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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 02-05-2002, 22.27.54   #1
firenze
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 28-04-2002
Messaggi: 341
Fa Piu' Paura Soffrire O Morire?

Chissà chi lo sà?
firenze is offline  
Vecchio 02-05-2002, 23.06.38   #2
Armonia
 
Data registrazione: 30-03-2002
Messaggi: 250
Una domanda complessa.........
Fa Piu' Paura Soffrire O Morire?

Si dice che la sofferenza serve per maturare per crescere per temprarsi.
Ma quanti in realtà riescono ad accettare l'evolversi complessa della vita con tutto ciò che ci fa conoscere, compreso le sofferenze.
Chi riesce a guardare avanti a non aver paura di mettersi in gioco, e di soffrire, di rialzarsi ogni qual volta cade, non ha paura,
o se ne ha, l'affronta con dignità.

Chi teme la sofferenza forse teme anche la morte.

MA spesso, purtroppo, molti affrontano il suicidio per paura della sofferenza, temono che il loro percorso sia sempre lastricato da essa, ma non hanno paura di affrontare la morte che li renderà liberi dal sofferenza.
Armonia is offline  
Vecchio 02-05-2002, 23.43.14   #3
Pie'oh'pah
 
Messaggi: n/a
Vero...che la sofferenza ti porti a maturare, a cambiare, a crescere l'avevo capito da ragazzina...

Ho trovato nel mio diario di scuola la frase "la sofferenza che ti porta a stare meglio", intesa appunto come crescita dolorosa e necessaria...come una versione meno sanguinosa del parto...

Ma per quanto riguarda una possibile sofferenza fisica che porti alla morte...beh, analizzandola col pensiero ci arrivo a capire che se la morte è comunque un altro "stato" dell'esistenza, ci vuole qualcosa che mi porti ad arrivare a tale stato...ma comunque sia la sofferenza fisica mi spaventa parecchio!

Per la sofferenza psicologica...beh...ho imparato che ciclicamente devo stare male altrimenti sto peggio!
 
Vecchio 03-05-2002, 00.28.46   #4
Morfeo
 
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...sob
 
Vecchio 03-05-2002, 01.02.06   #5
tammy
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Data registrazione: 03-04-2002
Messaggi: 1,287
mah!

secondo me è più facile morire che soffrire.
Vedi basta lasciarsi andare all'inedia, all'alcool, al suicidio, all'anoressia, al non aver più voglia di vivere, quindi lasciarsi morire senza reagire.
Il soffrire per crescere, per maturare, per farsi le "palle" e continuare la ns. strada ritengo che non sia un percorso per pochi eletti, ma anzi, ritengo che tutti lo facciano perchè "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" non conosco le percentuali dei suicidi, ma non credo che superino le nascite o l'alzamento dell'età statisticamente mortale. Forse è che quando si arriva ad una rottura di palle della propria esistenza non si ha nemmeno più voglia di ricominciare o continuare perchè spesso ci si pone le domande "ma chi me lo fa fare?" "ma cambierebbe qualcosa?" "ormai". E' quell'"ormai" segno di rassegnazione del nostro nn voler più continuare un'esistenza, a ns. avviso, non più vivibile perchè riteniamo di non avere più obiettivi da ragiungere, e questo è un male, secondo me, ma non hai più voglia di combattere, di costruire, di sbatterti ecc.ecc., quindi non hai più voglia di "soffrire" per crescere, maturare.....non te ne frega più niente. Allora la cosa più semplice è......non continuare, mollare.
Non sò perchè, ma a me viene spontaneo pensare che, la paura della sofferenza o della morte sia veramente legato all'età: quando si è giovani si ha paura di morire, ma non di soffrire perchè ti stai creando un qualcosa, ma ad un'altra età non te ne frega più niente della morte quello che hai avuto hai avuto, ma ti frega invece di non dover soffrire e "per chi? per che cosa?". Non sò questo è il mio pensiero e personalmente ho ancora una gran voglia di fare, di imparare, di sentirmi viva. Non ho paura della morte e non ho paura di dover soffrire ancora per il raggiungimento di un fine che mi sono prefissa, ma a volte mi sento stanca.
Sarà forse per la mezz'età?
tammy is offline  
Vecchio 03-05-2002, 01.12.03   #6
firenze
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sofferenza

E' bello vedere come vi possono essere tante verità quanti siamo a questo mondo. Questa è la mia. Parla di una sofferenza vissuta all'apice del suo perchè, della sua sublime realtà spirituale. Forse, come di Tammy, non tutti sono alla sua altezza, me compreso. ma mi fa piacere sapere che esiste.

"La sofferenza consapevole è la sofferenza vissuta nella piena consapevolezza del suo perché, della sua causa. Conoscendone la causa si diviene consapevoli del perchè del proprio destino, tanto che la sua accettazione diviene più facile. La sofferenza consapevole diviene gioia consapevole."

Bacio
firenze is offline  
Vecchio 03-05-2002, 04.01.38   #7
tammy
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Messaggi: 1,287
oh...., bimbo bello!!!

aggiusta la grammatica e la punteggiatura perchè prima di spararti addosso vorrei comprendere bene cosa intedi nel tirarmi in causa con: Forse, come di tammy, non tutti sono alla sua altezza, me compreso.....
Permalosa? sì alquanto, specialmente quando non comprendo perchè non ci si spiega. Colpa della non diretta? Ok, rimedia!--

Ti ho fatto paura?--
Ma và che non ci credo neanch'io
tammy is offline  
Vecchio 03-05-2002, 08.49.55   #8
Willow
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 30-03-2002
Messaggi: 211
Siamo terrorizzati dalla sofferenza, sia fisica che emotiva.

Più riusciamo a scamparla, meglio crediamo di stare.
Willow is offline  
Vecchio 03-05-2002, 12.04.29   #9
Franco1
 
Messaggi: n/a
Della sofferenza

Beh la morte non mi fa paura....ma la sofferenza si.

Mi fa paura la sofferenza fisica e anche quella psichica, mi fa paura la vecchiaia, la solitudine, le malattie e le prigioni della mente.
Ogni volta che supero uno stato di sofferenza divento più forte e fino ad ora è andata sempre bene, ma non è detto che un giorno la vita mi non resirvi una dura battaglia da cui potrei uscire sconfitto, ma non per questo rinuncierò a vivere.

Franco1
 
Vecchio 03-05-2002, 12.18.59   #10
scultore
 
Messaggi: n/a
X firenze

Cosa intendi come sofferena ?
corporea o morale?

Non possiamo trattenerci dal considerare ogni sofferenza, sia nostro che altrui, come un ravvicinamento, per lo meno possibile, alla virtù e santità; e considerare invece i piaceri e le soddisfazioni terrene come un allontanamento da quelle. Ciò arriva al punto, che ogni uomo il quale patisca una grande sofferenza corporea, o una grave sofferenza morale; o anche addirittura ogni uomo, che compia col sudore nel volto e con visibile sfinimento un semplice lavoro fisico richiedente il massimo sforzo; e tutto ciò sopporti pazientemente e senza mormorare; quest'uomo, dico, quando lo guardiamo con profonda attenzione, ci appare come un malato: il quale faccia una cura dolorosa, ma sopportando di buon animo e addirittura con piacere il dolore, che da quella gli viene, perché sa che quanto più soffre, tanto più sarà estirpata la causa del male. La sofferenza presente è la misura della sua guarigione .Lla negazione della volontà di vivere, la quale è quel che si chiama rassegnazione completa o santità, proviene sempre dal quietivo della volontà, ossia dalla cognizione dell'intimo dissidio a questa inerente, e della sua essenziale vanità, che si manifestano nelle sofferenze d'ogni essere vivente. La differenza, che noi indicammo con l'immagine delle due vie è questa: se quella cognizione è generata dalla sofferenzasemplicemente conosciuta, con spontanea adozione di essa, mediante il superamento del principio individuationis; oppure dalla sofferenza direttamente, personalmente provata. Vera salvezza, redenzione dalla vita e dal dolore non può essere immaginata senza completa negazione della volontà. Prima di giungere a quel punto, noi non siamo altro che quella volontà stessa, il cui fenomeno è un'esistenza evanescente, è un sempre nullo, vano aspirare, è l'intero doloroso mondo della rappresentazione, al quale tutti in egual modo irrevocabilmente appartengono.
Rispondimi a questo poi ti diro persnalmente se ho più paura di sofrire o morire.
ciao
 

 



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