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Vecchio 07-10-2014, 02.35.33   #11
vanina
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 22-04-2014
Messaggi: 268
Riferimento: Personalizzazione della fede religiosa (in chiave psicologica)

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
ah cara vita di paese!!

mi spiace vanina mi sono fatto delle crasse risate.

Ti spiace? Ma c'è tanto da ridere, e ben venga una folata di sana e intelligente simpatia!

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
veramente non intendi il lato psicologico della questione?
No, giuro che non lo intendevo quando ho postato.
Le risposte di Donquixote e Maral mi sono state molto seriamente di grande aiuto nel capirci qualcosa in più.
E non lo capisco perchè...santo e benedetto tutto quel che dici del paese e delle comunità e delle comari, ma.... non sono assolutamente "paesani" nè le amiche citate, nè tanto meno i miei suoceri...

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
chiesa anche nella sua etimologia vuol dire comunità, e ogni comunità ha le sue regole, il pastore del gregge è un semplice amministratore dei sentimenti locali.
cosa c'entra il diritto canonico e la fariseità?
Verissimo anche questo : il parroco era del paesello , e ...si può e deve capire che possa rivelarsi ...molto pragmaticamente...un semplice amministratore dei sentimenti locali!
Solo che...del diritto canonico e dei farisei si presume e si spera sappia - e almeno talvolta - ricordi qualcosa...

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
mi sembra più che altro che il tuo sia uno sfogo per una evidente incapacità di accettazione del senso comune del paese, più probabilmente una mancanza di sentirsi parte di un gruppo.
(se sei miscredente perchè andare in chiesa?non te ne rendi conto?)
spiego : il paese di cui trattasi è a circa 70 km dalla città in cui vivo , ed è semplicemente il paese in cui era andato a vivere (a dormire, per la verità, e solo quando non era in giro per lavoro e congressi) mio marito con la compagna XX.
Io...la prima volta che son stata in quel paese è stato - purtroppo - per il funerale di mio marito. Per cui...non è certo quella di quel paesello la comunità a cui avrei mai potuto solo pensare/desiderare di appartenere...

Perchè andare in chiesa? Ehm.... (sincera sincera, ok?) anzitutto ...era l'ultimo saluto a mio marito ma ancor prima al papà di nostro figlio. Semplicemente assurdo (dal mio punto di vista) accampare il primato di questioni ideologiche rispetto allo smarrimento di un figlio poco più che adolescente e che...in un contesto logistico poco famigliare a lui stesso...sai che può trarre un minimo di conforto...quasi soltanto... dall'aver vicina la mamma.
Inoltre, sincera appunto : io non perdo mai la speranza di essere conquistata dalla fede. Non ti nascondo che tutte le cerimonie religiose che scandiscono la vita di amici e parenti mi vedono sempre presente alla funzione religiosa e in attesa dell'omelìa. Spero sempre, in fondo in fondo, di incappare nel sacerdote che mi faccia ricredere.
Poi...sì vabbè...pare un Destino : trovo puntualmente il sacerdote che mi radicalizza e integralizza nel rifiuto motivato e motivabile (pare proprio messo apposta per deludermi ancora di più ) , ma questa è un'altra storia.

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
le comunità vanno che è un piacere, è normale, ognuno vuol sentirsi parte di una storia, quella che ci è stata tramandata funziona ancora bene oggi, sopratutto quando è svuotata di qualsivoglia senso.(il senso lo fanno le lotte fra le comari)

psicologia? sociologia? non c'hanno capito nulla.

Solo noi che viviamo (io solo estivamente) in paese capiamo come funzionano le cose...io ci rido sopra.

Condivido quasi tutto, e il riderci anzitutto.
Però, davvero, non la vedo come una questione "di paesello" (questo aspetto della "paesanità", quando c'è, neanche direi che acuisca il problema, direi soltanto che lo rende più facilmente visibile, vuoi perchè il campo di osservazione è molto ristretto e vuoi perchè la "paesanità" - che esiste e non è un'invenzione tua o mia - enfatizza e fa lievitare indubbiamente il tutto, ma... la personalizzazione della fede...mi pare proprio assai estesa , e... sia orizzontalmente che verticalmente che trasversalmente!

vanina is offline  
Vecchio 07-10-2014, 07.51.47   #12
acquario69
Moderatore
 
L'avatar di acquario69
 
Data registrazione: 10-04-2006
Messaggi: 1,444
Riferimento: Personalizzazione della fede religiosa (in chiave psicologica)

allora si potrebbe aggiungere,per quanto ancora ve ne fosse bisogno e senza voler essere categorico.. che dove ce' il "potere" vi e' per lo più malafede.
acquario69 is offline  
Vecchio 07-10-2014, 13.39.22   #13
donquixote
Moderatore
 
Data registrazione: 23-05-2007
Messaggi: 241
Riferimento: Personalizzazione della fede religiosa (in chiave psicologica)

Citazione:
Originalmente inviato da vanina


Ok, però...il fedele (di qualunque fede) è tale proprio perchè ha scelto di condividere anche e soprattutto uno schema morale, ed anzi uno schema morale che nei suoi fondamentali è continuamente ribadito nelle preghiere individuali e nell'ambito dei riti; uno schema che nessuno obbliga ad abbracciare e i cui fondamentali possono essere ben compresi.
E...quale deserto morale in età formativa dovrebbe mai potersi immaginare in chi si approccia a un Altare o ad un'Ostia dopo aver pensato-parlato-operato-omesso l'esatto contrario di quel che i dettami più basilari della fede che ha scelto gli avrebbero suggerito o imposto?

Non è esattamente così perché c'è una differenza, essenziale, da rimarcare: la fede è un fatto individuale, la religione un fatto sociale. Uno può avere una grandissima fede ma non seguire alcuna delle prescrizioni della religione, mentre al contrario uno può essere completamente privo di fede ma comportarsi da bigotto e fariseo (anche se, paradossalmente, solo il secondo viene definito "fedele"). Non necessariamente un comportamento è più giusto dell'altro ma, fatta salva la buona fede, questi saranno determinati dalle attitudini e dalla capacità di ognuno. Siccome gli uomini non sono tutti uguali vi sono coloro (molto pochi, purtroppo) che riuscendo a comprendere individualmente i fondamenti della dottrina sono anche in grado di dedurne le norme morali e adeguare ad esse i propri comportamenti, mentre la gran parte tenta di adeguarsi alle norme morali (comprendendole o meno, condividendole o meno) che gli consentono di essere riconosciuto come appartenente ad un determinato gruppo sociale ed essere accettato da questo.

In un mondo in cui tutto è in dubbio e l'unica certezza è rimasta il fatto che noi ci siamo, proviamo piacere e dolore, abbiamo bisogni e desideri, e il miglior modo che abbiamo per sentirci vivi è quello di provare emozioni sempre nuove e diverse, appare ovvio che l'adeguamento ad una serie di norme morali che reprimono le aspirazioni ad un benessere meramente egoistico in nome di un superiore fine sociale siano recepite con un certo fastidio. Se quindi non si farà alcuna fatica a seguirle tutto bene, ma se queste confliggeranno in qualche maniera con le aspirazioni personali saranno queste ultime a prevalere.
Del resto capita la stessa cosa con le leggi, che ormai quasi più nessuno rispetta perché le ritiene giuste ma solamente per il timore delle sanzioni, e non appena ha l'occasione di farsi beffa di esse per un qualche tornaconto personale anziché farsi scrupoli di coscienza e sentirsi in colpa si vanta addirittura di averle "fregate".
E l'ipertrofia degli ego è anche una delle ragioni, forse la principale, per cui nella Chiesa attuale vi sono discussioni molto animate sulle famiglie gay, sulla comunione ai divorziati risposati, sull'eutanasia, sulla fecondazione assistita eccetera.
Il discorso in teoria sarebbe molto semplice: "questa è la morale della nostra comunità: se vuoi far parte di questa devi impegnarti a seguire quella, altrimenti sei fuori". In pratica, però, ogni ego più o meno organizzato cerca di tirare la morale dalla propria parte, per avere la possibilità di alimentare se stesso pur rimanendo a tutti gli effetti all'interno di una comunità. Ma le norme morali di una comunità sono come le leggi fisiche che regolano un organismo, in cui tutto è studiato per mantenere un equilibrio; se le si tirano continuamente da una parte sola l'equilibrio andrà perso così come il loro scopo, e poi anche la comunità nel suo complesso subirà il medesimo destino.

Tornando quindi alla questione psicologica i meccanismi "mediatori" che si attivano quando si vive un conflitto interiore se una volta pendevano quasi sempre dalla parte delle regole ora tirano regolarmente da quella opposta. Se un tempo il "dovere" veniva prima, ora ad essere al primo posto è il piacere, e spesso il dovere non viene subito dopo ma addirittura espulso dal novero delle ipotesi possibili, tanto che lo si vive quasi sempre come una costrizione.
donquixote is offline  

 



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