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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 28-09-2007, 22.18.53   #1
Dora
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Data registrazione: 17-08-2007
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Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Nel formare la propria opinione su una persona o una situazione spesso si tende a precorrere i tempi del “giudizio” o della valutazione volendo anticiparsi un disegno su di esse.
Quando questa opinione è gradita si crea un’illusione che dopo un certo tempo, con lo scoprirsi della difformità dell’opinione dalla realtà, da luogo alla delusione.
Sulla base di questo estemporaneo e frettoloso “giudizio” si vede ciò che si vuol vedere, o forse semplicemente si da fiducia, comunque si costruisce uno schema di riferimento, in ordine a quella persona o a quella situazione, che può finire ben presto per manifestare la sua erroneità.
Non sarà questa solo una questione di mancato tempismo ?
Forse, se si attendesse di avere ulteriori, maggiori, sufficienti elementi per la valutazione non si riuscirebbe forse a ridurre esponenzialmente il rischio di delusioni?
Perché, allora, questa fretta nel classificare, nel distinguere, nel volersi anticipare una risposta ?
Perché si ha la necessità di avere un’idea su persone cose e situazioni, e si ha la necessità di averla in fretta, subito ?
Se si riuscisse a rimanere neutri per il tempo sufficiente, le risposte, che ci diamo senza avere gli elementi adatti, non si manifesterebbero autonomamente senza indurci nel rischio di errori ?
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Vecchio 29-09-2007, 02.01.05   #2
marco gallione
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nano

Mia nonna avrebbe detto: fretta e bene non vanno insieme.

A me pare che il vero problema non stia nella frettolosità dei giudizi, che rappresenta un peccato veniale, la cui immanenza è ovvia.
Ciò che costituisce il limite vero delle relazioni interpersonali è la incapacità di fare una diagnosi un minimo affidabile sullo spessore degli altri in generale.

Per come la vedo io, tanto è frequente un giudizio sbagliato perchè affrettato (illusione), quanto frequente è il giudizio rivisto col senno di poi (delusione) altrettanto sbagliato.

Chi si illude è un pirla, in re ipsa.
Chi resta deluso lo è altrettanto.
Chi non si illude non garantisce di essere scevro dalla pirlitudine.
Idem per chi non è avvezzo alle delusioni.
E allora?.. mi si dirà.

Allora: il mondo è popolato di nani perlopiù.
Basta saperlo, e non illudersi semplicemente pensando che chi hai di fronte è molto probabilmente un nano. Come ci si potrebbe illudere di fronte ad un nano travestito da uomo o donna normale?
Se poi dovesse proprio proprio arrivare una delusione, beh non resta che guardare al nano con indulgenza. Egli è solo un nano. Come si può restare delusi da un nano?

L'aspetto, poi, che rende tutto ancor più paradossale nel denegato processo di illusione-delusione è che noi stessi siamo nani, per questioni di probabilità, di statistica.
Vogliamo davvero prenderle sul serio le ns. delusioni e le ns. ilusioni?
Le illusioni di un nano?
O peggio ancora le delusioni di un nano?
marco gallione is offline  
Vecchio 29-09-2007, 18.58.22   #3
feng qi
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Riferimento: nano

Citazione:
Originalmente inviato da marco gallione
Mia nonna avrebbe detto: fretta e bene non vanno insieme.

A me pare che il vero problema non stia nella frettolosità dei giudizi, che rappresenta un peccato veniale, la cui immanenza è ovvia.
Ciò che costituisce il limite vero delle relazioni interpersonali è la incapacità di fare una diagnosi un minimo affidabile sullo spessore degli altri in generale.
...
Chi si illude è un pirla, in re ipsa.
Chi resta deluso lo è altrettanto.
Chi non si illude non garantisce di essere scevro dalla pirlitudine.
Idem per chi non è avvezzo alle delusioni.
E allora?.. mi si dirà.

Allora: il mondo è popolato di nani perlopiù.
...Se poi dovesse proprio proprio arrivare una delusione, beh non resta che guardare al nano con indulgenza. Egli è solo un nano. Come si può restare delusi da un nano?

L'aspetto, poi, che rende tutto ancor più paradossale nel denegato processo di illusione-delusione è che noi stessi siamo nani, per questioni di probabilità, di statistica.
Vogliamo davvero prenderle sul serio le ns. delusioni e le ns. ilusioni?
Le illusioni di un nano?
O peggio ancora le delusioni di un nano?


io mi sono divertita a leggere la tua verità che non molto si discosta dalla mia. E benché io rida, il tuo è anche un discorso serio.

Parecchio.

un abbraccio
feng qi
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Vecchio 30-09-2007, 03.25.18   #4
sentieroluminoso
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Riferimento: Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Dinnanzi a situazioni, persone e relazioni nuove, sentiamo il bisogno di farle passare dallo stato di nuovo ed ignoto allo stato di già esperito e conosciuto. Questo accade per natura, è una forma di adattamento alle novità, alla realtà, l'ignoto è estraneo il conosciuto è nostro. Per fare questo andiamo a cercare nel repertorio di esperienze quella che assomiglia di più alla situazione/persona/relazione che stiamo vivendo e ne traiamo delle similitudini, in modo da sovrapporre al nuovo quanto si è già esperito in casi analoghi e non sentirlo più estraneo. Questo processo ha una velocità variabile, dipendente dalle predisposizioni personali, dall'apertura di pensiero e dal desiderio di sentirsi presto in sintonia con ciò che ci circonda. Una forma di adattamento, un modo per "tradurre" la novità in qualcosa di classificabile, la catalogazione dell'esperienza che si sta vivendo attraverso questa modalità, rende velocemente possibile e proficua la relazione con essa. Quando tutto ciò avviene per trovare sintonia con una esperienza nuova, come ad esempio entrare a far parte di un gruppo, è assolutamente funzionale, chi la compie ha bisogno di ottenere velocemente un feed-back da se stesso che gli consenta di non sentirsi troppo a lungo fuori contesto. Un bambino che riceve in regalo un oggetto mai visto, cercherà automaticamente nel suo catalogo di oggetti quello che più gli somiglia, quando avrà trovato delle analogie sarà soddisfatto, diversamente se non riuscisse a trovare un contesto nella sua memoria dove collocare per analogia l'oggetto ignoto è probabile che si innervosca, non ne capisca l'utilità e non ci voglia giocare. In quel caso un adulto gli insegnerà l'utilità e la funzione del nuovo gioco, tramite la "traduzione", riuscirà a stabilire un contatto e utilizzare il nuovo strumento.

Nel caso del bambino e parlando di oggetti non c'è grande margine d'errore, attraverso la traduzione dell'adulto e le informazioni ricevute funzionali a superare l'inziale disagio, potrà fare esperienza diretta del nuovo oggetto, crearsene un'idea personale ed anche creativa, aggiungerà la novità al suo catalogo di esperienze nella interpretazione personale, come conseguenza dell' esperienza diretta. La catalogazione potrebbe anche essere difforme dalle informazioni iniziali relative all'oggetto, potrà usare un cubo per costruire una torre, per giocare a dadi o per simulare una palla, in definitiva attribuirà autonomamente significato all'esperienza che ha vissuto. Analogamente per gli adulti il primo giudizio (formatosi per "traduzione") dovrebbe essere funzionale solo al raggiungimento di un contatto, serve a creare un collegamento che renda semplice l'esperienza diretta. Ma l'esperienza diretta deve esserci, non esiste una situazione esattamente sovrapponibile ad un'altra, non esistono due persone identiche, ogni situazione o relazione ha una propria identità irripetibile che è impossibile replicare ma che è naturale esperire. Se il processo di conoscenza termina con la prima impressione si attribuisce un significato che non deriva dall'esperienza diretta ma solo dalle informazioni approssimativamente simili che si immaginava di possedere. E' inevitabile che ci sia una delusione, che con il tempo e la frequentazione la realtà si manifesti nella sua forma originale e che non essendoci entrati a contatto profondo, personale e creativo, risulterà ancora estranea.
sentieroluminoso is offline  
Vecchio 30-09-2007, 09.23.17   #5
Dora
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Riferimento: Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Sono d’accordo sul fatto che tutti quanti possiamo essere “nani”, nel senso di non essere all’altezza delle aspettative, per qualcun altro, che invece ci aveva frainteso (perché la delusione prende forma anche quando si è semplicemente diversi rispetto all’idea che altri hanno di noi, non solo quando si è al di sotto di tale idea).

Citazione:
Originalmente inviato da marco gallione
Per come la vedo io, tanto è frequente un giudizio sbagliato perchè affrettato (illusione), quanto frequente è il giudizio rivisto col senno di poi (delusione) altrettanto sbagliato.



Invece, non sono così convinta che la delusione successiva sia foriera di nuovi errori.
Se la conoscenza nel frattempo è stata approfondita certi elementi finiscono per emergere e se percepiamo la difformità dell’immagine che stiamo conoscendo da quella che avevamo intuito all’inizio, è difficile che questo giudizio, che porta alla delusione, sia sbagliato.
Questo perché la delusione non piace e si tende a volerla evitare ad ogni costo, cercando talvolta anche di non vedere ciò che è evidente quindi, credo, che quando si decide di arrendersi alla delusione siamo abbastanza sicuri di doverla accettare.
D’altronde è anche vero che le persone mutano nel tempo atteggiamenti e convinzioni e nihil obstat che anche dopo aver conosciuto abbastanza una persona si riesca ugualmente a creare nuove illusioni.
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Vecchio 30-09-2007, 14.55.56   #6
donella
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Riferimento: Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Sembrerebbe, più che un problema di tempismo, un problema di "punti di vista".

Se misuro per "statura", che io mi sia fatta nano o gigante.... vedrò nano il nano che mi è vicino, ma ugualmente nano il gigante che mi è lontano, e solo perchè mi è lontano.

Se, invece, solo per esempio, scegliessi a parametro la "profondità"... ecco che per magìa... in superficie tutto è piatto. Ecco che sotto quella superficie posso (intanto e stupendamente) immaginare qualunque profondità. Ecco che - giocoforza - dovrò sondare con PRUDENZA (e torna in gioco il tempismo) le profondità.... E infine ecco... che reggerò le profondità che mi sono consone... sorridendo di quelle risibili... e prudentemente indietreggiando dinanzi a quelle che ... la mia capacità di immersione non supporta. In tal caso... comunque, indietregguiando con rispetto... e nella doverosa consapevolezza che il limite è MIO.
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Vecchio 01-10-2007, 14.00.56   #7
Dora
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Riferimento: Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Citazione:
Originalmente inviato da sentieroluminoso
Dinnanzi a situazioni, persone e relazioni nuove, sentiamo il bisogno di farle passare dallo stato di nuovo ed ignoto allo stato di già esperito e conosciuto. Questo accade per natura, è una forma di adattamento alle novità, alla realtà, l'ignoto è estraneo il conosciuto è nostro. Per fare questo andiamo a cercare nel repertorio di esperienze quella che assomiglia di più alla situazione/persona/relazione che stiamo vivendo e ne traiamo delle similitudini, in modo da sovrapporre al nuovo quanto si è già esperito in casi analoghi e non sentirlo più estraneo. Questo processo ha una velocità variabile, dipendente dalle predisposizioni personali, dall'apertura di pensiero e dal desiderio di sentirsi presto in sintonia con ciò che ci circonda. Una forma di adattamento, un modo per "tradurre" la novità in qualcosa di classificabile, la catalogazione dell'esperienza che si sta vivendo attraverso questa modalità, rende velocemente possibile e proficua la relazione con essa. Quando tutto ciò avviene per trovare sintonia con una esperienza nuova, come ad esempio entrare a far parte di un gruppo, è assolutamente funzionale, chi la compie ha bisogno di ottenere velocemente un feed-back da se stesso che gli consenta di non sentirsi troppo a lungo fuori contesto. Un bambino che riceve in regalo un oggetto mai visto, cercherà automaticamente nel suo catalogo di oggetti quello che più gli somiglia, quando avrà trovato delle analogie sarà soddisfatto, diversamente se non riuscisse a trovare un contesto nella sua memoria dove collocare per analogia l'oggetto ignoto è probabile che si innervosca, non ne capisca l'utilità e non ci voglia giocare. In quel caso un adulto gli insegnerà l'utilità e la funzione del nuovo gioco, tramite la "traduzione", riuscirà a stabilire un contatto e utilizzare il nuovo strumento.



Molto interessante questo tuo commento Sentieroluminoso.
Si può, quindi ritenere che se l'impressione che si ha non è positiva il soggetto utilizza questa similitudine con situazioni, persone precedentemente conosciute anche allo scopo di cautelarsi.
Questo procedimento, secondo te, è dunque da considerarsi affine a quello di formazione del "pre-giudizio" ?
L'illusione, allora, altro non è che un pre-giudizio positivo. ?
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Vecchio 01-10-2007, 19.55.32   #8
sentieroluminoso
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Riferimento: Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Faccio una breve premessa, quanto esposto da me nel precedente post ed in quello attuale è frutto dei miei ragionamenti, non so e mi interessa relativamente appurare se ci sia una teoria psicologica già sperimentata su questo, sono miei percorsi mentali, che condivido con chi vuole seguire la traccia dei miei ragionamenti, ma non so se sono già esposti dalla teoria di qualsivoglia corrente. Secondo me Dora, hai colto diversi punti focali ed hai anticipato il naturale corso di questo ragionamento.

L'impressione negativa. Innanzitutto io credo che l'origne di un'impressione negativa (quindi prima ancora della ricerca in memoria delll'esperienza analoga) avvenga spesso per situazioni molto distanti dal proprio modo di vivere, di sentire, dall'educazione ricevuta, dai condizionamenti religiosi ed altro, si ha un'impressione negativa ed il conseguente rifiuto, quando la situazione che si sta vivendo è nuova e distante. La maturità del soggetto poi influenzerà decisivamente il processo successivo, in un soggetto maturo la novità è stimolo di crescita, anche dinnanzi a situazioni emblematiche avrà la voglia di esperirle e ottenere così un nuovo modello da immettere in memoria. Praticamente l'uomo maturo dovrebbe operare con se stesso la traduzione che il bambino riceve dall'adulto nel mio esempio precedente. Quanto invece avviene per chi non ha ancora completato il suo processo di crescita è di classificare a monte la situazione come negativa, sgradevole ed infruttuosa, avvalorerà la sua tesi utilizzando le approssimazioni che possiede (esperienze presumibilmente simili) e non vorrà andare oltre il primo pre-giudizio. E' chiaramente una forma di difesa, non ci si sente abbastanza sicuri, forti, pronti per affrontare una situazione di cui non si conoscono le dinamiche.

L'impressione positiva: ritengo che anche l'impressione positiva sia un pre-giudizio, che si fonda però su basi diverse. All'origine ci sono i propri desideri, le aspettative. Si riconosce una situazione grosso modo positiva e avviene il processo inverso a quello esposto su, ci si tuffa a capofitto, senza pensare. La situazione che si sta vivendo, assume i connotati di piccoli pezzetti di felicità già vissuti, come in un puzzle nella memoria ogni tessera trova un naturale compendio nell'attuale euforia. Ma anche qui la differenza sostanziale dopo l'iniziale euforia tra un soggetto maturo ed uno ancora incompleto, sta nella traduzione, il consapevole dopo uno strutturale periodo di euforia ritorna con i piedi per terra e percepisce le situazioni con una precisione relativamente rispondente, annota le differenze, scopre i valori aggiunti e distingue le memorie da quanto sta vivendo, aggiunge al suo patrimonio la nuova situazione come una delle possibili variabili nell'ambito del piacevole. Il soggetto problematico invece continua a stazionare nello stato d'euforia, lo autoavvalora e lo indicizza fino ad idealizzarlo, anche questa secondo me è una forma di difesa, è talmente forte l'emozione del bello, del piacevole che è difficile abbandonarla per annotarne le particolarità o peggio ancora rendersi conto che così non è.

Credo proprio che il pre-giudizio di qualunque natura esso sia, possa avere questa matrice. La paura, l'insicurezza, lo generano, credo sia la "naturale" difesa che la mente attua per proteggere tutto il resto dalla sofferenza. La mente spesso mette in opera azioni di "prevenzione" non canoniche in caso di sentimenti tanto problematici. Gli uomini sono tutti uguali, le donne sono sempre cervellotiche. Siamo al mondo da moltissimo tempo ed è normale che l'uomo e la donna abbiano sviluppato delle dinamiche "ottimizzate" comuni, che cioè in situazioni di un certo tipo prendano una traiettoria comune condivisa dai più, un comportamento apparentemente simile a molti altri. In un gran premio il tracciato è uguale per tutti e tutti i concorrenti lo percorreranno allo stesso modo, le curve strette verranno prese su gli stessi cordoli da tutti, i rettilinei saranno usati da tutti per cercare di ottenere il massimo dal proprio motore. Ma Sebastian Wettel non è come Lewis Hamilton o Mika Hakkinen non è stato come Michael Shumacker (per usare un esempio che mi piace di più). La differenza sta nello spunto, nella tecnica, nella concentrazione, nella preparazione, nell'enorme talento, nel desiderio di vincere, nella fame di riscatto, nell'impegno e molto altro. Chi ha un pregiudizio questo altro non lo conoscerà mai, non riuscirà ad andare oltre la visione di un circuito sempre uguale e modalità simili, non vedrà oltre perchè non ha la preparazione per affrontare una situazione emblematica, dalla quale potrebbe uscirne apparentemente perdente, si difende. Paradossalmente però le sue difese gli impediscono la comprensione, l'acquisizione dell'esperienza e della strumentazione per farvi fronte in futuro.
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Vecchio 04-10-2007, 14.00.56   #9
Dora
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Riferimento: Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Citazione:
Originalmente inviato da sentieroluminoso
Faccio una breve premessa, quanto esposto da me nel precedente post ed in quello attuale è frutto dei miei ragionamenti, non so e mi interessa relativamente appurare se ci sia una teoria psicologica già sperimentata su questo, sono miei percorsi mentali, che condivido con chi vuole seguire la traccia dei miei ragionamenti, ma non so se sono già esposti dalla teoria di qualsivoglia corrente. Secondo me Dora, hai colto diversi punti focali ed hai anticipato il naturale corso di questo ragionamento.


Cara Sentieroluminoso, apprezzo molto questa tua tecnica; io stessa la applico molto spesso, non perché creda di non aver bisogno dei risultati già raggiunti da altri per far partire un ragionamento quanto invece perché ritengo che percorrere autonomamente un certo percorso lasci una impressione totalmente diversa dal farselo raccontare da chi l’ha percorso precedentemente.
Inoltre è anche vero che nel percorso logico si fanno delle scelte e come in qualunque altro percorso una minuscola scelta differente potrebbe cambiare il senso a tutto il ragionamento quindi può sempre valere la pena di incamminarsi “senza cartina”.


Citazione:
Il soggetto problematico invece continua a stazionare nello stato d'euforia, lo autoavvalora e lo indicizza fino ad idealizzarlo, anche questa secondo me è una forma di difesa, è talmente forte l'emozione del bello, del piacevole che è difficile abbandonarla per annotarne le particolarità o peggio ancora rendersi conto che così non è.

Assolutamente d’accordo.

Se possiamo, quindi, ritenere che il pre-giudizio sia inevitabilmente connesso alla necessità che l’uomo ha di “farsi un’idea” del soggetto, della situazione che ha di fronte per le ragioni che hai ben riassunto nel tuo post.
Per essere apprezzabile, esso, secondo me, deve essere davvero pre-giudizio cioè deve semplicemente consistere in una “bozza “ , una anticipazione del giudizio che dovrà necessariamente seguire altrimenti si cade nel caso che hai illustrato.


Citazione:
Chi ha un pregiudizio questo altro non lo conoscerà mai, non riuscirà ad andare oltre la visione di un circuito sempre uguale e modalità simili, non vedrà oltre perchè non ha la preparazione per affrontare una situazione emblematica, dalla quale potrebbe uscirne apparentemente perdente, si difende. Paradossalmente però le sue difese gli impediscono la comprensione, l'acquisizione dell'esperienza e della strumentazione per farvi fronte in futuro.


Se, quindi, l'uomo riuscisse a ricordarsi che il pre-giudizio necessita sempre di una approfondita verifica, eviterebbe illusioni, delusioni, difese talvolta inutili, e valutazioni errate perchè affrettate.

Festina lente avrebbero detto gli antichi romani.
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Vecchio 04-10-2007, 20.17.53   #10
Dora
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Riferimento: Illusione e delusione. Questione di tempismo ?

Citazione:
Originalmente inviato da donella
Sembrerebbe, più che un problema di tempismo, un problema di "punti di vista".

Se misuro per "statura", che io mi sia fatta nano o gigante.... vedrò nano il nano che mi è vicino, ma ugualmente nano il gigante che mi è lontano, e solo perchè mi è lontano.

Se, invece, solo per esempio, scegliessi a parametro la "profondità"... ecco che per magìa... in superficie tutto è piatto. Ecco che sotto quella superficie posso (intanto e stupendamente) immaginare qualunque profondità. Ecco che - giocoforza - dovrò sondare con PRUDENZA (e torna in gioco il tempismo) le profondità.... E infine ecco... che reggerò le profondità che mi sono consone... sorridendo di quelle risibili... e prudentemente indietreggiando dinanzi a quelle che ... la mia capacità di immersione non supporta. In tal caso... comunque, indietregguiando con rispetto... e nella doverosa consapevolezza che il limite è MIO.


Sono d'accordo sull'importanza che deve rivestire la profondità, ma secondo me solo in alcuni casi si tratta di un problema di limiti; in generale penso ci si trovi di fronte ad un problema di incompatibilità.
L'illusione può nascere anche con riferimento ad aspetti della personalità dell'altro, non necessariamente connessi alla profondità, allo spessore altrui ma talvolta solo differenti; in tal caso non si tratterebbe di un limite ma solo di una incompatibilità fra diverse visioni. (quindi, come hai detto, "di punti di vista" intesi come paramentri di valutazione da utilizzare nelle scelte riguardanti il modo di essere, di pensare, di comportarsi).
Dora is offline  

 



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