Forum di Riflessioni.it
WWW.RIFLESSIONI.IT

ATTENZIONE: Questo forum è in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Filosofia

Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
>>> Sezione attiva sul forum LOGOS: Tematiche Filosofiche

Vecchio 17-04-2006, 04.21.55   #1
gyta
______
 
L'avatar di gyta
 
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
"Meccanismo cognitivo".. (l'anelito all'unità!)

Apro questa discussione per esigenza d'indagine sorta in un altra discussione(1) dove i paletti del fuori tema troppo restrittivi seppur razionalmente necessari non danno modo ad un indagine di aprirsi completamente a raggiera nelle sue implicazioni spesso più che rilevanti!

La domanda, o meglio il tema aperto è la questione se vi sia o meno un certo meccanismo di conoscenza che affondi la sua dinamica, che si esplichi, in una certa unilateralità (nel profondo!) del porsi la questione; ovvero:
Citazione:
Messaggio originale inviato da nexus6
L’unità, l’Uno... l’anelare ad essi, il desiderio, l’aspirazione di ‘accedervi’ o quanto meno di dirvi qualcosa che sembri sensato... non sono cose scontate...; lo sembrano, secondo me, proprio perché permeano tutto il pensiero umano: lo testimoniano le spinte ‘riduzionistiche’, le spinte ‘realistiche’, le spinte ‘mistiche’... dunque bisognerebbe interrogarsi molto su questo modo di funzionare dei nostri ragionamenti e proprio sul fatto che tali ragionamenti ci sembrino ‘scontati’. Lo sono? Perché lo sono? Perché li consideriamo tali, ovvero ‘scontati’?


segue>>>


Gyta
gyta is offline  
Vecchio 17-04-2006, 04.49.31   #2
gyta
______
 
L'avatar di gyta
 
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
Citazione:
Messaggio originale inviato da nexus6
nexus aveva inteso [...]con il termine “scontato”[...]non il domandarsi, ma l’invariabilmente tendere allo stesso tipo di risposte che, dunque, appaiono quasi “scontate” e non degne di un’acuta riflessione..


Si, hai ragione..la mia attenzione/interpretazione era rivolta principalmente al porsi le domande, a ciò che sentivo/che sento naturale tensione (>tendere) umana; ma non è tutto qui..
Con tuo scritto mi sono accorta che sotto in quel mio sentire ponevo indirettamente ed effettivamente
come "scontata" anche la stessa tipologia di domande, che contenevano in sé attraverso la loro stessa formulazione l'inderogabile direzione di risposta.. E forse se non me l'avessi fatto notare non me ne sarei accorta ancora presa dall'attenzione verso la direzione delle domande stesse che mi ponevo!!
E' vero non come "non degne" ma come punti già sondati di riflessione..: Ma era realmente così (per me)?
Me lo sto chiedendo ora..

"meccanismo cognitivo"..Penso di si, penso sia possibile..
Più che "possibile", deducibile!! [la domanda in questi termini non me l'ero mai posta!
Ne avevo trovato risposta indirettamente nell'analizzare la chiave d'ogni spinta.. ed era volta all'unità:
partendo proprio da un procedimento mentale proprio della psicoanalisi.. scavare sino alle cause più profonde, sin dove questo fosse possibile e poi servirsi in ultima istanza della deduzione logica della direzione inconscia analizzando tutto il comportamento visibile. Allora mi tornava chiaro come le due spinte opposte alla vita ed alla morte -inconsce(2)- fossero realmente deducibili, come tutto tendesse all'unità seppur sotto forma diverse...

Spesso avevo passato sotto il lanternino il senso di fusione mistica e cercato di comprendere se nella stessa "mistica" (per "mistica" intendo fusione con "Dio", lo spiego per non chiamare in ballo corpi ortodossi specifici del filone, quindi se vogliamo in una generalizzazione secondo le sfumature diverse che avevo potuto sperimentare o sospettare) vi potessero essere -seppur all'apparenza sotto sole sfumature(!)- direzioni profonde ben diverse: quella della regressione al simbolico ventre materno (od alla caverna buia) oppure verso una fusione che ben lungi dall'essere dispersione/annullamento fosse realmente spinta profonda alla creazione e non volontà di regressione ben celata!! Così sotto queste lenti, attenta ai minimi particolari ( e parlo sempre d'esperienza; lo specifico perché essendo una strada interiore, un percorso interiore non può venir analizzato in modo decente se non riesci tu stesso a coglierne le più piccole sfumature ed implicazioni, nei pensieri, nel corpo, nel percepire, e in tutto ciò che a livello globale indiretto questo possa portare) cercavo tramite la "conoscenza" attua in tale percorso man mano di "sondare" la "direzione" che sentivo (anche sotto il lanternino) potesse portare nella direzione di quella scoperta di Realtà! Quindi capirai che in questa direzione la domanda del perché anelassi -o sentissi giusto anelare- all'unità non me l'ero mai posta come tale, dando per scontato il dato di fatto di questo mio sentire che trovavo ("consolidato") in continue prove nel sentire comune (all')altrui (e nelle azioni.. anche nefaste!) tutte d'attorno!! Davo si, per "consolidato" la certezza che vi fosse un'unica direzione di base fondamentale alle radici seppur celata in miliardi (si fa per dire!) di modi.. per comprenderci : dall'altruismo più sano all'egoismo più insano; dalla passione sanguigna alla freddezza glaciale. E dentro le stesse passioni : dal masochismo al sadismo nella "gestione" del dolore e similmente nel piacere come possesso inglobante o inglobato -essere dentro la cosa o la cosa dentro sé- e così via..!!
Certo che molti di questi aspetti diventavano difficili da cogliersi nella situazione che "io non sono più io ma Dio" Cosa avrebbe letto la "metodologia" psicanalitica in questo percorso? Chi ingloba chi? E' regressione o creazione? Dispersione per assorbimento od "individuazione" per accrescimento? E' l'infante od il Superuomo?Ed ancora può esserci un punto in cui scemi totalmente l'uno e l'altro in una terza ipotesi di "costruzione" (unione)?

Se tali risposte ultime sarebbero facili da dedurre (in qualità di 'giusta' direzione verso la Realtà)
non lo sono più altrettanto se la "risposta" deve tener presente altre risposte chiave implicate nella questione seppur "indirettamente" ovvero ad esempio la funzione degli estremi nel sentire umano: caldo-freddo, piacere-dolore.. etc.. Tutte queste ovviamente ovviate attraverso il miracoloso "punto d'equilibrio" -e la cosa mi sta bene.. ma.. Ma c'è un "ma".. L'equilibrio è potente ma non onnipotente.. ! Ed ancora.. E se invece FOSSE onnipotente??!
Ed ancora come dipingerebbe tale possibile punto assoluto di baricentro "immobile" la visione della psicanalisi?
Che uomo sarebbe quello capace di sfidare le leggi degli istinti occulti (inconsci) sino a formare un altro ordine del sentire? (e mi riferisco a tutta quella tradizione che attribuisce ad alcuni particolari individui una possibilità pressoché illimitata di interagire con la "materia(appartenente/"letta" in questa dimensione)" Non quindi un percorso nei tempi ma una potenza effettiva qui ed ora a dispetto di possibili lente mutazioni delle capacità mentali umane sin'ora riscontrate!]

Ecco allora che tale domanda se fosse l'aspirazione all'unità un "meccanismo cognitivo" insito nell'essere umano sta in un certo senso ad un livello differente di analisi, di osservazione..
Ci si chiede se l'anelito all'unità (sia questa "mistica" d'esperienza/ sia questa anelito all'individuazione
d'un unica sostanza-base) sia modalità unica del "conoscere".. e la domanda se presa seriamente
deve per forza di cose passare attraverso una quantità non indifferente di altre domande del come funzioni
tale indirizzo per poterne dedurre le possibili cause e quindi la natura "intrinseca"!! Ovvero comprendere cosa spinga, quale sentimento segreto spinga l'uomo a volere/desiderare questa sintesi unitaria!

Dal 'banalissimo' conoscere inteso come "prendere con" ( comprendere-conoscenza)
alle associazioni nuovamente analitiche (psicoanalitiche) della conoscenza come stato di unione,
negli opposti simbolici più propri dal feto-unione indistinta alla separazione (dolorosa) verso un unione distinta (creativa >sessuale)! Ecco che già in questi due diversi aspetti di "sessualità" intesa come intimità sono contemplati due tipi diversi di unione quello dipendente del piccolo (ed ancor prima del feto) e quello indipendente dell'uomo.. Potrei parlare per altri secoli su questi aspetti senza esaurirli in uno scritto solo..

Aggiungerò solo che v'è un unione "creativa" (nell'adulto) ed una (stavo per scriver "parassita" nel feto.. ma suona decisamente male.. anche perché non posso dire "simbiotica" essendo "simbiotica" in un diverso senso anche la "creativa" >qualche parassita che non distrugga il suo ospitante?? Acc.. m'accorgo che invece è simbiosi in entrambi i casi !!! Sembra quasi che in questo abbia raggiunto un punto di "stallo".. Un uguaglianza di opposti, una loro coincidenza.. Ma non mi basta! "simbiosi" "è"(tutto! >simbiosi è tutto quanto) per forza di cose!! Dunque non ci si può fermare ad un'analisi così di superficie!! Occorre sondare ancora al di dentro di ciò che appare tale; poiché se anche fosse (tale/uguale/corrispondente >corrispondenza di opposti!) non avremmo ancora raggiunto la chiarezza (e la "necessita"!!) del simbolo intrinseco di unione.. !
[Probabilmente è "necessità", probabilmente è esplicazione di Sé(3)! Probabilmente (ogni cosa) è specchio infinito di sé (una sorta di ologramma?!! ..Possibilissimo!!)


Meccanismo cognitivo.. l'anelito all'unità
come unico (possibile) riconoscimento di sé medesimo? (!)


[O già in quest'affermazione pongo ferma una realtà di fatto ancora da scoprire, da "affermare"??! Poiché dicendo "riconoscimento di sé medesimo" già suppongo un sé medesimo !! ]


Non vorrei mettere al fuoco troppo cibo.. ma mi salta all'occhio questo scritto:
"Il seguace della conoscenza ogni giorno impara qualcosa; il seguace della via ogni giorno disimpara qualcosa. A forza di disimparare si raggiunge uno stato di vuoto in cui non si fa niente ma niente resta da fare. Per conquistare il mondo, non fare niente; se devi far qualcosa, il mondo resta al di là della conquista." [Lao-tzu*]

E qualcosa nel mio intimo si muove.. come se l'unica possibile "modalità" del conoscere fosse
una profonda pulizia dal concettuale acquisito e ripeto 'concettualeAcquisito' tutt'assieme(unica parola!)(4)! Non quindi riferito a quelle intuizioni forti, profonde e spontanee che lavano dal "troppo" la materia pulita della mente!!



Gyta

Note:
(1) [In "Come la materia diventa pensiero" -ed in un certo senso anche in "Naturalismo:il mondo è fatto solo di particelle?" ]
(2) [biofilia<->necrofilia]
(3) banalmente chiamata "Manifestazione" o Gioco(!)
(4) Fondamentale questo punto! (a mio avviso! Leggere il concettuale-acquisito!!
Poiché spesso non ci si rende trasparentemente conto di cosa in realtà ci appartenga e cosa invece non sia che contenuto senza realtà né radice!

[*La citazione di Lao Tzu è presa per gentile concessione da www.risveglio.net]

Ultima modifica di gyta : 17-04-2006 alle ore 04.54.55.
gyta is offline  
Vecchio 17-04-2006, 15.32.10   #3
nexus6
like nonsoche in rain...
 
L'avatar di nexus6
 
Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,770
Citazione:
Messaggio originale inviato da gyta, che la prossima volta farebbe meglio a non seguirmi...
E forse se non me l'avessi fatto notare non me ne sarei accorta ancora presa dall'attenzione verso la direzione delle domande stesse che mi ponevo!!
E' vero non come "non degne" ma come punti già sondati di riflessione..: Ma era realmente così (per me)?
Tali domande fanno capolino spesso nella mia mente pensierosa, al di là degli approdi, delle posizioni, delle isole nelle quali arriviamo e costruiamo le nostre palafitte (metafora significativa). Discutiamo su ciò che pensiamo, lo portiamo in piazza come segno della nostra identità... “io penso dunque sono!” ... cioè mi posiziono e perciò “ci sono anch’io tra di voi, ascoltatemi perché ho qualcosa da dire, sono qui non mi sentite?”; l’individuo è talmente teso verso la socialità, che si dimentica a volte di se stesso, di chi è, in profondità, perché compie certe scelte e non se esse siano giuste o sbagliate, categorie utili solo al mercatino chiassoso della società. “Giusto”, “sbagliato”... che vogliono dire in fondo? Acquisiscono quel miserrimo valore (esagero) che gli si dà socialmente e socialmente si sa, quella che domina è l’ortodossia del pensiero, per ricollegarmi all’altra tua discussione; evidentemente sono legate a doppio filo.

Perciò quello che mi interessa sono non tanto le palafitte, a cui possiamo solo attribuire quelle categorie precedenti (“giusto”, “sbagliato”), che evidentemente si dissolvono dando uno sguardo al mondo attuale ed ai mondi precedenti, ma i “meccanismi” appunto che ci guidano e ci conducono in quelle isole, alcune molto affollate, altre meno. Non interrogarsi sul sentiero, dunque, ma smettere per un attimo di percorrerlo e guardarlo con più attenzione.

Questo preambolo stucchevole per dire che la mia è una “innocente” pretesa di indagine, dalla quale i famigerati e virgolettati termini suddetti rimarranno fuori.

Dici bene qui: “e la domanda se presa seriamente deve per forza di cose passare attraverso una quantità non indifferente di altre domande del come funzioni tale indirizzo per poterne dedurre le possibili cause e quindi la natura "intrinseca"!! Ovvero comprendere cosa spinga, quale sentimento segreto spinga l'uomo a volere/desiderare questa sintesi unitaria!

In effetti è molto difficile e francamente non ho nemmeno gli strumenti adatti (psicoanalitici... forse) per farlo; dall’aspetto sembrerebbe una “metadiscussione” (per analogia con i “metalinguaggi”) ovvero una discussione che prescinde o dovrebbe prescindere da quei “meccanismi” o almeno tentare di guardarli in faccia. Ma, come abbiamo detto nella discussione di Epicurus sul naturalismo, noi stagnamo in quella stessa palude che vorremmo indagare nella sua totalità... e ciò sembrerebbe impossibile e forse lo è. Indagare degli ingranaggi quando si è proprio parte di essi, punta di un iceberg dalla quale tentare di scorgere il corpo perennemente sommerso eppure così importante, fondamentale... fare ciò? Pensabile? Pensabile rimanendo però nel pensato ed ecco lo “stallo”, i limiti non solo non valicabili, ma nemmeno arrivabili, dicibili; possono solo essere sentiti in sé, nella propria esperienza, nella “strada interiore”, come hai detto.

Citazione:
Nota originale del messaggio inviato da gyta
(4) Fondamentale questo punto! (a mio avviso! Leggere il concettuale-acquisito!!
Poiché spesso non ci si rende trasparentemente conto di cosa in realtà ci appartenga e cosa invece non sia che contenuto senza realtà né radice!
Ecco, io mi voglio riferire al contenitore e non a cosa vi sia contenuto... è questo il problema. Interrogandosi sulle forme del contenitore, magari si potrebbe comprendere meglio ciò che vi sta dentro o forse servirebbe solo a fare una gran confusione! Dipende.

Citazione:
[Probabilmente è "necessità", probabilmente è esplicazione di Sé(3)! Probabilmente (ogni cosa) è specchio infinito di sé (una sorta di ologramma?!! ..Possibilissimo!!)
Che sia necessario sembrerebbe essere una ragionevole riflessione ed in effetti qui mi rendo conto che potrebbe risiedere un punto importante: l’esplicazione di Sé, intesa come manifestazione, sviluppo, o forse esplicitazione del Sé. Intelligente è anche la tua successiva osservazione:
Citazione:
Meccanismo cognitivo.. l'anelito all'unità
come unico (possibile) riconoscimento di sé medesimo? (!)

[O già in quest'affermazione pongo ferma una realtà di fatto ancora da scoprire, da "affermare"??! Poiché dicendo "riconoscimento di sé medesimo" già suppongo un sé medesimo !!]
Sì, infatti c’è un “sé medesimo” che è stato già affermato! Proprio lì potrebbe essere la radice, dalla quale in seguito costruiamo le fondamenta delle nostre “palafitte”. Il Sé, la nostra apparente unità (in quanto così ci appare), inteso perciò sia come sostegno e garanzia conscio, ma anche come “meccanismo” a priori che ci guida nel ricercare quella unità in ogni cosa, di cui ho parlato. Ma quella unità non è, in fondo, già approdo concettuale, non è già derivata da quel “meccanismo concettuale” che vogliamo indagare? Si, ma siamo forse alla base, in cui è più “semplice” proporre un qualcosa di sensato che non sia gravato dall’edificio sovrastante. Siamo in effetti arrivati al cogito cartesiano ed è interessante concentrarsi sulla prima parte: “io penso”. Ecco l’unità, l’io, che pretende di affermarsi, di esplicitarsi, di di-spiegarsi; guardiamo il nostro orizzonte, unico, solo quello ci è dato veramente di conoscere in profondità ed ecco che affiora il solipsismo, dal quale non se ne può uscire, come ha fatto Cartesio, se non con asserzioni che hanno le caratteristiche di assiomi o postulati. E quando se ne esce, però, è sempre forte il desiderio di applicare quell’unico orizzonte, quell’unica visione, quella personale unità, che percepiamo come assolutamente vera, al di fuori del nostro confine individuale.

Vi deve essere, dunque, una fonte comune, una radice unitaria ed anche tutti i discorsi che sin qui ho fatto non sono che un riflesso di quella voglia, di quell’anelare all’unica Realtà, oggettiva, immutabile, sfuggente, nostro inconscio obiettivo, presente in tutti i campi del pensiero umano ed eco, secondo me, del nostro intimo modo di percepire noi stessi appunto come un’unità inscindibile; non dico che tale desiderio di unificazione non possa essere utile nelle nostre indagini su noi stessi e sulla natura, poiché spesso lo è in effetti, ma a volte sembra talmente “scontata” l’applicazione di tale metodo che nemmeno ce ne accorgiamo e su ciò bisognerebbe interrogarsi, non sulla correttezza di tale meccanismo; niente “giusto” o “sbagliato”, perciò.


Per riassumere: ci percepiamo integri, una unità, un soggetto, Uno; questo, forse, è un modo di funzionare sia “necessario” (in quanto così deve essere), essendo derivato dalla nostra coscienza del Sé in quanto unità, sia “necessario” (in quanto indispensabile alla nostra sanità mentale). A questo punto, tale meccanismo doppiamente imprescindibile si applica all’esterno del Sé, e si palesa in quel desiderio di spiegazione ‘unitaria’ nelle scienze, in quella tensione mistica verso l’Uno, l’indicibile, l’inviolato, in quella ricerca filosofica della causa prima, del noumeno, dell’essere... ecc...


Mah... è un’idea non “ortodossa” e magari pure un pò confusa.
nexus6 is offline  
Vecchio 18-04-2006, 11.28.33   #4
gyta
______
 
L'avatar di gyta
 
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
Ci siamo messi proprio in un bel tormentone..

La prima cosa che mi verrebbe da sospettare sarebbe una sorta di risposta del super-io
al senso di impotenza umana, una sorta di strategia di compensazione in due possibili opzioni;
ovvero: se tutto è Uno il gioco è alla pari, o se tutto è uno con me io sono tutto.
Insomma una volontà di soddisfazione, di compensazione ad un senso di impotenza difficile a gestirsi!

Per quanto tale immagine potrebbe avere più di un fondamento di verità la cosa comunque non mi aggrada più di tanto.. poiché appunto il mio istinto compensatore Super-Potente tende ad aggirare la mia stessa trappola mentale e voler tentare una risposta come dall'angolazione di Dio.. oppss(lapsus!).. volevo dire dall'angolazione di Onnipotenza!

Dunque.. Dunque.. Riguardo alla funzione dell'io- unità:
Noi diciamo necessaria "per la sanità mentale"
ma che caspita vuol dire??(!)
Chi mi garantisce che se avessi conoscenza/coscienza di me come "pluralità"
avrei difficoltà a mantenere una "sanità mentale" comunque dovuta a una sorta di 'direttiva di priorità' ?
Lo sarebbe se questo andasse contro ciò a cui sono abituata a credere, vedere, sentire!
Se questo minasse in un certo senso il mio senso d'identità!! Non se questa identità fosse o meno al plurale!

Meglio chiamarla "coerenza mentale".. Effettivamente che significa "sanità mentale"?
Se a questa diamo significato al di fuori di ciò che è un senso di funzione sociale o morale..

"sano" è chi esplica e provvede alle sue proprie funzioni e bisogni! Perché tale individuo dovrebbe perdere il (suo) senno nel trovarsi a dover soddisfare sfere differenti di sé? Queste stesse si sarebbero in un certo senso plasmate a compensazione cosicché le loro direzioni non potessero divenire contrastanti andando a dissipare l'energia in una lotta mirata allo sfasciamento dell'aggregazione..
Acc..! Il fine comune deve essere punto di collante necessario per forza di cose per la vita d'aggregazione.. e.. ahimè si torna all'unità! .. Strada del risparmio energetico, dunque?

Ecco allora in questa obbligatorietà la necessità (quindi) della molteplicità delle forme (viventi e non )

Forse quella "tensione mistica verso l'Uno" è proprio dovuta ad una volontà soggiacente di soddisfare ciò che non è stato oltremodo possibile soddisfare a livello di dimensione umana!!(**)

[Man mano che ci avviciniamo (tramite la dimensione umana) all'osservazione della materia sempre più nel piccolo, dalla (dimensione) biologica alla fisica si passa sempre più all'individuazione di una rete unica (che noi
sintetizziamo con il termine "sostanza"). Allontanandoci sempre più dalla dimensione terra verso posti remoti.. in uno spazio ipotetico remoto dalla terra..cosa vedremmo??
Vedremmo ancora (come nel più piccolo) una rete unica (di una sorta di "magnetismi")?
Ma forse la domanda giusta sarebbe.. : "in uno 'spazio' remoto dalla materia cosa vedremmo?",
Naturalmente in senso ipotetico, poiché se remoto dalla materia dev'essere anche da noi corpo sarà!

Certo non si può far finta di non sapere che qualunque cosa vediamo (potremmo vedere o immaginare ) è in stretto rapporto con i nostri sensi e con la nostra interpretazione mentale..
Comunque visto che in ogni caso (con questi sensi) ci dobbiamo fare i conti meglio tener presente che forse scoperto il funzionamento del nostro "ente"(noi stessi) potremo di conseguenza per differenza cogliere la realtà pura libera da ogni parzialità.. (possibile?!.. Perché no?!)
No, forse da ogni "parzialità" no! (poiché dovremmo essere in grado di contenere tutto ma veramente tutto attraverso le nostre capacità di senso e/o supplite da strumenti)! Ma di sicuro libera da ogni colore personale.. soggettivo..

Lo dico, lo scrivo.. ma non me la bevo..!


[La macchina fotografica come funziona?
Non ha dentro sé il mondo eppure è in grado di fotografarlo..

La macchina fotografica è la mente nel suo complesso
i suoi collegamenti il tessuto cartaceo
Ma questo non ci porta da nessuna parte..

Okay iniziamo daccapo..
Perché il meccanismo di conoscenza è volto all'individuazione di un'unità..? (Visto che sembra lo sia..)
Occhio croce.. una risposta bene o male ci sarebbe.. (con tutte le lacune, beninteso!)

Ora sappiamo che è volto all'unita,
anzi ipotizziamo sia volto all'unità
per compensazione... :
Però il gioco mi sembra rasente all'assurdo:
tentare di unire in un corpo (universale) ciò che non è stato possibile unire in un solo corpo(umano)(**)..
In questa lettura qualcosa non quadra..!

A meno che non ci sia una volontà necrofila autodistruttiva
che mira -unica soluzione possibile (per ora almeno non vedo razionalmente altro)- all'unità nel caos totale!! Per riuscire a dormirci su chiamiamolo gioco creativo (e distruttivo)

Ti passo la molotov..

[Forse con un riposetto pomeridiano
mi verrà qualcosa di più lucido.. ]


(**) e se fosse proprio così?
se fosse un tentativo di completare ciò che riesce oltremodo difficile:
essere "molteplicemente coordinato"? Ma non è forse già così il "tutto-fuori"??! (opposti che si autoequilibrano in un gioco di forze, dove "equilibrio" consente variazioni massime!!

.........
Sai in questo discorso l'unica idea, l'unico sentimento che mi si confà
è proprio quello della macchina fotografica dove però l'unica cosa esistente
è il "vuoto" contenuto.. sotto quest' "ottica" allora ogni cosa mi pare tornare quietamente al suo posto..!
Il mondo proiezione espressiva di questo "vuoto"
ed il gioco di forme semplice gioco di questa sostanza speciale che ha la caratteristica
di assumere qualunque forma e dimensione (>mentale/fisica/ chissà cos'altro..)
In realtà nulla di tutto questo esiste nel senso di essere in sé..
Allora anche l'anelito all'unità sembra confermato, confermare questa "sostanza particolare"
che per forza di cose per essere al contempo molteplice ed unica non può che essere
né unica né molteplice ma essente! (si ti vedo.. stai per spararmi!! Ma è l'immagine che meglio s'avvicina a ciò che dentro me assume senso compiuto!)

Forse sono andata OT ma penso che l'unico modo per un procedere più "razionale" possibile
sia quello di invertire puntualmente prospettiva e vedere se il discorso ancora quadra..



Gyta

[Sono un po' stanca stamani.. spero di non aver scritto troppo disordinatamente]
P.S: i richiami * in realtà sono stavolta collegamenti tra loro
P.S: Si, inizio a pensare.. perché ti seguo???
Od inizi a pensarlo tu??

Ultima modifica di gyta : 18-04-2006 alle ore 11.45.22.
gyta is offline  
Vecchio 18-04-2006, 11.43.48   #5
maxim
Ospite abituale
 
L'avatar di maxim
 
Data registrazione: 01-12-2005
Messaggi: 1,638


Qual'è la domanda?

maxim is offline  
Vecchio 18-04-2006, 11.51.41   #6
gyta
______
 
L'avatar di gyta
 
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614



La domanda è (più o meno):

Perché il meccanismo mentale volto al conoscere
sembra mirare unicamente all'Unità?

(e nella mistica >fusione con Dio
e nella filosofia > ricerca di un'unica sostanza)

Anzi, ancor meglio:
Come funziona il meccanismo mentale volto al conoscere?



Gyta

Ultima modifica di gyta : 18-04-2006 alle ore 11.56.30.
gyta is offline  
Vecchio 18-04-2006, 12.20.30   #7
maxim
Ospite abituale
 
L'avatar di maxim
 
Data registrazione: 01-12-2005
Messaggi: 1,638
Citazione:
Messaggio originale inviato da gyta



La domanda è (più o meno):

Perché il meccanismo mentale volto al conoscere
sembra mirare unicamente all'Unità?

(e nella mistica >fusione con Dio
e nella filosofia > ricerca di un'unica sostanza)

Anzi, ancor meglio:
Come funziona il meccanismo mentale volto al conoscere?



Gyta


Già per me è difficile rispondere al perché esista un meccanismo mentale che volge alla conoscenza, figuriamoci se riesco a formulare una risposta sul perché questo dovrebbe mirare all’unità…

Ma ne sei sicura poi?..qui mi ritorna il dilemma linguistico…

Nella ricerca mistica vedo quel meccanismo come una ricerca didio, come nella filosofia ne intravedo una ricerca dellesostanze…

…a meno che tu non intenda quell’”unità” come ricerca della “causa prima”…ma non penso. Ergo...lascio a voi la discussione.

maxim is offline  
Vecchio 18-04-2006, 12.47.04   #8
gyta
______
 
L'avatar di gyta
 
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
Citazione:
Messaggio originale inviato da maxim
figuriamoci se riesco a formulare una risposta sul perché questo dovrebbe mirare all’unità…

Ma ne sei sicura poi?..qui mi ritorna il dilemma linguistico…

Si, infatti non si è detto che per forza di cose miri all'unità..
Personalmente ho riscontrato più questo.. ma ciò non toglie che il maggiore interesse sia proprio a capire quale sia il meccanismo della conoscenza, come "funzioni" il nostro conoscere!


Il quesito del suo funzionamento
porta al perché della sua esistenza a mio avviso!!



Gyta
gyta is offline  
Vecchio 18-04-2006, 18.03.50   #9
turaz
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-11-2005
Messaggi: 3,250
come si può pensare di essere "creatori" se non si comprende "l'unità" e i meccanismi regolatori del "tutto"...?

ciao
turaz is offline  
Vecchio 19-04-2006, 00.42.20   #10
gyta
______
 
L'avatar di gyta
 
Data registrazione: 02-02-2003
Messaggi: 2,614
Turaz.. domanda lecita: hai letto per intero la discussione
dal perché del suo nascere?

(Perché la tua frase non è molto comprensibile
in questo contesto..!)




Gyta
gyta is offline  

 



Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it