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Vecchio 16-01-2006, 03.31.35   #1
Flaviacp
Ospite
 
Data registrazione: 10-07-2005
Messaggi: 30
etica e conflitti

16 gennaio



etica&conflitti

E' un po' di tempo che sto ponendomi delle domande circa l'etica e leggere il saggio di psicologia umanistico-esistenziale che mi servirà per il prossimo esame non ha fatto altro che darmi nuovi spunti di riflessione.
Risulta evidente che gli individui nascono e crescono ingabbiati in una fitta rete di leggi e convenzioni etiche impostegli da circostanze quali l'epoca ed il luogo in cui vivono, la religione che professano, la società di cui sono parte.
Nonostante ciò io credo che ciascun uomo abbia una propria soggettiva scala dei valori che talvolta si trova in accordo con la ferrea morale eteronoma che determina il nostro fare o meno parte di una comunità, talaltra -viceversa-è ad essa difforme.
E' uno dei principali obiettivi perseguiti dall'individuo quello di costituire una propria legge morale in base alla quale agire.
A questo punto della mia riflessione mi chiedo come si possa parlare di etica-volendo intendere per etica quella personale e non quella imposta- se questa vive di un relativismo assoluto differenziandosi da soggetto a soggetto.
Deve dunque esistere un cardine che, accomunando le singole scale dei valori personali, identifichi l'etica come tale facendo sì, in altri termini, che un'azione possa essere riconosciuta come etica o meno.
Dove riscontrare tale punto di contatto?
Sarà plausibile stabilire che un'azione dettata dall'istinto miri al soddisfacimento di un impeto-per lo più fisico- immediato ed intenso; un'azione dettata dalla razionalità sarà tale,viceversa, laddove lo scopo sarà ,previa riflessione, il perseguire il proprio bene; infine, un'azione seguirà l'etica quando il fine ultimo dell'agire sarà rappresentato dal bene altrui.
Dopo questa breve attribuzione di definizioni ho ipotizzato che talvolta la razionalità possa trovarsi in disaccordo con l'etica; cosa fare, dunque, se perseguire il proprio bene od interesse si trova in conflitto con il bene del prossimo?
Abbandonare il proprio obiettivo, anelato dapprima istintivamente e successivamente approvato dalla ragione, in virtù del bene altrui?
Sarà questo da considerare etico? Anteporre il bene altrui al proprio?
Non si sovvertirà così la primaria legge naturale che prescrive di perseguire anzitutto il proprio bene?
Ed agire, al contrario, senza curarsi degli altrui bisogni, procedendo diritti per la propria strada non sarà calpestare la propria legge etica in virtù del mero egoismo??
E qual'è il ruolo dell'egoismo nella scelta dei giudizi di valore che guideranno il nostro agire?
...La virtù sta nel mezzo mi insegna Aristotele; e allora sarà opportuno mediare e curarsi degli altri se non per perseguire obiettivi considerati di primaria importanza; o magari anteporre il proprio interesse al bene altrui allorquando il danno recato sarà minimo.

Tuttavia una sfruttata espressione sottolinea che "errare è umano";
l'errore appartiene alla dimensione dell'umano, dunque fino a che punto sarà opportuno cercare una legge morale che escluda l'errore?
L'errore richiede un suo spazio innegabile nell'agire umano che, privato di questo elemento, non sarebbe più tale.
L'errore è giustificabile in quanto inconsapevole; ma un errore consapevole; sbagliare sapendo da principio di commettere uno sbaglio, di sovvertire i propri principi morali ,è giustificabile?
Fino a che punto la propria individialità, la propria peculiare soggettività, il seguire le tendenze di una presunta natura giustificano il nostro agire, il nostro errare?

Personalmente posso affermare di non aver commesso negli ultimi mesi un solo errore senza sapere sin dall'inizio quel che stavo facendo, senza aver precedentemente ponderato le mie azioni.
Ogni mia azione è stata la conseguenza di un'attenta riflessione che è terminata con una scelta: quella di anteporre i miei istinti ed i miei desideri al bene altrui.
E allora? sono da condannare! Lo spazio dell' io è il mio tribunale, la mia legge etica il metro...ed io stessa il giudice...
colpevole è la sentenza.

Certo, non è giusto che la riflessione diventi un mio svantaggio, non è giusto che coloro i quali sbagliano per mancata riflessione vengano assolti ed io no.
Lascio anche al mio agire lo spazio dell'errore, consapevole o inconsapevole che sia, ripromettendomi però una ferrea autogestione che non mi trasformi nel mostro egoista e spietato che non sono e che mai vorrò essere!
Flaviacp is offline  
Vecchio 16-01-2006, 11.46.54   #2
Flaviacp
Ospite
 
Data registrazione: 10-07-2005
Messaggi: 30
sigh nessuno mi risponde
Flaviacp is offline  
Vecchio 16-01-2006, 12.24.26   #3
VanLag
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Messaggi: 2,959
Re: etica e conflitti

Citazione:
Messaggio originale inviato da Flaviacp
Deve dunque esistere un cardine che, accomunando le singole scale dei valori personali, identifichi l'etica come tale facendo sì, in altri termini, che un'azione possa essere riconosciuta come etica o meno. Dove riscontrare tale punto di contatto?
Nel “libro dei riti” (Li Chi), che è un antico testo cinese, si legge: “E’ la forza della morale che fa in modo che il cielo e la terra agiscano di conserva , che le quattro stagioni siano in armonia, che il sole e la luna brillino, che le stelle e gli altri astri seguano il loro corso, che l’acqua scorra, che le cose umane prosperino, che il Bene sia separato dal male, che la serenità e la collera trovino la loro giusta espressione, che gli inferiori ubbidiscano, che i superiori siano illuminati, che tutto nonostante il suo mutare non abbia a cadere nel caos.”

Questa credo sia una delle più belle definizioni dell'etica in senso oggettivo.... che suggerisce che l’etica è un’azione che non turba la “norma”, non rompe l’equilibrio, non violenta la realtà che ci circonda…. E così, com’è fuori, possiamo trovarla nel nostro animo, perché, chi di noi non aspira all’armonia, alla bellezza, alla pace, alla qualità, etc?
Citazione:
Messaggio originale inviato da Flaviacp
Dopo questa breve attribuzione di definizioni ho ipotizzato che talvolta la razionalità possa trovarsi in disaccordo con l'etica; cosa fare, dunque, se perseguire il proprio bene od interesse si trova in conflitto con il bene del prossimo?
Hai fatto un sacco di domande ed anche difficili..... comunque, premesso che analogo dubbio attanaglia spesso anche me e che anche io sono a caccia di risposte, tutto quello che mi viene in mente, per dirimere il problema, è la massima confuciana: - Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te – questo indipendentemente da considerazione di etica e morale, può essere un buon metro di misura.


Ultima modifica di VanLag : 16-01-2006 alle ore 12.31.34.
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