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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 30-11-2006, 12.33.32   #11
gyta
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Wink Riferimento: Desiderare o non desiderare (Essere o avere?)

Scusate.. non sono né "illuminata" né "buddista"
ma terrei specificare che nel percorso di realizzazione spirituale indicativo del pensiero orientale ("affine" al buddismo) non si parla di estinzione del desiderio ma di comprensione di ciò che identifichiamo come desiderio.. Ovvero comprendere al di là della superficie, alla radice cosa sia, cosa spinga alla soddisfazione di tale impulso qualunque esso sia.. Non quindi l'estinzione dei desideri ma l'estinzione alla radice di ciò che può recare sofferenza attraverso l'ascolto interiore e la più 'sottile' comprensione, che non significa far orecchie da mercante ai bisogni, ma discernere bisogno da bisogno, ponendo centrale l'attenzione consapevole a ciò che si sente, si pensa, si fa.

Per rispondere al post d'inizio personalmente credo che il quesito in questione così traslato colga senza ombra di dubbio il nocciolo reale e profondo del dilemma.. Naturalmente se per desiderio indichiamo il moto interiore che compie la nostra anima (o psiche) nella perenne trasformazione cosciente, dove la relazione (tra me e il mondo "esterno") è posta come centro attorno a cui ruota l'essere.
La gioia di tale partecipazione, il "sì" dichiarato a tale relazione è fonte stessa di realizzazione, poiché solo attraverso quel "sì" cosciente c'è un accettazione alla vita che lungi dall'essere passività diventa recettività creativa e dunque auto-realizzazione..

Non mi riferisco al desiderio come impulso inconsapevole e cieco
ma come comprensione cosciente dell'istinto creativo di vita, ciò che fa sì che l'uomo possa assaporare ogni più variegato gusto del vivere stesso, cosa peraltro impossibile se sotto il 'desiderio puro' (>del vivere stesso, che contempla anche la stessa morte naturale) si cela invece l'istinto nevrotico compensativo.

un saluto!

Gyta
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Vecchio 03-12-2006, 12.29.18   #12
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Riferimento: Desiderare o non desiderare

Cade secondo a me pennello quanto diceva J. Krishnamurti sul desiderio, ecco qua:


Per la maggior parte di noi, il desiderio è un vero problema: desiderio di possedere, desiderio di- emergere, desiderio di potere, di agio, d'immortalità, di continuarsi desidero di essere amati, di possedere qualcosa permanentemente, di soddisfarsi, di durare, `di qual cosa che sia di là dal tempo. Che, cos'è il desiderio? Che cos' questa cosa che ci costringe? Non sto suggerendo che ci si debba accontentare di- quanto si possiede o di quanto si è, che è semplicemente l'opposto di quanto si desidera. Cerchiamo di scoprire che cosa sia il desiderio, e se potremo affrontare l'argomento per tentativi, con esitazione, credo che determineremo una trasformazione, che non sarà soltanto la pura sostituzione di un oggetto di desiderio ad- un altro. È questo che generalmente intendiamo per "mutamento", non è così? Insoddisfatti di un oggetto particolare del desiderio, ne troviamo un sostituto. Ci muoviamo senza tregua da un oggetto di desiderio ad un altro, che riteniamo più elevato, più nobile, più raffinato; ma, per quanto raffinato, il desiderio resta desiderio, e in tale movimento del desiderio vi è lotta senza fine, conflitto degli opposti.
Non è importante, dunque trovare che cosa sia il desiderio e se esso possa trasformarsi? Che cosa è il desiderio? Non è il simbolo e la sua sensazione? Il desiderio è una sensazione senza l'oggetto che esso persegue. Esiste desiderio senza un simbolo e la sua sensazione? Senza dubbio, no. Il simbolo può essere un quadro, una persona, una parola, un nome, un immagine, un'idea che mi dia una sensazione, che mi faccia sentire che mi piace - o non mi piace; se la sensazione è piacevole, desidero conseguire, possedere, attaccarmi al suo simbolo e persistere in tale piacere: Di tempo in tempo, secondo le mie inclinazioni ed intensità, cambio di quadro, di immagine, di oggetto. Mi
sento sazio, saturo di una forma di piacere; così cerco una sensazione, un'idea, un simbolo nuovi. Respingo la sensazione antica e ne assumo una nuova, con nuove parole, nuovi significati, esperienze nuove. Respingo l'antica e miro alla nuova, che a mio parere è più elevata,
più nobile, più soddisfacénte. cosi, nel desiderio vi è una resistenza
ed un assenso che coinvolge una tentazione; e naturalmente, nel per-seguire un stimolo particolare del desiderio, vi è sempre il timore della frustrazione e osservo l'intero processo del desiderio in me stesso, scopro che vi e sempre un oggetto verso il quale la mia mente si tende per
trarne ulteriori sensazioni, e che in tale processo sono coinvolte resistenza tentazione disciplina. Si ha percezione, sensazione, contatto e desiderio; e la mente diviene lo strumento meccanico di tale processo, nel quale i simboli , le parole, gli oggetti costituiscono il centro Intorno al quale si costruisce ogni desiderio ambizione; quel centro è il "me”. Potrò dissolvere quel centro del desiderio: non un desiderio particolare, non un appetito o passione particolare, ma la struttura intera del desiderio, della brama, della speranza, dove è insita sempre la paura della frustrazione? Più sarò frustrato, più forza conferirò al "me". Finché vi sarà speranza, finché vi sarà brama, resterà sempre lo sfondo della paura, che a sua volta rafforzerà quel centro. E la rivoluzione sarà possibile soltanto realizzandola in quel centro, e non alla superficie, che altro non è se non un processo distrattivo, un mutamento affiorante che conduce a un'azione fallace.
Quando sono consapevole di tutta questa_struttura_desiderio, vedo in quale modo la mia mente sia diventata un centro morto un processo meccanico della memoria. Stanco di un desiderio, automaticamente desidero soddisfarmi in un altro. La mia mente sta sempre sperimentando in termini di sensazione, è lo strumento della sensazione. Annoiato di una sensazione particolare, ne cerco una nuova, che può essere quanto chiamo l'esperienza di Dio; ma è pur sempre una sensazione. Ne ho abbastanza di. questo mondo, e del suo tra-vaglio, e desidero pace, quella pace che dura per sempre; e perciò medito, controllo, modello la mia mente per sperimentarla. Ma lo sperimentare questa pace è pur sempre sensazione. Così la mia mente è lo strumento meccanico della sensazione, della memoria, è un centro morto dal quale agisco e penso. Gli oggetti che perseguo ,sono proiezioni della mia mente, in quanto sono simboli dai quali essa trae sensazioni. La parola "Pio", la parola "amore", comunismo ", la parola "democrazia", la parola "nazionalismo" sono tutti simboli che danno alla mente alcune sensazioni, e cui perciò la mente si accosta. Come ben sappiamo, voi ed io, qualsiasi sensazione fatalmente ha un termine, e così siamo costretti a passare da una sensazione ad un'altra; ed ogni sensazione rafforza l'abitudine di perseguire altre sensazioni. Così la mente diventa un puro strumento della sensazione e della memoria, e in questo processo ci troviamo catturati. Finché la mente cerca ulteriore esperienza potrà pensare soltanto in termini di sensazione. e qualsiasi esperienza che possa essere spontanea, creativa, vitale,-- veramente nuova, viene immediatamente ridotta a sensazione, e persegue quella sensazione, ed infine, così, si fa memoria. Perciò l'esperienza è morta, e la mente diventa semplicemente una palude stagnante del passato.

continua...

Ultima modifica di individuo : 03-12-2006 alle ore 13.34.46.
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Vecchio 03-12-2006, 12.30.26   #13
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Riferimento: Desiderare o non desiderare

...continua...

Se lo abbiamo investigato profondamente, ci sentiremo familiari con questo processo; e, a quanto pare, siamo incapaci di andare oltre.
Perché siamo stanchi di questo itinerario senza fine, di questo meccanico perseguire la sensazione; cosi la mente proietta l’idea di verità di Dio; sogna di un mutamento vitale, sogna
di svolgere in tale mutamento ruolo di protagonista, e cosi via. Perciò uno stato creativo non esiste mai. In me stesso vedo che prosegue questo processo del desiderare, che è meccanico, che è iterativo, che mi imprigiona la mente in una vicenda di routine, e ne fa il centro morto del passato, nel quale non può darsi alcuna spontaneità creativa. Ma esistono pure momenti creativi subitanei, nati da ciò che non appartiene alla mente, che non è della memoria, che non risale alla sensazione o al desiderio.
Il nostro problema, perciò, è di comprendere il desiderio; non di comprendere quanto lontano dovrei spingermi o a qual punto dovrei arrestarmi, ma intendere l'intero processo del desiderio, le passioni, le brame, gli appetiti brucianti. Moltissimi fra noi ritengono che possedere poco comporti libertà dal desiderio: e quanto veneriamo coloro che possiedono veramente poco! Una semplice fascia intorno ai lombi una tonaca, simboleggia il nostro desiderio di liberarci dal desiderio; ma si tratta pur sempre di una reazione assai superficiale.
Perché cominciare al livello superficiale col rinunciare ai beni esteriori, quando la mente stessa è intrisa di desideri innumerevoli, di voglie senza fine, di fedi, di lotte? Senza dubbio è là che la rivoluzione deve verificarsi, non nel determinare la misura dei nostri pasti. Ma noi restiamo impressionati da queste cose, per l'estrema superficialità delle nostre menti.
Il vostro ed il mio problema è vedere se la mente potrà mai liberarsi dal desiderio, dalla sensazione. Senza dubbio il creare nulla ha a che vedere con la sensazione; la realtà, Dio, o quel che volete, non è una condizione sperimentabile come sensazione. Quando sperimentate, che cosa accade? L'esperienza vi ha dato una certa sensazione, un senso di depressione o di esaltazione. Naturalmente, cercherete di evitare, di eliminare la condizione depressiva; ma se si tratta invece di una gioia, di un senso di esaltazione, la perseguirete. La vostra esperienza ha prodotto una sensazione piacevole e ne volete ancora; e questo "ancora" rafforza il centro morto della mente, avidamente persegue sempre esperienze nuove. Perciò la mente non potrà sperimentare nulla di nuovo, sarà incapace di sperimentarlo, poiché il suo modo di affrontare la questione passa pur sempre attraverso la memoria ed il riconoscimento; e quanto viene riconosciuto attraverso la memoria non è verità, creazione, realtà. Una mente cosiffatta non potrà sperimentare la realtà; potrà sperimentare unicamente la sensazione e la creazione non è sensazione, ma qualcosa che e ininterrottamente nuovo i momento in momento.
Mi rendo conto ora della condizione della mia mente; vedo che essa è lo strumento della sensazione e del desiderio, o piuttosto che essa è la sensazione e il desiderio, e che si trova meccanicamente imprigionata entro una routine. Una mente cosiffatta sarà sempre in-capace di recepire o sentire il nuovo; poiché il nuovo ovviamente dovrà essere qualcosa che vada oltre la sensazione, la quale sarà sempre l'antico. Così questo processo meccanico, con le sue sensazioni, dovrà terminare, non è così? Desiderare di più, perseguire simboli, parole, immagini con le loro sensazioni: tutto ciò deve giungere a termine. Soltanto allora sarà possibile che la mente si trovi in quella condizione di creatività, nella quale possa sempre nascere il nuovo. Se lo comprenderete senza lasciarvi ipnotizzare dalle parole, dalle abitudini, dalle idee, se vedrete quanto è importante che il nuovo prema costante-mente sulla vostra mente, allora, forse, comprenderete il processo del desiderio, della routine, del tedio, della brama costante di sperimentare. Allora, a mio avviso, comincerete a vedere che il desiderio ha scarsissimo significato nella vita, per chi realmente cerchi.
Senza dubbio esistono certe necessità fisiche: cibo, veste, riparo, e tutto il resto. Ma esse non diverranno mai appetiti psicologici, cose sulle quali la mente costruisca se stessa come centro del desiderio. Al di là delle esigenze fisiche, qualsiasi forma di desiderio — desiderio di grandezza, di verità, di virtù — si trasforma in un processo psicologico mediante -il quale la mente costruisce l'idea del "me" e si rafforza al centro.
Quando vedrete questo processo, quando ne sarete realmente consapevoli senza opposizione, senza tentazioni, senza resistenza, senza giustificarlo o giudicarlo, allora scoprirete che la mente è capace di recepire il nuovo e che il nuovo non è mai una sensazione; e per-tanto non potrà mai venire riconosciuto, ri-sperimentato. È una con-dizione dell'essere nella quale la creatività nasce senza invito, senza memoria; e questa è la realtà.

Ultima modifica di individuo : 03-12-2006 alle ore 13.40.19.
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Vecchio 05-12-2006, 16.03.35   #14
Palissandro
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Riferimento: Desiderare o non desiderare

X Gyta e Individuo:
uhm.. mi piace il vostro commento, mi pare abbiate inquadrato il problema alla perfezione. Grazie
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Vecchio 06-12-2006, 14.18.12   #15
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“Il vostro ed il mio problema è vedere se la mente potrà mai liberarsi dal desiderio, dalla sensazione.”

Secondo me in questo scritto, come sintetizza la frase che ho riportato, non c’è nulla di nuovo se non il noto dilemma e il solito invito all’alienazione del desiderio e/o sensazione, come ho già scritto in un post precedente.

“Senza dubbio il creare nulla ha a che vedere con la sensazione realtà, Dio, o quel che volete, non è una condizione sperimentabile come sensazione”

Quest’altra frase invece è assai opinabile, mi viene da chiedere perché ? chi lo dice ?

“e quanto viene riconosciuto attraverso la memoria non è verità, creazione, realtà”

Perché ? chi lo dice ? secondo quale ragionamento logico si arriva a tale conclusione ?

“Senza dubbio esistono certe necessità fisiche: cibo, veste, riparo, e tutto il resto. Ma esse non diverranno mai appetiti psicologici, cose sulle quali la mente costruisca se stessa come centro del desiderio. Al di là delle esigenze fisiche, qualsiasi forma di desiderio — desiderio di grandezza, di verità, di virtù — si trasforma in un processo psicologico mediante -il quale la mente costruisce l'idea del "me" e si rafforza al centro”

Questa dicotomia - desiderio fisico / desiderio psicologico - è interessante quanto, a mio avviso, inesistente. Tra i desideri fisici c’è anche quello sessuale, è ragionevole sostenere che tale desiderio non comporti anche un "appetito psicologico" ?

A me sembra che il succo di tutto il discorso rimanga quello di andare oltre il desiderio.


Ciao
Andrea
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Vecchio 06-12-2006, 17.30.16   #16
freedom
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Mi pare che Krishnamnurti abbia detto cose condivisibili.

Non ho tuttavia compreso (mi riferisco ad individuo) come mettere in pratica una corretta gestione del desiderio.

Come uscire dalla spirale della senzazione (bisogno della)?
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Vecchio 06-12-2006, 23.04.27   #17
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Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Mi pare che Krishnamnurti abbia detto cose condivisibili.

Non ho tuttavia compreso (mi riferisco ad individuo) come mettere in pratica una corretta gestione del desiderio.

Come uscire dalla spirale della senzazione (bisogno della)?

Non ho tuttavia compreso (mi riferisco ad individuo) come mettere in pratica una corretta gestione del desiderio.

Per come l'ho capita io innanzi tutto ci dev'essere una totale osservazione dell'intero meccanismo in cui si manifesta il desiderio ( simbolo-percezione-sensazione-desiderio ) dopo di che occorre osservare come tendiamo a sfruttare la memoria per riattivare il ricordo di quelle sensazioni che ci avevano dato piacere o frustrazione per ricercarle di nuovo se sono belle o rifuggirle se sono brutte.

Nell'osservazione di tutto questo processo, dice lui, possiamo osservare come la mente ( strumento ) rimanga imbrigliata in questo meccanismo.
Vedendolo, vediamo la gabbia ( per chi ovviamente la vive come tale ) in cui la mente è rimasta imbrigliata, nel vederlo, nell'osservarlo, nello sperimentare questo processo direttamente su di noi possiamo trascenderlo, perchè capiamo come nasce e come prosegue; nel trascenderlo quindi nel lasciarlo cadere possiamo vedere cosa accade...è ovvio che se qualcuno si accosta a questo processo con il desiderio di scoprire cosa c'è oltre rimarrà deluso, credo...solo chi sente davvero questo processo come una gabbia credo possa andare al di là delle colonne di ercole...ma questo è cosi per tutto nella vita...occorre sentirlo come irrefrenabile bisogno...non si può scalare l'everest dal salotto della propria casa.
Finchè staremo bene nel nostro salotto, finchè noi stessi non ne sentiremo il bisogno...rimarremo lì seduti e nessuno potrà mai scalare l'everest per noi.

Farlo solo come giochino mentale non porterà a nulla, almeno credo...ciò non toglie che uno possa farlo anche come giochino...c'è assoluta libertà...credo dipenda dal livello di sensibilità a cui ognuno di noi in uno certo momento della vita si trova.

Come uscire dalla spirale della senzazione (bisogno della)?

Capendo come la memoria ci vincola alle esperienze passate! proviamo qualcosa di bello e vogliamo riprovarlo di nuovo, ma cosi ci accosteremo alla vita con il ricordo, faremo confronti e ogni momento della vita sarà vissuto come qualcosa da confrontare e non come qualcosa di nuovo da vivere come se fosse la prima volta...la stessa cosa vale per le cose che ci sono apparse brutte... vedi per esempio i giudizi sulle persone; un giudizio è un fermo immagine su di una persona in un determinato momento della sua vita e della tua vita, sia esso positivo o negativo
e se tu ti accosterai successivamente a quella persona per il giudizio che te ne sei fatto, la incontrerai con l'immagine che te ne sei fatto...cosi non la incontrerai mai per quello che è ma per l'idea che te ne sei fatto...e l'idea non è la realtà ma un'astrazione della realtà.

Insomma c'è chi fa della sensazione uno stile di vita:
C'è chi mangia la nutella una volta, gli piace e nel ricordo che gli era piaciuta continua a ricercarla fino a strafogarsi; e cosi è per la droga per le sigarette l'alcool, il sesso...cito queste perchè sono quelle più facilmente sotto gli occhi di tutti.
Insomma proviamo una bella sensazione e la memoria ce ne rende schiavi...la memoria serve per riattivare la sensazione, le mente per trovare il modo di risperimentarla e il corpo come mezzo per poterla di nuovo percepire.
La memoria è riaccesa dal desiderio di provare quella sensazione...e il desiderio è posto in essere perchè c'è la memoria.
Questo accade perchè noi utilizziamo la nostra memoria per riattivare quelle sensazioni che ci hanno dato piacere...cosi diventiamo schiavi del piacere, perdiamo la nostra libertà interiore...ma quando lo capiamo cosa succede?...succede che la consapevolezza ci aiuta a vedere come stanno le cose e questo è un aiuto per coloro che ne vogliono uscire...ovviamente solo per coloro che ne vogliono uscire, solo per coloro che vedono in questo circolo vizioso un ostacolo...un ostacolo verso cosa dirai? questo non lo so, io non sono in grado di dirtelo, l'unica cosa che posso dire è che per me questo ostacolo c'è, ciò significa che per me, anche se non so " esattamente " cosa, qualcosa oltre, c'è.

Ultima modifica di individuo : 07-12-2006 alle ore 00.25.55.
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Vecchio 07-12-2006, 18.49.05   #18
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Originalmente inviato da spirito!libero
“Il vostro ed il mio problema è vedere se la mente potrà mai liberarsi dal desiderio, dalla sensazione.”

Secondo me in questo scritto, come sintetizza la frase che ho riportato, non c’è nulla di nuovo se non il noto dilemma e il solito invito all’alienazione del desiderio e/o sensazione, come ho già scritto in un post precedente.

“Senza dubbio il creare nulla ha a che vedere con la sensazione realtà, Dio, o quel che volete, non è una condizione sperimentabile come sensazione”

Quest’altra frase invece è assai opinabile, mi viene da chiedere perché ? chi lo dice ?

“e quanto viene riconosciuto attraverso la memoria non è verità, creazione, realtà”

Perché ? chi lo dice ? secondo quale ragionamento logico si arriva a tale conclusione ?

“Senza dubbio esistono certe necessità fisiche: cibo, veste, riparo, e tutto il resto. Ma esse non diverranno mai appetiti psicologici, cose sulle quali la mente costruisca se stessa come centro del desiderio. Al di là delle esigenze fisiche, qualsiasi forma di desiderio — desiderio di grandezza, di verità, di virtù — si trasforma in un processo psicologico mediante -il quale la mente costruisce l'idea del "me" e si rafforza al centro”

Questa dicotomia - desiderio fisico / desiderio psicologico - è interessante quanto, a mio avviso, inesistente. Tra i desideri fisici c’è anche quello sessuale, è ragionevole sostenere che tale desiderio non comporti anche un "appetito psicologico" ?

A me sembra che il succo di tutto il discorso rimanga quello di andare oltre il desiderio.


Ciao
Andrea

Secondo me in questo scritto, come sintetizza la frase che ho riportato, non c’è nulla di nuovo se non il noto dilemma e il solito invito all’alienazione del desiderio e/o sensazione, come ho già scritto in un post precedente.


Beh, c'è da dire che io non volevo riportare il messaggio di K. come qualcosa di nuovo, ma semplicemente come risposta alla richiesta di Palissandro e conoscendo bene K. mi è venuto facile citare lui.
Il suo comunque ( non che voglia soppesare le tue parole ma solo per maggiore chiarezza ) non è in realtà un invito ( visto che i suoi libri sono tratti da dialoghi avuti con altre persone ) ma una risposta a coloro che chiedono come porsi nei confronti del desiderio visto che la tendenza-conflitto comune è quello di reprimerlo o o di arrendercisi.

A parte che per errore mio la frase corretta è:

DicE: “Senza dubbio il creare nulla ha a che vedere con la sensazione; la realtà, Dio, o quel che volete, non è una condizione sperimentabile come sensazione”

DicI
Quest’altra frase invece è assai opinabile, mi viene da chiedere perché ? chi lo dice ?

DicE: “e quanto viene riconosciuto attraverso la memoria non è verità, creazione, realtà”

DicI Perché ? chi lo dice ? secondo quale ragionamento logico si arriva a tale conclusione ?

Qui invece c'è da spendere due parole in più se non hai mai letto nulla su di lui.
Parto da un esempio: se tu vedi un tramonto e provi una sensazione di stupore, quella sensazione puoi definirla tale solo perchè l'hai già sperimentata e le hai dato un nome.

Lui dice:" Perciò la mente non potrà sperimentare nulla di nuovo, sarà incapace di sperimentarlo, poiché il suo modo di affrontare la questione passa pur sempre attraverso la memoria ed il riconoscimento; e quanto viene riconosciuto attraverso la memoria non è verità, creazione, realtà. Una mente cosiffatta non potrà sperimentare la realtà; potrà sperimentare unicamente la sensazione e la creazione non è sensazione, ma qualcosa che e ininterrottamente nuovo i momento in momento."

Credo che intenda dire che quando c'è sensazione la mente attraverso la memoria sta facendo nascere in te sensazioni che hai già sperimentato e quindi non ci può essere nulla di nuovo.

Lui fa un esmpio: diciamo che un giorno hai visto un tramonto ed eri li con tutto te stesso fino al punto di non esserci ( lui dice infatti: la verità è quando voi non ci siete )...solo a posteriori tramuterai quel che è accaduto in ricordo...ma in quel momento non c'era ne la cosa sperimentata ( il tramonto ) ne lo sperimentatore ( tu ).
Ora, la sensazione ci può essere se c'è colui che sperimenta ( la mente ) e la cosa sperimentata ( che provoca la sensazione )...ma quando non esiste ne sperimentatore ne cosa sperimentata non possiamo percepire la sensazione visto che non c'è nessuno che la sperimenta ( considerato poi da lui stesso lo stato meditativo, ovvero quello in cui colui che medita è assente ) In questo senso lui dice che la verità, Dio, la realtà o come volete chiamarla non può passare attraverso la sensazione, perchè la verità è nel presente, e se c'è sensazione significa che c'è uno sperimentatore, che c'è memoria e che la mente si sta quindi accostando al nuovo attraverso il confronto con il vecchio, i ricordi.

Questa dicotomia - desiderio fisico / desiderio psicologico - è interessante quanto, a mio avviso, inesistente. Tra i desideri fisici c’è anche quello sessuale, è ragionevole sostenere che tale desiderio non comporti anche un "appetito psicologico" ?

Qua credo tu abbia frainteso: certo è vero che il sesso come dici può diventare un appetito psicologico come può succedere per il cibo ( sempre di più ) per gli indumenti ( sempri più belli ) per i ripari ( case sempre più maestose )...il fatto è che tu non hai riportato tutta la frase, lui infatti prosegue dicendo: " Al di là delle esigenze fisiche, qualsiasi forma di desiderio — desiderio di grandezza, di verità, di virtù — si trasforma in un processo psicologico mediante -il quale la mente costruisce l'idea del "me" e si rafforza al centro. "

L'idea del me non la costruisci attraverso il cibo o il sesso in se stessi ma attraverso il rapporto che hai con essi; in fondo se per qualcuno il sesso come dici tu diventa un " appetito psicologico " è perchè la mente dopo averne sperimentato la sensazione che produce continua a ricercarlo...ma questo vale per tutto, per la droga, la televisione ecc ecc
Quindi se anche lo annoveriamo tra le necessita fisiche il suo discorso mi sembra non fare una grinza.
Oltre al sesso ( mi ripeto ) potevi citare anche l'andare a giocare al casinò o qualsiasi altra " mania ".
Infondo siamo noi ( quel me di cui lui parla ) che trasformiamo le cose in appetiti psicologici e comunque il sesso non è certamente al pari del cibo come necessità fisica.

A me sembra che il succo di tutto il discorso rimanga quello di andare oltre il desiderio.

Come dicevo nel post sopra, non ci si deve accostare a queste cose in maniera concettuale e quindi vedere nei discorsi dell'andare oltre il desiderio il solito minestrone trito e ritrito delle religioni orientali...ma vi ci si deve accostare se davvero si vive questa condizione di prigione senza sbarre sulla propria pelle...altrimenti il tutto rischia di rimanere troppo a livello astratto e si rischia che se ne faccia solo una questione di opinioni...ma come accade per la scienza le opinioni devono essere accontonate se si vuole essere il più obbiettivi possibile.

Ultima modifica di individuo : 07-12-2006 alle ore 20.23.19.
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Vecchio 10-12-2006, 01.44.30   #19
Palissandro
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Riferimento: Desiderare o non desiderare

Pensavo che avvicinarsi con mente e cuore, all'idea di andare oltre il desiderio, è sicuramente una idea bellissima. Non ho niente da eccepire è talmente una visione cosi' pura e alta.

Tuttavia troppo alta forse, umilmente, trovo sia una cosa troppo alta, quasi non umana.

Per quanto ci rifletto , forse la cosa migliore che si puo' fare è cercare di vivere l'aspetto migliore dei desideri, cercando di eliminare ogni condizionamente negativo che crea sofferenza .
Forse alla fine la sofferenza ci deve essere, conoscendo la sofferenza ti rendi ancora piu' conto e apprezzi la controparte della felicità. Nascere uomini, con tutto quello che comporta, è forse un privilegio. Secondo le antiche storie indiane , anche le divinità celesti che conoscevano solo bello e beatitudine , ad un certo punto dovevano rinascere uomini per poter scoprire il contrario di tutto questo e capire il significato della vita.

Quando soffro, in fondo significa che sotto sotto ho tanta voglia di vivere veramente, che provo qualcosa che coinvolge tutto il mio essere, che in me ho una umanità completà. La sublimità forse sta, pur conoscendo la sofferenza in noi, nel saperla accettare senza lasciarsi condizionare negativamente da essa.
ciao

Alessandro
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Vecchio 10-12-2006, 20.32.55   #20
angelot
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Riferimento: Desiderare o non desiderare

Citazione:
Originalmente inviato da Palissandro
...
Non desiderare è forse la soluzione, la via per non soffrire piu’? La storia non ci rivela, pero’ se questo affamato falco alla fine muore di fame. ...
....Desiderare o non desiderare questo è il dilemma.

Ma vivere senza desiderare nulla è davvero vivere? se riflettiamo attentamente la nostra vita non è altro che un susseguirsi di desideri senza soluzione di continuità: desiderare un cibo, una bevanda, una penna, una passeggiata, un amore, un altro cibo, un film, un libro, ecc, ecc.... e l'ulitmo desiderio è la pace eterna. Solo dopo morti, infatti, non desideriamo più niente. Quindi la mia opinione è che il desiderio è vita e non è possibile vivere senza di esso.
Desiderare o non desiderare = essere o non essere.
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