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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 25-03-2006, 11.14.41   #1
Flaviacp
Ospite
 
Data registrazione: 10-07-2005
Messaggi: 30
alla ricerca della serenità

E’ a mio avviso tanto semplicistico e riduttivo quanto manifesto che il fine ultimo dell’esistenza di ogni essere umano e, più in generale, di ogni essere vivente sia la ricerca di uno stato di stabile serenità o serena stabilità.
Essendo l’uomo la creatura più controversa e complessa tra i viventi è per lui estremamente difficile raggiungere una simile condizione; per gli altri animali, infatti, è sufficiente soddisfare le primarie necessità fisiche e, nei casi di specie particolarmente sviluppate, assicurarsi che l’appagamento di tali bisogni sia duraturo.
La prima difficoltà che l’uomo incontra nel seguire questa sua naturale inclinazione (il raggiungimento della serenità) risiede nell’identificare tale concetto con qualcosa di concretizzabile e tangibile.
Ritengo che il progresso abbia creato un insanabile scompiglio, un irreparabile capovolgimento dei valori che pone l’uomo in una condizione di preoccupazione e confusione. Si tende, infatti, a perseguire come prioritari obiettivi effimeri e superflui quali l’appagamento in ambito lavorativo o una florida condizione economica e, quel che è peggio, si è persuasi che tali traguardi possano rappresentare motivo di felicità.
La società è artefice di questo increscioso equivoco che induce inesorabilmente gli uomini ad incanalare energie preziose verso obiettivi di poco conto che, una volta raggiunti, portano un vago senso di appagamento insufficiente a coprire il grande vuoto ancora presente.
Lo snodo fondamentale della questione si trova in un concetto trito e ritrito ma, d’altra parte, mai preso realmente in considerazione; il concetto ,cioè, secondo cui la strada verso la serenità è una strada da percorrere all’interno e non all’esterno di noistessi.
A mio avviso le realtà di anima e mondo sono strettamente connesse, o meglio, corrispondenti; sono come aperte l’una sull’altra.
L’esterno e l’interno, l’io ed il mondo circostante si influenzano vicendevolmente secondo un processo di interazione, di mutuo scambio, inarrestabile e del tutto naturale.
La “metereopatia” ne è un banale ma efficace esempio.
La reazione difensiva dell’uomo, inerme nei confronti di un mondo sconosciuto ed indomabile, è la tendenza alla chiusura ; egli cerca, attraverso l’impegno in attività estranee e facilmente dominabili, di chiudere la naturale apertura dell’anima nei confronti del mondo, o quantomeno di distrarsi, di ignorare l’enorme ed ingestibile forza esterna che sembra sovrastarlo.
Questo stratagemma in realtà non avvicina la serenità, al contrario la allontana di molto perché rappresenta l’implicita e spesso involontaria rinuncia alla ricerca della stessa.
E’ , dunque, acclarato che il mondo influenza l’anima…ma , come ho detto, le due realtà interagiscono, si influenzano a vicenda.
E’ quindi possibile che sia l’anima ad influenzare il mondo? Certo che si; ed è qui che si trova la chiave per aprire la prima porta sulla strada per la serenità.
Il primo obiettivo da proporsi è fare in modo che sia l’interno a determinare l’esterno in chiave positiva; ad influenzarlo secondo le proprie esigenze e non il contrario.
Non è ovviamente possibile stabilire il clima desiderato né tantomeno determinare gli eventi a proprio piacimento; è però possibile, nonché necessario ai fini del benessere, leggere positivamente quello che il mondo esterno propone.
Ogni realtà, ogni uomo racchiude in sé un immenso potenziale energetico; potenziale che si può sprigionare a favore o a discapito del soggetto e del mondo circostante,intendendo con questo anche l’insieme di individui che lo costituiscono.
L’importanza della serenità non è quindi individuale bensì collettiva; un uomo sereno è anzitutto in grado di esprimere ed imprimere serenità.
La visione olistica dipinge nel modo a mio parere più corretto l’esistenza dell’uomo: questi non è un essere costituito da due realtà separate e spesso in lotta quali corpo ed anima, né tantomeno una realtà avulsa dal contesto in cui è immersa; al contrario l’uomo è una realtà unitaria ed omogenea, corpo ed anima non sono che due estrinsecazioni di tale unica realtà e, come ho spiegato, ogni uomo si trova in una costante condizione di scambio con il mondo.
L’idea di serenità richiama immediatamente l’idea di armonia; è quindi necessario generare, o meglio, riconoscere e rispettare la naturale armonia che esiste tanto tra uomo e mondo, quanto all’interno dell’uomo stesso.
Il rapporto che deve esistere tra anima e mondo è stato ormai chiarito ed è sintetizzabile dicendo che dev’essere l’anima ad influenzare il mondo e non viceversa; per quanto riguarda l’armonia da ritrovare all’interno dell’uomo il discorso è altrettanto semplice e lineare.
Ciascuno ha dentro sé un istinto primordiale che lo induce a ricercare ciò che per sé è piacevole anzi, ciò che è per sé bene.
Platone ci offre un’interessante descrizione delle differenze tra bene e piacere e ci mette in guardia dalle insidie del piacere che spesso viene scambiato per bene.
Non intendo dilungarmi in questa sede in dissertazioni e confutazioni filosofiche ma ritengo che il piacevole possa essere identificato come tutto ciò che, pur portando appagamento, allontana dalla reale serenità anziché avvicinarla; quindi le soddisfazioni lavorative, economiche e, in alcuni casi, relazionali. Queste non sono,sia chiaro, di per sé dannose; l’inganno avvelenatore risiede nella persuasione che tali soddisfazioni siano la chiave verso la serenità. Esse sono viceversa diversivi piacevoli da porre indiscutibilmente in secondo piano.
Il bene è ,invece, l’estrinsecazione e l’espressione del proprio potenziale naturale. Ogni uomo possiede un potenziale che in parte è condiviso da tutti gli appartenenti alla propria specie ed in parte differisce da individuo ad individuo; per natura l’uomo è incline a sprigionare questo potenziale ed è in questo modo che egli realmente si realizza e trova la strada verso la serenità.
Dunque anzitutto rispettare se stessi in quanto uomini ed in quanto individualità e mai, dico mai, perdere di vista quello che la nostra natura quotidianamente ci suggerisce di seguire.
Se un leone, per assurdo, decidesse di venir meno ai propri istinti naturali e smettesse di inseguire le gazzelle e le proprie prede invero morirebbe di fame; gli uomini non muoiono di fame abbandonando se stessi ma avvizziscono lentamente sprecando quello che è il dono più grande, forse l’unico: l’esistenza!
Bisogna far sì che la serenità si trovi all’interno del proprio sé ed è necessario che il livello di questa non scenda mai al di sotto di una soglia minima; gli eventi esterni non devono influenzare oltre un certo limite lo stato d’animo di ciascuno.
Egoismo? No affatto: come ho precisato un individuo sereno è anzitutto fonte di serenità, così come un individuo annichilito e ripiegato sul proprio dolore è fonte di sconforto.
Mantenere salda la propria serenità sarà dunque una missione, una missione benefica per sé e per gli altri.

cosa ne pensate?
Flaviacp is offline  
Vecchio 25-03-2006, 16.48.56   #2
Jack Sparrow
Pirate of the Caribbean
 
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Data registrazione: 23-05-2005
Messaggi: 363
Re: alla ricerca della serenità

Citazione:
Messaggio originale inviato da Flaviacp
E’ a mio avviso tanto semplicistico e riduttivo quanto manifesto che il fine ultimo dell’esistenza di ogni essere umano e, più in generale, di ogni essere vivente sia la ricerca di uno stato di stabile serenità o serena stabilità.
[...]
L'idea di serenità richiama immediatamente l’idea di armonia; è quindi necessario generare, o meglio, riconoscere e rispettare la naturale armonia che esiste tanto tra uomo e mondo, quanto all’interno dell’uomo stesso.
pienamente d'accordo;
la serenità e l'imperturbabilità coincidono poi con la massima felicità;

la pace dei sensi, il nirvana, chiamatelo come vi pare...

einstein lo diceva così:
"Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli e giunto a liberarsi dall'io"

Citazione:
Messaggio originale inviato da Flaviacp
un individuo sereno è anzitutto fonte di serenità, così come un individuo annichilito e ripiegato sul proprio dolore è fonte di sconforto.
anche qui mi trovi sulla stessa lunghezza d'onda;

una persona serena è bella da avere accanto, rende sereni semplicemente essendo tale!

saluti
Jack Sparrow is offline  
Vecchio 25-03-2006, 18.16.08   #3
satine
Ospite
 
Data registrazione: 23-03-2006
Messaggi: 5
sono d'accordo con voi.
da tantissimo osservo come, a livello di massa, vi sia il costante tentativo di porre al centro della nostra esistenza situazioni (cose, sensazioni, la materia è vasta) effimere, che destinate ad esaurirsi in un attimo..tutto questo rende difficile trovare la serenità di cui parlate soprattutto perchè, a mio avviso, è diretto a confonderci, a creare una sorta di annsia continua, di pressione affinchè, nella foga di rincorrere questo o quell'obbiettivo, nessuno di noi si fermi per il tempo necessario ad accorgersi dell'evanescenza e dell'inutilità di questo "gioco" e dei suoi contenuti...è come una macchina che si autoalimenta, la pressione crea ricerca di falsi obbiettivi, che comportano nuuova insoddisfazione...un ciclo.
mantenere la mia serenità, a volte, comporta una parziale chiusura verso l'esterno, che non è mancanza di disponiblità verso gli altri (non egoismo, quindi) ma rifiuto di aderire a modelli consolidati di dispersione del sè, per Ritrovare un minimo di energia e ripristinare la consapevolezza di quello che sono (profondamente, umanamente) e trasmetterlo.
credo anche che serenità ed equilibrio coincidano, in certa misura. una persona equilibrata riesce a trasmettere forza, sicurezza, che "tutto andrà per il meglio" (e di solito poi succede) anche nella peggiori circostanze. è come sentire che esiste un appoggio soldio su cui iniziare a costruire.
a volte penso sarebbe sufficiente fermarsi, smettere di rincorrere cose inutili. la mia sensazione è che questa continua corsa derivi dalla paura di perdersi, di "restare fuori"....diventa affanno.
smettere di correre, guardare tutto un pò dall'esterno, a volte fa così bene e restituisce dimensione umana, compassione, a moltissime cose..come se tutto, all'improvviso, divenisse comprensibile e penetrabile.
va bene, vi ho trattenuti (almeno spero) abbastanza.
grazie
satine is offline  
Vecchio 25-03-2006, 19.12.45   #4
Jack Sparrow
Pirate of the Caribbean
 
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Messaggi: 363
Citazione:
Messaggio originale inviato da satine
[...] osservo come, a livello di massa, vi sia il costante tentativo di porre al centro della nostra esistenza situazioni (cose, sensazioni, la materia è vasta) effimere, che destinate ad esaurirsi in un attimo
[...]
a creare una sorta di annsia continua, di pressione affinchè, nella foga di rincorrere questo o quell'obbiettivo, nessuno di noi si fermi per il tempo necessario ad accorgersi dell'evanescenza e dell'inutilità di questo "gioco" e dei suoi contenuti...
non avrei saputo dirlo meglio!
Citazione:
Messaggio originale inviato da satine
[...] grazie

...a te!
Jack Sparrow is offline  
Vecchio 25-03-2006, 19.13.50   #5
Lord Kellian
Ospite abituale
 
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Messaggi: 348
Bel discorso, Flavia. Sono d'accordo sulla tua conclusione. Però vorrei farti alcune precisazioni. Ditemi se sbaglio.

Tu dici:

"Ritengo che il progresso abbia creato un insanabile scompiglio (...) Si tende, infatti, a perseguire come prioritari obiettivi effimeri e superflui quali l’appagamento in ambito lavorativo o una florida condizione economica e, quel che è peggio, si è persuasi che tali traguardi possano rappresentare motivo di felicità."

Se per progresso intendi il progresso tecnologico degli ultimi trecento anni, non sono così sicuro che prima non esistesse tale condizione in cui si mirava alla ricchezza. Sì, forse meno: si accettava la povertà, ma a malincuore. Il lavoro era comunque necessario. Inoltre, apparte il fattore denaro, credo che l'appagamento in ambito lavoritivo non sia un fattore negativo nei riguardi della felicità. Mi sembra che tutti desiderino un lavoro soddisfacente. Forse non ho capito bene cosa intendevi.

Credo siano sempre esistiti uomini più portati alla riflessione e uomini più portati alla vita pratica. Se la società chiede a questi uomini pratici di stare otto ore al giorno a fare tabelle dietro a un computer, e questi uomini sono soddisfatti perché nel tempo libero possono fare quello che vogliono, non credo ci sia da criticare né la società, né gli uomini. E' sempre stato così. E' il destino dell'uomo quello di adeguarsi alle regole sociali.

Ma tu forse intendi dire che l'appagamento lavorativo è funesto quando questo è l'unico scopo della vita umana. Allora io credo, in questo caso, che non si possa generalizzare alla società intera, ma un gruppo di persone non dico ristretto ma comunque minoritario. La maggior parte vuole avere appunto il suo tempo libero da gestire come gli pare.

Poi tu scrivi che l'anima, se non ingabbiata dalla società, tenderebbe al bene, anziché alla ricerca del piacere. Addirittura un istinto lo consideri, come quello degli animali.

Mi sembra una posizione idealistica, che non prende in considerazione né la storia né l'antropologia. L'uomo, come ho detto, è sempre ingabbiato in una società. E quindi deve rispettare alcune regole del suo gruppo. Sarebbe bello se tendesse al bene naturalemente, ma allora non avremmo mai avuto delle guerre e l'uomo primitivo sarebbe l'uomo del paradiso terrestre.

Io credo che esista questa tendenza al bene, naturale nell'uomo. Ma la sua paura e la sua aggressività prendono spesso il sopravvento e lo fanno scontrare col gli altri, con il resto della società o con altre società. Questa tendenza quindi la vedo come qualcosa che va assecondata, ma i suoi frutti sono invece una cosa che l'uomo deve imparare, grazie all'insegnamento, al ragionamento e alla logica.La serenità quindi, come tu la intendi, mi sembra che vada più ricercata attivamente che fatta sgorgare passivamente, a causa dei nostri blocchi psicologici, più di quelli sociali.

Io la vedo così. E voi?
Lord Kellian is offline  
Vecchio 25-03-2006, 20.33.32   #6
Flaviacp
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Messaggi: 30
anzitutto grazie a tutti per avermi risposto!!

Lord Kellian, ti spiego quello che forse ho espresso con poca chiarezza:
non ho mai inteso dire che la soddisfazione in ambito lavorativo od economico sia di per sè negativa; quello che per me è negativo è la propensione ad immergersi totalmente in attività secondarie tralasciando le cose realmente importanti. Per attività secondarie intendo appunto il lavoro ma non solo...per me può essere attività secondaria anche perseguire come fosse vitale un ideale stereotipato di bellezza ad esempio.
Ritengo che la nostra società fortemente massificata abbia contribuito in larga scala ad offuscare, come dire, la sana ed indispensabile introspezione propinandoci obiettivi e ideali da raggiungere che poco hanno a che fare con la reale felicità, o serenità...

Inoltre non credo che la serenità vada raggiunta in modo passivo...credo che sia necessario un approccio attivo guidato appunto dalle facoltà prettamente umane quali l'introspezione, il pensiero -tanto riflessivo quanto creativo.
Sono però convinta che esista naturalmente una sorta di armonia, di equilibrio cosmico...e ,dal mio punto di vista, se l'uomo seguisse quel che il proprio sè gli suggerisce sarebbe certamente avvantaggiato nel ritrovamento di tale armonia e ,dunque , serenità.

(per "il proprio sè" intendo il proprio sè reale e non l'immagine fittizia ed introiettata proposta/imposta dalla società)

GRAZIE A TUTTI VOI!
Flaviacp is offline  
Vecchio 25-03-2006, 20.50.14   #7
Lord Kellian
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Bene, Flavia, siamo d'accordo sull'attività e anche sulla naturale armonia.

Quello che contesto è che la nostra società non è l'unica a dare falsi scopi. Cosa ne dici del medioevo dove tutto era considerato in rapporto a Dio? Dove, per esempio, non si poteva studiare la storia, se non quella scritta sulla Bibbia? Ti sembra una realtà migliore della nostra?

Cosa ne dici di quelle società antiche basate sulla guerra, dove tutti dovevano essere buoni soldati prima che buoni cittadini? Ti sembra una società milgiore della nostra, quella spartana?

Se andiamo ancora più indietro forse potremmo trovarci d'accordo. Io credo che le società "primitive" fossero e siano più a contatto con la natura. Ma, piccolo particolare, non conoscono la logica e la razionalità. Si basano sui miti. Sono diverse, ma non potrei dire migliori. Faresti a meno della tua razionalità?
Lord Kellian is offline  
Vecchio 25-03-2006, 20.54.59   #8
Flaviacp
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no, certo che no...la nostra società non è certo la peggiore della storia, non era questo che intendevo...
Ce ne sono state di migliori, ma anche di peggiori...e non poche...
Avverto però qualche sottile analogia con l'oscurantismo medioevale,sai? ovviamente in chiave del tutto diversa!
Credo che la storia dell'uomo si riproponga più o meno ciclicamente e che determinate problematiche siano destiante a restare attuali.
Flaviacp is offline  
Vecchio 26-03-2006, 06.15.50   #9
Weyl
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Re: alla ricerca della serenità

Citazione:
Messaggio originale inviato da Flaviacp
La prima difficoltà che l’uomo incontra nel seguire questa sua naturale inclinazione (il raggiungimento della serenità) risiede nell’identificare tale concetto con qualcosa di concretizzabile e tangibile.

cosa ne pensate? [/b]

Hai fatto bene a inserire questo tema, Flavia.
Ma la serenità non è un concetto, sebbene uno stato dell'animo.
Ad esso possiamo, avvertendolo come prossimo, disporre i nostri intenti, forse avvilirli.
Weyl is offline  
Vecchio 26-03-2006, 06.24.55   #10
Lord Kellian
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Citazione:
Messaggio originale inviato da Flaviacp

Avverto però qualche sottile analogia con l'oscurantismo medioevale,sai?

Addirittura? Beh posso forse capire le tue preoccupazioni, ma prima di criticarle, mi puoi spiegare meglio cosa intendi?
Lord Kellian is offline  

 



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