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Vecchio 21-09-2015, 23.58.45   #1
maral
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Il transindividuale ultima frontiera del materialismo speculativo?

Marx, pur apprezzando Feuerbach per aver mostrato come la religione non sia altro che una proiezione idealizzata dell’umano in cui l’uomo finisce con l'alienarsi da se stesso, nella "sesta tesi su Feuerbach", gli rimprovera di riproporre un'essenza umana come una nuova trascendenza su cui si rischia di costruire una nuova teologia in cui quest'uomo, concettualizzato in modo avulso dallo svolgersi storico dei rapporti sociali ed economici che concretamente lo determinano, finisce ancora con il venire tradito e alienato.
Recentemente, proseguendo su questa strada, filosofi come Simondon e Balibar hanno prodotto una lettura transindividuale del marxismo partendo dal sospetto che, come dice Balibar: “ Marx stesso potrebbe trovarsi preso nella stessa aporia [di cui accusava Feuerbach], nella misura in cui «Storia», «Società», «Rivoluzione», o anche «Praxis» potrebbero diventare ipostatizzazioni dello «Spirito» (a dispetto di tutte le dichiarazioni di «materialismo» o persino a causa di esse).” Per rimediare propongono l'assunzione della preminenza del processo di individuazione sempre in atto sugli individui, sul loro essere sia come soggetto che come oggetto: la realtà è nella relazione sempre in mutamento di cui l'ente è solo un accidente che via via si presenta. La relazione transindividuale acquisisce quindi il valore fondamentale di una ontogenesi assoluta che non ha scopo oltre al proprio continuo accadere immanente che determina situazioni sempre metastabili e senza alcuna finalità oltre il proprio accadere tecnico, del tutto meccanicistico (quello di una pura praxis, nel senso aristotelico del termine). L'essenza appare quindi come un assoluto divenire perfettamente rappresentato dalla tecnica, da quella macchina del tutto autofunzionale che non è in contrapposizione con la natura umana, ma costituisce la realtà effettiva che sta alla base sia della natura umana che non umana.
Ma possibile che questi transindividualisti non vedano come anch'essi nel perseguire questa assoluta immanenza non facciano altro che riproporre ogni volta una nuova trascendenza per quanto cerchino disperatamente di svuotarla? Non viene il sospetto che la stessa critica che Feuerbach muove alla religione, che Marx muove a Feuerbach e che loro muovono a Marx possa essere loro rivolta? Non sarà che l'unica via per eliminare l'arbitrarietà di ogni trascendenza e di ogni finalismo che si maschera di assoluto non sia tanto l'escluderle con teologizzazioni di un assoluto divenire, ma di ammetterle come aspetti del tutto leciti di sentire la contraddizione del divenire?

P.S. Il tema, per chi volesse approfondirlo è qui presentato in modo, penso, molto interessante: http://riviste.unimi.it/index.php/no...ew/627/showToc
maral is offline  
Vecchio 22-09-2015, 19.16.04   #2
paul11
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Riferimento: Il transindividuale ultima frontiera del materialismo speculativo?

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Marx, pur apprezzando Feuerbach per aver mostrato come la religione non sia altro che una proiezione idealizzata dell’umano in cui l’uomo finisce con l'alienarsi da se stesso, nella "sesta tesi su Feuerbach", gli rimprovera di riproporre un'essenza umana come una nuova trascendenza su cui si rischia di costruire una nuova teologia in cui quest'uomo, concettualizzato in modo avulso dallo svolgersi storico dei rapporti sociali ed economici che concretamente lo determinano, finisce ancora con il venire tradito e alienato.
Recentemente, proseguendo su questa strada, filosofi come Simondon e Balibar hanno prodotto una lettura transindividuale del marxismo partendo dal sospetto che, come dice Balibar: “ Marx stesso potrebbe trovarsi preso nella stessa aporia [di cui accusava Feuerbach], nella misura in cui «Storia», «Società», «Rivoluzione», o anche «Praxis» potrebbero diventare ipostatizzazioni dello «Spirito» (a dispetto di tutte le dichiarazioni di «materialismo» o persino a causa di esse).” Per rimediare propongono l'assunzione della preminenza del processo di individuazione sempre in atto sugli individui, sul loro essere sia come soggetto che come oggetto: la realtà è nella relazione sempre in mutamento di cui l'ente è solo un accidente che via via si presenta. La relazione transindividuale acquisisce quindi il valore fondamentale di una ontogenesi assoluta che non ha scopo oltre al proprio continuo accadere immanente che determina situazioni sempre metastabili e senza alcuna finalità oltre il proprio accadere tecnico, del tutto meccanicistico (quello di una pura praxis, nel senso aristotelico del termine). L'essenza appare quindi come un assoluto divenire perfettamente rappresentato dalla tecnica, da quella macchina del tutto autofunzionale che non è in contrapposizione con la natura umana, ma costituisce la realtà effettiva che sta alla base sia della natura umana che non umana.
Ma possibile che questi transindividualisti non vedano come anch'essi nel perseguire questa assoluta immanenza non facciano altro che riproporre ogni volta una nuova trascendenza per quanto cerchino disperatamente di svuotarla? Non viene il sospetto che la stessa critica che Feuerbach muove alla religione, che Marx muove a Feuerbach e che loro muovono a Marx possa essere loro rivolta? Non sarà che l'unica via per eliminare l'arbitrarietà di ogni trascendenza e di ogni finalismo che si maschera di assoluto non sia tanto l'escluderle con teologizzazioni di un assoluto divenire, ma di ammetterle come aspetti del tutto leciti di sentire la contraddizione del divenire?

P.S. Il tema, per chi volesse approfondirlo è qui presentato in modo, penso, molto interessante: http://riviste.unimi.it/index.php/no...ew/627/showToc

Penso che i filosofi contemporanei devono inventarsi delle "novità",essendo privi di idee .
Nell'arte ogni tanto salta fuori un artista dal passato; così Simondon (ma da dove salta fuori?) viene riscoperto da Balibar e per sacralizzare una corrente filosofica si cerca di scoprire dal passato racimolando un pò quì e un pò là, argomentazioni che appunto costruiscano una genesi dl pensiero;cioè il contrario di quel che concettualmente dice il transindiviiduale.
Infatti relazione, individuazione,meta-stasi sono termini ricorrenti che a mio parere tolgono lo statuto ontologico a principi e finalità; quindi tautologie,asserti,postulati così come teleologie ,non essendo verità assolute e quindi ontologicamente "incerte", cosa può descrivere l'uomo se non il sistema di relazione? E questa è una prima perplessità in quanto il transindividuale ritene quindi il soggetto descritto e definito non per sua natura, ma per le circostanze, sistema ambiente, condizioni, in cui è immerso.Ed è ciò che emerge dal sistema dinamico (appunto metastasi) in divenire che definisce il soggetto.

Mah..... è come dire che non potendo definire con certezza l'uomo lo descrivo per comportamento,come in un sistema esperto che comunica dentro un sistema aperto.
Ma anche un automa un computer ha un hardware e un software e ciò che emerge non è solo evidenza, l'output è un processo di algoritmi ed euristica, di programmazione lineare e non lineare con un dato input e noi siamo più un iceberg che un materassino che emerge dal mare.
Ultimamente studiavo le teorie dei giochi e i modelli teorici decisionali.Le scienze sono più avanti rispetto ad una teoria minimalista filosofica. Il marketing utilizza una modalità di comunicazione in funzione di psicologie irrazionali rispetto al raziocinio di una formula economica. E lei che decide di dire al consumatore potenziale che un certo prodotto ha il 99% di componente magra oppure solo l' 1% di componente grassa.Sono due modi diversi che dicono lo stesso risultato, ma le persone reagiscono in modo diverso. I diversi frames comunicativi arrivano quindi al soggetto individualizzandolo in termini mentali dinamici e quindi in metastasi (lo porta da uno stato in divenire ad una sua finalità convincendolo) costruendo il sistema di relazione anche "rompendo le balle" telefonicamente ,riempiendoci di messaggi.
Chi è più praxis del marketing economico e chi conosce meglio le dinamiche mentali in base agli affetti dei frames comunicativi.
Il framing comunicativo è il saper confezionare dei contenuti che hanno significati:eccome se intervengono nel processo di individualizzazione!

Ciò che intendo dire è che le applicazioni delle teorie scientifiche con il ritorno dalla teoria alla prassi e relativo affinamento teorico, non gli importa,quando sono soprattutto prassi come morale, economia e politica, se l'uomo ha una coscienza ontologica o il neuroscienziato non lo vede al microscopio, ma sa manipolare comunicativamente, "portando" alle sue finalità ciò che psiche ,coscienza che sono l'immerso dell'iceberg, producono ai fini pratici del comportamento.
E' come dire, che non so l'origine e definizione scientifica di coscienza, ma so benissimo manipolarla: ma allora esiste!
Anche in astrofisica le stelle doppie e i quasar sono stati scoperti dai radio telescopi che delineavano strane dissonanze di frequenze in prossimità di masse fisiche.Ma quì il processo fu al contrario, si scopre il buco nero, e nuove masse nell'universo perchè il sistema di relazione si comporta in dissonanza quando trova masse che mutano le onde gravitazionali ed elettromagnetiche Ma quì emerge ontologicamente ciò che non era nemmeno presumibile.
Invece il tranasindividualismo finge che non vi siano ontologie e ritiene che e descrizioni dinamiche possano dare...che cosa? Cerco ancora adesso di capire dove si vuol andare a parare.

Non è questa la strada a mio parere della filosofia.
Comunque proverò a verificare se ci siano originalità intriganti, ma temo di no da quel che ho letto finora.
Quindi ho le tue stesse perplessità.
paul11 is offline  
Vecchio 25-09-2015, 15.29.48   #3
maral
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Riferimento: Il transindividuale ultima frontiera del materialismo speculativo?

Sì sembra anche a me come, non sapendo come combinare hardware e software, si presupponga un puro software in grado di creare continuamente il proprio hardware, l'apoteosi dello più puro spiritualismo in chiave materialistica.
Dove si va a parare? Ho il sospetto che sia evidente: gli scenari speculativi non vengono per caso. Siamo nell'epoca della tecnica e in questo ambito di pensiero la tecnica tende a raggiungere la sua più completa autoreferenzialità, nella propria tautologia (praxis) ha la chiave ontologica di tutto e beato sia il funzionario che ne ne ha in affidamento le chiavi. Il Grande Fratello lo abbiamo a un palmo dal naso già pronto e confezionato, ma funziona egregiamente solo se non se ne sente l'odore: un assoluto divenire è un deodorante perfetto.
maral is offline  
Vecchio 18-10-2015, 14.26.53   #4
elsire
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Riferimento: Il transindividuale ultima frontiera del materialismo speculativo?

[Per quanto concerne il concetto di "transindividualità", a mio modesto avviso, si possono scegliere approcci ermeneutici (e di analisi) del termine molto diversi tra di loro.
La definizione più astratta ed "asettica" che se ne può dare, secondo me, è la seguente: "Le due individuazioni, psichica e collettiva, permettono di definire una categoria del transindividuale che tende a rendere conto della loro unità sistematica" (1).
Sotto un profilo politico-sociologico, invece, più specificamente si potrebbe dire che: "Il transindividuale non unifica l'individuo e la società: se si ha una relazione interna, all'individuo e una relazione esterna, allora il transindividuale non è altro che una relazione di relazioni"(2).
Sotto un profilo più strettamente psicologico, ancora, si potrebbe dire che: "Dal preindividuale sorge l’esperienza collettiva, che non nasce da un’esperienza intersoggettiva ma da ciò che in ogni mente non è suscettibile di individuazione" (3).
Da parte mia, vorrei tentare due approcci un po' diversi, che, in modo MOLTO grossolano, approssimativo, ed anche un po' "provocativo", oserei definire: 1) "Fenomenologico" 2) "Noumenologico" (se mi passate l'orribile neologismo, di mia patetica invenzione):
----------------------------------------------------------------------------------
1) FENOMENOLOGIA
Sotto il profilo "fenomenologico", io partirei da una prospettiva biologica.
Come notorio, miliardi di anni fa, a seguito di una serie di reazioni fotochimiche, nel "brodo primordiale", cominciarono a formarsi:
- dapprima urea, aldeide formica e idrocarburi;
- successivamente amminoacidi e zuccheri;
- infine, quelle piccole sfere chiamate "cellule viventi", dotate di DNA.
CELLULE
Queste microscopiche cellule (termine usato per la prima volta nel 1665 dallo scienziato Robert Hooke), in effetti, erano i primi elementari "individui"; nel senso di unità biologiche autonome e indipendenti, capaci di nascere,nutrirsi, crescere e riprodursi.
Si suddivisero, poi, in due tipi di cellule: eucariote (un nucleo cellulare delimitato da una membrana nucleare e organuli separati), e procariote.
E ognuna viveva per conto suo, facendosi i fatti suoi.
PROTOZOI
I Protozoi, in parole molto povere, sono colonie di cellule eucariote.
Ma cellula eucariote di un protozoo, continua ad essere un individuo capace di condurre vita autonoma, anche se si comincia ad intravedere una certa "primitiva" specializzazione di funzioni (per raggruppamento di cellule).
ORGANISMI COMPLESSI CONTIGUI
Gli organismi complessi, sono "colonie" di "colonie" di cellule, ciascuna delle quali colonie si è differenziata e specializzata per compiti diversi (organi di respirazione, digestione ecc.).
ORGANISMI COMPLESSI "NON" CONTIGUI
Potrebbero considerarsi tali il Formicaio, l'Alveare, costituiti da tanti organismi "non contigui" e indipendenti, i quali, però, specializzatisi in compiti diversi, sembrano "transindividualmente" far parte di una Superindividuo che, in qualche modo, ne coordina il comportamento collettivo.
Vedi, al riguardo, le tesi di Lyell Watson pag.126 "OLTRE SUPERNATURA" (Ed.Mediterranee), nonchè di W.M. Wheeler, nel testo: "La colonia di formiche come superorganismo".
A tale riguardo, va anche ricordato il bellissimo libro del poeta e naturalista sudafricano Eugène Marais, "L'anima della formica bianca" (Adelphi 1968); successivamente, sembra, plagiato dal premio Nobel per la letteratura Maurice Maeterlinck.
Più recentemente, vedi pure Formiche (David Sloan Wilson Adelphi 1997) e il meno recente "Le società degli insetti" pubblicato da Wilson nel 1974 (David Sloan Wilson Einaudi 1976).
SWARM INTELLIGENCE
Molto più recente, invece, è il -simile ma non identico- concetto di S.I. (intelligenza dello sciame), che, secondo una definizione prevalentemente condivisa, studia i sistemi auto-organizzati, nei quali un'azione complessa deriva da un'intelligenza (o stupidità) collettiva, come accade in natura nel caso di colonie di insetti o stormi di uccelli, oppure branchi di pesci, o mandrie di mammiferi.
Forse anche di uomini?
:-)
In base alla definizione di Beni e Watt la "swarm intelligence" può essere definita come: “Proprietà di un sistema in cui il comportamento collettivo di agenti (non sofisticati) che interagiscono localmente con l’ambiente produce l’emergere di pattern funzionali globali nel sistema”.
RETE NEURONALE E RETE WEB
I neuroni sono "cellule" (quindi "individui", perchè, se li "div"idi, muoiono), facenti parte di una "colonia organizzata contigua" di cellule (cervello), la quale, assieme ad altre "colonie organizzate contigue" di cellule (fegato, reni, cuore ecc.), forma un organismo complesso (uomo), il quale, riunito in "colonie organizzate NON contigue", forma entità collettive superiori...la più recente delle quali -ancora in fase di organizzazione neurale-, potrebbe essere considerata INTERNET.
Ovviamente, gli uomini NON SONO NEURONI...essendo ad un livello organizzativo individuale MOLTO SUPERIORE; ma, in fondo, per il tramite INTERNET, hanno cominciato a fare cose molto simili a quelle che fanno i neuroni.
Il neurone, infatti:
- riceve informazioni dall'ambiente interno o esterno;
- integra le informazioni ricevute e produce una elaborazione;
- conduce la risposta elaborata alla sua terminazione;
- la trasmette ad altre cellule nervose in nella rete neurale, attraverso sinapsi ed assoni.
Da tutto questo, nasce un "IO MENTALE", di cui i singoli neuroni sono del tutto ignari, pur essendo loro a produrlo.
Non è -più o meno- quello che stiamo facendo noi, attraverso le sinapsi e gli assoni della fibra ottica?
A mio avviso, una "SUPER MENTE INTERNET" ancora è ben lontana dall'esistere; come le amebe erano ben lontane dal divenire (pur con la complessa interazione delle loro cellule) un cervello pensante indipendente e superiore alle singole cellule individuali.
Ma un domani...chissà!
:-)
--------------------------------------------------------------------------------
2) NOUMENOLOGIA
Passando dal piano "fenomenologico", a quello da me (molto discutibilmente), definito "noumenologico", già in molti altri interventi di questo FORUM, ho spesso ripetuto che la mia personale visione metafisica è molto vicina a quella dell'Advaita Vedanta...ma anche a quella del Cristianesimo Mistico; la quale si evince dalle stesse testuali parole di Cristo e di San Paolo.
Il Vangelo di Giovanni, infatti, dice: "IN PRINCIPIO era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. In lui era la vita e la vita ERA la luce degli uomini (prima della creazione dei singoli individui umani, quindi)."
Circonlocuzione abbastanza criptica, ma che viene meglio esplicitata più avanti, quando Cristo auspica che gli uomini: "...siano una sola cosa ...perché siano perfetti nell’Unità...".
Ed è ancora più specifico San Paolo, quando, dopo aver precisato che Dio è "OMNIA IN OMNIBUS", dice che i singoli individui, che si credono separati, sono destinati a diventare, in Dio, "UN SOLO SPIRITO.".
Cioè "transindinvidualizzandosi"... se mi consentite una provocazione finale; come, in effetti, in parte è stato un po' tutto il mio intervento.
Ma solo in parte.

NOTE
(1)
"Per un'etica transindividuale: la relazione come immanenza" pag.141 di SILVERIO ZANOBETTI - LA DELEUZIANA – RIVISTA ONLINE DI FILOSOFIA – ISBN 9788894011203 N. 0 / 2014 – CRITICA DELLA RAGION CREATIVA
(2)
M. Combes, La relazione transindividuale, trad. it. di F. Toto, in Aa.vv, Il transindividuale. Soggetti, Relazioni, Mutazioni, a cura di E. Balibar e V. Morfino, Milano, Mimesis, 2014, p. 50.
(3)
Vedi (1) pag.142.
(4)
"OLTRE SUPERNATURA" (Ed.Mediterranee) pag.126
elsire is offline  
Vecchio 19-10-2015, 16.27.59   #5
maral
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Riferimento: Il transindividuale ultima frontiera del materialismo speculativo?

Grazie elsire per l'articolata riflessione sugli ambiti diversi in cui si può intendere il transindividuale. Dalla definizione (3), quella psicologica, mi pare che emerga particolarmente la differenza tra transindividualità e interindividualità. Possiamo vedere che mentre la transindividualità è una dimensione che attraversa gli individui, contemporanea ad essi, l'interindividualità si pone tra gli individui ed è posteriore all'individuazione.
Nell'ottica in cui è stata presentata da Simondon, questa transindividualità mira comunque a un immanentismo assoluto, a un puro divenire relazionale primario che trova in se stesso completo riferimento, evitando così qualsiasi ipostatizzazione metafisica in cui ogni volta rischia di cadere il materialismo filosofico (quello di Feuerbach e Marx, ma sicuramente anche quello positivista di Comte). Per questo l'essente è pensato come forma metastabile in continuo divenire, determinato da una rete relazionale sempre in mutazione. In questi termini non esistono enti precedenti alla relazione e tanto meno soggetti e oggetti entificabili essendo tutti espressione di una individuazione sempre in atto. La mossa serve per rendere inconsistente qualsiasi ipostatizzazione metafisica trascendente che necessariamente fa perno sull'ente, a qualsiasi livello di astrazione la si consideri.
Certamento sia il Verbo del Vangelo di Giovanni che certe intuizioni del misticismo orientale possono, anche a mio avviso, venire lette in connessione con questa concezione transindividuale, qualora le si intenda come simboli di un puro divenire primario, caratterizzato da una prassi afinalistica assoluta (ed è curioso come il materialismo speculativo finisca qui per convergere con il misticismo sia pure visto in termini di assoluta immanenza).
Più difficile, sempre secondo me che non sono un biologo, vedere la relazione transindividuale in ambito biologico, a meno di non pensare la biologia in modo strettamente ecologico. Significherebbe ad esempio poter pensare che l'organismo non sia un assemblaggio di cellule, quanto piuttosto una pura funzione organica in atto in modo del tutto autoreferente e che continuamente si produce e si riproduce nelle sue cellule.
maral is offline  

 



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