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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 22-05-2003, 23.26.52   #31
Fragola
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Data registrazione: 09-05-2002
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Messaggio originale inviato da Rolando
Fragola, anche se parzialmente hai ragione, non vale per tutti le scuole psicoterapeutiche.

Per esempio chi lavora con l´epedimia "psicoterapia cognitiva", non fa un vero lavoro su se stesso e non entra in un vero contatto con il cliente, e praticamente non sa neanche che cos'è né trasferimento né controtrasferimento.
Si vede soltanto la "superficie" dell´individuo, il comportamento.
E spesso i clienti devono prendere psicofarmaci, come parte del "trattamento".
Ciao

Caro Rolando:
ho fatto in questi giorni decine di interventi cercando di specificare che non si può usare in modo generico la parola psicoterapia. Personalmente conosco pochissimo la cognitivo-comportamentale. E' lontanissima dal mio approccio. Mi informerò in modo più preciso sul loro iter formativo. A me risulta che anche loro entrino in relazione col paziente. Ma non voglio parlare di ciò che non conosco abbastanza.
Quello che ho detto qui sopra, però, vale certamente per le formazioni freudiane, lacaniane, junghiane, psicosintetiche, biodinamiche, per la Gestalt, per le forme di arteterapia. Al momento non me ne vengono in mente altre ma ce ne sono decine!

Uno psicoterapeuta non può prescrivere psicofarmaci a meno che non sia anche medico. Talvolta l'uso degli psicofarmaci all'interno di un persorso terapeutico è utilizzato anche da altre scuole. In collaborazione con uno psichiatra, ovviamente. Dipende dal problema. Se lavori con psicotici gravi, raramente potrai fare a meno, almeno all'inizio della terapia, di un supporto farmacologico. A volte anche con i grandi depressi. Purtroppo in certi casi occorre, almeno inizialmente, un processo adattivo.
Personalmente sono contraria all'uso degli psicofarmaci nella stragrande maggioranza dei casi. Ma esistono le eccezioni. Un bravo terapeuta deve saperle riconoscere. Per questo in molte scuole di psicoterapia si fanno anche corsi di psichiatria. Bisogna quantomento conoscere questo aspetto della questione.

Secondo la mia personale visione, la psicoterapia non è un processo adattivo. Ma ti ripeto, un conto è parlare di terapia con persone sofferenti ma senza scompensi gravissimi, un conto è lavorare in situazioni estreme.

Bisogna poi tenere conto della eventuale particolare fragilità della persona, delle sue risorse. E' complicato. Proprio per questo il percorso formativo è lunghissimo e la supervisione irrinunciabile. Altrimenti si fanno più danni che altro.

Mettiamola così, ci rimango sempre male quando un amico mi dice cha ha iniziato una terapia e poi non sa di che scuola è il suo terapeuta. Sarebbe saggio informarsi, conoscere e scegliere il tipo di percorso che più ci somiglia. Spesso una persona che sta male non sa o non può fare questo. Un bravo terapeuto dovrebbe anche saper riconoscere i casi in cui è più utile un approccio diverso e indirizzare la persone che non può seguire al meglio da un collega più adatto. E non è solo la scuola a contare, anche le tipologie specifiche della coppia terapeutica.

Ma sto divagando, scusa.
Ti ringrazio tanto per la puntializzazione.

ciao













Ultima modifica di Fragola : 22-05-2003 alle ore 23.29.07.
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Vecchio 23-05-2003, 06.56.16   #32
gyta
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Messaggi: 2,614
Io vorrei ringraziare tutti voi. Irene che ha aperto l'argomento,
Fragola che sento piu' vicina a me, tutti gli altri che sono intervenuti. Ah, dimenticavo...Deirdre con la quale ho condiviso il "rovo". Sono veramente molto grata a tutti voi!
Come si dice..'Trovarsi al momento giusto, nel posto giusto'!
Saltuariamente mi sono trovata a 'navigare' in questo sito con la speranza di trovare 'le parole giuste' per aprire quest'argomento.
Sino all'altro giorno mi sono limitata a condividere in modo silenzioso cio' che di bello avete tutti quanti. Questo sentirvi così vicini alla mia anima mi ha dato dolcezza e forza quando ne avevo poca. Non sono intervenuta sin'ora perchè non avevo nulla da aggiungere alle vostre riflessioni e solo ora ho notato questa discussione già aperta a marzo e ripresa poi.
Come già detto concordo con Fragola,
ma avevo ed ho bisogno di spunti di riflessione su questo argomento. Quindi a prestissimo!!

Un saluto caloroso a tutti !

Gyta
gyta is offline  
Vecchio 23-05-2003, 13.51.11   #33
Rolando
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Data registrazione: 01-04-2002
Messaggi: 855
Citazione:
Caro Rolando:
ho fatto in questi giorni decine di interventi cercando di specificare che non si può usare in modo generico la parola psicoterapia. Personalmente conosco pochissimo la cognitivo-comportamentale. E' lontanissima dal mio approccio. Mi informerò in modo più preciso sul loro iter formativo. A me risulta che anche loro entrino in relazione col paziente. Ma non voglio parlare di ciò che non conosco abbastanza.
Quello che ho detto qui sopra, però, vale certamente per le formazioni freudiane, lacaniane, junghiane, psicosintetiche, biodinamiche, per la Gestalt, per le forme di arteterapia. Al momento non me ne vengono in mente altre ma ce ne sono decine!

Uno psicoterapeuta non può prescrivere psicofarmaci a meno che non sia anche medico. Talvolta l'uso degli psicofarmaci all'interno di un persorso terapeutico è utilizzato anche da altre scuole. In collaborazione con uno psichiatra, ovviamente. Dipende dal problema. Se lavori con psicotici gravi, raramente potrai fare a meno, almeno all'inizio della terapia, di un supporto farmacologico. A volte anche con i grandi depressi. Purtroppo in certi casi occorre, almeno inizialmente, un processo adattivo.
Personalmente sono contraria all'uso degli psicofarmaci nella stragrande maggioranza dei casi. Ma esistono le eccezioni. Un bravo terapeuta deve saperle riconoscere. Per questo in molte scuole di psicoterapia si fanno anche corsi di psichiatria. Bisogna quantomento conoscere questo aspetto della questione.


Cara Fragola,

Io ho scritto:
"Fragola, anche se parzialmente hai ragione, non vale per tutti le scuole psicoterapeutiche",
e l´ho scritto solo per indicare il fatto che questa forma di terapia secondo me è troppo limitata, e semplificata. Come la psichiatria, non si cerca l´uomo dietro i "sintomi", ma lo "diminuiosce" a un "diagnosi".

La tua opinione:
"Se lavori con psicotici gravi, raramente potrai fare a meno, almeno all'inizio della terapia, di un supporto farmacologico."
non è giusto.

È appunto all´inizio della terapia, o del contatto con il cliente, che si deve fare un´intervento psicoterapeutico per aiutare la cliente e la sua famiglia di comprendere il rapporto e la comunicazione disfunzionale fra i componenti della famiglia.
Praticando questo metodo, dove si vede la psicosi come crisi nella famiglia, si può effettivamente evitare l´ammalarsi in psicosi o scizofrenia.

Io penso che sia molto importante capire che l´angoscia, o "panico", (ed in realtà quasi tutti gli altri problemi psichici come la schizofrenia, depressione, borderline, ecc) non è mai una "malattia", ma costituisce sempre un´espressione del fatto che l´individuo non vive in conformità ai suoi bisogni e desideri più profondi.
Col tempo non è più possibile di mantenere la repressione dei sentimenti, e allora improvisamente i sentimenti o le energie psichici "scattano fuori" e allora sono anche fuori il controllo dell´individuo. Però c'è sempre una ragione, una causa logica dell´angoscia, solo che inizialmente può essere difficile trovarla.

Il sconosciuto, anche i nostri lati psichici sconosciuti, sono sempre spaventosi. Però affrontando e superando l´angoscia l´individuo cresce e si sviluppa psichicamente.

Nei giorni nostri si considera troppo spesso l´angoscia una malattia, e viene data una diagnosi psichiatrica, per esempio "attacco di panico", da cui si vuole essere "curato".

Il problema è dunque che si vuole evitare l´agoscia. Ma siccome l´angoscia costituisce un segnale dall´individuo stesso, significa che si vuole "scappare da se stesso" e questo atteggiamento fa invece crescere l´ansietà.

Secondo Kierkegaard l´angoscia sorge in situazioni dove l´individuo sta per varcare i propri confini o limiti psichici in un certo campo, cioè liberarsi di qualche repressione mentale, (È per questo che il "trauma della nascita" è stato usata come prototipo per ogni forma d´angoscia), e perciò l´ha nominata il "vertigine della libertà" che a me sembra mollto bello, e anche più appropriato.

La parola "panico" viene da "Pan", che era il "Dio della natura/del bosco" greco, figlio di Hermes.

Quindi il "panico", si può dire, è un´"energia naturale" dinamica che viene svegliata in certi occazioni. Un´energia naturale che deve essere trattato coll´amore.

ciao.

Ultima modifica di Rolando : 23-05-2003 alle ore 13.56.21.
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Vecchio 24-05-2003, 21.20.07   #34
artista
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Psico

Tutto può servire per raggiungere l'autoconsapevolezza anche un buon psicoterapeuta. Ho una amica psicoterapeuta che ha iniziato la sua formazione ascoltando i bambini: mi disse che ascoltando i bambini si potevano capire gli adulti.


Ciao
Franco
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Vecchio 24-05-2003, 22.10.50   #35
Fragola
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Messaggio originale inviato da Rolando
Cara Fragola,

Io ho scritto:
"Fragola, anche se parzialmente hai ragione, non vale per tutti le scuole psicoterapeutiche",
e l´ho scritto solo per indicare il fatto che questa forma di terapia secondo me è troppo limitata, e semplificata. Come la psichiatria, non si cerca l´uomo dietro i "sintomi", ma lo "diminuiosce" a un "diagnosi".

La tua opinione:
"Se lavori con psicotici gravi, raramente potrai fare a meno, almeno all'inizio della terapia, di un supporto farmacologico."
non è giusto.

È appunto all´inizio della terapia, o del contatto con il cliente, che si deve fare un´intervento psicoterapeutico per aiutare la cliente e la sua famiglia di comprendere il rapporto e la comunicazione disfunzionale fra i componenti della famiglia.
Praticando questo metodo, dove si vede la psicosi come crisi nella famiglia, si può effettivamente evitare l´ammalarsi in psicosi o scizofrenia.

Io penso che sia molto importante capire che l´angoscia, o "panico", (ed in realtà quasi tutti gli altri problemi psichici come la schizofrenia, depressione, borderline, ecc) non è mai una "malattia", ma costituisce sempre un´espressione del fatto che l´individuo non vive in conformità ai suoi bisogni e desideri più profondi.
Col tempo non è più possibile di mantenere la repressione dei sentimenti, e allora improvisamente i sentimenti o le energie psichici "scattano fuori" e allora sono anche fuori il controllo dell´individuo. Però c'è sempre una ragione, una causa logica dell´angoscia, solo che inizialmente può essere difficile trovarla.

Il sconosciuto, anche i nostri lati psichici sconosciuti, sono sempre spaventosi. Però affrontando e superando l´angoscia l´individuo cresce e si sviluppa psichicamente.

Nei giorni nostri si considera troppo spesso l´angoscia una malattia, e viene data una diagnosi psichiatrica, per esempio "attacco di panico", da cui si vuole essere "curato".

Il problema è dunque che si vuole evitare l´agoscia. Ma siccome l´angoscia costituisce un segnale dall´individuo stesso, significa che si vuole "scappare da se stesso" e questo atteggiamento fa invece crescere l´ansietà.

Secondo Kierkegaard l´angoscia sorge in situazioni dove l´individuo sta per varcare i propri confini o limiti psichici in un certo campo, cioè liberarsi di qualche repressione mentale, (È per questo che il "trauma della nascita" è stato usata come prototipo per ogni forma d´angoscia), e perciò l´ha nominata il "vertigine della libertà" che a me sembra mollto bello, e anche più appropriato.

La parola "panico" viene da "Pan", che era il "Dio della natura/del bosco" greco, figlio di Hermes.

Quindi il "panico", si può dire, è un´"energia naturale" dinamica che viene svegliata in certi occazioni. Un´energia naturale che deve essere trattato coll´amore.

ciao.

Ma io sono ASSOLUTAMENTE d'accordo con te!
Per quanto riguarda l'uso dei farmaci, ti dicevo appunto che non li approvo se non in casi veramente estremi.
Proprio oggi ho letto delle ricerche notando con orrore la tendenza a considerare la maggior parte dei disturpi psichici come disfunzioni organiche. Se si parte da questo presupposto (CHE NON CONDIVIDO) ovviamente si pensa che l'unica soluzione sia farmacologica. Non è così, ma questo sta diventando il modo di pensare più diffuso.

Ti ripeto che sono s'accordo proprio su tutto quello che hai scritto!
Se ti capiterà di imbatterti in altri miei interventi te ne renderai conto.
Ciao
Fragola is offline  
Vecchio 02-06-2003, 21.15.48   #36
FL100
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Mia cara Irene

prima cosa mi presento..è da molto che non vengo da queste parti: mi chiamo Beppe, sono un visitatore occasionale di queste pagine.

serve o no la psicoterapia? Bella domanda la tua! Se inizi dicendo "Non riesco a pensare differentemente" allora direi no, non serve a nulla.
Io posso solo dirti quello che serve a me, che sono paziente da mesi.
L'utilità che vi ho trovato è stata quella di fornirmi delle chiavi di lettura diverse, di costringermi ad osservare me stesso sotto profili che non avevo mai considerato.
Potrebbe farlo un libro, un film, una canzone? Per me no.
E' la relazione con lo psiterapeuta ad essere fondamentale, non tanto la scuola da cui proviene.
Con il suo aiuto riesci a risalire, faticosamente e dolorasamente, ai nuclei della tua sofferenza..e a volte lo odi per questo il tizio che stai pagando!!
Leggere un libro a me non bastava: nel libro leggo quello che voglio leggere. Se horimosso qualcosa, se lo proietto, se lo nego perchè dovrei smettere solo perchè ho letto un libro.
Ma quando cotui/costei ti costringono a vedere le operazioni che compi le cose cambiano. Negare è difficile.

Ma questo vale per me: spero ci siano al mondo persone più disposte di me a guardarsi dentro e vedere quel lato oscuro di cui si parlava in altra discussione senza proiettarlo su altri. Anche se, devo ammetere, il modo in cui va il mondo mi fa essere pessimista su questo punto.
FL100 is offline  
Vecchio 04-07-2003, 12.09.39   #37
PeterPan4Ever
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Data registrazione: 18-06-2003
Messaggi: 17
Ho fatto delle sedute e non mi hanno dato alcun giovamento. Forse era lui che era troppo distaccato, forse ero io che non ero particolarmente ricettivo.

Però non voglio fare di tutta l'erba un fascio, magari quello che per me non è andato bene, ad un altro chissa ...

Credo che nessuno sappia meglio di sè, quello che è meglio per sè, però purtoppo a volte, il nostro peggior nemico siamo proprio noi stessi. E in quel caso credo sia importante un aiuto esterno.

Ciao
PeterPan4Ever is offline  
Vecchio 07-07-2003, 16.00.30   #38
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Messaggi: 91
Re: Psicoanalisi e Psicoterapie

Citazione:
Messaggio originale inviato da irene
Servono davvero?
La mia impressione(personale,e dunque confutabilissima)è che queste sedute non servano a rivelarci a noi stessi più e meglio di quanto ciò possa avvenire in mille altri modi...
Un incontro illuminante con una persona a noi affine,o complementare...la lettura di un libro,che squarci all'improvviso il buio fitto su un irrisolto groviglio interiore..un film...un brano musicale...Tutto quanto riesca,insomma-per propria grazia inattesa-a renderci più consapevoli di noi stessi.E quindi più forti.
Senza il doloroso,affannoso,e il più delle volte improduttivo...rivangare tra gli insepolti scheletri del passato.
Sbaglierò,clamorosamente.
Ma non riesco a fare a meno di pensarla in questi termini.
Buona serata a tutti.


IRENE

Oggi, rispetto a ieri, è possibile anche l'autoanalisi ma, per certi casi come le nevrosi, è meglio ricorrere alla psicoterapia e quindi ad un buon psicologo: credo che il migliore sia quello che ha imparato a conoscere il carattere e le problematiche degli adulti ascoltando i bambini.

Ciao
Artista
artista is offline  

 



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