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Vecchio 18-02-2008, 18.13.20   #1
iulbrinner
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Data registrazione: 25-10-2007
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Il cosiddetto "uomo nuovo".

Dall’articolo che segue, pubblicato alcuni anni fa sulle pagine di Repubblica, lo stereotipo del c.d. “metrosexual”, rivisitazione in chiave rosa dell’identità maschile.
Espressione di un decadentismo culturale incentrato sulle regole del mercato, del consumo e dell’apparenza o nuovo antropomorfismo emergente?
Espressione autentica di sé o edulcorata rappresentazione di stereotipi fashionable?
Mutamento culturale positivo o deriva del trash televisivo?
Uomo nuovo o nuovo consumatore addomesticato dal marketing della sfera estetica?
Cultura dell’autenticità o cultura dell’inautenticità?
Etico o semplicemente estetico?
Da osservare che, come specificherò più avanti, questa sorta di modello culturale sarebbe già stato superato dal c.d. heteropolitan, figura di contrario segno antropologico, ma analogamente agganciata ai must della cultura televisiva e della cronaca rosa.
A voi le risposte.

Metrosexuals: maschi,
metropolitani e modaioli

Per loro la televisione americana ha creato un programma
di consigli. Ma che cosa ne pensano le donne?
di ALESSANDRA FERRARI
METROSEXUAL, ovvero l'uomo nuovo. Definizione ibrida, naturalmente di paternità americana, che individua i maschi di nuova generazione, radicati nelle metropoli (da cui il suffisso metro), attenti consumatori di prodotti cosmetici avanzati, patiti di shopping ricercatissimo, buongustai raffinati. Per loro si è mobilitata l'editoria, che continua a sfornare riviste patinate interamente dedicate al "nuovo maschio", ma anche la televisione, che per loro ha creato, negli Stati Uniti, una trasmissione "Queer eye for the straight guy" in cui un gruppo di esperti look maker rigorosamente gay (i Fab Five) offre consigli di stile e comportamento agli etero per essere veramente "straight", giusti. E naturalmente è attentissimo il mercato, che crea prodotti "di confine": ricercati come quelli per le donne, ma pur sempre maschili.
"Metrosexual" è una termine coniato un anno fa da Mark Simpson sulle pagine di Salon.com, una rivista on line statunitense. Simpson si rifà a una puntata del telefilm cult "Sex and the city", in cui la lingua tagliente di Carrie accennò per la prima volta a "una nuova razza di maschi eterosessuali generatasi a Manhattan a causa di eccessiva esposizione a moda, cucina esotica, musical e antiquariato". E quando una nuova categoria sociologica trova la sua immagine in un telefilm (vedi i trentenni di Friends o i "mafiosi" di The Sopranos, per citarne alcuni) è rapidamente destinata al successo, non foss'altro perché se ne accorge la pubblicità e il mercato si gonfia di prodotti rivolti a nuovi potenziali (e nel caso specifico anche facoltosi) acquirenti. E poi lo star system ne offre l'icona, con quel David Beckham, vero e proprio guru del metrosexual, oltre che idolo per i gay.
Il vantaggio di questa definizione, dice la comunità gay, è che finalmente si separa l'omosessuale vero dall'etero che è sceso a compromessi con il suo lato femminile. E si lascia volentieri trascinare dalle mode, dai trend, che scova l'ultimo ristorante etno-chic.

In "Queer eye for the straight guy", trasmesso dalla tv satellitare Bravo, questo è evidente. I Fab Five danno consigli perché gli etero conquistino le donne attraverso le armi che queste ultime hanno sempre utilizzato per conquistare loro. E il successo proprio tra le donne del programma confermerebbe la bontà della trovata. Alle donne, insomma, non dispiace l'uomo che le sappia portare nel locale giusto, che non sbagli il calzino e che profumi dell'ultima fragranza di Cavin Klein.

Sarebbero out, quindi, tutte quelle che non ne possono più degli uomini che occupano i pochi spazi residui nei saloni di bellezza, quelli con cui andare a fare shopping diventa un incubo perché ti trascinano da una parte all'altra per cercare le scarpe "fichissime" che sono di moda a Londra.

Il segreto, per i pubblicitari, come per gli editori, sta nel trovare il giusto equilibro di maschile e femminile, cavalcando la linea di confine che separa i gusti del metrosexual da quelli del gay così come da quelli delle donne. E così una famosa marca di deodorante si pubblicizza con spot in cui un uomo al bancone di un bar osserva insistentemente un'altra donna. situazione comunissima, ma accanto a lui c'è la fidanzata che, in una versione insolita di gelosa "comprensiva" gli fa: "Carina quella, eh?". Nuova complicità o semplicemente rassegnazione?

(4 ottobre 2003)
iulbrinner is offline  
Vecchio 25-02-2008, 16.58.22   #2
iulbrinner
Utente bannato
 
Data registrazione: 25-10-2007
Messaggi: 303
Riferimento: Il cosiddetto "uomo nuovo".

Ad ulteriore testimonianza di come il “dover essere” qualcosa - tanto per il mondo maschile quanto per quello femminile - dia semplicemente origine ad instabili e mutevoli personificazioni delle mode correnti, ecco le nuove tendenze in atto del “dover essere” maschile più aggiornato e "politicamente corretto".
A seguire, ulteriori commenti.

CORRIERE DELLA SERA
L'uomo all'ultima moda? È «heteropolitan»
Spodestati i «metrosexuals», tutta apparenza e poca sostanza. La pubblicità si contende i maschi «politicamente corretti»
LONDRA - C'erano una volta i «metrosexuals», uomini per anagrafe e per scelta sessuale, quasi sempre felicemente fidanzati o sposati e spesso pure con prole al seguito, eppure felicissimi di mostrare al mondo il loro lato migliore, quello femminile, magari esaltandolo con una riga di eyeliner o una mano di fondotinta, oppure sottolineandolo con un paio di orecchini di diamanti grossi come noci e un sarong di seta al posto di comunissimi shorts di cotone. Insomma, c'era una volta David Beckham, a cui questa descrizione calza a pennello come il famoso gonnellino sfoggiato durante una vacanza con la moglie Victoria di qualche anno fa. Oggi, però, il «metrosexual» tutta apparenza e poca sostanza, capace di saccheggiare il beauty della compagna in cerca della cremina miracolosa contro le rughe, come pure di spendere una fortuna in prodotti di bellezza «per lui», nonché protagonista di pubblicazioni ad hoc (vedi e leggi «The Metrosexual Guide to Style» di Michael Flocker), è superato. Finito. Terribilmente fuori moda. Perché adesso il vero uomo di riferimento è «l'heteropolitans», perfettamente a proprio agio nei panni rigorosamente maschili (dunque, niente gonnellini o roba simile), senza dubbi circa la propria sessualità e con comportamenti all'insegna del «politicamente corretto», come preferire le tranquille serate in casa alle uscite alcoliche con gli amici e cambiare il colore della pelle solo per effetto di una giornata di sole e non già di una seduta Uva o di un gel autoabbronzante.
I NUOVI UOMINI - Ma prima di lasciarvi suggestionare da immagini di noiosi esponenti dell'altro sesso alle prese con problemi di pancetta e una calvizie incipiente, sappiate che, secondo gli esperti che hanno inventato quest'ultima definizione umana, perfetti epitomi dell'heteropolitan sono considerati Thierry Henry, Josè Mourinho o Michael Jordan, mentre se ci spostiamo dallo sport al cinema, spazio a George Clooney, Brad Pitt, Clive Owen e David Craig. Ovvero, fisico da urlo e modi da bravo ragazzo. Sdoganati qualche tempo fa da un'inchiesta del mensile «Men’s Health», i «nuovi uomini» sono una miniera d'oro per la pubblicità, tanto che le aziende di prodotti cosmetici se li contendono a suon di milioni. Non a caso, una ricerca della Euromonitor ha calcolato che da qui al 2011 l'heteropolitan spenderà cifre record per la palestra e i libri di cucina, le diavolerie tecnologiche e i vestiti, i mobili per la casa e le vacanze. Sebbene questa tendenza a catalogare gli uomini possa talvolta generare confusione, per gli psicologici è semplicemente un modo per sottolineare le diversità.

NARCISISMO DI LUSSO - «Noi viviamo in un periodo pop-psicologico – spiega all'Independent on Sunday il dottor Aric Sigman della British Psychological Society– e una parola come heteropolitan suona estremamente valida. C'è una mascolinità molto controllata che viene rivelata in molteplici aspetti, senza che il nostro background abbia legami con essi. È una sorta di narcisismo di lusso che deriva dall'esplosione economica che ha trasformato la Gran Bretagna in una nazione superficialmente ricca». Di parere diverso è, invece, la giornalista francese Agnès Poirier: secondo lei, questo nuovo uomo modaiolo, lontano dall'essere espressione di una volontà di etichettarsi in categorie, è piuttosto la conseguenza della globalizzazione. «In Francia, apparire ben vestiti e curati è la norma, quasi un fatto culturale, mentre in Inghilterra presentarsi in un certo modo viene ancora guardato con sospetto».

Simona Marchetti
04 giugno 2007
iulbrinner is offline  
Vecchio 17-04-2008, 14.36.42   #3
iulbrinner
Utente bannato
 
Data registrazione: 25-10-2007
Messaggi: 303
Riferimento: Il cosiddetto "uomo nuovo".

Ma la giostra continua....e non finisce affatto qui.

Sempre dal Corriere della Sera:

Per le donne l' uomo nuovo è übersexual


Per le donne l'uomo nuovo è übersexual Bello e curato, soprattutto affidabile La teorica dei «metrosexual» annuncia l' ultima evoluzione della specie maschile Addio allo stile Beckham (tutto creme ed egoismo), è il momento «di chi sa ascoltare»
Il metrosexual è morto, viva il metrosexual. La studiosa americana di marketing e tendenze, Marian Salzman, che aveva teorizzato in uno studio del 2003 l' affermazione sociale nel terzo millennio degli uomini etero che prendono in prestito dal mondo gay l' attenzione allo stile, lo shopping senza complessi e la cura del proprio corpo (battezzati appunto metrosexual) annuncia in un nuovo libro la fine di una - pur breve - epoca. E l' arrivo di un nuovo modello meno estremista: lo übersexual. Salzman aveva reso Beckham un personaggio chiave di quella nuova identità maschile (il 35% degli under 40 americani, secondo lo studio, ha «tendenze metrosessuali»). Ed è divertente notare come forse il metrosexual sia stato «ucciso» proprio dallo stesso Be- ckham. Perché il calciatore più elegante (e depilato) del mondo, l'ala destra della nazionale inglese e del Real Madrid marito dell' ex Spice Girl Victoria, sembrava aver fatto trionfare un nuovo modello maschile. Lontano da quello, superato e poco politically correct, del macho vestito senza attenzione alle tendenze e inviso ai trattamenti di bellezza. Gli orecchini, le ascelle depilate e il pareo avevano permesso al convinto eterosessuale Beckham di sdoganare la figura dell' uomo mascolino ma dal lato femminile sviluppatissimo. Fino a indossare spesso la biancheria della moglie. Ma, tristemente, legioni di donne che speravano di vedere l' affermazione di un nuovo maschio anche a livello emotivo sono rimaste deluse. Sotto il torace cerettato del metrosexual batteva comunque un cuore da macho vecchio stile, poco comprensivo delle esigenze della partner. Proprio come tanti uomini pre-rivoluzione. Il momento decisivo: quando Beckham ha tradito la moglie umiliandola sui tabloid globali per colpa degli sms disinvolti alla sua amante (una considerazione: la povera Spice Victoria ha così raggiunto Sienna Miller, modella tradita da Jude Law con la baby-sitter, nella infelice categoria delle donne famose perché tradite dai compagni). Insomma cosa farsene di un uomo sexy e dal buon profumo ma dall' affidabilità zero? Un ottimo weekend in montagna, o una vacanza alle Maldive: ma non è il tipo che una donna si augurerebbe di avere al suo fianco troppo a lungo. Spice docet. Ecco così nascere, spiega Salzman in un nuovo libro che esce a settembre negli Stati Uniti e Gran Bretagna ( The Future of Man, il futuro dell' uomo) una nuova figura, che supera l' ormai rottamato metrosexual: lo übersexual. Nomemolto nietzschiano e francamente infelice che, se inizialmente evoca preoccupanti fetish sessuali con passo dell' oca incorporato, indica in realtà l' uomo che ha superato la superficialità del metrosexual mantenendone però lo stile: niente più shopping compulsivo ma acquisto ragionato di pochi ma eleganti capi. Sì ai cosmetici senza eccessi. Ma soprattutto, illustra Salzman, lo übersexual ascolta le donne invece di cercare soltanto di sottrarre loro la crema idratante prima di andare a corteggiarne un' altra. L' icona dell' übersexual è George Clooney: curatissimo ma non nevrotizzato dalla tendenza vista il giorno prima sulle passerelle. E soprattutto, disposto al dialogo. Difficile insomma che una donna - anche tra quelle scettiche sullo «infighettimento» dei partner - rimpianga i retrosexual (o paleosexual) alla John Wayne, quelli che se proprio si profumavano lo facevano con la colonia omaggio del ferramenta quando avevano comprato un trapano elettrico. Un archetipo, quello fantozziano del maschio inumato nel divano a fissare il televisore e sordo alle istanze della moglie che gli confida di voler andarsene di casa, che è stato felicemente sepolto (non del tutto però) da eventi come si dice «epocali» tipo ' 68 e rivoluzione sessuale ma anche da piccole rivoluzioni come appunto quella dei metrosexual. Decisiva sotto questo aspetto la meteora dell' «emo boy», il giovanotto sensibile in jeans attillati e occhialini da intellettuale, l' anti-macho: un modello però troppo deboluccio, subito marchiato negli Usa come «whimpster», cioè piagnucolone alla moda (tra le icone: il cantante Beck, l' eroe della techno Moby, l' attore Jake Gyllenhaal). Tanto sensibile sì, ma egocentrico. Dal malumore cronico. Ma tanto, tanto sensibile. Salzman, armata dei dati di vendita dell' industria cosmetica, è certa che cerette e trimmer per maschietti sono destinati a durare. Lo übersexual marcia come nuovo modello anche per maschi che all' apparenza disprezzano la metrosessualità. E che, se a parole criticano l' amico modaiolo, poi hanno cedimenti su scarpe firmate o jeans fatti a mano dai prezzi sconcertanti. Forse l' eredità culturale più importante lasciata agli uomini dall' ormai fu-metrosexual è proprio la scoperta delle sexy-potenzialità della propria parte femminile.

Matteo Persivale
06 luglio 2006
iulbrinner is offline  
Vecchio 18-04-2008, 09.15.12   #4
senzanome
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Riferimento: Il cosiddetto "uomo nuovo".

a me hanno fatto sorridere questi articoli e contemporaneamente mi hanno fatto tristezza.
ovviamente queste analisi secondo me lasciano il tempo che trovano.
se da una parte tendono a identificare un tipo di uomo sappiamo benissimo che quel tipo di uomo è per l'appunto un tipo, ovvero non esiste.

mi fa riflettere però tutta questa grande attenzione all'essere maschio, a cosa significhi essere maschio. e mi fa ridere che si tenti di definire, soprattutto con certe categorie. E' evidente che tali definizioni vengano fuori da studi di marketing. Fotografano la realtà o cercano di costruire modelli ai quali gli uomini "dovrebbero" adattarsi? E se la risposta è la seconda c'è da chiedersi perché e non mi viene altro in mente che la logica del consumismo, quella per la quale, puoi essere quello che vuoi, l'importante è che spendi, compri, fai circolare denaro. Ma a parte queste considerazioni c'è sicuramente dell'altro.
La definizione di essere maschio ed essere femmina.
Non amo le definizioni, mai. Le trovo un modo per limitare l'essere umano e foriere di grandi fraintendimenti.
Tra l'altro questa mania del definire il tipo di uomo somiglia a ciò che è stato fatto con le donne e non mi piace.
Tra l'altro è superficiale parlare di mascolinità o di femminilità in rapporto all'uso che si fa di creme e cremine, se ti ritocchi le sopracciglia oppure no, se sei più o meno attento all'estetica.
Personalmente non amo nemmeno definire l'uomo con cui ho una relazione, di qualunque tipo essa sia, sicuramente non in riferimento a modelli precostituiti.
Cioè per me viene prima l'uomo e poi il tipo d'uomo.

Vabbè a parte tutto, una limitazione all'uomo che sta con me la devo mettere per forza...
Non posso stare con un uomo che usa quantità di profumo impressionanti.
Ho bisogno di sentire l'odore della pelle.
Portato alle estreme conseguenze potrebbe essere che ho una predilezione per il tipo "l'omo adda puzzà".
Non è esattamente così... Per me è proprio questione di pelle.
Il profumo eccessivo mi impedisce di sentire l'odore di una persona e questo per me sarebbe una grossa limitazione.
Comunque, non è una cosa che decido.
senzanome is offline  
Vecchio 18-04-2008, 13.08.49   #5
iulbrinner
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Riferimento: Il cosiddetto "uomo nuovo".

Citazione:
Originalmente inviato da senzanome
a me hanno fatto sorridere questi articoli e contemporaneamente mi hanno fatto tristezza.
ovviamente queste analisi secondo me lasciano il tempo che trovano.
se da una parte tendono a identificare un tipo di uomo sappiamo benissimo che quel tipo di uomo è per l'appunto un tipo, ovvero non esiste.
Io non direi così. Quelli che vengono proposti sono modelli di massa, non a caso riferibili a personaggi famosi, sulla cui popolarità si definisce un trend culturale seguito da molti.
Citazione:
mi fa riflettere però tutta questa grande attenzione all'essere maschio, a cosa significhi essere maschio.
Ecco. Questo è il punto centrale della questione.
Essere uomini sembra essere diventato un problema, in quanto (stringo molto) c'è chi si affanna a dire che bisogna essere o diventare qualcos'altro.
Ma, su questo, approfondirò maggiormente nel seguito del topic.
Citazione:
Ma a parte queste considerazioni c'è sicuramente dell'altro.
La definizione di essere maschio ed essere femmina.
Già; più che le definizioni direi le contrapposizioni.
Per fare contrapposizioni sono necessarie, infatti, delle definizioni preventive su cui imbastire l'antagonismo.
Ma anche su questo mi riservo approfondimenti.
Citazione:
Non amo le definizioni, mai. Le trovo un modo per limitare l'essere umano e foriere di grandi fraintendimenti.
Tra l'altro questa mania del definire il tipo di uomo somiglia a ciò che è stato fatto con le donne e non mi piace.
E, tuttavia, delle definizioni le possediamo per corredo naturale.
Il problema nasce quando si vuole modificare queste definizioni spontanee - intuitivamente avvertite - con definizioni progettate a tavolino.
Citazione:
Vabbè a parte tutto, una limitazione all'uomo che sta con me la devo mettere per forza...
Non posso stare con un uomo che usa quantità di profumo impressionanti.
Ho bisogno di sentire l'odore della pelle.
Portato alle estreme conseguenze potrebbe essere che ho una predilezione per il tipo "l'omo adda puzzà".
Non è esattamente così... Per me è proprio questione di pelle.
Il profumo eccessivo mi impedisce di sentire l'odore di una persona e questo per me sarebbe una grossa limitazione.
Come vedi, un richiamo all'autenticità del rapporto - alla sfera del "naturale", per dirla diversamente - è difficile escluderla dalla propria visuale.
iulbrinner is offline  

 



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