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Vecchio 19-04-2008, 11.01.05   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
paura della profondità?

Paura della profondità?

La persona fuori dagli schemi di massa che si oppone alle menzogne collettive, oggi è un solitario che si fa interprete di una dimensione profonda contrapposta alla superficialità della società postmoderna.
I figli del web fanno parte di una generazione antintrospettiva; sono ipertecnologici nei sentimenti, inabili a dialogare se non nei ben rispecchiati sottocodici da chat. Ma i grandi temi emotivi come dolore, angoscia,amore, richiedono ben altri percorsi di riflessioni, analisi, paragoni, distinzioni, che sono i veri strumenti di ogni tipo di conoscenza ma ormai da nessuno più usati. E' il canale del medium e la necessaria frenesia di onnipresente partecipazione automatica e di routine a determinare i nuovi saperi.
L'uomo è diventato una categoria di consumo che lancia parole a perdere nelle voragini virtuali o negli Sms scagliati nell'etere, e rifugge il ragionamento sulla propria identità. Le donne tendono a scegliere uomini sottotono perchè non sono impegnativi e conformi alle“virtù” della società del momento, come osserva Zygmut Bauman nei suoi lucidissimi saggi, ad esempio ne “L'amore liquido”: “la circolazione dei messaggi sono il messaggio,non importa il contenuto” Il senso di appartenenza si esplicita nel costante flusso di parole e frasi incomplete (...) il senso di appartenenza sta nel parlare,non in ciò di cui si parla (...)l'introspezione è sostituita da una frenetica, frivola interazione (...) il suo scopo, il suo unico scopo, è mantenere attiva la chat”.
Ma non solo. Le donne diffidano dalle poco conosciute manifestazioni di calore e intimità maschile. Infatti molto spesso sono state bambine trascurate. Hanno conosciuto uno stesso tipo di uomo: il padre, i fratelli, i compagni di scuola, i partner che si sono susseguiti in una ripetitiva serie di maschi anaffettivi, aggressivi, incapaci di prestare vera attenzione agli altri. A volte per fatale equivoco credono siano loro i veri maschi e replicano sempre le stesse scelte. Convinte che il loro destino sia di soffrire, se non riusciranno nell'impresa impossibile di cambiarli. Per istintiva intuizione la stessa inequivocabile attrazione avviene sovente anche nel mondo virtuale. Loro malgrado condannate ad amare,se di amore si tratta, - per loro stessa ammissione oltre oramai per le testimonianze di tutte le femministe storiche - gli uomini incapaci di comunicare i loro sentimenti.
Il livello di gradimento culturale è un altro punto difficile, su cui si mente. Ma da attendibile statistiche soltanto l'8% delle donne che tradiscono presta attenzione al tipo di cultura dell'amante. L'intelligenza maschile può rivelarsi per loro uno svantaggio. Si preferisce il massificato, lo scontato, ecc. gli altri sono “diversi”, “strani matti”. Così i creativi che deragliano dall' ovvio. A meno che non siano i confusi miscelatori di termini eterogenei.
Chi è il maschio più al centro dell'attenzione? Proprio quello autocentrato, egoista, pragmatico, che ben poco potrà dare nel campo affettivo. Per educazione sono state abituate a tenere in considerazione la mitica superiorità del maschio che si dimostra stoico, che non ha mai imparato a mettersi in contatto con i propri sentimenti. Che rifiuta un confronto e condivisione dei propri vissuti intimi. Che pure loro stesse stanno sempre più prendendo a modello, specie quelle che si sentono inferiori all'altro genere e prive di autostima, nonostante i progressi avanzati dell'emancipazione. Alcune protestano e dicono che il loro maschio ideale è proprio il sensibile-relazionale -empatico. Non vi farei troppo affidamento E' certo un'affermazione ancor oggi per alcune ritenuta lodevole, per archetipo inconscio è lui lo stanziale padre di famiglia. E poi per retaggio di tradizionali schemi cultuali e letterari, che lo vuole antagonista ,ma spesso perdente. I nostri pensieri coscienti sovente sono menzogna rispetto a condizionamenti inconsci ed occulti a noi stessi: osservate piuttosto alcuni palesi indizi che rivelano le loro subite fascinazioni, anche delle donne che avete accanto.

Il tragico è che in seguito sono proprio tali maschi che cadranno in uno stato di confusione,incapaci di comprender se stessi: origine frequente di stress e squilibri psicologici che mettono in pericolo l'unione. Oggi gli esperti dell'età evolutiva sono concordi. La mancata crescita emotiva dei bambini farà di loro uomini apatici,depressi, portatori di angosce e di tendenze suicide. E' la difficoltà nei maschi di aprirsi e accettare senza timore un reale vissuto d'intimità a portare disturbi somatici.
Qual'è oggi l'educazione sentimentale? Le visioni edulcorate, banalizzate, standardizzate delle talk show. Tale apprendimento contribuisce a gravi distorsioni su importanti problemi psicologici, sociali, del femminismo, della sessualità, dei rapporti di coppia,ecc. Si diventa incapaci di affinare la capacità da un confronto di problemi emotivi e amorosi non mediati dagli schermi che sono solo specchi, maschere e schermature.
E' un epoca di gravi insicurezze maschili. Dietro aggressività, narcisismi iperbolici, ostentata maschilità che disprezza ogni manifestazione di femminilità, celano la profonda incapacità di relazione, la paura delle donne che a volte li battono nell'imporsi, la mancanza di emotività positive. Considerano le emozioni,la sensibilità dialogica, con fastidio, e quasi con vergogna di ammissioni personali Le spettacolarizzazioni dei sentimenti e indotti, che derivano dal piccolo schermo è altro discorso. Le doti accuditive, di contenimento, di sostegno, sono per loro debolezze inutili da “femmine”, che vanno represse. Hanno insegnato loro che il vero uomo è razionale, che i sentimenti andavano repressi in tempi in cui qualcuno riusciva ancora a provare qualche moto dell'anima. La sentimentalità per loro è diventata scandalosa, ha sostituito l'oscenità della pornografia.
Infatti le generazioni giovani sono incapaci di riconoscere i sentimenti altrui, di sintonizzare empaticamente cuore e pensiero.
Se avete occasione di parlare con i terapeuti sistemico relazionali vi diranno che la disintegrazione sociale oggi è principalmente dovuta all'incapacità emotiva nella famiglia.

Nelle community non c'è alcuna gioia di comunicare,ma un'angosciosa necessità di esserci. . Non si cerano sintonie emotive e si scelgono i percorsi di comunicazione fasulla: passatempi per evitare d'incontrare se stessi, assumendo ruoli da nick conformi ai clichè approvati. Con una superficialità rara verso temi che richiedono ben altra profondità e impegno.
Osservate i miei 3d: più volte ho tentato d'instaurare un colloquio psicologico (non terapeutico!)anche con chi mi era ostile;è stato sempre interrotto con mio rammarico, se non pesantemente squalificato. Ovvio comportamento di chi rifugge di confrontarsi veramente col l'altro. Ma si sa che sovente chi frequenta il virtuale ha spesso fallito nel comunicare nella vita reale. Nella mia difesa dell'uomo “relazionale” non ho avuto l'appoggio di nessuna ragazza nick: hanno approvato i detrattori anche di cattivo gusto, alcune hanno abilmente glissato i topic, altre hanno concesso qualche fugace o inosservata ammissione disimpegnata e senza alcuna critica verso certe affermazioni paradossali verso una complementare sensibilità emozionale maschile, ben lontana,come dicevo dai sentimentalismi sdolcinati.. Nessuna che avesse colto l'occasione di entrare con me in un dialogo dialettico su tale importante argomento con svariate e interdisciplinari implicazioni. Tutte dalla parte del macho? Salvo alcune non coinvolte lettrici esterne e non partecipanti che non sono obbligate schierarsi e riescono a vedere con maggior distacco.
Infine si ricordi che se a qualsiasi titolo si vuol sostenere una persona con le parole, devono avere un'anima, e non essere solo il prodotto di un tasto. Devono essere vive, dove si divent reciproci interlocutori con lo scopo di vedersi entrambi meglio.
arsenio is offline  
Vecchio 19-04-2008, 15.42.21   #2
donella
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-06-2007
Messaggi: 710
Riferimento: paura della profondità?

Sono stata attratta dal titolo.

Ho cominciato a leggere.

Non ho terminato di leggere.

"Paura" e "profondità" , da sole, facevano un frastuono che pretendeva udienza.

"Paura" lo faceva più forte di "profondità".

"Paura" urlava dritto al centro del cervello.... perchè mentre il cervello sclerava urlando "profondità non è questoooooooooo", "paura" se la rideva demoniaca urlando più forte, tanto più forte, "PAURA è , anzitutto, paura di dirlo".

Le ho ascoltate.
L'ho detto.
Ora c'è godibilissima quiete.

Nella quiete rediviva (quella mia, s'intende) mi chiedo: per profondità dovrà intendersi la nostra vissuta, o quella dello stimabilissimo e dotto elucubrato Altrui (accademicamente titolato, s'intende)?

Non è irrilevante (mi sembra), perchè se "profondità" fosse la prima.... si vedrebbe subito e bene.... che la paura della profondità (quella vera) è quella di chi protegge il proprio vissuto trincerandolo dietro perfette profondità stereotipate... che sono potenzialmente del meglio di tutti e concretamente ... di nessuno in particolare. Ma, forse, proprio di nessuno.
Altrimenti detto: non c'è miglior fortezza per la protezione della propria profondità, che il rifarsi alla "profondità" in astratto (e cioè, invariabilmente, NON la propria).
Non potrebbe esser questa, la PAURA?
donella is offline  
Vecchio 21-04-2008, 13.43.22   #3
vero
Ospite abituale
 
L'avatar di vero
 
Data registrazione: 29-08-2007
Messaggi: 89
Riferimento: paura della profondità?

Ciao Arsenio

Io talvolta faccio fatica a capire o concepire come si possa vivere senza profondità..non è un concetto astratto da acquisire o integrare,è parte di noi,siamo quella profondità dell'animo che ci abita..
Non riesco a vivere senza questa parte di me,che non potrei scindere da me,o occultare per essere comune,superficiale o non mentale..non mi ritengo "diversa" dagli altri,solo penso che ne ho coscienza,che a me piace tuffarmi nel mio profondo,leggere per capire e condividere il mio pensiero per crescere.Abbiamo tutti zone d'ombra,certo,e solo scambiando,leggendo,vivendo potranno uscire alla luce..
Non ho scelta,sono quella che sono,e nutro la mia essenza provando giorno dopo giorno di scoprire e capire cose nuove,con l'aiuto di persone incontrate sul cammino,siamo parte del Tutto,come lo sono le cellule del nostro corpo,e solo insieme,solo uniti possiamo progredire...invece troppo spesso facciamo l'opposto..divisi,sempre più soli,sfiorando la vita..
Sai,un amico mi disse un giorno:Quando senti e sai che hai fatto quanto più potevi per aiutare una persona,non avere rimpianti,mai,ma vuol dire che è ora di andare a seminare altrove,là dove non c'è cemento...
E molto più semplice far finta di vivere,non c'è rischio...ma senza rischio,non c'è flusso di vita,e senza le onde del mare e le sue maree,io non vivo..
La staticità per me è sinonimo di "non vita.
Per me,la peggior cosa da vivere è la sottomissione a idee altrui senza convinzione..ne sono totalmente incapace,mi sento limitata,definita da altrui,ed è una vera violenza contro me stessa..e so che è una fortuna..



a presto,e grazie di essere partecipe del andirivieni del mare..
vero is offline  
Vecchio 21-04-2008, 15.41.10   #4
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: paura della profondità?

Citazione:
Originalmente inviato da vero
Ciao Arsenio

Io talvolta faccio fatica a capire o concepire come si possa vivere senza profondità..non è un concetto astratto da acquisire o integrare,è parte di noi,siamo quella profondità dell'animo che ci abita..
Non riesco a vivere senza questa parte di me,che non potrei scindere da me,o occultare per essere comune,superficiale o non mentale..non mi ritengo "diversa" dagli altri,solo penso che ne ho coscienza,che a me piace tuffarmi nel mio profondo,leggere per capire e condividere il mio pensiero per crescere.Abbiamo tutti zone d'ombra,certo,e solo scambiando,leggendo,vivendo potranno uscire alla luce..
Non ho scelta,sono quella che sono,e nutro la mia essenza provando giorno dopo giorno di scoprire e capire cose nuove,con l'aiuto di persone incontrate sul cammino,siamo parte del Tutto,come lo sono le cellule del nostro corpo,e solo insieme,solo uniti possiamo progredire...invece troppo spesso facciamo l'opposto..divisi,sempre più soli,sfiorando la vita..
Sai,un amico mi disse un giorno:Quando senti e sai che hai fatto quanto più potevi per aiutare una persona,non avere rimpianti,mai,ma vuol dire che è ora di andare a seminare altrove,là dove non c'è cemento...
E molto più semplice far finta di vivere,non c'è rischio...ma senza rischio,non c'è flusso di vita,e senza le onde del mare e le sue maree,io non vivo..
La staticità per me è sinonimo di "non vita.
Per me,la peggior cosa da vivere è la sottomissione a idee altrui senza convinzione..ne sono totalmente incapace,mi sento limitata,definita da altrui,ed è una vera violenza contro me stessa..e so che è una fortuna..



a presto,e grazie di essere partecipe del andirivieni del mare..


Cara Vèronique, nella nostra società per istintualità ancestrali non solo fa paura l'avvento dell'uomo “femminile”,ma pure la profondità di una conversazione più impegnata, che richiede tempo e pensiero, che inquieta, che esige una preliminare riflessione, e quell 'appartarsi talora in solitudine che ormai è più tipico delle donne, specie se ... sognatrici Puoi vedere il mio 3d di oggi “Le forme della creatività nella scrittura" dove sfioro pure tale concetto di "profondità" per quanto riguarda i sentimenti.

arsenio is offline  

 



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