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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-01-2006, 15.40.48   #1
ale_x_andru
Ospite
 
Data registrazione: 19-01-2006
Messaggi: 6
Post Perchè momentanei?

Perchè momentanei?
Il tempo è un concetto pesante, implica un grande sforzo intellettuale il solo immaginarselo, per non parlare di un'eventuale disquisizione su tale argomento. Si può affermare con coscienza di causa che il tempo ci circonda, noi siamo imbevuti di tempo in quanto esso è alla base di tutti i nostri cinque sensi. Non a torto alcuni rinominano il concetto, la "quarta dimensione" impone di riconsiderare il nostro sistema di coordinate: lungezza, profondità, altezza, tempo. Ma come lo misuriamo in realtà?
Il tempo non si vede, non si tocca, non si sente, non si gusta ne tantomeno lo si annusa. Eppure esso è ineluttabile, lo sperimentiamo sulla nostra "pelle", e ne siamo spaventati, è inutile negarlo.
Abbiamo associato al concetto termini come scorrere, fluire, passare.
Il tempo scorre, il tempo fluisce, il tempo passa.
Cosa vuol dire passa? é forse il tempo infinito?
Visto che non è passato, e non passerà, allora quando è iniziato?
Forse il principio non ci spaventa, in fondo viene considerato un avvenimento positivo, ma la fine?
Per la nostra natura di concepire idee e sentimenti sappiamo che finirà, si terminerà un processo che tuttora resta incompreso.
Oppure la fine toccherà a qualcos'altro, non possiamo estranearci dal fatto che noi siamo tempo, siamo tutto ciò che ci circonda finchè esistiamo, ammettiamo l'esistenza di corpi ed entità estranee solo per poterle identificare e catalogare.
Ma torniamo a misurare, contare il nostro tempo.
Come possiamo raffigurarlo?
Una linea? Un cerchio?
Entrambe queste figure geometriche sono dense di significati intrinseci, ognuna di esse infatti è un insieme infinito di punti. Ecco che il tempo diventa infinito. Ma come può essere ciò?Infinito?
Alle elementari era bello e stimolante vedere i dinosauri e gli uomini-scimmia in fila su una linea retta, che iniziava e si concludeva sul foglio.
Eravamo noi a disegnarla, il nostro sesto senso ci permetteva di percepire il tempo con gli altri cinque.
Alle medie aspettavamo l'ora dell'esame con ansia e apprensione e lunghi attimi scivolavano su noi prima di essere richiesti in aula, i professori seduti a semicerchio e tu pronto a disertare. Poi due secondi e avevi finito, libero d'estate.
In tarda adolescenza ammaliavamo tutti i sensi, compreso quello del tempo, con i benefici dell'alcool.
Una volta maturi, a patto che lo si diventi, rispettavamo gli orari e prendevamo appuntamenti a ripetizione, si tralasciava mangiare e dormire per non perdere tempo.
Il tempo perso poi ci sommergeva di impegni e di rammarico per le cose incompiute nella nostra terza età, ma noi rimandavamo tutto a buon rendere.
Poi l'ultimo istante, adesso vediamo concretamente la nostra vita, il nostro tempo. Ne siamo stati condizionati e abbiamo agito in piena consapevolezza di non essere liberi, nonostante le dicerie. Abbiamo sempre aspettato, chi ha agito ha aspettato, chi ha predetto è stato sfatato perchè alla fine il cerchio si è chiuso. Proprio per questo motivo abbiamo paura.
Rivedere i propri passi è doloroso, ripercorrerli può essere terribile.
Nulla è, insieme a tempo, un'altra parola difficile da aggiungere allo scibile umano, ma proprio per questo la evitiamo. In questo frangente finale realizziamo la nostra vita e la concentriamo in un momento. Ne estraiamo i contenuti principali e ci chiediamo: Saremo ricordati? Ed allora la paura svanisce,il nulla e il tempo non ci spaventano più, perchè ormai noi siamo morti.
Il nostro momento è passato.
Il nostro tempo è finito.
La nostra linea, il nostro cerchio, non avevano poi così tanti punti.
ale_x_andru is offline  
Vecchio 23-01-2006, 17.39.28   #2
r.rubin
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
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Re: Perchè momentanei?

Citazione:
Messaggio originale inviato da ale_x_andru
Il nostro tempo è finito.
La nostra linea, il nostro cerchio, non avevano poi così tanti punti.

e che ne sappiamo che non andremo in paridiso o all'inferno, oppure che muoriamo e rinasciamo su questa terra, oppure su un altro pianeta?
La certezza della mortalità è la certezza più irrazionale che un essere razionale possa sostenere con tanta sicurezza!
cioè... è vero che la "morte" è certa. Ma non è per niente certo che la morte sia eterna!!!!
r.rubin is offline  
Vecchio 23-01-2006, 19.03.00   #3
ale_x_andru
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Re: Re: Perchè momentanei?

Citazione:
Messaggio originale inviato da r.rubin
e che ne sappiamo che non andremo in paridiso o all'inferno, oppure che muoriamo e rinasciamo su questa terra, oppure su un altro pianeta?
La certezza della mortalità è la certezza più irrazionale che un essere razionale possa sostenere con tanta sicurezza!
cioè... è vero che la "morte" è certa. Ma non è per niente certo che la morte sia eterna!!!!


beh, ma visto che nessuno è tornato indietro per raccontarlo vuol dire che per quanto riguarda il nostro mondo è vero.
lo so che è una spiegazione banale ma è quella che vige al momento.
infatti anche per me è difficile pensare a qualcosa di eterno, ed infatti il messaggio era quello. la morte è solo un cambiamento al quale saremo sottoposti tutti, ma è pur sempre un cambiamento in tutti sensi. credo.
ale_x_andru is offline  
Vecchio 23-01-2006, 19.34.31   #4
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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Dunque dunque... si parla di morte, un argomento a me caro... ho da fare, perciò, una domanda...

... eccola qua: la propria "morte" è esperibile?

Ultima modifica di nexus6 : 23-01-2006 alle ore 19.35.53.
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Vecchio 23-01-2006, 19.39.28   #5
z4nz4r0
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continuità spezzate

credo che il discorso si faccia più manipolabile e più interessante se trattato in termini di memoria.
Non ricordo niente di ciò che è 'accaduto' prima della mia nascita, almeno come ora la intendo, ma neanche ricordo come ho passato le prime ore fuori dalla pancia di mia madre (ma anche giorni, mesi, anni). Eppure in una qual incerta misura mi fido del fatto che le descrizioni storiche corrispondono a dei vissuti verosimili, sono compatibili con la mia attuale esperienza. Riesco persino ad immaginare come avrei vissuto se fossi nato in un certo periodo.. Mi capita anche di avere dei ricordi che a distanza di anni non so più riconoscere se appartengano ad un sogno o ad una esperienza vissuta ad occhi aperti.
z4nz4r0 is offline  
Vecchio 23-01-2006, 20.37.17   #6
ale_x_andru
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Citazione:
Messaggio originale inviato da nexus6
Dunque dunque... si parla di morte, un argomento a me caro... ho da fare, perciò, una domanda...

... eccola qua: la propria "morte" è esperibile?

sinceramente non credo che la morte sia esperibile come la intendiamo noi attraverso i cinque sensi e la normale intelligenza che ci accompagna.
ale_x_andru is offline  
Vecchio 23-01-2006, 22.51.07   #7
nexus6
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...edipo confuso...

Citazione:
Messaggio originale inviato da ale_x_andru
sinceramente non credo che la morte sia esperibile come la intendiamo noi attraverso i cinque sensi e la normale intelligenza che ci accompagna.
Mmhm... alexandro... la tua risposta non mi soddisfa appieno... poichè mi chiedo: se la nostra "morte" non è esperibile, come facciamo a sapere quando muoriamo? E se non la consideriamo esperibile come facciamo a considerarla non esperibile? E se non la consideriamo esperibile come facciamo, più semplicemente, a parlarne?

Se nexus non esperisce una cosa nello spaziotempo e quella cosa non ha nessun effetto su di esso, vuol dire che quella cosa, per nexus, è come se non esistesse; dunque, per economicità, nexus elimina questo concetto alieno e superfluo...

Ma come... non ha nessun effetto su di esso! Per le altre persone nexus muore! Sì, ma nel tempo delle altre persone...
... il proprio tempo invece pur essendo finito, è illimitato come una superficie di una sfera...

Ma no! Nexus è nato e dunque il suo tempo non è affatto illimitato! Sì, ma solo in un sistema di riferimento esterno succede ciò...
... prima di nascere, nexus non c'era e nemmeno il suo tempo, dunque per esso non vi è mai stata nascita e non vi sarà mai morte...

Macchè! Allora nexus si considera un immortale?!? Nel suo tempo sì, data la non esperibilità della nascita e della morte; nel tempo altrui no...

Però... che posizione ambigua...



Più ambiguo ancora, è chi si crede una "persona"... e non una mera successione di istanti quadridimensionali nello spaziotempo che sussiste come "ente" solo in forza di "ricordi" degli istanti passati...


ps. sono salito su da Tyrell e dopo averlo umiliato a scacchi, esso non mi ha dato soddisfazione e dunque mi sono rivolto a Voi in seguito al mio tragico e mitologico gesto...

Ultima modifica di nexus6 : 23-01-2006 alle ore 22.54.15.
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Vecchio 24-01-2006, 09.12.58   #8
maxim
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Più ambiguo ancora, è chi si crede una "persona"... e non una mera successione di istanti quadridimensionali nello spaziotempo che sussiste come "ente" solo in forza di "ricordi" degli istanti passati...

E' una domanda che mi sono posto parecchie volte...aspetta, aspetta...

Quindi tu pensi che l'esistere in questa dimensione possa essere ricondotto ad un semplice fatto di "memoria". Io esisto perchè ricordo. Se perdessi improvvisamente la memoria non sarei più nessuno, non saprei come muovermi e dove andare...senza la mia memoria io non avrei senso di esistere se non per gli altri che, provvisti di memoria, saprebbero costruirne una storia.
Come vedi allora una "persona" in stato vegetativo?


Se ragionamo in termini di evoluzione la morte è successiva alla vita quindi...ad un livello superiore.
Chi è morto è più avanti di noi.
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Vecchio 24-01-2006, 11.38.00   #9
r.rubin
può anche essere...
 
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Re: ...edipo confuso...

Citazione:
Messaggio originale inviato da nexus6
Se nexus non esperisce una cosa nello spaziotempo e quella cosa non ha nessun effetto su di esso, vuol dire che quella cosa, per nexus, è come se non esistesse; dunque, per economicità, nexus elimina questo concetto alieno e superfluo...

Macchè! Allora nexus si considera un immortale?!? Nel suo tempo sì, data la non esperibilità della nascita e della morte; nel tempo altrui no...

ma la mente e il comportamento sono modificabili non solo dall'esperienza, ma anche dall'immaginazione: quando ipotizzo un tipo di futuro, la mia mente e il mio comportamento hanno una reazione, quasi come se l'immagine fosse una realtà sensibile.

la prefigurazione della morte ha una grande influenza sulla vita: l'effetto più classico è l'angoscia.



ps: ti consideri immortale perchè non puoi vivere la tua morte, ma immortale significa che "non muore", non che "non esperisce la propria morte".
r.rubin is offline  
Vecchio 24-01-2006, 12.13.18   #10
Campanellino
l'isola che non c'è
 
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Data registrazione: 14-01-2006
Messaggi: 48
Vi sembrerà una risposta banale, ma io non sentendomi solo materia concepisco soltanto la morte fisica.
Non mi aspetto inferno o paradiso dopo la mia morte e nemmeno una reincarnazione, ma sono talmente convinta di avere un'anima che non posso e non riesco ad associare il termine fine alla parola morte.


Campanellino
Campanellino is offline  

 



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