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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 24-10-2014, 09.31.36   #1
IlSennoDiPoi
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Nome anagrafico

Salve a tutti.

Volevo proporre un argomento, mi rendo conto, un po' insolito ma per me fonte di grande sofferenza.

Qualche anno fa ho cambiato il mio nome all'anagrafe, dato che io appartengo ( o meglio appartenevo) a quella categoria di persone che fin dalla nascita è stata chiamata (apparentemente inspiegabilmente) dai propri genitori in altro modo rispetto al proprio nome di battesimo.

Il motivo di questa bizzarra scelta sta nel fatto che il mio ex nome di anagrafe fosse stato un'imposizione più o meno grave da parte dei mie nonni e i miei genitori, in particolare mia madre, hanno cominciato ad abituarsi a chiamarmi come avrebbero voluto ufficialmente, ma come non hanno fatto.

Vorrei sottolineare che non si tratta di un diminutivo, ma sono proprio due nomi completamente differenti.

Per me la loro decisione è sempre stata una cosa naturale, non so, per lungo tempo sono stato in grado di gestire la dimensione familiare e quella sociale e in qualche modo riuscivo a spiegare questa ambiguità duranti i miei anni di studio e in generale nella mia vita. Era una situazione scomoda ma niente di più.

Tempo fa ho avuto una forte crisi, e improvvisamente ho cominciato a soffire molto di questa condizione. Mi sono sentito un impostore e, specialmente negli ambienti di lavoro, non sono più riuscito a sentirmi chiamare per quello che era il mio vero nome. Ho provato in tutti i modi ad accettare quella che per me sarebbe stata la cosa più facile, ma non ci sono riuscito.

Dopo un periodo di grande lacerazione, ho deciso di fare qualcosa e di correggere quello che, a mio avviso, era stato un errore. Così ho cambiato nome all'anagrafe, con, potete immaginare, molte difficoltà, sia pratiche che mentali.

Tuttavia, da quando ho preso questa faticosa scelta, non mi sento per niente contento.

Mi sembra di aver complicato molto la mia vita, di fatti so che è così. Mi sento ridicolo.

Molte, moltissime persone mi conoscono con quello che era il mio "vecchio" nome e non riesco a trovare più il modo, come lo trovavo in passato, di gestire questa situazione. Mi riferisco soprattutto agli ambienti lavorativi nei quali si creano equivoci e imbarazzi a non finire.

Insomma, credo di aver commesso un errore, so che molte persone approfittano di questo casino per mettermi a disagio e io stesso mi sento molto ridicolo a ripetere, di volta in volta "hey, sai, ho cambiato nome, per favore puoi evitare di chiamarmi come mi hai conosciuto?".

Ho veramente bisogno di sentire l'opinione di qualcuno, magari confrontarmi con persone che hanno vissuto lo stesso tipo di situazione.

Come pensate che potrei smettere di soffrire di tutto questo?

Grazie
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Vecchio 24-10-2014, 13.00.36   #2
nevealsole
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Ciao Ilsennodipoi,

ma che bello quest'argomento che hai proposto.
Per niente banale, tra l'altro.

Di getto mi vengono in mente un sacco di cose:
1) I Romani dicevano "nomen omen",l?augurio (letto come destino) è nel nome. Sottolinea l'importanza che il nome alle volte ha nel percorso di un individuo.
2) La Costituzione sancisce il diritto al nome, e permette proprio per questo di cambiarlo, se te lo hanno lasciato fare, hanno ritenuto reale il tuo interesse.

Nella mia vita ho conosciuto molta gente che presentava una discordanza tra il documento anagrafico e la conoscenza pubblica. Non sei solo, ci sono molte persone che scelgono un nome di battesimo diverso da quello sul documento d'identità, anche se non arrivano fino al far correggere quest'ultimo. Mi son sempre chiesta quale sia la spinta che li spinge, tu puoi aiutarmi a capire.

Non ho esperienza diretta a riguardo, però ipotizzo che il tuo disagio possa essere dovuto a vari fattori, tra cui il senso di aver "tradito" i propri genitori o la propria famiglia d'origine decidendo di autobattezzarti e, non meno importante, il fatto che in qualche modo hai così "chiuso" con una parte della tua vita.
Non credo siano gli aspetti pratici, o la reiterata spiegazione agli altri, a causarti disagio.

Secondo le Costellazioni Familiari non si dovrebbe mai attribuire al figlio il nome di un ascendente, specialmente in modo consapevole, perché è come legare i loro destini, rendere il secondo una replica dell'esistenza del primo. Non mi stupisce perciò che tu abbia deciso di recidere questo filo, anche se lo hai fatto solo in apparenza.

La tua decisione mi ha fatto venire in mente gli Indiani d'America, in quella tradizione c'è chi sceglie di cambiare il proprio nome, o il nome che gli/le è stato attribuito, se sente che le caratteristiche di quel nome non fanno più parte della sua vita.
Insomma, come se nel cambiamento sostanziale di una parte di te si giustifichi la scelta di cambiare il tuo nome.
Certo dovresti capire bene tu per primo le ragioni di questa spinta così forte, e se vuoi, provare a condividerle con noi.
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Vecchio 24-10-2014, 13.10.21   #3
acquario69
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Come pensate che potrei smettere di soffrire di tutto questo?

Ciao..
provero a dire qualcosa,purtroppo in maniera un po fugace,spero qualche spunto possa pur venir fuori..
innanzitutto per quanto si possa provare a mettersi nei panni degli altri,il riscontro effettivo può farlo solo chi "vive" direttamente il suo problema.
premesso questo,mi e' venuto in mente che un nome per quanto possa pure rivestire una certa importanza non dovrebbe (sempre secondo me)
far naufragare quella che e' la vera personalità di fondo,che essendo tale non può avere un "nome" o magari intenderla in questo modo come un "etichetta"…
tu (noi tutti) siamo qualcosa di più,molto di più di un semplice nome anagrafico.
se ti chiami fabrizio,o francesco o pierluigi,in fondo che differenza può farti…sei sempre tu,quello di sempre

chiudo qui il mio semplice e breve intervento

acquario69 is offline  
Vecchio 24-10-2014, 15.18.55   #4
paul11
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Salve a tutti.

Volevo proporre un argomento, mi rendo conto, un po' insolito ma per me fonte di grande sofferenza.

Qualche anno fa ho cambiato il mio nome all'anagrafe, dato che io appartengo ( o meglio appartenevo) a quella categoria di persone che fin dalla nascita è stata chiamata (apparentemente inspiegabilmente) dai propri genitori in altro modo rispetto al proprio nome di battesimo.

Il motivo di questa bizzarra scelta sta nel fatto che il mio ex nome di anagrafe fosse stato un'imposizione più o meno grave da parte dei mie nonni e i miei genitori, in particolare mia madre, hanno cominciato ad abituarsi a chiamarmi come avrebbero voluto ufficialmente, ma come non hanno fatto.

Vorrei sottolineare che non si tratta di un diminutivo, ma sono proprio due nomi completamente differenti.

Per me la loro decisione è sempre stata una cosa naturale, non so, per lungo tempo sono stato in grado di gestire la dimensione familiare e quella sociale e in qualche modo riuscivo a spiegare questa ambiguità duranti i miei anni di studio e in generale nella mia vita. Era una situazione scomoda ma niente di più.

Tempo fa ho avuto una forte crisi, e improvvisamente ho cominciato a soffire molto di questa condizione. Mi sono sentito un impostore e, specialmente negli ambienti di lavoro, non sono più riuscito a sentirmi chiamare per quello che era il mio vero nome. Ho provato in tutti i modi ad accettare quella che per me sarebbe stata la cosa più facile, ma non ci sono riuscito.

Dopo un periodo di grande lacerazione, ho deciso di fare qualcosa e di correggere quello che, a mio avviso, era stato un errore. Così ho cambiato nome all'anagrafe, con, potete immaginare, molte difficoltà, sia pratiche che mentali.

Tuttavia, da quando ho preso questa faticosa scelta, non mi sento per niente contento.

Mi sembra di aver complicato molto la mia vita, di fatti so che è così. Mi sento ridicolo.

Molte, moltissime persone mi conoscono con quello che era il mio "vecchio" nome e non riesco a trovare più il modo, come lo trovavo in passato, di gestire questa situazione. Mi riferisco soprattutto agli ambienti lavorativi nei quali si creano equivoci e imbarazzi a non finire.

Insomma, credo di aver commesso un errore, so che molte persone approfittano di questo casino per mettermi a disagio e io stesso mi sento molto ridicolo a ripetere, di volta in volta "hey, sai, ho cambiato nome, per favore puoi evitare di chiamarmi come mi hai conosciuto?".

Ho veramente bisogno di sentire l'opinione di qualcuno, magari confrontarmi con persone che hanno vissuto lo stesso tipo di situazione.

Come pensate che potrei smettere di soffrire di tutto questo?

Grazie

Il mio primo nome è Andrea, il secondo Paolo.
Paolo per familiari e amici dì infanzia, Andrea negli altri ambiti (essendo il primo nome ufficiale).
Andrea viene dal nonno materno, Paolo perchè piaceva soprattutto in famiglia per plebiscito
Ricordo ancora.... primo giorno di scuola della prima elementare, passavano ancora i bidelli a riempire i calamai d'inchiostro incorporati nel banco di scuola. Appello della maestra , giusto il cognome e sbagliato il nome Andrea, perchè tutti mi avevano chiamato sempre Paolo familiari e amici....e io non mi alzo e non rispondo.
La maestra richiede...ma solo con il cognome, allora alzo il braccio.
Da lì ho capito che avevo un altro nome e che era stato inutile farmi imparare a scrivere Paolo, dovevo reimparare a scrivere Andrea.

Non ho mai avuto problemi psicologici, gli unici sono formali essendo entrati entrambi nel codice fiscale(il secondo come iniziale come regola dell'algoritmo ) e quindi a volte devo firmare con entrambi i nomi.
Mi piacciono entrambi e ormai ci sono abituato da decenni e non faccio più caso che appunto nei diversi ambiti c'è chi mi chiama Andrea e in altri Paolo.

Questa è la mia banale esperienza, ma temo che la tua sia purtroppo vissuta in maniera più difficile forse per natura del problema diverso...

paul11 is offline  
Vecchio 24-10-2014, 23.30.26   #5
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Originalmente inviato da nevealsole



Nella mia vita ho conosciuto molta gente che presentava una discordanza tra il documento anagrafico e la conoscenza pubblica. Non sei solo, ci sono molte persone che scelgono un nome di battesimo diverso da quello sul documento d'identità, anche se non arrivano fino al far correggere quest'ultimo. Mi son sempre chiesta quale sia la spinta che li spinge, tu puoi aiutarmi a capire.


Ciao e grazie della risposta.
In realtà non è che non mi piacesse il mio ex nome, è solo che fin da bambino tutti mi hanno chiamato in altro modo, mia madre, mio padre, i miei fratelli, le mie zie, tutti.
Si cercava di distinguermi da altri cugini omonimi e mia madre odiava la persona dalla quale questo nome deriva. Credo che incosciamente cercassi di non essere identificato con quella persona e di avere l'affetto di mia madre.
Insomma, per me cambiare non è stato piacevole ma mi sembrava di non essere me.

Non ho esperienza diretta a riguardo, però ipotizzo che il tuo disagio possa essere dovuto a vari fattori, tra cui il senso di aver "tradito" i propri genitori o la propria famiglia d'origine decidendo di autobattezzarti e, non meno importante, il fatto che in qualche modo hai così "chiuso" con una parte della tua vita.
Non credo siano gli aspetti pratici, o la reiterata spiegazione agli altri, a causarti disagio.

In realtà sento più il peso dello spiegone sociale e dei problemi pratici.
Ho viaggiato molto nella mia vita e conosciuto tanta gente, non a tutti ho rivelato questa situazione e ora mi sembra una specie di handicap.
Riguardo al tradimento, credo siano stati più i miei ad aver "tradito" la mia identità. Io ho fatto solo quello che loro non hanno avuto il coraggio di fare, mettersi contro la tradizione.

Certo dovresti capire bene tu per primo le ragioni di questa spinta così forte, e se vuoi, provare a condividerle con noi.

Mi sembrava di non essere me stesso, ma allo stesso tempo ora mi sembra molto confuso.
Mi sento un po' ridicolo, ora adulto, a soffrire di una situazione così infantile.

Grazie per la tua risposta e per i tuoi interessanti aneddoti
IlSennoDiPoi is offline  
Vecchio 24-10-2014, 23.32.39   #6
IlSennoDiPoi
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Originalmente inviato da acquario69
Ciao..
provero a dire qualcosa,purtroppo in maniera un po fugace,spero qualche spunto possa pur venir fuori..
innanzitutto per quanto si possa provare a mettersi nei panni degli altri,il riscontro effettivo può farlo solo chi "vive" direttamente il suo problema.
premesso questo,mi e' venuto in mente che un nome per quanto possa pure rivestire una certa importanza non dovrebbe (sempre secondo me)
far naufragare quella che e' la vera personalità di fondo,che essendo tale non può avere un "nome" o magari intenderla in questo modo come un "etichetta"…
tu (noi tutti) siamo qualcosa di più,molto di più di un semplice nome anagrafico.
se ti chiami fabrizio,o francesco o pierluigi,in fondo che differenza può farti…sei sempre tu,quello di sempre

chiudo qui il mio semplice e breve intervento


Grazie.
Ma ti assicuro che se un fiore profuma come una rosa, deve essere per forza una rosa, vedi come finiscono romeo e giulietta per via di un nome.
Grazie ancora del tuo intervento
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Vecchio 24-10-2014, 23.36.23   #7
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Originalmente inviato da paul11
Il mio primo nome è Andrea, il secondo Paolo.
Paolo per familiari e amici dì infanzia, Andrea negli altri ambiti (essendo il primo nome ufficiale).
Andrea viene dal nonno materno, Paolo perchè piaceva soprattutto in famiglia per plebiscito
Ricordo ancora.... primo giorno di scuola della prima elementare, passavano ancora i bidelli a riempire i calamai d'inchiostro incorporati nel banco di scuola. Appello della maestra , giusto il cognome e sbagliato il nome Andrea, perchè tutti mi avevano chiamato sempre Paolo familiari e amici....e io non mi alzo e non rispondo.
La maestra richiede...ma solo con il cognome, allora alzo il braccio.
Da lì ho capito che avevo un altro nome e che era stato inutile farmi imparare a scrivere Paolo, dovevo reimparare a scrivere Andrea.

Non ho mai avuto problemi psicologici, gli unici sono formali essendo entrati entrambi nel codice fiscale(il secondo come iniziale come regola dell'algoritmo ) e quindi a volte devo firmare con entrambi i nomi.
Mi piacciono entrambi e ormai ci sono abituato da decenni e non faccio più caso che appunto nei diversi ambiti c'è chi mi chiama Andrea e in altri Paolo.

Questa è la mia banale esperienza, ma temo che la tua sia purtroppo vissuta in maniera più difficile forse per natura del problema diverso...


Grazie.
Sì, so che può apparire un problema sciocco, ma per me il mio ex nome ha avuto a lungo e forse lo ha ancora un valore fortemente simbolico, mia madre lo odiava e di conseguenza anche io sono cresciuto con questo odio.

Purtroppo la situazione che tu riesci a vivere così serenamente, com'è giusto che sia, ovvero con molti che mi chiamano A e altri che mi chiamano B, specialmente in ambienti di lavoro, mi procura una forte ansia. So che è incredibile ma è così.
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Vecchio 25-10-2014, 08.23.03   #8
jador
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Originalmente inviato da IlSennoDiPoi
Grazie.
Sì, so che può apparire un problema sciocco, ma per me il mio ex nome ha avuto a lungo e forse lo ha ancora un valore fortemente simbolico, mia madre lo odiava e di conseguenza anche io sono cresciuto con questo odio.

Purtroppo la situazione che tu riesci a vivere così serenamente, com'è giusto che sia, ovvero con molti che mi chiamano A e altri che mi chiamano B, specialmente in ambienti di lavoro, mi procura una forte ansia. So che è incredibile ma è così.

Forse hai odiato quel nome solo come conseguenza dell'odio di tua madre, ma la provenienza del tuo nome a te in fondo non creava problemi?

Io ho odiato il mio nome per tantissimo tempo perché era il nome di mia nonna paterna, che dell'amore di nonna non aveva proprio nulla, e dentro di me provavo rabbia anche nei confronti di mia madre che, pur sapendo che quella persona fosse così malefica, ha acconsentito di farmi portare il suo nome.

Ad un certo punto mi sono assegnata un diminutivo, e alle nuove conoscenze mi sono presentata con quello.

Ad oggi quindi chi mi chiama col mio nome di battesimo e chi col diminutivo.

Ma un giorno ho iniziato a chiedermi quale fosse il nome che sentivo mi appartenesse.
Quel nome che, da quando ho imparato a scrivere, l'ho scritto tante di quelle volte, da non poterlo non sentire mio, nonostante tutto.

Ho cancellato ogni motivo di rancore, ogni origine, ogni motivazione sulla scelta o sul mancato rifiuto di scelta da parte di mia madre, e me ne sono riappropriata.

Quel nome sono io, indipendentemente da tutto e da tutti.

Certo è difficile farmi chiamare col mio nome di battesimo da chi mi chiama col diminutivo, come del resto era difficile farmi chiamare col diminutivo da chi mi conosce da quando sono nata.

Forse ripeto, ti ha condizionato il rifiuto di tua madre verso quel nome, ma ora che non ce l'hai più anagraficamente, senti quanto ti appartenesse in realtà?

Al di là delle difficoltà pratiche che ti può causare la cosa specie in ambito lavorativo.


Ultima modifica di jador : 25-10-2014 alle ore 08.58.27.
jador is offline  
Vecchio 25-10-2014, 09.14.58   #9
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Originalmente inviato da jador
Forse hai odiato quel nome solo come conseguenza dell'odio di tua madre, ma la provenienza del tuo nome a te in fondo non creava problemi?

Io ho odiato il mio nome per tantissimo tempo perché era il nome di mia nonna paterna, che dell'amore di nonna non aveva proprio nulla, e dentro di me provavo rabbia anche nei confronti di mia madre che, pur sapendo che quella persona fosse così malefica, ha acconsentito di farmi portare il suo nome.

Ad un certo punto mi sono assegnata un diminutivo, e alle nuove conoscenze mi sono presentata con quello.

Ad oggi quindi chi mi chiama col mio nome di battesimo e chi col diminutivo.

Ma un giorno ho iniziato a chiedermi quale fosse il nome che sentivo mi appartenesse.
Quel nome che, da quando ho imparato a scrivere, l'ho scritto tante di quelle volte, da non poterlo non sentire mio, nonostante tutto.

Ho cancellato ogni motivo di rancore, ogni origine, ogni motivazione sulla scelta o sul mancato rifiuto di scelta da parte di mia madre, e me ne sono riappropriata.

Quel nome sono io, indipendentemente da tutto e da tutti.

Certo è difficile farmi chiamare col mio nome di battesimo da chi mi chiama col diminutivo, come del resto era difficile farmi chiamare col diminutivo da chi mi conosce da quando sono nata.

Forse ripeto, ti ha condizionato il rifiuto di tua madre verso quel nome, ma ora che non ce l'hai più anagraficamente, senti quanto ti appartenesse in realtà?

Al di là delle difficoltà pratiche che ti può causare la cosa specie in ambito lavorativo.




Sì, forse è così.
Sapevo che sarebbe stata una scelta difficile ma non mi aspettavo questa mia reazione tragica.
Complimenti a te che sei riuscita ad andare oltre tua madre, io non ce l'ho fatta.

Ricordo di aver conosciuto una ragazza con un problema molto simile al mio, straniera lei.
Un giorno mi resi conto che i suoi amici la chiamavano totalmente in altro modo.
Si vedeva che era molto triste per questa cosa ma non ne parlava mai. Credo che a suo marito e alle persone a lei più vicine però avesse proprio chiesto di farsi chiamare come la chiamavano da piccola.

Speravo sarebbe stato naturale questo passaggio ma mi sento che non so più chi sono e di conseguenza non so gestire me stesso con gli altri.
Amo il nome per il quale ho cambiato e quello rappresenta la parte più viscerale di me, ma mi rendo conto che per anni e anni ho vissuto e lavorato con un altro nome e solo ora dopo il mio cambiamento mi accorgo di quanto fossi conosciuto anche con l'altro. Come fare?

Mi chiedo come facciano attori e cantanti spesso a proporsi e a vivere per una vita con nomi completamente differenti dai loro.
Penso a Massimo Ranieri o Ornella Muti.

Grazie per il tuo parere
IlSennoDiPoi is offline  
Vecchio 25-10-2014, 10.28.30   #10
laryn
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Originalmente inviato da IlSennoDiPoi
Sì, forse è così.
Sapevo che sarebbe stata una scelta difficile ma non mi aspettavo questa mia reazione tragica.
Complimenti a te che sei riuscita ad andare oltre tua madre, io non ce l'ho fatta.

Ricordo di aver conosciuto una ragazza con un problema molto simile al mio, straniera lei.
Un giorno mi resi conto che i suoi amici la chiamavano totalmente in altro modo.
Si vedeva che era molto triste per questa cosa ma non ne parlava mai. Credo che a suo marito e alle persone a lei più vicine però avesse proprio chiesto di farsi chiamare come la chiamavano da piccola.

Speravo sarebbe stato naturale questo passaggio ma mi sento che non so più chi sono e di conseguenza non so gestire me stesso con gli altri.
Amo il nome per il quale ho cambiato e quello rappresenta la parte più viscerale di me, ma mi rendo conto che per anni e anni ho vissuto e lavorato con un altro nome e solo ora dopo il mio cambiamento mi accorgo di quanto fossi conosciuto anche con l'altro. Come fare?

Mi chiedo come facciano attori e cantanti spesso a proporsi e a vivere per una vita con nomi completamente differenti dai loro.
Penso a Massimo Ranieri o Ornella Muti.

Grazie per il tuo parere

A parer mio forse si da un eccesso di importanza alla cosa. Con questo non dubito del disagio che essa ti può provocare, ma quel disagio va affrontato razionalmente e emotivamente.
Un nome, per quanto non piaccia, rappresenta in toto il personaggio che lo porta.
Se quel personaggio ha più nomi, che problema c'è?
Io ho due figli e a ognuno abbiamo assegnato il nome che a noi genitori piaceva.
C'è stata poi l'interferenza di mia madre e, per il rispetto che le vogliamo, l'abbiamo accontentata. Così i nostri rampolli portano entrambi due nomi. Ci siamo sempre rivolti a loro con il nome che noi genitori avevamo scelto, ma t'assicuro che non sentono il peso dell'altro nome, che portano volentieri, al punto che nei loro biglietti da visita li utilizzano entrambi. Mia moglie, invece, di nomi ne ha tre e, a parte qualche difficoltà con il codice fiscale, ma che si è risolta, è chiamata indifferentemente con i tre nomi senza problema alcuno.
Anzi, dirò di più: alcuni combinano i tre nomi dando luogo ad una caterva di altri.
Questo ci piace. Un quarto nome che le volevano dare sarebbe stato Dolores, poi vi hanno rinunciato, in quanto cozzava forte con almeno uno dei tre.
Così tu puoi chiamarla (uso altri tre nomi a caso): Maria, Anna, Gloria, ma anche
Marianna, Glorianna, Annagloria, Marianna, Annamaria, Mariannagloria, Gloriannamaria e via contanto di questo passo con diverse altre combinazioni. E' chiamata, perciò, sia con un nome dei tre, con due dei tre, ma anche con l'abbinamento dei tre insieme.
Da un lato la cosa è assolutamente vantaggiosa, perchè, a seconda di come la chiamano, lei riesce a identificare da chi le arriva il messaggio.
Le è anche capitato di ricevere raccomandate per multe da pagare che ha posto per distrazione nel dimenticatoio. Dato che le raccomandate portavano un nome che non era nell'ordine, con la virgola, rispetto a quello anagrafico, essendo trascorsi gli anni per la prescrizione, si è vista annullare le multe... mica poco, ti pare, come vantaggio? (Lascia cadere la battuta che provoca il sorriso, ma è un caso in cui due o tre nomi salvano... mica poco, vero, in fatto di vantaggio - ovviamente lei non ha adempiuto al suo dovere con il proposito di sfuggire alla multa).
Guarda, ci siamo abituati a sostituire Lira con Euro e questo è stato per me molto difficile da ingoiare, ancor oggi... il tempo che trascorre aiuta, però, e cancella tutto.
Sii fiducioso e prendi allegramente l'incomodo. Se tu non gli attribuisci importanza non lo faranno certamente gli altri, e, se succede, impara a riderci sopra.
D'altra parte i tuoi genitori non hanno agito per arrecarti un danno.
laryn is offline  

 



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