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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 21-04-2008, 18.56.31   #11
vagabondo del dharma
a sud di nessun nord
 
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Riferimento: Nel deserto della ragione

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Originalmente inviato da iulbrinner
Tra gli ormai numerosi predicatori del seppiaceo dagherrotipo contemporaneo "uomo nuovo" (o uomonuovo tuttoattaccato, 'che fà più slogan) - quello trepido e palpitante, inondato di rossori verginali, dedito all'isteria femminile per par condicio e convintamente incline alle soap, ai pettegolezzi ed, alla cura attenta dell'immagine esteriore - annoveriamo anche Raffaele Morelli, oltre ai già noti.
La deificazione del femminile, come puntuale contrappunto alla colpevolizzazione del maschile, è un'operazione culturale scellerata, deformante, falsa e fuorviante; per le donne, che pensano a sè stesse come parte di un'entità superiore divinizzata, prima ancora che per gli uomini che ne subiscono le conseguenze assai più terrene e concrete.
Iside vuole, Iside non vuole: tutto deve ruotare intorno a questa mostruosa creatura onnipotente, che sceglie, accetta, rifiuta, seleziona, và, viene, comanda, ordina, dispone, impartisce senza limitazioni, ostacoli, responsabilità, censure, prescrizioni.
Tutti limiti che la renderebbero umana tra gli umani.
No: il delirio sull'uomo elasticizzato (altro che uomonuovo) allungabile ed accorciabile, espandibile e richiudibile, dedito insomma alla conformazione ed all'adattabilità supina alle nuove condizioni dettate da Iside, non prevedono che l'incontro avvenga tra mortali, ma tra dèe e fedeli, tra ordinanti ed ordinati.
Mi limito, al momento, a riportare un articolo tratto dal sito di Rinascita che, mi auguro, non rimanga l'ultimo segnale di reazione al delirio dei "predicatori dell'uomo elasticizzato".


Secondo me, sia nell'una che nell'altra direzione, si dà troppa importanza ad un medio sociologico che nella realtà è ben lungi dal manifestarsi nelle proporzioni e nella concentrazione paventate in questa discussione.

Perchè cogliere le trasformazioni in atto come evoluzioni dei "generi" (per i maschi vecchio stampo: "degeneri") e non come naturale conseguenza di un'evoluzione culturale, sociale, economica e tecnologica della società nei quali i rapporti fra sessi hanno luogo?

Io, ad esempio, prima di parlare di "femminilizzazione del maschio" parlerei di "intellettualizzazione della persona" sia maschio che femmina. L'aumento costante della diffusione di strumenti culturali evoluti giocoforza determina una radicale ridiscussione dei "ruoli" di genere rispetto a come storicamente e tradizionalmente erano intesi. Più che i dettati culturali (che sembrano, secondo la tua descrizione, quasi orchestrati da chissà quale Grande Femmina) ad indurre i maschi moderni ad assumere ruoli più spostati verso il "femminile" ha potuto l'organizzazione della società, che ha visto crescere esponenzialmente la sfera intellettuale di un numero sempre più alto di individui, impiegati in lavori dove la parte "fisica" è decisamente meno importante rispetto a quella intellettuale. E in una società dove l'affermazione nella società si basa molto sulla conoscenza e poco sulla forza fisica, è normale che gli individui rivedano, più o meno consapevolmente, il loro sistema di valori e la loro "attrezzatura" sociale.

In effetti quello di cui si parla, ovvero la presunta femminilizzazione del maschio, è fenomeno "altolocato", concentrato in determinati strati sociali, in determinati contesti geografici, in particolari condizioni economiche. Il "ruolo maschile" conserva tutte le sue caratteristiche nei contesti in cui il livello culturale, civile ed economico rimane piuttosto basso e dove l'affermazione sociale passa ancora attraverso una "capacità di imporsi" strettamente legata alla mera forza fisica o quantomeno ad "una forza persuasiva" legata ad elementi strettamente legati al maschile. Anche in questi contesti, però, chi si tira fuori dal giro e cercherà altre strade abbraccerà un modello maschile assai meno tradizionale e propenso a sfruttare al meglio altre qualità per imporsi nella vita, sfumando (o reprimendo) le altre.

Una società patriarcale, dove l'uomo deve da solo badare al sostentamento della propria famiglia, determinerà una donna sottomessa perchè incapace di badare a se stessa. Una società come la nostra, sempre più orientata alla con-divisione di ruoli "eclettici" (sia da parte della donna che da parte dell'uomo), in grado di garantire una più decisa funzionalità sociale, non ha più bisogno del maschio tradizionalmente inteso. E' il mutare delle condizioni sociali ed economiche a determinare l'evoluzione dei modelli culturali di riferimento. La rigidità dei ruoli "vecchia maniera" risulterebbe poco funzionale rispetto all'organizzazione attuale della società. Ed ecco che l'uomo, lungo il continuum maschile-femminile, si sposta naturalmente verso il femminile rifiutando e avvertendo come poco "utile" le rigidità e le imposizioni (spesso eccessive per lo stesso maschio in nome di un sottinteso "onore maschile") il suo vecchio ruolo.

Dove la società richiede altro, l'uomo mantiene tutte le sue prerogative.

Infatti trovo che addirittura il "maschile" e il "femminile" di ognuno/a cambino anche a seconda del contesto di riferimento. Un maschio "macho" si femminilizzerà strumentalmente se ha bisogno di raggiungere determinati successi in un campo lavorativo "creativo", ma ciò non vuol dire che non tirerà "fuori gli attributi" se ha bisogno di emergere rispetto ad un collega o per raggiungere una posizione di potere. Ho conosciuto dei "gay" con gli attributi che non hanno nulla da invidiare al maschiaccio spietato pronto a tutto.

E' il ruolo "Maschio" che quantitativamente è meno richiesto nella società attuale, ma questo non vuol dire che l'uomo abbia perso una sua naturale propensione alla virilità. La qualità "Maschio" rimane presente allo stesso modo, ma è decisamente (e, forse, per fortuna) meno utilizzata. Siamo organizzati in una società che richiede modi di proporsi "femminili" in quanto più funzionali all'evoluzione. Quando c'erano tribù barbariche, l'una contro l'altra armata, e dove la difesa era vitale, il ruolo "Maschio" era pienamente funzionale, ora molto meno, anche perchè è indubbio che la violenza è molto più maschile che femminile e una società che va verso il sovrappopolamento, dove il conflitto è sempre latente, richiede di essere più elastici, flessibili e disponibili, in una parola, più femminili. Ma ripeto non è una questione di genere.
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Vecchio 21-04-2008, 19.02.12   #12
Sùmina
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Riferimento: Nel deserto dei sentimenti

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Originalmente inviato da arsenio
“il maschio deve riscoprire il femminile che porta dentro di sè e stabilire un rapporto autentico con le donne”

(A. Carotenuto, Eros e Pathos)

L'unico rapporto possibile tra il femminile di un uomo ed una donna, è un rapporto saffico.


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Originalmente inviato da gyta
E meno male!!
Stereotipare è l'esatto contrario di reale criticità capace di indagine profonda,
e quando mascherata dal filosofare si rivela un vero e proprio sfascio di soddisfazione autoerotica.. perché l'autentica indagine dovrebbe, a mio avviso, su stessi porre basi e luce, prima di tutto da se stessi partire affinché il fine delle generalizzazioni risieda nel gioco a specchi della nostra stessa anima..
....


Buon teatro!


Gyta critica Arsenio di auto-erotismo, ed in tre righe, usa tre volte la parola "stesso":

- Porre base e luci su se stessi.
- Partire da se stessi (e arrivare a se stessi n.d.r)
- Il gioco di spechi nella nosta stessa anima.

E allora in cosa consiste la critica ad Arsenio?


Semplice, la sua è " l'esatto contrario della capacità di indagine profonda", che sta per vaginale, perchè è "soddisfazione autoerotica", che sta per fallica.

Anche dietro il filosofare, o meglio la critica "profonda" di Gyta, si cela il "conflitto dei sessi" il monologo della vagina che critica il fallo di autoerotismo.



Essì, e' proprio un bel teatrino quello di Gyta, se non fosse che questo è uno spettacolo che , per le volte che viene rappresentato, inizia a dare la nausea.....


Saluti.
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Vecchio 21-04-2008, 20.10.16   #13
gyta
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Originalmente inviato da vagabondo del dharma

Perchè cogliere le trasformazioni in atto come evoluzioni dei "generi" e non come naturale conseguenza di un'evoluzione culturale, sociale, economica e tecnologica della società nei quali i rapporti fra sessi hanno luogo?

L'aumento costante della diffusione di strumenti culturali evoluti giocoforza determina una radicale ridiscussione dei "ruoli" di genere rispetto a come storicamente e tradizionalmente erano intesi.

Sono d'accordo! Al di là delle limitate sintesi delle evoluzioni del pensiero umano esiste l'essere umano che non è sempre e solo frutto condizionato dell'epoca storica in cui vive ma intimamente capace di porsi domande sul proprio sentire e sul significato della propria vita, e molto probabilmente il problema di appartenenza al ruolo maggiormente gettonato giunge laddove l'autoanalisi difetta!

Citazione:
Originalmente inviato da Sùmina
Gyta critica Arsenio di auto-erotismo
E allora in cosa consiste la critica ad Arsenio?
Sùmina, la critica ad Arsenio è chiara!
Le generalizzazioni non portano da nessuna parte!
Questa la critica:
Citazione:
Originalmente inviato da gyta

Vedi, non avrei nulla da ridire contro le tue argomentazioni, se queste fossero sostenute da una prima persona che si affaccia e si <sporca> di suo nell'argomentarle..

I concetti che fondamentalmente abbraccio anch'io in toto attraverso questo tuo "nemico fuori dalle mura" diventano invece astrattismo ideologico che porta all'esatto contrario di dove la presunta direzione d'inizio indicherebbe: la partecipazione profonda e reale, la messa in gioco diretta di sé stessi, dei propri sentimenti, del proprio intimo sentire ed essere.

Allora, sì, potremmo dire: nessun femmile/nessun maschile che non sia simbolica rappresentazione di concatenamento stesso dell'essere in se medesimi.

Non esiste nessuna Iside, nessun Macho: solo ciò che portiamo nella nostra testa!


Gyta
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Vecchio 21-04-2008, 22.02.30   #14
Sùmina
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Riferimento: Nel deserto della ragione

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Originalmente inviato da vagabondo del dharma
Io, ad esempio, prima di parlare di "femminilizzazione del maschio" parlerei di "intellettualizzazione della persona" sia maschio che femmina. L'aumento costante della diffusione di strumenti culturali evoluti giocoforza determina una radicale ridiscussione dei "ruoli" di genere rispetto a come storicamente e tradizionalmente erano intesi. Più che i dettati culturali (che sembrano, secondo la tua descrizione, quasi orchestrati da chissà quale Grande Femmina) ad indurre i maschi moderni ad assumere ruoli più spostati verso il "femminile" ha potuto l'organizzazione della società, che ha visto crescere esponenzialmente la sfera intellettuale di un numero sempre più alto di individui, impiegati in lavori dove la parte "fisica" è decisamente meno importante rispetto a quella intellettuale. E in una società dove l'affermazione nella società si basa molto sulla conoscenza e poco sulla forza fisica, è normale che gli individui rivedano, più o meno consapevolmente, il loro sistema di valori e la loro "attrezzatura" sociale.

Intellettualizzazione della persona?????

Ma se la cultura e tutto cio che gli è parente prossimo è in caduta libera?
Il problema di oggi è la stupidità di massa, ma se negli USA si parla della nuova generazione come "della più grande massa di idioti nella storia degli Stati Uniti"? Link

E termini come "Tramonto dell'occidente" li hai mai sentiti?
Galimberti ha detto di recente che gli alunni delle scuole superiori hanno perso dal loro vocabolario quasi 1.000 parole rispetto ai ragazzi della stessa età di soli pochi anni fa...

Ecco quello che pensa Galiberti dell'Intellettualizzazione della persona: http://it.youtube.com/watch?v=4-2bDkAs9GA

Ho citato lui, ma guarda che di "gente" che ha detto, ben prima di lui che l'intelletto in occidente stava diventando una merce sempre piu' rara ce ne sono stati diversi eh, "gente" come heiddeger, nietzche, etc.

La verità l'ha detta l'antropologa Ida Magli, una donna grande (una combinazione veramente rara...):

“Fin dall’antichità il padre è stato per le donne e per i figli quello che oggi è lo Stato: protettore, dispensatore di beni, giustiziere, garante del futuro. Ma è stato anche il modello per i figli maschi sul quale misurarsi, con il quale gareggiare, dal quale attingere forza, prestigio, sicurezza in se stessi e del proprio posto nella società. La dimensione paterna veniva rispecchiata nella trascendenza, nell’aldilà […] con il crollo del padre, è praticamente crollata tutta la struttura della famiglia sulla terra, almeno in Occidente […] Lo Stato socialista ha assunto un volto sempre più coercitivo perché ha accentrato su di se anche le funzioni della famiglia che non c’è […] il ragazzo è obbligato a frequentare per molti anni una scuola dove trova falsi padri, ossia insegnanti di sesso femminile che dovrebbero svolgere il ruolo di autorità e d’insegnamento dei valori sociali al posto dei padri. […] Il problema dei figli maschi dunque è veramente tragico. Forse perfino l’incremento dell’omosessualità maschile ha la sua prima causa in questo: il maschio cerca un altro maschio, fisicamente maschio, perché non esistono più le funzioni sovrabiologiche svolte dalla mascolinità. Terribile inganno, come è evidente: non è mai nella pura fisicità che l’uomo trova la risposta e il soddisfacimento dei suoi bisogni cognitivi, simbolici, trascendenti. Il futuro si presenta, dunque, per l’Occidente, come un palazzo in rovina che finge di essere un palazzo in costruzione. Naturalmente questo non significa che dall’emancipazione delle donne si possa o tantomeno si debba tornare indietro. Si tratta invece di rendersi conto che eliminare o sostituire i maschi nelle strutture del potere non significa aver stabilito una società più giusta o meno coercitiva. Lo Stato, collettivo e impersonale, esercita un potere dominatore e autoritario molto più pesante di quello del padre; ma soprattutto non disegna una nuova immagine dell’uomo.
C’è un bisogno disperato di invenzione. Sia permesso a una donna confessare che se l’aspetta dai maschi.”


L'Occidente si inabissa come il titanic, ed è naturale che i posti di salvataggio vengano riservati alle donne.
Questo è il significato antropologico dell'ascesa femminile nella società. (anche su questo la Magli ha scritto un articolo, se interessa lo riporto.)
Sùmina is offline  
Vecchio 21-04-2008, 22.59.48   #15
iulbrinner
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Originalmente inviato da vagabondo del dharma
Secondo me, sia nell'una che nell'altra direzione, si dà troppa importanza ad un medio sociologico che nella realtà è ben lungi dal manifestarsi nelle proporzioni e nella concentrazione paventate in questa discussione.

Apprezzo molto, sinceramente, la tua volontà di edulcorare ed "ammorbidire" la portata della questione; ma, altrettanto siceramente, credo che tu non ne abbia del tutto compreso i termini e le dimensioni socio-culturali.
Oltre che le conseguenze sul piano sociale ed individuale.
iulbrinner is offline  
Vecchio 22-04-2008, 00.46.40   #16
vagabondo del dharma
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Originalmente inviato da iulbrinner
Apprezzo molto, sinceramente, la tua volontà di edulcorare ed "ammorbidire" la portata della questione; ma, altrettanto siceramente, credo che tu non ne abbia del tutto compreso i termini e le dimensioni socio-culturali.
Oltre che le conseguenze sul piano sociale ed individuale.

Spero, sinceramente, che tu riesca a trovare il modo e il tempo per spiegarmela meglio.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 22-04-2008, 12.39.34   #17
iulbrinner
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Originalmente inviato da vagabondo del dharma
Spero, sinceramente, che tu riesca a trovare il modo e il tempo per spiegarmela meglio.
E' quello che sto cercando di fare, nell'interazione delle diverse discussioni, da quando sono arrivato in questo forum.
Se ad oggi non hai visto le dimensioni del fenomeno è, probabilmente, perché non le vuoi vedere.
Ma, tanto per gettare un sasso nello stagno della ragione stagnante, riporto una notizia recente (solo una tra le tante che si potrebbero riportare) che illustra efficacemente quale sia l'atmosfera culturale - o, meglio, la cappa di piombo - sotto la quale è stata posta la condizione maschile nel nostro tempo.
Alla onnipotente Iside sono state attribuite potestà normative e sanzionatorie che trasformano gli uomini in imputati perenni ed il mondo femminile in un arbitrario giudice privo di controllo; il codice osservato non ha forme oggettive ma scaturisce dal "vissuto personale" della donna, vero codice contemporaneo non scritto e completamente soggettivo del bene e del male odierno.
Dalla stampa (mi sembra il Messaggero).

Lui fissa lei con insistenza senza parlare:
condannato a 10 giorni di arresto

LECCO (17 aprile) - Seduti nello stesso scompartimento del treno regionale Sondrio-Lecco-Milano. Nessuno dei due parla. L'uomo, però, fissa lei insistentemente, tanto da indurla a denuciare il fatto a un agente della polizia ferroviaria una volta giunta a destinazione. Il giudice Paolo Salvatore non ha avuto dubbi ed ha condannato l'uomo, poco più che trentenne, di Mandello del Lario (Lecco), a 10 giorni di arresto e 40 euro di multa, con la sola consolazione che rientrano nell'indulto. La signora, 55 anni, aveva raccontato che il giorno prima l'uomo si era seduto «un po' troppo» vicino a lei, dopo averle fatto spostare il cappotto. I fatti risalgono a tre anni fa. La difesa, che ha annunciato l'appello, sostiene che l'uomo aveva guardato quella donna solo perché casualmente seduta davanti a lui.

Il malcapitato non era abbastanza "uomonuovo" e doveva essere punito.
Benvenuto nella sconfortante realtà dell'uomonuovo e della sua padrona Iside.
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Vecchio 22-04-2008, 16.03.20   #18
azzurra3
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Originalmente inviato da Arsenio: “il maschio deve riscoprire il femminile che porta dentro di sè e stabilire un rapporto autentico con le donne”

(A. Carotenuto, Eros e Pathos)


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Originalmente inviato da Vero: Significa ascoltare l'interno,percepire i propri stati d'animo,sentire quello che la tua donna ti trasmette senza parole,cogliere le sue tristezza,i suoi desideri,i suoi cambiamenti,i suoi rifiuti di quelle cose scontate in cui noi uomini siamo,quasi sempre,immersi.Essere attenti a lei,alla tua donna,vuol dire percepire Iside dentro di te,dentro il mondo maschile;cogliere la sua impercettabilità,la sua inafferrabile presenza misteriosa.
Piaccia o no, noi uomini,quando siamo con le nostre donne,amiamo parlare,raccontare,spiegare,es primer la nostra visione del mondo.Ci delizia parlare di noi,delle cose che ci capitano,della nostra storia.
Essere attenti è invece saper ascoltare le donne,cio' che dicono,senza giudicarle,senza condirle con la nostra visione,senza collocarle nei nostri pregiudizi;lasciandole cosi come sono.


Ciao a tutti!
Ho letto con grande interesse il brano che Vero propone e in molti passaggi mi ha commosso...allora oggi ho pensato di riportare qui, e condividere, qualche riga di un libro di Philip Roth che sto leggendo, l’altra sera leggevo questo:
(sono una lei e un lui che si incontrano e il libro si regge sui loro dialoghi)

“Non hai quasi aperto bocca. Fai sempre così, sai, quando sono qui.”
‘Sto ascoltando. Ascolto. Sono un écouteur, un audiofilo. Sono un feticista delle parole altrui.’
“Ummm. E’ davvero erotico, averti qui ad ascoltare.”
‘Non è poi così strano.’
“No, vero?”
Inganno di P.Roth

Mi è piaciuto molto “audiofilo”...anch’io mi ritrovo spesso ad ascoltare, affascinata, le storie che le persone mi raccontano, le parole che usano, i toni scelti per dare colore..e poi mi piace lo ‘scambio di mondi’ che avviene nell’incontro, mi piace essere contagiata dalla risata dell’altro, mi piace lo slancio empatico verso l’altro..lo slancio reciproco, mi piacciono le esperienze raccontate, le emozioni scambiate..le debolezze non nascoste che ci fanno più forti contrariamente a quanto si pensi..
Quindi riassumendo, allegramente, mi viene da dire:

audiofila? incontrofila? risatofila? empaticofila? esperienzofila? emozionofila? debolezzofila?

sarebbe bello che ogni scambio tra persone fosse farcito di tutto questo, ogni tipo di incontro ed in particolare quello tra uomini e donne...siamo diversi ed è questa diversità la vera ricchezza che andrebbe scambiata e, pensando a questo, mi è venuto alla mente un bellissimo brano di Umberto Galimberti del quale riporto, qui, uno stralcio, anche se molti sono i passaggi belli e poetici:

[...]“Dunque c’è una differenza tra il maschile e il femminile e coloro che la negano, la possono negare solo in quanto hanno già negato psiche, inconscio, sentimento e sesso. Dopo questo sacrificio nasce l’indifferenza tra maschile e femminile o, come oggi si preferisce dire, la parità dei sessi. Una parità che, come ognuno può vedere da sé, è giocata sul modello maschile che conosce solo la luce chiara del giorno in opposizione alla luce nera della notte, mai quelle albe e quei tramonti dove le due luci si con-fondono.
Ma psiche, inconscio, sentimento e sesso[...]non sono accessibili se non con un pensiero con-fusivo o, se si preferisce, sim-bolico, capace di ‘mettere assieme’ gli opposti, in quell’ambi-valenza, dove l’uno vale l’altro (e non dove l’uno vale perchè nega l’altro) e perciò si muove in quell’accoglienza che riconosciamo agli anfiteatri (ambi non deriva da bis, ma da amphì) dove, disposti uno di fronte all’altro, i due teatri si guardano affacciati.”
Parole nomadi. Femminilità. U.Galimberti.

...si muove in quell’accoglienza che riconosciamo agli anfiteatri, uno di fronte all’altro...questo passaggio lo trovo bellissimo!

Siamo diversi..e la ricchezza sta nel reciproco scambio..troppo spesso, però, ho constatato quello che Arsenio riporta in molti suoi interventi. Ieri sera parlavo con entusiasmo dell’argomento e riportavo stralci del brano di Morelli ad un gruppetto di persone e, ho notato, che parlare di uomini che sanno essere teneri, sconfina troppo spesso -nella mente degli uomini- in idee di perdita di virilità e subito si creano chiusure che impediscono la continuazione del dialogo...me ne dispiace...perchè non si tratta di questo, ma di coniugare l’essere uomo con lati femminili, che pure gli uomini hanno in loro stessi, ottenendo un risultato sempre molto erotico.
azzurra
azzurra3 is offline  
Vecchio 22-04-2008, 16.26.14   #19
vagabondo del dharma
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Originalmente inviato da Sùmina
Intellettualizzazione della persona?????

Ma se la cultura e tutto cio che gli è parente prossimo è in caduta libera?
Il problema di oggi è la stupidità di massa, ma se negli USA si parla della nuova generazione come "della più grande massa di idioti nella storia degli Stati Uniti"? Link

E termini come "Tramonto dell'occidente" li hai mai sentiti?
Galimberti ha detto di recente che gli alunni delle scuole superiori hanno perso dal loro vocabolario quasi 1.000 parole rispetto ai ragazzi della stessa età di soli pochi anni fa...

Ecco quello che pensa Galiberti dell'Intellettualizzazione della persona: http://it.youtube.com/watch?v=4-2bDkAs9GA

Ho citato lui, ma guarda che di "gente" che ha detto, ben prima di lui che l'intelletto in occidente stava diventando una merce sempre piu' rara ce ne sono stati diversi eh, "gente" come heiddeger, nietzche, etc.

La verità l'ha detta l'antropologa Ida Magli, una donna grande (una combinazione veramente rara...):

“Fin dall’antichità il padre è stato per le donne e per i figli quello che oggi è lo Stato: protettore, dispensatore di beni, giustiziere, garante del futuro. Ma è stato anche il modello per i figli maschi sul quale misurarsi, con il quale gareggiare, dal quale attingere forza, prestigio, sicurezza in se stessi e del proprio posto nella società. La dimensione paterna veniva rispecchiata nella trascendenza, nell’aldilà […] con il crollo del padre, è praticamente crollata tutta la struttura della famiglia sulla terra, almeno in Occidente […] Lo Stato socialista ha assunto un volto sempre più coercitivo perché ha accentrato su di se anche le funzioni della famiglia che non c’è […] il ragazzo è obbligato a frequentare per molti anni una scuola dove trova falsi padri, ossia insegnanti di sesso femminile che dovrebbero svolgere il ruolo di autorità e d’insegnamento dei valori sociali al posto dei padri. […] Il problema dei figli maschi dunque è veramente tragico. Forse perfino l’incremento dell’omosessualità maschile ha la sua prima causa in questo: il maschio cerca un altro maschio, fisicamente maschio, perché non esistono più le funzioni sovrabiologiche svolte dalla mascolinità. Terribile inganno, come è evidente: non è mai nella pura fisicità che l’uomo trova la risposta e il soddisfacimento dei suoi bisogni cognitivi, simbolici, trascendenti. Il futuro si presenta, dunque, per l’Occidente, come un palazzo in rovina che finge di essere un palazzo in costruzione. Naturalmente questo non significa che dall’emancipazione delle donne si possa o tantomeno si debba tornare indietro. Si tratta invece di rendersi conto che eliminare o sostituire i maschi nelle strutture del potere non significa aver stabilito una società più giusta o meno coercitiva. Lo Stato, collettivo e impersonale, esercita un potere dominatore e autoritario molto più pesante di quello del padre; ma soprattutto non disegna una nuova immagine dell’uomo.
C’è un bisogno disperato di invenzione. Sia permesso a una donna confessare che se l’aspetta dai maschi.”


L'Occidente si inabissa come il titanic, ed è naturale che i posti di salvataggio vengano riservati alle donne.
Questo è il significato antropologico dell'ascesa femminile nella società. (anche su questo la Magli ha scritto un articolo, se interessa lo riporto.)


Ho chiaramente sbgaliato l'utilizzo dei termini, hai ragione.

Io intendevo (e da quello che seguiva nell'intervento forse si capiva) l'aumento del lavoro "intellettuale" (il terziario) rispetto a quello del settore primario e secondario, ha imposto un cambiamento organizzativo e culturale della società radicalmente innovativo rispetto al passato.

La cultura è in sfacelo se la intendi come accumulazione di sapere tradizionalmente inteso, ma oggi, rispetto a qualche tempo fa, si conoscono molte più informazioni "funzionali" in merito al sistema economico, democratico e civile di uno stato.

Se si fa riferimento alla cultura umanistica (o cultura generale) credo la situazione sia quella da te paventata, ma converrai che l'evoluzione della società ha determinato anche una crescita esponenziale in altre branche del sapere funzionali all'andamento e all'organizzazione della società odierna. Si pensi ad esempio alle conoscenze informatiche ampiamente diffuse in un numero sempre più alto di persone. Anche l'operaio o il contadino naviga su internet, scarica musica, capisce a meraviglia il funzionamento di un cellulare. Poi è vero non si conosce il nome del presidente della repubblica o cosa significhi "albeggiare", ma questo è un altro paio di maniche.

Volevo dire che la nostra è una società più "mentale" e meno "pratica", e questo poteva essere un'ipotesi per individuare le ragioni del declino del ruolo maschile tradizionalmente inteso. Tesi azzardata, me ne rendo conto.

Molto bello l'articolo che citi. E' vero, l'uomo è chiamato a reiventarsi e sta cercando di farlo attraverso il dialogo con il genere opposto. La battaglia ideologica non porta a niente.

L'unica cosa che posso contestare all'articolo è la frase: "Sia permesso a una donna confessare che se l’aspetta dai maschi". Ecco, questo mi fa dubitare. Una donna che si dà per "risolta" ed è piena di aspettative nei riguardi del maschio. Credo che anche la donna abbia ancora bisogno di invenzione. Le conquiste raggiunte con il femminismo hanno dato tanto, ma a me sembra che anche la donna sia rimasta lungo il guado e non abbia raggiunto la sponda di un ruolo nuovo, dove all'identità vecchia "condizionata" si sostituisca un'identità nuova "autodeterminata" realmente rispettosa dei propri bisogni intellettuali, fisici ed emotivi.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 22-04-2008, 16.49.41   #20
vero
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Riferimento: Nel deserto dei sentimenti

quote Azzurra:
Siamo diversi..e la ricchezza sta nel reciproco scambio..troppo spesso, però, ho constatato quello che Arsenio riporta in molti suoi interventi. Ieri sera parlavo con entusiasmo dell’argomento e riportavo stralci del brano di Morelli ad un gruppetto di persone e, ho notato, che parlare di uomini che sanno essere teneri, sconfina troppo spesso -nella mente degli uomini- in idee di perdita di virilità e subito si creano chiusure che impediscono la continuazione del dialogo...me ne dispiace...perchè non si tratta di questo, ma di coniugare l’essere uomo con lati femminili, che pure gli uomini hanno in loro stessi, ottenendo un risultato sempre molto erotico.
azzurra

Ciao Azzurra...
quoto,condivido,appoggio,ribad isco,affermo...quanto scritto da te...
Sembra davvero che molti uomini siano sulla difensiva,come se volessimo togliere o impiantare loro "qualcosa" di mancante...da li la loro reazione...quando è solo una parte di loro,dimenticata o non considerata,e dunque non accudita...peccato pero'...
ciao
vero is offline  

 



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