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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 18-12-2003, 17.12.04   #1
sarpina
luna e terra
 
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Data registrazione: 22-11-2003
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Sindrome del fallito

C'è per caso qualcuno che ha la sindrome del "fallito", come la chiamo io?Io credo di averla(anche se non ho l'età, in teoria...)nel senso che ho il terrore di passare inosservata, di non lasciare una traccia, di non essere importante per il resto della comunità umana(beh, non dico a livello mondiale, e neanche nazionale...semplicemente la parte di società che hai attorno...).Per questo mi sono sempre dedicata anima e corpo alla scuola, per esempio, perchè andar bene mi poteva dare un riconoscimento valido agli occhi di tutti, incontestabile, e poi perchè un po' è una mia inclinazione naturale...ho sempre investito molto poco sugli affetti, sia perchè avevo molte meno certezze in quel campo, e nessuno lascia il certo per l'incerto, sia perchè forse in fondo è qualcosa che riguarda l'aspetto personale della vita...nessuno ti farà i complimenti perchè sei una brava casalinga, ti sei fatta una famiglia...etc, perchè sei nell'ombra...te li faranno se hai successo nel lavoro, o sei una persona importante, che incide nella società in qualche modo...però mi sto rendendo conto che sto facendo molte cose non perchè mi fanno bene, mi soddisfano, mi rendono felice,insomma non per me stessa, ma per gli altri...forse per dimostrare che non faccio schifo, che su un versante ce la posso fare, anche se su un altro no...forse lo voglio dimostrare anche a me stessa, dopo tante batoste già ricevute, e con ancora l'idea di essere in difetto di qualcosa, ma di non doverlo dar a vedere, sopperendo con qualcosa d'altro...
sarpina is offline  
Vecchio 18-12-2003, 18.43.37   #2
Marco_532
Vivi!
 
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Data registrazione: 28-10-2003
Messaggi: 1,159
Re: Sindrome del fallito

...procediamo in un modo diverso dal solito...
Messaggio originale inviato da sarpina
Citazione:
Io credo di averla...nel senso che ho il terrore di passare inosservata, di non lasciare una traccia, di non essere importante per il resto della comunità umana...
Che genere di riconoscimento cerchi?...oppure vorresti essere di "aiuto" alla società?
Citazione:
...mi sto rendendo conto che sto facendo molte cose non perchè mi fanno bene, mi soddisfano, mi rendono felice,insomma non per me stessa, ma per gli altri...
...sbagli se lo fai per dimostrare qualcosa...

Ciao, .
Marco_532 is offline  
Vecchio 18-12-2003, 20.55.04   #3
moka
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Messaggi: 97
Ciao
la mia personale impressione è questa: probabilmente sei una ragazza molto insicura, o sbaglio? (ripeto, è solo una mia impressione personale ) .
Sai io credo che tu non debba dimostrare niente a nessuno, l'unica persona a cui dovresti rendere conto sei tu stessa ...
Mi rendo conto di quanto possa essere difficile, ma credo che se una persona è sicura di sè o perlomeno ha un livello di autostima normale, nè alto nè basso, penserà soprattutto ai propri personali desideri e aspirazioni, senza sentire il bisogno o la necessità di compiacere qualcuno.
Purtroppo la maggior parte delle nostre azioni rimane nel fondo di un buco nero di indifferenza o di dimenticanza ... Ed è proprio da tale considerazione che ritengo bisogna partire per prendere decisioni importanti o fare delle scelte.
Secondo me bisogna fare soltanto quello che personalmente si ritiene giusto e scegliere cosa fare non in base ad aspettative sociali, familiari o altro ma solo in base alle proprie preferenze e aspirazioni personali.

Hai letto "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Kundera? Sai per me quel romanzo è una bibbia.
C'è un pezzo, all'inizio, che dice:

"Il mito dell'eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Non occorre tenerne conto, come di una guerra tra due stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra, benchè trecentomila negri vi abbiano trovato la morte fra torture indicibili. E anche in questa guerra fra due stati africani del quattordicesimo secolo, cambierà qualcosa se si ripeterà innumerevoli volte nell'eterno ritorno? Si, qualcosa cambierà: essa diventerà un blocco che svetta e perdura, e la stupidità non avrà rimedio. Se la rivoluzione francese dovesse ripetersi all'infinito, la storiografia francese sarebbe meno orgogliosa di Robespierre. Dal momento, però, che parla di qualcosa che non ritorna, gli anni di sangue si sono trasformati in semplici parole, in teorie, in discussioni, sono diventati più leggeri delle piume, non incutono paura. C'è un'enorme differenza tra un Robespierre che che si è presentato una sola volta nella storia e un Robespierre che torna eternamente a tagliare la testa ai francesi. Diciamo quindi che l'idea dell'eterno ritorno indica una prospettiva dalla quale le cose appaiono in maniera diversa da come noi le conosciamo: appaiono prive della circostanza attenuante della loro fugacità. Questa circostanza attenuante ci impedisce infatti di pronunciare un qualsiasi verdetto. Si può condannare ciò che è effimero? La luce rossastra del tramonto illumina ogni cosa con il fascino della nostalgia: anche la ghigliottina. Or non è molto, mi sono sorpreso a provare una sensazione incredibile: stavo sfogliando un libro su Hitler e mi sono commosso alla vista di alcune sue fotografie: mi ricordavano la mia infanzia; io l'ho vissuta durante la guerra; parecchi miei familiari hanno trovato la morte nei campi di concentramento hitleriani; ma cos'era la loro morte davanti a una fotografia di Hitler che mi ricordava un periodo scomparso della mia vita, un periodo che non sarebbe più tornato? Questa riconciliazione con Hitler tradisce la profonda perversione morale che appartiene a un mondo fondato essenzialmente sull'inesistenza del ritorno, perchè in un mondo simile tutto è già perdonato e quindi tutto è cinicamente permesso. "

Sono anni che mi interrogo su queste misteriose, bellissime parole.
Tutti lasciamo delle tracce, ma a parte qualche raro caso, esse sono destinate a scomparire nella nebbia dell'oblio e nella fatua dimensione del non ritorno.
moka is offline  
Vecchio 18-12-2003, 22.32.39   #4
basil
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be', cara Sarpina, ti auguro di non giungere alla fine della tua esistenza scoprendo di aver vissuto la vita di qualcun altro (tipo quella parodia di vita che viene propagandata dai media...)... mi sembra che tu sia dotata di una certa intelligenza e discernimento... usali!
basil is offline  
Vecchio 18-12-2003, 23.42.02   #5
sarpina
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Messaggi: 148
Non sono una persona insicura, sono però molto esigente con me e con gli altri...ed ho l'autostima sotto le suole delle scarpe...rendere conto a me stessa, quindi, è come rendere conto ad una madre severa ed inflessibile...se anche non ci fosse l'influsso della società, ci sarebbe questo mio doppio, chiamiamolo così, che mi giudicherebbe e mi valuterebbe...forse si tratta anche del solito desiderio di "Cambiare il mondo", di incidere un po' nella realtà che si ha intorno, di non vivere qua come una pianta, che nasce, vive per un po', muore, e si ricongiunge alla terra:non ce n'è più traccia...credo che forse il desiderio di migliorare un po' la realtà che ho intorno coincida in parte con l'esplicazione della mia natura, ma solo in parte, ed è qua il problema...la mia parte "sociale"si sente fallita se non si impegna per il mondo, perchè impegnarsi per il mondo è per essa una gratificazione, ma da un po' di tempo sta emergendo anche l'altra parte, quella non sociale, ma "privata", che mi dice che felicità non è solo fare qualcosa in prospettiva del mondo, ma anche per sè...la prospettiva "sociale", che prima mi appagava completamente, adesso invece mi lascia dei vuoti che non so come riempire, o che non riesco a riempire...e ho paura che mi crolli il mondo addosso...di non riuscire ad equilibrare le due cose...è come se una togliesse energia all'altra, cosa che prima non accadeva, visto che mi preoccupavo di una sola...forse è una mia stupida idea che se ne debba fare una per volta per farla bene...spero di essermi spiegata meglio...perchè credo che qua la mia "intelligenza e discernimento"siano poco obiettivi, e quindi poco utili...magari voi mi sapete dire qualcosa di più...
sarpina is offline  
Vecchio 19-12-2003, 03.50.56   #6
Woodstock
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Credo di aver presente quel che tu dici. E avevo percepito che il tuo senso di "fallimento" non è dovuto a insicurezza, ma alla voce di quello spietato giudice interiore di cui parli (chiamiamolo Super-Io o altrimenti, la sostanza non cambia).

Vedi, mi sento abbastanza inadeguato per dare dei suggerimenti, ma ti riporto la mia esperienza. Anch'io ho sentito la "voce" di questo "giudice"; anche a me è capitato di sentire un senso di fallimento, tante volte ispirato anche da reali sconfitte in vicende e azioni che ho portato avanti con convinzione e intransigenza.

Credo di capire che per te, come per me, "fallire" non è tanto lo sbagliare o la paura di sbagliare; non è nemmeno il dover rendere ragione alla società o a qualcuno del proprio operato e delle proprie vittorie e sconfitte, ma dover dimostrare qualcosa a sé stessi.

Però lo sai che ti dico? Ammesso e non concesso che alcune sconfitte siano dei veri fallimenti, un meccanismo che può prendere in contropiede il "giudice interiore" è "spiegargli" che non conta il risultato ottenuto ma quanto ci bruciava il cuore nell'inseguire la cosa che volevamo e con quanta purezza ci abbiamo creduto. Dalla crudele statistica dei risultati, forse, potremo passare alla calda consapevolezza del fuoco che ci arde dentro quando diamo davvero tutti noi stessi nelle cose che facciamo, dalle più grandi alle più piccole e viceversa.

E allora nessuno ci potrà giudicare. Nemmeno noi stessi ci sentiremo in grado di farlo. E cammineremo serenamente, finalmente fieri di noi, senza più nemmeno quell'ultima "vocina" del "giudice" che gracchia: "Presuntuosi!!". Non sarà nemmeno il discorso - che lascia il tempo che trova - del "mancò la fortuna, non il valore" (vallo a spiegare a un "giudice interiore" che sembra un contabile). Sarà un "non mancò niente, siamo stati bravi! E' andata male? Forse, ma le cose che avevamo e abbiamo dentro non le uguaglia nessuno". E ancora il "giudice": "Presun...", ma la sua voce si smorzerà e non staremo più ad ascoltarlo.

Spero che il mio pensiero ti sia un po' di aiuto.

Ti mando un abbraccio grande con tanta stima, che spero ti ripaghi dei tuoi presunti fallimenti.
Woodstock is offline  
Vecchio 19-12-2003, 09.48.51   #7
basil
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Citazione:
Ammesso e non concesso che alcune sconfitte siano dei veri fallimenti, un meccanismo che può prendere in contropiede il "giudice interiore" è "spiegargli" che non conta il risultato ottenuto ma quanto ci bruciava il cuore nell'inseguire la cosa che volevamo e con quanta purezza ci abbiamo creduto.


Concordo in pieno, Woodstock.
basil is offline  
Vecchio 19-12-2003, 15.42.50   #8
artista
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Messaggi: 91
PER SARPINA

Mi piacerebbe sapere se hai tendenza ad "andare verso la gente" ovvero ad avere bisogno degli altri o "ritirarti dalla gente" ovvero rifugiarti nella solitudine da dove guardare il mondo esterno.

La sindrome del fallito l'ha il carattere borderline altri invece possono avere un senso di vuoto nella vita.

Aspetto, ciao

Artista
Se puoi dirmelo, ti scrivo ancora.
artista is offline  
Vecchio 19-12-2003, 19.24.45   #9
sarpina
luna e terra
 
L'avatar di sarpina
 
Data registrazione: 22-11-2003
Messaggi: 148
PER WOODSTOCK:
Grazie Woodstock, colpita e affondata...hai centrato perfettamente nel segno...infatti da un po' di tempo(pochissimo, a dire il vero), sto cercando di mettere a tacere il mio giudice, mettendogli sotto il naso tutto l'impegno che metto nelle cose...però non l'ho ancora convinto...

PER ARTISTA:
Non tendo ad andare verso la gente.Neanche nelle situazioni più stupide e normali della vita.La mia natura è quella del riccio, direi...se si tratta di me, però.Se si tratta degli altri, tendo a correre loro incontro...comunque non per un mio bisogno.

sarpina is offline  
Vecchio 19-12-2003, 19.31.46   #10
bomber
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Messaggi: 4,154
Re: Sindrome del fallito

Citazione:
Messaggio originale inviato da sarpina
C'è per caso qualcuno che ha la sindrome del "fallito", come la chiamo io?Io credo di averla(anche se non ho l'età, in teoria...)nel senso che ho il terrore di passare inosservata, di non lasciare una traccia, di non essere importante per il resto della comunità umana(beh, non dico a livello mondiale, e neanche nazionale...semplicemente la parte di società che hai attorno...).Per questo mi sono sempre dedicata anima e corpo alla scuola, per esempio, perchè andar bene mi poteva dare un riconoscimento valido agli occhi di tutti, incontestabile, e poi perchè un po' è una mia inclinazione naturale...ho sempre investito molto poco sugli affetti, sia perchè avevo molte meno certezze in quel campo, e nessuno lascia il certo per l'incerto, sia perchè forse in fondo è qualcosa che riguarda l'aspetto personale della vita...nessuno ti farà i complimenti perchè sei una brava casalinga, ti sei fatta una famiglia...etc, perchè sei nell'ombra...te li faranno se hai successo nel lavoro, o sei una persona importante, che incide nella società in qualche modo...però mi sto rendendo conto che sto facendo molte cose non perchè mi fanno bene, mi soddisfano, mi rendono felice,insomma non per me stessa, ma per gli altri...forse per dimostrare che non faccio schifo, che su un versante ce la posso fare, anche se su un altro no...forse lo voglio dimostrare anche a me stessa, dopo tante batoste già ricevute, e con ancora l'idea di essere in difetto di qualcosa, ma di non doverlo dar a vedere, sopperendo con qualcosa d'altro...


in teoria hai la sindorme del fallito quando sei insodisfatta di te e non perche gli altri non ti apprezzano ...
bomber is offline  

 



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