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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 14-04-2002, 23.54.31   #11
visechi
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La realtà apparente di Pirandello?

Dove finisce la realtà e dove inizia il pensiero di essa?
Gran quesito; estremamente affascinante. Devo confessarlo più di una volta mi sono chiesto se veramente la realtà da me percepita fosse quella oggettiva, quella che, per intenderci avrebbero dovuto percepire tutti gli esseri viventi a parità di condizioni sia fisiche sia ambientali.

Io, nell’affrontare il tema, inizierei col porre in evidenza un dato di fatto già ampiamente sperimentato e di cui esistono le prove empiriche di laboratorio. Lo studio delle capacità percettive degli animali ha reso possibile evidenziare, con assoluta certezza, che gli animali non percepiscono la realtà circostante nel medesimo modo in cui la percepiamo noi esseri umani. I cani, ad esempio, hanno un udito ed un olfatto più sviluppato del nostro mentre la vista difetta della capacità di discernere chiaramente alcuni colori e diverse tonalità di colore (non ricordo quali). E’ evidente che, in tali condizioni, la percezione della realtà sia per questi alquanto differente rispetto all’uomo e che a differire non sia solo il fatto percettivo, inteso come fenomeno, ma anche e soprattutto la costruzione mentale del mondo circostante. In parole povere la differente percezione di alcuni fenomeni fisici è fonte di alterazioni che si ripercuotono nella percezione del mondo circostante e del modo che detti animali hanno di relazionarsi con esso; basterebbe pensare alla talpa.

Il fatto che il cane non percepisca il color rosso, o il verde, o il giallo (non so se sia vero) non rende meno vera l’esistenza dei tre colori appena citati, almeno nel senso che noi attribuiamo loro, cioè in relazione alla capacità percettiva dell’uomo, essere che in condizioni normali percepisce appunto l’esistenza di entrambi i colori. Quindi, almeno in questa circostanza stiamo parlando di due diverse realtà: una senza il rosso, o il verde, o il giallo ed una che contempla l’esistenza sia del verde, sia del giallo, sia del rosso. A questo punto dovrebbe essere agevole comprendere quanto le due diverse realtà siano entrambe soggettivamente (in relazione a ciascuno dei due diversi soggetti percepenti – cane ed uomo) oggettive e, seppur diverse, quanto entrambe coeve.

Abbiamo quindi individuato una condizione oggettiva in cui sono ammissibili due diverse realtà soggettive; oggettive (per ciascun percettore) e contemporaneamente soggettive (sempre in relazione a ciascun percettore) – cioè l’uomo percepisce la “realtà animale” come soggettiva in relazione alla “realtà uomo” oggettivamente percepita; coesistenti nel medesimo luogo (entrambi i soggetti osservano la medesima realtà) e nel medesimo momento (osservano nello stesso istante); ma ancora non siamo riusciti a definire quale delle due realtà sia la realtà vera, quella panteisticamente intesa, così come Dio, Allah, il Demiurgo o chi per Lui l’ha plasmata è messa a disposizione dei nostri fallaci sensi. Non siamo neanche riusciti ad intuire se effettivamente ESISTA una realtà così intesa, anche qualora non fosse percettibile per alcuno degli esseri viventi.

Ho il sospetto che entrambe le domande richiederebbero una risposta dettata dalla fede (positiva o negativa - io, al momento mi astengo dal pronunciarmi).

Una volta accettata, anche solo a livello teorico, la possibilità che diversi esseri viventi possano percepire realtà diverse, entrambe reali e pregnanti, essendo l’uomo limitato, finito e passibile di erronee percezioni, credo si possa anche congetturare una “realtà umana” (chiamiamola così per semplicità) che possa anche non essere quella “divina” (solo per identificare la realtà delle realtà – quella panteistica). In effetti, chi potrebbe escludere che nel percepire il mondo circostante noi, fidando nei nostri fallaci sensi, procediamo, ovviamente inconsciamente, alla rielaborazione di una realtà superiore; ogni volta che costruiamo il colore arancio attraverso una sapiente mescola dei colori giallo e rosso, potrebbe accadere che, a livello di “realtà divina”, stiamo invece componendo il colore XYZ attraverso la miscela dei colori ZYX e YZX?
In parole povere ritorna il dilemma di ely: “…Se non riuscissimo a vedere la realtà per come in Verità essa è? Se invece noi la vediamo a modo nostro?”
Noi non riusciamo a dare una risposta al quesito perché credo sia vero che l’uomo sia inglobato nella realtà che vive e, quindi, percependola come oggettiva, non è nella condizione ideale per rendersi conto di un’altra realtà più oggettiva della sua e, quindi, impossibilitato ad individuare, magari passando anche attraverso diversi livelli qualitativi (realtà cane – realtà animale – realtà uomo – realtà ….. – realtà divina), l’Unica, Vera, Oggettiva Realtà del mondo.

Non so se sono riuscito a rendere chiari questi concetti frutto d’estemporanei cazzeggiamenti mentali; in ogni caso sono ben disponibile ad approfondire il discorso.

Un saluto a tutti
visechi is offline  
Vecchio 24-04-2002, 15.51.59   #12
visechi
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dove siete finiti?

C'è qualcuno su questa discussione? Dove siete finiti? La discusasione è chiusa?


A risentirci

Ciao a tutti
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Vecchio 12-05-2002, 22.25.34   #13
Fragola
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La mente di pietra

Hogen, un insegnante cinese di Zen, viveva tutto solo in un piccolo tempio di campagna. Un giorno arrivarono quattro monaci girovaghi e gli chiesero se potevano accendere un fuoco nel cortile per scaldarsi.
Mentre stavano preparando la legna, Hogen li sentì discutere sulla soggettività e sulla oggettività. Andò loro accanto e disse: "Ecco questa grossa pietra. Secondo voi, è dentro o fuori dalla vostra mente?".
Uno dei monaci rispose: "Dal punto di vista del Buddhismo, tutto è in'oggettivazione della mente, perciò direi che la pietra è nella mia mente".
"Devi sentirti la testa molto pesante," osservò Hogen "se te ne vai in giro portandoti nella mente una pietra come questa".

(da 101 storie Zen)
Fragola is offline  
Vecchio 12-05-2002, 23.43.07   #14
visechi
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Polluzione notturna N° 1:

Ottima la storia della pietra. Per rivitalizzare questa interessantissima discussione avevo preparato, tanto per liberare la mente, quanto segue; non è artistico, però...



Pessima giornata – è piovuto tutto il giorno – giornata uggiosa

SCORIE MENTALI

E’ noto che il processo percettivo compiuto dai nostri organi sensoriali, senza che noi ce ne rendiamo conto, e quello elaborativo ad connesso ed attuato, sempre meccanicamente, dalle cellule neuronali del cervello, siano processi integrati atti a fornirci figurazioni di quanto percepito il più fedelmente possibile alla realtà fenomenica. Potremo definire “percezione” i due processi integrati appena citati. Sempre per semplificare il concetto che andrò ad esporre, potrei stabilire di chiamare l’oggetto della “percezione” o il complesso degli eventi della realtà che colpisce i miei sensi e che io, senziente o meno, sottopongo ad elaborazione: “universo percettibile” o, secondo i casi, “universo percetto”.
E’ innegabile, se non altro perché empiricamente dimostrato e dimostrabile, che “l’universo percetto”, a causa di talune interferenze ascrivibili o meno al soggetto percepente, differisca, spesso anche notevolmente, “dall’universo percettibile”. In altre parole, la raffigurazione che noi ricaviamo dall’osservazione della realtà (“universo percetto”), spesso non coincide con l’essere fenomenologico percepito (“universo percettibile”).

UN CLASSICO ESEMPIO 1:
Le illusioni ottiche:
due linee perfettamente parallele possono essere percepite come divergenti se inserite in un contesto fuorviante; o tanti, tantissimi altri esempi utilizzati dalla psicologia cognitiva.

Tale circostanza, per quel che se ne sa, è ascrivibile, in taluni casi, alla fallacità e/o limitatezza dei nostri organi sensoriali e altre volte è imputabile al processo elaborativo compiuto dall’uomo; in entrambi i casi, in ogni modo, sempre ad una qualche carenza della “percezione” (per semplicità ho compendiato nella “Percezione” tanto l’azione del cervello, l’elaborazione, che l’atto di percepire, attività tipica dei nostri organi sensoriali). Da quanto precede, se ritenuto condivisibile, ne deriverebbe un prodotto, frutto della “percezione”, “altro” rispetto al modello originale. Io definirei questo “altro” col termine: “degenerato”.
DISSERTAZIONE 1: come in un sogno (forse un incubo). Noi abbiamo ora due realtà diverse fra loro ma che raffigurano il medesimo oggetto o fenomeno. L’una, quella immanente, la REALTA’ e l’altra una sua derivazione che è, sì simile alla generatrice, ma non completamente uguale ad essa, quindi una degenerazione della stessa.

Procedendo in queste definizioni, assolutamente arbitrarie nella terminologia, effettuando un’ipotetica somma algebrica che possa dar la misura delle differenze (fosse mai possibile? – nel mondo onirico tutto è possibile), direi anche che quanto residua fra modello originale ed “universo percetto”, dopo l’operazione matematica di cui sopra, possa chiamarsi “precipitato”.
DISSERTAZIONE 2: sempre nello stesso sogno. Sovrapponiamo i due fenomeni. Essi risulteranno coincidenti nella misura in cui “l’universo percettibile” e quello “percetto” saranno corrispondenti; ciò che non concorda - immaginiamo - si sgretoli, si sgrani, si polverizzi; nel polverizzarsi, privo di sovrapposizione, precipita.

In alcuni casi, noi assistiamo all’evidente manifestarsi di fenomeni che non riusciamo a percepire senza l’ausilio di attrezzature o apparecchi atti a coglierli.
UN CLASSICO ESEMPIO 2:
quante volte abbiamo assistito o sentito del cane che corre incontro al suo padrone in apparente assenza di richiamo? Ultrasuoni, signori, nessuno sostenga che non esistono.
In pratica, talora si è spettatori di reazioni (il correre del cane) in apparente assenza di fenomeni atti a provocarle. Questo evento è dovuto, esclusivamente, alla differente sensibilità che hanno i nostri organi rispetto a quelli di taluni animali.
Sempre con la stessa arbitrarietà che ha contraddistinto l’intero mio intervento, per contrapposizione, definirei quest’assenza “universo impercetto”.
Ho già provato a spiegare, in un mio precedente post di questa stessa discussione, la possibilità che coesistano, nello stesso istante e nel medesimo luogo, due realtà differenti, ambedue oggettive e allo stesso tempo soggettive ed entrambe generate dal medesimo “universo percettibile”. Vorrei, ora, provare a fare la conoscenza più da vicino sia del “precipitato”, che del “degenerato”, senza scordare “l’universo impercetto”. E’ mia intenzione, sempre che non esca completamente di testa, coglierne l’essenza ed analizzarla, al fine di tentare di offrire alla mia attività onirica, a questa polluzione, una via di fuga che le consenta di comprendere, se sarà possibile, un motivo razionale delle differenti decodificazioni della realtà esistenti e, se la Fortuna ci assiste, proporre una soluzione ai conflitti logici esistenti (ma guarda la presunzione!).

Ho già parlato del “precipitato”, del “degenerato” e de “l’universo impercetto”, non so se sono stato abbastanza chiaro nel caz.zeggiamento, ma sono questi i costituenti de “l’universo mondo” che, a mio avviso, devono essere presi in esame per giungere ad un approdo che, a questo punto, mi salvi almeno la faccia.
Ciascun uomo – fermiamoci a lui, il resto agli ambientalisti – che in altra sezione del Forum ho definito: “strana amalgama, non so quanto sapiente, di molteplici pulsioni e terrificanti forze”, è un animale misterioso costantemente posto sotto analisi; multiforme e non ripetibile in quanto individuo (speriamo che continui ad esserlo); in quanto tale formato e costituito da materiale sì sempre uguale ma, presumibilmente, montato sempre in maniera originale, per cui non è dato conoscere individuo che ragioni, viva, pensi; in definitiva sia uguale ad un altro, e fin qui nessuna novità.
“Molteplici pulsioni”. Da questa definizione ripartirei. L’uomo non è solo materia; non so per quale oscuro incompreso evento, si muove ed è spinto tanto dalla forza motrice prodotta dai propri muscoli, tanto dalla forza psichica (benzina) generata dal suo cervello, impalpabile ed invisibile, se non negli effetti che produce (non so e non voglio sapere, almeno in questa fase, se in questo fatto vi sia l’intervento, diretto od indiretto, di qualche entità sovrannaturale – qualcuno sostiene di sì). Posto che non sono sotto esame, almeno nelle mie intenzioni, i muscoli e gli organi, andrei ad analizzare di quale sostanza sia fatto il “contenuto” del “precipitato” e de “l’universo impercetto”. A tal fine non posso far altro che sottostare, coerentemente, al ragionamento sviluppato in precedenza ed asserire, con qualche titubanza, che entrambi sono la parte de “l’universo mondo” (la Realtà – quella Assoluta) non percepita e, quindi, sempre arbitrariamente, raggruppare questi due termini in un’unica categoria nominata con un termine univoco: la ”assenza umana”.

DISSERTAZIONE 3: credo di poter capire di essere giunto quasi all’alba, in prossimità della conclusione di questo viaggio onirico nel corso del quale ho avuto occasione di scaricare le “scorie della mia mente”; ma il sogno non si è ancora concluso. La “assenza umana” è, quindi, la sintesi, arbitraria, di quanto esistente ne “l’universo mondo” e che, per inadeguatezza dei ricettori o del processo elaborativo, non è avvertito dal soggetto percepente (l’UOMO). In ultima analisi, la parte della realtà “normalmente” preclusa all’uomo, almeno finché i mezzi tecnici o le facoltà speculative, ingigantite dal progresso tecnologico, non lo rendono possibile.

Tale “assenza umana” ha una conformazione, a parer mio, alquanto stratificata. Infatti, riterrei vi siano strati raggiungibili con l’ausilio di semplici mezzi tecnici (apparecchi per misurare gli ultrasuoni etcc…), altri con attrezzature più complesse (le stelle, i pianeti etcc…), altri non ancora raggiungibili (la visione o comprensione del momento preciso del Big Bang). Se sarà possibile ottenere una chiara e coerente (forse) raffigurazione del contenuto dei primi strati, impossibile sarà – almeno al momento – ottenerne una altrettanto fedele per l’ultimo (Dio – Big Bang etc…).
Trattasi di strato inarrivabile per l’apparato sensoriale o speculativo dell’animale Uomo.
Vorrei proseguire nella denominazione arbitraria di quanto incontriamo man mano che procediamo nel sofisma per appellare quest’ultimo strato “assenza ultima”.
Altra complicazione:
Se a “l’assenza ultima” noi dovessimo aggiungere anche il “degenerato”, l’altra componente de “l’universo mondo”;

UN PASSO INDIETRO 1:
Non possiamo dimenticare che la nostra analisi ci ha condotto a prendere contatto con il “degenerato” la cui sostanza costitutiva è la percezione alterata della realtà circostante (Illusioni ottiche, etc…).



Post 1/2
visechi is offline  
Vecchio 12-05-2002, 23.45.21   #15
visechi
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Polluzione notturna 1

SCORIE MENTALI
POST 2/2

In un ipotetico mondo in cui fosse possibile effettuare la somma di elementi non percepiti e mai percettibili (“assenza ultima”) e di ingredienti mal percepiti o erroneamente elaborati (“degenerato”), in pratica un’ipotetica somma di chiodi e galline (nel mondo onirico tutto è possibile – questo l’ho già detto), noi avremmo raggiunto una qualificazione della realtà composta da “assenza ultima” e “degenerato” che, arbitrariamente, dichiaro si compendino in “CAOS”.

DISSERTAZIONE 4: tranquilli, siamo al risveglio, una doccia scaccerà via la sensazione di violenza che, presumo, dovrebbe avervi colto se siete riusciti a resistere fino ad ora senza provare conati di vomito. Il “CAOS” è il luogo (onirico?) in cui precipita ogni ragionamento circa “l’universo mondo” e la Realtà Assoluta che lo circonda. E’ composto da frazioni di realtà (esistente) non percettibile dall’Uomo, e da altri brandelli della medesima realtà in una qualche misura raffigurata in maniera alterata. Quanto ampio, esteso e consistente sia questa zona del mondo onirico è un altro dei frammenti che compongono e costituiscono il “CAOS” che, in quanto tale, non è conoscibile o misurabile.

Abbiamo, forse, definito il “Caos” ed abbiamo sostenuto che questa sezione de “l’universo mondo” è inavvicinabile. Abbiamo, però, scordato o relegato in secondo piano, la porzione del medesimo luogo onirico rappresentata dagli strati sottostanti de “l’assenza umana”, quelli che, per intenderci, precedono “l’assenza ultima”.

UN PASSO INDIETRO 2:
Si tratta della o delle sezioni (per semplicità concedetemi di usare il singolare) costituita da Realtà, da “universo percettibile” (per tornare all’originaria definizione) non esperibile dall’uomo senza l’ausilio di attrezzature tecnologicamente più o meno avanzate (…).

E’ in questa sezione de “l’universo mondo” che si sviluppa il dibattito scientifico, filosofico, spirituale (…) che tanto appassiona gli uomini (anche noi del forum), fonte di continue discussioni e dibattiti che spesso sfociano in liti più o meno violente, se non addirittura in sanguinose guerre (basti pensare ai conflitti connaturati alla diversa percezione della religione e spiritualità).

Mi sembra di poter affermare di esser giunto alla conclusione del mio viaggio. Sono, forse, riuscito ad arrivare all’individuazione razionale (quanto me lo direte voi) dell’area che io chiamerei del “conflitto umano” e sono anche riuscito a determinare che tale area è connaturata alla “percezione” che, a sua volta, è processo irrinunciabile che ci conduce all’Uomo e alla sua essenza e da questo inscindibile. Starei per dire che il conflitto, il CAOS, l’inconoscibile, la vulnerabilità e quant’altro, siano elementi caratterizzanti e qualificanti dell’uomo che appunto è immerso in una realtà che, non so se per volere di un qualche Dio (forse burlone), è come raggiunta da un’unica luce, ma essendo “l’Universo mondo”, ovviamente con l’Uomo al suo interno, posto in maniera tale da essere illuminato da questa fonte di luce solo irregolarmente, tanto da non rendere possibile che tutti i suoi angoli, spazi e strati ottengano la stessa quantità di luce, per cui abbiamo: una zona assolutamente esposta alla luce (Realtà sperimentabile direttamente dall’uomo e in quanto tale non posta in discussione – il fuoco brucia); una zona in leggera o accentuata penombra (la teoria della stratificazione ci consente anche di ipotizzare diverse e sempre più complesse zone di penombra – Realtà non sperimentabile direttamente dall’uomo – l’esistenza dei buchi neri, gli ultrasuoni…); un altro sobborgo della medesima metropoli posto completamente in ombra, in cui i nostri occhi (quelli della mente) non possono arrivare e che è origine di tante sublimi speculazioni e di tanti eccelsi pensieri (basti pensare alle diverse, poetiche, incredibili raffigurazioni dell’Infinito che si è fatto l’Uomo nel corso della sua esistenza). E’ ovvio che tale concezione esclude la possibilità di ricomporre i conflitti e non ammette alcuna soluzione ai problemi e dubbi che avvolgono l’agire umano.

Ho finito! Il sogno si è interrotto.
Ossevo questa mia polluzione notturna, questa “scoria della mente” e non so proprio cosa farne:
Che se ne farà mai la gente di tanto pattume?
Comunque, oggi è un altro giorno…
Dove la metto? Non lo so.
La prima discussione che mi viene in mente.


Un saluto a tutti
visechi is offline  
Vecchio 13-05-2002, 09.19.42   #16
VanLag
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Col tuo lungo post, sei, forse, riuscito ad arrivare all’individuazione razionale dell’area del “conflitto umano”, scusami se è poco, ed il fatto che tu non ti firmi Baricco o Eco per me è ininfluente.

L’auto ironia è bella, ma quanto è reiterata ed ossessiva, come nel caso di questo post, rischia di produrre lo strano effetto per il quale si “butta via il bambino assieme all’acqua sporca". Ciò che è pattume per alcuni per altri può avere valore!!!!

Non so se mi sono capito…..

Ultima modifica di VanLag : 13-05-2002 alle ore 09.22.29.
VanLag is offline  
Vecchio 13-05-2002, 10.09.54   #17
visechi
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L'autoironia è utile per evitare di prendersi troppo sul serio e montarsi la testa paragonandosi a Baricco o Eco... io son convinto di essere NIENTE e di questa convinzione, con un atteggiamento dimesso, mi permetto di farne una bandiera che mi consente di avvicinarmi (solo avvicinarmi) ai problemi in modo non aristocratico.


Ciao
visechi is offline  
Vecchio 13-05-2002, 16.20.25   #18
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Scusa, mi sono reso conto, un pò in ritardo, che la mia ultima risposta potrebbe risultare un pò caustica. Non era mia intenzione essere scortese.
Quando parlo di pattume mi riferisco esclusivamente alle mie elucubrazioni, non certo al contenuto della discussione e tantomeno agli interventi degli altri partecipanti


Ciao
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Vecchio 13-05-2002, 16.42.15   #19
VanLag
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Ma io volevo proprio dire che mi sembra tutt’altro che “pattume” ciò che scrivi e dici ed aggiungevo che l’eccessiva auto ironia può svilire i contenuti di un discorso che, invece, ha un suo valore in se.
Analogamente l’accenno ad Eco e Baricco, non era in tono ironico ma, voleva proprio dire che, per me, una persona può scrivere cose interessanti senza chiamarsi necessariamente con un nome altisonante. Altrimenti ricadremmo nell’assurdo che se l’ha scritto Tizio allora va bene, perché è famoso, mentre se la scritto Caio, che non è famoso, allora è una scemenza.
Questa sarebbe un’abdicazione del senso critico in cui non vorrei cadere.

Forse mi ero espresso male anche io.
VanLag is offline  

 



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