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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 02-12-2006, 17.14.48   #1
Heraclitus
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Filosofare fin da bambini

Apro questa discussione per sapere come persone come me e voi si sono avvicinate inconsapevolmente o no al mondo della filosofia, non intesa come materia scolastica o lettura di libri classici ma come il porsi domande in generale sul mondo e cercar di trovar da sè la risposta. Vorrei inoltre sapere se a voi è mai venuto in mente di invitare qualche bambino a farsi tali domande (chiaramente senza che gli si indichi un percorso già fatto per trovare una risposta, ma che lo si faccia trovare da sè).

Parlando di me, inizio col dire che forse porsi domande in generale presuppone che chi se le fa sia una persona molto riflessiva. Forse (ma è opinione personale) il fatto che i bambini stiano tanto tempo davanti alla tv o ai videogiochi stile "sparatutto" non li invita tanto a fare attività "creative" e forse è questo il punto.

Forse è stato il fatto che io sia stato abituato a giochi da tavolo, a leggere fiabe (senza le figure nei libri, così la mia immaginazione era più libera) e a risolvere indovinelli mi ha avvicinato a farmi le mie prime domande filosofiche spontanee:

Perchè io sono nato in Italia in Veneto e nel 1985, ho i capelli rossi e occhi azzurri e non sono nato in Australia nell'1800 e non sono biondo con occhi verdi? Perchè io non sono un altro? Se mia mamma e mio papà non si fossero mai incontrati sarebbe nato comunque qualcuno che sarei stato io?

Il fatto che in famiglia di altri bambini una cosa veniva chiamata bene ma nella mia era chiamata male (ad esempio mangiare cioccolatini ogni giorno) vuol dire che bene e male non esistono davvero?

Se io muovendo l'acqua la faccio cambiare di temperatura allora non si può mai misurare quanto davvero è calda l'acqua dato che il termometro messo nell'acqua la sposta?

Può esistere gente che vede l'azzurro del cielo in realtà giallo ma lo chiama azzurro e viceversa?

Se prendo un sasso e lascio la presa, il sasso cade sempre dritto. Sembra proprio che il sasso non sia libero di andare dove vuole. Come mai io e le altre persone sembriamo liberi? Oppure c'è una legge come quella di gravità ma molto più complessa che ci fa sembrare liberi? E se non siamo liberi che senso ha dire che qualcosa è bene o male?

Di solito queste domande non avevano nessuna ripercussione sulla mia vita di tutti i giorni (anche perchè di solito non trovavo mai una risposta definitiva). Le domande sulla morale certo non mi portavano al non dover obbedire a nessuno, ci mancherebbe!

Forse qualche disagio mi causava il fatto che l'ambiente mi ha cresciuto insegnandomi la religione, ma senza esser mai riuscito a farmi credere davvero in essa. Al massimo pensavo che esseri al di sopra dell'uomo c'erano ma o erano cattivi o buoni e impotenti, (forse alieni? forse robot? ero proprio ingenuo!), se no ci avrebbero aiutato a curare subito malattie bruttissime ora curabili, o salvato come supereroi da terremoti e simili. Tanto meno avevano creato tutto se no come facevano a creare loro stessi? Al massimo dopo la morte la gente diventava una polvere che forse sentiva il contatto col resto della terra ma niente di più. Perchè imprigionare il corpo in una cassa allora? Non capivo poi com'era possibile che col battesimo si cancellasse un peccato e poi comunque lo si trasmettesse lo stesso ai figli! Mi stupivo di come i miei coetanei invece dicessero cose come che "nessun male è troppo brutto perchè tanto in paradiso sarà così bello che scorderai tutto" e simili.

Scusate l'ingenuità dei miei ricordi ma penso che tutto ciò in fondo ha contribuito a diventare quello che sono ora.

Secondo voi ci sono anche ora dei bambini che si fanno domande simili? Voi siete stati uno di loro? E' meglio che siano i bambini spontaneamente a farsi tali domande senza obbligarli o è utile invogliarli a farle? Ed è meglio dirli "io la penso così e accontentati di tale risposta, in seguito puoi decidere se cercartela da te" oppure è meglio dirli "non ti obbligo a condividere la mia risposta perciò fai una ricerca libera?"
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Vecchio 03-12-2006, 02.59.28   #2
odos
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Riferimento: Filosofare fin da bambini

Ora che mi ci fai pensare, quella del "perchè io sono io, e non sono un altro?" era una mia esperienza ricorrente all'età di 3 o 4 anni (una delle poche esperienze che mi ricordo, e so con certezza l'età, per via di un trasloco). Ma più che altro avevo intuito già a quella età che se non esisto io, non esiste proprio niente, e lì avevo una piccola scarica di adrenalina, che durava qualche istante. Provavo di continuo a fare quel pensiero, che non sempre mi riusciva, dovevo impegnarmi.

Non si trattava affatto di un dubbio, o di un pensiero nella forma di un ragionamento inferenziale, era quasi un'intuizione istantanea. Immaginavo me non esistente, me mai nato e allo stesso tempo il fatto che non c'erano nè quel papà, nè quel fratello, nè il posto dove abitavo ecc...

Ora, nel mio caso, questo non è stato precursore di nulla, dal momento che filosofo non lo sono mai diventato, e mi ritengo anche un mediocre pensatore.
La scelta di pensare, o di leggere filosofia, arriva da questioni storicamente molto più contingenti che non sto a descrivere.

Cercando di rispondere alla tua domanda, io credo, detto banalmente, che meno dubbio c'è, e meglio si vive. Più si riesce a posticipare l'esigenza di un utilizzo sistematico del dubbio e della ricerca, e meglio è per una persona.

Per cui non invoglierei affatto un bambino a porsi delle domande, non lo ritengo affatto un bene. Più alcune certezze reggono, pur nelle loro totale irragionevolezza magari, e meglio è. In generale non ritengo la verità indispensabile per vivere, basta qualche certezza quà e là. (Non ritengo certezza sinonimo di verità). Se le domande sorgeranno, sorgeranno spontanee, e se un dubbio sorgerà, nascerà dall'esigenza di risolvere una riscontrata inadeguatezza di una conoscenza.

Per cui la via di mezzo tra un "è così e basta", e un "lascio a te la riposta", è magari fornire una risposta ragionevole, cioè che io reputo già in grado di affrontare parecchie circostanze. Il dubbio, così, sarà un dubbio sano, che approderà da qualche parte.

Ciao ciao
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Vecchio 06-12-2006, 22.50.30   #3
mathemathikos
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Riferimento: Filosofare fin da bambini

Circa me, l'amore per la filosofia è venuto quando ho cominciato a pormi domande sulla vita e sulla verità ultima delle cose e ad intraprendere un percorso di ricerca interiore. Sui bambini, come anche su tutti, inizio a parlare loro in modo critico e a suscitare loro la voglia di sapere e di pensare con logica e ragionare bene. Su molti attecchisce, e l'ìì consiglio di documentarsi consigliando loro qualche libro che spieghi la filosofia in modo semplice ed affascinante, ma anche consigliando letteratura e saggi, dipende dalla persona. Uso l'arte della maieutica (Socrate...che uomo!)
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Vecchio 07-12-2006, 18.56.10   #4
Heraclitus
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Originalmente inviato da mathemathikos
Sui bambini, come anche su tutti, inizio a parlare loro in modo critico e a suscitare loro la voglia di sapere e di pensare con logica e ragionare bene. Su molti attecchisce, e l'ìì consiglio di documentarsi consigliando loro qualche libro che spieghi la filosofia in modo semplice ed affascinante, ma anche consigliando letteratura e saggi, dipende dalla persona. Uso l'arte della maieutica (Socrate...che uomo!)

E' un piacere sapere che ci sono ancora oggi bambini a cui interessano le domande filosofiche. E anche il mio metodo preferito per dialogare di filosofia è quello del fare domande in modo socratico. Di recente Oscar Brenifer ha scritto dei libri fatti proprio in questo modo appositamente per i bambini (la collana è "piccole grandi domande") , può essere un buon inizio per i bambini.

Dunque mi risulta che non sia vero che iniziare a farsi domande filosofiche da bambini non sia un bene.
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Vecchio 07-12-2006, 20.19.01   #5
odos
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Dico solo che è un falso mito, quello del riflettere e della verità come bene per l'uomo, peggio ancora per un bambino, che deve prima crescere con le certezze, e poi muovere il dubbio.

Non pretendo mi si capisca, ma non solo la speranza della visione dell' "idea" platonica ha già subìto un duro colpo (e chiaramente socrate), ma a mio parere anche la più popolare idea del "pensare con la propria testa"; quando si comprenderà quale sia la reale portata etica del vivere una tradizione si sarà fatto un passo avanti nella ricerca del bene morale, e qui mi fermo.

Taccio sempre sull'argomento, perchè è facile attirarsi etichette preconfonfezionate di ogni tipo.

Con amicizia...
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Vecchio 07-12-2006, 20.47.24   #6
S.B.
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Io mi ricordo che già da piccolo mi ponevo domande "filosofiche" sotto un certo aspetto, ma credo sia una tendenza abbastanza naturale, tenendo anche in considerazione che sono stato abbastanza "riflessivo" ed introverso fino ad una certa età...

Domande su come faceva il mondo ad essere infinito, molto spesso cercavo invano di giusticare perchè Dio avrebbe dovuto premiare il bene, su quale criterio?
Poi sulla forza di gravità e cose assurde come ad esempio: quant'è un istante? o perchè non riesco ad immaginare un nuovo colore che non ha nessuno?...

Sono stato parzialmente condizionato da mio padre che è appassionato di esoterismo e di altre particolari discipline, dottrine religiose...

Quando ho iniziato alle superiori ad approcciarmi alla filosofia come materia ho subito riconosciuto in essa uno strumento formidabile per aiutarmi a cercare risposte!...
Fatto sta che adesso sono qua immerso nella perenne indecisione tra iscrivermi ad ingegnieria ambientale o filosofia....
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Vecchio 09-12-2006, 21.25.24   #7
Heraclitus
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Dico solo che è un falso mito, quello del riflettere e della verità come bene per l'uomo, peggio ancora per un bambino, che deve prima crescere con le certezze, e poi muovere il dubbio.

Non pretendo mi si capisca, ma non solo la speranza della visione dell' "idea" platonica ha già subìto un duro colpo (e chiaramente socrate), ma a mio parere anche la più popolare idea del "pensare con la propria testa"; quando si comprenderà quale sia la reale portata etica del vivere una tradizione si sarà fatto un passo avanti nella ricerca del bene morale, e qui mi fermo.


La mia intenzione non era dire che è meglio invitare i bambini a riflettere usando il dialogo socratico piuttosto che con altri metodi (come porgli un problema di partenza e poi sentire senza interromperlo come da solo lui tenta di risolverlo o altri...). Per me un metodo vale l'altro, basta che il bambino usi la testa sua senza far sì che siano sempre gli altri a dargli risposte preconfezionate.

Anche per me la filosofia non è per nulla la cura di ogni male e non porta al paradiso in terra, (Aristotele diceva che la filosofia di per sè è inutile, ma è il sapere più importante) al massimo aiuta a dare una spinta.

Tuttavia mi pare innegabile il fatto che le grandi scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno migliorato il mondo nascano da menti spesso se non propriamente filosofiche, di sicuro abituate a pensare in modo indipendentente (Einstein è il primo esempio che mi viene in mente, che formulò la teoria della relatività tra le mura di casa, con tutte le sue implicazioni apparentemente incredibili alla gente comune).

Per me un bambino può benissimo crescere vivendo e obbedendo a una certa etica dettata dalla famiglia e dall'ambiente e contemporaneamente invitarlo a farsi domande che mettano in discussione quest'etica. Tuttavia ritengo che il bambino non si comporterà mai in maniera distruttiva (ad esempio disubbidendo sempre perchè ha un'idea diversa dell'etica) perchè sa che non ha ancora l'età, la conoscenza, la potenza per giudicare alla pari le idee altrui e quindi "starà al gioco" sapendo che gli altri comunque, gli vogliono prima di tutto bene. Poi diventato più grande il bambino dirà: "guardate, io ho sempre rispettato l'etica, la visione del mondo, la politica, la religione in quanto vostre opinioni, ma io avevo fin da piccolo dubbi su di esse. Oggi esplicito le mie idee che sono diverse dalle vostre, voi mi rispettate e io rispetto voi.

Questa sopra è stata in pratica la mia esperienza personale. Penso che anche altri abbiano fatto lo stesso percorso.
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Vecchio 10-12-2006, 20.37.30   #8
angelot
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Apro questa discussione per sapere come persone come me e voi si sono avvicinate inconsapevolmente o no al mondo della filosofia, non intesa come materia scolastica o lettura di libri classici ma come il porsi domande in generale sul mondo e cercar di trovar da sè la risposta. ...
Io ho iniziato più o meno intorno ai 18-20 anni. Mi arrovellavo con quesiti riguardanti i massimi sistemi e il senso della vita. Ovviamente non trovavo risposte ma da ogni domanda nascevano nuove domande, e così via. Poi in seguito ho letto alcuni libri di filosofia (a livello divulgativo) sempre senza trovare risposte esaurienti. Solo ora, girata la boa del mezzo secolo di età, ho capito che la filosofia è importante non tanto per trovare risposte, ma per analizzare l'irresistibile fascino di certe domande.

Ultima modifica di angelot : 11-12-2006 alle ore 07.57.28.
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Vecchio 11-12-2006, 00.22.20   #9
PAOLODIB
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Tutti, chi piu' chi meno, in un momento della nostra crescita, veniamo
"catturati" dalle "voci di dentro",sono lamenti, sensazioni,domande poste
al vento.......Ma il vento non risponde.........Chi sono, cosa faccio qui,
perche'io.......Come possiamo definire, questa "curiosita' profonda"? Forse
con una parola sola......Disperazione.......Q uella vera, autentica,pura.......

PERCHE' DISPUTARE SU CIO' CHE SAREMO, QUANDO
NON SAPPIAMO NEPPURE CIO' CHE SIAMO?

Kahlil Gibran ( Il Profeta )
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Vecchio 11-12-2006, 09.16.23   #10
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Riferimento: Filosofare fin da bambini

"I filosofi hanno mantenuto attorno a sé stessi...una certa aura di magia. La filosofia è considerata come qualcosa di strano e di assurdo, che si occupa di quei misteri di cui si occupa la religione, ma non in modo tale da poter essere "rivelata ai bambini" o alla gente comune." (Popper)

Sono d’accordo.
Le domande filosofiche non sono mai delle belle domande. Lasciano poco spazio alla fantasia, mentre i bambini devono vivere con essa! Non offrono mai risposte certe…ed i bambini hanno bisogno di certezze. Necessitano di una buona dose di ragione…ma i bambini amano i sentimenti e le emozioni. Più tardi un bambino si pone determinate domande, meglio è…ed anche qualora, per tutta la vita, non ci sia il bisogno di porsele, benvenga…in fondo rimanere bambini è il sogno di tutti gli uomini.


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