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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-12-2015, 23.31.44   #11
acquario69
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Gli esempi che mi hai fatto sono tutti tipi di pregiudizio: d'altronde la superficialità è un difetto di pensiero,non di vista. Non i sensi,ma la mente si inganna,falsifica e corrompe le cose perché non abbia timore a guardarle. Non può esistere il muro,troppo duro sarebbe se io dovessi sbatterci la testa.
Io non vedo oggi una società matura e consapevole dei propri mezzi,vedo una banda di allucinati che perde sempre più ogni contatto con le proprie necessità. Tu dove vedi il trionfo della ragione?

l'essenza delle cose non la puoi vedere con la vista degli occhi,se ci si limita a quello si prendono solo abbagli.
il trionfo della ragione sarebbe proprio in questo abbaglio,come ho tentato più volte di spiegare.
credo di aver detto tutto quello che era possibile dire e ovviamente senza voler convincere qualcuno,quindi mi fermo qui.
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Vecchio 24-12-2015, 12.05.15   #12
sgiombo
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Originalmente inviato da acquario69
l'essenza delle cose non la puoi vedere con la vista degli occhi,se ci si limita a quello si prendono solo abbagli.
il trionfo della ragione sarebbe proprio in questo abbaglio,come ho tentato più volte di spiegare.
credo di aver detto tutto quello che era possibile dire e ovviamente senza voler convincere qualcuno,quindi mi fermo qui.

L' attuale organizzazione sociale (capitalistica) é profondamente irrazionale e dominata da ideologie profondamente irrazionalistiche, per lo meno relativamente alla potenza trasformatrice raggiunta dallo sviluppo dei mezzi di produzione (mi scuso con chi sentisse la puzza sotto il naso per l' uso di questi vecchi ma per me sempre validissimi e insostituibili concetti marxisti), e innanzitutto delle conoscenze scientifiche.

Cos' é se non irrazionalismo allo stato puro e all' ennesima potenza la pretesa di produrre/consumare illimitatamente (conseguenza oggettivamente inevitabile della concorrenza fra unità produttive -imprese- nella ricerca da parte di ciascuna individualmente del massimo profitto possibile a breve termine cronologico e ad ogni costo, a qualsiasi condizione) in un ambiente naturale realisticamente (e non: fantascientificamente) praticabile, a nostra disposizioni di uomini che é limitato (pretesa che tende inesorabilmente a portarci verso l' estinzione "prematura e di sua propria mano)" della nostra specie?

La minor "pericolosità ambientale" degli assetti sociali che dominavano prima del capitalistico attuale non era affatto dovuta a una maggiore coscienza dei reali termini in cui si ponevano i rapporti fra uomo e natura (non affatto a un preteso approccio più corretto verso il mondo naturale, che non esisteva per niente!); bensì semplicemente alla minor potenza produttrice/distruttrice dei mezzi di produzione allora disponibili (che determinava fra l' altro grandissime devastazioni ambientali, ma solo su scala spazialmente e temporalmente -geograficamente e storicamente- assai più limitata di quanto non avvenga ora, e dunque, solo per questo, rimediabili).

Allora occorreva (per la conservazione della vita umana) per così dire "in assoluto" meno razionalità/razionalismo di ora, in quanto relativamente alla potenza costruttrice/distruttrice di fatto disponibile era più che sufficiente.

Per gli stessi motivi oggi ne occorre (occorrerebbe) molta di più:

C' é (ci sarebbe?) bisogno non di meno razionalità/razionalismo, ma di molto di più di quel pochissimo che purtroppo parrebbe affermarsi!

Un bambino che dispone di arco e frecce (o anche di uno sgabello) difficilmente si farà del male, ma per maneggiare incolumemente una pistola carica o una bomba a mano (o anche una scala che consentirebbe a un bambino di due anni di salire a 3-4 metri di altezza) bisogna aver molto più sale in zucca che quello di cui dispone un pargolo

Buone feste a tutti!

Ultima modifica di sgiombo : 25-12-2015 alle ore 10.41.19.
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Vecchio 25-12-2015, 04.39.10   #13
acquario69
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L' attuale organizzazione sociale (capitalistica) é profondamente irrazionale e dominata da ideologie profondamente irrazionalistiche, per lo meno relativamente alla potenza trasformatrice raggiunta dallo sviluppo dei mezzi di produzione (mi scuso con chi sentisse la puzza sotto il naso per l' uso di questi vecchi ma per me sempre validissimi e insostituibili concetti marxisti), e innanzitutto delle conoscenze scientifiche.

Cos' é se non irrazionalismo allo stato puro e all' ennesima potenza la pretesa di produrre/consumare illimitatamente (conseguenza oggettivamente inevitabile della concorrenza fra unità produttive -imprese- nella ricerca da parte di ciascuna individualmente del massimo profitto possibile a breve termine cronologico e ad ogni costo, a qualsiasi condizione) in un ambiente naturale realisticamente (e non: fantascientificamente) praticabile, a nostra disposizioni di uomini che é limitato (pretesa che tende inesorabilmente a portarci verso l' estinzione "prematura e di sua propria mano)" della nostra specie?

La minor "pericolosità ambientale" degli assetti sociali che dominavano prima del capitalistico attuale non era affatto dovuta a una maggiore coscienza dei reali termini in cui si ponevano i rapporti fra uomo e natura (non affatto a un preteso approccio più corretto verso il mondo naturale, che non esisteva affatto!); bensì semplicemente alla minor potenza produttrice/distruttrice dei mezzi di produzione allora disponibili (che determinava fra l' altro grandissime devastazioni ambientali, ma solo su scala spazialmente e temporalmente -geograficamente e storicamente- assai più limitata di quanto non avvenga ora, e dunque, solo per questo, rimediabili).

Allora occorreva (per la conservazione della vita umana) per così dire "in assoluto" meno razionalità/razionalismo di ora, in quanto relativamente alla potenza costruttrice/distruttrice di fatto disponibile era più che sufficiente.

Per gli stessi motivi oggi ne occorre (occorrerebbe) molta di più:

C' é (ci sarebbe?) bisogno non di meno razionalità/razionalismo, ma di molto di più di quel pochissimo che purtroppo parrebbe affermarsi!

Buone feste a tutti!

guarda,da parte mia la condivido pure la spiegazione che dai,anche se credo converrai con me che il tema (che penso si leghi comunque all'origine della discussione) finisce per essere molto complesso e articolato.
personalmente per tentare/cercare di capire le cose vado a ritroso per arrivare alle radici,dove tutto non può non avere origine.

anch'io ritengo che al momento attuale tutto va nella direzione più irrazionale possibile,come un meccanismo che procede per conto suo,pero dev'essere pur vero che da qualche parte tutto ha avuto inizio in questo processo diabolico,perché di questo si tratta.
ora io non voglio dare alla parola diabolico un attributo,come dire astratto,metafisico,religioso dcc…ma nel concreto diabolico significa,anche etimologicamente dividere e questa divisione e' appunto l'origine di tutti i mali.

(ad ogni modo e fra parentesi,e pazienza se qualcuno non potrà fare a meno di storcere il naso,i simboli,religiosi,o altri,come nel caso del termine diavolo,non sono mai appunto frutto di un sapere superstizioso e dogmatico,ma vi e' sempre una ragione ben precisa,che spiega correttamente ogni cosa nel suo significato essenziale,che e' quello che si dovrebbe prendere in assoluta considerazione)

dunque l'errore sarebbe nel fatto che l'uomo si sarebbe diviso da "qualcosa" considerandosi separato
ad un certo punto faresti riferimento alla natura e secondo me e' si vero che l'ambiente naturale va appunto considerato realisticamente,ma ancor prima per natura secondo me lo si dovrebbe intendere come totalità,in un certo senso uni-versale e che sarebbe in sintesi quel "qualcosa" detto poco fa
nel momento in cui viene a mancare all'interno di ogni singolo individuo (che poi si propaga in tutti gli ambiti del sociale) questa sua appartenenza,(imprescindibile) ,subentra la separazione citata prima.
procedendo da questa frattura,l'essere umano non può ricollegare più le cose nella sua causa prima da cui appunto dipende o forse meglio dire ne fa parte integrante.
naturalmente ci sarebbero da dire molte altre cose correlate e che spiegherebbero tutte le conseguenze fino a scendere nei loro particolari più contingenti.

si potrà continuare (ma inutilmente) a ricercare in tutti i modelli ideologici possibili,ma e' il paradigma uomo che va cambiato,che deve riprendere coscienza del suo essere e della sua autentica natura e della sua autentica essenza,in armonia e UNIONE (e non divisione) con l'universale.

Buone feste a tutti !
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Vecchio 25-12-2015, 19.33.14   #14
sgiombo
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Originalmente inviato da acquario69
guarda,da parte mia la condivido pure la spiegazione che dai,anche se credo converrai con me che il tema (che penso si leghi comunque all'origine della discussione) finisce per essere molto complesso e articolato.
personalmente per tentare/cercare di capire le cose vado a ritroso per arrivare alle radici,dove tutto non può non avere origine.

anch'io ritengo che al momento attuale tutto va nella direzione più irrazionale possibile,come un meccanismo che procede per conto suo,pero dev'essere pur vero che da qualche parte tutto ha avuto inizio in questo processo diabolico,perché di questo si tratta.
ora io non voglio dare alla parola diabolico un attributo,come dire astratto,metafisico,religioso dcc…ma nel concreto diabolico significa,anche etimologicamente dividere e questa divisione e' appunto l'origine di tutti i mali.

(ad ogni modo e fra parentesi,e pazienza se qualcuno non potrà fare a meno di storcere il naso,i simboli,religiosi,o altri,come nel caso del termine diavolo,non sono mai appunto frutto di un sapere superstizioso e dogmatico,ma vi e' sempre una ragione ben precisa,che spiega correttamente ogni cosa nel suo significato essenziale,che e' quello che si dovrebbe prendere in assoluta considerazione)

dunque l'errore sarebbe nel fatto che l'uomo si sarebbe diviso da "qualcosa" considerandosi separato
ad un certo punto faresti riferimento alla natura e secondo me e' si vero che l'ambiente naturale va appunto considerato realisticamente,ma ancor prima per natura secondo me lo si dovrebbe intendere come totalità,in un certo senso uni-versale e che sarebbe in sintesi quel "qualcosa" detto poco fa
nel momento in cui viene a mancare all'interno di ogni singolo individuo (che poi si propaga in tutti gli ambiti del sociale) questa sua appartenenza,(imprescindibile) ,subentra la separazione citata prima.
procedendo da questa frattura,l'essere umano non può ricollegare più le cose nella sua causa prima da cui appunto dipende o forse meglio dire ne fa parte integrante.
naturalmente ci sarebbero da dire molte altre cose correlate e che spiegherebbero tutte le conseguenze fino a scendere nei loro particolari più contingenti.

si potrà continuare (ma inutilmente) a ricercare in tutti i modelli ideologici possibili,ma e' il paradigma uomo che va cambiato,che deve riprendere coscienza del suo essere e della sua autentica natura e della sua autentica essenza,in armonia e UNIONE (e non divisione) con l'universale.

Buone feste a tutti !

Non sono d' accordo che "i simboli, religiosi, o altri, come nel caso del termine diavolo, non sono mai appunto frutto di un sapere superstizioso e dogmatico, ma vi e' sempre una ragione ben precisa, che spiega correttamente ogni cosa nel suo significato essenziale, che e' quello che si dovrebbe prendere in assoluta considerazione".

Per me si tratta proprio sempre di superstizioni e dogmi belli e buoni, infondati, non degni di credito alcuno, anche se si possono spiegare, cioé si possono comprendere i motivi che ne hanno favorito la comparsa e la diffusione; e solitamente questi motivi sono costituiti da problemi reali, che però i miti pretendono di risolvere vanamente, non poggiando su alcuna verifica empirica e/o dimostrazione logica.

Cercando una spiegazione razionale dell' andazzo odierno, caratterizzato da ingiustizie colossali e dal serissimo pericolo di portare all' "estinzione prematura e di sua propria mano" dell' umanità (l' espressione é del mio maestro di conoscenza e di vita Sebastiano Timpanaro), mi pare di ravvisarla in una sproporzione fra l' enorme crescita della conoscenza scientifica e conseguente capacità di influenzare la realtà naturale-materiale trasformandola (nel bene e nel male, costruttivamente e distruttivamente) e lo scarso, inadeguato sviluppo di assetti sociali razionali (sufficientemente tali rispetto per l' appunto allo sviluppo raggiunto dalle forze produttive/distruttive), tali da consentirne un uso positivo e non pericolosamente negativo:

L' odierna umanità é come un bambino che é venuto in possesso di una bomba a mano o meglio di un candelotto di dinamite e rischia di farsi molto, molto male, non come un adulto che lo possiede ed ha sufficiente raziocinio da farne un uso utile e comunque evitare danni a sé e agli altri.

Una volta bastavano superstizioni e religioni, perché i mezzi produttivi/distruttivi di cui si disponeva potevano portare a limitati disastri locali (poteva saltare in aria lo scienziato-apprendista stregone nel suo laboratorio, e la vita umana proseguiva comunque altrove).
Ora servirebbe molta più razionalità, innanzitutto negli assetti sociali: proprietà collettiva dei mezzi dui produzione e pianificazione complessiva a lunga scadenza e con la necessaria prudenza di produzioni e consumi.
Invece con la dominante produzione capitalistica, basata sulla proprietà privata delle unità produttive in reciproca concorrenza nella ricerca del massimo profitto individuale di ciascuna di esse a breve termine e a qualunque costo, che inevitabilmente impone un' irrazionale crescita illimitata di produzioni e consumi un un ambiente limitato, si rischia sempre di più di arrecare all' ambiente vitale dell' umanità danni globali, generalizzati all' intero pianeta e irrimediabili, incompatibili con la sopravvivenza della nostra (e di molte altre) specie viventi.
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Vecchio 26-12-2015, 15.33.43   #15
paul11
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C'è stato un tempo in cui le religioni e le spiritualità hanno esplicato attraverso le Sacre Scritture le teorie ,fino alle parusie ed escatologie.
Poi è venuto il tempo delle esegesi ed ermeneutiche, cioè delle reinterpretazioni dei testi sacri sotto l'influsso delle culture che via via la storia delineava: ma tutto è già scritto.
C' è stato il tempo in cui l'uomo ha indagato sul pensiero che si pensa, ha avuto necessità di costruire ordini, classificazioni e un linguaggio che fosse corretto nelle sue definizioni: l'inizio di una logica formale.

Poi è venuto il tempo della storia, il tempo in cui le teorie attendono che le prassi si compiano, che le contraddizioni fra pensiero ed azione emergano o per reinterpretare nuove teorie, o attendere che le contraddizioni si compiano.
L'attesa è il destino che si compie, le teorie sono gli oracoli profetici, le prassi la dimostrazione che le predittività scientifiche, oracoli e profeti avessero più o meno ragione.
La pratica sono i tarocchi in cui il mazzo di carte si scompagina ,ma dentro una teoria in cui il caos è compreso e ogni carta nelle sequenze che via via appaiono prende un senso e un significato,
Ritenere che il pragmatismo sia una teoria fine a se stessa è ritenuta tale da uno sparuto gruppo culturale pagato per dirlo da potenti che devono giustificare il loro potere.
Nemmeno nelle scienze da più di un secolo a questa parte si sostiene questo,sono la stessa epistemologia moderna che lo nega.
Oggi si sostiene che una persona è morta quando cessa la funzione cerebrale: due secoli fa invece in cosa si dimostrava? Fra due secoli cosa si sosterrà?
La diattriba fra filosofia continentale e analitica di fatto si è ricomposta con posizioni trasversali ,chi è riduzionista ,chi è metafisico.
Intanto l'acqua del divenire passa e va.... e Confucio attende....
paul11 is offline  
Vecchio 26-12-2015, 16.57.34   #16
Sariputra
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Originalmente inviato da paul11
C'è stato un tempo in cui le religioni e le spiritualità hanno esplicato attraverso le Sacre Scritture le teorie ,fino alle parusie ed escatologie.
Poi è venuto il tempo delle esegesi ed ermeneutiche, cioè delle reinterpretazioni dei testi sacri sotto l'influsso delle culture che via via la storia delineava: ma tutto è già scritto.
C' è stato il tempo in cui l'uomo ha indagato sul pensiero che si pensa, ha avuto necessità di costruire ordini, classificazioni e un linguaggio che fosse corretto nelle sue definizioni: l'inizio di una logica formale.

Poi è venuto il tempo della storia, il tempo in cui le teorie attendono che le prassi si compiano, che le contraddizioni fra pensiero ed azione emergano o per reinterpretare nuove teorie, o attendere che le contraddizioni si compiano.
L'attesa è il destino che si compie, le teorie sono gli oracoli profetici, le prassi la dimostrazione che le predittività scientifiche, oracoli e profeti avessero più o meno ragione.
La pratica sono i tarocchi in cui il mazzo di carte si scompagina ,ma dentro una teoria in cui il caos è compreso e ogni carta nelle sequenze che via via appaiono prende un senso e un significato,
Ritenere che il pragmatismo sia una teoria fine a se stessa è ritenuta tale da uno sparuto gruppo culturale pagato per dirlo da potenti che devono giustificare il loro potere.
Nemmeno nelle scienze da più di un secolo a questa parte si sostiene questo,sono la stessa epistemologia moderna che lo nega.
Oggi si sostiene che una persona è morta quando cessa la funzione cerebrale: due secoli fa invece in cosa si dimostrava? Fra due secoli cosa si sosterrà?
La diattriba fra filosofia continentale e analitica di fatto si è ricomposta con posizioni trasversali ,chi è riduzionista ,chi è metafisico.
Intanto l'acqua del divenire passa e va.... e Confucio attende....

I miei complimenti per lo scritto. Lo trovo molto profondo ancorchè velato (mi sembra) da una lucida melanconia.
Sarà la nebbia che nasconde ogni cosa. Sarà che un altro Natale è ormai passato ( e si sente pesante l'incedere del tempo). Le luminarie si confondono e i passi dei pochi passanti sono rapidi per fuggire il freddo. Non solo Confucio...anche noi attendiamo e cerchiamo di scorgere qualcosa tra la bruma fitta e umida...
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Vecchio 29-12-2015, 21.52.48   #17
maral
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Riferimento: Critica al pragmatismo

In realtà il pragmatismo afferma una verità ben valida, ossia che è solo nelle prassi che genera che si può capire l'effettivo significato di una teoria.
L'errore tragico sta nel ritenere che la pura prassi sia sufficiente a se stessa fino a ridurla a un puro calcolo che predice da sé ogni risultato, cieco a se stesso.
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Vecchio 06-01-2016, 12.51.00   #18
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Riferimento: Critica al pragmatismo

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Che la filosofia sia un'attività degna per l'uomo ne sono convinto ,ma l'uomo può essere degno della filosofia? Dipende da come la utilizza.
Non capisco perché tendi a separare la certezza empirica dalla verità: anche volendoli dividere,allora ciò vorrebbe significare che la verità non è in alcun modo dimostrabile. Quindi questa cosiddetta Verità non avrebbe infine la stessa valenza di una Illusione? La volontà di credere che l'essenza delle cose si nasconda dietro le cose stesse è idealismo,non filosofia. Non è forse presuntuoso pensare di sapere cosa possa celarsi oltre le apparenze? Non rende l'uomo schiavo dei propri pregiudizi?
A mio giudizio invece la filosofia deve sempre rimanere con i piedi ben piantati a terra,non ponendosi come alternativa alla scienza,quasi fosse cieca,bensì adoperandola come prezioso strumento di indagine della realtà.
Bhe il discorso si è inevitabilmente spostato ora su un altra domanda fondamentale: cosa è la verità?
Non tendo a separare la verità dalla certezza empirica, ma esistono due tipi di verità. C'è quella sensibile, che si può vantare di possedere la certezza empirica. Ecco, ma ciò vorrebbe dire che si dovrà costantemente controllare se ciò a cui ci troviamo davanti è la verità o no. Ma non tutto può essere dimostrato. Facendo un esempio molto semplice e basilare: come faccio a sapere che il cibo che mia mamma mi prepara ogni volta che torno da scuola non sia avvelenato? L'unico modo per esserne certi è fare test biologici. Ma penso che a nessuno salti in mente di controllare ogni volta il cibo preparato dal proprio genitore . Ecco con questo voglio dimostrare che abbiamo una verità empirica, ed una verità a fondamento di ogni cosa, forse anche delle relazioni umane. Cosa è quest' ultima verità allora? Bhe...è ancora tutto da pensare e riflettere
g.s. is offline  
Vecchio 12-01-2016, 18.21.17   #19
green&grey pocket
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Riferimento: Critica al pragmatismo

Il pragmatismo americano non lo direi così.

Anzitutto storicamente:
da filosofico.net

"Successiva è la distinzione, introdotta da Peirce medesimo, tra pragmatismo jamesiano e pragmaticismo. Peirce introduce un modello di filosofia critico-razionalistica fondato sulla ricerca di un metodo utile a determinare il senso dei concetti intellettuali; James un modello di filosofia irrazionalistica fondato su una teoria metafisica e morale della verità."

James l'uomo che descriveva un uomo perfetto moralmente, salvo poi torturare i pazienti che a suo dire necessitavano di cure immediate.
(come imparato su certa psicologia fenomenologica).
Peirce l'uomo che stabiliva ordini simbolici e che infine si rifugia nel cristianesimo.
Il primo un insulto all'intelligenza e il secondo un gigante misconosciuto del secolo passato.

Sono solo dei preamboli (pane per quei 2 o 3 accademici che se ne occupano) per arrivare a quel grande black hole che sta rimpiazzando la filosofia come la conoscevamo: ovvero l'analitica contemporanea.
Vogliamo dirlo ancora pragmatismo? va bene ma non cambia la sostanza: rimane il tentativo Peirciano gravemente tarato dalla mancanza dell'apparato critico, ossia mera fantasiosa episteme di concetti intellettuali, che alla fine si risolvono in meri giochini linguistici-logici.
Ma di cui per carità bisogna intederne il valore di verità, quando ovviamente non possono averlo di grazia, essendo tutte mere tautologie.
In questo forum mi sembra ci siamo scontrati con tali scioccherie.
A meno che uno non abbia un gusto particolare per certe simmetrie, per certe eleganze sofistiche. Allora già capirei di più.

Di certo l'alternativa non è un la questione del problema morale: quello la filosofia lo ha già liquidato da tempo con l'ordine gerarchico.
La morale è solo mimesi che nasconde il grande ingranaggio della Tecnica. Tra l'altro non per renderci coscienti, ma proprio per distrarci, da essa.
Ossia il problema morale, che così spesso direi quasi sempre si trova nei giovani, è un ottimo specchio per allodole.
Nessun giovane sospetta nemmeno lontanamente il gerarchico.
Nonostante gli esiti alti a cui persongaggi come Schmitt, Heideger, Marx o recentemente Agamben, Derrida, Focault per dirne i più conosciuti.

Vengono studiati proprio come fossero autori morali, e invece per lo più sono filosofi che hanno smascherato il gerarchico prima (Schmitt Heideger Marx) e poi lo hanno riconosciuto come metafisico (Derrida e co).
Per l'esattezza a me piace ricordarlo come un tentacolo del Moloch di nome Tecnica (Severino).

Ma di questo niente! tutto viene taciuto.

Perciò è penoso sentir parlare di libertà contro tecnica, in quanto sono la medesima cosa, ossia pura metafisica della Tecnica.

Altra cosa invece è l'urgenza del fare filosofico, domanda che continua a venir snobbata.
Forse solo allora potrei dire la filosofia ancora viva...per ora continua a rimanere un relitto immobile negli stessi abissi che ha creato.

Per inciso il fare filosofico non può essere una analitica, ma anche lo stesso noioso continuar a dire questa cosa, non può nascondere il lato oscuro della metafisica, che si ostina a credersi felice di questo approdo: MA QUALE APPRODO! è solo uno sterile piagnisteo nei confronti del potere gerarchico che oggi si chiama analitico, ma il viaggio e le domande al netto delle mimesi infinite (labirintiche) dove sono finite? quale approdo se non si è ancora capito da quale porto nuovo salpare? Sopratutto nessuno indica le mappe di questi porti !!
Nel mio piccolo cerco di farlo. Ma dove se non nel virtuale? ormai la filosofia nell'accademico è morta e sepolta. E quella nuova che cercano (e almeno a Milano sono riusciti a fare) di propinare, ossia l'analitica è solo uno scherzo beffardo del destino storico all'incapacità dei singoli di impegnarsi non nel politico bensì appunto nel filosofico astratto, nel teoretico.

Per ricordare alcuni lidi da cui ripartire leggendo gli ossi di seppia, o i legni dei battelli affondati nei fortunali pochi distanti dal salpato:

"Hegel sempre sottolinea il momento essenziale, per la logica e il sapere, della contraddizione come negazione determinata, e quindi relativa ai termini che nullifica. Eppure la contraddizione è e rimane, basicamente, negazione immediata e astratta."
da un articolo di Rosario Gianino
http://filosofiainmovimento.it/nichi...-del-divenire/

Notare che nel lavoro di Gianino tutto si risolva in una mera speculazione di ordine accademico, senza nessuna domanda di nuovi porti.
Uno dei tanti aridi lavori che incontro da anni, senza un barlume di genio, mere prese in considerazioni docili docili...pronte come scusa e
lagnisteo. Perlomeno descrive antiche mappe, da riscoprire per andare verso quei port: armarsi di pazienza e instaurare nuovi appartati critici e se vogliamo concettuali per andare di nuovo verso quei fortunali, le cui nere ombre fanno tremare i polsi.
(non il concetto per il concetto, come certo continentalismo, una sorta di fac simile radical chic dell'analitica contemporanea, vedi Habermas e co.)

Sarebbe la prima parte del mio progetto perennemente in scacco che parte proprio dalla desogettivazione come momento necessario per la critica al soggetto metafisico, della Grande Filosofia...non certo dell'analitica.
green&grey pocket is offline  

 



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