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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 17-05-2008, 07.56.07   #11
gyta
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Per una risoluzione alla radice del problema della criminalità penso sia necessaria un'educazione che garantisca dalla base una crescita il più sana possibile dell'individuo e che possibilmente continui in una possibilità reale del cittadino di sentirsi individuo rispettato nella sua unicità e rispettato nella forma attraverso reali possibilità di lavoro soddisfacenti e non incerte, un'assistenza sanitaria realmente presente che sia al servizio del cittadino e non al suo capezzale come di norma purtroppo accade, che ci sia alla base una reale possibilità di vita decorosa e dignitosa per ognuno, allora penso che la maggior parte della criminalità sarebbe già debellata in partenza!

Per come ancora stanno le cose nell'organizzazione sociale penso che non si possa che procedere per piccole migliorie spingendo affinché si giunga man mano ad una migliore qualità del vivere, poiché come sostengo un individuo che sta realmente bene fuori e dentro non ha bisogno di recare disturbo a chicchessia.. anzi!

Finché vigerà la legge del "bastone e della carota" la criminalità continuerà ad esistere come cancro seppure possa restare nascosta la sua realtà continuerà a vivere nel pensiero, nella morale e nel sentire comune, e sarà solo parvenza a farla credere estinta; solo un differente grado di sviluppo mentale e morale capace di comprendere il cuore dell'uomo-sociale potrà vincere una battaglia che è la battaglia stessa dell'uomo verso la sua libertà (=umanità).

Le direzioni perciò non posso che immaginarle attraverso l'educazione a tutti i livelli, poiché appunto "educazione" è anche comunicazione tra adulti, comprendere assieme ed assieme crescere; ma tutto questo, certo non è lavoro di anni.. Sarà compiuto quando davvero si saranno (se si saranno) estirpate le cause profonde delle ingiustizie sociali..

Sino a quando ci sarà chi col denaro (o il potere/ o la violenza= il ché è lo stesso!!) può pagarsi istruzione, sanità e cibo, il messaggio subliminale sarà che l'amore ed il benessere perciò può essere comprato e non sia invece il dono stesso dell'essere in vita (della Vita).

Gyta
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Vecchio 17-05-2008, 08.50.15   #12
nexus6
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Riferimento: I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

Grazie delle vostre esperienze! Sono molto preziose per tutti, credo! Continuate a parlarne, se vi va, di altre esperienze o conoscenze e di come, secondo voi, la gente percepisce tali iniziative.

Evidenzio alcuni dei punti di vista emersi in sintonia con quanto penso:

Citazione:
«Lo scivolamento dei migranti verso la delinquenza è dovuto, oltre alla precaria situazione materiale in cui si trovano, al fatto che hanno perso il loro legame con la società dalla quale provengono e non conoscono le regole di quella di accoglienza.» (Monica)
-> hai maggiori notizie sulla Finlandia?

Citazione:
«Eppure a loro bastava qualche goccia di attenzione e qualche spiegazione su come funzionano le cose nella società di accoglienza per sentirsi rispettati e mostrare cooperazione.» (Monica)
Citazione:
«La crisi che e' inevitabile col passaggio da un paese all'altro, da una diversa cultura e diversi sistemi politici e livelli economici, dovrebbe essere considerata e curata fin dal primo momento specialmente riguardo ai giovani.» (Hava)
Citazione:
«Importantissima la sincerita' nei rapporti per una reciproca fiducia.
L'isolamento ha lo scopo di difendere la societa', ma non giova all'educazione del deviante.» (Hava)
Speriamo tali convinzioni elementari si possa diffondere... a scapito delle logiche delle carceri sovraffollate e dei CPT...

Citazione:
«Credo di aver osservato i meccanismi a cui si riferisce Nexus6 nel post sull'anarchia. Da una situazione di caos dovuta a culture, religioni e tradizioni diverse, si è passati ad uno spontaneo regolamento interno del gruppo ed a una grandissima solidarietà durante un seminario organizzato in un ostello della gioventù. Il nuovo gruppo si era imposto come nuova comunità con le sue regole, meno arbitrarie di quelle della religione di appartenenza o di quelle di una politica lontana dai bisogni dei cittadini.» (Monica)

Citazione:
«Spesso vi ho udito dire di chi sbaglia che non è uno di voi, ma un intruso estraneo al vostro mondo.
Ma io vi dico: così come il santo e il giusto non possono innalzarsi al di sopra di quanto vi è di più alto di voi; così il malvagio e il debole non possono cadere più in basso di quanto vi è di più infimo in voi.
E come la singola foglia non ingiallisce senza che la pianta tutta non sia muta complice.
Così colui che fa torto non potrà nuocere senza il consenso tacito di voi tutti.» (Gibran)
Eh, Daria, molte delle considerazioni fatte dal Profeta di Gibran sono piuttosto “complesse”, però invito a meditarci su... si potrebbe aprire un corrispondente thread in spiritualità... eppure tutto ciò è in accordo con quanto ho scritto nella discussione sull’anarchia: il nostro modo di percepire e trattare un detenuto od un criminale riguarda il rapporto con noi stessi e spesso è ferita profonda in noi stessi. Dalla discussione che ho linkato: «La società usando i criminali come capri espiatori e tentando di distruggerli, perché non è in grado di sopportare il riflesso delle proprie colpe, non fa in realtà che pugnalarsi al cuore.» (Ruth Eissler)

Citazione:
«E vi dirò inoltre, nonostante la mia parola vi pesi sul cuore:
L’assassinato è responsabile del proprio assassinio.
E il derubato non è senza colpa del furto subito.
Il giusto non è innocente delle azioni del malvagio.
E chi ha le mani pulite non è immune dalle imprese dello scellerato.» (Gibran)
Queste sono frasi che non andranno giù a nessuno e se le leggesse Frollo rabbrividirebbe, poiché impongono certo di ripensare a tutto il nostro sistema di vita e di esistenza. Si tratta di spiritualità o meglio umanità nella sua forma più elevata.

Citazione:
Le pene «sono metodi stupidi inefficaci e le carceri fanno schifo chi ci è entrato lo sà secondo me l italia è fascista dentro ,+carceri e + polizia nn preverranno crimini quando commetti un crimine nn pensi che ci saranno conseguenze legali dove cè per esempio la pena di morte il numero di crimini violenti è pari agli stati dove nn vige
Comunque è probabile che nn sentirete cosa voglio dire ma va bene così» (Zanna)
A me di come parli non frega nulla, mi interessa quello che hai da dire e perché pensi ciò che pensi: tant'è che sono d'accordo con te . Se vuoi, parlaci ancora delle tue considerazioni e delle motivazioni che ti hanno spinto a scriverle.

Attendo quando preciserai il tutto, Frollo, pur se ho compreso la prospettiva da cui parli; mi sembra tu abbia portato considerazioni opposte alle altre...

... ma una latente costante è presente, tranne in Daria ed in Zanna: ammettiamo pure la solidarietà, l’integrazione e la comprensione di colui che ha “deviato” (bruttissimo termine, ma l’uso apposta); questo però non dovrebbe escludere la presenza di un trattamento autoritario e punitivo, pare necessario...

... perché?


Parlatemene come fossi un bambino oppure un alieno appena giunto sulla Terra che vede tutto strano, “alieno” appunto.
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Vecchio 17-05-2008, 10.14.43   #13
frollo
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Riferimento: I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

Gyta dice delle cose di estremo buon senso ma pure molto scontate. Chi non potrebbe essere d'accordo con lei/lui?
L'errore più pacchiano che alcuni qui dentro potrebbero fare, sarebbe credere che persone che hanno scritto le cose che ho scritto io nel mioprecedente intervento o che ne pensano altre addirittura peggiori, siano completamente sorde ai ragionamenti esposti da Gyta o che addirittura non arrivino a concepirli.
Non è così.
Quelle persone non mancanodi umanità tolleranza o comprensione. Anche loro vorrebbero risolvere tutti i problemi attraverso l'educazione e il miglioramento per tutti della condizione ecomica. Però forse sono più pragmatiche e meno idealiste. O forse solo più disilluse.
Non sono mostri, non sono razzisti, non sono xenofobi, non sono fascisti. Sono solo stanchi e vogliono delle soluzioni immediate, non solo futuribili.
frollo is offline  
Vecchio 17-05-2008, 11.06.21   #14
Monica 3
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Riferimento: I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
[b]

-> hai maggiori notizie sulla Finlandia?

Attend.

Per carità, le carceri non sono sparite in Finlandia, ma è in atto una revisione del sistema carcerario. Accanto alle carceri chiuse ci sono istituzioni aperte che permettono a chi sta scontando una pena di lavorare e di continuare a mantenere la famiglia. Se leggi l'inglese puoi leggere la documentazione in Internet.

Monica 3 is offline  
Vecchio 17-05-2008, 11.29.17   #15
hava
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Riferimento: I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

Ecco qualcosa di specifico e locale che potrebbe pero' servire a comprendere la situazione degli immigrati in generale e la tendenza alla criminalita':
Negli anni 60 si e' notata in Israele una forte percentualita' di giovani criminali originari dal Marocco.
Studiando le fonti di questo inadattamento i sociologi lo spiegarono cosi': nel corso delle generazioni gli ebrei marocchini trovandosi isolati culturalmente tanto dalla popolazione araba, quanto dai colonialisti francesi, ambirono all'appartenenza alla Francia, ma non venendone accettati svilupparono complessi di ripulsione e vittimizzazione. Con la migrazione in Israele percepirono una simile frustrazione di fronte ai veterani d'origine europea, e reagirono infrangendo le leggi.
Penso che questa esperienza possa essere valida anche nel caso degli immigrati in Europa provenienti dalle ex colonie francesi e britanniche. Noi la nominiamo "crisi di passaggio", ma naturalmente le reazioni possono essere piu' acute e durature se al migrante non e' concesso di rimanere e la sua posizione non e' regolarizzata.
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Vecchio 17-05-2008, 18.58.00   #16
gyta
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ammettiamo pure la solidarietà, l’integrazione e la comprensione di colui che ha “deviato” (bruttissimo termine, ma l’uso apposta); questo però non dovrebbe escludere la presenza di un trattamento autoritario e punitivo, pare necessario...

... perché?


Secondo me il "trattamento autoritario e/o punitivo" continua ad essere figlio del "bastone e della carota", e solo a quel modo di procedere ed intendere è necessario! Quando si è seri, profondamente seri e rispettosi, la comprensione dell'accaduto si sostituisce al pentimento ed al perdono.
Ma spesso tale serietà viene attribuita impropriamente ai buoni mentre altro non è che un comportamento profondamente sano ed equilibrato, che non abbisogna di vittimismo per riscattare l'immagine di se stesso.

Essere disillusi è l'altra faccia del vittimismo, purtroppo.. Essere coscienti e costruttivi non è essere futuribili se non nella modalità in cui ogni pensiero getta di per se stesso le basi anche nel futuro.

Gyta
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Vecchio 19-05-2008, 00.40.56   #17
zanna
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Riferimento: I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
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A me di come parli non frega nulla, mi interessa quello che hai da dire e perché pensi ciò che pensi: tant'è che sono d'accordo con te . Se vuoi, parlaci ancora delle tue considerazioni e delle motivazioni che ti hanno spinto a scriverle.


... ma una latente costante è presente, tranne in Daria ed in Zanna: ammettiamo pure la solidarietà, l’integrazione e la comprensione di colui che ha “deviato” (bruttissimo termine, ma l’uso apposta); questo però non dovrebbe escludere la presenza di un trattamento autoritario e punitivo, pare necessario...

... perché?


.

grazie per sorvolare sulla mia scrittura così poco piacevole
le mie considerazione vengono dalla realtà
Per me sono costatazioni ho avuto varie esperienze che esporre qui non mi sembra cosa giusta ma dalle quali credo di aver imparato qualcosa
cioè che importanza è l apparenza, in realtà non importa a nessuno se ti droghi se spacci se uccidi o rubi l importante è il non far rumore e se fai rumore allora interviene lo stato che ti chiude in una cella lontano dal mondo per non farti più sentire da chi sta fuori
Ora molti diranno o penseranno tra loro che questo modo di pensare è un già sentito scontato e basso ma se molti la pensano così questo dovrebbe far riflettere
poi forse sarebbe il momento di chiarire quella che secondo me fin dall inizio è stata una generalizzazione chi si intende per deviato,criminale?
zanna is offline  
Vecchio 20-05-2008, 10.28.51   #18
nexus6
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I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

Credo che le nostre maschere sociali ci impongano di comportarci in un certo modo, al meno di fronte a noi stessi ed al nostro super-io. La nostra parte ombra finiamo per proiettarla, appiccicarla addosso a questa o quella persona, questo o quel criminale (Zanna ho generalizzato apposta, per mostrarne l’errore, il paradosso... non so se si era capito); criminali, “deviati” da allontanare quanto più possibile dalla nostra vista, come scrive Zanna: «non importa a nessuno se ti droghi se spacci se uccidi o rubi, l’importante è il non far rumore e se fai rumore allora interviene lo stato che ti chiude in una cella lontano dal mondo per non farti più sentire da chi sta fuori».

Le carceri esistono per questo. Per segregare una parte di noi stessi. Lontane, seppur magari ce le abbiamo ad un chilometro da casa. Inaccessibili, misteriose, non vogliamo sapere ciò che vi avviene dentro, come vivono le persone, come stanno stipate (a Bologna più di un migliaio di persone per 500 posti disponibili) e come, quelle detenute per piccoli reati, finiscano per “imparare il mestiere”.

«La prigione è l’università del crimine» affermava non mi ricordo chi.

Non possiamo deviare, non ci è concesso nelle nostre società bigotte e borghesi, salutiste, perbeniste, igieniste, uniformi e conformi. Il “diverso” è colui da allontanare poiché anche in noi è ben presente questa componente, questa forza deviante e centrifuga, ma la morale dominante ci impone di reprimerla e finiamo per appiccicarla addosso al rom, che seguitiamo a far vivere nei ghetti, addosso alla persona che si droga, che seguitiamo ad emarginare, addosso al ragazzetto “anarchico”(-?-) che sfascia una vetrina...

... oh, no, mio figlio non è così...

... e poi ci sorprendiamo quando "brave persone", perdono l'"autocontrollo", ovvero quel meccanismo di repressione e scoppiano, compiendo atti anti-sociali, sino all'omicidio. "Ucciso per un parcheggio"... sembra assurdo... ma è capitato... eppure non ci si chiede veramente il perchè. Sono come le morti sul lavoro. Un incidente, un malore, un capogiro, casualità, nessun colpevole...

Ma quale casualità...

Avevo posto una domanda: perché ci pare strettamente necessario il trattamento autoritario e punitivo? Sembra una domanda talmente assurda ed ingenua che non abbisogna nemmeno di parole, vero? Beh, credo che dove stia l’”ingenuità”, lì stia pure tanto da scavare.

Solo Gyta ed in parte Zanna hanno tentato di fornirmi una risposta.

La «com-prensione», è bellissima questa parola, “prendere con”, abbracciare; Frollo afferma non manchi neanche a coloro che vorrebbero soluzioni più “pragmatiche” e meno idealiste, soluzioni pratiche, “qui ed ora” e non sempre futuribili.

Ammetto che il termine “pragmatico” suscita le mie ire. Purtroppo viviamo in un’era in cui ai primi posti sta l’utilità, il guadagno, il progresso infinito, il puntare ad uno scopo come unico significato delle nostre vite (ed era questo il punto fondamentale dell’articolo su L’Espresso citato nella discussione sull’anarchismo, indipendentemente dal marxismo dell’autore, e non bisogna essere tali per comprendere che Sarkozy e Berlusconi sono due buffoni, nel senso etimologico della parola).

Qui il discorso è esattamente il medesimo della somministrazione delle anfetamine ai bambini “iperattivi”. Esattamente lo stesso. Lì tante persone giustamente scandalizzate... e qui?

Viviamo e cresciamo i nostri figli con il mito della velocità, del progresso e con il fatto che sia giusto sottomettere a questi valori ogni cosa, persino la salute mentale dei futuri uomini. Quelli –ormai- “deviati”, i criminali, quelli sono irrecuperabili, gettiamoli via lontano, in un fosso, in un ghetto, mandiamoli in prima linea a morire (discussione in cultura e società di qualche giorno fa), buttiamo via le chiavi delle prigioni! E costruiamo delle altre! Orsù!

E così facendo esorcizziamo e gettiamo via con loro una nostra parte ombra, oscura, quella che vorrebbe deviare, che vorrebbe liberarsi da queste catene sociali, da questi meccanismi repressivi in cui noi stessi ci costringiamo a vivere. Non ci accorgiamo che colui che “delinque” è nient’altro che un fallimento della nostra organizzazione, delle nostre società, di quei falsi miti di progresso per i quali immoliamo decine di esseri umani ogni giorno... ma per cosa, signori, per cosa? Chi ci impone come vivere? Chi o cosa ci impone l’impossibilità di “fermarci” a riflettere?

I morti sono tutti uguali e non esistono popoli od uomini che non abbiano la dignità di essere trattati come tali!

Cosa stiamo portando avanti? Quale idea? Queste domande riguardo al “senso” le ho poste anche nella parallela discussione sull’anarchismo, ma non ho ricevuto risposte.

Perché reputiamo impossibile ed “idealistico” ciò che afferma Gyta, sulla vita dignitosa ed umana di ognuno? Perché va contro il nostro pragmatismo e realismo?

Lo so, queste sono domande complesse che ci impongono di rivedere il senso stesso che abbiamo attribuito alle nostre vite ed al rapporto con la realtà.


Antonio
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Vecchio 20-05-2008, 12.39.35   #19
hava
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Riferimento: I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

perché ci pare strettamente necessario il trattamento autoritario e punitivo? [quote]


In criminologia una delle ipotesi sul compito delle prigioni e' quella di servire da spauracchio alla gente "perbene". La societa' ha bisogno dei criminali per funzionare normalmente, ha bisogno del trattamento autoritatario e punitivo per dissuadere dai "cattivi istinti".
Mi viene in mente a questo proposito il libro di Saramago sulla "Cecita' ", dove al momento che tutti perdono la vista [il controllo] scoppia il caos e tutti agiscono violentemente, tutti diventano criminali.

Che ti sia chiaro Nexus :questa e' un'interpretazione e non un'opinione, e questo te lo dico vedendoti molto involved nel problema. Io stessa avendo lavorato per anni con giovani carcerati credo fermamente nella riabilitazione e nel potere del calore umano.
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Vecchio 20-05-2008, 14.52.31   #20
Socrate78
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Riferimento: I "criminali": chi sono, cosa rappresentano, come trattarli

Anni fa' ho preparato un lavoro accademico sul tema, comparando gli ospiti di un carcere giovanile con coetanei studenti liceali. Non si e' trovata differenza alcuna nella capacita' di empatizzare.

Esistono però alcune categorie di criminali che si caratterizzano proprio per un bassissimo livello di empatia, non hanno alcuna capacità di identificarsi con gli altri ed agiscono in modo freddo e spietato; è sbagliato, a mio avviso, affermare che chi commette dei crimini sia umanamente "uguale" a chi agisce nella legalità, perchè non sempre è così: esistono casi di persone davvero malvage, il cui recupero è estremamente difficile se non perfino impossibile. Inoltre attualmente nel sistema giudiziario vi è una tendenza eccessiva a trovare giustificazioni e attenuanti anche per i reati più gravi;si parla allora di seminfermità mentale, di attimi di follia e via con queste ridicole giustificazioni che portano a scandalosi sconti di pena, che fanno sì che il detenuto sia spinto a ripetere gli atti delinquenziali, approfittando del buonismo delle istituzioni.
Socrate78 is offline  

 



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