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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 13-11-2015, 20.36.04   #1
memento
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Il tramonto della metafisica

Stiamo vivendo ormai da più di un secolo un cambiamento epocale,mi riferisco ovviamente al titolo di questo topic,il tramonto della metafisica. Eppure mi sembra che la cultura attuale si sforzi di ignorare questo avvenimento,e quasi rimanga ancorata,un po' nostalgicamente e quasi per istinto di sopravvivenza,alle certezze del passato. Cosi mi sono chiesto: cosa ha rappresentato la metafisica per l'uomo,e cosa ha comportato il suo crollo?
La metafisica innanzitutto è certezza,principio trascendente che rimane immutabile laddove tutto scorre:è l'essere,la struttura ontologica della realtà pensata da Parmenide più di 2000 anni fa,ancor prima che il monoteismo prendesse piede in occidente. È logòs,razionalità e causalità,dogma e legge scientifica. In sintesi è la fede incondizionata dell'uomo che nell'universo esista un ordine e una finalità,nel bene e nel male.
Quali sono le conseguenze?
Il nichilismo;l'incapacità dell'uomo di porre una conciliazione tra pensiero e realtà e di giungere a qualsiasi forma di conoscenza che si dica anche solo verosimile. In campo etico,scompaiono i suddetti concetti di bene e male. Scompare la morale,perché per l'affermazione precedente nulla può garantire all'uomo di compiere azioni "virtuose". Entra in crisi l'estetica,se la bellezza non è che mera rappresentazione dell'intelletto (come direbbe Schopenhauer),e quindi anche i canoni dell'arte.
Scenario desolante
Come è possibile superare la metafisica e la sua crisi,proponendo una nuova prospettiva con cui porsi col mondo ?
Di questo volevo discutere con voi,e di tutti i fenomeni di enorme portata di cui vi ho appena parlato.

Ultima modifica di memento : 14-11-2015 alle ore 00.35.01.
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Vecchio 14-11-2015, 04.54.27   #2
acquario69
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Riferimento: Il tramonto della metafisica

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Come è possibile superare la metafisica e la sua crisi,proponendo una nuova prospettiva con cui porsi col mondo ?

di sicuro non puo certo essere la razionalità che potrà dare le risposte adeguate di fronte al nichilismo da cui ha avuto proprio la sua genesi.
la metafisica stessa non e' ne descrivibile ne definibile (razionalmente)

..così e' accaduto che l'uomo si e' gradualmente allontanato,fino a separarsi quasi definitivamente dall'essenza,quindi dai principi universali,di carattere Superiore,appunto metafisico,sostituendoli con quelli "sostanziali" e inferiori.
Da cio e' subentrato un processo di "solidificazione" con tutto cio che ne deriva di conseguenza,ossia solo per citarne alcuni di ordine più pratico,si e' passati dalla persona,che si identificava realmente e concretamente attraverso l'interdipendenza,la comunità,ecc..con l'individuo,separato ed isolato percio privo della sua stessa identificazione,perché per definire se stessi vi e' proprio la necessita del confronto e in talune condizioni non può certo scaturirsi

analogamente e' avvenuto un restringimento percettivo al solo ambito fisico,corporeo e in ultima analisi materiale..e in pratica non riusciamo a vedere oltre il nostro ombellico
credo sia ormai fuori di dubbio che vi e' la necessita (vitale) di ritornare ad una visione cosmica e spirituale,finora disprezzato se non addirittura (masochisticamente) negato!
si dovra percio passare da una dimensione appiattita e orizzontale come questa attuale,ad una verticale dell'esistenza.
acquario69 is offline  
Vecchio 14-11-2015, 13.41.39   #3
arsenio
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Riferimento: Il tramonto della metafisica




Riconosco che la*metafisica, ancor più se priva di contenuti o impronte di teologia,è indispensabile base per lo stesso linguaggio filosofico e difficilmente vi rinunciano gli accademici.*

Lo stesso*Popper, rigoroso filosofo della scienza, ne vede una possibile ispirazione creativa in vari campi estranei, come utili possono essere pure le favole e i miti assunti come metafore.

Guardata con sospetto dalle menti più aperte e illuminate. Voltaire dice che “quando uno parla a un altro che non lo comprende,e quando il primo che parla non capisce più, allora si tratta di metafisica”.

arsenio
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Vecchio 15-11-2015, 12.31.56   #4
and1972rea
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Riferimento: Il tramonto della metafisica

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Stiamo vivendo ormai da più di un secolo un cambiamento epocale,mi riferisco ovviamente al titolo di questo topic,il tramonto della metafisica. Eppure mi sembra che la cultura attuale si sforzi di ignorare questo avvenimento,e quasi rimanga ancorata,un po' nostalgicamente e quasi per istinto di sopravvivenza,alle certezze del passato. Cosi mi sono chiesto: cosa ha rappresentato la metafisica per l'uomo,e cosa ha comportato il suo crollo?
La metafisica innanzitutto è certezza,principio trascendente che rimane immutabile laddove tutto scorre:è l'essere,la struttura ontologica della realtà pensata da Parmenide più di 2000 anni fa,ancor prima che il monoteismo prendesse piede in occidente. È logòs,razionalità e causalità,dogma e legge scientifica. In sintesi è la fede incondizionata dell'uomo che nell'universo esista un ordine e una finalità,nel bene e nel male.
Quali sono le conseguenze?
Il nichilismo;l'incapacità dell'uomo di porre una conciliazione tra pensiero e realtà e di giungere a qualsiasi forma di conoscenza che si dica anche solo verosimile. In campo etico,scompaiono i suddetti concetti di bene e male. Scompare la morale,perché per l'affermazione precedente nulla può garantire all'uomo di compiere azioni "virtuose". Entra in crisi l'estetica,se la bellezza non è che mera rappresentazione dell'intelletto (come direbbe Schopenhauer),e quindi anche i canoni dell'arte.
Scenario desolante
Come è possibile superare la metafisica e la sua crisi,proponendo una nuova prospettiva con cui porsi col mondo ?
Di questo volevo discutere con voi,e di tutti i fenomeni di enorme portata di cui vi ho appena parlato.
Io credo , invece, che lo sgretolarsi dei vecchi capisaldi della fisica positivista abbia svincolato definitivamente la metafisica dai legacci di un razionalismo ridotto al mero dato empirico, permettendo ad essa di fondersi completamente nell'ambito dell'idealismo puro; nulla di ciò che oggi consideriamo reale può ormai prescindere da ciò che può essere razionalizzato, il reale è ormai hegelianamente entrato interamente nel razionale, non possiamo più affermare che il reale, ciò che accade nell'universo in ogni sua forma ed evoluzione, accada a prescindere dal razionale, o dal razionalizzabile. Tutto deve avere una spiegazione razionale, e, ancor di più, tutto ciò che di razionale le nostri menti (anzi, spiriti) possono produrre, tutto ciò non può che essere reale e realizzabile. Ecco allora che lo scienziato teorico, chiuso ed isolato nel suo laboratorio, può predire razionalmente ciò che realmente molto tempo dopo il collega sperimentale ritrova, quasi fosse superfluo ,realmente nei propri esperimenti, ecco che la ragione può liberamente , oramai, dar conto di tutto ciò che essa può davvero razionalizzare; ciò che è razionale, quindi tutto il Reale ,è dentro l'Uomo e scaturisce da esso , e si fonda metafisicamente dentro i più reconditi spazi del proprio essere; ecco che la fede metafisica dell'Uomo ,alla base di ogni proposizione dogmatica e spesso anche di molte pseudoevidenze assiomatiche della ragione, diventa il contenitore del Logos e di tutto ciò che la ragione produce; qualsiasi relativismo scompare, quindi, dinnanzi a questa fede ideale degli uomini , i quali sono convinti , ciascuno per sé stesso( e producendo cosí un altro relativismo non razionalmente opinabile da nessuno) dell'assolutezza del proprio credo ,spesso contro quello di tutti gli altri. I dogmi ,la fede, gli ideali, la loro assolutezza ,la loro universalità, quindi, lontano da ogni pericolo di scomparsa, oggi più che mai, non possono essere messi più razionalmente in discussione da nessuno, e il metterli relativamente a confronto annullandoli l'uno nell'altro, oramai, non è più idealisticamente possibile, poiché almeno uno di loro potrebbe realmente e razionalmente essere vero; la battaglia è rientrata tutta nell'Uomo, solo lui all'interno di sé stesso può metafisicamente e responsabilmente distinguere i propri errori dalle proprie verità.
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Vecchio 15-11-2015, 14.18.50   #5
maral
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Riferimento: Il tramonto della metafisica

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... Cosi mi sono chiesto: cosa ha rappresentato la metafisica per l'uomo,e cosa ha comportato il suo crollo?
La metafisica innanzitutto è certezza,principio trascendente che rimane immutabile laddove tutto scorre:è l'essere,la struttura ontologica della realtà pensata da Parmenide più di 2000 anni fa,ancor prima che il monoteismo prendesse piede in occidente. È logòs,razionalità e causalità,dogma e legge scientifica. In sintesi è la fede incondizionata dell'uomo che nell'universo esista un ordine e una finalità,nel bene e nel male.
Penso che la ricerca metafisica abbia rappresentato fondamentalmente per l'uomo un tentativo di trattenere a sé il significare delle cose in un unico definitivo significato. Il tentativo è avvenuto per la metafisica principalmente a mezzo della consequenzialità logica dei significati, laddove per il mito lo stesso tentativo era attuato a mezzo di relazioni analogiche e per la tecnica è ancora oggi condotto a mezzo di rilevazioni funzionali. In ogni caso un lavoro di tessitura che ha dato luogo a tessuti diversi con intessere significati.
La dimensione formante del dare significato non è separabile dal non significato della "cosa" (che, in quanto generatrice di ogni significato, è di per sé essenzialmente senza significato) e il problema del nichilismo insorge quando la dimensione del significare viene considerata isolata in sé, viene considerata cioè esattamente come la cosa in essenza, è allora che non resta niente e ogni significato alla fine, proprio come la cosa, perde di senso e, pertanto, di ogni finalità ravvisabile.
Il materialismo dopotutto costituisce ancora una forma metafisica molto forte, poiché assume la materia dal suo essere significato al suo essere essenza: tutto è materia, dice il materialista, ove questo "tutto è materia" indica che tutto è essenzialmente potenzialità a disposizione di chi la usa e come tale si replica nell'immanenza assoluta dell'atto presente che non fa altro che riprodurre senza limiti questa potenzialità. Il puro atto trasformativo trova così in sé, nella propria tautologia, la propria completa giustificazione che non lascia paradossalmente alcun "resto" al poter ancora significare oltre alla sua trasformabilità.
In fondo il materialismo assoluto non è che una forma metafisica di spiritualismo assoluto, entrambi non lasciano resti, entrambi si rivelano nella loro pretesa assoluta, assolute trascendenze.
La metafisica è morta solo perché non si riesce a riconoscere la forma metafisica in cui ora si presenta e questo non riuscire a vederla è ciò che più ci spaventa lasciandoci disorientati, in essa possiamo solo ravvisare l'assurdità del nichilismo, l'assoluta desolazione del tutto è niente che attrae la razionalità calcolante come un buco nero cosmico.
E allora la soluzione per sfuggire all'immane potenza attrattiva del niente è ancorarsi alla sorpresa di quei resti che abitano oltre ad esso e in cui ha senso il nostro pensare e immaginare, riconoscere che dopotutto ciò che possiamo sapere è il nostro sapere di non sapere che continuamente ci si presenta oltre ciò che abbiamo saputo e immaginato, oltre ogni filosofia, razionalità o fede. Riconoscere che oltre la coperta della conoscenza e della morale che su di essa costruiamo senza poter fare altro, c'è sempre qualcos'altro che prima o poi ci sorprenderà di nuovo, sconvolgendoci.
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Vecchio 15-11-2015, 15.44.29   #6
sgiombo
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Stiamo vivendo ormai da più di un secolo un cambiamento epocale,mi riferisco ovviamente al titolo di questo topic,il tramonto della metafisica. Eppure mi sembra che la cultura attuale si sforzi di ignorare questo avvenimento,e quasi rimanga ancorata,un po' nostalgicamente e quasi per istinto di sopravvivenza,alle certezze del passato. Cosi mi sono chiesto: cosa ha rappresentato la metafisica per l'uomo,e cosa ha comportato il suo crollo?
La metafisica innanzitutto è certezza,principio trascendente che rimane immutabile laddove tutto scorre:è l'essere,la struttura ontologica della realtà pensata da Parmenide più di 2000 anni fa,ancor prima che il monoteismo prendesse piede in occidente. È logòs,razionalità e causalità,dogma e legge scientifica. In sintesi è la fede incondizionata dell'uomo che nell'universo esista un ordine e una finalità,nel bene e nel male.
Quali sono le conseguenze?
Il nichilismo;l'incapacità dell'uomo di porre una conciliazione tra pensiero e realtà e di giungere a qualsiasi forma di conoscenza che si dica anche solo verosimile. In campo etico,scompaiono i suddetti concetti di bene e male. Scompare la morale,perché per l'affermazione precedente nulla può garantire all'uomo di compiere azioni "virtuose". Entra in crisi l'estetica,se la bellezza non è che mera rappresentazione dell'intelletto (come direbbe Schopenhauer),e quindi anche i canoni dell'arte.
Scenario desolante
Come è possibile superare la metafisica e la sua crisi,proponendo una nuova prospettiva con cui porsi col mondo ?
Di questo volevo discutere con voi,e di tutti i fenomeni di enorme portata di cui vi ho appena parlato.

Per parte mia distinguerei due piani della questione: quello delle “idee dominanti”, cioè quelle “che contano socialmente, culturalmente, politicamente”, quelle “storicamente efficaci”, le quali secondo me (da seguace del materialismo storico quale sono) “in ogni epoca tendono ad essere le idee delle classi dominanti” (Friederich Engels, Karl Marx: L’ ideologia tedesca); e quello della verità “teorica pura”, ovvero intesa astrattamente rispetto ai concreti dati di fatto reali, la verità che conta per ciascuno di noi individualmente inteso.

Sul primo piano non sarei così sicuro che la metafisica sia “tramontata” o che sia “superata”: le religioni sono più vive e vegete che mai, per non parlare delle più becere superstizioni; e anche, su un piano di certo filosoficamente molto più serio, Emanuele Severino e altri “metafisici” a me (ancor) meno noti godono di un largo consenso e di numerosi ed agguerriti seguaci e allievi (consenso ovviamente “largo” relativamente alla “non popolarissima e numerosa” cerchia di chi si pone criticamente di fronte alla propria vita e alla realtà e dunque si occupa di filosofia, di chi cerca di vivere e non semplicemente si lascia vivere passivamente ed acriticamente).
Peraltro fra i più diffusi atteggiamenti “antimetafisici” prevalgono a mio avviso nettamente quelli in varia misura “scientisti” che personalmente trovo non molto meno irrazionalistici di quelli dei loro avversari variamente idealistici, metafisici, religiosi o magari superstiziosi (e infatti assolutizzano e considerano acriticamente la conoscenza scientifica, il che è poco o punto razionalistico!); oppure, in ulteriore alternativa, variamente “nichilistici-nietzcheiani”, che il loro irrazionalismo rivendicano con orgoglio.
Sono convinto che la distinzione pertinente in proposito (per capire lo stato della cultura nella nostra epoca storica) non sia fra “metafisica” o “idealismo” da una parte e “nichilismo” o “materialismo” o “naturalismo” dall’ altra, ma che sia invece quella fra razionalismo (-i) e irrazionalismo (-i).
E le attuali “idee dominanti” mi sembrano in estrema sintesi (in maggiore o minor misura misura nei diversi casi del loro pleiomorfo manifestarsi e articolarsi; ma tutte comunque “nella loro più autentica sostanza”) irrazionalistiche.
Fatto che trovo del tutto ovvio, dal momento che la nostra è un’ epoca di profonda decadenza, ampiamente dominata da rapporti sociali di gran lunga oggettivamente superati che le soggettività sociali “di classe” oggettivamente progressive in essa operanti non riescono ad adeguare allo sviluppo raggiunto dalle forze produttive (si tratta di una diagnosi materialistica storica che ovviamente mi guardo bene dal pretendere sia condivisa dai tanti interlocutori del forum che non aderiscono a questa che per me è un teoria “scientifica in senso lato”, cioé nel senso delle “scienze umane”).

In proposito non resisto alla tentazione di raccontarvi un fatto recentemente capitatomi che ritengo decisamente emblematico:
La mattina successiva ai recenti attentati di Parigi ero in viaggio di buon ora per recarmi al lavoro e ascoltavo l’ autoradio.
Non ricordo più da quale stazione mi sorbisco un pistolotto moralistico sugli Arabi e/o gli Islamici che “vorrebbero distruggere i nostri valori occidentali”.
Bene, proprio alla fine del suddetto pistolotto, che terminava letteralmente con le suddette parole “vorrebbero distruggere i nostri valori occidentali”, il giornalista (purtroppo non ricordo chi fosse perché ero passato su quella frequenza quando il suo ipocrita predicozzo -non una lacrima per le infinitamente più numerose vittime civili di ogni età, arabe e non, provocate dall' efferatissimo, disumanissimo terrorismo imperialistico occidentale!- era già incominciato), senza fare una piega, con un tono di voce neutro, indicativo di qualcosa di totalmente ovvio, annunciava: “E adesso facciamo una pausa pubblicitaria (ah, per l’ appunto: i “nostri valori occidentali”! E te pareva? N. d. R.), ma poi riprenderemo il discorso” (Ma certo! I “nostri valori occidentali” ci impongono delle precise priorità…).

Sul secondo piano non posso che proporre le mie personali convinzioni, che decisamente negano “l'incapacità dell'uomo di porre una conciliazione tra pensiero e realtà e di giungere a qualsiasi forma di conoscenza che si dica anche solo verosimile [sia pure alla condizione di credere vere certe premesse indimostrabili, N. d. R.]. In campo etico, scompaiono i suddetti concetti di bene e male. Scompare la morale, perché per l'affermazione precedente nulla può garantire all'uomo di compiere azioni "virtuose". Entra in crisi l'estetica, se la bellezza non è che mera rappresentazione dell'intelletto (come direbbe Schopenhauer),e quindi anche i canoni dell'arte”.
Per me il superamento dell’ eleatismo, del platonismo e dei vari idealismi e metafisiche moderne, nonché delle fedi religiose (nella limitata misura e nei casi specifici in cui si realizza, cioè da parte delle persone e delle correnti di pensiero presso cui si attuano), in quanto riconoscimenti di errori e di falsità non possono che essere considerati positivi.
Certo il superamento di errori e falsità, nella misura in cui essi si configurino come “illusioni gratificanti o per lo meno consolanti”, può creare disagio, delusione, infelicità e magari anche orrore; ma credo che un atteggiamento coerentemente razionalistico non possa che superare tale disagio e/o orrore nella consapevolezza che comunque il superamento di un errore e di credenze false costituisce un passo avanti verso la conoscenza e la verità; le quali sono comunque da me avvertite come valori, come mete cui tendere (e dall’ avvicinamento alle quali si ricava soddisfazione e felicità).
Quanto al nichilismo in fatto di etica e di estetica accenno qui solo fugacissimamente alla tesi che ho sviluppato in varie altre recenti discussioni qui nel forum, secondo la quale criteri e valori etici (di questi parlavo negli interventi nel forum cui mi riferisco; ma quanto a quelli estetici il discorso è del tutto analogo) oggettivi non ne esistono, non se ne possono dimostrare; e tuttavia ne esistono di fatto: in parte di universalmente diffusi nell’ umanità (e chiaramente spiegati o compresi -e non: giustificati o fondati!- dalle scienze biologiche e in particolare dalla teoria evoluzionistica); e in altra parte di socialmente condizionati e dunque storicamente transeunti (e chiaramente spiegati o compresi -e non: giustificati o fondati!- dalle “scienze umane”, e in particolare dal materialismo storico).

Ultima modifica di sgiombo : 16-11-2015 alle ore 10.16.37.
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Vecchio 15-11-2015, 23.25.26   #7
jeangene
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Riferimento: Il tramonto della metafisica

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Quali sono le conseguenze?
Il nichilismo;l'incapacità dell'uomo di porre una conciliazione tra pensiero e realtà e di giungere a qualsiasi forma di conoscenza che si dica anche solo verosimile. In campo etico,scompaiono i suddetti concetti di bene e male. Scompare la morale,perché per l'affermazione precedente nulla può garantire all'uomo di compiere azioni "virtuose". Entra in crisi l'estetica,se la bellezza non è che mera rappresentazione dell'intelletto (come direbbe Schopenhauer),e quindi anche i canoni dell'arte.
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Come è possibile superare la metafisica e la sua crisi,proponendo una nuova prospettiva con cui porsi col mondo ?
Di questo volevo discutere con voi,e di tutti i fenomeni di enorme portata di cui vi ho appena parlato.

Il medesimo pensiero suscita in persone differenti emozioni differenti.
Per alcuni il "tramonto della metafisica" apre uno scenario desolante, per altri no. L' esistenza di una Verità/Assoluto sarebbe rassicurante, ma vincolante. L' impossibilità della certezza per alcuni è angosciante, per altri eccitante. La scomparsa della morale ad alcuni causa disorientamento, ad altri no (io ad esempio adeguo il mio agire ad un mio personale principio, che può essere condiviso o meno: tutti abbiamo uguale diritto di esprimere al meglio il nostro essere).

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Vecchio 16-11-2015, 00.09.56   #8
paul11
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Riferimento: Il tramonto della metafisica

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Originalmente inviato da and1972rea
Io credo , invece, che lo sgretolarsi dei vecchi capisaldi della fisica positivista abbia svincolato definitivamente la metafisica dai legacci di un razionalismo ridotto al mero dato empirico, permettendo ad essa di fondersi completamente nell'ambito dell'idealismo puro; nulla di ciò che oggi consideriamo reale può ormai prescindere da ciò che può essere razionalizzato, il reale è ormai hegelianamente entrato interamente nel razionale, non possiamo più affermare che il reale, ciò che accade nell'universo in ogni sua forma ed evoluzione, accada a prescindere dal razionale, o dal razionalizzabile. Tutto deve avere una spiegazione razionale, e, ancor di più, tutto ciò che di razionale le nostri menti (anzi, spiriti) possono produrre, tutto ciò non può che essere reale e realizzabile. Ecco allora che lo scienziato teorico, chiuso ed isolato nel suo laboratorio, può predire razionalmente ciò che realmente molto tempo dopo il collega sperimentale ritrova, quasi fosse superfluo ,realmente nei propri esperimenti, ecco che la ragione può liberamente , oramai, dar conto di tutto ciò che essa può davvero razionalizzare; ciò che è razionale, quindi tutto il Reale ,è dentro l'Uomo e scaturisce da esso , e si fonda metafisicamente dentro i più reconditi spazi del proprio essere; ecco che la fede metafisica dell'Uomo ,alla base di ogni proposizione dogmatica e spesso anche di molte pseudoevidenze assiomatiche della ragione, diventa il contenitore del Logos e di tutto ciò che la ragione produce; qualsiasi relativismo scompare, quindi, dinnanzi a questa fede ideale degli uomini , i quali sono convinti , ciascuno per sé stesso( e producendo cosí un altro relativismo non razionalmente opinabile da nessuno) dell'assolutezza del proprio credo ,spesso contro quello di tutti gli altri. I dogmi ,la fede, gli ideali, la loro assolutezza ,la loro universalità, quindi, lontano da ogni pericolo di scomparsa, oggi più che mai, non possono essere messi più razionalmente in discussione da nessuno, e il metterli relativamente a confronto annullandoli l'uno nell'altro, oramai, non è più idealisticamente possibile, poiché almeno uno di loro potrebbe realmente e razionalmente essere vero; la battaglia è rientrata tutta nell'Uomo, solo lui all'interno di sé stesso può metafisicamente e responsabilmente distinguere i propri errori dalle proprie verità.

...illuminante.
Quando nel viatico della storia, ci si accorge che man mano sia stato dato accento all'iperuranio, poi al naturalismo, poi alla ragione, all'empirismo,al criticismo,all'idealismo, allo scientificismo e alla fine ci si accorge che nulla è talmente fondante da essere ritenuta verità e in quanto tale nemmeno il processo teleologico di ciascuna di esse, significa che nelle nebbie del tempo tutte le verità storiche appaiono fioche e dormienti , ma soprattutto che un Uomo solingo si staglia nelle penombre,forse il portatore di verità, sicuramente il cercatore d'oro.
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Vecchio 16-11-2015, 00.44.46   #9
memento
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Riferimento: Il tramonto della metafisica

Cercherò di rispondere un po' a tutti,scusate se sarò breve. Sono contento della partecipazione al topic,d'altronde si tratta di un tema di grande attualità.
And1972rea,non sarei cosi certo che l'uomo abbia fatto coincidere il reale con il razionale,tutt'altro. Pensiamo solo al fatto che una delle teorie più importanti del Novecento e non solo,la meccanica quantistica,è una teoria probabile. O anche al crollo delle certezze matematiche avvenuto a fine ottocento. Insomma,nemmeno in campo scientifico è tutto rose e fiori,ed è ingenuo pensare altrimenti. Acquario69: da quel che ho capito auspichi un ritorno alla metafisica più autentica,ad una visione "cosmica e spirituale"(parole tue). Ma la metafisica non ha più nulla di spirituale,è priva di quel lucido sguardo interiore fatto di dubbi e incertezze,di domande troppo spesso ignorate. Il problema è proprio questo.
Maral,hai centrato il punto,la contraddizione interna della metafisica: l'incapacità di esistere (letteralmente,"uscire fuori di sé"). Il materialismo,come hai ben notato,è una faccia della stessa medaglia,forse anche peggio se trova una giustificazione nelle teorie scientifiche. Condivido il discorso che hai fatto,dopo tutto è questa malsana e infantile paura del buio che ci spinge a nasconderci sotto la coperta,anche se questa arriva a coprire ormai solo la faccia.
Sgiombo,infatti mi sono chiesto se la materia in sé,la metafisica,rappresenta ancora qualche cosa,se non si è svilita totalmente ad una mera convenzione di segni (anche in ambito filosofico) . E soprattutto ho parlato di tramonto,e non casualmente,perché finora alternative non ne ho viste. Sulla retorica che ormai dilaga in questi giorni (e dileggia chi è morto come notizia del momento) sto capendo sempre di più l'importanza del silenzio. Trovo che faremmo bene tutti a parlarne il meno possibile,soprattutto quando ci piacerebbe mostrare la verità che abbiamo in tasca. Di cose nobili bisognerebbe parlare nobilmente,oppure tacere (scusate l'ovvia citazione nicciana,ma qui era d'obbligo). Chiusa la parentesi,volevo specificare una cosa. Qui non è in ballo tanto la razionalità,lo strumento che utilizziamo per giungere alla verità,ma la verità stessa,che da senso alle nostre azioni/riflessioni e alla nostra ricerca,che pone il fine e il traguardo di questa. Se non c'è certezza,allora tutto questo diventa un dialogo tra sordomuti,un inutile girovagare su se stessi. Siamo dunque capaci di trovare in noi (e non nei valori che portiamo come vessilli) le ragioni delle nostre azioni?
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Vecchio 16-11-2015, 05.09.21   #10
acquario69
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Riferimento: Il tramonto della metafisica

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Originalmente inviato da jeangene
Il medesimo pensiero suscita in persone differenti emozioni differenti.
Per alcuni il "tramonto della metafisica" apre uno scenario desolante, per altri no. L' esistenza di una Verità/Assoluto sarebbe rassicurante, ma vincolante. L' impossibilità della certezza per alcuni è angosciante, per altri eccitante. La scomparsa della morale ad alcuni causa disorientamento, ad altri no (io ad esempio adeguo il mio agire ad un mio personale principio, che può essere condiviso o meno: tutti abbiamo uguale diritto di esprimere al meglio il nostro essere).


Si ma senza Principi (o meglio l'ignorare di questi) si va dritti dritti nel caos infatti basta guardarsi intorno per avere la nettissima conferma e per capire a cosa ha condotto una tale mentalità relativista e antropomorfa - e nichilista!- (e il caos così prodotto e' esso stesso conferma di una conseguenza non casuale!)
ma il punto e' che questi Principi non esistono perché qualcuno un bel giorno li ha inventati di sana pianta,per una sua libera scelta o solo secondo un giudizio etico e morale o sentimentale,o addirittura emozionale!! (quindi strettamente umano!)
ma perché questi esistono già di per se,da sempre e diciamo indipendentemente..per fare un esempio
l'intero cosmo e' retto da leggi naturali ed eterne,che non credo proprio possano essere messe arbitrariamente in discussione,non può esistere un solo evento che sia frutto del caso,basterebbe osservare i fenomeni naturali che ad ogni istante rispondo con logica coerenza (legge di gravita,ordine ciclico dei pianeti,a loro volta "sistemati" in altro funzionale ordine corrispettivo a quello galattico,ma senza andare nemmeno troppo lontano tali identici principi si possono riscontrare parallelamente nel "micro" e così via discorrendo)

la ragione umana e' stata da un certo momento in poi sopravvalutata finendo per escludere (e chiudersi in una trappola mortale e nichilista) cio che era (e' e sempre stato e sempre sarà') la Verita Metafisica che non e' umana e che percio la ragione non può arrivare a "comprenderla" e difatti e' qualcosa che non si può nemmeno de-finire poiché come dice l'etimologia stessa : al di la della fisica,intesa proprio come al di la di "Tutto" (definizioni comprese) ..Principio Immutabile,atemporale,Sovrasen sibile,concepibile solo attraverso l'intuizione superiore,non discorsiva e umana,non duale.
l'uomo se vorra continuare ad esistere,dovra reintegrare le sue facoltà e reintegrarsi con i principi universali stessi di cui fa parte e non farsi le "regole" per conto suo,separandosene..il che,tra l'altro e' quanto di più illusorio,non potendo esistere alcunché di separato
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