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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 22-03-2005, 12.05.36   #11
Mr. Bean
eternità incarnata
 
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Data registrazione: 23-01-2005
Messaggi: 2,566
Citazione:
Messaggio originale inviato da iris_1
Una differenza c'è sicuramente, ma dove sta scritto che deve essere nel significato dei termini?
La differenza potrebbe anche stare nella forma, per cui interscambiamo i due termini a seconda della frase che utilizziamo per renderla più chiara e fluente... potrebbe essere così, non credi?

Può essere...
Mr. Bean is offline  
Vecchio 22-03-2005, 12.09.08   #12
iris_1
Ospite abituale
 
Data registrazione: 09-06-2004
Messaggi: 493
x Mr. Bean


Visto che hai tirato in ballo il fatto che la lingua italiana ha un elevato numero di vocaboli significativi mi è sorto un dubbio.
Allora ho preso in mano l'enciclopedia e sono andata a guardare i significati attribuiti ai due termini:
Conoscere:
- Acquistare cognizione distinta e precisa di una cosa;
- Avere una cognizione acquisita per studio o per pratica;
- Avere notizia dell'esistenza di una cosa;
- Fare, avere diretta esperienza di qualche cosa;
- Aver pratica;
- Discernere, distinguere;
- Saper indicare;
- Vedere, scorgere;
- Avere in mente;
- Avere familiarità, essere in rapporti;
- Entrare in rapporti;
- Accettare, approvare, ammettere.

Sapere:
- Avere nozioni chiare e distinte di qualcosa per averla imparata più o meno bene;
- Avere conoscenza in genere di qualcosa;
- Venire a conoscenza di qualcosa;
- Avere cultura, nozioni più o meno vaste;
- Avere esperienza di qualcosa; conoscere per aver provato;
- Essere cosciente, consapevole di qualcosa;
- Conoscere con chiarezza i modi e i mezzi per raggiungere uno scopo;
- Essere sicuro convinto di qualcosa;
- Tener presente, considerare;
- Potere, essere in grado, essere capace di;
- Avere abilità di;
- Venire a conoscenza;
- Avere conoscenza in un dato campo;
- Può avere anche valore enfatico o paternalistico.

In queste definizioni io vedo una sola differenza. Per il resto vengono usati come sinonimi.
iris_1 is offline  
Vecchio 29-03-2005, 15.36.47   #13
kri
Ospite abituale
 
Data registrazione: 11-06-2002
Messaggi: 1,297
la filosofia ermetica distingue tra sapere e conoscere così:

sapere è prender nota;
conoscere è farne esperienza.
kri is offline  
Vecchio 01-04-2005, 14.52.35   #14
epicurus
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Messaggi: 2,725
Nella storia si sono distinte 3 forme di conoscenze: conoscenza diretta, proposizionale e pratica.
Abbiamo conoscenza diretta quando conosciamo luoghi, persone e cose. Abbiamo conoscenza proposizionale quando sappiamo che certe proposizioni sono vere. Abbiamo conoscenza pratica quando sappiamo fare certe cose.

La filosofia si è concentrata principalmente sulla seconda.

Io vedrei 'io so' come espressione di conoscenza pratica e proposizionale, mentre 'io conosco' come conoscenza diretta e proposizionale.
epicurus is offline  
Vecchio 25-04-2005, 14.42.19   #15
and1972rea
Moderatore
 
Data registrazione: 12-09-2004
Messaggi: 781
Sapere e conoscere sono due termini che etimologicamente richiamano autonomamente l'uno dall'altro significati distinti nelle lingue di origine indoeuropea.
"Cognoscere" contiene una delle radici indoeuropee gn/cn/gen/gno /gne che si possono ritrovare in altri termini latini come gnarus e ignarus, antico- tedeschi come cnahen da cui kennen e koennen o antico-inglesi come cnawan da cui know etc. e tende ad identificare la conoscenza come acquisizione di nozioni attraverso il divenire; conoscere cioe' inteso come misterioso salto noetico che conduce l'intelletto dal buio alla luce, dall'oblio dello sconosciuto allo stupore dell'appena conosciuto; conoscenza intesa come processo strutturalmente legato all'esperienza umana del mondo ,la quale investe l'uomo dal suo esterno senza alcuna avvisaglia e senza l'appoggio di alcun caposaldo aprioristico; conoscenza intesa come processo di apprendimento colto nel suo farsi, come incerto bottino che l'esperienza puo' accrescere , dilapidare o perdere senza ragioni spiegabili all'intelletto umano.
"Sapere" invece richiama attraverso il latino un significato affine all' italiano "sapore". In questo caso la conoscenza non e' piu' intesa come un atto dell' intelletto freddo ,distaccato, quasi subito , ma come intima ,viscerale ,istintiva ,profonda, certa ,stabile proprieta' immutevole dello spirito; "io so che sei buono" ," io so che mi ami, anche se non ne avro' la prova", "io so dove si trova Londra", "so che l' indomani sorgera' il sole anche se non ne ho la prova", ma…" io conosco la gente di Londra"…"non so le equazioni di Schroedinger, ma le conosco, e le so risolvere per descrivere la funzione d'onda dell' atomo di idrogeno"…"non posso dire di sapere il principio di indeterminazione di Heisenberg, ma posso dire di conoscerlo perche' e' una conoscenza acquisita ma confutabile".
La conoscenza e' una acquisizione inferma, immersa nel divenire dell'esperienza che il mondo ci permette o ci induce a fare; la sapienza e' una proprieta' assoluta, inattaccabile, preesistente…e spesso rappresenta la via maestra sulla quale la conoscenza e' libera di incontrare il nostro intelletto per la prima volta ( spesso gli scienziati sanno ancor prima di conoscere…)

ciao a tutti
and1972rea is offline  
Vecchio 26-04-2005, 00.43.35   #16
salice
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Messaggi: 164
La questione è più linguistica che filosofica. In diverse lingue le parole di “sapere “ e “conoscere” assumono significati e applicazioni diverse da quelle in lingua italiana.
salice is offline  
Vecchio 26-04-2005, 10.22.11   #17
gyta
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Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
“Cos’è una lingua? Nell’etimologia più antica significa leccare, qualcosa che ha attinenza con l’assaporare, e, se si pensa che la parola sapienza deriva proprio dal sapore delle cose, ecco che si chiarisce la connessione tra conoscenza ed esperienza corporea, tra lo sguardo dell’anima e le vicende del corpo.

Per questo Graziadio Ascoli, grande fondatore della linguistica e Fernand De Saussure ai giorni nostri, hanno precisato che solo le lingue orali –i dialetti- hanno vero statuto di lingue mentre quelle nazionali sono astrazioni politiche. Pier Paolo Pasolini ha scritto che l’italiano non si può nemmeno considerare una lingua poiché non ha tradizioni orali, e Giacomo Noventa così rispondeva a chi gli domandava perché scrivesse in veneziano: ”Dante, Petrarca e Quel dei Diese Giorni/ gà pur scrito in toscan, seguo l’esempio”.

Nominare le cose, si dice nel Libro della Genesi. Ma come si possono nominare se non conoscendole, lavorando e vivendo dentro le stesse. In questo senso, nella Bibbia, la parola conoscere è usata persino nel senso di “fare l’amore”.
Il conoscere, il sapere derivano dall’assaporare con tutto il proprio essere. Per “nominare le cose” bisogna amarle,
congiungersi a loro. Il dialetto è questo.

E’ lingua di chi vive nei sotterranei della storia, è lingua dei corpi e delle cose, è il lato oscuro della vita che affiora nella coscienza dell’uomo”. " (Franco Loi -"dialetti come lingua")

Ho trovato questo discorso molto pertinente alla ricerca del significato del "conoscere" e del "sapere" (non come distinzione sostanziale tra le due) ma come profonda riflessione di cosa sia il linguaggio.. il "chiamare"..
il.. "vivere"..



Gyta
gyta is offline  
Vecchio 28-04-2005, 19.04.51   #18
Mr. Bean
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Messaggi: 2,566
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Messaggio originale inviato da gyta
“Cos’è una lingua? Nell’etimologia più antica significa leccare, qualcosa che ha attinenza con l’assaporare, e, se si pensa che la parola sapienza deriva proprio dal sapore delle cose, ecco che si chiarisce la connessione tra conoscenza ed esperienza corporea, tra lo sguardo dell’anima e le vicende del corpo.

Per questo Graziadio Ascoli, grande fondatore della linguistica e Fernand De Saussure ai giorni nostri, hanno precisato che solo le lingue orali –i dialetti- hanno vero statuto di lingue mentre quelle nazionali sono astrazioni politiche. Pier Paolo Pasolini ha scritto che l’italiano non si può nemmeno considerare una lingua poiché non ha tradizioni orali, e Giacomo Noventa così rispondeva a chi gli domandava perché scrivesse in veneziano: ”Dante, Petrarca e Quel dei Diese Giorni/ gà pur scrito in toscan, seguo l’esempio”.

Nominare le cose, si dice nel Libro della Genesi. Ma come si possono nominare se non conoscendole, lavorando e vivendo dentro le stesse. In questo senso, nella Bibbia, la parola conoscere è usata persino nel senso di “fare l’amore”.
Il conoscere, il sapere derivano dall’assaporare con tutto il proprio essere. Per “nominare le cose” bisogna amarle,
congiungersi a loro. Il dialetto è questo.

E’ lingua di chi vive nei sotterranei della storia, è lingua dei corpi e delle cose, è il lato oscuro della vita che affiora nella coscienza dell’uomo”. " (Franco Loi -"dialetti come lingua")

Ho trovato questo discorso molto pertinente alla ricerca del significato del "conoscere" e del "sapere" (non come distinzione sostanziale tra le due) ma come profonda riflessione di cosa sia il linguaggio.. il "chiamare"..
il.. "vivere"..



Gyta


grazie. Mi è piaciuto molto questo intervento.
Mr. Bean is offline  

 



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