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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 23-11-2007, 10.01.50   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
l'illusione della realtà

Nell'inserto domenicale del Sole 24 Ore, lo scrittore G. Carofiglio dedica un articolo alla difficile arte, secondo lui creativa, di porre le domande giuste, e solo essenziali, durante gl' interrogatori. Tra l'altro esamina il problema del rapporto tra comunicazione e realtà. Non sotto aspetti filosofici o metafisici,scientifici o fantascientifici, spesso oziosi, ma più significativamente comunicativi.
La traduzione in parole condiziona la struttura stessa dei fatti, della conoscenza, di quella che per tradizione convenzionale – e illudendoci – chiamiamo “realtà?” Ci s'inganna specialmente sulla fiducia che ne esista una sola, quando ne possiamo mettere a confronto molte versioni, di cui alcune contradditorie. Tutte risultano dalla comunicazione, spesso distorcente , e non da impossibili riflessi di verità oggettive ed eterne.

Il film Rashomon è un classico sempre citato quale esempio. La trama è nota: un samurai viene assassinato e le tre testimonianze appaiono al tempo stesso vere e false. Perchè ognuna è dominata dagl' interessi di chi le racconta. Gli angoli visuali incidono in modo determinante sulla rappresentazione, sulle derivate narrazioni e conseguente stessa costruzione, o creazione, della “realtà”. Vista come appare a soggetti diversi. Ciò che si riporta con le parole, pure da conoscenze approfondite e da testimonianze davanti a realtà in apparenza non ambigue, è solo interpretazione.



Sono perfettamente d'accordo con Carofiglio. Una conoscenza è sempre incompiuta, provvisoria e ridefinibile.
Figuriamoci se possono pretendere di essere veritiere “realtà” certi pressapochismi, le conoscenze non approfondite e parziali, la fiducia nella propria memoria; i luoghi comuni e gli stereotipi, i pregiudizi e le ideologie di qualsiasi origine; i travisamenti voluti di fatti o affermazioni che non sono in linea con ciò che crediamo, con ciò che ci hanno insegnato, o che ci fa comodo vedere. Per evitare o ridurre la dissonanza cognitiva che inquieta disturbando una visione del mondo per alcuni univoca e priva di sfumature. Si nota sempre ciò che più interessa e nessun evento è obbiettivo e staccato da chi lo giudica. Vediamo le cose attraverso il filtro di valutazioni personali, o visioni egocentriche, per incapacità di immedesimarsi nell'altro.
Intelligenza è la capacità di osservare con vigile attenzione, discernimento e corrette associazioni, contrastanti punti di vista. Per rendere sempre più verosimili le nostre asserzioni
arsenio is offline  
Vecchio 23-11-2007, 21.29.47   #2
nevealsole
Moderatore
 
L'avatar di nevealsole
 
Data registrazione: 08-02-2004
Messaggi: 706
Così è se vi pare

Altro ottimo argomento
La mia opera di Pirandello preferita: Così è se vi pare.
In scena un marito e una suocera si confrontano su chi sono e chi non sono, e sul perché sono giunti in un dato luogo.
Parlano della moglie di lui (e figlia di lei).
Il marito dice che la moglie è malata, la suocera che la figlia è segregata dal marito.
Il pubblico siamo noi, insieme al paesino dove i tre sono giunti e che fa da coro alla rappresentazione.
Il mistero talmente si infittisce che, alla fine, se non ricordo male, a chiarire la situazione arrivano le autorità.
Interrogano la moglie/figlia.
Ci dica chi è.
La risposta, cui segue l'immediata chiusura del sipario nel silezio generale è: io sono quella che mi si crede.
L'ho sempre trovata geniale.
Sintetizza, meglio di qualunque altra frase, il senso dell'inconoscibilità della verità con i mezzi comuni. Della falsità di qualsiasi visione proprio perché soggettiva. Proveniente da noi.
Qualsiasi affermazione parte dalle parole che usiamo (il significante), per esprimere un concetto (il significato).
In ognuno di noi significante e significato sono differenti.
Il linguaggio è un codice imperfetto, io so cosa intendo con un determinato termine ma quando esprimo un concetto come faccio ad essere certa che ogni termine da me usato arriva al mio interlocutore nell'accezione che intendo dargli? Inevitabilmente passerà attraverso l'imperfetto filtro del mio linguaggio, attraverserà la mente dell'altro, arrivando alla sua esperienza.
Mi verrà replicato qualcosa attraverso un nuovo utilizzo di significanti cui io darò significati diversi rispetto a chi li ha usati.
E così all'infinito...
Quando si parla di fatti, si chiedono prove.
Ma ci sono prove certe, e prove presunte... e sulle prove presunte molto si costruisce con la logica (che può tradire) o con la fantasia.
Il reale non è conoscibile, il concetto stesso di realtà è assolutamente pieno di contenuti soggettivi.
Penso che alla verità si arrivi non attraverso il pensiero logico cui siamo abituati, o attraverso il linguaggio dialogico cui siamo abituati.
Probabilmente siamo dotati di altri strumenti di conoscenza, che non sappiamo ancora utilizzare...

Buon weekend!
nevealsole is offline  
Vecchio 27-11-2007, 09.40.04   #3
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: Così è se vi pare

Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Altro ottimo argomento
La mia opera di Pirandello preferita: Così è se vi pare.
In scena un marito e una suocera si confrontano su chi sono e chi non sono, e sul perché sono giunti in un dato luogo.
Parlano della moglie di lui (e figlia di lei).
Il marito dice che la moglie è malata, la suocera che la figlia è segregata dal marito.
Il pubblico siamo noi, insieme al paesino dove i tre sono giunti e che fa da coro alla rappresentazione.
Il mistero talmente si infittisce che, alla fine, se non ricordo male, a chiarire la situazione arrivano le autorità.
Interrogano la moglie/figlia.
Ci dica chi è.
La risposta, cui segue l'immediata chiusura del sipario nel silezio generale è: io sono quella che mi si crede.
L'ho sempre trovata geniale.
Sintetizza, meglio di qualunque altra frase, il senso dell'inconoscibilità della verità con i mezzi comuni. Della falsità di qualsiasi visione proprio perché soggettiva. Proveniente da noi.
Qualsiasi affermazione parte dalle parole che usiamo (il significante), per esprimere un concetto (il significato).
In ognuno di noi significante e significato sono differenti.
Il linguaggio è un codice imperfetto, io so cosa intendo con un determinato termine ma quando esprimo un concetto come faccio ad essere certa che ogni termine da me usato arriva al mio interlocutore nell'accezione che intendo dargli? Inevitabilmente passerà attraverso l'imperfetto filtro del mio linguaggio, attraverserà la mente dell'altro, arrivando alla sua esperienza.
Mi verrà replicato qualcosa attraverso un nuovo utilizzo di significanti cui io darò significati diversi rispetto a chi li ha usati.
E così all'infinito...
Quando si parla di fatti, si chiedono prove.
Ma ci sono prove certe, e prove presunte... e sulle prove presunte molto si costruisce con la logica (che può tradire) o con la fantasia.
Il reale non è conoscibile, il concetto stesso di realtà è assolutamente pieno di contenuti soggettivi.
Penso che alla verità si arrivi non attraverso il pensiero logico cui siamo abituati, o attraverso il linguaggio dialogico cui siamo abituati.
Probabilmente siamo dotati di altri strumenti di conoscenza, che non sappiamo ancora utilizzare...

Buon weekend!

Ciao nevealsole, ammiro i tuoi post sempre pertinenti per i miei argomenti non sempre semplici. E' un fatto oggettivo
Grazie per avermi ricordato “Così è se vi pare”, opera molto significativa per la poetica della verità oggettivamente impossibile. Compresa quella dei sentimenti e delle illusioni, destinati ad essere vanificati. Esistono solo le mille forme ingannevoli delle apparenze. Ognuno è quello che sembra, ma veramente non è nessuno. E noi nick?

Gorgia,filosofo dei filosofi, fu il primo a sapere che non si deve credere nemmeno a ciò che si vede. Ed espone i tre capisaldi che orienteranno lo spirito che deve animare la filosofia, fino ai nostri giorni. Il cui scopo è infatti imparare a vedere dietro le apparenze, e chiedersi cosa è come si può conoscere, spiegare e comunicare. Spesso dimentichiamo che la psicologia è figlia della filosofia, di cui conserva alcuni concetti base, ma i termini non vi corrispondono molto. Escluderei comunque le capziosità sofistiche.

I postulati sono: “nulla esiste; se alcunchè esiste non è comprensibile all'uomo; se pure è comprensibile, è certo incomunicabile e inspiegabile agli altri. Includerei nell'ultimo postulato anche l'”inspiegabilità” per coloro che non vogliono capire, se non ciò che fa loro comodo e che corrisponde alla loro visione della vita. Più numerosi di quanto si creda. A tanti secoli di distanza, Severino oggi afferma che, se le certezze appartengono alla mente, mentre la verità è appannaggio di uno stato che appartiene alle cose.
Non conosco altri strumenti di conoscenza; a volte può esserlo l'immediatezza dell'intuizione femminile. La nostra logica può indurci in trappole cognitive, dove occorre piuttosto una mente divergente e decondizionata da un rigore razionalistico. In quanto alla fantasia, fu da certi poeti ritenuta più consistente della realtà stessa.

Sai che nell'inserto culturale del Sole 24 ore di domenica, è preannunciato un saggio di Eco sul rapporto tra le parole e le cose? Esce domani e s'intitola “Dall'albero al labirinto.” Sul dilemma del progressivo distacco tra il mondo e i nostri modi di rappresentarlo. Il mondo è solo rappresentazione?, e se va bene qualche interpretazione che si avvicina alla verosimiglianza?

L'inizio della settimana (è appena martedì) è buono

arsenio is offline  

 



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