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Vecchio 21-07-2015, 20.04.58   #1
Aeroplano Italiano
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Perdonare scendendo

Ciao a tutti. Vorrei sapere la vostra opinione su questo ragionamento.

Non perdonare è come una scala in salita. Più aumenta la fatica.
Perdonare è invece come una scala in discesa: è molto più comoda.

Ma è in discesa. Bisogna comunque scendere e occorre perciò una certa dose di umiltà.
Sembra un paradosso! Ma forse non lo é. Noi a volte siamo feriti, e allora viene ferito anche il nostro orgoglio.
Se riusciamo spesso a riparare anche in fretta un danno subito, l'orgoglio ferito può metterci anni e anni a sanarsi. E probabilmente non si sana nemmeno, perché l'orgoglio è incapace di sanarsi. Perciò alcune ferite possono restare aperte anche a lungo.
L'unica medicina per l'orgoglio dolente è l'umiltà.
Ma umiltà significa scendere.
Ecco perché penso al perdono come a una comoda scala in discesa, sapendo che c'è da scendere e questo può un po' dispiacere.

Pensare di perdonare, seguendo la via dell'umiltà. E giusto?
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Vecchio 22-07-2015, 14.35.07   #2
CVC
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Riferimento: Perdonare scendendo

Io penso che il perdono ha senso quando è preceduto dal pentimento. Se perdono qualcuno che non si è pentito di ciò che ha fatto, significa che chi ha peccato peccherà ancora, appunto perchè non si è pentito, quindi io per coerenza dovrò perdonarlo ancora ed inutilmente, visto che non si pente, e ciò sminuirà il valore del mio gesto oltre che permettere a chi sbaglia di perseverare. L'importante è che chi sbaglia si penta e lo faccia veramente, a questa condizione il perdono è doveroso ed anzi dovrebbe essere una logica conseguenza.
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Vecchio 22-07-2015, 19.01.07   #3
laridream
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Riferimento: Perdonare scendendo

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Originalmente inviato da Aeroplano Italiano
Ciao a tutti. Vorrei sapere la vostra opinione su questo ragionamento.

Non perdonare è come una scala in salita. Più aumenta la fatica.
Perdonare è invece come una scala in discesa: è molto più comoda.

Ma è in discesa. Bisogna comunque scendere e occorre perciò una certa dose di umiltà.
Sembra un paradosso! Ma forse non lo é. Noi a volte siamo feriti, e allora viene ferito anche il nostro orgoglio.
Se riusciamo spesso a riparare anche in fretta un danno subito, l'orgoglio ferito può metterci anni e anni a sanarsi. E probabilmente non si sana nemmeno, perché l'orgoglio è incapace di sanarsi. Perciò alcune ferite possono restare aperte anche a lung
L'unica medicina per l'orgoglio dolente è l'umiltà.
Ma umiltà significa scendere.
Ecco perché penso al perdono come a una comoda scala in discesa, sapendo che c'è da scendere e questo può un po' dispiacere.

Pensare di perdonare, seguendo la via dell'umiltà. E giusto?


Ciao Aeroplano,sul perdono di concetti e idee potremmo sentirne d'infinite, io credo che sia solo e unicamente un fatto personale.
Una persona perdona per se stesso poco importa se l'altro s'è pentito o meno.Il perdono serve a chi lo da non a chi lo riceve.
Condivido sul fatto che ci vuole umiltà e che la strada per arrivare al perdono sia una strada in discesa.Credo anche che s'arrivi al perdono attraverso un lavoro interiore, che ci si arrivi soltanto dopo aver com preso alcuni dei tanti paradossi dell'esistenza,ci sia arriva dopo svariate esperienze personali...e mi ripeto il perdono è utile e benefico unicamente per chi lo mette in atto...poco importa se l'altro persegue il suo atteggiamento o meno.Certo anche a chi si pente il perdono è importante ma vale il medesimo discorso pentirsi è una questione personale e serve solo a comprendere il proprio errore e poco importa se sarà perdonato o meno.Perdonare o pentirsi sono due azioni che finché restano fra i lughi comuni,nella scala dei valori che gli uomini gli hanno attribuito sono due termini che servono a poco e vuoti,solo quando trascendono l'ego,solo quando diventano una stato dell'anima o del sentire di una persona allora assumono un vero valore e solo in quel caso si può realmente comprendere cosa significhi perdonare o pentirsi.Solo attraversandoli si possono comprendere davvero,possiamo stare qui a dire cosa è giusto perdonare oppure no,o quando è giusto farlo anche per anni ma mi ripeto fino a quando non li si vivono interiormente attraverso un precesso di introspezione e di silenziose riflessioni rivolte verso il nostro interno,pittosto che verso l'esterno...ogni cosa che a riguardo possiamo dire restano solo teorie idee legate alla nostra cultura,al mondo che ci circonda ai valori che ci hanno impartito...sì io credo che quella strada in discea sia l'unica via.
Ciao
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Vecchio 24-07-2015, 15.46.03   #4
Aeroplano Italiano
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Io penso che il perdono ha senso quando è preceduto dal pentimento.

dovrò perdonarlo ancora ed inutilmente, visto che non si pente, e ciò sminuirà il valore del mio gesto oltre che permettere a chi sbaglia di perseverare. L'importante è che chi sbaglia si penta e lo faccia veramente, a questa condizione il perdono è doveroso ed anzi dovrebbe essere una logica conseguenza.

Sulla prima frase, direi che si può perdonare anche senza che l'altro si penta.

Circa la seconda frase, la mia opinione è che si può perdonare, ma si tratta di capire se permangono le stesse condizioni che hanno portato all'offesa. Se un dato cliente non mi paga, potrò anche perdonarlo, ma nulla mi obbliga a dargli di nuovo credito.

Il perdono è una questione di cuore. Che però non va messo nel tritacarne.
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Vecchio 24-07-2015, 16.06.58   #5
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Una persona perdona per se stesso poco importa se l'altro s'è pentito o meno.Il perdono serve a chi lo da non a chi lo riceve.
o

Ciao,

taglio all'essenziale. Hai scritto un bel post, che condivido. Il perdono è una questione di cuore, che scatta quando cessa qualsiasi desiderio, anche recondito, di rivalersi.
Il perdono è possibile quando si torna ad amare colui che ha offeso. Quando comprendiamo di amare qualcuno, ciò che di male ha commesso, non interessa semplicemente più. Decade e smette di far ancora altro male.

Come fare poi, è un'altra storia, perché tutte le situazioni sono diverse e credo che non ci possa essere un metodo fisso.

C'è un altro aspetto. Ci sono offese che si concludono, altre che possono continuare, quando ad esempio si tratta di comportamenti, tipici, che si ripetono. In tal caso , più che perdonare, si tratta forse di difendersi. Per quanto mi riguarda, ci sono persone che ho perdonato, sapendo di aver chiuso qualsiasi conto, e altre cui ho perdonato lo stesso, ma delle quali non mi fido. Potrebbero scaturire altri gesti spiacevoli.

Posso aprire il cuore, ma non metterlo nelle mani dell'altro.
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Vecchio 24-07-2015, 17.33.59   #6
CVC
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Sulla prima frase, direi che si può perdonare anche senza che l'altro si penta.

Circa la seconda frase, la mia opinione è che si può perdonare, ma si tratta di capire se permangono le stesse condizioni che hanno portato all'offesa. Se un dato cliente non mi paga, potrò anche perdonarlo, ma nulla mi obbliga a dargli di nuovo credito.

Il perdono è una questione di cuore. Che però non va messo nel tritacarne.
Io credo invece che perdonare non sia una semplice questione individualistica o di mera valutazione del danno subito in quanto tale. Un testo taoista dice che chi è buono è maestro di chi non è buono. Perciò la mia reazione al torto subito ha un valore educativo. Se, volendo essere buono, perdono chi non si è pentito, lo incentivo a sbagliare ancora. Ma se uno si pente, non perdonare è crudeltà.
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Vecchio 25-07-2015, 21.28.14   #7
Aeroplano Italiano
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C'è poco da ammaestrare, caro CVC. Puoi solo ammaestrare te stesso, nel caso che perdoni.

Quanto alla pedagogia dell'altro, io credo sia mera illusione. E' semplice, io vedo che chi ha fatto grossi torti con me, li va facendo con altri. Le persone cambiano solo se vogliono cambiare. E anche quando s'impegnano per cambiare, c'è sempre un tratto istintivo che viene fuori.

Si pedona perché non si vuole più essere ostaggi della propria rabbia, ma si vorrebbe anche non tornare a soffrire di nuovo per le stesse cose.
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Vecchio 26-07-2015, 13.24.18   #8
iano
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Ciao a tutti. Vorrei sapere la vostra opinione su questo ragionamento.

Non perdonare è come una scala in salita. Più aumenta la fatica.
Perdonare è invece come una scala in discesa: è molto più comoda.

Ma è in discesa. Bisogna comunque scendere e occorre perciò una certa dose di umiltà.
Sembra un paradosso! Ma forse non lo é. Noi a volte siamo feriti, e allora viene ferito anche il nostro orgoglio.
Se riusciamo spesso a riparare anche in fretta un danno subito, l'orgoglio ferito può metterci anni e anni a sanarsi. E probabilmente non si sana nemmeno, perché l'orgoglio è incapace di sanarsi. Perciò alcune ferite possono restare aperte anche a lungo.
L'unica medicina per l'orgoglio dolente è l'umiltà.
Ma umiltà significa scendere.
Ecco perché penso al perdono come a una comoda scala in discesa, sapendo che c'è da scendere e questo può un po' dispiacere.

Pensare di perdonare, seguendo la via dell'umiltà. E giusto?
Perdonare chi,e per quale colpa?
Colpa pesata in base a quale morale ?
Morale condivisa o no?
A volte perdonare può essere una strada in piano per capire.
Valutare la reazione al perdono può essere un aiuto a comprendere le ragioni dell' offesa.
Perdonare un comportamento incomprensibile non ha neanche un senso,se non quello della pigrizia,che ci suggerisce la discesa,piuttosto che la faticosa salita,e non sempre quindi è implicata l'umiltà.
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Vecchio 27-07-2015, 09.24.00   #9
laridream
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Originalmente inviato da Aeroplano Italiano
Ciao,

taglio all'essenziale. Hai scritto un bel post, che condivido. Il perdono è una questione di cuore, che scatta quando cessa qualsiasi desiderio, anche recondito, di rivalersi.
Il perdono è possibile quando si torna ad amare colui che ha offeso. Quando comprendiamo di amare qualcuno, ciò che di male ha commesso, non interessa semplicemente più. Decade e smette di far ancora altro male.

Come fare poi, è un'altra storia, perché tutte le situazioni sono diverse e credo che non ci possa essere un metodo fisso.

C'è un altro aspetto. Ci sono offese che si concludono, altre che
possono continuare, quando ad esempio si tratta di comportamenti, tipici, che si ripetono. In tal caso , più che perdonare, si tratta forse di difendersi. Per quanto mi riguarda, ci sono persone che ho perdonato, sapendo di aver chiuso qualsiasi conto, e altre cui ho perdonato lo stesso, ma delle quali non mi fido. Potrebbero scaturire altri gesti spiacevoli.

Posso aprire il cuore, ma non metterlo nelle mani dell'altro.

Perdonare non significa mettere il cuore nelle mani dell'altro,credo che sia più un voltare pagina e andare avanti a prescindere dell'offesa e della persona che la procurata.NOn perdonare significa portarsi dentro la rabbia,la frustrazione e il continuo rimurginare.Si permette all'altro di farci del male anche se non presente,anche a distanza di tempo...questo perché non riusciamo a lasciare andare.
Come ho già sritto ancora prima che per perdonare l'altro il perdono serve a noi stessi per lasciare andare.Credo che il perdono sia un termine con molte sfumature e legato a molte credenze...e fintanto che resta un termine legato al'Io credo che non porti da nessuna parte.
Ciao :-))
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Vecchio 27-07-2015, 12.51.17   #10
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Originalmente inviato da laridream
.NOn perdonare significa portarsi dentro la rabbia,la frustrazione e il continuo rimurginare.Si permette all'altro di farci del male anche se non presente,anche a distanza di tempo...questo perché non riusciamo a lasciare andare.

Proio ieri pensavo esattamente questa cosa che hai scritto. Sei stato molto bravo.
In effetti, non perdonando, succede che si continua ad attaccare interiormente chi ci ha offeso: non sfiora l'altro, ma fa male solo a noi.noi.
Invece perdonare a prescindere? Si, questo a volte è possibile: il perdono precede qualsiasi considerazione che potrebbe venire dopo.

Ma quando il carico emotivo che una persona suscita è elevato (perché è un marito o un amico importante), quando il vissuto è stato molto doloroso, il perdono tout-court, forse è veramente difficile.
Allora si fa al contrario: prima si smette di fare una sterile guerra fatta solo di pensieri e parole, e poi si cominicia a sentire che quella persona può essere perdonata, perché ci siamo messi in pace.


In fondo quella persona, un secondo prima che ci offendesse, era da noi ben voluta. Poi in un minuto diventa odiosa ai nostri occhi. Ma di quella persona cui volevamo bene da tanto tempo, non è rimasto più nulla?

Certo, sentirsi offesi, un senso ce l'ha. Perché, se il torto è uno, dobbiamo rivedere anche altri comportamenti che sono un po' il clima in cui nasce l'offesa. Con un amico o un parente , c'è una storia, che ha registrato giù altri episodi permonitori. Un'offesa non nasce dal nulla. Esistevano già delle condizioni. A volte un'offesa ha il merito di far aprire gli occhi su aspetti prima trascurati o negati.

D'accordo che è meglio se non combatto più dentro di me, ma non è nemmeno opportuno che torni a combattere con certe condizioni inaccettabili.


Se il rancore è una guerra a distanza,
ci si può voler anche bene a distanza.
Aeroplano Italiano is offline  

 



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