ragazzo di 16 anni quanto ha amato, compreso e vissuto per preoccuparsi (verosimilmente, salvo problemi in atto) anzitempo della morte?

Un caro saluto
Galvan 1224 is offline  
Vecchio 23-03-2015, 23.00.56   #3
maral
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Riferimento: L'ennesime riflessioni sul solito quesito esistenziale

Citazione:
Originalmente inviato da Blank
Abbiamo un fine?
...
Perché amare, comprendere, vivere, se poi siamo destinati alla morte? Mi sembra sempre di più che l'uomo rappresenti un l'imperfezione, un elemento che mai ci sarebbe dovuto essere e di cui la mancanza non scaturirebbe alcuna conclusione in un ecosistema impeccabile quale l'universo.
In realtà ogni singolo essere umano esprime la consapevolezza che l'universo ha di se stesso e la consapevolezza non può mancare, La consapevolezza è dolorosa perché non può esservi consapevolezza se non nella differenziazione che divide, ma essa è il senso di quella materia che ci costituisce, noi siamo materia cosciente dell'universo, cosciente di se stessa.
Ogni essere umano è chiamato ad assumere e a dare un nome, ossia un significato unico alle cose e a se stesso, questo è il fine che la materia/energia dell'universo ha dato a particolari forme di se stessa per potersi conoscere e quindi apparire a mezzo di un farsi reciproco segno, di un continuo chiamarsi e richiamarsi.
No, non siamo fantasmi che si agitano nella solitudine di muti e sordi vuoti siderali, ma, chiunque siamo, siamo assoluta necessità, indispensabile compimento di una eterna perfezione in cui ogni accadere (qualsiasi accadere, anche infimo), per quanto sempre vada dimenticato, non ha mai cessato di essere né mai cesserà.
maral is offline  
Vecchio 24-03-2015, 01.09.12   #4
Blank
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Riferimento: L'ennesime riflessioni sul solito quesito esistenziale

Citazione:
Originalmente inviato da Galvan 1224
Benvenuto,

non avessi dichiarato l’età non crederei che un ragazzo, perché tale sei a quell’età, possegga tale proprietà di linguaggio e sintesi.

Naturalmente, come più o meno si fa tutti, si pesca qui e là, quando non si incolli proprio, ma indubbiamente servono delle qualità per ottener un prodotto valido e non mi interessa saper in che grado, o nessuno, ciò ti possa riguardare.

Non contesto la tua dichiarazione anagrafica (anch’io ho dichiarato d’esser prossimo alla pensione… ma con i requisiti man mano in aumento potrebbe esserci uno scarto anche di cinque anni in chi si figuri la mia età…) ma considero se il contenuto dei tuoi pensieri e deduzioni sia coerente con quella.


Valori, legami, sentimenti, matematica, chimica, fisica, psicologia, filosofia sono un futile tentativo di dare alla nostra esistenza una ragione più ampia e non calare nella sistematicità di azioni scritte fin dai nostri geni.

Quanto ne sai di tali discipline scientifiche per parlarne giudicandole futili, e tuttavia ritenerle valide per supportare il tuo assunto della sistematicità dell’agire?


Pensare questo porterebbe me stesso a trascendere da tutto ciò che sono diventato e dalla società stessa, tuttavia non riesco ad adattarmi a tale pensiero, e continuo così a illudermi e a scadere nella banalità e nell'inutilità di pensieri filosofici come questo.

Correttamente dovresti dire: Aderire a questo pensare (farlo mio, diventar tutt’uno) porterebbe… visto che già lo pensi…

A meno tu non abbia avuto un tipo di vita decisamente “al limite”, tutto ciò che uno è diventato, alla tua età, è ben poco, come è ancora poco quel che puoi conoscere della società in cui vivi.

Nel mio caso: frequento questo forum dove si affrontano temi filosofici, storici, economici e d’ogni sorta rispetto ai quali raramente ho la capacità, che vien dallo studio, di poter dir qualcosa di mio, così ascolto –leggo- chi conosce più di me.
Con l’età, volenti o nolenti, si diventa qualcosa, ma solo lo studio fa acquisir competenza (per chi l’apprezzi, ovviamente) e anche per quello ci vuol tempo.

Ma il punto che non mi convince del tuo porti è quando proclami:

Perché amare, comprendere, vivere, se poi siamo destinati alla morte?

che mi fa riandar a quei miei verdi anni… e ripenso al Leopardi, che pur nella deformità che man mano avanzava dava vita alle sue immortali poesie.
Pur se quello è il destino di tutti (e della sua Silvia) viveva e creava, amava o anelava all’esser amato.
Un ragazzo di 16 anni quanto ha amato, compreso e vissuto per preoccuparsi (verosimilmente, salvo problemi in atto) anzitempo della morte?

Un caro saluto
Ho ammesso la mia età per ottenere un punto critico differente, comprendo bene che la mia esperienza di vita è poca per giungere a conclusioni o anche solo ipotesi, proprio per questo non parlo per saggezza, ma per astrazione e mera logica (basti pensare ad Aristotele che le poneva alla base delle scienze teoretiche da me citate nel primo post). Cercando di difendere il mio punto, potrei dire che la stessa saggezza si basa su esperienze reali e che quindi si limita al piano stesso della realtà, perciò devo elevarmi dalle limitate conoscenze del sensibile per poter parlare di argomenti come la morte o il fine. Non confondere la mia per superbia.
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Vecchio 24-03-2015, 12.53.35   #5
Galvan 1224
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Riferimento: L'ennesime riflessioni sul solito quesito esistenziale

Non confondere la mia per superbia.

Assolutamente, l’avessi pensato non avrei risposto.
Sei un ragazzo/uomo (davvero una bella testa) un po’ fuori dalla media… e come si disquisiva in altra discussione… a rischio d’esser considerato non normale… ma ce ne fossero di più al tuo pari il limite della cosiddetta normalità si sposterebbe ancor più in alto.

Ho gran considerazione di te e ti auguro di procedere nel tuo percorso di conoscenza ricavandone le soddisfazioni che meriti.
Ti auguro altresì d’esser anche ragazzo per i restanti anni che ti condurranno alla maturità, e pure da quella condizione ottenerne preziose gemme che incideranno l’emozioni avute al viverle nel foglio in gran parte ancora bianco (blank) della tua vita.

Quando gli anni saran tanti al riguardar quel foglio ognuno proverà qualcosa di differente; nel mio caso, al momento, l’irripetibilità del mio percorso e della mia persona mi par un dono che compensa ampiamente le prove che sin qui ho incontrato.

Sai, ogni tanto rivedo il film della mia vita, le persone, luoghi, pensieri… mi sembra incredibile d’aver tanto provato… e arrivando al giorno d’oggi, in questo momento in cui ti scrivo, mi par d’esser te e aver il mondo innanzi e il tempo per viverlo.
C’è un tempo per tutto.


Un amichevole saluto
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Vecchio 24-03-2015, 17.32.51   #6
Garbino
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X Blank

Io penso che intanto un benvenuto è d' obbligo ad un giovane che si unisce alla combriccola che ama discutere di filosofia in questo sito.
E c' è poco da fare, se lo facciamo è perché, almeno la maggior parte di noi, ci piace farlo e traiamo beneficio dal farlo. Almeno spero che sia così.

Per quanto riguarda l' argomento, ho detto già altre volte, ma una in più in questo caso è d' obbligo come il benvenuto, che in fondo la filosofia non aiuta e non agevola niente di per sé. Siamo noi che per come siamo ne traiamo agevolazione e giovamento.

Il punto essenziale è il nostro codice genetico. E non c' è dubbio che bisogna essere fortunati, anche sommamente, a portare dentro di noi un codice sano e che ci fornisce un giusto apporto di forza che è necessaria per affrontare la vita. Nietzsche la chiama volontà di potenza, io anima vitale. In entrambe i casi si tratta di una forza irrazionale, ma mentre per Nietzsche essa è indipendente da altri fattori, per me è direttamente dipendente dal mondo fisico in cui viviamo.

Chi ha forza può accettare tutto. Anche una vita senza senso e senza scopo come appunto io credo che sia questa vita. Chi non ne ha è costretto ad arrampicarsi sugli specchi per trovare un qualsiasi motivo o pretesto per darle un senso ed uno scopo.

Poi c' è il vecchio bisogno metafisico, la necessità di credere in qualcosa, in qualsiasi cosa, che anch' esso è un' eredità dei nostri avi primitivi. E' molto meglio non dover dipendere da esso, ma se lo si ha, poco si può fare, se non attraverso una intelligenza di carattere superiore. Mitigare il suo influsso, infatti, in chi lo ha forte, è molto difficile, e comporta un grande dispendio di energie.

Molto di quello che affermi è accettabile, ma quello che conta è ciò che sei e ciò che vorresti essere e le modalità che hai scelto per esserlo.
In te scorre buon sangue e anche per l' età e i tempi è ovvio che il pessimismo possa divenire un metro da rivolgere ad ogni aspetto della vita. Ma non è così. Ci sono piaceri che trascendono dal tempo in cui si vive e sono sempre alla portata.

E non fare come la volpe che se non ci arriva dive che l' uva è acerba, tu prendi una scala e mangiala che è sicuramente squisita.

Garbino Vento di Tempesta.
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Vecchio 24-03-2015, 19.39.53   #7
Duc in altum!
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** scritto da BlanK:

Citazione:
Perché amare, comprendere, vivere, se poi siamo destinati alla morte? Mi sembra sempre di più che l'uomo rappresenti un l'imperfezione, un elemento che mai ci sarebbe dovuto essere e di cui la mancanza non scaturirebbe alcuna conclusione in un ecosistema impeccabile quale l'universo.

Perché forse quell'amare, quel comprendere e quel vivere non cessano di esistere con la morte.

E se invece al contrario, questo ecosistema impeccabile chiamato Universo, fosse perfetto solo per la gioia dell'uomo?
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Vecchio 24-03-2015, 22.06.09   #8
sgiombo
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Originalmente inviato da Galvan 1224
Non confondere la mia per superbia.

Assolutamente, l’avessi pensato non avrei risposto.
Sei un ragazzo/uomo (davvero una bella testa) un po’ fuori dalla media… e come si disquisiva in altra discussione… a rischio d’esser considerato non normale… ma ce ne fossero di più al tuo pari il limite della cosiddetta normalità si sposterebbe ancor più in alto.

Ho gran considerazione di te e ti auguro di procedere nel tuo percorso di conoscenza ricavandone le soddisfazioni che meriti.
Ti auguro altresì d’esser anche ragazzo per i restanti anni che ti condurranno alla maturità, e pure da quella condizione ottenerne preziose gemme che incideranno l’emozioni avute al viverle nel foglio in gran parte ancora bianco (blank) della tua vita.

Quando gli anni saran tanti al riguardar quel foglio ognuno proverà qualcosa di differente; nel mio caso, al momento, l’irripetibilità del mio percorso e della mia persona mi par un dono che compensa ampiamente le prove che sin qui ho incontrato.

Sai, ogni tanto rivedo il film della mia vita, le persone, luoghi, pensieri… mi sembra incredibile d’aver tanto provato… e arrivando al giorno d’oggi, in questo momento in cui ti scrivo, mi par d’esser te e aver il mondo innanzi e il tempo per viverlo.
C’è un tempo per tutto.


Un amichevole saluto

Anche a me piace ripensare alla mia vita, e ritrovare vecchi amici é una delle emozioni più meravigliose che si possano vivere (si vede che sono vecchio anch' io).

Solo chi molto ha pianto e molto ha riso può dire di aver molto vissuto (e dunque di essere fortunato).
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Vecchio 29-03-2015, 19.16.55   #9
SlipDown
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Re: L'ennesime riflessioni sul solito quesito esistenziale

Io non ritengo che l'uomo sia vivo per caso e senza scopo ma se veramente la pensi in questo modo allora prova a pensare che abbiamo tutta la nostra vita da riempire come meglio crediamo ed è a questo che serve l'amore, la filosofia e quant'altro... per poterci creare da soli il nostro scopo.
SlipDown is offline  

 



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