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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 23-07-2007, 12.31.57   #1
marco gallione
Utente bannato
 
Data registrazione: 22-05-2007
Messaggi: 363
Lasciare ed essere lasciati. Contemporaneamente. Da due persone diverse.

Mi trovo in una situazione difficile. Provo a riassumere con sincerità.

Sto uscendo da una convivenza di anni, che ho sospeso di mia iniziativa ormai 7 mesi fa. Avevamo messo su casa, e - senza ansie o fanatismi - era piuttosto evidente che ci saremmo sposati.
La mia ex – o quasi ex – mi ama ed è ancora innamorata di me oltre misura. Giorno dopo giorno combatte tenacemente la ipotesi che sia davvero finita tra noi.
Ha 34 anni. Ha fatto sacrifici smisurati, ha atteso e continua ad attendere, ha accettato di trovarsi una nuova casa da sola, con notevoli fatiche logistiche ed economiche (solo parzialmente lenite dal sottoscritto). E tanto altro ancora.
La ns convivenza è fallita perchè queste cose possono succedere. Punto.
Lei non ne ha colpa.
Io non la amo più.
Lei mi aspetta, ed è naturalmente ignara di quel che potrete leggere qui sotto.

Da tutta altra parte, sto metabolizzando una profonda delusione sentimentale, conseguenza di una storia esplosiva nata solo successivamente alla chiusura della mia convivenza e poi morta in questi mesi, con elementi profondamente inspiegati, e con una donna (su per giù della mia età) che ha – oggettivamente – delle caratteristiche singolari, che potrei riassumere in: emancipazione oltre ogni limite, discreta durezza e capacità di stare sola sopra la media comune, unite ad un senso di sicurezza di sé, non in antitesi con il concetto di coppia; anzi - se riesco a spiegarmi, e ad aggirare la apparente contraddizione - in simbiosi con il concetto di coppia (coppia solida = risultato di individui solidi, giusto x capirci, con qualche approssimazione).
Quando dico capacità di stare da "sola", voglio dire: sia sola sentimentalmente, che sola fisicamente, in casa, la sera, anche per giorni. Per completezza, aggiungo: mai sposata, single da anni, pur corteggiata.

L'ho conosciuta due mesi dopo aver sospeso la mia convivenza. Eravamo entrambi molto presi.
Non sono mai stato così innamorato di una donna in vita mia. Mai.
Sto pesando le parole, per quanto possiate credermi.

Ho 39 anni, e una educazione sentimentale consapevole, unita ad una esperienza sentimentale ampia.
Ciò nondimeno, dopo settimane di riflessione, sono arrivato alla conclusione che – alle soglie dei 40 anni – ho trovato la mia lei, che da(-rebbe) senso ad una intera esistenza, sebbene sia andata come sia andata. Non chiedetemi perchè. E’ così; è ineluttabilmente, paradossalmente, così. Sarebbe stato lo stesso anche se l’avessi incontrata a quattordici o a trent’anni. La aspettavo.

Io non riesco a liberarmi del pensiero di lei, anche se ora lo devo fare, e non credo di poterci riuscire nell’arco di qualche mese. Sento con preoccupazione che mi ci vorranno anni, e che il segno resterà profondo.
Con fatica – e contro voglia – ho scritto la frase di cui sopra. Ma è la verità.
E lei – quella che obtorto collo devo riconoscere essere la donna della mia vita, per quanto ciò possa avere un senso – sembra non voglia saperne di me.
Nemmeno mi ha spiegato il perchè, in fondo.

Insomma, quest’anno ho chiuso, forse definitivamente, la convivenza e la relazione su cui ho investito di più nella intera mia vita, in termini di anni e progetti; e sempre quest’anno ho avuto, e poi ho perso, la storia d’amore più incisiva della mia intera vita, in termini di affiatamento ideale e stato di felicità mai provato prima.
Vicende sentimentali piuttosto devastanti, con due donne diverse, concentrate in sequenza stretta in qualche mese. E in salita.

I miei due “problemi” convivono. Si sovrappongono, ogni giorno, da mesi.
Credo ne basterebbe uno per mettere in crisi una persona.
Sapete, è difficile mantenere la lucidità, e trovare il bandolo della matassa. Stare al telefono provando a consolare la mia ex, ad attutire il colpo, pur vivendo dentro la cocente delusione più recente.
Lavorare su due fronti – che singolarmente ben potrebbero essere impegnativi “protagonisti” – è psicologicamente complesso. Elaborare il fallimento, in mezzo ad una delusione, è un casino. Non escludo di poter mandare dei segnali all’esterno che potrebbero essere incomprensibili. Qualche amica me lo ha fatto notare.

Vivo contemporaneamente la condizione di chi lascia, e di chi è stato lasciato.
Un paradosso che psicologicamente mi sta prostrando, e che non è sano.
Non sono lucido. Ma non sono nemmeno un piagnone. Non sono un sentimentale. Sono sempre stato l’esatto contrario; provato ahimè, fin da ragazzino, da quei lutti che segnano il cuore, e induriscono per sempre, portando a ridimensionare le infatuazioni. Eppure sento che questa situazione ingarbugliata potrebbe diventare pericolosa per me, per il mio equilibrio, che qualcuno, fino ad oggi, giudicava “proverbiale”.

Ora continuo a lavorare, facendo finta di niente, come al solito.
Cosa mai potrebbe succedermi?

Grazie.

Ultima modifica di marco gallione : 24-07-2007 alle ore 01.13.13.
marco gallione is offline  
Vecchio 24-07-2007, 10.42.53   #2
visir
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Messaggi: 436
I pesi sono per i forti.

Caro Marco, la tua è una straordinaria occasione, una occasione per conoscerti.

Tu dici "mi sento destabilizzato", bene!
Alla soglia dei fatidici 40 anni la vita, nel suo splendido umorismo e saggezza, ti da una occasione per scoprirti (ora che pensavi di essere quasi arrivato...rido). Molto bene!
"Tutte a me", dici, manifestando in questa lamentela un certo maschio orgoglio per non fare il fregnone, bravo per la terza volta.

Solo dal caos può nascere l'ordine.
Solo dalla morte la vita.
Viviamo in una porzione di universo che è fatto così, niente è per sempre.

Ad uno normale (meno granitico) sarebbe bastata una rogna, a te il buon Dio ne manda due speculari.
Fantastico!
Hai proprio la testa dura!
Parla uno a cui lo stesso personaggio (Egli) ha distrutto tutto per permettermi di ricominciare.
Quindi fai le tue debite proporzioni.

Certo che ti capisco.
Hai il magone, il gomitolo nero nello stomaco, hai il vetro tritato che ti cala giù...vuoi che non ti capisca?

Nello stesso momento sei carnefice e vittima, che splendida occasione di capire! Di crescere, di essere vivo nella tua sofferenza.

Ricorda: un vero momento di felicità vale una vita intera.

Hai amato e non era mai successo, il prezzo non lo stabilisci mai tu.

Vai fino in fondo nel tuo dolore, disperati completamente, piangi, urla, buttati per terra, fai entrare in circolo questo veleno...sarà la tua medicina.

Poi, ma solo dopo, alzati e guarda avanti, il mondo intero è a portata di mano.

Ciao bestia.
visir is offline  
Vecchio 24-07-2007, 14.28.10   #3
freedom
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Messaggi: 1,503
Riferimento: Lasciare ed essere lasciati. Contemporaneamente. Da due persone diverse.

Caro Marco,
perdona la banalizzazione ma, dal mio punto di vista, si tratta di due aspetti speculari della seduzione.

La tua ex convivente ti percepisce in fuga e ti inseguirebbe anche in capo al mondo. La nuova fiamma ti vede in "agguato" e scappa via. E' durata la passione travolgente sino a che lei (la nuova) non ha percepito di averti completamente e profondamente conquistato. Ora che lo sa hai fatalmente perso di fascino e attrattiva.

Non c'è nulla di spietato in lei come non c'è in te per il fatto che hai lasciato la tua ex.

E' semplicemente così che, a mio modesto avviso, funziona.
freedom is offline  
Vecchio 24-07-2007, 14.44.02   #4
donella
Ospite abituale
 
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Messaggi: 710
Riferimento: Lasciare ed essere lasciati. Contemporaneamente. Da due persone diverse.

Il tuo scritto parla di te in termini di lucidità, razionaltà, equilibrio, capacità di analisi e di autonalisi.
Forse (mi permetto di dirlo perchè è una "pecca" anche mia) l'unico dato che ometti nella rappresentazione che dai di te è il grande anelito ideale/passionale.
E, sempre forse, se aggiungi anche questo ai tuoi dati puoi già comprendere che da quel che ti accade potrà tornarti una bellissima ulteriore crescita per te stesso, per la tua consapevolezza, per la tua immagine di te.
Cerco di spiegarmi altrimenti sembro pazza. Proviamo a ragionare.

La storia che sosteneva la convivenza è finita. E' finita dentro di te. Lo sai. Lo hai detto. Ti adoperi per non lasciare vittime dietro al tuo passaggio. Non vedo cos'altro potresti fare o dire di diverso. Mi viene solo da dire: stimabile la lucidità, e stimabilissimo il modo in cui è gestita.

Sulla nuova storia - perdonami: te lo dico solo con stima e simpatia - la lucidità... per il momento è solo apparente. Febbre alta annebbia una mente lucida ed equilibrata. Mi colpisce la tua precisazione sulla vita che ti ha portato prematuramente ad indurirti e a rifuggire dalle facili infatuazioni. Ma sarà vero?...
Un rapporto che in cinque mesi è nato e finito... può realmente avere avuto IL TEMPO per essere "rapporto"?
Hai conosciuto lei o la sua affascinante e dispettosa autonomia?
Ti attrae lei (che forse non hai avuto nè il tempo nè la via per conoscere?: cinque mesi di una persona MOLTO autonoma bastano appena a decodificare ciò che lei HA SCELTO di fornirci allo scopo)... o ti attrae tutto quello che un idealista/passionale sa "metter dentro" ai silenzi e alle assenze dell'altro che ha posto su un piedistallo ???

Indipendentemente da tutto, e solo ragionando, ma può essere "la compagna ideale della vita"... quella a cui non interesso neanche "abbastanza"?

donella is offline  
Vecchio 25-07-2007, 01.10.33   #5
marco gallione
Utente bannato
 
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Messaggi: 363
i post come buone azioni

Grazie Donella. Grazie Visir. Grazie Sentieroluminoso.
F.
marco gallione is offline  
Vecchio 25-07-2007, 01.29.00   #6
cassiopea
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Citazione:
Originalmente inviato da marco gallione

Ora continuo a lavorare, facendo finta di niente, come al solito.
Cosa mai potrebbe succedermi?

Grazie.


...vai in vacanza...
Può sembrare una battuta, ma non è proprio così..
Anche qui ci si avvicina ad una storia da "labirintite" ()..Tu ti chiedi: "come faccio ad andare avanti in questo momento?"..più facile a dirsi che a farsi..spezzando il cerchio e prendendo le distanze per un po'..
magari può servire anche alla tua ex lasciata...Se veramente non ci vuoi più tornare insieme, prima o poi dovrà iniziare ad accettare che la tua vita non è più con lei..
cassiopea is offline  
Vecchio 25-07-2007, 08.24.59   #7
pallina
...il rumore del mare...
 
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Riferimento: Lasciare ed essere lasciati. Contemporaneamente. Da due persone diverse.

Citazione:
Originalmente inviato da marco gallione
Mi trovo in una situazione difficile. Provo a riassumere con sincerità.

Sto uscendo da una convivenza di anni, che ho sospeso di mia iniziativa ormai 7 mesi fa. Avevamo messo su casa, e - senza ansie o fanatismi - era piuttosto evidente che ci saremmo sposati.
La mia ex – o quasi ex – mi ama ed è ancora innamorata di me oltre misura. Giorno dopo giorno combatte tenacemente la ipotesi che sia davvero finita tra noi.
Ha 34 anni. Ha fatto sacrifici smisurati, ha atteso e continua ad attendere, ha accettato di trovarsi una nuova casa da sola, con notevoli fatiche logistiche ed economiche (solo parzialmente lenite dal sottoscritto). E tanto altro ancora.
La ns convivenza è fallita perchè queste cose possono succedere. Punto.
Lei non ne ha colpa.
Io non la amo più.
Lei mi aspetta, ed è naturalmente ignara di quel che potrete leggere qui sotto.

Da tutta altra parte, sto metabolizzando una profonda delusione sentimentale, conseguenza di una storia esplosiva nata solo successivamente alla chiusura della mia convivenza e poi morta in questi mesi, con elementi profondamente inspiegati, e con una donna (su per giù della mia età) che ha – oggettivamente – delle caratteristiche singolari, che potrei riassumere in: emancipazione oltre ogni limite, discreta durezza e capacità di stare sola sopra la media comune, unite ad un senso di sicurezza di sé, non in antitesi con il concetto di coppia; anzi - se riesco a spiegarmi, e ad aggirare la apparente contraddizione - in simbiosi con il concetto di coppia (coppia solida = risultato di individui solidi, giusto x capirci, con qualche approssimazione).
Quando dico capacità di stare da "sola", voglio dire: sia sola sentimentalmente, che sola fisicamente, in casa, la sera, anche per giorni. Per completezza, aggiungo: mai sposata, single da anni, pur corteggiata.

L'ho conosciuta due mesi dopo aver sospeso la mia convivenza. Eravamo entrambi molto presi.
Non sono mai stato così innamorato di una donna in vita mia. Mai.
Sto pesando le parole, per quanto possiate credermi.

Ho 39 anni, e una educazione sentimentale consapevole, unita ad una esperienza sentimentale ampia.
Ciò nondimeno, dopo settimane di riflessione, sono arrivato alla conclusione che – alle soglie dei 40 anni – ho trovato la mia lei, che da(-rebbe) senso ad una intera esistenza, sebbene sia andata come sia andata. Non chiedetemi perchè. E’ così; è ineluttabilmente, paradossalmente, così. Sarebbe stato lo stesso anche se l’avessi incontrata a quattordici o a trent’anni. La aspettavo.

Io non riesco a liberarmi del pensiero di lei, anche se ora lo devo fare, e non credo di poterci riuscire nell’arco di qualche mese. Sento con preoccupazione che mi ci vorranno anni, e che il segno resterà profondo.
Con fatica – e contro voglia – ho scritto la frase di cui sopra. Ma è la verità.
E lei – quella che obtorto collo devo riconoscere essere la donna della mia vita, per quanto ciò possa avere un senso – sembra non voglia saperne di me.
Nemmeno mi ha spiegato il perchè, in fondo.

Insomma, quest’anno ho chiuso, forse definitivamente, la convivenza e la relazione su cui ho investito di più nella intera mia vita, in termini di anni e progetti; e sempre quest’anno ho avuto, e poi ho perso, la storia d’amore più incisiva della mia intera vita, in termini di affiatamento ideale e stato di felicità mai provato prima.
Vicende sentimentali piuttosto devastanti, con due donne diverse, concentrate in sequenza stretta in qualche mese. E in salita.

I miei due “problemi” convivono. Si sovrappongono, ogni giorno, da mesi.
Credo ne basterebbe uno per mettere in crisi una persona.
Sapete, è difficile mantenere la lucidità, e trovare il bandolo della matassa. Stare al telefono provando a consolare la mia ex, ad attutire il colpo, pur vivendo dentro la cocente delusione più recente.
Lavorare su due fronti – che singolarmente ben potrebbero essere impegnativi “protagonisti” – è psicologicamente complesso. Elaborare il fallimento, in mezzo ad una delusione, è un casino. Non escludo di poter mandare dei segnali all’esterno che potrebbero essere incomprensibili. Qualche amica me lo ha fatto notare.

Vivo contemporaneamente la condizione di chi lascia, e di chi è stato lasciato.
Un paradosso che psicologicamente mi sta prostrando, e che non è sano.
Non sono lucido. Ma non sono nemmeno un piagnone. Non sono un sentimentale. Sono sempre stato l’esatto contrario; provato ahimè, fin da ragazzino, da quei lutti che segnano il cuore, e induriscono per sempre, portando a ridimensionare le infatuazioni. Eppure sento che questa situazione ingarbugliata potrebbe diventare pericolosa per me, per il mio equilibrio, che qualcuno, fino ad oggi, giudicava “proverbiale”.

Ora continuo a lavorare, facendo finta di niente, come al solito.
Cosa mai potrebbe succedermi?

Grazie.


Ho letto e riletto le tue parole, Marco e due sono le cose che alla fine mi sono saltate agli occhi.

La prima.

La tua "storia esplosiva" è sfociata in una delusione, il che significa che in quel lasso di tempo (di soli cinque mesi come mette bene in evidenza Donella) ti sei creato una montagna di fantastiche aspettative imbarcandoti in un ancor più fantastico viaggio mentale che alla fine si è rivelato solo tuo. Probabilmente non hai mai messo in conto che in lei, tutto sommato, le tue (secondo il tuo metro) invidiabili ed eccellenti qualità non hanno colpito come tu invece davi per scontato e ti aspettavi (magari contando sul fatto che tante altre donne invece te ne hanno dato - e continuano a farlo - conferma). In quattro e quattr'otto lei ha così scardinato qualche tua solida certezza.

La seconda.

Ma sei sicuro che aspettavi proprio lei? O forse in lei hai visto miracolosamente realizzato il tuo ideale di donna? Bellissima, emancipata, intelligente, autonoma....quanti uomini vorrebbero trovare una donna così? Ma tu ti sei reso conto che una donna che basta a se stessa può anche non avere bisogno di nessuno (ma, attento, non c'è niente di eccezionale nel non aver paura di vivere e stare da sola) se non nel momento in cui LEI decide di stabilire una qualche relazione.

Però Marco ci avevi raccontato che anche lei è una che è stata lasciata. Probabilmente anche lei ha dovuto metabolizzare una "profonda delusione" a causa di tante fantastiche aspettative che si era creata. Avrà pianto, si sarà sbattuta dalla rabbia per essere stata abbandonata? Sarà riuscita a tirare fuori tutta la sua diperazione? Di sicuro si è costruita una bella corazza mentre tu ancora affronti il tuo dolore e ti danni l'anima per cercare di capire.

Uscirai vincente anche da questa esperienza, Marco e penso tu lo sappia già. Solo che questa è una di quelle strane vittorie da cui si esce con la vaga sensazione di aver, comunque, subito una sconfitta.
pallina is offline  
Vecchio 25-07-2007, 11.30.26   #8
marco gallione
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A Donella - Il tempo conta davvero?

Citazione:
Originalmente inviato da donella
Il tuo scritto parla di te in termini di lucidità, razionaltà, equilibrio, capacità di analisi e di autonalisi.
Forse (mi permetto di dirlo perchè è una "pecca" anche mia) l'unico dato che ometti nella rappresentazione che dai di te è il grande anelito ideale/passionale.

Febbre alta annebbia una mente lucida ed equilibrata.

Hai ben visto Donella. Non traspare, ma esiste altro che. Vivo di grande aneliti ideali/passionali. Fanno da controcanto alla mia razionalità quotidiana. Lieto di sapere che anche tu la vivi così.
Io non potei farne a meno. E’ una parte di me a cui non potrei mai rinunciare, anche se qualche problema può anche crearlo.

Quel che mi succede in questi giorni, letto con i tuoi auguri, mi risulta più digeribile: attendo fiducioso la “bellissima ulteriore crescita” per me stesso, per la mia consapevolezza.
Stavolta sento che l’esperienza sarà più profonda, come lo è il disagio di questi giorni.

Solo un appunto al tuo post, che ricorre anche in altri post. Ho avuto due convivenze pluriennali in passato (4-5 anni cadauna), e un ulteriore fidanzamento lungo (3-4 anni). Come pure una gioventù di spassosa singletudine pluriennale, fino alla laurea.
Sulla base della mia esperienza, un rapporto di alcuni mesi può realmente avere IL TEMPO per essere "rapporto".
Non ho dubbi. E non concordo, quindi, con il tuo essere scettica a riguardo. La parte ideale/passionale di me – forse la più genuina – mi conferma che è vero. La mia esperienza razionale mi conferma che è vero pure. I rapporti - tipicamente lunghi - che ho avuto in passato erano veri e compiuti sin dai primi mesi.

Questo peraltro non vuol dire che tu abbia torto nel dire che pochi mesi di una persona autonoma bastano appena a decodificare ciò che lei HA SCELTO di fornirci allo scopo. Si apre – lo vedo bene – un tema diverso però, un tema di franchezza, di sincerità nell’esporsi, che attiene alla qualità della persona che hai di fronte.

Nulla quaestio sul tuo ultimo interrogativo: ma può essere "la compagna ideale della vita"... quella a cui non interesso neanche "abbastanza"?
Hai ragione.
Me ne devo fare una ragione.

Grazie ancora.
marco gallione is offline  
Vecchio 25-07-2007, 11.51.32   #9
marco gallione
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Riferimento: I pesi sono per i forti.

Citazione:
Originalmente inviato da visir
Caro Marco, la tua è una straordinaria occasione, una occasione per conoscerti.

Un vero momento di felicità vale una vita intera.
La mia parte idealista/passionale – quella più vera – concorda con te Visir.
Oltre al resto, hai visto una piega della vicenda che - nel casino complessivo - resta un po' in ombra, ed ha un che di beffardo, ma anche di elevante se uno proprio vuole.

La mia parte passionale non mi consente però di realizzare fino in fondo il tuo suggerimento: non riesco a piangere, pur avendo la sensazione che mi potrebbe fare bene.
Il veleno però deve entrare in circolo, di riffa o di raffa. La lascio fare, come dici tu.

Diciamo che la mia parte idealista è più propensa agli slanci verso l’alto (I momenti di felicità unici), che verso il basso (il pianto).

Ho apprezzato le tue parole amichevoli e giuste.
Anche il Ciao bestia, che ricambio di cuore.
marco gallione is offline  
Vecchio 25-07-2007, 13.33.30   #10
marco gallione
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A Pallina - Coppia vecchia, coppia nuova e nervosismi dei nostri giorni

Citazione:
Originalmente inviato da pallina
Ho letto e riletto le tue parole, Marco e due sono le cose che alla fine mi sono saltate agli occhi.

La prima.
La tua "storia esplosiva" è sfociata in una delusione, il che significa che in quel lasso di tempo (di soli cinque mesi come mette bene in evidenza Donella) ti sei creato una montagna di fantastiche aspettative ...

La seconda.
Ma sei sicuro che aspettavi proprio lei? O forse in lei hai visto miracolosamente realizzato il tuo ideale di donna?

Uscirai vincente anche da questa esperienza, Marco e penso tu lo sappia già. Solo che questa è una di quelle strane vittorie da cui si esce con la vaga sensazione di aver, comunque, subito una sconfitta.

Grazie delle tue parole, Pallina. E grazie per aver letto e riletto il mio post. Ti scrivo una risposta di getto.

La prima questione che sollevi è quella relativa alla delusione, e al fatto che, in quel lasso di tempo (qualche mese), uno – tipo il sottoscritto – si crea fantastiche aspettative e viaggi mentali. Mi pare di capire che, con un comprensibile scetticismo, intravedi un errore in questo da parte mia, almeno una certa avventatezza.

E’ vero. Ma sono profondamente convinto che sia giusto vivere così.
Come dicevo sopra a Donella, e anche a Visir, forse è bene anche avere – nella giusta misura – una componente idealistica pura, se vuoi ambiziosa, o meglio speranzosa, che – per ciò stesso – presuppone il mettersi a rischio.
L'ipotesi che – mi pare – sarebbe alternativa a quella idealistica, mi convince di meno.
Provo a dire: se, per elevarsi verso un consapevole viaggio mentale (di coppia) di grande qualità, verso una relazione compiuta e genuinamente appagante, uno deve aspettare che un rapporto di coppia compia uno, due o venti anni di età, mi dispiace, non fa per me.

Le mie storie di coppia sono state di solito lunghe, nell'ordine dei 4-5 anni. La coppia risalente è più matura, per carità. E quindi è capace di produrre “cose buone” che solo con la maturità possono venir fuori. Ma – su di un piano ideale, e quindi, secondo me, su di un piano nobile per definizione (concessione alla architettura del piano nobile… ) – anche la coppia che nasce, che è nata da poco, ha il suo perchè, se non altro per costruire la base di un rapporto maturo ancora più speciale, che sperabilmente si evolva di bene in meglio.
La evoluzione non necessariamente deve essere dal niente al meglio. Diciamo che preferisco la coppia va dal bene al meglio.

Non ho sedici anni, e una lieve balbuzie da infatuazione amorosa, l’avrai sospettato. Il mio è il ragionamento di chi ci crede, non il ragionamento delle aspettative avventate, se me lo concedi.

Non è solo una questione di passione, so che mi capirai..
E’ una questione di intensità dei rapporti umani, la cui qualità NON necessariamente va di pari passo con la quantità (del tempo speso insieme).
Il tempo non è una garanzia.
Il tempo può anche sedare le capacità critiche, e diventare ingannevole, rendere tutto ingannevole, e giustificare un rapporto per il solo fatto che perdura. Questo è il rischio che vedo.
Se le relazioni nascono (e poi muoiono, magari anche in fretta) tra individui che hanno il loro spessore, può venir fuori alla svelta qualcosa di alto che – su di piano emotivo e/o cerebrale – potrebbe non venire mai fuori in anni e anni di coppia collaudata. Al di là – beninteso – del mio caso specifico.

Per cambiare discorso, e passare alla tua osservazione intorno alle mie (secondo il mio metro) invidiabili ed eccellenti qualità che non hanno colpito la mia lei, come io invece avrei dato per scontato e mi sarei aspettato, è – devo dire con sincerità – un discorso che è già stato fatto.
E’ un discorso che accetto, e che mi viene fatto dalle donne, di solito. Una ragione ci sarà.
Tu la vedi benissimo (la ragione), e ti farà pure incazzare questa mia osservazione, che è bonariamente provocatoria.
Per cui me ne scuso subito…

Di solito – per una questione di eleganza – non rispondo mai a questo tipo di rilievo sulla lesione dell’ego.
Oggi, però, cara pallina, non riesco a trattenermi..
Lei non ha scardinato nessuna delle mie solide certezze, per quanto tu mi possa credere. Nessuna.
E’ tutto molto più semplice. Io vorrei stare con lei, e non ci posso stare. Punto.
Non posso vederla, non posso parlarle, non posso fare l’amore con lei (mi manca un zic anche questo, mi capirai…), non posso immaginare il mio futuro con lei, etc..
Questo mi fa incazzare, e mi intristisce tantissimo.
Per meglio dire, semplicemente, mi fa stare male, al punto che intaso pure il Forum, e approfitto della vostra, e della tua, amabile pazienza.
Il mio ego non c’entra. Mi farebbe giusto bene prendere qualche lezioncina ogni tanto, al limite.
Se lei non ha apprezzato le mie qualità, peccato.
Però, se sto male non deve essere necessariamente perchè ho subito una lesione nel mio ego (smisurato, peraltro; - disponibile anche a fare la gara con il Visir… J ).
Per cui, please, non raccontatemi più questa fiaba dell’orso e dell’ego ferito! (scherzo eh pallina, tu sicuramente cogli l’ironia della battuta..).

Apprezzo che tu mi faccia notare che, se una donna basta a se stessa, può anche non avere bisogno di nessuno se non nel momento in cui LEI decide di stabilire una qualche relazione.
L’utile informazione che mi giri conferma un certo scoppiettante nervosismo femminile, che un po’ affligge il tuo carissimo post, e un po’ affligge pure chi mi rivolge la tipica obiezione di cui sopra, i.e “ma il tuo problema è che ti sei sentito farito nell’orgoglio, nell’egocheleinonapprezzatolet uequalità".

Detto questo, Pallina, approfittando della tua visone femminile e della tua femminilità (lievemente nervosa, e pur sempre apprezzata in quanto femminilità), approfitto per chiederti un chiarimento.

La mia lei è una che è stata lasciata. Ricordi bene. Probabilmente anche lei ha dovuto metabolizzare una "profonda delusione", secondo te a causa di tante fantastiche aspettative che si era creata (secondo me solo perchè amava una persona, che ora non c’è più; non so se è lo stesso…). Ti chiedi – e mi chiedi – “avrà pianto, si sarà sbattuta dalla rabbia per essere stata abbandonata? Sarà riuscita a tirare fuori tutta la sua diperazione?”.
Non lo so. Probabilmente sì.
E’ importante secondo te saperlo? E perchè?

Avanzi, alla fine del tuo post, una ipotesi: “di sicuro si è costruita una bella corazza mentre tu ancora affronti il tuo dolore e ti danni l'anima per cercare di capire”.
Allora mi chiedo – e ti chiedo – c’è un “valore” nella corazza?
Questo mi stai dicendo? Mi stai consigliando di costruirmene una, di corazza (ammesso che io non ce l’abbia già)? Basta idealismi?

Grazie dell’augurio finale. Sei stata molto carina. Spero tu abbia ragione nell’augurarmi che uscirò vincente – nel senso di rinascere – anche da questa esperienza.

In questo momento di riflessione, pensando anche alle cose che in questi mesi ho letto scritte da voi, vedo in lontanza un possibile modo per scongiurare anche la più vaga sensazione di aver, comunque, subito una sconfitta.
Io l’ho amata. Io ho fatto la mia parte.
Forse, ad un uomo o ad una donna davvero profondi e in pace con sè, dovrebbe bastare questo per farsene una ragione.
Dovrei arrivare a conoscermi di più, anche dopo questa vicenda.

Grazie Pallina
marco gallione is offline  

 



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