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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 12-10-2004, 22.28.46   #1
odos
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Data registrazione: 26-06-2004
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Question Vivere senza verità

La verità di cui si parla qui è la verità della tradizione metafisica. Si sono scritte migliaia di pagine sulla fine della metafisica. Essa ha un’origine, ha uno sviluppo e ha un tramandamento. Si continuano a fare genealogie della sua natura, e si individuano continuamente pregiudizi irriflessi responsabili della sua nascita e della sua storia. La metafisica sedimentata nel nostro linguaggio, è il modo con cui l’uomo occidentale pensa l’essere e la realtà.

Il concetto di verità della metafisica è uno di quei concetti cardine su cui si basa la nostra immagine del mondo da due millenni e mezzo. La verità è definita come corrispondenza di una proposizione alla cosa: c’è verità quando una proposizione è adeguata alla realtà. La realtà alla quale la proposizione si dovrebbe adeguare è l’essere concepito come eternamente presente e oggettivo. In ogni ricerca della verità l’uomo si sforza di raggiungere il vero, quel vero cioè che è sciolto da qualsiasi condizione storica, è valido intersoggettivamente, oggettivo ed eterno.

L’aver individuato in questo concetto il suo essere conseguenza di pregiudizi storici, permette di metterlo in discussione, permette cioè di comprendere come la possibilità dell’esistenza di questa verità, con questi caratteri, è sempre stato un presupposto mai pensato in ogni domandare (e mai legittimamente pensabile) . La verità c’è, si tratta solo prima o poi di trovarla, nel modo più adeguato.

Ora tutto ciò non appare più così evidente; nella nostra epoca storica è venuto in luce qualcosa che non ci permette più di pensare in questo modo. Le conseguenze si estendono quanto tutta la nostra visione del mondo.

Io mi interrogo su una in particolare e cioè: abbiamo veramente bisogno di una verità con questi caratteri per vivere? Questa domanda nasce dall’osservazione che ancora molto interrogare, sorge dall’incapacità a riuscire a concepire un ancoraggio etico che sia diverso dalla verità della tradizione metafisica. Oltre alle notevoli conseguenze di tutte le ragioni che decostruiscono gli schemi metafisici del nostro pensare sul piano prettamente teoretico, la domanda verte sull’interrogare filosofico orientato eticamente. È possibile vivere senza verità? È necessario avere una verità eterna in mano per vivere? L’espressione “verità eterna” non deve far pensare di aver già abbandonato questo discorso per sempre, dal momento che questo concetto in molto e nella maggior parte di quello che si scrive anche in questo forum, ad esempio, resta sempre implicito e condiviso, sebbene esplicitamente rifiutato.

La domanda si può formulare altrimenti nei termini: cosa ti induce a pensare? Forse questo è il miglior modo per capire in quanti c’è una fede metafisica e soprattutto per capire quali possibilità alternative si danno.
odos is offline  
Vecchio 13-10-2004, 15.20.05   #2
Kannon
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Re: Vivere senza verità

Citazione:
Messaggio originale inviato da odos


La domanda si può formulare altrimenti nei termini: cosa ti induce a pensare? Forse questo è il miglior modo per capire in quanti c’è una fede metafisica e soprattutto per capire quali possibilità alternative si danno.


Il pensiero nasce dalla mente, che pensa.

La verità è soggettiva, per ogni essere che la vive interpretandola con la sua mente. Ogni cosa che si pensa e si dice, è comunque diversa da essere a essere, ed è legata ad un numero enorme di cause.

Ci sono realtà, all'interno dell'essere, che sono Oggettive, ossia, non interpretabile, e che sono così, e basta! Per scoprirle, occorre sperimentare, fuori, lo facciamo sempre, dentro, quasi mai.

Anticamente si chiamava "meditazione", ed era (è) la possibilità dell'essere di ricercare dentro se stesso realtà ben più vaste e oggettive, che aprono la mente e ci fanno capire un pò di più, come funziona il nostro discorso.

Dalla meditazione si può arrivare alla "contemplazione", che è la capacità dell'essere di sentire la sua anima, unico vero punto di accesso a Dio, ed espressione di Amore vero.

Se la mente è chiusa, piena di odio, o fissata con qualche ideologia, legata quindi sempre a qualcosa che non è "niente" nella realtà più profonda, l'essere continuerà la sua vita nelle parole, nei discorsi, che, a volte gratificandolo, a volte no, lo legheranno sempre di più alla sua prigione, e vivrà senza vivere, illuso. Non trascendendo la mente, e i suoi infiniti giochi, produrrà sempre Karma, inventando il giusto, e lo sbagliato (positivo-negativo).

Questo, è il mio contributo.

Ciao, Kannon
Kannon is offline  
Vecchio 13-10-2004, 23.17.42   #3
odos
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Data registrazione: 26-06-2004
Messaggi: 367
ciao, kannon

dunque da quello che capisco, secondo te esiste una verità interiore profonda autentica e oggettiva.
Questa verità è la sola che da un lato può dirci veramente qualcosa sulle cose, meglio di tutti i discorsi e le riflessioni che si possono fare "fuori" e che mirano allo stesso scopo, dall'altro
é l’unica che ci permette di vivere fino in fondo, senza turbamenti, dal momento che qualsiasi ricerca che si dirige fuori da questa interiorità profonda, è destinata a oscillare tra gratificazioni e delusioni.

Dunque rispondendo alla mia domanda, il tuo ancoraggio etico si troverebbe in una realtà oggettiva e immutabile, l’unica autentica.

Avendo scoperto poi che ogni discorso, che non si rifaccia ad una ricerca interiore, non può giunger a nulla se non ad un alternarsi di piaceri e dispiaceri, e sempre a verità soggettive, non è neanche nel tuo interesse difendere questa posizione, perché ciò che tu trovi nella realtà interiore non lo potresti trovare in mille discorsi.

Io credo che tu abbia trovato un modo molto valido, per non preoccuparti di questioni che potrebbero turbare questa immensità di vita che trovi in questa tua realtà interiore. Dicendo che i discorsi che non fanno riferimento alla realtà profonda, sono sempre soggetti a oscillazione di gratificazione, tu secondo me chiudi la possibilità di dialogo dal punto di vista etico. Bene, io credo che in questo caso, chiudere il dialogo con una teoria funzionale al vivere, non sia affatto condannabile, e criticabile. E d’altra parte, perché dover dimostrare la validità oggettiva di questa verità se con questa uno trova una cosa che qualsiasi discorso non può raggiungere e di fatto non raggiunge sempre?

Credo invece che troveresti molti problemi se dovessi dimostrare le tue teorie, riguardo al fatto che in questo mondo interiore si può conoscere il mondo in modo più ampio. Ma questo secondo me non dovrebbe interessarti, perché se il tuo pensare era mosso da esigenze etiche, l’intensità del vivere l’hai già raggiunta senza dimostrare verità oggettive o meno.

Ma allora la mia domanda è: hai bisogno veramente di credere che ciò che tu trovi nel profondo dell’interiorità sia una verità oggettiva? Non ti basta avere trovato qualcosa che milioni di discorsi non riescono a trovare? Non ti basta aver trovato una prospettiva che ti permette di mettere a tacere il turbamento e di fa vivere la vita fino in fondo? È indispensabile sapere per te che quella cosa che tu trovi è una verità oggettiva?

Un saluto
odos is offline  
Vecchio 14-10-2004, 11.04.26   #4
Kannon
Utente bannato
 
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Messaggio originale inviato da odos
ciao, kannon

dunque da quello che capisco, secondo te esiste una verità interiore profonda autentica e oggettiva.
Questa verità è la sola che da un lato può dirci veramente qualcosa sulle cose, meglio di tutti i discorsi e le riflessioni che si possono fare "fuori" e che mirano allo stesso scopo, dall'altro
é l’unica che ci permette di vivere fino in fondo, senza turbamenti, dal momento che qualsiasi ricerca che si dirige fuori da questa interiorità profonda, è destinata a oscillare tra gratificazioni e delusioni.

Dunque rispondendo alla mia domanda, il tuo ancoraggio etico si troverebbe in una realtà oggettiva e immutabile, l’unica autentica.

Avendo scoperto poi che ogni discorso, che non si rifaccia ad una ricerca interiore, non può giunger a nulla se non ad un alternarsi di piaceri e dispiaceri, e sempre a verità soggettive, non è neanche nel tuo interesse difendere questa posizione, perché ciò che tu trovi nella realtà interiore non lo potresti trovare in mille discorsi.

Io credo che tu abbia trovato un modo molto valido, per non preoccuparti di questioni che potrebbero turbare questa immensità di vita che trovi in questa tua realtà interiore. Dicendo che i discorsi che non fanno riferimento alla realtà profonda, sono sempre soggetti a oscillazione di gratificazione, tu secondo me chiudi la possibilità di dialogo dal punto di vista etico. Bene, io credo che in questo caso, chiudere il dialogo con una teoria funzionale al vivere, non sia affatto condannabile, e criticabile. E d’altra parte, perché dover dimostrare la validità oggettiva di questa verità se con questa uno trova una cosa che qualsiasi discorso non può raggiungere e di fatto non raggiunge sempre?

Credo invece che troveresti molti problemi se dovessi dimostrare le tue teorie, riguardo al fatto che in questo mondo interiore si può conoscere il mondo in modo più ampio. Ma questo secondo me non dovrebbe interessarti, perché se il tuo pensare era mosso da esigenze etiche, l’intensità del vivere l’hai già raggiunta senza dimostrare verità oggettive o meno.

Ma allora la mia domanda è: hai bisogno veramente di credere che ciò che tu trovi nel profondo dell’interiorità sia una verità oggettiva? Non ti basta avere trovato qualcosa che milioni di discorsi non riescono a trovare? Non ti basta aver trovato una prospettiva che ti permette di mettere a tacere il turbamento e di fa vivere la vita fino in fondo? È indispensabile sapere per te che quella cosa che tu trovi è una verità oggettiva?

Un saluto


- dunque da quello che capisco, secondo te esiste una verità interiore profonda autentica e oggettiva.
Questa verità è la sola che da un lato può dirci veramente qualcosa sulle cose, meglio di tutti i discorsi e le riflessioni che si possono fare "fuori" e che mirano allo stesso scopo, dall'altro
é l’unica che ci permette di vivere fino in fondo, senza turbamenti, dal momento che qualsiasi ricerca che si dirige fuori da questa interiorità profonda, è destinata a oscillare tra gratificazioni e delusioni. -


Si.


- Avendo scoperto poi che ogni discorso, che non si rifaccia ad una ricerca interiore, non può giunger a nulla se non ad un alternarsi di piaceri e dispiaceri, e sempre a verità soggettive, non è neanche nel tuo interesse difendere questa posizione, perché ciò che tu trovi nella realtà interiore non lo potresti trovare in mille discorsi. -


Si.


- Io credo che tu abbia trovato un modo molto valido, per non preoccuparti di questioni che potrebbero turbare questa immensità di vita che trovi in questa tua realtà interiore. Dicendo che i discorsi che non fanno riferimento alla realtà profonda, sono sempre soggetti a oscillazione di gratificazione, tu secondo me chiudi la possibilità di dialogo dal punto di vista etico. -


A me sembra che il dialogo ci sia, invece. E mi sembra che il mio punto di vista non sia poi così banale, visto che racchiude in se, nei concetti che esprimo, millenni di cultura, filosofia, e ricerca interiore. O no? Non ti sembra. Comunque, io rispetto sempre quello che credono gli altri. E’ giusto!


- Credo invece che troveresti molti problemi se dovessi dimostrare le tue teorie, riguardo al fatto che in questo mondo interiore si può conoscere il mondo in modo più ampio. Ma questo secondo me non dovrebbe interessarti, perché se il tuo pensare era mosso da esigenze etiche, l’intensità del vivere l’hai già raggiunta senza dimostrare verità oggettive o meno. -


Io non devo dimostrare niente a nessuno, perché quando si nasce, mio caro amico, non si nasce per sapere, ma per “ricercare il sapere”. Dunque, non ci sarà mai nessuno che verrà e ti farà vedere levandoti così la possibilità di cercare da solo, nel tempo, e con le esperienze che farai. Perché se così fosse, non avrebbe senso la nascita stessa. Il discorso è complesso, molto ampio, e andrebbe visto bene, ma aprendo la mente, oltre che “il cuore”. A cosa? A scoprire quelle parti di te, che non hai mai conosciuto!
Tuttavia, nel tempo, ci possono essere svariati aiuti, che non possono però prevaricare la libertà che vuole mantenere l’essere di libertà: libertà di non voler conoscere. E quindi, miliardi di esseri vivono vite illusorie, tutte mentali, senza mai conoscersi realmente. Vita dopo vita, per lungo tempo. Ognuno faccia come crede. E’ libero!



- Ma allora la mia domanda è: hai bisogno veramente di credere che ciò che tu trovi nel profondo dell’interiorità sia una verità oggettiva? Non ti basta avere trovato qualcosa che milioni di discorsi non riescono a trovare? Non ti basta aver trovato una prospettiva che ti permette di mettere a tacere il turbamento e di fa vivere la vita fino in fondo? È indispensabile sapere per te che quella cosa che tu trovi è una verità oggettiva? -


Quando trovi qualcosa dentro di te, che è realtà oggettiva, non è più un sapere, ma un comprendere e vivere.

Ciao, Kannon
Kannon is offline  

 



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