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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 20-03-2008, 10.11.13   #1
arsenio
Ospite abituale
 
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Messaggi: 1,006
Le squalifiche discorsive

Le squalifiche discorsive

Chi è perfettamente integrato e teme la creatività trasgressiva e l'originalità solitaria, condizionato dalle miserie collettive oppure da un'individualistica e sterile arbitrarietà disorganizzata, limiti del voler apparire, non potrà mai realizzare una personalità autentica e profonda veramente individuale, né un'esistenza soggettiva e reale.

Un pazzo anticonvezionale, tale definito in quanto fuori dalle standardizzazioni e dalle mimesi coatte; non suggestionato dia persuasori occulti e dai manipolatori dei desideri eterodiretti, che trasforma tutti in cloni replicanti e depersonalizzati,sarà infelice e solitario, ma vivo.

Ciò che importa è la vitale tensione d'un contrasto per un confronto dei vari piani della realtà, con una logica di ciò che è più probabile e verosimile e non “vero”perchè non discusso attraverso diverse angolazioni. Il dialogo dialettico comporta la tensione nelle opposizioni e diversità di punti di vista, la verifica di aporie, ma non solo aprioristiche contrapposizioni da parte di identità fragili, gratificate dall'ottenere sempre e comunque ragione: il gioco della squalifica conversazionale alla lunga non può reggere e mostra le corde. Crea conflitti con se stessi ed inconsce insicurezze.

Un dibattito dialettico è mirato a formulazioni tetico-antitetiche, continuative e sempre più circostanziate. Tale processo comunicativo difficilmente crea un contrasto insuperabile che porta a un clima di solitudine per entrambi, pur nell'interazione di un discorso.



La Regina Azzurra

Regina incantata, fata azzurra di poesia
e della mia più pura e scatenata fantasia
e dei miei sogni d' insperati amori
che m'accompagni senza i tremori della paura
attraverso il regno dell'Immaginario.

Navigo ormai in solitaria per tormentato itinerario
nel viaggio più insidioso e temerario
e alla ventura per gl' impervi sentieri e le ripide salite
delle idee impensate e degli arditi ed ineditati pensieri
alla ricerca d'un solo verso con il potere di salvarci le vite

Volano per te le mie dita sulla tastiera
in digitazioni esasperate per cogitata scrittura
che inventi le parole più leggere e ponderate
come le crestate onde del mare
spumeggianti e dal colore dell'estate
che s'infrangono contro le scogliere
delle parole troppo consumate che fan solo rumore

arsenio
arsenio is offline  
Vecchio 21-03-2008, 10.36.52   #2
paolo pil
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Riferimento: Le squalifiche discorsive

Leggiamo: “Chi è perfettamente integrato e teme la creatività trasgressiva e l'originalità solitaria, condizionato dalle miserie collettive oppure da un'individualistica e sterile arbitrarietà disorganizzata, limiti del voler apparire, non potrà mai realizzare una personalità autentica e profonda veramente individuale, né un'esistenza soggettiva e reale”.
Dovrebbe significare: - chi è conformista e sciocco, resterà sempre un conformista sciocco. Nient’altro, sembrerebbe.
Si tratta – vista così – di una premessa nel complesso tautologica, vaga e indimostrata.
Oggi c’è il sole, e resterà sempre il sole.
Chi è conformista e sciocco, resterà sempre un conformista sciocco, dunque.

Leggiamo ancora: “Un pazzo anticonvezionale, tale definito in quanto fuori dalle standardizzazioni e dalle mimesi coatte; non suggestionato da persuasori occulti e dai manipolatori dei desideri eterodiretti, che trasforma tutti in cloni replicanti e depersonalizzati,sarà infelice e solitario, ma vivo”.
Sorvolando sulle espressioni “desideri eterodiretti” e “mimesi coatte” (che usate dentro il tema del ginnasio ci farebbero prendere la insufficienza), capiamo con facilità che la frase qui sopra vuol dire: - chi è anticonfomista sarà sì infelice e solitario, ma vivo.

Dalle due richiamate premesse (i.e. 1. - chi è conformista e sciocco, resterà sempre un conformista sciocco; 2. - chi invece è anticonfomista sarà infelice e solitario, ma vivo), discende in maniera logico-sequenziale, e quanto mai prevedibile, il seguente ragionamento: “Ciò che importa è la vitale tensione d'un contrasto per un confronto dei vari piani della realtà, con una logica di ciò che è più probabile e verosimile e non “vero”perchè non discusso attraverso diverse angolazioni”.
Che significa: - tra conformisti (i cattivi) ed anti-conformisti (i buoni) bisognerebbe parlare, bisognerebbe discutere amichevolmente.

Se tutto questo ci sembra un po’ scontato, se ci verrebbe da rispondere bonariamente “e quindi?”, e se ci siamo presi la briga di leggere quel che sta dietro parole unite in combinazioni così poco eleganti e faticose (“creatività trasgressiva”, originalità solitaria”, “abitrarietà disorganizzata”, “esistenza soggettiva”, “formulazioni tetico-antitetiche”), perchè mai non possiamo affermarlo?
Non è una formulazione tetico-antiteca anche questa?

Leggiamo anche la indicazione pedagogica che ne segue, preziosa: “Il dialogo dialettico comporta la tensione nelle opposizioni e diversità di punti di vista, la verifica di aporie, ma non solo aprioristiche contrapposizioni da parte di identità fragili, gratificate dall'ottenere sempre e comunque ragione: il gioco della squalifica conversazionale alla lunga non può reggere e mostra le corde. Crea conflitti con se stessi ed inconsce insicurezze”.
Se ne aggiunge un’altra, del medesimo tenore ammonitore: “Un dibattito dialettico è mirato a formulazioni tetico-antitetiche, continuative e sempre più circostanziate. Tale processo comunicativo difficilmente crea un contrasto insuperabile che porta a un clima di solitudine per entrambi, pur nell'interazione di un discorso”.

Si teme una popolazione di “identità fragili”, che vivono in solitudine, e che hanno bisogno di consigli.
E se fosse invece che si tratta solo di persone che apprezzano le formulazioni tetico-antitetiche, il discutere circostanziato e rigoroso che rifugge dallo stile parolaio che maschera contenuti ovvii?
E’ una antitesi, che si contrappone ad una tesi.
paolo pil is offline  
Vecchio 21-03-2008, 13.16.02   #3
azzurra3
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Riferimento: Le squalifiche discorsive

Ciao!

L’argomento che proponi, Arsenio, è interessante...quando si dialoga spesso si combatte invece di comunicare.
“Squalifica” si collega subito nella mia mente a “gara”, “competizione”...”vincere e perdere”..
e le “squalifiche discorsive” disegnano nella mia fantasia una arena con combattenti che arroventano
la punta delle loro parole per distruggere l’avversario.
Le parole riecheggiano dentro di noi in modo diverso e così può accadere che “parlare” risuoni in qualcuno come “combattere” o “litigare” e in qualcun’altro come “confrontarsi”, “espandersi”..
Chi “combatte” scenderà nell’arena armato e inseguirà la vittoria.
Chi ha inteso con parlare “confrontarsi” non avrà in mente l’arena ma un divano dove star comodo mangiando magari dei pasticcini ...penserà d’essere tra pari e sarà curioso e aperto, desideroso d’ascolto,
intento a comprendere a fondo anche ciò che non lo trova in accordo per indagare la “sostanza”, la “materia” dell’altro in reciproco scambio..conoscendo l’altro e al contempo conoscendosi attraverso l’altro.
In questo dialogo fatto di arricchimento si intravede noi stessi e un nuovo pezzo di noi con ogni nuovo interlocutore..se si ha voglia di mettersi in gioco...ma c’è la voglia di farlo? Di vedere e costruire la nostra identità?
..è nei rapporti interpersonali che diventiamo chi siamo, dove ci possiamo sperimentare ed evolvere e conoscerci a fondo..nelle relazioni le più diverse con persone di àmbito e cultura diversa da noi..perchè solo occhi che vedono ciò che non vediamo possono aggiungere e creare in noi quel movimento necessario per crescere sempre..solo diversi punti di vista ci portano in nuovi luoghi dove noi, soli, non andremmo..
...le vie per far questo sono tante..si possono trovare occhi diversi dai nostri nei libri, nell’arte..al panificio parlando con il vicino di coda, nei forums...la rete è una grande opportunità per questo, per sperimentare e anche giocare con varie realtà ed identità..
e..appunto giocando, ti lascio questo giochino di parole :

Il Saltimbanco dell’Identità

Il saltimbanco dell’identità salta di qua, salta di là
è circondato da varie realtà
per diventare quello che vuole qua e qualcos’altro di là

Il saltimbanco dell’identità fa una capriola dentro una delle tante realtà
e mette alla prova se stesso con questa maschera qua
e poi salta in un altra realtà
per sperimentare un nuovo risvolto della sua identità

Il saltimbanco dell’identità è un giocoliere e si diverte con tante realtà...
al saltimbanco dell’identità piace farsi realtà
per toccare ogni confine della sua identità ed anche più in là



è solo il mio modo di vedere la questione
un sorriso
Azzurra
azzurra3 is offline  
Vecchio 21-03-2008, 13.31.49   #4
arsenio
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Riferimento: Le squalifiche discorsive

Citazione:
Originalmente inviato da paolo pil
Leggiamo: “Chi è perfettamente integrato e teme la creatività trasgressiva e l'originalità solitaria, condizionato dalle miserie collettive oppure da un'individualistica e sterile arbitrarietà disorganizzata, limiti del voler apparire, non potrà mai realizzare una personalità autentica e profonda veramente individuale, né un'esistenza soggettiva e reale”.
Dovrebbe significare: - chi è conformista e sciocco, resterà sempre un conformista sciocco. Nient’altro, sembrerebbe.
Si tratta – vista così – di una premessa nel complesso tautologica, vaga e indimostrata.
Oggi c’è il sole, e resterà sempre il sole.
Chi è conformista e sciocco, resterà sempre un conformista sciocco, dunque.

Leggiamo ancora: “Un pazzo anticonvezionale, tale definito in quanto fuori dalle standardizzazioni e dalle mimesi coatte; non suggestionato da persuasori occulti e dai manipolatori dei desideri eterodiretti, che trasforma tutti in cloni replicanti e depersonalizzati,sarà infelice e solitario, ma vivo”.
Sorvolando sulle espressioni “desideri eterodiretti” e “mimesi coatte” (che usate dentro il tema del ginnasio ci farebbero prendere la insufficienza), capiamo con facilità che la frase qui sopra vuol dire: - chi è anticonfomista sarà sì infelice e solitario, ma vivo.

Dalle due richiamate premesse (i.e. 1. - chi è conformista e sciocco, resterà sempre un conformista sciocco; 2. - chi invece è anticonfomista sarà infelice e solitario, ma vivo), discende in maniera logico-sequenziale, e quanto mai prevedibile, il seguente ragionamento: “Ciò che importa è la vitale tensione d'un contrasto per un confronto dei vari piani della realtà, con una logica di ciò che è più probabile e verosimile e non “vero”perchè non discusso attraverso diverse angolazioni”.
Che significa: - tra conformisti (i cattivi) ed anti-conformisti (i buoni) bisognerebbe parlare, bisognerebbe discutere amichevolmente.

Se tutto questo ci sembra un po’ scontato, se ci verrebbe da rispondere bonariamente “e quindi?”, e se ci siamo presi la briga di leggere quel che sta dietro parole unite in combinazioni così poco eleganti e faticose (“creatività trasgressiva”, originalità solitaria”, “abitrarietà disorganizzata”, “esistenza soggettiva”, “formulazioni tetico-antitetiche”), perchè mai non possiamo affermarlo?
Non è una formulazione tetico-antiteca anche questa?

Leggiamo anche la indicazione pedagogica che ne segue, preziosa: “Il dialogo dialettico comporta la tensione nelle opposizioni e diversità di punti di vista, la verifica di aporie, ma non solo aprioristiche contrapposizioni da parte di identità fragili, gratificate dall'ottenere sempre e comunque ragione: il gioco della squalifica conversazionale alla lunga non può reggere e mostra le corde. Crea conflitti con se stessi ed inconsce insicurezze”.
Se ne aggiunge un’altra, del medesimo tenore ammonitore: “Un dibattito dialettico è mirato a formulazioni tetico-antitetiche, continuative e sempre più circostanziate. Tale processo comunicativo difficilmente crea un contrasto insuperabile che porta a un clima di solitudine per entrambi, pur nell'interazione di un discorso”.

Si teme una popolazione di “identità fragili”, che vivono in solitudine, e che hanno bisogno di consigli.
E se fosse invece che si tratta solo di persone che apprezzano le formulazioni tetico-antitetiche, il discutere circostanziato e rigoroso che rifugge dallo stile parolaio che maschera contenuti ovvii?
E’ una antitesi, che si contrappone ad una tesi.

Gentile paolo pil non voglio mettere in dubbio le vostre competenze nelle discipline psicologiche, ma tu confermeresti alcune mie tesi. Le tue obiezioni sono molto simili a quelle di altri nick di “riflessioni”: direi di tutti, salvo forse uno o due. Poi si dice che sono eccessivamente critico, polemico irrequieto, ecc. Si è già travisato su alcuni miei argomenti, interpretati non secondo le mie intenzioni,ma tu sei una new entry, non puoi saperlo e ti risparmio tale retroscena per me non gradevole, anche se mi ha dato campo di approfondire certe conoscenze sugli stili, molto uniformati, con cui in genere si dibatte ai forum virtuali .Soprattutto con estrapolazioni di frasi che si commentano, ma non sempre con la dovuta pertinenza e perizia, a parer mio. Si cerca di travisare, di disconfermare identità culturali che non sono tutte proprio così scadenti come pensi o meglio, a quanto pare ne sei sicuro. Ora mi dici come gli altri che sono banale, ovvio, “ginnasiale da insufficienza”. Vedi io ho una certa formazione solo diversa,non credo migliore dalla tua: certe conoscenze non possiamo condividerle, né credo certi percorsi formativi. Ora tu non mi dai, esattamente come gli altri nick, dico tutti, salvo eccezioni, nemmeno uno spiraglio per un dibattito dialettico in cui ci si accorda su cosa esattamente reciprocamente s'intende dire con le proprie parole e poi si decide se si è d'accordo o meno, ecc. Ripeto sei stranamente simile ai nick che si sono rapportati con me, con l'intento non di un confronto, ma con l'intento, o cos' mi sembra, di una stroncatura totale di partenza. Che vuoi che ti dica? Va bene, hai ragione tu, sono banale dico fesserie, sono incompetente, uso un linguaggio astruso e nel contempo ovvio, non informativo, scorretto. Questa è la tua logica .Il linguaggio che uso è un lessico insostituibile, anche volendo, con altri termini, più specialistici, o più semplici (non ho capito cosa vorresti) ed è quello che usa anche Galimberti, Cacciari, Bodei, Borgna, a volte pure Eco che sono intellettuali discretamente noti, anche se tu forse ti limiti a leggere qualche articolo da terza pagina. Non avertene a male ma qui trovi diversi nick che la pensano sulla tua linea e con cui puoi dialogare con più serenità e reciproca comprensione. Ognuno deve scegliere in un forum lo stile di partecipazione che gli è più congeniale, e di conseguenza trova pure affinità di pensiero tra i partecipanti. Che vuoi, non si può accontentare tutti: a me va bene pure se ne trovo un paio, non certo che la pensino come me, non ci sarebbe dibattito proficuo e critiche costruttive, ma che siano più abituati ad un dialogo cooperativo, in cui a priori nessuno ha ancora completamente torto, nessuno ha completamente ragione.

Benvenuto e buon proseguimento; vedrai che ora avrai già trovato qualcuno con cui scambiare opinioni più proficuamente che con me.
E grazie se sei arrivato fin qui.
arsenio is offline  
Vecchio 21-03-2008, 14.41.46   #5
ornella
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E' talmente semplice Essere, che un animale complicato come l'uomo ne è incapace.

Ornella Farina
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Vecchio 21-03-2008, 15.10.43   #6
arsenio
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Originalmente inviato da azzurra3
Ciao!

L’argomento che proponi, Arsenio, è interessante...quando si dialoga spesso si combatte invece di comunicare.
“Squalifica” si collega subito nella mia mente a “gara”, “competizione”...”vincere e perdere”..
e le “squalifiche discorsive” disegnano nella mia fantasia una arena con combattenti che arroventano
la punta delle loro parole per distruggere l’avversario.
Le parole riecheggiano dentro di noi in modo diverso e così può accadere che “parlare” risuoni in qualcuno come “combattere” o “litigare” e in qualcun’altro come “confrontarsi”, “espandersi”..
Chi “combatte” scenderà nell’arena armato e inseguirà la vittoria.
Chi ha inteso con parlare “confrontarsi” non avrà in mente l’arena ma un divano dove star comodo mangiando magari dei pasticcini ...penserà d’essere tra pari e sarà curioso e aperto, desideroso d’ascolto,
intento a comprendere a fondo anche ciò che non lo trova in accordo per indagare la “sostanza”, la “materia” dell’altro in reciproco scambio..conoscendo l’altro e al contempo conoscendosi attraverso l’altro.
In questo dialogo fatto di arricchimento si intravede noi stessi e un nuovo pezzo di noi con ogni nuovo interlocutore..se si ha voglia di mettersi in gioco...ma c’è la voglia di farlo? Di vedere e costruire la nostra identità?
..è nei rapporti interpersonali che diventiamo chi siamo, dove ci possiamo sperimentare ed evolvere e conoscerci a fondo..nelle relazioni le più diverse con persone di àmbito e cultura diversa da noi..perchè solo occhi che vedono ciò che non vediamo possono aggiungere e creare in noi quel movimento necessario per crescere sempre..solo diversi punti di vista ci portano in nuovi luoghi dove noi, soli, non andremmo..
...le vie per far questo sono tante..si possono trovare occhi diversi dai nostri nei libri, nell’arte..al panificio parlando con il vicino di coda, nei forums...la rete è una grande opportunità per questo, per sperimentare e anche giocare con varie realtà ed identità..
e..appunto giocando, ti lascio questo giochino di parole :

Il Saltimbanco dell’Identità

Il saltimbanco dell’identità salta di qua, salta di là
è circondato da varie realtà
per diventare quello che vuole qua e qualcos’altro di là

Il saltimbanco dell’identità fa una capriola dentro una delle tante realtà
e mette alla prova se stesso con questa maschera qua
e poi salta in un altra realtà
per sperimentare un nuovo risvolto della sua identità

Il saltimbanco dell’identità è un giocoliere e si diverte con tante realtà...
al saltimbanco dell’identità piace farsi realtà
per toccare ogni confine della sua identità ed anche più in là



è solo il mio modo di vedere la questione
un sorriso
Azzurra


Carissima azzurra!

“torna a soffiar un azzurro zeffiro ed il bel tempo rimena”

Hai compreso perfettamente ciò che intendevo dire, da donna “relazionale” ed empatica per istinto.
Noi maschi,anche se “esperti”, come ho sempre detto, infatti, di comunicazione dobbiamo imparare da voi.
E' un post impeccabile, per forma e per chiarezza di idee e non aggiungo nulla, eccetto questa breve sintesi:

dialogo: conversazione duale collaborativa senza previsti “vincitori e vinti”

dibattito-discussione: sovente si parte a priori con l'idea di risultare sempre e comunque vincitori, a costo di usare scorrettezze,travisamenti e capziosità anche per confondere e non far apparire la propria confusione sul tema proposto.

La poesia è splendida e ti ringrazio; direi “palazzeschiana”, se mi permetti una reminiscenza da “ginnasiale”

Come contraccambio? Io dialogo,infatti più facilmente con le rime che con le dissertazioni psicologiche, a cui talora mi adeguo solo per gioco.



Il poeta

E' il poeta dei sogni il gran sovrano
evocatore delle memorie del passato,
profeta dei tempi oscuri del presente
e dei futuri che verranno.

Sa far incontrare immagini e parole sospese
tra la realtà,i vissuti e le fantasticherie;
tramuta in versi le sue recondite emozioni,
che sono gl' intimi desideri ed i risuoni di tutti,
in illuminazioni per condivise situazioni.

La poesia ha sapore e non fa solo rumore
se prende ispirazione dal dolore e dalla sofferenza
e non vale se dimostrare vuole con l'esibizione
di una parola pur preziosa ciò che non sente
e senza ispirazione personale.

Non parla mai di pallide lune e di vaghe stelle
se prima non verifica e saggia il sentimento
con catartica visione d'estetica bellezza.

Il sogno dei sogni resta il bisogno dell'amore;
dell'aridità della vita unica consolazione
ed occasione di gioiosa gran festa

arsenio

sorriso ricambiato

arsenio is offline  
Vecchio 21-03-2008, 19.47.30   #7
Pipoca
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Ciao arsenio

ti ho abbandonato di là
e ti ritrovo di qua ...
(tanto per rimanere in rima)

Trovavo interessante l'argomento delle identità maschili , ma di fatto ho dovuto desistere dal continuare , in quanto mi pareva che fosse tutto diventato proprio quello di cui tu tratti qui .

Tutto un “io ho ragione” “no tu hai torto” “tu volevi confrontarmi con me” “no , tu non hai voluto” “no , tu” “io sì , tu no” “tu hai torto” “no ho ragione io” “confrontati” “mi confronto” “no non ti confronti”

Un pregiudizio – un giudizio – una ragione – un torto – una difesa – un'accusa – una giustificazione – un'apologia – una tesi – una antitesi – una tetico-antitetica tesi – una antitetica antitesi tetica supercalifragilistichespiralid osa .

...e l'argomento della discussione , dove è... ???

Pipoca is offline  
Vecchio 22-03-2008, 11.13.17   #8
arsenio
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Citazione:
Originalmente inviato da Pipoca
Ciao arsenio

ti ho abbandonato di là
e ti ritrovo di qua ...
(tanto per rimanere in rima)

Trovavo interessante l'argomento delle identità maschili , ma di fatto ho dovuto desistere dal continuare , in quanto mi pareva che fosse tutto diventato proprio quello di cui tu tratti qui .

Tutto un “io ho ragione” “no tu hai torto” “tu volevi confrontarmi con me” “no , tu non hai voluto” “no , tu” “io sì , tu no” “tu hai torto” “no ho ragione io” “confrontati” “mi confronto” “no non ti confronti”

Un pregiudizio – un giudizio – una ragione – un torto – una difesa – un'accusa – una giustificazione – un'apologia – una tesi – una antitesi – una tetico-antitetica tesi – una antitetica antitesi tetica supercalifragilistichespiralid osa .

...e l'argomento della discussione , dove è... ???



ciao Pipoca, grazie per la tua chiarezza, comunque è tutto previsto! Molte new entry si rivolgono a me (sbagliando indirizzo, suppongo) e mi compiaccio di aver dato loro il benvenuto; poi, dopo anche un solo post, si rendono conto che altri nick sono più a loro misura, a misura del forum (io sono veramente atipico) , giustamente più seguiti e anche più assidui nelle discussioni.

Io posso offrire un certo tipo di dialogo anche molto protratto nel tempo, più che vera e propria discussione. Ma talora è pur vero come tu dici, con alcuni, anzi quasi tutti, si perde il filo dell'argomento che ... non c'è più ...

Ora attendo altre new entry ... per ripetere il “gioco” ...



ps. ha ragione ornella: “essere” è alla portata di tutti; saper essere e saper fare è cosa da pochi
arsenio is offline  
Vecchio 25-03-2008, 01.27.44   #9
Pipoca
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Originalmente inviato da arsenio
ciao Pipoca, grazie per la tua chiarezza, comunque è tutto previsto! Molte new entry si rivolgono a me (sbagliando indirizzo, suppongo) e mi compiaccio di aver dato loro il benvenuto; poi, dopo anche un solo post, si rendono conto che altri nick sono più a loro misura, a misura del forum (io sono veramente atipico) , giustamente più seguiti e anche più assidui nelle discussioni.

Io posso offrire un certo tipo di dialogo anche molto protratto nel tempo, più che vera e propria discussione. Ma talora è pur vero come tu dici, con alcuni, anzi quasi tutti, si perde il filo dell'argomento che ... non c'è più ...

Ora attendo altre new entry ... per ripetere il “gioco” ...

Caro cacciatore di new entry ,

come si potrebbe definire il tuo messaggio in quanto a squalifica discorsiva ?





Parole

lettere alfabetiche variamente abbinate in un' infinità di combinazioni

lettere mute , cui manca il tono
lettere fredde , cui manca il calore
lettere impassibili cui manca l'emozione

lettere alfabetiche variamente interpretate in un ' infinità di stati d'animo

Vorrei inventare una scrittura che potesse andare oltre gli ideogrammi ed i fonemi , vorrei una scrittura che contesse anche l'individualità .
Pipoca is offline  

 



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