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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 22-10-2014, 02.17.05   #11
vanina
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

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Originalmente inviato da ilsocratepazzo
E se invece si riesce nelle imprese e queste non portano a nulla? Non portano a fidarti delle tue capacità?

Potrebbe voler dire che si è profondamente onesti, se si intuisce che i successi non dipendono da capacità, bensì da caso fortuito (può accadere, accade).

Potrebbe voler dire che si è patologicamente ambiziosi, se non ci si sofferma sul rapporto merito-risultato e , invece, ci si concentra sul (DIVERSO) rapporto risultato-pubblica sottolineatura delle capacità che (forse) lo hanno sostenuto, e non si è mai paghi di quella pubblica sottolineatura (rapportata in realtà al risultato e NON al merito che si assume la sostenga) . Anche questo può accadere e accade.

Potrebbe voler dire, qui ci metto il punto interrogativo però, che effettivamente ci sia un'autostima mai aiutata a crescere o addirittura demolita, per cui...il successo è meritato, è persino ininfluente per l'agente il suo riconoscimento sociale, ma effettivamente l'agente si ritrova esclusa a priori - dalle proprie categorie mentali - quella della propria valenza.
Io non so se questo possa realmente accadere. Lo ipotizzo per completezza di spettro e mi limito a dire che di questo non ho prova (di qui il mio rispettosissimo punto interrogativo) .

Poi potrebbe voler dire un infinito di altre cose che - per limiti miei - neanche immagino.

Il mio semplicismo è voluto.
Secondo me Tu apri mille scenari che per il mio sentire-vivere sono (scusami) contraddittori, mentre MI SEMBRI agognare di viverli in simultanea e ad onta di ogni loro possibilissima contraddittorietà intrinseca.

Tradotto : se ti interroghi ...concludi che vorresti essere Te Stesso (sia quel che sia non è poco: Sei Te Stesso) o ambiresti ad entrare nella Mitologia per pubblica acclamazione?

Perchè...non è mica (per niente) la stessa cosa....

vanina is offline  
Vecchio 22-10-2014, 10.20.51   #12
nikelise
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

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Originalmente inviato da ilsocratepazzo
Si la penso come te, ma è un blocco che non riesco a superare! Sono consapevole... secondo te è l'essere adulto che mi spaventa?
Io non farei classificazioni adulto , bambino .
Ci sono tanti miti che parlano di bambini prodigiosi e coraggiosi .
Hai una paura fottuta di essere inadeguato , di scoprire di non essere all'altezza , in definitiva di scoprire i tuoi limiti .E anche abbastanza normale purche' non si superino determinati livelli di inattivita' e non ci si racconti delle balle pur di non affrontare
Gli elogi degli altri sono la tua palla al piede a mio avviso ma per fortuna te ne sei accorto .

Visto che ti piace la mitologia greca , perché non ti scegli un mito da studiare e da imitare , che ti possa ispirare ?
Ulisse e la sua storia? Sai come lo chiama Omero Ulisse?
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Vecchio 22-10-2014, 13.11.15   #13
ilsocratepazzo
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

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Originalmente inviato da nikelise
Io non farei classificazioni adulto , bambino .
Ci sono tanti miti che parlano di bambini prodigiosi e coraggiosi .
Hai una paura fottuta di essere inadeguato , di scoprire di non essere all'altezza , in definitiva di scoprire i tuoi limiti .E anche abbastanza normale purche' non si superino determinati livelli di inattivita' e non ci si racconti delle balle pur di non affrontare
Gli elogi degli altri sono la tua palla al piede a mio avviso ma per fortuna te ne sei accorto .

Visto che ti piace la mitologia greca , perché non ti scegli un mito da studiare e da imitare , che ti possa ispirare ?
Ulisse e la sua storia? Sai come lo chiama Omero Ulisse?

Beh ho diverse storie che mi piacciono, soprattutto quello che riguarda: Teseo ed Eracle, comunque mi sono sempre piaciuti molto di più i mostri! Penso che nel mito la cosa da imitare, è tutto quello che riguarda l'onestà, gli eroi non hanno preso scorciatoie né accettato compromessi! Odisseo dici? Colui che è odiato?
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Vecchio 22-10-2014, 13.15.09   #14
ilsocratepazzo
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

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Originalmente inviato da vanina
Potrebbe voler dire che si è profondamente onesti, se si intuisce che i successi non dipendono da capacità, bensì da caso fortuito (può accadere, accade).

Potrebbe voler dire che si è patologicamente ambiziosi, se non ci si sofferma sul rapporto merito-risultato e , invece, ci si concentra sul (DIVERSO) rapporto risultato-pubblica sottolineatura delle capacità che (forse) lo hanno sostenuto, e non si è mai paghi di quella pubblica sottolineatura (rapportata in realtà al risultato e NON al merito che si assume la sostenga) . Anche questo può accadere e accade.

Potrebbe voler dire, qui ci metto il punto interrogativo però, che effettivamente ci sia un'autostima mai aiutata a crescere o addirittura demolita, per cui...il successo è meritato, è persino ininfluente per l'agente il suo riconoscimento sociale, ma effettivamente l'agente si ritrova esclusa a priori - dalle proprie categorie mentali - quella della propria valenza.
Io non so se questo possa realmente accadere. Lo ipotizzo per completezza di spettro e mi limito a dire che di questo non ho prova (di qui il mio rispettosissimo punto interrogativo) .

Poi potrebbe voler dire un infinito di altre cose che - per limiti miei - neanche immagino.

Il mio semplicismo è voluto.
Secondo me Tu apri mille scenari che per il mio sentire-vivere sono (scusami) contraddittori, mentre MI SEMBRI agognare di viverli in simultanea e ad onta di ogni loro possibilissima contraddittorietà intrinseca.

Tradotto : se ti interroghi ...concludi che vorresti essere Te Stesso (sia quel che sia non è poco: Sei Te Stesso) o ambiresti ad entrare nella Mitologia per pubblica acclamazione?

Perchè...non è mica (per niente) la stessa cosa....


E se ti dicessi, che per me sono il primo e terzo punto che hai scritto? Il mio concetto della Mitologia non è legato al raggiungimento di una ovazione del pubblico ma al raggiungimento dello stato del proprio essere! Desidero capire cosa sia veramente lo scopo dell'essere! Voglio trovare un significato alla sofferenza interiore del diverso
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Vecchio 22-10-2014, 13.37.04   #15
nikelise
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

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Originalmente inviato da ilsocratepazzo
Beh ho diverse storie che mi piacciono, soprattutto quello che riguarda: Teseo ed Eracle, comunque mi sono sempre piaciuti molto di più i mostri! Penso che nel mito la cosa da imitare, è tutto quello che riguarda l'onestà, gli eroi non hanno preso scorciatoie né accettato compromessi! Odisseo dici? Colui che è odiato?
Si quello , Omero lo chiama politropo: quello dei molti viaggi .......Figuratamente : multiforme . Ti suggerisce qualcosa?
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Vecchio 22-10-2014, 13.49.24   #16
vanina
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

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E se ti dicessi, che per me sono il primo e terzo punto che hai scritto? Il mio concetto della Mitologia non è legato al raggiungimento di una ovazione del pubblico ma al raggiungimento dello stato del proprio essere! Desidero capire cosa sia veramente lo scopo dell'essere! Voglio trovare un significato alla sofferenza interiore del diverso


Se mi dicessi questo, io crederei alla tua sincerità, ma non è da questa che concluderei anche la linearità del percorso che ti autodiagnostichi.
Cerco di spiegarmi e spero di riuscirci (cercando di essere meno noiosa possibile).

Il fatto stesso di assumere a riferimento Miti porta con sè (inevitabilmente, anzi direi aritmeticamente) qualcosa che di socratico ha davvero molto poco.
1) perchè il riferimento è eteronomo ;
2) perchè viene assunto fideisticamente come modello (sempre eteronomo), e aggiungo ..."in nome e virtù di cosa, a ben guardare?";
3) perchè ...sarà un caso ...ma il riferimento è , appunto, un Mito (ergo : entità che è garanzia di pubblico et universale ossequio e plauso).

Tu escludi la mia seconda ipotesi, che invece era quella che "a pelle" mi tornava di più , ma questo non conta nulla, poichè non ci conosciamo abbastanza e troverei scioccamente violenta ogni mia insistenza sul punto.
Però ti chiedo da corrispondente virtuale, semplice semplice, "ma come fai - per logica ed anche emotivamente - ad affermare che cerchi te stesso nella rispondenza in un Mito, piuttosto che nel chiederti chi sei, cosa senti, cosa vorresti davvero e (eventualmente) in quanti punti questo collima col Mito e in quanti , invece, NO, ma fa niente e non è grave e anzi è MERAVIGLIOSO se ti permette di conoscere TE e non l'agognata (e anche triste e povera, volendo) tua non necessaria rispondenza ad un Mito per sentirti....cosa? (non te stesso! Saresti stato un mito di tuo se ti fosse stato spontaneo rispondere a quei canoni. E cosa dunque? E PERCHE'? Perchè centri un modello-Mito, anzichè chiederTi di Te? ) .

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Vecchio 22-10-2014, 17.04.38   #17
nikelise
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

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Originalmente inviato da vanina
Se mi dicessi questo, io crederei alla tua sincerità, ma non è da questa che concluderei anche la linearità del percorso che ti autodiagnostichi.
Cerco di spiegarmi e spero di riuscirci (cercando di essere meno noiosa possibile).

Il fatto stesso di assumere a riferimento Miti porta con sè (inevitabilmente, anzi direi aritmeticamente) qualcosa che di socratico ha davvero molto poco.
1) perchè il riferimento è eteronomo ;
2) perchè viene assunto fideisticamente come modello (sempre eteronomo), e aggiungo ..."in nome e virtù di cosa, a ben guardare?";
3) perchè ...sarà un caso ...ma il riferimento è , appunto, un Mito (ergo : entità che è garanzia di pubblico et universale ossequio e plauso).

Tu escludi la mia seconda ipotesi, che invece era quella che "a pelle" mi tornava di più , ma questo non conta nulla, poichè non ci conosciamo abbastanza e troverei scioccamente violenta ogni mia insistenza sul punto.
Però ti chiedo da corrispondente virtuale, semplice semplice, "ma come fai - per logica ed anche emotivamente - ad affermare che cerchi te stesso nella rispondenza in un Mito, piuttosto che nel chiederti chi sei, cosa senti, cosa vorresti davvero e (eventualmente) in quanti punti questo collima col Mito e in quanti , invece, NO, ma fa niente e non è grave e anzi è MERAVIGLIOSO se ti permette di conoscere TE e non l'agognata (e anche triste e povera, volendo) tua non necessaria rispondenza ad un Mito per sentirti....cosa? (non te stesso! Saresti stato un mito di tuo se ti fosse stato spontaneo rispondere a quei canoni. E cosa dunque? E PERCHE'? Perchè centri un modello-Mito, anzichè chiederTi di Te? ) .


Non concordo con te in questo .
I miti contengono figure archetipali che , come tali , non solo manifestano tendenze dell'inconscio collettivo importanti per tutti ma in particolare , nella misura in cui ti attraggono , consentono di determinare l'archetipo o gli archetipi che costituiscono la dominante della tua psiche .
E per questo sono importanti per conoscere se stessi .
In questo senso non sono affatto eteronomi i miti ma la storia che narra evoca la parte piu' autentica e ricca di forza e risorse di cui disponi .
Il mito e' uno dei modi in cui si manifestano quegli archetipi ( un altro e' il simbolo ) che strutturalmente ti appartengono .
Hai presente quando guardi un film e la storia ti prende e ti emoziona a tal punto da farti piangere ? Accade perché ' in quella storia , entra un archetipo , si sviluppa la figura di un'archetipo che ha la massima influenza in te .
Che sia l'eroe , il guaritore , il profeta , la madre , il martire , il mago veggente o quant'altro , trattasi di figure esitenti da sempre nell'immaginario collettivo e che per ragioni oscure facciamo nostri , sono parte di noi e ci guidano e conducono per tutta la vita .
Trovarli significa una cosa importantissima , significa aver trovato una parte della propria mission , del proprio destino .....a quel punto un buon pezzo di strada e' fatta .
Quante vite scorrono infelici ed insoddisfatte perché non hanno realizzato cio' che e' nella loro piu' intima natura ? E cosa c'e' di piu' intimo della figura primordiale , dell'archetipo che ti domina ?
Ecco allora il perché del fascino dei miti e la loro importanza .

Anzi prova a pensare a quale mito o personaggio del mito ti ha da sempre attratto e vedrai che li vi scorgerai qualcosa di importante per te .
Nello specifico Ulisse e' anch'essa una figura primordiale , incarna un uomo con particolari qualita' che mi ha da sempre attratto fin da quando da bambino e guardavo alla tv l'odissea .
nikelise is offline  
Vecchio 22-10-2014, 19.11.41   #18
ilsocratepazzo
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Se mi dicessi questo, io crederei alla tua sincerità, ma non è da questa che concluderei anche la linearità del percorso che ti autodiagnostichi.
Cerco di spiegarmi e spero di riuscirci (cercando di essere meno noiosa possibile).

Il fatto stesso di assumere a riferimento Miti porta con sè (inevitabilmente, anzi direi aritmeticamente) qualcosa che di socratico ha davvero molto poco.
1) perchè il riferimento è eteronomo ;
2) perchè viene assunto fideisticamente come modello (sempre eteronomo), e aggiungo ..."in nome e virtù di cosa, a ben guardare?";
3) perchè ...sarà un caso ...ma il riferimento è , appunto, un Mito (ergo : entità che è garanzia di pubblico et universale ossequio e plauso).

Tu escludi la mia seconda ipotesi, che invece era quella che "a pelle" mi tornava di più , ma questo non conta nulla, poichè non ci conosciamo abbastanza e troverei scioccamente violenta ogni mia insistenza sul punto.
Però ti chiedo da corrispondente virtuale, semplice semplice, "ma come fai - per logica ed anche emotivamente - ad affermare che cerchi te stesso nella rispondenza in un Mito, piuttosto che nel chiederti chi sei, cosa senti, cosa vorresti davvero e (eventualmente) in quanti punti questo collima col Mito e in quanti , invece, NO, ma fa niente e non è grave e anzi è MERAVIGLIOSO se ti permette di conoscere TE e non l'agognata (e anche triste e povera, volendo) tua non necessaria rispondenza ad un Mito per sentirti....cosa? (non te stesso! Saresti stato un mito di tuo se ti fosse stato spontaneo rispondere a quei canoni. E cosa dunque? E PERCHE'? Perchè centri un modello-Mito, anzichè chiederTi di Te? ) .


E io ti pongo un'altra domanda: da bambino o durante la tua vita hai mai letto dei fumetti? ( io li leggo ancora oggi )... bene un personaggio che più mi affascina è Superman, ma attenzione non perché abbia immensi poteri ma perché riesce a gestirli senza esserne sopraffatto... è questo il mio concetto del mito, non la fatica ma il tormento che porta l'eroe ad essere eroe...
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Vecchio 22-10-2014, 19.14.27   #19
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Originalmente inviato da nikelise
Si quello , Omero lo chiama politropo: quello dei molti viaggi .......Figuratamente : multiforme . Ti suggerisce qualcosa?

No, dimmi...

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Originalmente inviato da nikelise
Non concordo con te in questo .
I miti contengono figure archetipali che , come tali , non solo manifestano tendenze dell'inconscio collettivo importanti per tutti ma in particolare , nella misura in cui ti attraggono , consentono di determinare l'archetipo o gli archetipi che costituiscono la dominante della tua psiche .
E per questo sono importanti per conoscere se stessi .
In questo senso non sono affatto eteronomi i miti ma la storia che narra evoca la parte piu' autentica e ricca di forza e risorse di cui disponi .
Il mito e' uno dei modi in cui si manifestano quegli archetipi ( un altro e' il simbolo ) che strutturalmente ti appartengono .
Hai presente quando guardi un film e la storia ti prende e ti emoziona a tal punto da farti piangere ? Accade perché ' in quella storia , entra un archetipo , si sviluppa la figura di un'archetipo che ha la massima influenza in te .
Che sia l'eroe , il guaritore , il profeta , la madre , il martire , il mago veggente o quant'altro , trattasi di figure esitenti da sempre nell'immaginario collettivo e che per ragioni oscure facciamo nostri , sono parte di noi e ci guidano e conducono per tutta la vita .
Trovarli significa una cosa importantissima , significa aver trovato una parte della propria mission , del proprio destino .....a quel punto un buon pezzo di strada e' fatta .
Quante vite scorrono infelici ed insoddisfatte perché non hanno realizzato cio' che e' nella loro piu' intima natura ? E cosa c'e' di piu' intimo della figura primordiale , dell'archetipo che ti domina ?
Ecco allora il perché del fascino dei miti e la loro importanza .

Anzi prova a pensare a quale mito o personaggio del mito ti ha da sempre attratto e vedrai che li vi scorgerai qualcosa di importante per te .
Nello specifico Ulisse e' anch'essa una figura primordiale , incarna un uomo con particolari qualita' che mi ha da sempre attratto fin da quando da bambino e guardavo alla tv l'odissea .


Concordo con te... io sono sempre cresciuto aiutato dal mito, in un certo senso rappresenta anche quello che i comuni mortali vorrebbero essere, quello a cui aspirano... e se puntare al mito può purificarti, perché no?
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Vecchio 23-10-2014, 00.21.01   #20
laryn
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Riferimento: Se Erich Fromm potesse aiutarmi? (Come si costruisce la stima di sé?)

Citazione:
Originalmente inviato da ilsocratepazzo
27 anni sono passati dal giorno infausto/fausto in cui la mia mente nacque, eppure mi sembra di essermi fermato lì.
Da quel che affermi dopo parrebbe proprio che di strada ne hai fatta... e tanta!
Ti sembra di esserti fermato lì, ma i fatti dimostrano di no... lo dici tu stesso.
Forse sei fermo in quella sorta di convinzione che ti sei costruita: d'esserti fermato.
Perchè non la demolisci così come l'hai messa in piedi?
Un aforisma recita:
"Le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità." (Nietzsche)
Delle bugie c'è consapevolezza che siano tali.
Delle convinzioni non c'è consapevolezza che siano, ironia della sorte, bugie ben più consistenti e, per questo, apparendo vere, creano danni senza che chi li subisce si renda conto che quei danni possano essere stati provocati da quelle solenni bugie ritenute, però, erroneamente, verità sacrosante.

Citazione:
Tra tutte le mie virtù, l'insicurezza è quella che più, secondo me, mi contraddistingue. Sapete bene le nuove generazioni vengono forgiate per raggiungere un solo scopo: la vittoria!
E per quelle che non mirano alla vittoria? Quelle che pensano che la vittoria sia solo un futile motivo che tende a riempire un contenitore con un buco? Cosa sono?

L'insicurezza nasce, come tu stesso dici, dal percepire la "vittoria" come un valore assoluto.
Chi va dicendo che la vittoria sia un valore?
Come fa a dirlo e, peggio, a dimostrarlo?
Una vittoria è un'imposizione che trae origine dal credere che le proprie vedute siano verità. Se sono verità, allora, vanno imposte.
Come si possono imporre?
1 -Con la persuasione, il convincimento, l'indottrinamento... che sono metodiche di condizionamento dolce, soft, inavvertite e, per questo, potenti.
Con il convicimento si depongono ai piedi di chi ci ha convinti le nostre facoltà di pensiero autonomo, libero da condizionamento... sono tecniche fondamentalmente di stampo religioso (senza esclusione del mitologico), ma anche politico e commerciale.
2 -Con l'abile diplomazia, che è l'arte di trattare questioni delicate e complesse. Con la diplomazia si cerca di convincere l'altro che la ragione sta da una parte e che l'altra ha convenienza ad addivenire a patti.
3 -La guerra... e lì tutto si sfodera per convincere della sua necessità: guerra giusta, guerra santa, dio è con noi, la verità è dalla nostra e la dobbiamo imporre agli eretici etc.

Dei tre sistemi di imposizione di una verità supposta il primo è il più subdolo, il più scaltro.

Se per i giovani, come tu dici, la vittoria assurge a conditio sine qua non del successo, è proprio in quel momento che, per loro (i veri condizionati) il concetto di vittoria si ammanta di un aura religiosa, divina, alla quale prostrarsi in solenne adorazione.
Non vedo perchè occuparsene e preoccuparsene.

Citazione:
Solo insicurezze... e beh, se non hai un ruolo al giorno d'oggi non sei nessuno!
Chi ha un ruolo è qualcuno per chi, se non per chi vi crede e attribuisce al ruolo una connotazione così colorata quanto arbitraria?

Citazione:
Se hai degli ideali, al giorno d'oggi, sei considerato uno che non ha capito nulla dalla vita.
Accade semplicemente perchè si considerano gli altri auctoritates sul nostro pensiero.
Nessuno può essere più autorevole del tuo pensiero. Con il pensiero altrui si può addivenire ad un accordo, ad uno scambio di idee, ma ciò deve avvenire sempre sul piano della parità e del rispetto della reciproca dignità e libertà di parola e mai a discapito del proprio pensiero.

Citazione:
I miei nonni, i miei genitori, i miei amici etc considerano la disonestà in un mondo disonesto qualcosa di naturale, e la giustificano.
A rigor di logica non è che abbiano tutti i torti.
Onestà e disonestà sono facce della stessa medaglia e sono costrutti essenzialmente umani. Si può concordare e aderire, oppure no... dipende.
Cos'è onesto o disonesto se non ciò che sfugge alle regole del gioco onesto/disonesto?
Se io ho fame e non lavoro e per questo colgo un pò d'uva del vicino sono un ladro?
Pensa al concetto di proprietà. Chi ha stabilito che un pezzo di terreno mi appartiene in esclusiva, con quale autorità?
Se noi portiamo questi concetti all'esasperazione e li mettiamo alle strette t'accorgi che non reggono se non in nome di un accordo bonario fra esseri umani.
Ritieni possibile che accordi del genere debbano, in ultima analisi, essere così importanti da condizionare il nostro pensiero?
Allora... io valgo non perchè lo decidono gli altri, ma perchè lo decido io, anche se agli altri può piacere o non piacere.
D'altra parte tu vedi che gli stati parlano e stabiliscono cos'è onesto e cosa è disonesto, ma quando i loro interessi sono in gioco non ci impiegano due attimi ad infrangere quelle regole e la vittoria, che è la verità da imporre, appartiene al più forte, il quale si sente autorizzato a scardinare un ordine che diventa disordine e un disordine che diventa ordine.
Dice Pino Aprile, nel suo libro così tanto simpatico da leggere (L'elogio dell'errore),
che gli errori di oggi possono essere le regole di domani e che le regole di oggi potrebbero essere gli errori di domani.
Ciò che è considerato onesto oggi potrebbe essere disonesto domani.
Tutto può essere importante, logico, razionale, ma mai fino al punto da ingenerare in noi disagio o a dubitare delle nostre possibilità.

Mi scuso per gli errori e, forse, per post un pò pasticciato, ma ho scritto di getto.
laryn is offline  

 



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