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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 20-03-2008, 13.47.05   #11
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: spiragli di speranza

Citazione:
Originalmente inviato da bluab
Sono daccordo sull' evoluzione dell'anima attraverso le tenebre, credo anche che ogni nostra reazione emotiva sia il frutto di una stratificazione di esperienze raccolte in situazioni analoghe che ci mettono sulla difensiva o ci fanno cadere le barriere per lasciarci andare a seconda degli eventi motore..
Credo anche che piu che una deviazione del comportamento, soggettiva o orientata dalla collettività, noi operiamo delle scelte perchè alcuni comportamenti sono dentro di noi e quindi ci adeguamo anche inconsalevolmente ad essi.
Faccio un esempio: se io non sopoorto le ingiustizie per natura ( magari avendole subite o, che so io avendo, a cuore la sorte dei piu deboli), davanti an un episodio ingiusto, mi idigno, mi arrabbio, voglio far qualcosa, radicalizzo e magari divento ingiusta se mi infervoro: la deviazione del mio comportamento è legata alla mia conceione di giustizia che io metabolizzo a seconda delle mie esperienze e forse sbaglio.
O essendo io sentimentale e romantica davanti alla storia d'amore di una amica forse sono troppo presa dal sentimento che nasce piuttosto che dall' analisi del rapporto che magari idealizzo, e potrei essere cattiva consigliera.
Ma di una cosa sono certa, e credo che il gentile Arsenio intendesse questo, se non ho inteso male: solo attraverso le nostre zone d'ombra si puo trovare la Luce e quando arriva è abbagliante...

Gentile bluab, benvenuta e buon proseguimento, e grazie perché mi dai l'occasione di spiegare meglio i limiti del mio topic. Se poi sei pure romantica e sentimentale, è opportuno che tu rimanga( secondo me) perchè tali qualità femminili sono oggi sempre meno diffuse.

Intendevo dire che solo da una crisi o da alcuni sintomi da interpretare si può pervenire alla loro risoluzione. Sarebbero in tal senso controindicati perfino alcuni psicofarmaci, che attenuano il disturbo ma non la causa probabile che ne è all'origine e che andrebbe elaborata e non rimossa.

Per istinto tutti siamo portati a consigliare, giudicare,valutare,secondo ottiche personali, situazioni analoghe da noi stessi vissute, ecc. Ma “ciò che è meglio per me non è detto sia la cosa migliore per il tuo caso, e nulla è generalizzabile. Perfino per i professionisti della psiche uno dei maggiori errori è non curare la specifica singolarità del paziente, ma l'etichetta di una diagnosi spesso manualistica.
Per cui la frase “lo so ben io cosa ti ci vuole”, e simili (diffusissime) vanno bandite. Anche se si è “empatici” perchè ci si riferisce sempre ad “esperienze” e mai “a vissuti” che sono le emozioni personali con cui qualcuno vive anche la stessa esperienza comune ad altre persone.
Nemmeno gli psicologi, terapeuti, analisti, ecc. usano dare consigli direttivi: la tendenza è indurre, facilitare un spontanea autochiarificazione attraverso domande mirate (poche) e soprattutto riformulare vissuti del momento narrativo, sintetizzando problemi nel modo quanto più oggettivo possibile, verbalizzando emozioni espresse pure con al comunicazione non verbale. E' molto più difficile di quanto si pensi.

In quanto alle nostre zone d'ombra, presenti in ciascuno, non evidenti, non ammesse nemmeno a noi stessi, andrebbero messe il luce per anche per farsi meglio riconoscere dagli altri, farsi accettare o meno, raggiungere una migliore autoconoscenza, ecc.

Ciaociao
arsenio is offline  

 



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