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Vecchio 24-11-2007, 19.24.48   #1
marco gallione
Utente bannato
 
Data registrazione: 22-05-2007
Messaggi: 363
Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Penso che i titoli di studio contino sempre meno.
Una laurea quadri-bis-triennale all’Università di Tricattino non la si nega a nessuno..
Un diploma..? Pussa via il diploma!
Tutti laureati, masterizzati, per carità!

Uno alla volta, uno alla volta. Uno alla volta, per carità!
Dottore qui! Dottore là! Tutti lo vogliono, tutti lo cercano..
Tutti dottoriprofessori, dai grandi impieghi. Tutti stanno dentro la elite.

Siamo sicuri?

Qualcuno, in altra discussione (forse il Vaga, che è sempre un grandissimo beninteso..), richiamava la figura del manager della multinazionale. Il suo richiamo aveva altri scopi, era riferito a quella discussione ovviamente. Doveva servire ad evocare il personaggio realizzato, in carriera, in importante carriera.
Ma a me ha fatto venire in mente qualcosa d’altro che, da anni, vagola nel mio pensiero bacato.

Chi è il manager della multinazionale? Chi è costui - lauratocometutti ed impiagatocometutti - se non un travet, l’omologo del magazziniere contabile del dopoguerra, con il camice color antracite?
Chi è il Responsabile Risorse Umane? Un uomo di potere? Un uomo di cultura socio-relazionale applicata?
Chi è il direttore di banca, chi è costui?
Chi è lo psicoterapeuta con studio proprio?
Chi è il farmacisto-alchimista con l'affitto di azienda farmacistica?
Chi è il professore ricercatore senza cattedre e senza meta?
Trattasi di personaggi qualificati? Socio-professionalmente realizzati? Parte dell’elite culturale del paese, del sistema? Boh!

Chi è l’operaio oggidì? Voi lo vedete con frequenza costui?
Esiste il contadino disgiunto dal concetto di Chiantishire?
Chi è l’extracomunitario? Gioca un ruolo in tutto questo?
L'extracomuntario esiste?

Chi è la tuta blu? Chi è il colletto bianco?
Questo è il punto, il mio punto, oggi che piove.

Distinzioni un tempo chiare, oggi nascondono la verità, e garantiscono la illusione.
Il moderno colletto bianco, è solo una tuta blu.
Il moderno laureato ha giusto in mano il diploma delle scuole professionali triennali degli anni settanta, o forse meno.
Lo sappiamo?
E’ questa la verità?
O è sbagliato quello che vedo?

E’ possibile che l’equilibrio e il senso di autorealizzazione di migliaia di persone poggi forse solo su una credenza fragile come il guscio di un uovo?
marco gallione is offline  
Vecchio 24-11-2007, 23.39.39   #2
hava
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2005
Messaggi: 542
Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Citazione:
Originalmente inviato da marco gallione
Penso che i titoli di studio contino sempre meno.
Una laurea quadri-bis-triennale all’Università di Tricattino non la si nega a nessuno..
Un diploma..? Pussa via il diploma!
Tutti laureati, masterizzati, per carità!

Uno alla volta, uno alla volta. Uno alla volta, per carità!
Dottore qui! Dottore là! Tutti lo vogliono, tutti lo cercano..
Tutti dottoriprofessori, dai grandi impieghi. Tutti stanno dentro la elite.

Siamo sicuri?

Qualcuno, in altra discussione (forse il Vaga, che è sempre un grandissimo beninteso..), richiamava la figura del manager della multinazionale. Il suo richiamo aveva altri scopi, era riferito a quella discussione ovviamente. Doveva servire ad evocare il personaggio realizzato, in carriera, in importante carriera.
Ma a me ha fatto venire in mente qualcosa d’altro che, da anni, vagola nel mio pensiero bacato.

Chi è il manager della multinazionale? Chi è costui - lauratocometutti ed impiagatocometutti - se non un travet, l’omologo del magazziniere contabile del dopoguerra, con il camice color antracite?
Chi è il Responsabile Risorse Umane? Un uomo di potere? Un uomo di cultura socio-relazionale applicata?
Chi è il direttore di banca, chi è costui?
Chi è lo psicoterapeuta con studio proprio?
Chi è il farmacisto-alchimista con l'affitto di azienda farmacistica?
Chi è il professore ricercatore senza cattedre e senza meta?
Trattasi di personaggi qualificati? Socio-professionalmente realizzati? Parte dell’elite culturale del paese, del sistema? Boh!

Chi è l’operaio oggidì? Voi lo vedete con frequenza costui?
Esiste il contadino disgiunto dal concetto di Chiantishire?
Chi è l’extracomunitario? Gioca un ruolo in tutto questo?
L'extracomuntario esiste?

Chi è la tuta blu? Chi è il colletto bianco?
Questo è il punto, il mio punto, oggi che piove.

Distinzioni un tempo chiare, oggi nascondono la verità, e garantiscono la illusione.
Il moderno colletto bianco, è solo una tuta blu.
Il moderno laureato ha giusto in mano il diploma delle scuole professionali triennali degli anni settanta, o forse meno.
Lo sappiamo?
E’ questa la verità?
O è sbagliato quello che vedo?

E’ possibile che l’equilibrio e il senso di autorealizzazione di migliaia di persone poggi forse solo su una credenza fragile come il guscio di un uovo?


Distinzioni un tempo chiare? e forse un esagerato rispetto per i diplomi che ci servivano da corazza?
E svanito il mito non ci resta altro che realizzarci in modo piu' autentico.
hava is offline  
Vecchio 25-11-2007, 01.19.49   #3
Dasein
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-11-2007
Messaggi: 192
Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Secondo me se rimaniamo legati all'ideale di realizzazione umana come semplice succeso nel campo lavorativo ci riduciamo a meri funzionari di un apparato che tende a spersonalizzarci.
La realizzazione deve ricercarsi in maniera più autentica.
Dasein is offline  
Vecchio 25-11-2007, 14.02.25   #4
donella
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-06-2007
Messaggi: 710
Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

A me sembra che fossero proprio le tue "distinzioni un tempo chiare" a garantire un'illusione che è andata provvidenzialmente sfumando con beneficio di tutti.

Una laurea in Giurisprudenza era, cento anni fa, garanzia assoluta di realizzazione personal-sociale: c'era abbinato in automatico un ruolo di alta dirigenza o, a scelta, una fastosa realizzazione libero-professionale.

Il laureato in Giurisprudenza di oggi... è facile che esamini con interesse i concorsi da carabiniere o da postino.
Se gli si desse la garanzia di un contesto realmente meritocratico, sarebbe pressochè CERTO che non farebbe a vita nè il Carabiniere nè il Postino, salvo che questo non fosse esattamente confacente a quel mondo di variabili che compongono il suo "io".
Così non è, e siamo tristemente d'accordo.
Resta che "una laurea per tutti" conserva il valore imperdibile di aver (quanto meno) eliminato i soli "privilegiati in virtù del privilegio d'aver POTUTO conseguire il titolo"; poi permette al "dirigente" che comprende d'esser "tuta blu" di aver più agevole cognizione della sua facilissima fungibilità, così evitando al prossimo ingiustificati travasi di ritenuta e immotivata onnipotenza; infine permette all'Uomo momentaneamente "tuta blu davvero" di crogiolarsi nell'ironia... senza il doveroso complesso (che avrebbe in mancanza di laurea) di chiedersi a vita persa "chissà cosa sanno, quelli che hanno studiato?".
Un uomo privo della gratificazione omologa al proprio titolo di studio potrà soffrire di quegli ostacoli concreti che lo imbrigliano "tuta blu" (pur con colletto bianco)... solo se davvero SENTE di poter essere VERO colletto bianco. Gli sarà di stimolo, dico io...
Ma gli uomini privati dei titoli di studio furono oggettivamente condannati a ritenere di non AVER DIRITTO a sentirsi o neanche sognarsi "colletto bianco Vero". E magari avrebbero avuto tanta stoffa per esserlo. Ma avevano solo il dictat di "stare a cuccia".

Ti sembra poco?
donella is offline  
Vecchio 25-11-2007, 18.29.11   #5
donella
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Messaggi: 710
Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Chieso scusa: per la fretta avevo omesso la sintesi:

Citazione:
Originalmente inviato da donella
Ma avevano solo il dictat di "stare a cuccia".
: così pagando in esclusiva tutto il costo dell'illusione di realizzazione degli "eletti".

Insomma : se la realizzazione è nel sentirsi latori di propria luce nel proprio ruolo, la massificazione delle lauree avrebbe solo portato alla possibilità nuova e bella che ciascuno possa esprimere il proprio potenziale luminoso.
E se non ci fossero meccanismi distorti a falsare il circuito... potrebbe addirittura vagheggiarsi - e solo per questa via - l'ottimale "realizzazione" di tutti.
Laddove molto illusoria mi sembra la "realizzazione" dei lumicini del tempo andato... che sfavillavano solo nel buio artificiosamente creato intorno a loro.

Mi resta il dubbio di non aver compreso cosa realmente volessi intendere per "sentirsi ralizzati" poichè ne parli come "mito" e lo agganci a "colletti bianchi" e , per contrasto "tute blu".

Però credo che il primo ruolo che dovrebbe essere assolto dalla cultura, la quale a propria volta dovrebbe potersi sospettare in dose variabile sotto ogni laurea, sia proprio quello di permettere lo svincolo tra "realizzazione" e "colletto bianco" (vero o falso che sia). E schiere di ricercatori (precari e privi di OGNI mondano potere) dimostrerebbero che questo può essere.
donella is offline  
Vecchio 25-11-2007, 20.29.04   #6
nevealsole
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Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Citazione:
Originalmente inviato da marco gallione

Il moderno colletto bianco, è solo una tuta blu.
...

E’ possibile che l’equilibrio e il senso di autorealizzazione di migliaia di persone poggi forse solo su una credenza fragile come il guscio di un uovo?

Molto vero, Marco, molto vero.

Ricordo che un'amica, appena laureata in economia e commercio col massimo dei voti, fu chiamata ad un colloquio da "Valentino" (lo stilista, proprio lui). Super esaltata si è presentata per ricevere il frutto di anni di fatica universitaria... le hanno offerto un posto come "responsabile di punto vendita" (in pratica la commessa che sta alla cassa).
Ricordo che rimase malissimo, ma la realtà ormai è un po' questa... la laurea da sola vale ben poco.
Io però credo che sarebbe bello cominciare a pensare di costruire un mondo in cui si lavora fieramente 6 ore al giorno, ed il resto del tempo ci si realizza in qualcosa che faccia bene a noi, veramente.
nevealsole is offline  
Vecchio 26-11-2007, 14.15.05   #7
aile
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Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Citazione:
Originalmente inviato da marco gallione
Penso che i titoli di studio contino sempre meno.
Una laurea quadri-bis-triennale all’Università di Tricattino non la si nega a nessuno..
Un diploma..? Pussa via il diploma!
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Uno alla volta, uno alla volta. Uno alla volta, per carità!
Dottore qui! Dottore là! Tutti lo vogliono, tutti lo cercano..
Tutti dottoriprofessori, dai grandi impieghi. Tutti stanno dentro la elite.

Siamo sicuri?

Qualcuno, in altra discussione (forse il Vaga, che è sempre un grandissimo beninteso..), richiamava la figura del manager della multinazionale. Il suo richiamo aveva altri scopi, era riferito a quella discussione ovviamente. Doveva servire ad evocare il personaggio realizzato, in carriera, in importante carriera.
Ma a me ha fatto venire in mente qualcosa d’altro che, da anni, vagola nel mio pensiero bacato.

Chi è il manager della multinazionale? Chi è costui - lauratocometutti ed impiagatocometutti - se non un travet, l’omologo del magazziniere contabile del dopoguerra, con il camice color antracite?
Chi è il Responsabile Risorse Umane? Un uomo di potere? Un uomo di cultura socio-relazionale applicata?
Chi è il direttore di banca, chi è costui?
Chi è lo psicoterapeuta con studio proprio?
Chi è il farmacisto-alchimista con l'affitto di azienda farmacistica?
Chi è il professore ricercatore senza cattedre e senza meta?
Trattasi di personaggi qualificati? Socio-professionalmente realizzati? Parte dell’elite culturale del paese, del sistema? Boh!

Chi è l’operaio oggidì? Voi lo vedete con frequenza costui?
Esiste il contadino disgiunto dal concetto di Chiantishire?
Chi è l’extracomunitario? Gioca un ruolo in tutto questo?
L'extracomuntario esiste?

Chi è la tuta blu? Chi è il colletto bianco?
Questo è il punto, il mio punto, oggi che piove.

Distinzioni un tempo chiare, oggi nascondono la verità, e garantiscono la illusione.
Il moderno colletto bianco, è solo una tuta blu.
Il moderno laureato ha giusto in mano il diploma delle scuole professionali triennali degli anni settanta, o forse meno.
Lo sappiamo?
E’ questa la verità?
O è sbagliato quello che vedo?

E’ possibile che l’equilibrio e il senso di autorealizzazione di migliaia di persone poggi forse solo su una credenza fragile come il guscio di un uovo?


Io vi dico la mia..e me ne assumo le responsabilità.Io sono laureata e la maggior parte dei miei amici lo è.Siamo sotto i 30 anni.
Io la vedo così: i laureati in materie economiche fanno lavori equivalenti alle segretarie di 50 anni fa.I laureati in lingue pure.I laureati in materie scientifiche se fanno i ricercatori guadagnano moolto meno di un operaio.Altrimenti fanno gli insegnanti,per ripiego,e guadagnano meno di un infermiere.
I laureati in architettura devono fare quello che facevano i geometri.I laureati in ingegneria sembra che vadano un po' meglio,in genere partecipano a progetti abbastanza grandi.I laureati in giurisprudenza,se scelgono di diventare avvocati,hanno bisogno di una certa solidità economica alle spalle.
Altrimenti fanno qualsiasi cosa,da segreteria a postino,insomma,di tutto.

Questo per dire che..nei primi anni è tutto molto difficile.Se si capita bene /centro-sud Italia) all'inizio si guadagnano 500 euro al mese.Altrimenti a volte si inizia anche con...zero.(contratti di stage e altri raggiri vari).Non so poi come si evolve la situazione.Ma per l momento io vedo che:
i miei coetanei che hanno iniziato a lavorare a 18 anni:
hanno casa
hanno l'auto
hanno i figli
viaggiano
lavorano tanto,ma hanno ,a 30 anni,delle buone soddisfazioni.Per non parlare di elettricisti,tecnici di caldaie,imbianchini e muratori!Oggi,un trentenne che fa questo lavori...è ricco!!Almeno dal mio punto di vista.
Si costruisce casa,fa i figli,è giovane e soddisfatto.Io e i miei amici laureati,a trent'anni,abbiamo l'affitto pagato dai genitori (be,finche al lavoro la retribuzione è pari a zero..),non abbiamo possibilità di pensare di fare un figlio prima di 32-35 anni,se abbiamo un'auto ce l'hanno regalata i genitori,se facciamo qualche lavoretto qui e là ci possiamo permettere viaggetti e vacanzine.Ma niente progetti a lungo termine.Ovviamente qualche eccezione c'è.qualcuno che trova il famoso "posto "per concorso a 25 anni c'è,ma sono pochi.
Io ho scelto di frequentare l'università per convinzione,non per avere un posto di lavoro di chissa quale livello.Ho studiato per il piacere di studiare,e ho messo in conto dall'inizio che poteva essere una vita un po' sacrificata.Ma vedo che molti ci rimangono male,e si aspettano chissachè..Perche avendo una laurea a pieni voti in economia ci si aspetta di diventare chissachi?Dopotutto,hai solo studiato delle teorie economiche,sui libri,magari hai un buon metodo di studio e una buona memoria,ma queste cose non fanno di te un manager o una persona migliore di un'altra.Sei solo più qualificato,hai una preparazione teorica che ti permette di avere una visione più ampia delle cose.Ma non sei poi chissà quale eccezione,per cui dovresti aspettarti un posto da favola da 7000 euro al mese appena laureato.Quali sono le tue capacità?
Mi dispiace dirlo,ma se ci sono tanti laureati con pieni voti,come si fa a credere di essere il miglior prodotto per il mercato del lavoro?
Io consiglierei a tutti,di farsi un bell'esame di coscienza.Dopotutto studiare è alla portata di tutti,non è poi questa attività così difficile e irta di ostacoli.L'ostacolo è la moneta.Se il benessere è diffuso,anche la cultura è diffusa,e non c'è nessuno che aspetta con ansia un laureato qualsiasi.
Bisogna avere qualcosa in più...compresa la disponibilità a un lavoro qualsiasi,in attesa di tempi migliori.
Il discorso andrebbe approfondito,ma per il momento vi dico sinceramente
che un lavoro specializzato come quello dell'elettricista,operaio specializzato,o di tecnico del computer sono secondo me i lavori che danno piu soddisfazioni,economiche e non,
mentre le lauree del tipo economia/guirisprudenza/scienze politiche,se non supportate da qualcos'altro,portano,almeno all'inizio,a una vita stiracchiata e,sicuramente,all'impossibilit à di pianificare qualcosa.

Tutto sta ad averne coscienza.
aile is offline  
Vecchio 26-11-2007, 15.20.23   #8
hava
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Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

A questo proposito vi vorrei raccontare un fatto che mi e' capitato qualche settimana fa', e mi ha lasciata perplessa.
Avevo uno zio [acquistato attraverso matrimonio], di professione giornalista, persona del tutto insignificante.
Ed ecco che ricevo una mail da una laureanda sua compaesana, che ha scelto di scrivere la tesi di laurea su questo pallido personaggio, e desidera la mia cooperazione.
Le ho risposto che non trovo proprio nulla da dire, ed espresso il mio stupore per questa strana scelta.
Se in seguito ad una tale tesi una laureanda si merita la promozione al titolo di DOTTORE, penso che un elettricista sia certamente piu' utile.
hava is offline  
Vecchio 26-11-2007, 18.04.27   #9
nevealsole
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Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Citazione:
Originalmente inviato da aile
Perche avendo una laurea a pieni voti in economia ci si aspetta di diventare chissachi?Dopotutto,hai solo studiato delle teorie economiche,sui libri,magari hai un buon metodo di studio e una buona memoria,ma queste cose non fanno di te un manager o una persona migliore di un'altra.Sei solo più qualificato,hai una preparazione teorica che ti permette di avere una visione più ampia delle cose.Ma non sei poi chissà quale eccezione,per cui dovresti aspettarti un posto da favola da 7000 euro al mese appena laureato.Quali sono le tue capacità?
Mi dispiace dirlo,ma se ci sono tanti laureati con pieni voti,come si fa a credere di essere il miglior prodotto per il mercato del lavoro?
Io consiglierei a tutti,di farsi un bell'esame di coscienza.

L'esempio che ho fatto, in realtà, serviva a dire che in certi casi un'azienda pretende una formazione universitaria per fare la commessa.
Uno magari non si aspetta chissà cosa... semplicemente constata come per fare la commessa sia inutile aver passato giorni a tentare di capire la macroeconomia; per fare la commessa basta fare la scuola superiore (o forse nemmeno quella), essere carine, infaticabili e gentili.
Invece di farsi mantenere agli studi fino a 30 anni si va a lavorare a 19 e a 30 magari il negozio lo si compra...
Parlavo con un amico l'altra sera e faceva una riflessione interessante, sul fatto che se ognuno di noi fa un lavoro sicuro ma nel quale non esprime le sue potenziali capacità, in realtà il paese non cresce perché quei "talenti" non vengono sfruttati. Mi è difficile riassumerlo ma credo sia abbastanza vero.
Noto che hai eliminato le facoltà scientifiche dal tuo ragionamento... temo stiano cominciando a diventare tute blu anche quelle lauree lì, salvo mettere in conto di espatriare...
nevealsole is offline  
Vecchio 27-11-2007, 22.09.18   #10
marco gallione
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Riferimento: Tute blu e colletti bianchi. Il mito del sentirsi realizzati.

Citazione:
Originalmente inviato da hava
A questo proposito vi vorrei raccontare un fatto che mi e' capitato qualche settimana fa', e mi ha lasciata perplessa.
Avevo uno zio [acquistato attraverso matrimonio], di professione giornalista, persona del tutto insignificante.
Ed ecco che ricevo una mail da una laureanda sua compaesana, che ha scelto di scrivere la tesi di laurea su questo pallido personaggio, e desidera la mia cooperazione.
Le ho risposto che non trovo proprio nulla da dire, ed espresso il mio stupore per questa strana scelta.
Se in seguito ad una tale tesi una laureanda si merita la promozione al titolo di DOTTORE, penso che un elettricista sia certamente piu' utile.

Hava, con il consueto stile, mette a fuoco il punto, attraverso un esempio.
Una parabola. Un racconto ameno, che ben accompagna le nostre serate davanti al fuoco, mentre mangiamo le castagne calde, e fuori l'autunno ci riempie i cuori di poesia melanconica. Malinconia per i tempi passati.

Chi è lo zio giornalista, se non una pallida figura?
E' più insignificante lo zio giornalista, o la laurendanda trepidante che ancora non ha capito un c...zo di come stanno le cose, e forse mai lo capirà nemmeno piazzata in tuta davanti ad un divano di Divani&Divani (v. infra)?

Qualcuno ha capito come stanno le cose?
Io no, ovviamente!no! , io non capisco una mazzaferrata. Sia detto, per chiarezza... ).

L'aspetto però che trovo più interessante di questo tema e dei post che mi precedono, è che - prima o poi - qualcuno ci presenta il conto.
Quel qualcuno - probabilmente - vive dentro di noi.
Al massimo potrebbe essere nostra moglie a chiederci il conto, le caviglie gonfie, la tuta extra large (il grembiule da lavoro dei tempi moderni), e i pugni posati sui fianchi che sbraita davanti al divano di Divani&Divani in pelle secondascelta (il ballatoio di periferia dei tempi moderni).
O, per par condicio, il marito afflitto dalla alopecia, della cui ineleganza nessuno dubita, attento com'è a frequentare lo sport domenicale preferito del mediocoglionazzomedio.. Dimenticavo: a bordo della sua Ford Acastra, o della sua Citroen Opossum, con interni in alpanzara.

La cultura dei nostri tempi, dove per cultura non intendo l'abecedario ma l'insieme delle conoscenze e delle esperienze più o meno condivise nel luogo in cui viviamo (eeecco a voiii: la precisazione pirla!), ci induce in equivoco.
L'equivoco nasce perchè il tempo scorre veloce, e le cose cambiano velocemente. E la mente popolina è lenta.

Il vigente sistema di riconoscimenti – un tempo basato su sacrifici, o sacrifizii, oggettivi (lo so che “un tempo chiari” vi ha fatti incazzare… tiè satanassi! ) –, attraverso la odierna auto-massificazione annacqua i termini stessi del riconoscimento. E - come qualcuno ha correttamente rilevato sopra - rende giustizia a chi non ha fatto man bassa di mostrine accademiche dei mie c....glioni che non contano più niente (quest'ultimo, per intenderci, è solo un grazioso incidente di percorso, del tutto ancillare. Non c'è nessuna democraticità, nessun camunism - comunismo - post litteram. Nessun progresso vero, cercato - nota: questo inciso è per la donellachemisachefaunpo'lacomu nista ).

Orbene (figata "orbene".. lo diceva un mio professore all'università che era talmente mentecatto che non gli avrei fatto pulire neanche il garage..), orbene, dicevo, ci basiamo un po' tutti su misure della realizzazione e del riconoscimento che non valgono un c...zo. E che sono fuorvianti per di più.

Dove sta il problema?
Boh. Forse il problema sta sempre lì, divento noioso.

Non puoi trasformare un popolino di nanerottoli in un sistema-paese di granfighi semplicemente dandogli la medaglia al valore della laurea mentecatta.

Mi diceva qualcuno - perchè io non leggo una mazza - che uno studiato (ma studiato davvero ) svalutava la figura del diplomato (il laureato dei nostri giorni) in quanto non sufficientemente elevato da uscire dalla propria condizione di minorità culturale, e non sufficientemente naif, e libero da inutili sovrastrutture idiote che una cultura media-mediocre imprime soffocantemente, da vedere meglio le cose.
Una figurella spopolante bloccata a metà del guado, insomma.
Mi sa che quello studiato là aveva ragione. Era uno che scriveva i libri e faceva anche il regista. E poi l'hanno ucciso, tanti anni fa, fuori Roma.

Oggi è uguale. Corsi e ricorsi. Tutto questo, certe volte, mi sembra una figata.

Altre volte - specie quando sto seduto vicino al fuoco mangiando castagne rancide - sospetto di essere un nano bloccato a metà del guado (intediamoci: piuttosto bello come nano , ma pur sempre un nano).
E mi chiedo, suonato come un pugile vecchio: ma possibile che tutti quelli che vedo in giro (quando raramente mi capita di mettere il naso fuori dal loculo dov'è sto chiuso con quei cari ragazzi che lavorano con me) non si facciano la stessa sana domanda anche loro con guardingo pudore?
Se lo chiederanno mai anche loro, di tanto in tanto, un tonificante: "sarò magari anche io nano?"

Ovvio che non se la fanno, la domanda.. sono tutti professoridottori come lo zio d’america di hava (quanto mi piace hava!).

Un caro saluto.
marco gallione is offline  

 



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