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Vecchio 20-10-2007, 07.57.56   #1
il ramo rubato
il ramo rubato
 
Data registrazione: 19-10-2007
Messaggi: 41
Amore e Autodistruzione

Sento particolarmente come mio, il legame fortissimo tra amore e autodistruzione. L'ho raccontato, poco fa, in un racconto del mio blog, dall'inquietante titolo "Il diavolo e le lacrime". Un lento gioco al massacro, che porta i protagonisti, nel tempo, più che ad amarsi, ad alimentare di lacrime il "diavolo" della loro storia. ... Il racconto è lungo e riporto solo il concetto chiave della storia : "E' un diavolo quello che ha reso guerra il nostro amore. Non ha corna e fiamme, ma fin dal primo giorno si è alimentato del nostro farci soffrire".... Per chi lo volesse leggere tutto: IL DIAVOLO E LE LACRIME

Può sembrare strano, eppure molte persone, credo io, non riescono a vivere l'amore se non in questo modo.
Cosa ne pensate, voi, dell'amore che diventa autodistruzione? Vi è mai capitato di vivere qualcosa di simile sulla vostra pelle? E se ne siete usciti, ci sono stati ritorni di questo "diavolo"?

Ciao a tutti.
il ramo rubato is offline  
Vecchio 20-10-2007, 14.42.36   #2
donella
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-06-2007
Messaggi: 710
Riferimento: Amore e Autodistruzione

Ho letto il racconto (ok: saltata giusto qualche riga!).
Credo sinceramente che motiverebbe un intero trattato almeno in ambito letterario, poi sociologico, poi psicologico. Poi, se a quel trattato contribuisssi io, ... il mio apporto non sarebbe lusinghiero per l'autore sotto nessuno dei tre profili (ma questo è un problema mio).
A causa dei miei limiti, vedo benino un istinto distruttivo (in quel racconto).
Non colgo quello autodistruttivo.
Mi sfugge completamente la collocazione dell'amore (dov'era?).
-------------
Per rispondere alla domanda, al femminile : una storiella così capìta, prima o poi, a qualunque ragazza vivace.
Fa benissimo alla salute ma soprattutto alla cultura vera (tipo vaccino). Ed è questa la ragione per la quale... diventata Donna... quella stessa ragazza vede alcuni uomini (quelli così) tanto tanto tanto tanto più piccoli ....anche di Fantozzi.
--------------
Spero risulti gradita la sincerità.
Ad majora
donella is offline  
Vecchio 20-10-2007, 16.33.44   #3
il ramo rubato
il ramo rubato
 
Data registrazione: 19-10-2007
Messaggi: 41
Riferimento: Amore e Autodistruzione

Ciao, intanto grazie per la tempestiva risposta.
non cercavo lusinghe... e se il racconto non ti fosse piaciuto, non può piacere a tutti. Nel mio blog ha riscosso entusiasmo, e mi piace avere anche qualche critica...

Secondo me, se però non hai trovato "autodistruzione", in questa storia, hai saltato davvero qualche riga di troppo... . Il racconto è, seppur di fantasia, abbastanza autobiografico, anche se la violenza a cui mi ispiro io, è nella realtà stata solo psicologica. E non certo fisica. Ed è stata una storia soprattutto autodistruttiva. Per tutti e due. A ripensarla a distanza di anni.

E amore è stato... anche se non l'ho raccontato.
I racconti sentimentali (che forse ti piacerebbero di più) SOTTO LE STELLE o L'ULTIMA NOTTE, sono ispirati alla stessa storia.

Tornando al discorso psicologico, per me distruzione e autodistruzione sono due facce della stessa medaglia. complementari che si compenetrano e si alternano tra loro. In un gioco al massacro, se pure la "vittima" è solo una, di solito la donna, ci si fa male sempre tutti e due.
Almeno, io credo così.

A presto. Ciao!





Citazione:
Originalmente inviato da donella
Ho letto il racconto (ok: saltata giusto qualche riga!).
Credo sinceramente che motiverebbe un intero trattato almeno in ambito letterario, poi sociologico, poi psicologico. Poi, se a quel trattato contribuisssi io, ... il mio apporto non sarebbe lusinghiero per l'autore sotto nessuno dei tre profili (ma questo è un problema mio).
A causa dei miei limiti, vedo benino un istinto distruttivo (in quel racconto).
Non colgo quello autodistruttivo.
Mi sfugge completamente la collocazione dell'amore (dov'era?).
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Per rispondere alla domanda, al femminile : una storiella così capìta, prima o poi, a qualunque ragazza vivace.
Fa benissimo alla salute ma soprattutto alla cultura vera (tipo vaccino). Ed è questa la ragione per la quale... diventata Donna... quella stessa ragazza vede alcuni uomini (quelli così) tanto tanto tanto tanto più piccoli ....anche di Fantozzi.
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Spero risulti gradita la sincerità.
Ad majora
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Vecchio 20-10-2007, 18.49.46   #4
pallina
...il rumore del mare...
 
Data registrazione: 15-01-2007
Messaggi: 279
Riferimento: Amore e Autodistruzione

Citazione:
Originalmente inviato da il ramo rubato
Sento particolarmente come mio, il legame fortissimo tra amore e autodistruzione. L'ho raccontato, poco fa, in un racconto del mio blog, dall'inquietante titolo "Il diavolo e le lacrime". Un lento gioco al massacro, che porta i protagonisti, nel tempo, più che ad amarsi, ad alimentare di lacrime il "diavolo" della loro storia. ... Il racconto è lungo e riporto solo il concetto chiave della storia : "E' un diavolo quello che ha reso guerra il nostro amore. Non ha corna e fiamme, ma fin dal primo giorno si è alimentato del nostro farci soffrire".... Per chi lo volesse leggere tutto: IL DIAVOLO E LE LACRIME

Può sembrare strano, eppure molte persone, credo io, non riescono a vivere l'amore se non in questo modo.
Cosa ne pensate, voi, dell'amore che diventa autodistruzione? Vi è mai capitato di vivere qualcosa di simile sulla vostra pelle? E se ne siete usciti, ci sono stati ritorni di questo "diavolo"?

Ciao a tutti.
A me non sembra strano che ci siano molte persone che vivono l'amore in questo modo....
Esiste forse un modo giusto e uno sbagliato di amare e di vivere l'amore? Sono convinta che, come per mille altre cose, ad amare "si impari" e che quindi il nostro modo di amare e di manifestarlo sia quindi, almeno all'inizio delle "storie", la risultante degli amori vissuti precedentemente. ...Quindi l'importante è che sia il "nostro" e che non sia per noi fonte di disagio o ancor peggio di dolore....

Ma riguardo la tua domanda, per me è amore autodistruttivo quello che ci ostiniamo a mantenere quando, invece, l'altro non ci vuole più. E' amore autodistruttivo quel genere di amore in cui ci accontentiamo di vivere di briciole, quando amiamo lui a tal punto da accettare di dividerlo con un'altra. E' amore autodistruttivo quello che ci tiene legato ad una persona tossicodipendente convinti che con il nostro amore riusciremo a guarirla. E, ancora, è autodistruttivo quell'amore "malato" nel nome del quale siamo incapaci di sottrarci alla violenza..... Forme di amore nel quale il sesso non è mai carico di puro, vero, sano erotismo, ma spesso solo di disperazione e di solitudine...L'amore autodistruttivo è per me una forma di amore malato e un amore malato dà sempre vita ad un sesso malato...

Ho letto il tuo racconto, sino alla fine. Sinceramente: chi vuole (a me non è successo ma penso sempre che dipenda dal proprio vissuto, compreso anche quello "letterario" o "librario" se così si può dire...) può trovarci la - leggera - tensione erotica dell'incontro "clandestino", la descrizione di gesti che proprio perchè raccontati al presente vorrebbero dare il senso coinvolgente del "qui e ora", ma è a senso unico in quanto, nel racconto, nonostante sia lei che sembra debba autodistruggersi "per amore"...lei e le sue sensazioni (non mi sento nemmeno di chiamarle emozioni) ci arrivano descritte esclusivamente dalle parole della voce narrante(maschile) che è invece "sicura" di sè....
Inoltre: il tutto è collocato in una dimensione spazio-temporale indefinita...nel tentativo forse di rendere ancor più "smarrita" questa donna che, però guarda caso, alla fine (forse in un momento di lucidità?) si ritira dall'orlo del "baratro-amore autodistruttivo" nel quale probabilmente cadrebbe (decretando però la fine del racconto facendolo annoverare tra quelli dalla trama "banalmente scontata") per lasciare, con un colpo da maestro, a quest'uomo - che è lo stesso scrittore, che dall'inizio si fà percepire come uno "duro" e tenebroso - come una "primadonna" tutta la scena: perchè da carnefice - sorpresa!!! - diventa vittima dello stesso amore "dannato"...Però, che gran finale.........

Per finire direi che anche i colori che usi, nero e rosso, sono usati ad arte per rendere il racconto ancora più "gotico".......

Al prossimo racconto... ...
pallina is offline  
Vecchio 21-10-2007, 07.46.58   #5
il ramo rubato
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Data registrazione: 19-10-2007
Messaggi: 41
Riferimento: Amore e Autodistruzione

Ciao Pallina, grazie per la tanta attenzione con cui hai letto il mio racconto. L'ho apprezzata davvero molto. Come anche le considerazioni che hai fatto sul tipo di "amore" che ho raccontato. In cui mi sono ritrovato molto.
Non sono un "duro". E Non mi riconosco nemmeno in quell'amore, sai? Sei guardo a quella vicenda, e al modo "bastardo" con cui mi sono comportato con lei, ci trovo un "diavolo" come unica spiegazione.

Sulle tue critiche letterarie: Non è il racconto più bello che ho scritto... e non l'ho spacciato per tale. Non lo ritengo così scontato come l'hai dipinto. O per lo meno, a me stesso non è risultato così. E, ahimè, chiuso in una sorta di autismo psicopatologico, scrivo soprattutto per me stesso.
Sulle tue osservazioni "stilistiche" ritengo che altri racconti, scritti con lo stesso stile e la stessa visione unilaterale, come "A CASA DI ELENA". oppure anche "CORPO ED ANIMA" ti avrebbero detto molto di più.
Regalami dieci minuti e leggili, magari dimmi qualcosa anche in pvt, se ti va.
Perchè parlano di tutt'altre cose. E andremmo off-topic

A presto. Ciao! (e grazie per l'attenzione che hai dedicato al racconto)
il ramo rubato is offline  
Vecchio 21-10-2007, 13.48.05   #6
cassiopea
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Riferimento: Amore e Autodistruzione

Citazione:
Originalmente inviato da il ramo rubato

Può sembrare strano, eppure molte persone, credo io, non riescono a vivere l'amore se non in questo modo.


Ciao a tutti.
..... personalmente, penso e spero che tu ti sbagli...o altrimenti le relazioni sentimentali sarebbero un inferno...P
urtroppo è vero che ci sono storie in cui distruzione e autodistruzione corrono su binari paralleli...Ma, come già osservava Pallina, i protagonisti di queste storie spesso hanno problemi alle spalle..e cercano in queste, storie malate, un appiglio, un qualcosa che manca nella loro vita..
Nel tuo racconto c'è una donna con problemi familiari (la madre malata) e non appagata dalla propria vita sentimentale..che si attacca, morbosamente, al protagonista maschile...e pure lui, scusami, ma tanto bene non sta..quanto meno soffre di manie di protagonismo e autocelebrazione.. che mi sembrano i temi prevalenti del racconto.
..beh..putroppo nella realtà altri tipi così esistono davvero...è il diavolo che li porta, e porta povere donzelle, ad "invischiarsi" in relazioni distruttive?
..direi proprio di no..troppo facile dire "era destino che fosse così"...ma se il diavolo è l'incarnazione della disperazione personale, beh..allora forse sì..è lui il "colpevole"..
..ma al di là delle finte scuse, così come appare dal racconto, è l' egoismo del carnefice che, in fondo sa già che diventerà la "vittima", il vero "motore" della storia...

cassiopea is offline  
Vecchio 21-10-2007, 15.36.57   #7
il ramo rubato
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Riferimento: Amore e Autodistruzione

Citazione:
Originalmente inviato da cassiopea
..... personalmente, penso e spero che tu ti sbagli...o altrimenti le relazioni sentimentali sarebbero un inferno...P
urtroppo è vero che ci sono storie in cui distruzione e autodistruzione corrono su binari paralleli...Ma, come già osservava Pallina, i protagonisti di queste storie spesso hanno problemi alle spalle..e cercano in queste, storie malate, un appiglio, un qualcosa che manca nella loro vita..

Ciao Cassiopea.

Io ho una teoria un po' diversa, che ho maturato sulla mia pelle e ho visto sulla pelle di tanti altri... ovvero, che i protagonisti sono meno malati di quanto non sembra, e che potenzialmente siamo TUTTI così.

Spiego meglio la mia idea..
Tutti, secondo me, abbiamo due modi differenti per amare. Due anime opposte nello stesso corpo. Un'anima è riservata all'amore per "costruire". Magari una famiglia o una relazione.
L'altra nostra anima, ama invece distruggendo e autodistruggendosi. Vive di fuoco e in esso si consuma. Un lato Apollineo dell'amore, ed uno dionisiaco. Che a volte si contrastano, a volte si completano vicendevolmente in totale armonia.

Faccio qualche esempio pratico:

L'amore dedito al solo piacere, alla ricerca di emozioni fini a sè stesse, è "distruttivo".
L'amore dedito all'affetto e alla famiglia è "costruttivo".

Ma non è sempre così semplice scegliere. Tanto che, se sopprimiano la parte oscura dell'amore, talvolta sentiamo di "morire" dentro. Per chi la conosce cito una poesia di riferimento "Lentamente muore" di Neruda, che secondo me calza perfettamente:

"Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti."

Ciao!
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Vecchio 21-10-2007, 15.47.00   #8
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Sempre per Cassiopea...

Mi è venuta in mente una cosa... In un'altra storia ho reso questa teoria che ti dicevo prima, in modo ancora più marcato. Perfino un po' eccessivo, forse...

Il più proibito gioco

racconto per nulla autobiografico, questo... però... sicuramente rende bene il concetto! (è l'ultima mia cosa che cito, promesso...)

Ciao
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Vecchio 21-10-2007, 18.24.09   #9
veraluce
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Citazione:
Originalmente inviato da Il ramo rubato:
Io ho una teoria un po' diversa, che ho maturato sulla mia pelle e ho visto sulla pelle di tanti altri... ovvero, che i protagonisti sono meno malati di quanto non sembra, e che potenzialmente siamo TUTTI così.

Spiego meglio la mia idea..
Tutti, secondo me, abbiamo due modi differenti per amare. Due anime opposte nello stesso corpo. Un'anima è riservata all'amore per "costruire". Magari una famiglia o una relazione.
L'altra nostra anima, ama invece distruggendo e autodistruggendosi. Vive di fuoco e in esso si consuma. Un lato Apollineo dell'amore, ed uno dionisiaco. Che a volte si contrastano, a volte si completano vicendevolmente in totale armonia.

Faccio qualche esempio pratico:

L'amore dedito al solo piacere, alla ricerca di emozioni fini a sè stesse, è "distruttivo".
L'amore dedito all'affetto e alla famiglia è "costruttivo".

Ma non è sempre così semplice scegliere. Tanto che, se sopprimiano la parte oscura dell'amore, talvolta sentiamo di "morire" dentro. Per chi la conosce cito una poesia di riferimento "Lentamente muore" di Neruda, che secondo me calza perfettamente:

"Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti


Ciao!
La tua teoria è interessante... anch'io credo ( basandomi su esperienza personale ovviamente ) che amare voglia dire distruggere e costruire in continuazione... ma con una valenza sempre positiva. Per me si può avere una relazione di amore profondo con un altro essere umano che comprenda entrambe queste due componenti... provare sia piacere fine a sé stesso sia amore dedito alla famiglia.
Perché dovrebbero obbligatoriamente escludersi a vicenda?
Chi Ama limitatamente in un "certo" modo secondo me non si mette in gioco totalmente, non Ama veramente.
Probabilmente dipende dalla capacità dell'essere umano riuscire ad avere una relazione soddisfacente da entrambi i punti di vista.
Logico che questo è solo il mio pensiero.

Il tuo racconto è carino, spontaneo... non ho critiche o analisi da fare perché l'ho letto con il cuore e non con la mente... e poi ognuno scrive come "sente".
Se la storia è di impronta autobiografica... permetti che ti faccia una domanda: ti sei pentito di non aver cercato di dare una piega diversa ai fatti, ovvero di non aver provato a stabilire una relazione di coppia "convenzionale" con la ragazza in questione (prima che lei, a sua volta, si tirasse indietro )?

veraluce is offline  
Vecchio 21-10-2007, 19.38.43   #10
donella
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Riferimento: Amore e Autodistruzione

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Originalmente inviato da il ramo rubato
Vi è mai capitato di vivere qualcosa di simile sulla vostra pelle? E se ne siete usciti, ci sono stati ritorni di questo "diavolo"?

Questa domanda, che sinceramente trovo bella e intelligente, mi sembra sostanzialmente obliata da tutti gli interventi ... forsè perchè nell'immediato soverchiata da tinte e lessico e sintassi del racconto (tutti molto violenti, e - per i miei gusti - dannosamente violenti).

Considerato che la "trasgressione" è - da almeno vent'anni - divenuta la "regola" ( ) .... personalmente immagino pochissimi uomini che non ne abbiano percorso almeno alcuni tratti del territorio, e altrettanto pochissime donne che non vi siano state - prima o poi - invitate.
(Spero non si polemizzi sul termine "invitate": so benissimo anch'io che vi sono donne che "invitano" e non attendono affatto di essere invitate su questo terreno, però - per quel che conosco - sono (come le vittime dei pedofili) preda di una coazione a ripetere (ripetere un qualche imprinting fortemente adrenalico di cui vorrebbero replicare l'alchimia attribuendola alla dinamica piuttosto che ai protagonisti).

Del vasto (ma affatto infinito) territorio trasgressivo, tu percorri la zona del rapporto-non rapporto.
Che non è rapporto-non rapporto per il solo fatto che si nutre di materialità adrenalica e silenzi e assenze. Ma che non-rapporto, anzi contrario-esatto-di-ogni-rapporto, diviene più pesantemente e definitivamente nel momento in cui (com'è inevitabile) ciascuno dei protagonisti colma (senza saperlo e senza volerlo) il silenzio e l'assenza dell'altro con liberissime e incontrastate proiezioni dei propri bisogni più estremi.
Molto semplicisticamente: al femminile ci può stare, è vero, il sognare d'aver trovato il proprio dio; al maschile, altrettanto vero, ci può stare il sogno d'essere dio.
Nessuna delle due cose è vera, nè può esserlo, ovviamente.
I protagonisti, alla fin fine, sembrano saperlo.
Quanto meno l'aspirante dio sa perfettamente che se accedesse al dialogo e alla quotidianità... quella mascherina delle grandi occasioni ludiche si decomporrebbe in tanti di quei pezzettini che non sarebbe mai più possibile indossarla.
E la guerra, normalmente, è solo quella di una donna che illudendosi d'aver trovato dio vorrebbe raggiungerlo e averlo vicino, e di un uomo che sapendo benissimo di non esserlo sa di dover scappare se vuole , come vuole, "ancora una volta" di quel gioco.
Il legame che ne nasce è artificioso quanto forte.
Ma continuo a credere che con l'amore non abbia nulla a che vedere.

Tu chiedi se, una volta "passato", una volta usciti, l'impulso a legarsi così torni.
Credo sinceramente che la risposta sia molto diversa, al maschile oppure al femminile.
Nella donna che non elabora non passa, non ne esce proprio e magari comincia quella coazione a ripetere di cui accennavo sopra. In quella che elabora... sono certa che passi per non tornare più (il famoso vaccino di cui parlavo ieri): capìta la dinamica = esorcizzata ogni fascinazione.
Nell'uomo, siceramente, credo sia infinitamente più difficile. Perchè è oggettivamente difficile riconoscere di vivere una sessualità completamente parallela ai sentimenti, e inoltre così esercitata e pensata da doversi nutrire di sempre nuovi espedienti per tenersi adrenalinicamente "viva". E' più facile e lusinghiero sentirsi sentimentalmente "maledetti" e sessualmente "di gusti non ovvii". Ma - ripeto - non credo affatto che questo corrisponda ad alcuna realtà.
Credo che un uomo possa "uscirne" soltanto incontrando una donna... così magica che forse non esiste: così intelligente da capirlo, così generosa da amarlo maternamente in questo, così accogliente da dimostrargli che lo ama anche per questo, così signora da essere sempre la sua vera psicologa senza mai volerlo sembrare, così femmina da farlo sorridere percorso da un brivido di gelo... nel ripensare a quando credeva che il sesso esaltante non passasse per l'amore o, addirittura, che dovesse preservarsi a debita distanza dall'amore.

Cosa ne pensi?
donella is offline  

 



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