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Vecchio 04-01-2006, 17.59.34   #1
Pecci Gabriele
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-12-2005
Messaggi: 38
Charles Bukowski

Splash

L'illusione è che tu semplicemente
stia leggendo questa poesia.
La realtà è che questa è
più di una
poesia.
Questo è il coltello
di un accattone.
è un tulipano.
è un soldato che marcia
attraverso Madrid.
questo sei tu sul tuo
letto di morte.
questo è Li Po che ride
sottoterra.
no, non è una dannata
poesia.
è un cavallo
che dorme.
una farfalla dentro
il tuo cervello.
questo è il circo
del diavolo.
e non la stai leggendo
su una pagina.
è la pagina che legge
te.
la senti?
è come un cobra.
è un'aquila affamata
che sorvola la stanza.
questa non è una poesia.
la poesia è barbosa,
ti fa venire sonno.
queste parole ti incitano
a una nuova
follia.
ti ha toccato la grazia,
sei stato spinto
dentro una
abbacinante regione di
luce.
adesso l'elefante
sogna insieme
a te.
la volta dello spazio
curva e ride.
adesso puoi morire.
tu puoi morire adesso come
si doveva morire da uomini:
grande,
vittorioso,
con l'orecchio alla musica,
essendo tu la musica,
che romba,
romba,
romba.

Charles Bukowski
Pecci Gabriele is offline  
Vecchio 04-01-2006, 18.02.10   #2
Pecci Gabriele
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-12-2005
Messaggi: 38
Questa è la poesia di Bukowski che più di altre ha ispirato il mio modo di scrivere.. e ripensando a queste righe, ho scritto la mia Poesia. Questo è quello che intendo per un pugno dritto allo stomaco.


LA POESIA



La poesia
Metafore che spiegano o tentano di spiegare un sentimento
La poesia può essere come una carezza materna che ti sfiora appena..
O come un pugno dritto allo stomaco.
Ma mentre la prima ti tocca solo per un momento,
per poi scivolarti addosso..
La seconda ti lascia il segno..
e si sente..
È come un pugile esperto che ti lavora ai fianchi..
E ti stende prima del 2 round..
E tu sei lì impietrito
fermo al centro del ring
fermo a fissarla.. quasi scioccato.
la guardi dritto negli occhi..
e la senti arrivare..
è un attimo.
e sai.. che ormai è troppo tardi.
Ti ha già preso.
Hai abbassato la guardia.
E mentre ti lasci cadere al tappeto sconfitto,
e le tue convinzioni muoiono,
allora.. e solo allora capisci davvero
qual' è il suo vero significato..
lo scopo di tutto
lasciarti senza difese..
per aprire le strade della tua mente..
ad un nuovo pensiero.



Pecci Gabriele
Pecci Gabriele is offline  
Vecchio 04-01-2006, 18.03.25   #3
Pecci Gabriele
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-12-2005
Messaggi: 38
Ho voluto citarla per leggere quali possono essere invece le vostre opinioni a riguardo di questo scrittore ai più mal visto, e molto criticato a suo tempo, per il modo personale di scrivere giudicato da molti forse troppo forte e violento nel raccontare il suo modo di vivere e intendere la vita..
Pecci Gabriele is offline  
Vecchio 04-01-2006, 18.22.08   #4
Pecci Gabriele
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-12-2005
Messaggi: 38
Per chi non ha mai letto (vi consiglio di farlo) un suo libro, questa è la sua biografia.



Henry Charles Bukowski nasce il 16 agosto del 1920 ad Andernach, in Germania. Due anni dopo la sua famiglia si trasferisce a Los Angeles. La vita negli States non è facile, sono gli anni della depressione economica, la situazione familiare non è delle più felici. Racconterà le vicende della sua giovinezza nel romanzo Panino al prosciutto. Nel 1938 si diploma alla L.A. High School, subito dopo comincia a lavorare come magazziniere, ma è un mestiere che non fa per lui. Si licenzia e, dopo una violenta lite con il padre, lascia casa e va a vivere in squallide camere in affitto. Tira avanti facendo piccoli lavoretti, spendendo tutto quello che ha per bere. E’ protagonista di continue risse, vive come un barbone.
E’ il periodo più buio della sua vita. Cambia continuamente città, New Orleans, San Francisco, St. Louis, Philadelphia. Arrestato per renitenza alla leva, viene subito scarcerato. Nel frattempo scrive e manda i suoi racconti e le sue poesie alle più importanti riviste dell’epoca. Nel 1944 viene pubblicato il suo primo racconto. Le cose però non cambiano. Ha una lunga storia con Jane Baker, sono gli anni in cui viene assunto all’ufficio postale, dopo aver cambiato decine di lavori, anni raccontati nei suoi romanzi Factotum e Post Office.
Dopo una sbornia con la compagna Jane, alcolizzata come lui, è vittima di una abbondante emorragia, viene ricoverato in condizioni disperate, ma si salva grazie alle trasfusioni di sangue donatogli dal padre. Non smette comunque di bere. Va all’ippodromo, scommettere sui cavalli, rimane spesso al verde, si ubriaca regolarmente, scrive tutte le notti poesie e racconti. Nel 1959 gli vengono pubblicate otto poesie sulla rivista Harlequin. La direttrice della rivista, Barbara Frye si invaghisce di lui, gli scrive proponendogli di sposarla, lui accetta. Si separarono due anni dopo. Nel 1962, pubblica la prima raccolta di poesie, It Catches my Heart from my Hands. In questo periodo la sua ex compagna Jane viene stroncata dall'alcool e anche suo padre muore.
Lui beve sempre di più, ma collabora anche sempre più spesso con riviste letterarie underground come Epos, Outsiderl Breakthru. Nel 1964 ha una figlia, Marina, nata dall'unione con Frances Dean, una giovane poetessa. Collabora con il settimanale underground Open City, dove tiene la rubrica “Nofes of a Dirty Old Man”(Taccuino di un vecchio sporcaccione). Vuole diventare scrittore a tempo pieno, così si licenzia dall’ufficio postale all’età di 49 anni. Si separa da Linda King, la donna di cui parla nel suo romanzo Donne, viaggia di continuo per tenere i suoi reading che spesso finiscono con lui ubriaco e il pubblico esaltato. Nel 1976, alla fine di una lettura, conosce Linda Lee Beighle, la donna che vivrà con lui fino alla sua morte. Linda riesce a fargli cambiare abitudini di vita, a diminuire il suo consumo di alcool e le cose cominciano ad andare meglio. Tra una corsa all’ippodromo e l’altra scrive e pubblica Generale Tales of Ordinary Madness (Storie di Ordinaria follia), altri racconti e i suoi romanzi più famosi. Nel 1987 scrive la sceneggiatura del film Barfly, per il regista Barbet Schroeder, raccontando le vicende del giovane Hank Chinaski, interpretato da Mickey Rourke. Vive in serenità e agiatezza con Linda e una schiera di gatti nella sua villa, a San Pedro, California. Nel 1988 si ammala di tubercolosi, ma continua a scrivere e pubblicare libri fino a quando, il 9 marzo 1994, all’età di 74 anni, muore, stroncato dalla leucemia.
Pecci Gabriele is offline  
Vecchio 04-01-2006, 18.29.25   #5
Pecci Gabriele
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-12-2005
Messaggi: 38
E' morto a 74 anni l'autore di "Storie di ordinaria follia".
Girovago, alcolista, rifiutato dalla società americana, conobbe la gloria in Europa. E divenne una leggenda.
di Fernanda Pivano


Charles Bukowski è morto l'altro ieri in un ospedale di San Pedro (California), dov'era ricoverato per leucemia. Aveva 74 anni. Dai suoi libri sono stati tratti due film famosi: "Storie di ordinaria follia" di Marco Ferreri e "Barfly" di Barbet Schroeder.
E' morto Charles-Henry-Hank Bukowski, sposato con la dolcissima Linda Lee Beighale, padre di una figlia ormai adulta avuta dalla prima moglie: è morto di leucemia o di polmonite o delle orribili cose di cui si muore a conferma che la vita non è così bella come cercavamo di fargli credere, circondato dai fiori coltivati da Linda e dai tre gatti raccolti qua e là perché non morissero di fame.
Ora arriveranno le cronache, i soliti pettegolezzi, li dovremo anche raccontare ma c'è una cosa che vorrei dire per prima: che Bukowski era un grandissimo scrittore, uno scrittore nato, un narratore della levature forse di un Hemingway, certo di Norman Mailer (e con l'ambizione di entrambi), uno scrittore nato che si metteva lì, con gli occhi socchiusi da animale braccato e quel sorriso alla Mickey Rourke, a rispondere sottovoce, lentamente a una domanda finchè la risposta non prendeva forma e diventava intensa.
Così, presto, ci accorgevamo di ascoltare un racconto, di quelli che poteva benissimo pubblicare, intensi, disperati come tutto quello che scriveva, senza futuro, sempre intrisi di dolore, senza speranza e senza sorriso: solo in compagnia del vuoto di chi ha conosciuto la sabbia portata dal vento tra le immondizie e gli scarafaggi su pareti senza colore.
Passavo giornate intere con lui, dal tramonto quando tornava dalle corse, felice se guadagnava 25 dollari molto più se gli avevano stampato 500 mila copie di un libro. "Che cosa racconterai ora che hai raccontato tutto anche della tua infanzia?", gli chiedevo. "Non ti preoccupare", mi diceva sornione.
Avrà pubblicato anche la storia della sua morte? Da mesi non riuscivo a parlargli; rispondeva al telefono una voce femminile, forse era una governante, o un'infermiera, mai quella di Linda. Quando fecero a Venice un manifesto per la guerra del Golfo, Silvia Bizio, nostra comune amica, mi disse che Bukowski non andò, ma per la prima volta scrisse tre poesie contro la guerra. Le recapitò a Linda e Linda le lesse forte per lui. "Non stava bene", disse; e a Natale mandò a Silvia un biglietto di auguri, spiegando che Hank non era ancora guarito.
Voleva essere chiamato Hank; Henry non lo voleva perché glielo avevano dato i genitori, Charles era troppo solenne e poi quello preferito dagli editori. Questi erano Barbara e John Martin della Black Sparrow di Los Angeles, una piccolissima casa editrice di Santa Barbara nata nel 1966 quando Martin, allora capo di una ditta di forniture per uffici, vendette la sua collezione di "prime edizioni" e pubblicò il primo libro di un bevitore famoso, di quelli che bevono nei bar dei marinai, si azzuffano con tutti e finiscono a bere da soli distesi sul pavimento: era poesia esplicita e la prosa ricordava lo stile di Henry Miller. Martin gli offrì 100 dollari al mese perché lasciasse il suo lavoro di fattorino alle poste e lavorasse soltanto a un romanzo. Bukowski lo ascoltò e abbandonò l'impiego: alla fine di un gennaio telefonò dicendo che il romanzo era finito.
Con quella telefonata iniziò la sua carrira di scrittore e anche la fortuna dell'editore. John Martin così sintetizzò il loro incontro: "Il signor Rolls incontra il signor Royce". Intanto Bukowski si conquistò un pubblico facendo uscire qua e là frammenti e racconti sulle riviste che allora si chiamavano underground. La collaborazione più regolare fu quella con Open city, dopo quella al Los e al Los Angeles Free Press; su quel giornale tenne una rubrica chiamata Note di un vecchio sporcaccione che segnò il suo ingresso (1969) nella galleria di letterati della casa editrice di Lawrence Ferlinghetti, la City Lights Books. Il libro fu accolto con disprezzo dalla critica dell'establishment ma Bukowski aveva ormai un suo pubblico che lo andava ad ascoltare ai readings di poesia e non cercava soltanto in lui il "poeta" ma il "poeta maledetto".
Nel 1971 uscì Post Office, il suo primo romanzo, scritto in diciannove giorni, che racconta le sue avventure di postino con donne per lo più mitomani incontrate nelle ore di lavoro e rivela uno stile già molto scaltro nell'uso sia del linguaggio vernacolare sia di un'autoironia non ancora intrisa di cinismo ma già abbastanza densa da sfiorare una personalissima denuncia sociale mescolata ad un forte individualismo anarchico.
Nel 1980, quando facemmo un'intervista di 150 pagine, la sua adolescenza, la sua infanzia, la sua giovinezza, risultarono con una chiarezza ormai priva di dubbi; e intanto Bukowski continuava a regalarci storie su storie e due film dei quali chiacchieravamo nella sua stanza di soggiorno, dove un anno gli riempirono il camino di 51 bottiglie di birra (una di scorta) per festeggiare il cinquantesimo compleanno. Mi faceva cucinare da Linda un minuscolo pesce arrosto e beveva a tavola acqua di Perrier al sapore di cilegia. Poi ritornava a bere nel suo studio del primo piano dove da grande ubriaco si metteva a correggere con minuzia da stilista le pagine scritte la notte precedente.
Quando uscivo mi baciava la mano come uno studente inglese dell'800 e mi porgeva una rosa della sua siepe, lì sulla porta d'ingresso. Un giornalista italiano non ci credette; gli chiese se era vero. Bukowski insaccò il collo da King Kong come faceva quando gli giravano le scatole e disse: "Certo che è vero. Viene qui questa gentile signora che ha passato la vita ad aiutare i nostri libri in Italia: cosa volete che faccia, che la stupri?".
Pecci Gabriele is offline  
Vecchio 04-01-2006, 19.06.53   #6
Pecci Gabriele
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CHARLES BUKOWSKI
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Pecci Gabriele is offline  
Vecchio 08-01-2006, 13.43.04   #7
porompo
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Messaggi: 1
Dopo mezzoora di post su Hank bukowski..... nn lo trovo più ..che vò fà mi accontento sfinito di postare questa poesia

Sii gentile
-Charles Bukowski

ci viene sempre chiesto
di comprendere l'altrui
punto di vista
non importa quanto sia
antiquato
stupido o
disgustoso.

uno dovrebbe
guardare
agli errori degli altri
e alle loro vite sprecate
con
gentilezza,
specialmente se si tratta di
anziani.

ma l'età è la somma
delle nostre azioni.
sono invecchiati
malamente
perché hanno
vissuto
senza mettere mai a fuoco,
hanno rifiutato di
vedere.

non è colpa loro?

di chi è la colpa?
mia?

a me si chiede di mascherare
il mio punto di vista
agli altri
per paura della loro
paura.

l'età non è un crimine

ma l'infamia
di un'esistenza
deliberatamente
sprecata

in mezzo a tante
esistenze
deliberatamente
sprecate

lo è.
porompo is offline  
Vecchio 10-01-2006, 21.44.54   #8
florinda
Ospite
 
Data registrazione: 20-12-2005
Messaggi: 5
"vomiti dal culo / sgrani gli occhi / e ti avvicini strisciante /a te stesso / e vomiti / vomiti dal tuo cazzuto buco di culo / merda! / oh merda, puzzi / e fai schifo / vomiti / dal tuo dannato buco di culo /merda se fai schifo / e ti prendi in giro / i tuoi occhi che roteano / girano le orbite / e vomiti gli occhi dal culo / dal tuo culone enorme /quel tuo grosso enorme culone / che schizza cacca ovunque / e ora vomito dal culo."

grazie a Charles Bukowski per la sua schietta configurazione,
e fonte d'ispirazione
florinda is offline  

 



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