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Vecchio 16-02-2016, 17.32.23   #1
green&grey pocket
Ospite abituale
 
Data registrazione: 12-01-2013
Messaggi: 331
Formalismo servo-padrone in atto (Vattimo vs Fusaro)

https://youtu.be/RXl2uM8noKY


Fusaro rimane uno dei filosofi più interessanti, soprattutto per le doti sintetiche e per il dialogo chiaro e preciso.

Però questo è un esempio lampante di come il momento astratto della negazione di memoria hegeliana, si trasformi in una ineccepibile forma di UNICO. (la lotta degli oppressi in questo caso).

Questo post l'ho pensato sopratutto per Maral.

Quando intendo che bisogna stare attenti ai formalismi intendo proprio questo: la forma è uno scudo (lo sapete io preferisco le parole mimesi o fantasma) alla vera opinione filo-cattolica del buon Diego.

La vera preoccupazione del Fusaro (detta, ma subordinata alla scudo)
è quella di avere una opinione sulla famiglia naturale.
(che sta come resistenza ad una paura dell'analisi del diverso, più volte dice che "a lui non interessa")

Proprio lui! Fusaro, che ha speso così tante parole sulla ideologia che si presenta SEMPRE come Natura.

Il mio essere basito (che mi ha procurato una ammonizione, motivo per cui non so se questo 3d sarà pubblico) deriva non tanto dalla posizione politica (ascosa, recondita, addirittura contraria a quanto si professa pubblicamente, come nel caso di Galimberti) quanto dal non prendere atto che ammesso che siamo dentro una ideologia, rischiamo di rispondere creandone un altra.

Non credo minimamente che Marx intendesse la lotta di classe come basicamente formale, penso invece come si evince dal primo capitolo, che lui partisse da una antropologia, in cui si ipotizza il feticismo e poi si va avanti.

La questione della non presa di coscienza delle masse, è chiaramente un problemo di ordine soggettivo, non c'entrano qui le sovrastutture o i dispositivi.
Cosa che ovviamente sparisce nell'orizzonte di una dialettica negativa, che rimane eminentemente formale.
(da qui il titolo del mio 3d)

A mio parere la forma dovrebbe sempre essere coniugata come stumento, per una attenta disamina del Politico, non della politica intesa come lotta partitica o dei movimenti, poichè quella avviene sempre "dopo", la scelta di orientamento avviene sempre "prima", a livello soggettivo.(la scelta di PARTES, esige una guerra).

L'analisi, per inciso, dovrebbe indagare il motivo della guerra.

Questo fa rientrare ovviamente il formalismo, che sia decostruzionista marxiano liberale non conta, l'importante è che sia usato come "strumento di indagine", uno dei tanti, per esempio a me interessa anche il vissuto, altrimenti appunto finiamo dentro il labirinto delle ideologie.


Per inciso sto con Vattimo, sempre spassoso e pragmatico nei suoi interventi mediatici. (e chiaramente interessato ).
green&grey pocket is offline  
Vecchio 18-02-2016, 22.33.13   #2
maral
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Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Formalismo servo-padrone in atto (Vattimo vs Fusaro)

Il video è senza dubbio interessante, al di là delle posizioni degli interlocutori.
Fusaro sottolinea l'importanza fondamentale della lotta allo sfruttamento in quanto tale, per come esso è definito nei rapporti di produzione che determinano marxianamente i ruoli di servo e padrone: la lotta per i diritti è pertanto lotta contro lo lo sfruttatore del lavoro e per lo sfruttato in quanto tale, eventualmente per l'omosessuale in quanto sfruttato, ma non certo per l'omosessuale perché omosessuale, tanto più che la categoria di omosessuale non definisce alcuna classe sociale in termini di potere economico, è solo questione personale, al massimo gli omosessuali possono essere un interessante segmento di mercato (dunque perché deluderli nelle aspettative?). Vattimo pragmaticamente non vede la necessità di fissarsi sul formalismo marxista, Vattimo è più politicamente accorto e politicamente si accontenta per una scalata al meno peggio. Dopotutto, noto, siamo ancora nella dialettica servo padrone: ossia in cosa si concretizza il fine e cosa (quale mezzo) può essere sacrificato al fine? Per Fusaro il fine è cancellare lo sfruttamento economico di chi detiene il capitale, per Vattimo, creatore del pensiero debole, resta tutto più indefinito e sfumato, forse si può parlare di un generico sfruttamento sociale da combattere tatticamente passo passo, per come si presenta via via, sfruttando le opportunità.
Il vero problema che mettono in scena è un problema di prassi. Giustamente Fusaro sente il rischio che l'approccio a vista di Vattimo mette in pericolo la tenuta del fronte degli sfruttati spostando l'obiettivo della cancellazione della perversione capitalista, minando la necessaria coesione tra loro fino a gettarli gli uni contro gli altri e pertanto rafforzando il potere del capitale. Esemplare e già vera è quell'uguaglianza al ribasso che prevede: niente di più facile, in nome dei pari diritti per tutti, che cancellare i diritti a tutti (leggasi pensioni di reversibilità, come già è stato per la non arbitrarietà del licenziamento, privilegio delle ormai obsolete classi di lavoratori). Alla fine è solo la posizione economica che conta e la posizione di Vattimo, apparentemente così pratica e concreta nella sua anti metafisicità formale, favorisce l'astrattismo metafisico dell'idea del mercato universale, nascondendola e mimetizzandola a chi la patisce, ai doverosamente servi da consumo.
In questo sono del tutto d'accordo con Fusaro, ma resta il problema dell'acquiescenza delle masse ingannate, che non basta la accorta protervia del padrone a giustificare. Fusaro pare dimenticare un fatto fondamentale: ossia che il vero sogno di ogni servo, da che mondo è mondo, al di là di tutti i generosi proclami universali sull'abolizione della schiavitù, non è mai stata altra che farsi padrone, o quanto meno, di condividere almeno un po' la potenza del padrone, come insegna la splendida lezione di Etienne de La Boetie in "Discorso sulla servitù volontaria". E' questo che da sempre spezza la coesione della massa dei servi e li getta gli uni contro gli altri, a differenza dei padroni che. pur in minoranza, in guerra vanno assai più solidali e dunque li usano per difendersi, illudendoli del sogno di un po' di potere a danno di chi sta ancora più in basso nella piramide sociale... finché possono, ossia finché quei servi, diventati coscienti dell'indispensabilità del loro servire, non li ribaltano per poi riprodurre la stessa dinamica in modo invertito. E il problema fondamentale è che oggi questo ribaltamento rivoluzionario non è più possibile e non lo è poiché non vi è più alcun servo indispensabile, tutti i servi possono essere dispensati dal servire, le macchine, la tecnologia, infatti può sostituirci tutti egregiamente in linea di principio. nessuno si illuda di essere indispensabile, perché indispensabile è solo l'organizzazione proceduralizzata, automatica, perfettamente egualitaria e indifferentemente funzionale ed efficiente. Per rendersi indispensabile il servo dovrebbe farsi macchina, ma questo non è possibile, la macchina lo surclassa in ogni senso e soprattutto se intende conservarsi come essere umano. L'unica rivoluzione oggi sarebbe la cancellazione radicale del genere umano dalla scena politica e sociale: solo diventando prodotto tecnico, puro meccanismo, il servo può apparire a se stesso indispensabile, può persino sognarsi padrone, anche se non lo è né mai lo sarà, anzi sarà solo e sempre schiavo, uno schiavo funzionale la cui perfetta funzionalità tecnica (quella sua produttività che comprende il suo consumare) sarà il solo premio e dovere in attesa dell'inevitabile rottamazione in discarica (in cui comunque potrà godere di tutti i balocchi tecnici che vorrà e di cui potrà doverosamente permettersi in attesa di crepare e finire per sempre nel nulla).
Il pensiero debole di Vattimo riesce solo a balbettare e il suo balbettio è quella mimesi che tu detesti, il formalismo marxista di Fusaro è così tragicamente antiquato nell'era della tecnica e oltre non c'è nulla che possa aiutare a sperare nella sopravvivenza di un senso umano delle cose e di se stessi. Anche questo "senso umano delle cose" ormai è parola così antiquata, antiquata fino al ridicolo, a fronte del senso tecnico delle cose tra cui anche l'essere umano va contato, a dispetto delle pretese di avere ancora qualcosa di così futile e inutile come un'anima o il residuo di un'anima.
maral is offline  

 



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