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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 28-08-2007, 00.57.26   #1
nexus6
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Data registrazione: 22-09-2005
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Question Osservazione (di sé?)...

"Processi mentali ed esperienze interiori."
Pare sia la sezione giusta.


Vi siete mai osservati come fosse qualcun altro a compiere le vostre azioni? Sembra un uscire dal personaggio, vederlo mentre sta “agendo” e le azioni (dai “movimenti” mentali a quelli fisici) scemano naturalmente. Probabilmente si tratta di esperienze comuni, così ho sentito (e spero d'aver capito giusto), per cui vorrei sapere come le vivete ed eventualmente comprendete ed “usate”, quali i simboli che vi associate. Forse è il semplice stato d’attenzione cosciente che agisce in modo più massiccio ed “interferisce” con l’azione (tipo il rendersi conto che si sta suonando ed il conseguente non riuscire più a suonare) o forse altro di più profondo, non so.

A volte, comunque, pare insostenibile quello sguardo penetrante ed impietoso che evidenzia tutti i contorni dei recinti mentali nei quali vivo ed è proprio la mente stessa a sentirlo così, in un certo modo... devastante, conscia del pericolo di un tale attento sguardo.

Sento, perciò, per me siano momenti molto preziosi d’ascolto che mi indicano altre strade, altre vie, altri modi per interpretare->creare la realtà che mi circonda, rispetto alle strutture mentali che ho utilizzato finora per farlo.


Un saluto e grazie in anticipo per l’eventuale condivisione, tramite la quale potremo magari approfondire insieme.

Allego un famoso disegno di Escher, “Mani che disegnano”, perchè mi è venuto in mente appena ho terminato di scrivere queste mie parole.

Immagini allegate
Tipo file: png Mani che disegnano.png (22.5 KB, 23 visite)
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Vecchio 28-08-2007, 08.49.45   #2
catoblepa
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Riferimento: Osservazione (di sé?)...

Questo dell'osservare le proprie azioni e i propri sentimenti senza giudicarli e come se si fosse estranei a se stessi è un metodo che viene spesso raccomandato da un famoso psicoterapeuta che sta spesso in TV.....
io non ho mai capito come si possa fare, a meno di essere schizofrenici.

Credo che il migliore specchio di noi stessi siano gli altri , a patto che ci osservino con benevolenza ma senza sconti verso i nostri difetti.

Diverse volte mi è capitato di aver dato un'impressione agli altri diversa di quella che percepivo in me stesso, quindi ritengo più efficace uno sguardo "veramente esterno" a noi stessi.
catoblepa is offline  
Vecchio 28-08-2007, 09.44.30   #3
vagabondo del dharma
a sud di nessun nord
 
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Riferimento: Osservazione (di sé?)...

Ho aperto un topic simile in "spiritualità" se ti interessa, ci sono tantissimi interventi in proposito: "Il ricordo di sè" è il titolo.

Hai colto nel segno, comunque, l'osservazione di sè è forse la strada più semplice per crescere...
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 28-08-2007, 16.18.56   #4
smoothturn
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Riferimento: Osservazione (di sé?)...

..... avviene quando sono abbastanza distaccato da accorgermi che i modelli mentali con i quali mi identifico e ai quali mi abbandono sono esterni alla percezione.
altresì, sono sfuggevoli questi momenti purtroppo o per fortuna perchè l'attenzione rimane incollata a nuove considerazioni e si è infine ri-proiettati alla periferia...
smoothturn is offline  
Vecchio 31-08-2007, 15.02.47   #5
nexus6
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Riferimento: Osservazione (di sé?)...

Ondeggio in questa casa vuota, piena di niente... lo sguardo di cui parlo non è -atto di volontà-, teso ad una sorta di cosciente miglioramento morale-etico-spirituale, ma bagliore d’istante -involontario- che l’essere fa venir in luce ora, proprio in questi momenti; non so se si tratti propriamente di “osservazione di sé”, ma qui qualcuno che osserva c’è ed io vedo ciò che vede e non è semplice, a volte, evitare che la testa m’inizi a pulsare di brutto. Quest’osservazione, non più tanto sfuggevole adesso, mi spinge dall’orlo all’abisso, giù in basso a chiedermi che ci faccio qui e, per quanto in passato non poco mi sia domandato in tal senso, non è domanda di trastullo filosofico, modo per “passare il tempo” ed ornare la mente, come se il tempo, miele prezioso, potesse essere sostanza annoiante e noiosa, il cui palpitare sia il più possibile da rifuggire, questo mi pare il mondo d’oggi; non è tutto ciò, dicevo, ma impellente bisogno della mia essenza e mi rendo conto di quanto sia complesso “starmi vicino”, io stesso faccio fatica in tal senso, piccola barchetta in questo mare tumultuoso di mutazioni.
Comunque sia, mi sono accorto che solo in viaggio, anche “fisico”, possa per il momento attingere alle mie più intime profondità, come se l’altro che mi guarda fossi, in quel caso, io perennemente, centro della realtà che muta e non periferia asfittica di una casa ferma.
Quell’altro, che sono io, esige ora il suo pesante tributo di viaggio ed io, che sono io, non so che fare.

So che tanta energia e tante “opportunità” di “crescita” siano qui, pronte ad essere accolte dalle mie mani e trasformarsi in quel percorso cosciente di “ricordo di sé”, di cui parla il vagabondo (leggerò), ma per ora il concetto del “ciò che è” crea in me solo una sorta di rigetto e non è che poi possa farci molto, cerco di seguire la corrente di ciò che sento, spontaneamente non oppormi, rispondendomi “razionalmente” che non c’è nulla di sbagliato e forse attingendo proprio dalla tradizione che adora e magnifica l’osannato “cio che è” (su ciò non c’è giudizio in profondità in me, anche se sembra). Sono cosciente, dunque, della potenza (potenzialità) del mio momento e d’altronde pure spaventato da questo potere che pare a volte ridurmi ad un punto di nulla. Uno dei miei problemi, credo, è stato ed è quello di chiedere “aiuto”, un sostegno e mi rendo conto che anche in questi confronti cerco forse di mascherar-mi, di mascherare me a me; già il fatto che ne sia cosciente penso sia buono, poi devo vedere quanta di questa coscienza sia veramente scesa in profondità in me.

Dunque vi chiedo consiglio e se avete compreso ciò che ho scritto ed in caso lo vogliate, chiedermi chiarimenti; questo penso possa aiutarmi un po’ a smascherar-mi...

Ho troppa mente in mezzo, non c'è che dire... qualcuno ha un bastone zen a portata di mano?

...

A.
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Vecchio 31-08-2007, 18.44.54   #6
renzananda
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Riferimento: Osservazione (di sé?)...

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Originalmente inviato da nexus6
Ondeggio in questa casa vuota, piena di niente... lo sguardo di cui parlo non è -atto di volontà-, teso ad una sorta di cosciente miglioramento morale-etico-spirituale, ma bagliore d’istante -involontario- che l’essere fa venir in luce ora, proprio in questi momenti; non so se si tratti propriamente di “osservazione di sé”, ma qui qualcuno che osserva c’è ed io vedo ciò che vede e non è semplice, a volte, evitare che la testa m’inizi a pulsare di brutto. Quest’osservazione, non più tanto sfuggevole adesso, mi spinge dall’orlo all’abisso, giù in basso a chiedermi che ci faccio qui e, per quanto in passato non poco mi sia domandato in tal senso, non è domanda di trastullo filosofico, modo per “passare il tempo” ed ornare la mente, come se il tempo, miele prezioso, potesse essere sostanza annoiante e noiosa, il cui palpitare sia il più possibile da rifuggire, questo mi pare il mondo d’oggi; non è tutto ciò, dicevo, ma impellente bisogno della mia essenza e mi rendo conto di quanto sia complesso “starmi vicino”, io stesso faccio fatica in tal senso, piccola barchetta in questo mare tumultuoso di mutazioni.
Comunque sia, mi sono accorto che solo in viaggio, anche “fisico”, possa per il momento attingere alle mie più intime profondità, come se l’altro che mi guarda fossi, in quel caso, io perennemente, centro della realtà che muta e non periferia asfittica di una casa ferma.
Quell’altro, che sono io, esige ora il suo pesante tributo di viaggio ed io, che sono io, non so che fare.

So che tanta energia e tante “opportunità” di “crescita” siano qui, pronte ad essere accolte dalle mie mani e trasformarsi in quel percorso cosciente di “ricordo di sé”, di cui parla il vagabondo (leggerò), ma per ora il concetto del “ciò che è” crea in me solo una sorta di rigetto e non è che poi possa farci molto, cerco di seguire la corrente di ciò che sento, spontaneamente non oppormi, rispondendomi “razionalmente” che non c’è nulla di sbagliato e forse attingendo proprio dalla tradizione che adora e magnifica l’osannato “cio che è” (su ciò non c’è giudizio in profondità in me, anche se sembra). Sono cosciente, dunque, della potenza (potenzialità) del mio momento e d’altronde pure spaventato da questo potere che pare a volte ridurmi ad un punto di nulla. Uno dei miei problemi, credo, è stato ed è quello di chiedere “aiuto”, un sostegno e mi rendo conto che anche in questi confronti cerco forse di mascherar-mi, di mascherare me a me; già il fatto che ne sia cosciente penso sia buono, poi devo vedere quanta di questa coscienza sia veramente scesa in profondità in me.

Dunque vi chiedo consiglio e se avete compreso ciò che ho scritto ed in caso lo vogliate, chiedermi chiarimenti; questo penso possa aiutarmi un po’ a smascherar-mi...

Ho troppa mente in mezzo, non c'è che dire... qualcuno ha un bastone zen a portata di mano?

...

A.


E dove lo trovi un bastone zen in mezzo a tutta quella folla? Tu, la co-scienza di (un) te, l'osservatore che "si" osserva mentre osserva il processo di osservazione, l'essenza e l'assenza, le profondità dell'io e l'altro che le sonda, o le profondità dell'altro e l'io che ne fugge...Un vedantino direbbe che con tutta quella gente è un festival dell'Unità ( o della non-dualità)
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Vecchio 01-09-2007, 02.06.40   #7
nexus6
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Renzananda, hai ragione, è proprio un bel casino... la mente...
...
... ti vorrei dire ciò: è da qualche giorno che ti leggo e non comprendo bene il fine dei tuoi interventi, qui in psicologia, a parte quello di procacciarti battaglia e gloriarti del tuo eloquio; non pare ci sia gran volontà di condivisione. La mia, bada bene, non è una re-azione, ma una semplice osservazione, perché dalle tue parole a me sul bastone zen, si evince che la situazione l’hai compresa ed avresti potuto scrivere in altro modo, ma ognuno d’altronde scrive secondo ciò che sente ed era evidentemente “utile” per te, dunque pace. Ciononostante vorrei dirti una cosa: le cose che scrivi le commenterei con passione, come probabilmente altri in questa sezione, ma alcuni forse, data la loro situazione emotiva non comprendono in quel momento che anche tu, nonostante quello che appare, hai evidentemente bisogno di una qualche forma di condivisione, attuata tramite un meccanismo di conferma, stile provocazione-scontro. Ora, pure se intravedo la funzione distruttivo-costruttiva che intendi elargire ai poveri affaccendati nelle questioni d’ogni giorno, alle prese col proprio ego identificato, dovresti forse con più cautela esercitare il tuo dono, perché nei confronti d’una persona come in questo momento io sono, ottiene una risposta simile alla mia e consenti pure a me di gloriarmi del mio vano scrivere; nei confronti, invece, di una persona come potrei essere sempre io, ma decisamente più a terra di ora, otterresti una reazione che credo vada proprio contro l’essenza degli amici vedantini... e cioè di fortificare ancor più le difese degli eghi identificati che vorresti sibillinamente aiutare a sciogliere...
... i vecchi maestri zen credo proprio dosassero con divina armonia il “bastone” e la “carota”... ... perché sapevano che una mente ben disposta, seppur sempre in tremenda lotta, era più pronta a ricevere il loro insegnamento o non-insegnamento o chiamalo pincopallino... che, come sappiamo, è lo stesso...

nexus6 is offline  
Vecchio 01-09-2007, 19.56.20   #8
Crono80
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Riferimento: Osservazione (di sé?)...

ma sarà che scrivete difficile difficile ma forse traviso le cose, cmq se posso dirti una cosa caro nexus6 a me nn pare sia mai capitato d osservarmi da "esterno" xkè l'atto stesso d osservare (a meno d nn exere incantato, quindi in uno stato temporaneo d vacanza dell'io, quasi come un sonno senza sogni x capirci), che comuqnue la mia consapevolezza deve pur coglierlo x poi ricordarlo, quell'atto stesso, cogliendolo, viene risucchiato all'"iterno" del mio io...

Non posso liberarmi davvero del mio abisso interiore...nemmeno cercando di destrutturarlo...perchè al di là dell'esprimibile, delle convenzioni ecc, resterà sempre un "me" che fluisce nel tempo e che, vuoi casualmente, vuoi volontariamente (se ha senso dirlo poi nn so) crea e disfa pensieri e nn s ferma mai di immaginare, al di là anche della logica, al di là d tutto.


ciao!
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Vecchio 01-09-2007, 20.21.51   #9
renzananda
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Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
Rebecca, non ho ben compreso il tipo di libri che ti piacerebbe leggere (spiritualità?), non conosco “le profezie di celestino”, ma se davvero vuoi consigli validi, puoi rivolgerti anche ad altre sezioni del forum dove magari puoi citare frasi del libro, commentarle, aprire una discussione, chiedere consigli su altri libri dello stesso genere, ecc... oppure proprio nella sezione Spiritualità ed aprire un thread a tema, ma lì sta attenta che a dispetto del fatto che sei “nuova”, potrebbero infervorarsi subito... ... nooo... siamo tutti bravi ragazzi e ragazze... e questo è il più bel forum che ci sia... ... puoi dargli tanto e ti può dare davvero tanto...

**************

Renzananda, hai ragione, è proprio un bel casino... la mente...
...
... ti vorrei dire ciò: è da qualche giorno che ti leggo e non comprendo bene il fine dei tuoi interventi, qui in psicologia, a parte quello di procacciarti battaglia e gloriarti del tuo eloquio; non pare ci sia gran volontà di condivisione. La mia, bada bene, non è una re-azione, ma una semplice osservazione, perché dalle tue parole a me sul bastone zen, si evince che la situazione l’hai compresa ed avresti potuto scrivere in altro modo, ma ognuno d’altronde scrive secondo ciò che sente ed era evidentemente “utile” per te, dunque pace. Ciononostante vorrei dirti una cosa: le cose che scrivi le commenterei con passione, come probabilmente altri in questa sezione, ma alcuni forse, data la loro situazione emotiva non comprendono in quel momento che anche tu, nonostante quello che appare, hai evidentemente bisogno di una qualche forma di condivisione, attuata tramite un meccanismo di conferma, stile provocazione-scontro. Ora, pure se intravedo la funzione distruttivo-costruttiva che intendi elargire ai poveri affaccendati nelle questioni d’ogni giorno, alle prese col proprio ego identificato, dovresti forse con più cautela esercitare il tuo dono, perché nei confronti d’una persona come in questo momento io sono, ottiene una risposta simile alla mia e consenti pure a me di gloriarmi del mio vano scrivere; nei confronti, invece, di una persona come potrei essere sempre io, ma decisamente più a terra di ora, otterresti una reazione che credo vada proprio contro l’essenza degli amici vedantini... e cioè di fortificare ancor più le difese degli eghi identificati che vorresti sibillinamente aiutare a sciogliere...
... i vecchi maestri zen credo proprio dosassero con divina armonia il “bastone” e la “carota”... ... perché sapevano che una mente ben disposta, seppur sempre in tremenda lotta, era più pronta a ricevere il loro insegnamento o non-insegnamento o chiamalo pincopallino... che, come sappiamo, è lo stesso...



Ma no nexus, perchè mai procacciarsi battaglie o gloriarsi del proprio eloquio quando l'eloquio non è mai proprio e davvero non si è soggetti di alcunchè. Inutile vantare velleità autoriali o attoriali sull'o-scena scenetta dell'io e delle sue mai sue rappresent'azioni. Perchè ci si occupa ( o si è disoccupati) sempre dal niente che (non) si è, si ansima (qualcosa ansima) nel deserto che siamo a noi stessi ed i soffi svuoti che ne escono non sono mica mai roba nostra. Come prendere sul serio i problemini psicologici quando è la psiche che manca? Ci si occupa dell'io, dunque del niente, si comunica l'assoluta incapacità a comunicare alcunchè. Dici poco? Dici niente?
renzananda is offline  
Vecchio 02-09-2007, 10.29.10   #10
marco gallione
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Citazione:
Originalmente inviato da renzananda
... perchè mai procacciarsi battaglie o gloriarsi del proprio eloquio quando l'eloquio non è mai proprio e davvero non si è soggetti di alcunchè. Inutile vantare velleità autoriali o attoriali ..
...l'assoluta incapacità a comunicare alcunchè. Dici poco? Dici niente?

... il procacciarsi battaglie contro un NON sé.
Come nelle finestre di Rothko, come nella poetica di Balthus?


l'idderva
marco gallione is offline  

 



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