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Vecchio 21-04-2006, 08.24.06   #1
Lord Kellian
Ospite abituale
 
Data registrazione: 18-07-2005
Messaggi: 348
Storia della diatriba tra meccacismo e olismo

Scusate se apro un nuovo thread ma volevo dire una cosa che va bene per tutte le ultime discussioni. Cioè che per tutti quelli interessati a questi problemi non mi stancherò mai di suggerire i libri di Fritjof Capra, in particolare La rete della vita, da cui riassumo una piccola storia della diatriba scientifica più importante della storia, quella fra meccanicismo e olismo, materia e forma.

Aristotele faceva una distinzione fra materia e forma, ma allo stesso tempo le legava attraverso un processo di divenire. Aristotele pensava che la forma non avesse alcuna esistenza separata ma che fosse immanente alla materia. Né pensava che la materia esistesse separatamente dalla forma. La materia contiene la natura essenziale di ogni cosa, ma solo in potenza. Per mezzo della forma questa essenza diventa reale ovvero si fa atto. Processo di autorealizzazzione detto entelechia, è un processo di sviluppo, di spinta. Materia e forma sono le due facce di questo processo, separabili solo per astrazione.

Dal sedicesimo secolo in poi la concezione di un universo vivente, organico e spirituale fu sostituita dal mondo macchina, ad opera di Copernico, Galilei, Cartesio, Bacone e Newton. Vsione che salto e che tutti conosciamo…

Dopo i poeti romantici fu Kant che ruppe con questa visione. Gli organismi, a differenza delle macchine, sono complessi che si autoriproducono, si autorganizzano. In una macchina le parti esistono una per l’altra: si sostengono a vicenda in un tutto funzionante. In un organismo le parti esistono anche una per mezzo dell’altra: si producono a vicenda. “Solo allora e solo per questo un tale prodotto, in quanto essere organizzato e autorganizzantesi, potrà essere detto un fine naturale”. Con questa affermazione non solo Kant fu il primo a usare il termine auto-organizzazione, ma lo usò anche in modo molto simile alle teorie contemporanee.

Alla fine del diciottesimo secolo, l’influenza del movimento romantico era così forte che l’interesse primario dei biologi divenne il problema della forma biologica, e le questioni della composziione materiale passarono in secondo piano.

Dopo il 1850, grazie al microscopio, il pendolo virtuale della diatriba compì un’altra oscillazione verso il meccanicismo. Si vide la formulazione della teoria cellulare, la nascita dell’embriologia, della microbiologia e la scoperta dell’ereditarietà. Conqusite che ancorarono la biologia alla chimica e alla fisica. Le funzioni biologiche, più che riflettere l’organizzazione dell’organismo come un tutto, ora erano viste come il risultato dell’interazione fra componenti elementari.

Nonostante gli indubbi sucessi scientifici, l’opposizione arrivò poi dagli organicisti. I limiti del modello riduzionistico furono evidenziati dai problemi dello sviluppo e del differenziamento cellulare. Il numero delle cellule aumenta da una a due, a quattro, eccetera, raddoppiandosi a ogni passo. Poiché l’informazione genetica è identica in ogni cellula, come è possibile che esse si specializzino in maniera diversa? Quando si distrugge l’embrione di un riccio allo stadio bicellulare, non si formano due mezzi ricci, ma due organismi completi più piccoli. Fa ciò che una macchina non potrebbe mai fare: rigenerare degli interi da alcune delle sue parti.

Negli anni 1920, Ross Harrison studiò il concetto di organizzazione: uno schema inteso come configurazione di relazioni ordinate. Il biochimico Lawrence Henderson fu il primo a usare il termine “sistema” sia per gli orgnasimi viventi, sia per i sistemi sociali. Da allora in poi il termine sistema ha assunto il significato di un tutto integrato le cui proprietà essenziali derivano dalla relazione delle sue parti.

Molti posero l’acento sulle relazioni gerarchiche degli organismi viventi. Di fatto, una delle proprietà preminenti di tutto il mondo vivente è la tendenza a formare strutture a più livelli di sistemi dentro sistemi. Ognuno di questi forma un tutto rispetto alle sua parti, mentre allo stesso tempo è parte di un tutto più ampio. Così le cellule si combinano per formare i tessuti, i tessuti per formare gli organi, e gli organi per formare gli organismi. A loro volta gli organsimi vivono all’interno di sistemi sociali ed ecosistemi. Attualmente al posto di gerarchia si usa il termine rete.

A ogni livello di complessità, i fenomeni osservati mostrano proprietà che non esistono ai livelli inferiori. Per esempio, il concetto di temperatura, che è essenziale in termodinamica, è privo di sginfiicato al livello dei signoli atomi. In modo simile il sapore dello zucchero non è presente nei singoli atomi di carbonio, idrogeno, ossigeno che ne costituiscono i componenti. Nei primi anni Venti Broad coniò la definizione di “proprietà emergente” per quelle proprietà che emergono a un certo livello di complessità ma non esistono a quelli inferiori.

La diatriba continua…
Lord Kellian is offline  
Vecchio 21-04-2006, 14.18.59   #2
sisrahtac
iscrizione annullata
 
Data registrazione: 04-11-2002
Messaggi: 2,110
Molto interessante...
sisrahtac is offline  
Vecchio 21-04-2006, 15.12.18   #3
turaz
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-11-2005
Messaggi: 3,250
ordine o caos?
infiniti "mondi" uno dentro l'altro...?

ciao
turaz is offline  
Vecchio 23-04-2006, 15.16.11   #4
Lord Kellian
Ospite abituale
 
Data registrazione: 18-07-2005
Messaggi: 348
interrsante, sì
infiniti mondo un dentro l'altro, sì

continua con la seconda e ultima parte della storia:

Contro il metodo analitico, o riduzionistico di Cartesio, il pensiero sistemico, afferma che le proprietà essenziali di un organismo, o sistema vivente, sono proprietà del tutto, che nessuna delle sue parti possiede. Esse nascono dalle relazioni e interazioni delle parti. Tali proprietà vanno distrutte quando il sistema viene sezionato, materialmente o teoricamente, in elementi isolati. Anche se possiamo distinguere parti singole in ogni sistema, queste non sono isolate, e la natura del tutto è sempre differente dalla mera somma delle parti.

Ma fu in fisica che avvenne lo shock maggiore per quanto riguarda la toeria riduzionista. Da newton in poi i fisici avevano creduto che tutti i fenomeni potessero essere ridotti alle proprietà di particelle materiali rigide e solide. Negli anni Venti, tuttavia, la teoria dei quanti li costrinse ad ammettere che a livello subatomico gli oggetti materiali della fisica classica di dissolvono in schemi ondulatori di probabilità. Schemi che oltretutto rapresentano porbabilità di interconnessioni. Le particelle subatomiche non sono “cose”, ma si possono comprendere solo come correlazioni fra processi dstinti di osservazione e misurazione. Heisemberg disse: “Il mondo appare come un complicato tessuto di eventi, in cui rapporti di diversi tipi si alternano, si sovrappongono e si combinano, determinando in tal modo la struttura del tutto.”

Parallelamente in Germania si andava sviluppando anche la psicologia della gestalt (che vuol dire forma animata, a differenza di “form” che è inanimata). Questi studiosi vedevano nella forma uno schema non riducibile di percezione. Gli organsimi viventi non percepiscono le cose in termini di elementi isolati, ma come strutture integrate, totalità organizzate dotate di significato, con qualità che sono assenti nelle loro parti.

Molto importante per concludere, l’aspetto ecologico. Il termine ecologia, dal greco oikos (dimora) fu coniato da Ernst Haeckel nel 1866, che lo definì come “la scienza delle relazioni fra l’organismo e il mondo esterno circostante”. Nel 1909 fu usata per la prima volta la parola “ambiente” (umwelt). Negli anni Venti si parlò delle catene alimentari come il principio centrale di organizzazione all’interno delle comunità animali. Per le comunità dapprima fu coniato il termine “superorganismo”, che dopo un dibattito decennale venne sostituito da “ecosistema”. Fu introdotto anche il termine “biosfera”. Secondo alcuni la vita era una “forza geologica” che in parte crea e in parte controlla l’abiente planetario. Teoria vicina all’odierna “ipotesi” di Gaia, sviluppata da James Lovelock e Lynn Marguliss negli anni Settanta.

L’ecologia arrichì il pensiero sistemico con l’introduzione dei concetti di comunità e rete. Attraverso l’evoluzione alcune di queste comunità sono diventate così strettamente intrecciate che l’intero sistema somiglia a un grande organsimo. Api e formiche non sono in grado di vivere da sole, ma riunite in gran numero agiscono come le cellule di un organsimo complesso dotatao di intellgenza collettiva e di capacità di adattamento di gran lunga superiori rispetto ai suoi membri singoli.

La “trama della vita” è un’idea antica che ha ripreso vigore. La concezione dei sistemi viventi come reti fornisce una prospettiva insolita alle cosidette “gerarchie” in natura. Poiché a ogni livello i sistemi viventi sono reti, dobbiamo visualizzare la trama della vita come sistemi viventi (reti) che interagiscono in una struttura a rete con altri sistemi che sono a loro volta reti. Reti all’interno di reti. A ogni scala di ingrandimento, in osservazioni più ravvicinate, i nodi della rete si rivelano come reti più piccole. L’idea di una “piramide” è sbagliata: in natura non c’è sopra e sotto. Ci sono solo reti dentro altre reti.
Lord Kellian is offline  

 



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