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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 30-04-2008, 10.57.20   #1
arsenio
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L'uomo dionisiaco

L'uomo dionisiaco

E' sempre stato il mio riferimento maschile, su di un piano filosofico e mitico. Espresso nelle sue linee essenziali dall' indissolubile dualità maschio femmina, implicita in Nietzsche- come recentemente affermò Cacciari – più teorica e manifesta in Jung. Il solo “modello”, a parer mio che possa raffigurare l'Oltre-Uomo, evitando travisamenti ideologici da qualsiasi parte provengano. E' l'uomo della lievità capace di sollevarsi dalle grevità degli pseudovalori; dai nuovi e vecchi perbenismi e dalla mediocrità. Zarathustra danza saltando siepi e fossi e poetando. Ditemi cos' per voi l'Eros se non affettività, creatività, allegria, gioco?
L'uomo dionisiaco dice sì alla vita in perpetuo divenire, è un “prospettivista” per cui non esistono “verità”, ma solo interpretazioni del mondo, fuori dalle metafisiche, dalle ideologie, dalle catene delle tradizioni da superare. Privo di valori rassicuranti e da supini consensi e da ogni gregarismo. Ha una visione concettuale compiuta ma sempre revisionabile , perchè il suo progetto è oltrepassare i suoi stessi limiti. E' contro i carismi suggestivi e non argomentati.
In eterna antitesi verso l'individuo appiattito e sgretolato dalle manipolazioni dirette e indirette dei poteri.
L'uomo postmoderno non riesce a decondizionarsi da certi superati valori trasmessigli in famiglia, dalla società, dalle nuove ipocrisie moralistiche, dagli schemi del sé indotti e categorizzanti per appartenenze.
Sovente è colui che si rifiuta di prendere coscienza del mondo e dei suoi accadimenti attraverso l'essenza delle scoperte anche negli eventi quotidiani. Perchè ciò richiede di saper esplorare ed esprimere esperienze personali, confrontandole con quelle altrui, riflettere sui temi psicologici e filosofici antichi o zone segrete, ma confrontandovisi con occhi rinnovati;.sapendo modificare la propria visione, vedendone implicazioni, sapendo il senso di ciò che afferma egli stesso,oltre che quello che vogliono dire gli altri.
La crisi dell'Occidente è l'incapacità al rapporto, l'uso sempre peggiore del linguaggio, il rifiuto delle idee in verifiche in verticale. Ma le idee ammalate intralciano e complicano la nostra vita rendendola infelice.


Gl' intellettuali ,oggi considerati “cattivi maestri”, si sono ritirati dal fragore delle parole. Come potrebbero competere con presentatori, comici, cantanti che bucano il video?
Si riescono a percepire sempre più solo le relazioni superficiali e leggere che sono diventate indiscusso ideale dell'attuale società. Le conversazioni disimpegnate,le relazioni virtuali da chat,che prendono sempre più piede. I talk show dove tutte le opinioni hanno lo stesso valore: si è detto già che la stupidità consiste nel non saper distinguere ciò che è importante da ciò che è trascurabile. Non si perviene mai ad una conclusione dialettica.
Il futuro dell'amore è incerto e imperscrutabile, gl' impegni a lungo termine sono sempre più rari. E un coinvolgimento durevole è un'eccezione, temuto dai maschi, ma credo oggi pure dalle donne. I desideri di un amore stabile e duraturo rappresentano una minaccia. Eppure si può esistere solo in un autentico rapporto d' amore. Ma noi che consideriamo gli altri fini e mai mezzi, siamo i più vulnerabili a voler mettere la nostra felicità nell'altro.

L'uomo affabulatore, che trasmette emozioni e non parla sono di cose materiali, che sa creare una tensione erotica attraverso la parola è un mito ormai superato. Ma se amare è un'unione di corpi , si ama anche con l'immaginazione. La realtà è sempre quella che è, ma la fantasia non ha confine,s'innalza dai limiti posti dalla corporeità. Due pensieri che si uniscono generano proiezioni infinite di desideri. E la comunicazione affettiva è spontanea, non ce la possiamo imporre. Il sesso deve farsi linguaggio:desiderare ed essere oggetto di desiderio
Oggi c'è una terrificante confusione affettiva e insicurezza tra noi maschi, e diventa difficile capire se stessi. Chi distingue più tra “vero” e “falso”, intossicati da overdose di vecchi e nuovi media? C'insegnano pure quando e come dobbiamo emozionarci, esibirci in scrosci di applausi, ecc. Chi è certo di tenere in tasca ciò che è “giusto” e ciò che è “sbagliato”?
Internet è uno strumento che può esaltare la creatività,ma anche ucciderla,deprimere la fantasia, appiattirsi sull' inessenziale. Usa bene la scrittura chi si accorge che la vita non basta. Chi non capisce più un'editoriale di alcune colonne di un quotidiano, è fuori dalla realtà del mondo
La Scuola ha riproposto recentemente le tre nuove “E”: Etica, Educazione,Emozione. Saranno altre parole al vento? Ma è solo la conoscenza delle emozioni che che può creare anticorpi psicologici che ci sosterranno nel fronteggiare gli eventi. Si ama solo dopo aver raggiunto una maturità psicoaffettiva, altrimenti si tratta di cosa diversa ; si deve apprendere la lingua dell'altro per recuperare le risorse allo scopo di fondersi con lui.
Il maschio oggi ridiventa “obbligato”. Cerca identificazioni non per confrontarsi con gli aspetti della femminilità del suo stesso sé dualistico, “emisferico”. Perciò è impedito nei legami sentimentali e difficilmente è affidabile se discute di affari di cuore. L'empatia nella società occidentale è donna e non c'è stata e non ci sarà polarizzazione.

Ma quali sarebbero le diversità insormontabili tra Uomo e Donna? Non reciprocamente valicabili nel senso di un'impossibile integrazione. Perchè se ci si rinchiude ognuno nelle proprie salde certezze, convinzioni, “verità”, dogmi, ideologie, non revisionate tradizioni tramandate dall'ambiente familiare, soprattutto, è impossibile ogni tipo di confronto. C'è chi non vuol sentire ragione su certe aperture concettuali. S'insegna, nella teoria dell'argomentazione, che sarebbe tempo sciupato invitare al dialogo un consesso di religiosi, ad esempio, sul valore dell'uomo terreno, quando il loro indiscutibile dogma è solo la mèta delle felicità ultraterrena.

Donna è l'esser e il condividere con l'atro
Uomo è riconoscere l'altro come diverso da sé
Donna è essere con l'altro
Uomo è fare con l'altro
Donna è intimità emotiva. Eros è l'altro come fine, in reciprocità
Uomo è intimità fisica. Ma la sessualità è pulsione animale. Eros sta alla sessualità come il cervello sta alla mente.
Donna è realizzazione nel campo affettivo
Uomo: soffre soprattutto per una mancata realizzazione sociale.
Donna: conversa, partecipa,ma non deve dimostrare nulla a priori
Uomo: è un esperto e si misura in dibattiti che si dipanano per convincere anche se la realtà dei fatti lo disconferma.
Donna. Ha bisogno dei un legame intenso, non in competizione, che genera patologie , debolezza, segno di non disponibilità.
In nome delle differenze, uomo e donna potranno un giorno attribuirsi valore? Integrarsi l'un l'altro?

Oggi si tende sempre più ad attribuire all'altro sentimenti negativi della propria coscienza, perchè inaccettabili. Si elude il senso di colpa e si giustifica la propria condotta verso gli altri.
Per esempio: “Non sono io il maschilista; è lui che è effeminato; Non sono io l' effeminato, è lui che è maschilista. Questo circolo vizioso si può perpetuare all'infinito se non si assumono strategie, pure di distacco se è necessario. Oppure chi è più debole infine soccombe. Che tra l'altro, e per esempio, a “femminista” e a “maschilista”
“ ognuno può dare il senso che vuole,talora senza sfumature e rigidamente antirelativistico. Se non ascolta le precisazioni dell'altro Può esserci una virilità soft, può esserci una femminilità aggressiva, in entrambi i sessi.
Importa non assuefarci all' uniformità routinesca di un dialogo sempre uguale a se stesso, dove si finisce per rispecchiarsi l'uno nell'altro, e si scoprono a poco a poco straordinarie somiglianze, di linguaggio, di opinioni, di medesime condivise fonti culturali. Si sta diventando cloni replicanti. Ma si è perduta l'individualità,a favore di un individualismo collettivo: quell'appartenenza che a molti dà l'unico senso di esistere. L' autorealizzazione è l'opposto dell'omologazione; effimero che appagherà nell'effimero per appartenere a un gruppo di riferimento, per conformarsi al modello sociale più trendy.
arsenio is offline  
Vecchio 04-05-2008, 17.40.29   #2
katerpillar
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Riferimento: L'uomo dionisiaco

Arsenio
L'uomo dionisiaco

E' sempre stato il mio riferimento maschile, su di un piano filosofico e mitico. Espresso nelle sue linee essenziali dall' indissolubile dualità maschio femmina, implicita in Nietzsche- come recentemente affermò Cacciari – più teorica e manifesta in Jung. Il solo “modello”, a parer mio che possa raffigurare l'Oltre-Uomo, evitando travisamenti ideologici da qualsiasi parte provengano. E' l'uomo della lievità capace di sollevarsi dalle grevità degli pseudovalori; dai nuovi e vecchi perbenismi e dalla mediocrità. Zarathustra danza saltando siepi e fossi e poetando. Ditemi cos' per voi l'Eros se non affettività, creatività, allegria, gioco?
L'uomo dionisiaco dice sì alla vita in perpetuo divenire, è un “prospettivista” per cui non esistono “verità”, ma solo interpretazioni del mondo, fuori dalle metafisiche, dalle ideologie, dalle catene delle tradizioni da superare. Privo di valori rassicuranti e da supini consensi e da ogni gregarismo. Ha una visione concettuale compiuta ma sempre revisionabile , perchè il suo progetto è oltrepassare i suoi stessi limiti. E' contro i carismi suggestivi e non argomentati.
In eterna antitesi verso l'individuo appiattito e sgretolato dalle manipolazioni dirette e indirette dei poteri.
L'uomo postmoderno non riesce a decondizionarsi da certi superati valori trasmessigli in famiglia, dalla società, dalle nuove ipocrisie moralistiche, dagli schemi del sé indotti e categorizzanti per appartenenze.
Sovente è colui che si rifiuta di prendere coscienza del mondo e dei suoi accadimenti attraverso l'essenza delle scoperte anche negli eventi quotidiani. Perchè ciò richiede di saper esplorare ed esprimere esperienze personali, confrontandole con quelle altrui, riflettere sui temi psicologici e filosofici antichi o zone segrete, ma confrontandovisi con occhi rinnovati;.sapendo modificare la propria visione, vedendone implicazioni, sapendo il senso di ciò che afferma egli stesso,oltre che quello che vogliono dire gli altri.
La crisi dell'Occidente è l'incapacità al rapporto, l'uso sempre peggiore del linguaggio, il rifiuto delle idee in verifiche in verticale. Ma le idee ammalate intralciano e complicano la nostra vita rendendola infelice.

katerpillar
Il tema Nietzsche e il dionisiaco, compendio di tutta la sua filosofia, è stato quasi sempre trattato con pochissimi riferimenti alla sua vita e senza alcun riferimento alla vita di ognuno di noi. Io tenterò di vedere se la diagnosi e la terapia fatta da N. alla società del suo tempo possono ancora valere per gli uomini del nostro tempo. Si tratta di capire se certi "disturbi della personalità" oggi assai diffusi, come le "proiezioni per identificazioni", da cui scaturisce l'invidia possono trovare nella filosofia dionisiaca di N. il loro psicoterapeuta.

Non è possibile spiegare che cosa è il diosiniaco. E’ indefinibile. Per percepirlo ci vuole una specie di sesto senso. E' uno stato d’animo melanconico-tragico con sentimenti ambivalenti, sorretto dalla volontà di potenza e legato all'amor fati.

Il dionisiaco è’ qualcosa di più e di diverso dalla libido freudiana. Scaturisce dall’inconscio. E’ l’inconscio coscio, il sentimento dell’inconscio. La posizione dionisiaca verso l’esistenza è per Nietzsche lo stato più alto che un filosofo possa raggiungere. Dionisiaco è l’uomo profondo nella superficie. E’ l’uomo che supera gli ostacoli. E’ l’uomo che comprende tutto e tutti. E’ l'eterno ritorno. Dionisiaco è colui che smaschera tutte le falsità presenti nelle cose.

In N. non vi è come in Freud l’esigenza di trasformare l’inconscio in coscio, facendone rivivere il passato attraverso la regressione. Il problema di Nietzsche, il cui inconscio è più profondo di quello di Freud, è quello di giungere al sentimento dell’inconscio, non per ricordarne i contenuti e riviverne gli eventi analizzandoli, ma al contrario per dimenticarli, e perciò per liberarsi dal passato e vivere in maniera dionisiaca il presente. Da qui l’importanza e la funzione terapeutica che acquistano l’oblio e l’inconscio i quali ci consentono di vivere in modo gaio.

segue../
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Vecchio 04-05-2008, 17.45.53   #3
katerpillar
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Riferimento: L'uomo dionisiaco

katerpillar - continua../..

L’uomo diventa dionisiaco dopo avere superato due grandi ostacoli. Primo ostacolo è il sapere (che è un sapere saputo, confezionato) che toglie all’uomo la libertà e lo priva dell’allegria rendendolo infelice. Il sapere è malattia, malattia è il pensare stesso. N. amava immaginarsi che un giorno potessero bruciare tutti i libri delle biblioteche "aut liberi aut libri" sosteneva. (Frammenti 87-88 pag. 396). L’ostacolo del sapere si supera attraverso l’oblio, dimenticanza attiva che consente di creare un sapere emotivo e di vivere nel presente con gioia. L’uomo dionisiaco è un ex sapiente. Ex sapiente si definiva N. stesso.

Secondo ostacolo è la morale borghese cristiana, l’uomo pretesco, invidioso, cattivo, vendicativo, l’uomo del risentimento. Senza questi ostacoli da superare è impossibile essere dionisiaci (Umano troppo umano pag. 325). "Gli ostacoli sono necessari per produrre il genio" (Umano troppo Umano pag. 325)". Il genio di Nietzsche sta nello smascheramento e nel superamento di tutto ciò che ostacola l’affermazione della vita e l’amicizia dionisiaca fra gli uomini.

All’amore del prossimo che Zarathrustra definisce come cattivo amore per se stessi, il superuomo sostituisce l’amicizia dionisiaca. "Io non vi insegno il prossimo – scrive Nietzsche in "Così parlò Zarathrustra" - ma l’amico che crea, che sempre ha da donare un mondo compiuto". All’altruismo del falso amore il super uomo sostituisce il sano egoismo dell’amicizia. Nel falso altruismo c’è il "tu devi" del cammello, gli scompensi emotivi, l’invidia, la gelosia, il risentimento. Nel sano egoismo "l'io sono del fanciullo". E poiché l’amico dionisiaco ha dentro un mondo compiuto e non ha bisogno di compensazione, è capace di vivere autenticamente, fedele a se stesso, nella dimensione dionisiaca. La vita dionisiaca è la consapevolezza della volontà di potenza. In tutto quanto l’organismo c’è un costante superamento di innumerevoli ostacoli. Questo senso di vittoria, affiora alla coscienza come sentimento totale, come libertà, come allegria, come dionisiaco. La coscienza, dunque, per Nietzsche è una specie di ostacolo che va superato. Così la coscienza sotto la spinta dell’inconscio diventa coscienza dell’inconscio. La coscienza è la menzogna, la cui conoscenza è necessaria per arrivare alla verità, ma chi pretende di avere scoperto la verità, prescindendo dalla menzogna è folle. Con l’amicizia dionisiaca scompaiono l’invidia, il risentimento, la colpa, l’incomprensione. Viene riscoperto il valore dell’innocenza, dell’ingenuità, della meraviglia. Nessuno è più scompensato. Nessuno ha più paura dell’altro. L’amico non tradisce più l’amico. Ognuno ha realizzato un mondo compiuto da donare all’altro. Giulio Cesare non sarebbe stato pugnalato dai suoi amici, che prima lo ammirarono, poi lo invidiarono e infine lo odiarono e lo uccisero, se questi fossero stati amici dionisiaci.

Nietzsche in verità non voleva amici, perché vedeva in essi una limitazione alla sua libertà. Ma quando gli capitava di fare amicizia, li idealizzava e credeva di avere bisogno di loro. Poi dopo averli frequentati, rimaneva deluso, perché scopriva che avevano un modo di sentire, di vedere e di pensare assai diverso dal suo. Erano superficiali senza essere profondi, mentre lui era profondo nella superficialità. Illusione, delusione, smascheramento, liberazione sono tutti i momenti psicologici che attraversa Nietzsche con gli amici. Quello che Nietzsche dice della donna, "se vuoi allontanarti da una donna avvicinala" può benissimo valere per i suoi amici. Nell’allontanamento c’è la delusione ma insieme la liberazione, il superamento, la gioia. Le delusioni e le sofferenze del distacco degli amici venivano trasformate da N. in liberazione e gioia. Dunque amarezza e gioia. Nietzsche deve a queste delusioni la scoperta del dionisiaco del super uomo. La delusione in Nietzsche è fondamentale per capire come, attraverso essa, egli arriva alla liberazione, all’indipendenza e a sentire la potenza del dionisiaco, il senso tragico della esistenza. Nietzsche anche se si lamentava della solitudine amava star solo. Alle passeggiate, al bar era sempre solo. Non sopportava quelli che parlavano male delle persone che lui ammirava.

Karl Schlechta, come è noto, aveva espulso alcune lettere di Nietzsche indirizzate alla sorella e ritoccate, per mettere in cattiva luce i suoi amici. Qui non si tratta di vedere chi dei suoi amici sia rimasto a lui fedele. Questa domanda ha già avuto risposta. Overbech e Peter Gast, anche se Anacleto Verrecchia su Overbech avanza delle riserve. Ma l'essere fedele non vuol dire avere capito N.. Con questo io non voglio dire che la scoperta di Schelecta non sia stata utile, ma che anche senza le lettere di Schelecta, ritenute manomesse dalla sorella di N., e basandosi solo sulle lettere non manomesse, viene sempre fuori che Nietzsche non ha avuto una buona intesa con i suoi amici. Nietzsche rompe l’amicizia con Erwin Rohde perché aveva disprezzato Ippolito Taine, che a sua volta aveva apprezzato le opere di Nietzsche; rompe l’amicizia con Gersdorff perché aveva parlato male della sua amica Signora Malvida Von Meysenburg. Rompe con Paul Ree: perché lo aveva preso in giro con Lou Salomè. Burckhardt rompe con Nietzsche perché non gli aveva capito il "caso Wagner" e la "Genealogia della morale", Wagner si allontanò da N. perché non gli era piaciuto "umano troppo umano".

Karl Pestalozzi, che sta compiendo studi particolari sugli amici di Nietzsche, Sossio Giametta e Anacleto Verrecchia converranno sul fatto che nessuno degli amici di Nietzsche sia riuscito ad entrare nel mondo dionisiaco e perciò a capire Nietzsche. Lou Salomè anche se ha scritto un libro su N. che è piaciuto a tanti era come l'ha definita N. stesso una egoista felina, probabilmente erotomane, incapace di sentimenti e incapace di capire N.. La verità è che c'è stato un solo amico dionisiaco e questo era Federico Nietzsche.

L’amicizia, se non è dionisiaca, può creare scompensi emotivi, reattività, invidia, risentimenti, colpe. Con l'amizia dionisiaca scompaiono le proiezioni per identificazioni, scompaiono i disturbi ossessivi. Ognuno si viene a trovare realizzato nella costruzione della propria strada e del proprio mondo. Non ci sarà più lo spirito emulativo e vendicativo. Si diventa superuomini.

L’invidia nasce - scrive Nietzsche ("Umano troppo umano" pag. 371) quando uno è desideroso, ma non ha prospettive. L’invidioso è l’uomo senza prospettive oppure ne ha scarsissime da soddisfare il suo desiderio con lo scambio.

Il fraintendimento degli scritti di N. era ed è inevitabile; è il suo destino. E non è escluso anzi è più che probabile che N. stesso avesse provato il sentimento dell'invidia, che sia stato geloso come dice Andre Gide di Gesù. Solo che Gide non ci dice del fatto che N. ha superato l'invidia, mostrando di non avere compreso il vero significato dell'uomo dionisiaco. E’ grazie al fraintendimento dei suoi lettori che Nietzsche scopre di essere un genio. Il fraintendimento, causa dell’allontanamento dei suoi amici, lo fa soffrire e gioire. Nietzsche doveva essere frainteso dai suoi amici e continua ad essere frainteso. Egli accetta il fraintendimento dei suoi lettori anzi lo vuole. Il non fraintendimento viene da lui respinto in quanto elimina la distanza tra quello che ha pensato lui e quello che ha pensato il lettore; in questo caso Nietzsche non sarebbe più Nietzsche cioè non sarebbe più un genio se fosse inteso dai suoi lettori. Senza il fraintendimento dei suoi pensieri non è possibile immaginarsi il dionisiaco. Ma il fraintendimento può generare il dionisiaco quando è accompagnato dalla coscienza del fraintendimento, dalla coscienza della volontà di potenza. Il fraintendimento è un presupposto fondamentale, ha a che fare con l’inconscio, è il caos, la coscienza dell’inconscio del proprio caos, che porta all’autointendimento, all’autocoscienza, al dionisiaco. Solo chi arriva ad avere coscienza del proprio inconscio, del proprio caos può dire di aver capito Nietzsche e di essere dionisiaco. E’ con la coscienza del fraintendimento "che si diventa ciò che si è" fanciulli dionisiaci, superuomini. Solo così Nietzsche non viene tradito ma capito. Pretendere di capire Nietzsche per altra via è impossibile.

Continua../..
katerpillar is offline  
Vecchio 04-05-2008, 17.51.38   #4
katerpillar
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Continua../.. katerpillar.

In un primo momento N. vorrebbe essere capito però quando si accorge che non è capito dice che è meglio non essere capito, perché solo così egli può misurare la distanza che lo separa tra quello che pensa lui e quello che pensano gli altri. Se fosse capito sarebbe uno che pensa come tutti gli altri. Ciononostante in una lettera indirizzata a Wagner ma non spedita N. scriveva : "sebbene oggi non conosca nessuno che condivida il mio modo di pensare, ho però l'impressione di non avere pensato come individuo, ma come collettività; ho la più strana sensazione di essere solo e di essere in molti.

PSIn questa bozza di lettera può sembrare che N. volesse mettere al servizio della collettività il suo pensiero, ma non è così. N. sottolinea l'importanza dell'ovvietà che investe la collettività e ne evidenzia la difficoltà, l'incapacità dei suo lettori ma anche di quelli che non lo leggono a riconoscere ciò che è ovvio proprio perché ciò che è ovvio è al di là del bene e del male.

I suoi continui lamenti per l'incomprensione da parte dei suoi amici, se da un lato gli hanno procurato sofferenza facendolo apparire un decadente, un borghese (N. è stato anche un borghese, se non ricordo male lo ha sottolineato Anacleto Verrecchia nella "Catastrofe di N.") dall'altro lato lo hanno portato a diventare l'opposto di un decadente, un antiborghese. Tutto sommato un borghese mancato.

N. ha capito che nella vita non c'è niente da capire. La vita, amava ripetere non è un argomento. E il logos è fraintendimento.

N. non può, né deve, né vuole essere capito. Simboleggia il fraintendimento, il fraintendimento del proprio corpo.

E' attraverso la coscienza dell'auto-fraintendimento che è possibile arrivare a mettere ordine nel proprio caos.

PS: Queste informazioni sono state riprese dalla relazione fatta sull'amicizia Dionisiaca: Come vincere l'invidia, di Alfredo Fallica.

Saluti.
Giancarlo
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Vecchio 04-05-2008, 21.00.11   #5
Noor
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L’uomo dionisiaco è incompleto,come tutte le polarità,senza la sua parte apollinea,quella integrante,forgiatrice di armonia..
..così come non ci sarebbe uomo ben equilibrato ,senza una sua parte femminile (da non confondere con parti non integrate,efeminate)
Quindi va bene la prospettiva nicciana della polarità maschile dionisiaca, è energia creatrice senza forma,divenire senza essere..
L’oltreuomo non può che essere integrazione olistica di tutte le sue parti,esteriori ed interiori,maschili e femminili,zone illuminate e zone d’ombra da illuminare.
E’ l’uomo consapevole delle sue potenzialità e dei suoi limiti.
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Vecchio 05-05-2008, 08.53.48   #6
katerpillar
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katerpillar
L’amicizia, se non è dionisiaca, può creare scompensi emotivi, reattività, invidia, risentimenti, colpe. Con l'amizia dionisiaca scompaiono le proiezioni per identificazioni, scompaiono i disturbi ossessivi. Ognuno si viene a trovare realizzato nella costruzione della propria strada e del proprio mondo. Non ci sarà più lo spirito emulativo e vendicativo. Si diventa superuomini.

katerpillar.
Vorrei correggere questo passaggio, da me postato, affermando che a quel punto non possiamo parlare più di amicizia, che ritengo un surrogato di un sentimento più grande: quello della fratellanza. Per questo motivo non serve più lo spirito emulativo e vendicativo; inoltre, a quello stato non si diventa super uomini...ma solo degli uomini nella loro completa investitura.

Saluti.
Giancarlo.
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