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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 28-02-2005, 16.10.41   #1
bert
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-06-2004
Messaggi: 105
La nostra maschera. Ma quale maschera?

Riporto riproponendolo, il tema proposto da elisa.a, e che mi ha interessato, perchè penso che la questione da lei sollevata sia semplicemente inesistente.

Adesso vi spiego perchè.

E' semplice. Io penso che tutte le azioni, che tutti i pensieri di una persona siano veri. Quindi se sono sempre veri e sempre autentici non c'è menzogna. Quindi non c'è maschera, e ciò che una persona da di se è solo verità.

Penso questo perchè ogni volta che io penso una cosa, quel pensiero è vero, nel senso che esiste, che l'ho pensato e che è frutto (per farla semplice) del mio essere, della mia mente. Quindi quello che penso, il pensiero è vero nel senso che esiste, ed è in quel modo perchè è espressione della mia natura, del mio se.

Se io decido di far finta di essere un collezionista di francobolli per cercare di entrare nelle simpatie di un gruppo di filatelici, allora esprimo il mio desiderio nei confronti di queste persone nel far finta di essere ciò che non sono. In un certo senso questa "finta" è l'espressione più autentica del mio desiderio, e quindi del mio essere. Tale espressione è assolutamente vera.

Al centro del mio ragionamento metto il desiderio, la pulsione che spinge all'azione, qualsiasi essa sia. Questo movimento è la sommatoria di aspetti razionali e non del mio essere.
L'immagine che arriva di me all'esterno è il frutto di quello io sono effettivamente. Poi la lettura che l'altro fa di quell'immagine non è altro che la sua visione di me. Se io capisco che una persona è timida, e per la sua timidezza agisce delle difese che consistono nel proporsi agli altri in modo un po' troppo spavaldo e saccente, allora analizzo questa "maschera" come emblema della natura di questa persona.

Quindi dove sono le maschere? Le maschere non esistono. esistono invece i desideri che ognuno di noi ha, e che esprime mediante fatti e pensieri. Conoscere chi sta di fronte a noi significa guardare una persona per quello che vuole dirci, e nella consapevolezza che ciò che fa è sempre rigorosamente sempre frutto di ciò che è veramente.

penso infine che invocare la tesi della maschera sia (mi si permetta e senza offesa per nessuno) un modo un po' facile per non ammettere la nostra incapacità nel guardare gli altri in modo profondo.

bert
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Vecchio 28-02-2005, 17.18.30   #2
Tormentor
Uno dei tanti
 
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Data registrazione: 13-02-2005
Messaggi: 214
mh...in effetti sono daccordo. asd a rileggerlo pare quasi ovvio.
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Vecchio 28-02-2005, 17.31.17   #3
epicurus
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Data registrazione: 18-05-2004
Messaggi: 2,725
Ciao bert, condivido quello che dici e una cosa simile l'avevo riportata in psicologia qualche tempo fa.

Ti posto qui 2 miei interventi:

Citazione:
A volte si danno consigli del tipo 'devi essere te stesso', ma cosa significa?
se io cambio la mia abituale personalita` (ad esempio con una ragazza, o con il mio capo) e` insito in me, sono 'me stesso', oppure no?


Citazione:
penso che qui il linguaggio ci ha messi in trappola.
l'assunto innegabile e` che l'uomo non e` una costante, bensi` una funzione.
si puo` intendere con 'non essere se stessi' come:

1) non liberare totalmente la nostra parte emotiva/istintiva (piu` o meno: fare cio` che ci passa per la zucca, sempre)

oppure

2) non essere come il modello che abbiamo (che vorremmo) di noi.

Quindi per evitare confusioni basterebbe mettersi daccordo sui termini e le loro definizioni.

epicurus
epicurus is offline  
Vecchio 28-02-2005, 17.31.50   #4
herzog
Ospite abituale
 
Data registrazione: 15-12-2004
Messaggi: 404
Talking

E il nostro mondo interiore, l'inconscio, i condizionamenti che ci vengono dal profondo, le nostre paure e i nostri desideri inespressi perché a noi ignoti? Non penso che si possa ridurre la persona a puro fenomeno..una discussione simile era stata portata avanti in altro topic, proposto, se non ricordo male, da Ettore, partendo da una citazione della Arendt...
Herzog
herzog is offline  
Vecchio 28-02-2005, 17.36.34   #5
bert
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-06-2004
Messaggi: 105
E' proprio quelle che volevo dire. Il fenomeno, se vuoi, è l'interezza della persona, la quale, anche nelle sue espressioni più "ingannevoli" esprime se stesso. Che poi questo implichi la completa conoscenza di se non è detto. Ma di certo ogni desiderio arriva ma dentro di me, indipendentemente dal fatto che io sappia leggere o meno tutto quelle che c'è in me. Se a noi fosse noto tutto di noi stessi, poveri analisti, di che vivrebbero?? :-)) eh eh eh eh .....

Citazione:
Messaggio originale inviato da herzog
E il nostro mondo interiore, l'inconscio, i condizionamenti che ci vengono dal profondo, le nostre paure e i nostri desideri inespressi perché a noi ignoti? Non penso che si possa ridurre la persona a puro fenomeno..una discussione simile era stata portata avanti in altro topic, proposto, se non ricordo male, da Ettore, partendo da una citazione della Arendt...
Herzog
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Vecchio 28-02-2005, 17.45.02   #6
epicurus
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Data registrazione: 18-05-2004
Messaggi: 2,725
il fatto e` che abbiamo una visione magica o mistica di noi: ci vediamo come degli spiriti che tra le altre cose possono avere dei pensieri. ma in realta` noi siamo quei pensieri che esprimiamo.
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Vecchio 28-02-2005, 17.51.02   #7
bert
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-06-2004
Messaggi: 105
io penso che il motore reale siano i desideri, i quali, se disattesi, se non considerati, creano, inevitabilmente, una frustrazione. In ogni caso pensieri o desideri, essi sono "contenuti" nel nostro cervello. Il fatto che sia possibile per gli uomini operare delle censure su se stessi a volte incredibilmente potenti, al punto di crare vere e proprie rimozioni o riscritture del dato sensoriale, ci dice solo che noi siamo capaci di questo, e che questo ha un perchè. Questa è una visione abbastanza psicanalitica penso...

Citazione:
Messaggio originale inviato da epicurus
il fatto e` che abbiamo una visione magica o mistica di noi: ci vediamo come degli spiriti che tra le altre cose possono avere dei pensieri. ma in realta` noi siamo quei pensieri che esprimiamo.
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Vecchio 15-03-2005, 23.47.04   #8
elisa.a
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Ciao a tutti.
Ogni oppinione è da rispettare perchè fondata sulle varie esperienze di vita.
Io ho osservato che se mi propongo ad una persona con semplicità ed apertura d'animo, questa si apre e mi dimostra la sua interiorità più intima. Alcune persone, a me molto care, mi hanno confermato che il mio modo di fare permette loro di essere se stessi, cosa che con altre persone non riescono.
Devo dire però che anche le vostre affermazioni, come sono state esposte,sono logiche e valide.
Inoltre aggiungo che dopo tanti anni di ricerche sulla conoscenza dell'uomo una cosa sola ho capito: "Non capisco Nulla"
Buona notte a tutti!
Elisa
elisa.a is offline  
Vecchio 16-03-2005, 15.26.16   #9
Solger
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Data registrazione: 19-05-2004
Messaggi: 25
Credo che l'argomento possa essere trattato anche dal punto di vista di ciò che in psicologia sociale è definita gestione sociale del sé. Noi tutti, infatti, diamo informazioni che permettono agli altri di identificarci e determinare il comportamento nei nostri confronti. La vita e la comunicazione interpersonale non sono altro che una negoziazione sociale in cui gli individui si muovono strategicamente in rapporto al “palcoscenico” e agli altri “attori” che hanno di fronte (per dirla con Goffman).

Detto questo, trovo anch'io la discussione circa la contrapposizione “autenticità o maschera”, “essere se stessi o recitare”, abbastanza ingenua. E' evidente che i rituali della comunicazione e dell'interazione sociale cambiano a seconda del contesto, e il mio datore di lavoro, per esempio, mi avrebbe licenziato in tronco se solo per caso, pochi minuti fa, mi avesse pizzicato mentre ballavo disinibito un noto pezzo dei Pink Floyd beccato per caso alla radio.
Assumiamo un'identità – e chiamiamola pure "maschera" – a seconda dei soggetti e dei contesti in cui interagiamo, è vero. Ma è altrettanto vero che ognuno di noi sceglie di indossare la maschera che più lo rappresenta, e lo fa in modo sempre e del tutto personale, direi 'unico' e 'originale', per cui quella “maschera” è frutto di ciò che siamo, e nell'assunzione di quella maschera – come diceva prima Bert – non c'è affatto menzogna, ma autentica espressione del nostro sé.

Ultima modifica di Solger : 16-03-2005 alle ore 15.42.45.
Solger is offline  
Vecchio 17-03-2005, 00.43.04   #10
ONCE
Ospite
 
Data registrazione: 24-02-2005
Messaggi: 9
io penso che la maschera sia di estrema importanza non solo per mostrare ciò che vogliamo essere o come vogliamo che gli altri ci considerino...ma anche come strumento per ottenere qualcosa dalle altre persone...uno strumento che è insito nella nostra natura e che ci limitiamo a modellare nella realtà,allo scopo di ottenere il meglio attraverso ciò che è finzione per chi la osserva ma non per chi la indossa.
ONCE is offline  

 



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